THE MESSAGE – UN FILM DEl 1976 SULLA NASCITA DELL’ISLAM

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https://archive.org/details/The-Message-1976-StoryofIslam# (secondo tempo)

 

 

 

 

Il film è stato approvato dai dotti della Università di Al-Azhar al Cairo. Siccome viene considerato irriverente riprodurre l’immagine di Maometto, questi non compare mai e gli avvenimenti vengono raccontati.  Così pure è approvato dall’Alto Congresso della Shiat in Libano. Il film è prodotto e diretto da Moustapha Akkad.

 

TRAMA

 

Si comincia dalla fine. Tre cavalieri attraversano il deserto e poi si dirigono in diverse direzioni. Vediamo il primo arrivare alla corte di Bisanzio e leggere all’imperatore Eraclito un messaggio di Muhamed. “In nome di Dio, clemente e misericordioso, da Muhamed, il messagero di Dio a Eraclio, imperatore di Bisanzio. La pace sia su colui che segue la retta via. l Abbraccia l’Islam per la tua salvezza. Un consigliere dice a Eraclio che si tratta di un nuovo profeta in Arabia.  L’imperatore chiede se è come quando Giovanni Battista, uscendo dal deserto, si recò da Erode ad ammonirlo sulla salvezza. Chiede quindi al messaggero chi ha dato a Maometto simile autorità e gli viene risposto che Dio lo ha mandato in segno di misericordia verso l’umanità. Lo stesso messaggio viene portato a  Muqawqis, Patriarca di Alessandria e a Kisra, Imperatore di Persia, che insulta il messaggero, dicendo che chi puzza di cammelli e di capre non può dire alla Persia chi deve adorare e strappa il foglio.

 

LA MECCA NEL MEDIOEVO

 

 

Ci vengono poi  presentate immagini della città di La Mecca, che è una ricca città di commercianti, che ha per di più il privilegio di ospitare gli dei adorati dagli arabi nella Kaaba. Seicento anni dopo Cristo,  al tempo dei secoli bui in Europa e quando i grandi imperi erano in decadenza, nacque a La Mecca Maometto. Durante il periodo del pellegrinaggio alla Mecca avevano luogo le fiere commerciali e vigeva la “Tregua di Dio”. I preti del deserto portavano i loro idoli che venivano custoditi nella Kaaba. Il luogo santo  di Abramo era ora diventato un luogo di idolatria, ospitando non meno di 360 idoli.  Houbal era un idolo gigantesco che era stato portato dalla Palestina dalla tribù Khuza’ah che aveva come capo  Rabi’ah.  I tre idoli principali erano i tre Garaniq: Al-Lat, Al-Uzza e Manat.

 

Abu Safian, che passeggia, seguito dallo suo schiavo che regge il parasole, chiede a Umaya, seguito da Bilal, suo schiavo,  che regge il suo parasole,  se ha contato gli dei arrivati; questi risponde di no, ma dice che sono oro. Arriva una carovana dalla Siria; vengono fatte arrostire cento pecore per loro e dieci agnelli per dimostrare la ospitalità della Mecca. Ci si preoccupa anche dei poeti, che sono venuti per la fiera e viene offerto loro pane e acqua. Un poeta improvvisa alcuni versi per Abu Sofian, che lo ricompensa con delle monete. Una donna (che poi si apprende essere la moglie di Abu Safian) esamina della seta della Cina e ne ordina sette tagli. Il venditore vanta la sua merce:  dice che è morbida per le membra e bellissima allo sguardo; solo dopo ha luogo la vendita:  chiede 20 dinar, ma deve accontentarsi di 15.

Vediamo l’introduzione di un nuovo idolo nella Kaaba. Abbas, che apprendiamo essere zio di Maometto, e sua moglie provvedono a collocarlo al suo posto. La donna dice che è innaturale passare la notte in una grotta, quando uno  ha una moglie ricca e potrebbe godersi la vita. Provocare la collera di Al-Uzza che conserva la nostra salute, di Manat, il dio della prosperità, di Allat, il dio della famiglia e delle tribù,  e di Hubal che fa partire le carovane e predice il futuro, è pericoloso: soprattutto a portata di orecchi di essi.

 

 

L’INCONTRO CON DIO

 

Maometto era rimasto orfano all’età di sei anni. Quando sua madre Amina morì, fu portato dal vecchio nonno Abd-al-Mouttalib che da allora si prese cura di lui, ma dopo due anni morì. Fu allora lo zio Abu-Talib il suo tutore. Questi era molto povero ed aveva una famiglia numerosa.  Il primo “incontro di Maometto con Dio” ebbe luogo nell’anno 610. Maometto aveva allora quaranta anni ed era sposato da 15 anni con Kadidjia. Conduceva una vita anonima, senza preoccupazioni materiali. Tutti gli anni trascorreva un periodo di ritiro in una caverna sul monte Hira (“la montagna della luce”), per pregare e meditare. Così facevano, a partire da una certa età, gli uomini della Mecca.

Così si verificò il grande avvenimento. Maometto era disteso, avvolto nel suo mantello (il bourda).  Improvvisamente una creatura vestita di bianco e avvolta in una nuvola di luce lo risvegliò, gli porse una stoffa di seta, su cui era scritto un testo a lettere d’oro e gli ordinò di leggere (“Ikra”). Maometto rispose che non sapeva leggere. L’angelo allora lo afferrò per le spalle, lo strinse  e per la seconda volta gli ordinò di leggere. Maometto rispose ancora che non sapeva leggere. La violenza dell’ordine, accompagnata da una scossa, aumentò ancora.  Allora chiese: “Che cosa debbo leggere?”. L’angelo che aveva stretto Maometto talmente forte da fargli credere di dovere morire lo liberò e recitò. Maometto ripeté dopo l’angelo: “Annuncia in nome del Signore che creò l’uomo … e gli insegnò ciò che non sapeva….”. L’angelo si allontanò e Maometto rimase solo. Non appena fu giunto a metà della montagna, una voce lo richiamò: “Maometto, tu sei il messaggero di Allah ed io l’arcangelo Gabriele!”.  L’arcangelo Gabriele era lì sotto forma di uomo, con i talloni uniti. L’angelo alla fine si allontanò e Maometto si trascinò fino alla sua casa.

Naturalmente non vediamo tutto questo, coerentemente con la scelta di non mostrare immagini di Maometto. Lo apprendiamo perché Zaid (Zaid-ben-Haritah), giovane schiavo siriano che Maometto aveva adottato, racconta ciò che è successo. Vediamo Abu Talib che dice che è sempre triste, quando la fiera è finita, perché potrebbe non vedere la successiva. Arriva Zaid di corsa, chiedendo se Maometto era andato a casa sua, perché mancava da tre giorni.  Quindi era rimasto sempre nella grotta, cosa strana e preoccupante.

 

Abu Talib, lo zio, chiede chi conosce la notizia: Kadidjia, Alì, Abu Bakr e lui stesso che è figlio adottivo. Abu Talib chiede discrezione: forse si è trattato di un sogno. Comunque continuerà a proteggerlo. Poi dice che, in fondo, Dio aveva parlato a Mosé da un cespuglio in fiamme.

 

I primi seguaci di Maometto si radunano la notte e si ripetono i suoi insegnamenti. Zaid chiede a Musab come i meccani  possano affermare che è tutta una invenzione, quando queste cose sono già state dette. Altri profeti sono stati già inviati da Allah, come Abramo, Mosé e Gesù, ma non sono stati ascoltati. Adesso il messaggio è stato detto a Maometto e si dice che è nuovo. Bussano alkla porta: è Jafar  che porta un foglio con scritta la parola di dio. “Quando il sole precipiterà  e le stelle cadranno e le montagne svaniranno, quando i cammelli piccoli e grandi saranno abbandonati, quando le bestie selvatiche saranno raggruppate insieme,  quando i mari si innalzeranno, quando le anime saranno messe in fila, quando la bambina che viene sepolta viva chiederà che crimine ha commesso, quando i libri saranno aperti e il cielo sarà strappato via, ogni anima saprà come ha operato.” Si sente il canto del gallo e i giovani si separano.

 

CONFLITTI E PERSECUZIONI

 

I potenti meccani chiedono ad Abu Talib di offrire a Maometto una posizione e denaro e le chiavi della Kaaba, purché cessi la sua predicazione, che offende gli dei degli arabi.  La ricchezza della città deriva in notevole misura dal culto degli idoli che potrebbero abbandonare La Mecca e dare i loro benefici ad un’altra città.  Egli afferma che i morti possono risorgere, cosa insensata. E’ ridicolo che un uomo, visto ieri nella strada, diventi improvvisamente il messaggero di Dio. La su predicazione inoltre crea conflitti nelle famiglie perché mette i giovani, attratti dal nuovo messaggio, contro i genitori.  Presso gli Arabi, i figli devono obbedire ai genitori.

Lo zio dice a Maometto che, se non smette la sua predicazione, gli faranno del male e faranno del male anche a lui che è vecchio. Ma Maometto risponde che, anche se gli mettessero in una mano il sole e nell’altra la luna, non rinuncerebbe alla parola di Dio.

I giovani che hanno partecipato alle riunioni sono aspramente rimproverati dai loro genitori.  Il primo è Hudayfa, figlio di Otba,  che viene rimproverato aspramente dal padre, dal fratello Waleed e dalla sorella Hind. Il padre gli dice che gli ha dato tutto e lui risponde che Maometto gli dà di più. Se ne va a raggiungere gli altri musulmani.

AD Ammar viene detto che ha tenuto in ansia la madre tutta la notte. Quando la statuetta di un idolo cade e va in frantumi con grande costernazione dei suoi genitori, Ammar dice che questo dio non ha saputo proteggere se stesso e che il vero dio è invisibile e non è di terracotta. La madre gli dice che  è possibile vedere tutti i giorni gli dei nella Kaaba e che Maometto insegna dottrine pericolose. Ammar risponde: “Maometto dice che i ricchi non dovrebbero lasciare affondare i poveri, che i forti non dovrebbero opprimere i deboli, che le ragazze dovrebbero potere scegliere, senza essere forzate. Sono forse idee pericolose? Stasera ha detto che bisogna smettere di seppellire le bambine appena nate.” Questo colpisce molto la madre Sumayyah, perché due sue sorelle erano state uccise così e suo padre non ebbe il coraggio di seppellire anche lei. Gli dei che consento l’uccisione delle bambine non sono dei. Ricorda poi a suo marito Yasser che, quando si sposarono, praticamente non si conoscevano. I genitori riconoscono che Maometto è una brava persona e consentono ad Ammar di andare a pregare a casa sua.  Ma quando esce viene seguito da due uomini e portato in un salone, dove sono riuniti i potenti meccani, tra cui Abu-Safian, Abbas e Umaya.

Egli spiega che Maometto memorizza ciò che gli viene detto dall’angelo Gabriele, che è la parola di dio. Egli memorizza tutto e lo ripete a chi sa scrivere che quindi lo scrive. Così nasce il Corano. Abu Safian dice che Maometto non capisce che la ricchezza della Mecca viene dal fatto che ospita gli dei nella Kaaba. Tutti gli anni le tribù del deserto vengono in città e fanno acquisti. E’ assurdo pensare di sostituire 300 dei con uno solo che, oltre tutto, non si vede e non si sa dove è. Gli dei sono per La Mecca oggetto di venerazione e fonte di reddito. Ammar replica che non si può comprare e vendere dio. Gli dicono che è vicino alle frustate.

Umaya fa una domanda: “Maometto dice che uno schiavo è uguale al suo padrone; quindi questo Bilal, che ho comprato, sarebbe uguale a me? Ammar risponde che effettivamente, secondo il profeta, tutti gli uomini sono uguali davanti a dio.  A questo punto, viene ordinato a Bilal di frustarlo, ma questi si rifiuta. Umaya dice che è necessario “correggerlo” e lo frusta a sangue. Chiede che vengano portate le pietre per schiacciarlo, secondo le consuetudini per gli schiavi ribelli.  A questo punto, arriva Zaid di corsa, dicendo che Abu Bakr offre cento, anzi 200 dinar per Bilal. Benché uno dei presenti obietti che è contrario alle regole vendere uno schiavo sotto correzione, Umaya accetta i 200 dinar e Bilal viene liberato.

A questo punto, Zaid fa irruzione nella stanza dove sono riuniti, in segreto, i musulmani, dicendo che Allah ha ordinato a Maometto di predicare l’Islam a tutti. I discepoli escono nelle strade della città, gridando che c’è un solo dio e Maometto è il suo messaggero. Al Jahl incita i meccani a reagire e i musulmani vengono presi a sassate.  Incuranti delle sassate, continuano ad avanzare. Vengono schierate le guardie e Abu Jahl vorrebbe impartire una lezione ai musulmani, ma Abu Safian rifiuta, perché non vuole farli apparire vittime. Mai Zaid e compagni marciano risoluti verso la Kaa’ba. Abu Jahal caccia Zaid dalla scala che conduce alla Kaaba. I Quraishiti vorrebbero uccidere il profeta, ma i suoi lo proteggono. Coerentemente con la impostazione del film, Maometto non viene mostrato, ma ci viene detto che è presente. Improvvisamente tutti tacciono, perché arriva un misterioso cavaliere. E’ Hamza, zio paterno di Maometto.

 

HAMZA

Hamza avanza lentamente, accolto dal grido: “Tu sei valoroso! Tu sei il più valoroso del deserto!”. Arriva vicino al gruppo di musulmani, pieni di ferite e li osserva. Dice ad Abu Jahl che è l’uomo più coraggioso del deserto, quando incontra persone disarmate. Abu Jahl dice che Maometto è un impostore, un bugiardo.  Hamza lo colpisce con un pugno, facendolo cadere a terra. Dice di credere a quello che dice Maometto e vuole dire quello che lui dice.  Chi ha voglia di combattere deve combattere con lui! Si avanza verso Maometto e dice che, andando a caccia di notte nel deserto, ha capito che dio non può essere chiuso in un edificio.

Hind dice al marito Abu Safian: “Chi si sarebbe aspettato che Hamza, amante del vino e della caccia al leone, si sarebbe unito a Maometto?” Non si capisce come questi, del tutto ignorante, sappia saputo trovare parole così poetiche. Molti lo seguono, perché ha promesso il paradiso, con tanti alberi nei cieli. Comunque Abu Safian vuole togliere ai meccani la voglia di aderire alla nuova religione.

 

 

LA FUGA IN ETIOPIA

Le persecuzioni si intensificarono, soprattutto contro i più deboli. I genitori di Ammar furono uccisi sotto i suoi occhi. La madre venne trafitta con una lancia da Abu Jahl, perché si rifiutava di adorare Hubal e continuava a dire che non c’era altro dio che Allah e Maometto era il suo profeta. Altri musulmani erano chiusi in una cella in attesa e sentivano le grida. Quando Hamza ritornò con Zaid, Bilal  e un piccolo gruppo si trovò davanti lo spettacolo degli uccisi. Furono liberati Ammar e fu aperta la cella. Hamza riconobbe la necessità di fuggire, per non essere uccisi uno ad uno. Quel giorno stesso, un primo gruppo fuggì. Riuscirono a nascondersi e ad eludere la caccia dei Quraishiti. Giunsero così sani e salvi in Etiopia.

“Le persecuzioni ed i tentativi di seduzione per recuperare i propri parenti alla religione dei padri costituivano un grave pericolo per l’Islam. Maometto decise allora di mandare in esilio in Etiopia tutto il gruppo dei musulmani per sottrarlo alla distruzione, a cui sarebbe andato incontro restando alla Mecca. Una soluzione radicale. Fu la prima decisione che Maometto prese come capo di una collettività sociale.

“Gli etiopi erano governati da un buon re, chiamato Negus. Nessuno era molestato nel suo paese ed egli era lodato da tutti per la sua probità.  Il primo gruppo di musulmani venne inviato in Etiopia nel 615. Al momento della partenza, Maometto disse agli esuli: “L’Etiopia è un paese di verità. Restateci, finché Dio non avrà reso più facili le cose.

Il gruppo degli esiliati in Etiopia era guidato da Ja’far, figlio di Abu-Talib e cugino del profeta. Al momento del suo matrimonio, Maometto aveva adottato Alì, figlio di Abu-Talib, che si trovava in gravi difficoltà finanziarie, e Abbas, lo zio di Maometto, aveva da parte sua adottato Ja’far fratello di Alì. Ja’far era ora un uomo nel pieno delle forze e aveva sposato Asma. Un secondo personaggio importante del gruppo era Utman un oligarca della Mecca, che aveva sposato Ruqaya, figlia del messaggero di Dio, dopo che questa era stata ripudiata dal figlio di Abu-Lahah. Questo primo gruppo si componeva di 109 persone, settantacinque uomini e nove donne quraish, più 35 stranieri.  Ja’far consegnò al Negus una lettera da parte di Maometto, in cui questi chiedeva la sua protezione per coloro che erano costretti ad abbandonare il loro paese, perché adoravano un solo Dio e rifiutavano l’idolatria. Il Negus accolse molto bene i rifugiati arabi e i Quraish si allarmarono. La Mecca decise allora di inviare due ambasciatori, che attraversarono in tutta fretta il mar Rosso per chiedere al Negus di espellere i musulmani. Per facilitare le cose, La Mecca inviò come dono una grande quantità di pelli.  I due ambasciatori Quraish sollecitarono la consegna dei musulmani, dicendo che erano banditi che avevano abbandonato la loro religione, dicendo che i loro padri erano in errore.

Il Negus era combattuto  tra il suo dovere di cristiano davanti ad una nuova religione monoteista, che gli apparve in un primo momento una setta cristiana, e gli interessi di buon vicinato con i pagani arabi della  Mecca.  Il Negus si riunì per deliberare, insieme con il metropolita di Etiopia e tutti i suoi consiglieri. Chiamò Ja’far, chiedendogli di spiegarsi e ribattere alle accuse mossegli. Questi disse che Maometto aveva loro insegnato a evitare il male, a fare del bene ed a non adorare che un solo Dio. Disse anche che i meccani adoravano le pietre e rendevano omaggio agli idoli. Il Negus si convinse così delle buone ragioni dei musulmani.  Disse di non poterli consegnare e restituì le pelli.

Dopo la partenza degli ambasciatori pagani, Ja’far recitò al Negus  e ai suoi consiglieri la diciannovesima sura del Corano, nella quale il profeta affermava di credere nella Santa Vergine Maria, nel Messia e nel Verbo di Dio. Il Negus e i suoi consiglieri piansero di commozione, sentendo che gli arabi veneravano Gesù e la Santa Vergine. Nel frattempo, nuovi gruppi di musulmani si rifugiarono in Etiopia per sfuggire alle persecuzioni dei Quraish; il gruppo raggiunse le 130 persone.”

[liberamente tratto da “vita di Maometto” di Virgil Gheorghiu]

Nel film, Abu Safian manda Amr da  Annajashi, re di Etiopia, dato che è suo amico.  Amr dice a Annajashi che sono fuggiti nel suo paese degli schiavi e che La Mecca, dati i buoni rapporti, chiede la loro restituzione. Insieme a loro, ci sono anche dei ribelli religiosi che hanno rinnegato la religione dei loro padri; seguono un pazzo che chiamano profeta. Il re dice che non può metterli in catene, senza averli ascoltati.  Jafar dice che i meccani sono idolatri che adorano le pietre e hanno più di trecento dei. I ricchi non aiutano i poveri, le donne sono oggetto di maltrattamenti. Il profeta ha insegnato loro la misericordia verso i poveri, ma ciò è per i meccani sovvertimento dell’ordine sociale. Amr dice che La Mecca ha una antica civiltà e non può ascoltare tali insulti, senza reagire. Ciò che i meccani adorano non è l’idolo, ma lo spirito in esso racchiuso.

Jafar riprende poi il tema delle donne che sono diverse, ma pari all’uomo. Dio le ha create per essere compagne dell’uomo. L’uomo è nato da un uomo e da una donna. Bisogna rispettare in ogni donna il grembo da cui siamo stati generati. Amr deride tale concezione, dicendo che le donne si comprano, si usano e si buttano via. Jafar dice poi che Dio ha parlato attraverso Abramo, Noé, Mosé e Gesù Cristo. Non è sorprendente che parli ora tramite Maometto. I profeti hanno fatto miracoli per farsi riconoscere: il miracolo di Maometto è il Corano.Quando il re chiede come conoscono quei nomi, Jafar dice che sono scritti nel Corano. Jafar descrive al re l’episodio dell’annuncio a Maria, che partorirà un figlio, per opera dello Spirito Santo. Il re riconosce che l’Islam ha molto in comune con la religione cristiana e si rifiuta di consegnare i musulmani ai meccani. Essi potranno vivere in pace in Abissinia.

 

 

CACCIATA DI MAOMETTO DALLA MECCA

“Nel 616, Maometto e i musulmani furono cacciati da La Mecca. Esasperati dal rifiuto del re cristiano di Etiopia di consegnare i musulmani, i Quraish decisero di ricorrere alle maniere forti per estirpare l’Islam. La decisione di cacciare Maometto fu presa con grande solennità: venne affissa nel santuario della ka’abah una ordinanza di bando. Funo proibiti i matrimoni con donne e uomini musulmani e venne impedita la vendita di merci ai seguaci della nuova religione.  La solidarietà di sangue entrò subito in gioco, malgrado gli interessi sociali e materiali.  Le famiglie Banu-Mouttalib e Banu-Hachim si unirono ai fuorilegge.   Maometto venne sostenuto dai suoi consanguinei e andò con loro in esilio, anche se i suoi parenti non erano tutti musulmani. Abu Talib fu commovente. Era un idolatra, ma abbandonò La Mecca con suo nipote. Di tutta la famiglia di Abd-al-Mouttalib il solo che si unì al campo avverso fu Abu-Lahab.  Gli altri affrontarono l’esilio per il solo fatto che un uomo del loro sangue era stato cacciato. I musulmani cacciati dalla Mecca si rifugiarono nel “quartiere” di Abu-Talib.

 

 

Abu Safian dice che ciò è intollerabile e che Maometto mette in pericolo le alleanze della città della Mecca. Diventerà uno straniero. Se Abu Talib lo protegge, sarà anche lui cacciato dalla città. Tutta la famiglia sarà cacciata dalla città. Nessun mercante potrà commerciare con loro. Non avranno nessuna terra in cui ripararsi e nessun tetto. Nessun mendicante potrà chiedere la carità per loro. Nessuna donna li sposerà.

Questo fu il peggiore periodo per Maometto. Per tre anni soffrì la fame, la sete e la crudeltà nel deserto aperto. Ma doveva ancora arrivare l’anno del dolore.  Khadija, che era stata sua moglie per 24 anni morì. Abu Talib, il suo vecchio protettore morì e, con il suo ultimo respiro, cercò di riconciliare Maometto con La Mecca. Abu Talib disse che, in fondo, voleva una sola parola: “Un solo dio”. Abu Safian rispose che questa parola detronizzava tutti i loro dei. Tutti i musulmani furono cacciati dalle loro case e dovettero accamparsi nel deserto.

Con la morte di Abu Talib, Maometto rimase senza protezione e non era più sicuro a La Mecca. Con il suo figlio adottivo Zaid, andò a Taif, una città in collina. Chiese di essere accolto, di potere predicare, ma i ragazzi della città furono lasciati liberi di lanciargli pietre, costringendolo a tornare nel deserto. Maometto disse che questo era il giorno più amaro della sua vita. Quando la sua missione sembrava fallita, la sua situazione cambiò.

 

L’EGIRA

Maometto incontrò, di notte, presso le rocce di Aqaba, una deputazione di Medina, una città ricca che si stava distruggendo.  Gli chiesero di stabilirsi a Medina e mediare tra le fazioni in conflitto tra di loro. Maometto accettò ed essi si impegnarono ad adorare un solo dio. Uno di loro, invita però gli altri a riflettere, prima di assumere un tale impegno. Con esso, si isolano dal resto dell’Arabia, diventano nemici dei loro fratelli, distruggono i loro dei. Questo è il significato del giuramento: dopo, non sarà possibile tornare indietro. Se qualcuno ha dei dubbi, ora è il momento di esprimerli. Se Maometto è il profeta, annunciato anche dagli Ebrei di Medina, tutti si impegnano ad onorare un solo dio. Maometto sarà uno di loro e potrà portare nella città i suoi seguaci, che saranno dei fratelli.        Settanta persone seguirono il profeta a Medina, percorrendo, divisi in piccoli gruppi, 250 km di deserto. La “Egira” (fuga a Medina) fu un viaggio che avrebbe cambiato la storia del mondo. Maometto rimase a La Mecca, nonostante il grande pericolo, finché i suoi seguaci non ebbero raggiunto Medina.

Intanto i capi Quraishiti erano riuniti per esaminare la situazione con Solool, presunto re di Medina. Abu Safian gli dice, sprezzante,  che ha perso il regno la notte scorsa, mentre dormiva. Sollol gli dice che d’ora innanzi dovrà preoccuparsi dei suoi traffici, perché, per spedire anche solo uno sbuffo di profumo,  dovrà strisciare intorno a quell’uomo a Medina.  Quanto a lui, aspetterà che gli arabi lo tolgano di mezzo per salvare il loro stile di vita. Intanto, farà finta di accettare il nuovo corso delle cose. Qualcuno suggerisce di uccidere Maometto, ora che non c’è più Abu Talib a  proteggerlo. Sette uomini appartenenti a sette famiglie lo pugnaleranno insieme. Una colpa condivisa da tanti non è una colpa. Ma quando i sette irrompono nella casa di Maometto, trovano il cugino Alì al suo posto!

Abu Safian dice che bisogna inseguirlo nel deserto e che non può essere lontano. Oltre a lui bisogna cercare Abu Bakr e la guida beduina Uriqat. Anche i Quraish hanno una abile guida beduina che segue le tracce. Giungono a una caverna e, presentendo che debba essersi nascosto lì, lo invitano ad uscire, promettendo di riportarlo salvo a La Mecca. Ma c’è una tela di ragno recente distesa sulla entrata e ci sono dei piccoli in un nido. Ne deducono che Maometto non può essere nascosto lì. Una fragile tala di ragno si frappone tra il profeta e la  morte. Ma era un uomo che non doveva morire.

La guida beduina lo condusse attraverso piste non battute nel deserto infuocato. Intanto a Medina, i musulmani e gli abitanti lo aspettavano con ansia, conoscendo bene le condizioni climatiche proibitive. Finalmente lo scorsero in lontananza e iniziarono i festeggiamenti che durarono a lungo. Tutti si disputavano l’onore di accoglierlo nella propria casa; per non offendere nessuno fu deciso che sarebbe stata costruita una casa per lui, là dove la sua cammella bianca si fosse seduta. Così avvenne. Iniziò subito la costruzione della prima moschea. Tutti lavoravano freneticamente, senza risparmiarsi. Anche Maometto volle portare mattoni, dicendo che il lavoro è una forma di preghiera. Quando la moschea fu pronta, i fedeli furono chiamati alla preghiera. Fu Bilal, che aveva una voce molto forte a pronunciare le forme di rito. Si era anche pensato si utilizzare una campana, secondo l’uso cristiano oppure un corno, secondo l’uso deli Ebrei. Alla fine il richiamo alla preghiera con la voce sembrò il migliore.

 

Intanto Solool complottava con Abu Safian e i Quraish.  Era scandalizzato perché Maometto diceva che la lealtà all’Islam era più importante della lealtà alla famiglia tribale, diceva che i cristiani avevano gli stessi diritto dei musulmani e che anche gli ebrei dovevano essere protetti. Maometto costituiva un pericolo, perché stava stravolgendo la città con la uguaglianza e i diritti delle donne, stava impadronendosi della mente dei giovani. Fu deciso che tutto ciò che Maometto e i suoi seguaci avevano lasciato a Mecca sarebbe stato venduto. Così fu per i negozi di Abu Bakr, per la casa di Maometto, per i tappetini e ogni cosa.  Solool portò queste notizie a Medina, dicendo che era necessario combattere per difendere le proprie cose. Hamza però disse che il profeta voleva la pace.

 

LA MECCA DICHIARA GUERRA A MAOMETTO

 

Hamza parlò con Maometto e cercò di convincerlo a prendere le armi per difendersi. I Quraish avevano rubato le loro proprietà e si facevano beffe del messaggero di dio. Anche se questi odiava la spada, era indispensabile difendersi.  Loro combattono per avidità e noi combattiamo in nome di Dio.

Ci fu una chiamata alla moschea, anche se non era l’ora della preghiera. Fu Zaid a parlare, dicendo che il profeta aveva avuto una nuova rivelazione: bisognava combattere, ma alla maniera di dio, cioè contro coloro che  combattevano contro i musulmani. La persecuzione era peggiore dell’assassinio. Bisognava cacciarli dai luoghi, da cui avevano cacciato i fedeli, finché la persecuzione non fosse cessata e non fosse onorata la religione di dio. Ma, appena la persecuzione si fosse arrestata, bisognava porre fine alla guerra.

Il gruppo dei musulmani e medinesi si dirige verso i pozzi di Badr per intercettare una carovana. sono 300 uomini con 70 cammelli e due cavalli.  Le limitazioni poste da Maometto sono: non si deve fare del male a una donna a un bambino, a un vecchio, né a un  invalido; non si devono assalire gli uomini che lavorano nei campi, né si devono tagliare alberi. I meccani avvertiti della iniziativa di Maometto raccolgono un gruppo più numeroso e con molti più cammelli.   Vengono inviati messaggi alla carovana di Abu Safian perché raggiunga il gruppo dei meccani ai pozzi di Badr: unendo le forze, sarà possibile sconfiggere facilmente i medinesi. Ma Abu Safian rifiuta e manda la sua carovana a ovest, in modo che, viaggiando tutta la notte,  al mattino sia fuori della portata dei medinesi. Ci sono merci troppo preziose dei meccani nella carovana e non si possono assolutamente correre rischi.  Quando Waleed gli chiede dove è il suo  onore, risponde che  il suo onore è il carico sulla groppa dei cammelli.

I ricchi meccani fanno festa rallegrati da alcune danzatrici (coperte fino alla punta dei piedi, naturalmente!  Arriva la notizia che i medinesi hanno occupato i pozzi e che Abu Safian si è diretto a ovest mettendo in salvo la carovana. Hudayfa dice che, se la carovana è in salvo, non c’è più bisogno di combattere.  Se si combatte, cominceranno spargimenti di sangue tra fratelli. Abu Jahl dice tra padri e figli, dato che  il figlio di Otba, Hudayfa, è musulmano , che avrebbe dovuto frustare. Solo Waleed il secondogenito è il suo vero sangue. Abu Jahl dice che, comunque, Mecca è più importante della  famiglia di Hudayfa.  Otba dice che lui non è un codardo. Sono tutti d’accordo che si combatterà.

 

LA BATTAGLIA DI BADR

I medinesi si lavano e bevono ai pozzi. Hamza beve abbondantemente. I pozzi vengono riempiti di sassi in modo da impedire ai nemici di bere (tranne uno).  Compaiono in cima alla collina i meccani che sono molto più numerosi. Hamza ordina di occupare la propria posizione nello schieramento. I meccani schierano come propri campioni Otba, suo fratello Shaiba e suo figlio Waleed.  Hamsa, Ubaida e Alì sono i campioni dei musulmani.  Hamsa dice che esiste un unico dio e Maometto è il suo profeta. Otba gli si lancia contro, ma viene rapidamente sconfitto e ucciso. Anche Waleed viene ucciso da Alì. L’altro combattimento è più incerto, ma Shaiba viene ucciso da Ubaida che però viene ferito. Inizia il combattimento vero e proprio.  Gli arcieri musulmani si rivelano decisivi nell’annientare le prime ondate di meccani e, soprattutto, i pericolosissimi cavalieri.  Bilal vede Umaya e gli si lancia contro uccidendolo. Viene ucciso  anche il comandante meccano, Abu Jahl. I meccani cominciano a sbandarsi. Infine i musulmani caricano e i meccani si danno alla fuga. I musulmani hanno avuto 18 morti ed i meccani 70.  I musulmani hanno combattuto in ranghi compatti, mentre i meccani hanno attaccato disordinatamente e non hanno saputo fare valere il loro maggiore numero.

Hamza ordina che i prigionieri siano slegati e trattati con umanità, perché così ha ordinato il profeta e dio vede. I ricchi dovranno pagare un riscatto, mentre chi è povero, ma istruito, dovrà insegnare a leggere a 10 musulmani per essere liberato.

Intanto a La Mecca, una folla continua a passare davanti alla casa di Abu Safian, colpevole di avere messo in salvo la sua ricca carovana, invece di dare man forte ai meccani a Badr.  Sua moglie Hind è furibonda contro Hamza e Alì che hanno ucciso suo padre e suo fratello. Vuole compiere le più efferate vendette. Abu Safian promette che sarà formato un potente esercito da inviare contro i musulmani.  Ma la città ha ripreso coraggio e c’è musica nelle case. Hind assiste al perfetto lancio di uno schiavo che centra un piccolo anello sopra i capelli di una danzatrice. Si chiama Wahki.   AHind gli promette la libertà e molto denaro, se riuscirà a uccidere Hamzah.

Arriva un mercante in visita a Medina. Resta sbalordito, vedendo tutti i negozi incustoditi. Ma tutti gli uomini sono alla preghiera. Hamza chiede notizie al mercante e questi gli dice che i meccani stanno raccogliendo tutti gli uomini capaci di maneggiare una spada nel deserto.

 

 

SCONFITTA DELL’ISLAM NELLA BATTAGLIA DI UHUD

 

Da tempo è atteso l’arrivo dell’esercito meccano e ora il momento è arrivato. E’ comandato da Abu Safian. E’ un esercito enorme: 3000 uomini e 700 cavalli: tre volte più numeroso dei musulmani che possono contare su 1000 uomini e 2 cavalli. Prima della battaglia Hind passa davanti ai soldati schierati, incitandoli. Hamza osserva con preoccupazione un gruppo di cavalieri, comandati da Khalid, messi in una strana posizione. Maometto manda 50 arcieri per tenerli sotto tiro, ordinando a questi di non abbandonare la posizione per nessun motivo. Intanto Hind ha indicato a Wahki il suo bersaglio. Abu Safian ordina l’attacco in nome di Hubal. Quando Maometto dà l’ordine, Hamza fa avanzare le schiere dei musulmani. Quando Hamza viene ucciso, attaccano con maggiore vigore pe vendicarlo.   Riescono così a prevalere sui meccani, volgendoli in fuga.

Gli arcieri, violando i tassativi ordini ricevuti, abbandonano la loro posizione, per raccogliere bottino. I cavalieri di Khalid, non più esposti ai lanci degli arcieri, aggirano la collina e arrivano di sorpresa alle spalle dei musulmani e li mettono in rotta. Abu Safian si complimenta con Khalid che è il vincitore. Questi vorrebbe inseguire i musulmani per eliminare Maometto e l’Islam una volta per tutte. Abu Safian dice però che inseguire i fuggitivi tra le montagne è troppo pericoloso e ora il loro compito è finito. Dice a Maometto, che sta sulla collina, che è pareggiato il conto: un giorno per un giorno, Ohor vendica Sadr, i morti musulmani    pareggiano il conto con i morti meccani. Maometto ribatte che i morti musulmani sono saliti in paradiso, mentre i morti meccani bruciano all’inferno. A questo punto, assistiamo alla atroce vendetta di Hind. Non contenta di avere fatto uccidere Hamza, gli fa aprire il petto e gli divora il cuore.

Il mercante che abbiamo già incontrato, parlando con Solool, dice che i musulmani sono matti. Lavorano con accanimento e sembrano quasi felici della sconfitta, perché dio l’ha mandata per mettere alla prova la loro fede! Il mercante dice che vorrebbero Mecca, ma, certo, non l’avranno.  Solool dice che invece l’avranno e invita a non sottovalutarli, come ha fatto lui, a sue spese.  Mecca è non solo la loro origine, ma il luogo dove dio parlò all’uomo: un luogo di cui l’anima sente nostalgia. Nell’anno in corso, i musulmani hanno intenzione di andare in pellegrinaggio alla Mecca: disarmati.  Il mercante dice che Abu Safian li ucciderà tutti durante il loro viaggio nel deserto.

Solool dice che, se si crede in dio come loro, potrebbe essere possibile andare, senza essere uccisi. Anche se, probabilmente, lo saranno.

 

IL TRIONFO DELL’ISLAM

 

I musulmani vanno in pellegrinaggio alla Mecca, senza armi. Arrivano i cavalieri meccani che tentano di provocarli. Zaid dice di stare fermi e non reagire alle provocazioni. Nonostante Khalid faccia ripetutamente impennare il cavallo vicino a Bilal, questi resta immobile come una statua. I cavalieri se ne vanno. Ma è stato mandato Suheil, il che significa che è possibile un accordo. Viene stipulato un accordo che prevede dieci anni di tregua. Questa volta i pellegrini dovranno tornare indietro, ma dopo un anno, potranno tornare e restare a Mecca tre giorni. A questo punto vengono inviati messaggeri ai potenti del mondo (Eraclio, imperatore di Bisanzio, Kisra, imperatore di Persia, Muqawqis, Patriarca di Alexandria), invitandoli a convertirsi all’Islam: sono i tre cavalieri che abbiamo visto all’inizio.

Coloro che sono vicini al profeta ripetono percorrono il deserto per predicare agli uomini del deserto il suo insegnamento. Zaid dice che non ci sono diverse razze nell’Islam e che un arabo non è superiore a uno straniero, né un bianco superiore a un negro, perché tutti rispondono direttamente a dio. Jafahr dice che chi ha fede desidera per il suo vicino quello che desidera per sé.  Bilal dice che l’inchiostro di un sapiente è più sacro del sangue di un martire. E’ necessario imparare a leggere e poi insegnare agli altri. Jafahr dice che gli Ebrei con la Bibbia e i Cristiani con il Testamento devono essere rispettati, perché anche i loro libri vengono da dio. Un altro discepolo dice che Maometto non ama gli uomini che vogliono essere superiori agli altri. Una volta che volle aiutarlo a raccogliere la legna, egli si rifiutò e disse che neanche lui sapeva che cosa sarebbe stato di lui.

Molti personaggi meccani si convertono. Amr dice che è venuto per essere accolto. Anche Khalid riconosce che c’è un unico dio e Maometto è il suo profeta. E’ addolorato per il tempo speso a combattere l’Islam. Bilal lo conforta, dicendo che l’Islam dimentica ciò che è stato fatto prima della conversione. Khalid dice che la sua spada sarà d’ora innanzi messa al servizio dell’Islam.

Alcuni musulmani chiacchierano in mezzo agli alberi. Uno di essi dice che dio può trasformare la sconfitta in vittoria. Due anni fa i musulmani penarono di essere sconfitti ed accettarono una tregua di 10 anni. Ora passano di vittoria in vittoria nel cuore degli uomini. Improvvisamente sopraggiunge un gruppo di uomini che cominciano ad uccidere a colpi di spada e con il lancio di frecce e poi si dileguano.

Abu Safian si reca a Medina per parlare con Maometto e dice che la tregua è stata violata da un gruppo di beduini. Non sono stati i meccani a violare la tregua. Si vede circondato dal disprezzo generale. Tutti lo evitano e si ritrova solo. Gli va incontro Khalid, che ora è musulmano. Lo accusa di non rispettare i patti e gli impegni. Abu Safian non può fare a meno di esprimere la sua rabbia per essere sconfitto da uno che una volta era un pastore. Khalid lo invita a prendere atto che la religione di quel pastore  Gli dice di andare a Mecca ad annunciare che gli dei sono morti e di affrettarsi, perché i musulmani gli saranno presto alle calcagna.

Khalid giunge al punto di raccolta dei musulmani e dice che a sera saranno diecimila uomini di tutte le tribù Ora è possibile combattere i meccani. Intanto Abu Safian giunge a Mecca  Hind gli dice che ora che lui è tornato possono combattere. Qualcuno dice che è possibile combattere dalle case. Abu Safian, sconsolato, dice che è inutile, che sono migliaia e altri si aggiungono continuamente. Hind gli dice ripetutamente che è un vigliacco. Ma non è più il capo della città? Suo padre e suo fratello sono morti invano, se suo marito si rifiuta di combattere. Lui le dice di andare a casa e di badare ai fatti suoi. Mecca è presa, non può resistere.

Intanto i musulmani si accampano per la notte. Bilal dice che ormai possono vedere Mecca, anche attraverso le montagne. Abu Safian e Hind escono a cavallo e contemplano da lontano il grande numero di fuochi.   Si sente il profumo del pane che stanno cocendo. Evidentemente non vogliono fare saccheggi. Abu Safian dice che, quando li cacciò dalla città, non sapeva che portavano Mecca con loro.

Abu Safian cavalca fino al campo dei musulmani e viene accompagnato nella tenda di Maometto. Dice di avere dubbi e Bilal riconosce che alcuni giungono alla religione in pochi minuti, mentre per altri sono necessari molti anni e quindi rispetta i suoi dubbi. Alla fine Abu Safian riconosce che i sui dei non hanno nessuna utilità: dichiara quindi, senza costrizione, che c’è un solo dio e Maometto è il suo profeta. Quindi ritorna a Mecca.

Il giorno dopo, l’immenso esercito dei musulmani giunge in vista della Mecca, lasciando sbalorditi e terrorizzati i meccani. Tutti si chiudono nelle case. Ma gli ordini sono molto chiari: nessun furto, nessuna violenza, nessun abuso. Quelli che sono chiusi nelle case sono al sicuro.   Khalid e i personaggi più autorevoli, a cavallo, precedono l’immenso corteo e si dirigono verso la Kaaba. Vengono aperte le porte. A questo punto vediamo la cammella del profeta ed il suo bastone. Egli entra e butta giù la statua di Hubal. A questo punto vengono portati fuori e fatti a pezzi tutti gli idoli. Maometto dichiarò Mecca città di dio e non fece vendette.  Nella Kaba, dove deve essere onorato Allah, l’unico dio.

Ormai Maometto cominciava a sentire la morte vicina. Chiamò a sé i fedeli e ricordò loro l’essenza della sua predicazione. Nell’Islam non ci sono né razze, né tribù. Tutti sono uguali davanti a dio.  Tutti i musulmani sono fratelli e devono aiutarsi l’un l’altro. Disse che lasciava ai musulmani un libro, il Corano, che era parola di Dio. Il 6 giugno 632 Maometto morì.  Molti non credevano fosse morto: un uomo simile non poteva morire. Ma Abu Bakr nella moschea disse ai fedeli che Maometto era morto, ma Allah era vivo.

 

IMMAGINI

 

loc1

 

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MAOMETTO INVIA MESSAGGERI

 

cavalieri

 

 

inviato

 

meccano

 

eraclito

L’imperatore Eraclio

 

LA MECCA E GLI IDOLI DELLA KAABA

 

mes

Un poeta declama i suoi versi

 

pupazzo

Un idolo che viene introdotto nella Kaba

 

abbas

 

 

 

 

hind

Hind acquista un taglio di seta al mercato

 

montagna della luce

La “montagna della luce”, dove si trovava la grotta

I PRIMI SEGUACI

 

 

 

 

ammar

 

 

zaid

I primi seguaci: da destra Zaid, Hudayfa, Jafar con il foglio, Ammar, Musab

uscite

Facendo seguito all’ordine di Maometto, i musulmani si riversano nelle strade

 

cerca della kaaba

Zaid e i seguaci di Maometto cercano di raggiungere la Kaa’ba

 

 

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Abu Safian “frena” Abu Jahl che vorrebbe cogliere l’occasione per una dura repressione

 

ABU SAFYAN E L’ARISTOCRAZIA MECCANA

 

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Abu Safian (Michael Ansara)

abu

 

 

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(Michael Ansara e Bruno Barnabe)

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Abbas, zio diMaometto, e Abu Jahl

 

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Utba e Hind

 

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BILAL

bilal

 

 

 

 

umaya

Zaid offre 200 dinar per Bilal al signor Umaya che accetta

 

HAMZA

 

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Sayyidina Hamzah Radhiallahu Anhu, uno degli zii paterni di Maometto, parla con Abu Jahl

 

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mesham

 

 

FUGA IN ABISSINIA

 

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negus

 

negus

 

neg

 

 

babul

BABUL

 

mosquea

 

abu

L’EGIRA

 

 

talib

Con la morte di Abu Talib Maometto perse ogni protezione

 

arrivo

La cammella del profeta sceglie il luogo in cui sedersi

 

taglia

 

avanti

 

 

 

hazrat bilal al habashi

Per la sua voce forte Bilal viene scelto per invitare i fedeli alla preghiera

 

re

Re Solool complotta con i meccani

 

LE BATTAGLIE DI BADR E UHUD

 

 

accamp

L’accampamento di Abu Safian, dove Waleed viene a chiedergli di unirsi a lui a Badr

 

duello

 

 badr

I “campioni”  meccani per la disfida preliminare a Badr

 

cappuccio

Hind è assetata di vendetta

 

 

haha

 

haha

 

distruz

michael-ansara-and-michael-forest-in-the-message-1976

 

 

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Hind fa scempio del cadavere di Hamza

 

 

TRIONFO DELL’ISLAM

 

 

schiavo

Bilal soccorre un vecchio durante il pellegrinaggio

 

chiè

 

 

leone

Khalid, che era un nemico,  diventa un combattente per l’Islam

 jafar

 Khalid diventa il capo dei combattenti

 safianbis

 Abu Safian, nella tenda di Maometto, riconosce che c'è un solo dio

LA DISTRUZIONE DEGLI IDOLI

 

armata

 

 

khalidbis

 

 

dist

 

dist1

 

I LUOGHI

 

LA MECCA OGGI

 

lamecca

 

 

lamecca

 

 

kaaba1

 

TAIF

taif

 

 

saudi

 

 

saudi - Copia

NOTIZIE DI STORIA

da “La vita di Maometto” di Virgil Gheorghiu

VIAGGIO ALLE PORTE DI LA MECCA

Nel mese di febbraio del 628, Maometto lasciò Medina e si diresse verso La Mecca per compiere il pio pellegrinaggio alla Ka’abah. Questo genere di pellegrinaggio esisteva da sempre e consisteva in qualche pratica che già esisteva presso gli antenati e che l’Islam aveva accettato senza mutare nulla. Innanzitutto il fedele che intendeva recarsi in pellegrinaggio si metteva nella situazione di haram, vale a dire di digiuno, di astinenza sessuale, si rasava la testa e portava un vestito detto iram, costituito da un solo pezzo di stoffa, senza nessun ornamento.

Maometto invitò tutti i fedeli ad accompagnarlo. Vi era una categoria di musulmani che si sentì estremamente onorato dall’invito del profeta ad accompagnarlo: i rifugiati dalla Mecca. Per tutti gli arabi, La Mecca era il luogo dove Adamo aveva eretto il primo santuario, ricostruito in seguito da Abramo. Inoltre per i rifugiati, La Mecca era la patria da cui erano stati separati. La colonna che partì da Medina comprendeva duemila uomini. Le cerimonie del pellegrinaggio a La Mecca erano aperte ad ogni religione. Quindi, La Mecca non poteva proibire ai musulmani un pellegrinaggio che era aperto a tutti. Ma i Quraish non potevano neppure tollerare che il loro principale nemico, Maometto, entrasse in città.  La religione era la principale fonte di entrate della città.  Durante i mesi della Tregua di dio, chiunque poteva entrarvi. Fare discriminazioni tra una religione e l’altra voleva dire per La Mecca rinunciare a essere una oasi di tolleranza.

I meccani tentarono in vari modi di creare ostacoli, ma Maometto era deciso a riconciliarsi con La Mecca, anche contro la volontà di quest’ultima, e, per riuscirci, la prima cosa  da fare era evitare di fare scorrere il sangue.  Bisognava non cedere alle provocazioni.   La volontà di La Mecca non aveva nessuna importanza rispetto alla volontà di dio.  In secondo luogo, il pellegrinaggio avrebbe dovuto dimostrare che l’Islam non era una religione straniera, ma essenzialmente araba e che aveva il suo centro proprio alla Mecca.

Arrivato alla frontiera con il territorio sacro Maometto si fermò. Maometto chiamò Uthman, suo genero, che aveva sposato sua figlia Ruqaya e, dopo la morte di questa, l’altra figlia  Umm Khultum. Gli spiegò che doveva andare come suo ambasciatore a La Mecca a trattare con i Quraishiti.  Qualche tempo dopo circolò la notizia che il genero del profeta era stato catturato e imprigionato, poi che fosse addirittura stato ucciso. Qualora la notizia fosse stata confermata, la linea di condotta sarebbe stata diversa. Maometto chiamò i fedeli, uno ad uno, e fece loro giurare che avrebbero eseguito i suoi ordini, anche se fossero stati contrari alla ragione e ai loro desideri. Fece inoltre giurare che avrebbero combattuto fino alla morte se lui l’avesse ordinato. Il giuramento “sotto l’albero di Hudaibiya”  produsse alla Mecca un effetto terrificante. I Quraish erano terrorizzati all’idea che Maometto pensasse di assalire e saccheggiare la città.  Per il timore, liberarono immediatamente Uthman e fecero sapere che erano disposti a intavolare trattative. Dopo vari emissari, fu infine inviato Suhail-ben-Amr con pieni poteri.

Viene concordata una tregua di dieci anni. I musulmani rinunciavano a entrare a La Mecca, ma i Quraish si impegnavano a garantire loro l’accesso l’anno successivo. I musulmani avrebbero potuto restare per tre giorni, mentre i meccani avrebbero lasciato la città.  Il vantaggio principale per Maometto era l’accordo di non aggressione valido per dieci anni. Durante questo periodo di tempo avrebbe potuto stipulare alleanze con chi avesse voluto e combattere contro chiunque. La Mecca non si sarebbe intromessa.

Questo accordo sollevò una ondata di indignazione nel campo musulmano. Tutti i fedeli si sentivano offesi ed umiliati: erano giunti alle porte della Mecca e, senza essere stati vinti, prendevano spontaneamente l’impegno di ritirarsi. Naturalmente i fedeli non potevano discutere le decisioni del  Profeta a causa del giuramento prestato.

Grazie al patto di non aggressione di dieci anni, l’Islam avrebbe potuto liquidare i suoi nemici nelle vicinanze di Medina, senza che La Mecca potesse intromettersi.  I Beduini avevano un timore superstizioso della forza economica, religiosa e militare della Mecca ed erano restii a prendere le armi contro di essa. Ora, dopo il patto, i Beduini furono disposti a seguire Maometto. In pratica, La Mecca aveva riconosciuto l’Islam. Nel seguente anno 629, i musulmani sarebbero venuti alla ka’abah, come un vero popolo, come una ummah.

Nel maggio 628, approfittando della neutralità della Mecca, garantita dal trattato, Maometto occupò l’oasi di Khaibar, abitata da una popolazione ebrea.

Nel 629, nel mese della Tregua, Maometto, alla testa di 2000 musulmani disarmati, fece i suo ingresso alla Mecca. Dopo sette anni di esilio della città, come semplici pellegrini, fecero il giro della ka’abah, il tawaf, profondamente commossi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anziché vedere il film che dura re ore, si può vedere una serie di video:

 

PRIMO VIDEO 

https://www.youtube.com/watch?v=LOwoK96iHq A

Rimuovere lo spazio prima della A finale

SECONDO VIDEO

 

https://www.youtube.com/watch?v=m1qVghnwU_I#t=7.850895 8

Rimuovere lo spazio prima dell’8 finale

 

TERZO VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=oCbF-uMnRXU#t=44.607354 2

Rimuovere lo spazio prima del 2 finale

 

 


Film in urdu con sottotitoli in inglese

http://www.dailymotion.com/video/x2idn7 0

 

Per saperne di più:

 

Vedere anche:

Posted in islam, Stati Uniti | Tagged , | Comments Off on THE MESSAGE – UN FILM DEl 1976 SULLA NASCITA DELL’ISLAM

ANTICA VIA DELLA SETA

 

 

 

 

LA STORIA

Per quanto indietro si risalga nei testi antichi, la produzione dei tessuti – tra cui i più importanti sono la seta e la canapa – rappresenta un lavoro e un sapere femminili.  Quando cominciò l’allevamento domestico del baco da seta (verso il 1000 a.C.), si può dire che ormai era in uso presso le famiglie in gran parte dei villaggi cinesi. Donne e bambine dedicavano gran parte del loro tempo ad allevare i bachi. Per questo è necessario raccogliere più volte al giorno foglie fresche di gelso, e nutrirne gli eterni affamati. I gelsi vennero piantati ovunque. Nutriti in maniera adeguata, mantenuti a temperatura media e costante in locali pulitissimi, posti al momento giusto su grate,  i bachi filavano e tessevano il bozzolo; quando era terminato, bisognava sbollentarlo; quindi cominciavano le operazioni di dipanamento, per cui si operava contemporaneamente su fili di più bozzoli per ottenere un unico filato. Il tutto con pazienza, cura, abilità e tempo, per ottenere infine la seta greggia. Tessitura, tintura, e ricamo sono altre arti, in cui i Cinesi hanno ottenuto risultati eccellenti e sempre migliori.   

BISANZIO E LA PERSIA

“L’Etiopia e lo Yemen controllavano il traffico delle navi provenienti da est sul mar Rosso; l’altra via accessibile alle navi era il golfo Persico, controllato dalla Persia. Con i regni cristiani in Etiopia e in Yemen/Himyar, a sua volta sottoposto alla egemonia della Etiopia, l’impero bizantino cristiano sperava di stringere alleanze politiche e commerciali, per deviare sul mar Rosso e sui porti bizantini una parte del flusso commerciale accaparrato dai persiani. Gli Etiopi traevano profitto dalla seta acquistata direttamente dall’India, e dalla stessa Bisanzio, pagandola meno che ai persiani.

L’imperatore Giustiniano inviò in Etiopia e nell’Himyar l’ambasciatore Giuliano che chiese loro di fare fronte comune contro i Persiani, in nome della comune fede religiosa. L’ambasciata fallì, perché il re dell’Himyar non si sentiva abbastanza forte per lottare contro la Persia. Gli Etiopi non potevano acquistare la seta direttamente dagli Indiani, perché i mercanti persiani “la facevano da padroni” nei porti stessi, dove le navi indiane facevano il primo scalo e avevano l’abitudine di l’abitudine di acquistare interi carichi e lì non c’era niente da fare. Dunque, occorreva continuare a comprare la seta dai mercanti persiani, principalmente a Nisibi, città di dogana (l’odierna Nusajbin, sul fiume Khabur, affluente sulla riva sinistra dell’Eufrate, al confine tra Siria e Turchia), ma anche a Callinico e ad Artaxa.

In quelle città arrivavano le merci provenienti dall’Asia centrale e da più distante, attraversando tutta la Persia via terra. I prodotti indiani, o sbarcati nei porti nord-occidentali dell’India e inoltrati via terra fino all’attuale Afghanistan, arrivavano in Asia centrale e in Persia. Analogamente, le merci provenienti dall’India in nave attraverso il golfo Persico o prodotte nei paesi costieri del golfo, giungevano dalla Persia nelle città di dogana citate. La Persia, in una fase di potenza militare ed economica, monopolizzava quindi buona parte del traffico terrestre e marittimo; spediva ovunque mercanzie e navi e controllava alcuni porti dell’India e di Ceylon, oltre a quelli del golfo Persico. Era assai temuta dai regni lungo le coste del mar Rosso, in quanto eliminava la concorrenza proveniente dall’India. Così era dall’intermediario persiano che i vicini occidentali di questi erano obbligati ad acquistare tessuti e filati di seta, mussole di cotone, pepe, spezie, aromi e profumi.

L’industria persiana stessa produceva molti tessuti di seta di qualità, vetri, ceramiche e molte altre cose; ma era soprattutto il monopolio della seta a essere importante, e il commercio era, come nell’impero bizantino, strettamente regolamentato e controllato dallo stato, il quale, grazie alla applicazione di diverse e pesanti gabelle,  ne traeva grandi guadagni. Il traffico delle sete gregge era, del resto, un monopolio statale. L’industria persiana era una grande acquirente dei preziosi filati, e produceva magnifici tessuti di seta, i cui motivi e lo stile molto riconoscibili hanno permesso di seguirne con precisione, nelle vestigia storiche, la diffusione commerciale: ne sono stati ritrovati in molti paesi occidentali, e anche in Asia centrale.

A metà del VI secolo, a proposito delle sete persiane, la questione dipendeva più dall’arte dei tessitori che dalla produzione di bozzoli.  Si sa che, per i setaioli, un re di Persia aveva ordinato il ratto delle larve in quantità consistente in Siria e le aveva fatte trasferire in Iran. Anche se esisteva l’allevamento dei bachi da seta, la produzione non era legata ai bisogni dei setaioli persiani. Costoro si rifornivano di seta cinese e dell’Asia centrale, perché era circa da un secolo e mezzo che la sericoltura era stata introdotta nel regno di Khotan.  Da lì probabilmente si era diffusa a tutta la cosiddetta “Serinda”, da dove i due monaci nestoriani della leggenda si erano verosimilmente procurato le uova.

Nel 562, dopo decenni di guerre, il sovrani dei due grandi imperi, Giustiniano e Cosroe I, firmarono un trattato di “pace eterna” (che tuttavia non durò molto a lungo), in cui le clausole commerciali avevano un ruolo fondamentale.  Nisibi e un’eltra città di dogana erano aperte ai bizantini e il commercio della seta greggia era pianificato. La potenza persiana sembrava inevitabile.

L’occasione di aggirare il monopolio persiano si presentò in seguito ad un nuovo cambiamento della carta politica ed etnica dell’Asia, con una nuova ondata di conquistatori: i Turchi.

Liberamente tratto da “La via della seta” di Luce Boulnois

AVVENTO DELL’ISLAM

All’inizio del VII secolo, le potenze politiche ai due estremi del mondo erano la Cina e la Persia sassanide, due grandi poli sempre in buoni rapporti tra loro, con interessi commerciali comuni; tra questi due poli, dalla metà del VI secolo c’erano le confederazioni turche che si imponevano, tenendo in stato di vassallaggio o protettorato numerosi piccoli regni, non dando tregua agli avanzamenti cinesi, tenuti a distanza dai sovrani persiani. I profitti del commercio avevano un ruolo fondamentale nei loro rapporti. Più oltre a ovest, l’impero bizantino non era riuscito a superare lo sbarramento persiano, e contava ben poco  nel sistema. Il VII secolo fu del resto per Bisanzio un periodo di agitazioni interne e di sconfitte all’estero: perse metà dei territori, su cui aveva regnato Giustiniano. Quanto all’Europa, subiva ancora i contraccolpi delle invasioni che, in ondate successive, l’avevano devastata.

 

C’erano poi due potenze in fieri: gli arabi con l’islam e il regno tibetano. La conquista araba, una esplosione della nuova religione rivelata, dovuta a una tribù di carovanieri e di mercanti del commercio internazionale, cominciò poco dopo la morte di Maometto, nel 632; in una dozzina di anni riuscì a dominale e si sforzò di convertire all’islam la Mesopotamia, la Palestina, la Siria e l’Egitto. I conquistatori attraversarono l’Eufrate nel 635, presero Ctesifonte nel 638, e, mentre si impadronivano di Gerusalemme, di Damasco e di Alessandria, la dinastia sassanide si esauriva con la morte di re Yazdgard III, ucciso nel 635 e, con la fuga in Cina di Firuz, l’erede al trono. Successivamente, egli visse soprattutto in Asia Centrale, sotto la protezione dell’imperatore cinese. La dinastia sassanide scomparve completamente nel 651, lasciando il posto a quella dei califfi Omayyadi. L’avanzamento verso est della nuova potenza non si sarebbe fermato lì: non solo avrebbe conquistato poco a poco metà dei regni turchi o indipendenti in Asia Centrale, ma sarebbe stata necessaria tutta la potenza militare dei Tang per bloccarne l’avanzata. Questo per quanto riguarda l’aspetto militare e politico: in campo economico, l’insediarsi su un così vasto insieme di territori dall’Asia Centrale al Marocco, di un potere sempre disposto ad attivare il commercio e rendere dinamici prodotti e industrie, finito il periodo della conquista si sarebbe rivelato un motore potente per la economia degli scambi.  

IL GRANDE NAVIGATORE ZHENG HE

Quando  Yongle ascese al trono, nominò Zheng He, il capo degli eunuchi, responsabile degli affari generali della reggia e lo gratificò del cognome Zheng. Dagli storici cinesi Yongle è considerato un imperatore molto capace. Di fatto, subito dopo la sua ascesa ai trono, inviò suoi rappresentanti nell’isola di Giava, nella penisola di Malacca, a Cochin e a Calicut. Decise inoltre di spedire una flotta in Occidente. per estendere l’influenza dell’impero Ming e per sviluppare le relazioni amichevoli e commerciali con i paesi stranieri. A comandare la flotta scelse Zheng He, uomo superiore per intelligenza e abilità. L’11 luglio 1405, Zheng He salpò da Liujiagang al comando di una flotta di 62 navi. La flotta, superate Champa, Giava, Palembang. Sumatra e Sri Lanka, raggiunse finalmente Calicut, sulla costa occidentale dell’India, dove Zheng He elevò una stele di pietra come ricordo. Dopo aver navigato per due anni, Zheng He tornò a Nanjing per imbarcarsi in vista di un secondo viaggio. Questa volta lasciò a Sri Lanka una lapide scolpita in tre lingue (Cinese, Tamil e Persiano) che fu scoperta nel 1911 ed è conservata nel Museo di Colombo. La lapide ricorda l’omaggio e i doni portati da Zheng He e dai suoi compatrioti in iscrizioni redatte in cinese, in tamil e in persiano.

Durante il quarto viaggio Zheng He raggiunse Hormuz nel Golfo Persico e dividendo la flotta in piccole squadre riuscì a visitare più contrade che nei viaggi precedenti. Il quinto viaggio lo portò ad Aden, all’ingresso del Mar Rosso. Navigò lungo la costa orientale dell’Africa fino a Mogadiscio, Brava in Somalia, a Malindi nel Kenia e ad altri posti a sud dell’equatore. Nel suo viaggio di ritorno in patria, aprì una nuova via diretta fra Malindi e Quilon. L’ultimo viaggio di Zheng He in Occidente durò due anni, dal 1431 al 1433. Quando la sua flotta arrivò a Calicut, inviò dei pellegrini che si unirono a una nave di viaggiatori, diretti alla Mecca.

In 28 anni, dal 1405 al 1433, Zheng He viaggiò per sette volte lungo la Via della Seta attraverso l’Oceano Indiano. Ad ogni sosta nei porti stranieri, rendeva una visita di cortesia al governatore del luogo e si impegnava in scambi culturali e commerciali con gli abitanti, dando un contributo grandissimo al rafforzamento delle relazioni diplomatiche con quei paesi. In ogni viaggio, inviati stranieri si univano alla flotta per il viaggio di ritorno in Cina. Nel suo sesto viaggio tornarono con lui più di 1200 inviati da 16 paesi. Questi contatti amichevoli potenziarono la comprensione reciproca fra i popoli della Cina, dell’Asia e dell’Africa. La flotta di Zheng He trasportava all’estero manufatti di seta, di bronzo, di ferro, di porcellana, di oro e di argento e monete. Porcellane cinesi sono state scoperte durante gli scavi archeologici in quasi tutte le aree geografiche toccate dalla flotta. Nelle tombe e nei castelli del Kenia e della Tanzania, risalenti al XV secolo, sono stati rinvenuti piatti e vasi cinesi in porcellana. Spezie, colori da tintoria, gioielli e animali rari furono importati in Cina, nello stesso periodo. Infine, i sette viaggi di Zheng He verso l’Occidente ci illuminano globalmente sulla fiorente industria cinese delle costruzioni navali e sulla avanzata maestria nella navigazione durante la dinastia Ming. Ognuno dei vascelli di Zheng He era lungo 147 metri, aveva una larghezza di sei metri, 12 vele e 9 alberi con equipaggi di 200-300 marinai. Soltanto con un’arte consumata del navigare e una forte decisione, i marinai che usavano queste navi dipendenti dai venti, potevano attraversare l’Oceano Indiano. Questi navigatori decidevano la loro direzione con l’aiuto di bussole e osservando il sole di giorno e le stelle di notte. Inoltre, durante i viaggi, sondavano la profondità delle acque ed esaminavano il fondo marino. Come risultato, poterono viaggiare nel burrascoso oceano con sicurezza come andassero sulla terra ferma.

MAPPE

Catturasera

 

via

 

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Di Kmusser – Opera propria, Elevation data from SRTM, all other features from Vector Map., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11098367

 

 

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By User:Schreiber

 

 

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CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=540413

Il Taklamakan è un deserto situato nella regione autonoma uigura  Sinkiang cinese  ed occupa quasi per intero il bacino del Tarim. E’ limitato a nord dal Tien Shan e a ovest dal massiccio del Pamir; a sud è delimitato dalla catena del Kunlun e dall’altopiano del Tibet. Il deserto presenta una notevole subsidenza tra la depressione di Turfan i i monti Kunlun e Karakorum.  Questo importante affossamento ha permesso la costituzione del fiume Tarim, lungo 2000 km e che si perde nel Lago Nop. Freddo di inverno e caldo di estate.

La popolazione è costituita da uiguri turcofoni. E’ delimitato, a nord e a sud, da una serie di città-oasi che costituivano le due diramazioni della Via della Seta.

Il Taklamakan è un desero situato nella regione autonoma uigura  Sinkiang cinese  ed occupa quasi per intero il bacino del Tarim. E’ limitato a nord dal Tien Shan e a ovest dal massiccio del Pamir; a sud è delimitato dalla catena del Kunlun e dall’altopiano del Tibet. Il deserto presenta una notevole subsidenza tra la depressione di Turfan i i monti Kunlun e Karakorum.  Questo importante affossamento ha permesso la costituzione del fiume Tarim, lungo 2000 km e che si perde nel Lago Nop. Freddo di inverno e caldo di estate.

La popolazione è costituita da uiguri turcofoni. E’ delimitato, a nord e a sud, da una serie di città-oasi che costituivano le due diramazioni della Via della Seta.

 

 

 

mongolia interna

La Mongolia Interna

Di SY – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=73964820

La Mongolia Interna è una immensa regione che forma un lunghissimo arco nel nord-ovest della Cina e collega la Siberia all’Asia Centrale, occupando circa un terzo della superficie della Cina. L’ambiente geografico va dalle foreste ai deserti sabbiosi alle praterie. Dal punto di vista etnico, i territori sono dimora di numerose minoranze: mongoli,  uiguri e hui, russi, kazaki e kirghizi. Tre province (Mongolia Interna, Ningxia e Xinjiang) sono ufficialmente riconosciute come province autonome. Le principali attrattive di Xinjiang e Gansu sono le città-oasi nel deserto lungo la Via della Seta, ricche di grotte con dipinti buddhisti, suggestive rovine, caotici mercati.

Confinante con la Repubblica di Mongolia e la Russia a nord,  con gli stati dell’Asia Centrale a ovest e con il subcontinente indiano a sud, la regione resta legata alla Cina che per secoli operò per imporvi la propria egemonia. Oggi la popolazione è in maggioranza composta da cinesi han che sembrano però avere poco in comune con le comunità indigene della zona.

UZBEKISTAN

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La Via della Seta passava per Merv, la capitale dell’antico Turkmenistan.

 

 

Da Chang’an, la capitale della Cina, a Roma, alla estremità opposta della Eurasia, la Via della Seta fu per secoli la rotta commerciale tra civiltà e un corridoio, lungo il quale viaggiarono idee, conoscenze e religioni.

Chang’an (Xi’an) è stata la antica capitale della Cina, sotto dieci dinastie. Al tempo della dinastia Ming, il nome divenne Xi’an, tuttora in uso.  Verso il 750 d.C. era una delle più popolose città del mondo e, secondo alcune fonti, contava un milione di persone.

Da Xi’an, i rami settentrionali proseguivano fino a Dunhuang, importantissimo centro buddista con le celebri grotte di Mogao. Lì si divideva in tre rami, di cui due si ricongiungevano a Kashgar. Il terzo invece passava attraverso il Tien Shan (grande sistema montuoso dell’Asia Centrale)  in direzione di Alma Ata.  Tutti questi percorsi si riunivano nella antica Sogdiana e proseguivano verso quelli che oggi sono Uzbekistan, Afghanistan, Turkmenistan e Iran fino a Baghdad e poi, sfruttando in gran parte l’Eufrate, giungevano fino al Mediterraneo.

 


 

Partendo da Xi’an, le carovane cariche di seta attraversavano Lanzhou, passando per la porta di giada (Yumen), vicino a Jiayuguan. A Dunhuang, per evitare il deserto di Taklimatan , si dividevano, seguendo la via a nord o quella a sud, lungo le oasi di Turpan, Kuqa e Hotan, prima di riunirsi a Kashgar. Le carovane che si addentravano nel deserto sparivano, inghiottite dalle sabbie, e non se ne sapeva più nulla. Una deviazione di questa autostrada ante litteram lasciava la Cina attraverso i monti del Pamir e arrivava fino al Mediterraneo, mentre dal ramo sud partiva la autostrada del Karakorum, diretta verso il nord dell’India. La Via della Seta portò ricchezze a vari insediamenti preislamici e buddhisti, in seguito inghiottiti dal deserto o semplicemente dimenticati.

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IMMAGINI

XI’AN (CHANG’AN) 

Chang’an (che significa “pace eterna”) è stata la capitale sotto 10 dinastie. Al tempo della dinastia Ming, il nome è diventato Xi’an, tuttora in uso. Poco a nord della città, furono creati i tumuli del re Qin Shi Huang della dinastia Qin, che qui costruì il suo mausoleo, vigilato dall’esercito di terracotta. Al tempo della dinastia Tang la città ere 8 volte più vasta della Xian dei Ming. In documenti del 750, si parla di 800 mila – un milione di persone.

Si trova nella provincia del dello Shaanxi.  La città si trova nel mezzo di una pianura alluvionale, formata dagli otto fiumi che scorrono nelle vicinanze. A nord è limitata dal fiume Wei, un fiume lungo 818 km, che è il principale affluente del Fiume Giallo. La sorgente del Wei si trova a 200 km dal Fiume Giallo, ma, a causa dell’enorme ansa che questo fa da Lanzhou. il Wei sfocia nel Fiume Giallo dopo 2000 km di corso di questo.

 

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Le mura con il fiume Wei

 

CC BY-SA 3.0, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2144397

 

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Le fortificazioni

 

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La pagoda della Grande Oca Selvatica

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L’esercito di terracotta sepolto assieme all’imperatore Qin Shi Huang 

 

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L’esercito dei guerrieri di terracotta

Di user:Robin Chen – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=566277

 

LANZHOU

Grande centro industriale e capoluogo del Gansu, Lanzhou è stata a lungo uno snodo centrale tra il cuore della Cina e il nord-ovest. Fu un importante punto di sosta lungo la Via della Seta, nonché l’estremità orientale del bassopiano detto corridoio di Hexi. Il Fiume Giallo ne attraversa il centro: per secoli, Lanzhou fu il principale punto, in cui attraversare il fiume. La costruzione del primo ponte in ferro avvenne solo nel 1907.

Le capitali delle città delle grandi dinastie imperiali, come per esempio Xi’an e Pechino, e le popolose aree settentrionali, consideravano il corridoio di Hexi presso Lanzhou un’importante punto vitale per il commercio e lo scambio con l’Occidente. Una delle eredità della via della Seta è il Tempio Bingling (Mille grotte di Buddha). Su entrambi i lati di questa grande e lunga valle si trovano alte montagne, deserti e altipiani che bloccavano i viaggiatori provenienti da nord e sud. La popolazione beneficiò dagli scambi commerciali dell’area, e furono influenzati da idee e religioni occidentali. Contemporaneamente ai beni materiali infatti, sulle carovane viaggiavano anche le idee, per questo motivo le ideologie occidentali influenzarono ampiamente le Dinastie Cinesi.  

Lanzhou

 

Di Sigismund von Dobschütz – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8001935

LanzhouPonte

Di User:YukioSanjo from it.wikipedia – it.wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31505681

 

 

KASHGAR

Nella parte più occidentale del Xinjiang, la città di Kashgar, sorta lungo la Via della Seta, sta adagiata ai piedi dei monti del Pamir, con il deserto di Taklaman ad est. Punto di incontro delle diramazioni nord e sud della Via della Seta e porta per l’Occidente, fu un tempo un centro di grande importanza.  E’ un luogo storico di incontro di genti lungo la Via della Seta.  La strada del Karakorum lo collega al Pakistan attraverso il passo Khunjerab. Attraverso il passo di Korugart si raggiunge il Kirghizistan. Vi si stabilì una guarnigione cinese già nel 78 d.C., ma la regione subì l’influsso dell’Islam nel IX secolo e Kashgar non tornò a far parte dell’Impero Cinese fino al XVIII  secolo. In seguito, un signore della guerra dell’Asia Centrale, Yakub Beg, si proclamò Khan dello Stato di Kashgar. Alla sua morte, nel 1877, la Cina si annesse la provincia. Oggi Kashgar è un attivo mercato e uno snodo di trasporti, ma, nonstante la rapida modernizzazione, conserva il suo fascino.

La Moschea di Id Kah  è la più grande moschea del Xinjiang e una delle maggiori della Cina. Fu probabilmente fondata nel 1738, probabilmente nel sito di una moschea precedente più piccola. La attuale struttura risale al 1838 e fu  danneggiata durante la Rivoluzione Culturale. All’interno si trovano un padiglione ottagonale e una piscina, oltre a uno spazio con 100 colonne  in grado di ospitare 7000 fedeli.

 

Su entrambi i lati della piazza della moschea, si trova la città vecchia con i suoi bazar.  Questi sono divisi in diverse sezioni destinate ai vari oggetti.  Il prodotto principale della zona è rappresentato dai tappeti.  Ci sono poi i cappelli colorati dell’Asia Centrale.

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Moschea di Id Kah

Di Colegota – Opera propria, CC BY-SA 2.5 es, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=431862

 

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Immagini della città vecchia

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La tomba di Apakh Hoja

CC BY-SA 2.5 es, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=431904

Kashgar si trova presso una oasi del deserto di Taklamakan nel Xinkjiang.

Fondata 2000 anni fa, fu a lungo dominata dalla popolazione nomade dei Xiongnu.  Quando questa fu sconfitta dal generale cinese Ban Chao nel 73 d.C. divenne formalmente parte del Celeste Impero. La città ha vissuto da protagonista gli anni, in cui la via della Seta era il fulcro degli scambi commerciali e culturali tra Europa e Asia, accogliendo un gran numero di bazar e dotandosi di edifici frutto della commistione di vari stili.

 

 

KHIVA (oggi in Uzbekistan)

 

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Minareto Khalta Minor

 

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Islam Khodjia

 

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Mura di Itchan Kala

Khiva è l’antica capitale della Coresmia e del khanato di Khiva (dal 1592) e si trova oggi nella provincia di Khorezm in Uzbekistan. Fu sede di un importante mercato di schiavi.

 

IL TIAN SHAN

 

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Central Tian Shan mountain range with Khan Tengri (6995 m) in the center. Taken on the flight from Urumqi to Bishkek, where Mt. Khan Tengri and Mt. Tomur (Jengish Chokusu / Mt Pobeda) can be seen clearly.

Di Chen Zhao – originally posted to Flickr as 天山山脉西段航拍 / West Tian Shan mountains, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8723906

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Tian Chi

Di Babak Fakhamzadeh from São Paulo, Brazil – Tian Chi, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45264478

Il rilievo è caratterizzato da una combinazione di catene montuose e da una serie di valli e bacini intermedi che si allungano generalmente da est a ovest. La depressione più profonda del Tien Shan orientale è la depressione di Turfan  (o Turpan), regione in cui si trova il punto più basso dell’Asia Centrale (154 metri sotto il livello del mare). Le montagne sono di tipo alpino con pendici impervie e lungo le loro creste si estendono ghiacciai.

TURPAN

 

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La moschea di Emin con il minareto

 

La depressione di Turpan

 

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La depressione di Turfan

Di NASA/USGS (Landsat 7) – http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_533.htmlhttp://earthobservatory.nasa.gov/IOTD/view.php?id=4142, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9525009

Turfan si trova accanto alla antica capitale uigura di Gaochang. La dinastia Qing conquistò questa regione, in larga parte musulmana, negli anni 1750, sconfiggendo in una serie di battaglie gli uiguri e i mongoli, grazie al suo superiore armamento. Il minareto fu innalzato nel 1777 durante il regno dell’imperatore Qing Qianlong (1735 – 1796) e fu terminato l’anno successivi.  Con la sua altezza di 44 metri, è il minareto più alto della Cina.

Il bacino di Turfan è una fossa tettonica che arriva a una profondità di 155 metri, mentre le zone limitrofe del fiume Tarim e del Lop Nur arrivano ad una altezza variabile tra 600 e 900 metri sul livello del mare. Il bacino è intensivamente coltivato ed è famoso per l’uva e  i meloni.La parte settentrionale, più elevata, costituisce una sorta di sentiero naturale, utilizzato dalla Via della Seta.

 

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FERGANA VALLEY

 

fergan

fergana

 

 

ferga

 

 

SAMARCANDA

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Moschea di Bibi Khanym

Di Doron – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2121478

 

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Il mausoleo di Gur Emir, dove è sepolto Tamerlano

BUKHARA

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Mausoleo di Ismail Samany

 

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 Moschea di Poi- Kalyan

TASHKENT

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Moschea Dzhuma

Medrese_Barak_Chan,_Toshkent,_Uzbekistan_11.05.2014

Madrasa Barak Chan

Di THORSTEN – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44489452

Tashkent è la capitale dell’Uzbekistan.

GHAZNI

Ghazni-Minaret

Il Minareto di Ghazni

Von bluuurgh – Eigenes Werk, Gemeinfrei, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=215611

 

ghazni

La città vecchia

Von U.S. Air Force photo by Tech. Sgt. J.T. May III – http://www.defenseimagery.mil/imagery.html#a=search&s=prt&guid=724d0711d31e276dba7686293e9ca6c8ae03e97d VIRIN 100418-F-4473M-141, Gemeinfrei, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10153464

 

 

BAGHDAD 

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Baghdad medioevale

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bag

Fondata nel 762 d.C. dal califfo abbaside Al-Mansur, divenne la capitale religiosa e amministrativa della sua dinastia. Dopo un periodo di estremo splendore, la città iniziò a decadere a metà del IX secolo quando gli Abbasidi iniziarono a indebolirsi; distrutta dai Mongoli nel 1258 e poi da Tamerlano nel 1401, fu conquistata dai Persiani e poi dai Turchi che la resero capoluogo di provincia e le ridiedero grande prestigio.

 

NISIBI (attuale Nusajbin)

 

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TABRIZ

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500px Photo ID: 117838489 - http://whc.unesco.org/en/list/1346

IL BAZAR

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LA MOSCHEA BLU

Tabriz è situata nell’Iran nord-occidentale.

PAMIR

Il Pamir ( definito il “tetto del mondo”) è una regione fisica dell’Asia Centrale, costituita da un altopiano di 100.000 kmq, di altezza compresa tra i 3000 e 4000 metri sul livello del mare. Si trova a sud del Tienshan e a nord del Karakorum, del Kunlun, dell’Hindu Kush. Il suo territorio è diviso tra il Tagikistan, l’Afghanisata, il Kirghizistan, il Pakistan e la Cina.

E’ orlato da catene montuose, la cui vetta più alta è il Kungur (7719 metri), il Muztagata (7495 metri), il picco Ismail Samani (7495 metri) e il picco Ibn Sina (7134 metri).

Il clima è alpino, con estati corte e fresche, e inverni lunghi e rigidi con scarse precipitazioni

Un tempo attraversato dalla Via della Seta, oggi il Pamir possiede le due strade di comunicazione più alte del mondo: la strada del Karakorum (che collega il Pakistan alla Cina) e quella del Pamir che collega il Tagikistan al Kirghizistan.

 

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Pamirhighway

HINDU KUSH

L’Hindu Kush è una catena montuosa dell’Afghanistan e delle Aree Tribali del Pakistan. E’ la propaggine occidentale del Pamir, del Karakorum e della Himalaya, a sud-ovest del Tian Shan.

L’altezza delle montagne del sistema dell’Hindu Kush decresce spostandosi verso ovest, dove variano tra 3500 e 4000 metri. Le vette situate nell’Afghanistan Orientale invece superano i 7000 metri. L’intero sistema si estende in longitudine per poco meno di 1000 km.

 

hindu

Vista dal satellite

Di Jeff Schmaltz, MODIS Land Rapid Response Team at NASA GSFC – NASA’s Earth Observatory, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=844300

 

Golden_Peaks_(Hindu_Kush_Range),_Pakistan

Golden Peaks

Di Akbar Asif22 (Akbar Ali Asif) – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49148100

These majestic peaks are from Hindu Kush Range. Warm light of setting sun has added more beauty to the overall scene. Its a zoomed shot taken from far away.

 

A_lovely_peak_in_Hindu_Kush_Range,_Pakistan

Kalam, Swat Valley, Pakistan. My shot shows a lovely peak in Hindu Kush Mountain Range. These beautiful peaks can be seen from Kalam main bazar in the East. We, a group of 3 friends hiked to Boyun village which lies at a distance of 4km from Kalam main bazar. I took this shot using a zoom lens; lateral sunlight has beautifully highlighted these mountains with a very nice contrast with blue sky.

 

Di Akbar Asif22 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49110673

 

 

 

 

 

Vedere anche:

 

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DENG XIAOPING, IL POLITICO CHE DISSE AI CINESI: “ARRICCHITEVI!”

Deng Xiaoping (nato a Guang’an il 22 agosto 1904, morto il 19 febbraio 1997 a Pechino) ricoprì vari incarichi direttivi nel Partito Comunista Cinese ai tempi di Mao Zedong e divenne leader de facto della Cina dal 1979 al 1992. E’ stato il pioniere della Riforma Economica cinese e l’artefice del “socialismo con caratteristiche cinesi”.  Si trattava di una teoria che mirava a giustificare la transizione dalla economia pianificata alla economia aperta di mercato.

All’inizio degli anni Ottanta, dopo il disastro della Rivoluzione Culturale che voleva tutti uguali, vestiti di grigio e senza aspirazioni individuali, i cinesi volevano uscire in ogni modo da quegli anni bui, aprire attività imprenditoriali private, , conquistare potere di acquisto. Il fenomeno fu battezzato “vendetta consumista”.  Deng Xiaoping accolse quelle aspirazioni “borghesi” e “capitaliste”, annunciando che: “Arricchirsi è glorioso!”. Consumare beni non essenziali diventò una forma di “”vendetta” contro l’oppressione delle Guardie rosse.

“Deng riporta con sé al potere molti dirigenti che come lui hanno sofferto terribili umiliazioni personali durante la Rivoluzione culturale, e in breve tempo si appresta a distruggere non solo gli eccessi più radicali, ma gran parte dell’intera eredità di Mao. 

Nell’economia, nella visione della società, nei valori morali che proclamava (non necessariamente praticandoli), il maoismo è destinato all’annientamento sotto i colpi implacabili di Deng.  Egualitarismo e comunismo contadino, lotta di classe permanente, etica della austerità e della frugalità, autarchia e autosufficienza.  

Deng smantellerà uno dopo l’altro tutti questi principi del maoismo per sostituirli con politiche diametralmente opposte.  L’economia va stimolata attraverso gli incentivi materiali, quindi l’arricchimento personale è legittimo e deve essere incoraggiato. L’arretratezza del paese si deve curare con robuste iniezioni di tecniche e capitali stranieri. L’amministrazione pubblica comincia a essere decentrata per consentire “esperimenti” locali più avanzati verso il capitalismo.  

Deng, però, vuole gestire questa sterzata poderosa senza mettere a repentaglio la stabilità del regime. La sua moderazione ha un limite invalicabile, questo limite è l’unico principio del maoismo che Deng è deciso a salvare: la società civile non deve affrancarsi, il partito unico manterrà il monopolio del potere, che egli presenta come una garanzia nei confronti il ritorno del caos e dell’anarchia. La stabilità è una giustificazione strumentale e perfino aberrante, visto che le convulsioni devastanti dei Cento Fiori, del Grande Balzo e della Rivoluzione culturale  sono tutti avvenuti sotto lo stesso regima comunista. “

da Jonathan Spence 

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Nell’’ottobre 2019, il presidente Xi Jinping ha ispezionato il Guangdong per convincere cittadini e imprese private che l’economia cinese si aprirà ulteriormente al mondo. Il suo viaggio ha ricordato quello realizzato qui da Deng Xiaoping nel 1992. In quell’occasione, il piccolo timoniere aveva promesso alla Cina e al mondo che la politica di riforma e apertura da lui lanciata nel 1978 sarebbe proseguita, malgrado la battuta d’arresto subita con gli eventi di piazza Tiananmen. Deng usò il Guangdong come laboratorio di tutte le misure di sviluppo economico applicate poi al resto della Repubblica Popolare. Per questo, da trent’anni è la provincia che contribuisce di più alla crescita dell’economia cinese. Entro la fine dell’anno, il suo Pil potrebbe superare quello della Spagna e della Russia.

A dicembre, la Repubblica Popolare celebrerà il quarantesimo anniversario dall’inizio di quel cammino, che ha determinato l’impetuosa crescita del paese.

Xi ha detto che, seguendo il percorso promosso da Deng, la Cina potrà compiere “miracoli più grandi”. Eppure, l’attuale presidente non ha ancora introdotto riforme tali da poterlo paragonare al piccolo timoniere, complici il rallentamento della crescita domestica, la guerra commerciale mossa dagli Usa e le resistenze interne al Partito comunista. Inoltre, Pechino non rinuncerà totalmente al controllo dell’economia, come si augurano in Occidente. Malgrado le rassicurazioni alle aziende private, Xi ha più volte ribadito la centralità delle imprese di Stato.

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La grande campagna della Rivoluzione Culturale contro Deng Xiaoping

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Visita al presidente Carter negli USA

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Il compagno Deng Xiaoping nella sua visita a Shenzen nel 1992

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La serie TV dedicata a Deng Xiaoping

GRANDI INNOVAZIONI

LE ZONE ECONOMICHE SPECIALI

L’ istituzione delle prime Zone Economiche Speciali (ZES) in Cina è iniziata a seguito della politica di riforme economiche (la cosiddetta politica della porta aperta) intrapresa nel paese a decorrere dal 1978.

In particolare, nel 1979, vennero create le prime tre ZES nelle municipalità di Shenzhen, Zhuhai e Shantou, tutte site nella provincia meridionale del Guangdong, nel 1980 venne istituita la ZES di Xiamen, nella provincia di Fujian, ed infine nel 1988 venne costituita la ZES dell’intera isola di Hainan divenuta nel contempo provincia.

LEGGE DEL FIGLIO UNICO

Ai tempi di Mao Zedong, la popolazione cinese cresceva di 30 milioni di persone l’anno. Nel 1962 il boom di nascite suscitò preoccupazione e si decise di iniziare una politica di pianificazione familiare nelle città più densamente popolate. Fu nel 1973 che fu lanciata una politica di controllo delle nascite.  La sovrappopolazione era ormai considerata un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione. Nel 1979 il governo di Deng Xiao Ping varò una politica di controllo organico della natalità. Fu approvata la legge del “figlio unico”. A quel tempo, la Cina accoglieva un quarto della popolazione mondiale, pur disponendo solo del 7% del terreno coltivabile. I due terzi della popolazione avevano meno di trenta anni.

PIAZZA TIANANMEN

Le proteste sono cominciate nell’aprile del 1989 dopo la morte del leader comunista Hu Yahobang. Durante il suo mandato, Hu ha cercato di orientare il paese verso un sistema politico più aperto e verso una economia più orientata al mercato. Gli studenti si riuniscono in piazza Tienanmen, luogo simbolo che ospita la tomba di Mao Zedong, e hanno presentato un lungo elenco di richieste.

Il 26 aprile il People’s  Daily pubblica un articolo, in cui definisce la manifestazione “disordini” e accusa gli studenti di lavorare contro il Partito Comunista.

Il 13 maggio la folla a piazza Tiananmen era cresciuta fino a 300 mila persone.

Il 19 maggio il segretario generale del partito Zhao Ziyang  – che ha sostenuto i negoziati con gli studenti è apparso sul luogo della protesta e ha chiesto loro un  compromesso, ma il tentativo è fallito. Poco dopo, il premier Li Peng, rivale di Zhao, ha proclamato la legge marziale.
Il partito comunista ha deciso di agire. Il 2 giugno, alti funzionari del partito hanno imposto la legge marziale con lo scopo “di riportare l’ordine nella capitale”.  Circa 250 mila soldati hanno iniziato a mobilitarsi il giorno successivo con l’ordine di entrare nella piazza all’una di notte del 4 giugno e liberarla entro le 6 del mattino. Il soldati hanno avuto il permesso “di agire per autodifesa e usare ogni mezzo per eliminare gli impedimenti”, secondo lo storico di Tiananmen Wu Renhua.

I manifestanti hanno opposto resistenza, quando le truppe sono entrate per la prima volta nella piazza. Dopo una notte di spargimento di sangue, il Partito Comunista ha dichiarato che 241 persone sono rimaste uccise e 7000 sono state ferite. Da allora sono circolate molte cifre. Telegrammi diplomatici segreti del Regno Unito parlano di diecimila morti.

Dopo avere liberato la piazza il 5 giugno, i carri armati hanno continuato a percorrere le vie di Pechino, sparando a chi cercava di sbarrare loro la strada.

Il leader cinese Deng Xiaoping è apparso per la prima volta dopo la repressione il 9 giugno, lodando l’esercito per il lavoro svolto negli ultimi giorni ed etichettando i manifestanti come controrivoluzionari che volevano abbattere il comunismo.

migliaia

Decine di migliaia di studenti e cittadini si sono riuniti davanti al monumento dei Martiri a piazza Tiananmen il 21 aprile.

tienanmen

Un camion cerca di farsi largo tra la folla.

great hall

Gli studenti organizzano un sit-in davanti alla Great Hall of People il 18 aprile. Uno studente legge un lungo elenco di rivendicazioni.

elicotteri

Gli elicotteri volteggiano sulla piazza, mentre gli studenti agitano i pugni.

studenti

Il 20 maggio gli studenti dell’Università di Pechino si riuniscono a piazza Tianmen.

blocco convoglio

Un convoglio dell’Esercito, diretto a piazza Tienanmen, viene bloccato e torna indietro.

obiettivi

Uno studente dell’Università di Pechino legge un lungo elenco di obiettivi della occupazione ai soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione.

elicottero dopo legge marziale

Un elicottero passa sopra piazza Tienanmen il 20 maggio, dopo la proclamazione della legge marziale.

formazione

Le truppe dell’esercito dal quartier generale del partito corrono in formazione in una ostentazione di forza.

camion

Un camion porta i soldati verso il Chang’an Boulevard.

carri armati in piazza 4 giugno

I carri armati entrano nella piazza il 4 giugno.

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I carri armati bloccano un cavalcavia sulla Chang’an Avenue che porta a piazza Tiananmen.

davanti

Un giovane si è messo davanti a un carro per fermarlo.

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I soldati sparano sulla folla.

curiosi

Alcuni curiosi osservano i carri armati che occupano la piazza il 7 giugno.

ciclisti

Alcuni ciclisti passano accanto a un carro armato.

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CONFUCIO (Kongzi 孔子), IL SAGGIO CHE RIFORMO’ LA CINA

 

 

 

 

 

 

[Kongzi, “il maestro Kong”, nacque 2500 anni fa in una Cina frammentata, dove numerosi regni guerreggiavano tra di loro.  Lui si propose di restaurare l’ordine, prendendo come modello antichi sovrani ed educando gli uomini a praticare la virtù.

 

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“La disgregazione dell’ordine arcaico nel periodo delle Primavere ed Autunni ed il lento e graduale affermarsi di un nuovo ordine nel periodo degli Stati Combattenti si accompagnarono ad una profonda crisi ideologica. All’inizio si cercò di giustificare gli sconvolgimenti politici e sociali in base alle antiche istituzioni ed agli antichi valori, ma tale espediente non poté durare a lungo, perché si era fatto ormai troppo grande il divario tra la realtà e le norme, di cui avrebbe dovuto essere espressione. Inoltre, quelle norme affondavano le proprie radici in un complesso di credenze e di tradizioni, il cui autentico significato sfuggiva in gran parte ai Cinesi dell’epoca. Nel periodo degli Stati Combattenti, si fece più  pressante quindi l’esigenza di ristabilire un comune sistema di valori e di rifondare un ordine universalmente accettato in un modo in cui dominavano la forza, la astuzia e la sete di ricchezza.

Un fenomeno caratteristico di quegli anni fu lo sviluppo di varie scuole di pensiero. Maestri di morale e teorici della politica si recavano da una corte all’altra per prestare la loro opera di consiglieri e di precettori. I più famosi avevano gruppi di discepoli al loro seguito. I capi di Stato li ospitavano e cercavano di sfruttare al massimo il loro insegnamento, nel tentativo di individuare gli strumenti più idonei al governo dei propri sudditi e le tecniche più efficaci per fiaccare e annientare i loro avversari. Era una epoca di ricerche e di esperimenti, perché il vecchio mondo era crollato e si cercava in modo più o meno consapevole di costruirne uno nuovo.

Il primo di questi maestri, di cui ci sia giunto il nome è Confucio (Kong fuzi o maestro Kong: i gesuiti latinizzarono tale espressione in Confucius, da cui deriva il nome italiano). Egli nacque nel 551 a.C. nella città di Qufu nel piccolo principato di Lu (nell’odierna provincia dello Shandong). Suo padre, secondo la leggenda lontano discendente del re della dinastia Shang (sconfitta dagli Zhou nel 1041 a.C.) morì nel 448 a.C. Benché le sue origini fossero aristocratiche, il suo status sociale era ormai decaduto e sembra che, in gioventù sia stato costretto a svolgere lavori umili. Come molti altri piccoli gentiluomini, appartenenti a rami collaterali dei lignaggi aristocratici, egli poté però studiare le “sei arti” (liuyi: i riti, la musica, il tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia, la matematica) che costituivano il fondamento della educazione nobiliare.

A partire dal 501, Confucio ricoprì una serie di cariche nel principato di Lu; tra l’altro, sembra sia riuscito a sventare una macchinazione contro il suo signore, il duca Ding, messa in opera dal signore di Qi. Nel496 lasciò tuttavia la corte di Lu a causa di alcuni contrasti sorti con il duca Ding (questi avrebbe trascurato i doveri del governo per godersi i doni ricevuti dal duca Qi), e diede inizio auna serie di peregrinazioni che lo avrebbero portato in molti Stati cinesi; i suoi consigli e il suo insegnamento non riuscirono però in alcun modo ad influire sugli avvenimenti e sulla politica dei vari signori. Nel 483 a.C. Confucio ritornò al suo paese natale, dove si dedicò all’insegnamento privato. In questo periodo si sarebbe occupato della revisione degli antichi testi, dalla quale sarebbero derivati i  Classici confuciani. La sua scuola crebbe in rinomanza e aumentò progressivamente il numero di discepoli. Morì nel 479 a.C.

 

Nonostante la eccezionale importanza avuta dalla dottrina confuciana nella storia cinese, la ricostruzione del pensiero originario del Maestro  appare quanto mai ardua. La fonte principale, e anche la più attendibile, è costituita da Lunyu (Dialoghi),  opera in venti libri che, pur presentando aggiunte posteriori, sembra risalire per la maggior parte ai suoi immediati discepoli. Tale opera è però, per la sua stessa natura, estremamente frammentaria (registra una serie di conversazioni tenute da Confucio con principi e discepoli). Il discorso è polverizzato in una serie di aneddoti e aforismi e tocca gli argomenti più vari, senza nessuna sistematicità. Non sempre, inoltre, i numerosi commentari redatti nel corso dei secoli contribuiscono a illustrarne l’autentico significato.  Nelle interpretazioni successive, pesa la evoluzione subita dal Confucianesimo, che avrebbe finito per allontanarsi in maniera sensibile dal pensiero originario di Confucio.

 

Un fatto comunque è certo: il pensiero di Confucio si colloca in una fase di transizione. In esso si può ancora rilevare un aspetto che tende al recupero delle antiche istituzioni e degli antichi valori ai fini della rifondazione di un ordine universale.  Nello stesso tempo, però, proprio nel  corso di questo tentativo di recupero, si definiscono alcuni valori nuovi, che ci appaiono come diretta espressione dei mutamenti caratteristici del periodo.

Confucio non intendeva presentarsi come l’iniziatore di un nuovo movimento filosofico o religioso: “Io trasmetto e non creo, credo negli Antichi e li amo”. In questa frase, che è senza dubbio tra le più note del Maestro, è contenuto il nucleo fondamentale del suo insegnamento.  Chi erano gli Antichi? La soluzione di questo problema ci può aiutare a capire  in che modo Confucio si considerava legato alla tradizione, vale a dire quale fosse il contenuto di quella  che potremmo definire come la sua volontà “soggettiva” di conservazione. Per Confucio, gli Antichi rappresentavano lo specchio , in cui il presernte avrebbe dovuto riflettersi per conservare il dao.  Il dao (letteralmente “via”) costituiva il principio basilare dell’universo: conformarsi al dao voleva dire rispettare rispettare le regole fondamentali inerenti al processo naturale della esistenza, sia degli uomini che delle cose.]

Da “Storia della Cina” di Sabattini e Santangelo

 

Confucio si limitò a recuperare e riordinare il patrimonio delle antiche religioni cinesi, in particolare l’universismo.  Questa dottrina riteneva che l’armonia del cosmo derivasse da due forze contrapposte e complementari: lo yang, forza maschile, positiva, calda, e lo ying, forza femminile, negativa, fredda. Confucio  propose queste credenze come un sistema di regole morali, che, consentendo di armonizzare gli individui con se stessi e con il cosmo ponessero rimedio alla decadenza politica e religiosa della Cina del suo tempo.

Per ristabilire quella armonia quella armonia, egli propose il ritorno ai valori tradizionali e al culto degli antenati. Egli riteneva che il buon governo potesse realizzarsi solo rafforzando la vita familiare. Lo Stato venne da lui concepito come una grande famiglia, in cui i riti, il rispetto delle gerarchie, lo studio dei classici, le esperienze degli antichi assicuravano la concordia dei cittadini sotto la guida dell’imperatore. L’imperatore doveva egli stesso esercitare le virtù e vigilare sulla purezza della sacra dottrina. Come premio della sua condotta virtuosa, riceveva le cinque specie di felicità e le irradiava sui sudditi: lunga vita, ricchezza, salute e contentezza, amore per la virtù e una fine beata.

Per avere una convivenza sociale armonica, Confucio diede grande importanza al retto comportamento, individuandone i principi nel rispetto, nella venerazione per i genitori, per gli anziani e per gli antenati (a cui si devono offrire sacrifici), per i principi e per l’Imperatore, che rappresenta il Cielo. A seconda delle scelte morali che operano, gli uomini possono essere individui comuni, saggi o nobili. I saggi e i nobili che possiedono autocontrollo, umanità e bontà, seguono il retto comportamento, armonizzando la propria vita con l’ordine generale e conformandosi alle regole del vivere sociale.

Le antiche credenze religiose, a cui Confucio si richiamava, affermavano l’esistenza di numerose divinità organizzate gerarchicamente. Ai vertici, il Dio del Cielo, maestoso, onnipotente, onnipresente, e il Dio della Terra. Inoltre, agli imperatori era tributato il culto divino, in quanto si riteneva che fossero figli del Cielo. Anche a Confucio, dopo la sua morte, furono tributati onori divini.

Il numero degli dei e degli spiriti è infinito. Vi sono infatti dei associati a determinati palazzi o località, porte e mura della capitale. Nei boschi, sui monti e nelle acque esistono poi esseri  considerati demoniaci, da cui l’uomo deve guardarsi. Per tenerli lontani, gli ingressi delle case sono protetti dai “muri degli spiriti”.

Tra gli animali, l’unicorno, la fenice, la tartaruga e il drago sono considerati esseri potenti. Il drago, a differenza di quasi tutte le mitologie occidentali, è considerato benefico, poiché si pensa che porti la pioggia. La rana è considerata un portafortuna e i contadini venerano anche molti alberi come dimora degli spiriti.

L’adorazione del Dio del Cielo è considerata la pratica più importante e a lui sono dedicati molti templi, di cui quello principale si trova a Pechino. Anche a Confucio sono dedicati molti templi nelle varie città Fino al 1912 i cinesi erano tenuti a tributare all’Imperatore un culto divino. In ogni casa, poi, c’era il tempietto domestico per la venerazione degli antenati.

Per la sua concezione favorevole alla autorità e contraria a ogni cambiamento e innovazione sociale, il  Confucianesimo fu adottato come dottrina ufficiale dello stato dell’Impero cinese. Fu invece rifiutato, all’inizio del XX secolo, dai movimenti che lottavano per il rinnovamento culturale e sociale della Cina. La figura di Confucio continua a godere ancora oggi di grandissima venerazione.

 

TEMPLI DI CONFUCIO

 

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Temple of Confucius at Beijing is the second largest Confucian Temple in China. Translation inscription "Big Xu Gate",under monument translation-"Statue of Confucius, the great Chinese philosopher "

Tempio di Confucio a Pechino

 

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Tempio di Confucio a Qufu

 

 

 

 

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PARTNERSHIP STRATEGICA TRA CINA E UE ATTRAVERSO LA NUOVA VIA DELLA SETA

La Bundesbank acquisterà yuan. La banca centrale tedesca ha deciso di inserire la valuta cinese tra le sue riserve valutarie. La novità segue un’analoga decisione presa l’anno scorso dalla BCE  che ha investito a giugno 500 milioni di euro, sottraendoli agli asset in dollari. La notizia ha fatto apprezzare la valuta di Pechino, che ha segnato, verso il dollaro, il massimo da due anni. D’altra parte, il renminbi è ora incluso negliSdr (i Diritti speciali di prelievo del FMI). Secondo le stime della Banca centrale tedesca, il valore del renminbi non dà agli esportatori cinesi un vantaggio competitivo. Non manca tuttavia la cautela per una moneta che non è ancora totalmente convertibile.

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Il premier cinese Li Keqiang è arrivato mercoledì 1 giugno 2017 in visita a Berlino, pe poi proseguire alla volta di Bruxelles per il consueto summit annuale Cina – Unione Europea. Li punta ad una partnership strategica tra Cina ed Unione Europea ed il terreno sembra favorevole, visto il senso di profonda frustrazione suscitato da Donald Trump. Nei giorni scorsi la  cancelliera Angela Merkel non ha nascosto il suo disappunto per le posizioni di Trump, contrarie al libero scambio e agli accordi sul clima di Parigi.  Nel corso di questo diciannovesimo meeting Cina – Ue Li Keqiang incontrerà Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione.

 

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Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

 

LA VIA DELLA SETA OGGI

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L’evocazione degli itinerari storici della Via della Seta che hanno collegato l’Occidente e l’Oriente fino dai tempi dell’Impero Romano è l’espediente retorico usato dalla Cina moderna per lanciare ed abbellire la sua strategia eurasiatica di integrazione commerciale, tecnologica, finanziaria e culturale. Tale strategia è sostenuta da un ricco fondo destinato a finanziare investimenti all’estero e che si muoverà in sintonia con la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali di recente istituzione.

La strategia cinese one belt, one road è un programma complesso e ambizioso – articolato tanto su un itinerario terrestre, la Silk Road, quanto su uno marittimo, la Maritime Silk Road – che riunisce obiettivi di politica interna (aiutare lo sviluppo di aree arretrate, soprattutto, della Cina occidentale, attraversata dalla Via della Seta terrestre) con obiettivi di politica estera, via terra, (rafforzare i legami con i paesi dell’Asia centrale tradizionalmente legati alla Russia)  e via mare (rafforzare i legami dei paesi dell’Asia del Sudest fino all’Australia).

La Via della Seta primeggia quanto a importanza politica, ma è la Rotta della Seta primeggia per importanza commerciale. Secondo stime tedesche,  tutte le merci che passano via terra valgono quanto il carico di tre navi che seguono la via marittima in meno di una settimana. Sulla mappa delle autorità cinesi appaiono solo sei “stazioni” europee, tra cui Atene, Mosca, Duisburg, Rotterdam e Venezia.

La One Belt, One Road, proposta dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, è frutto della volontà di stabilire collegamenti strategici più solidi e formare una grande Eurasia: l’iniziativa infatti coinvolgerebbe 4,4 miliardi di persone (pari a circa il 66% della popolazione globale), distribuiti in 60 paesi, quali Cina, Russia, India, Iran ed Europa,  con un Pil totale di 21 trilioni di dollari (fonte Mc Kinsey).  Lo sviluppo del percorso avverrà secondo due traiettorie: la prima, marittima, attraverso le vie oceanichee (21th  Century Marittime Silk Road) , passando per le coste orientali del continente africano; la seconda, la Silk Road Economic Belt, collegherà via terra le città cinesi fino ad arrivare a Rotterdam. Il progetto è di grande portata e consentirebbe non solo un rafforzamento politico, ma anche una spinta per gli investimenti nelle costruzioni  e la creazione di posti di lavoro.

Lo stanziamento di fondi di circa un trilione di dollari per la One Belt, One Road (il collegamento via terra) ha interessati in primo luogo i paesi dell’Asia Centrale, i quali, a causa delle tensioni politiche con i paesi vicini, non sono ancora sviluppati e competitivi per quanto riguarda le connessioni  commerciali. Uno tra questi è il Kazakistan, che ha investito nella costruzione di strade, porti e centri commerciali.  Conseguentemente, l’indice azionaro Kase (Kazakistan Stock Exchange) è cresciuto più del 60% negli ultimi 12 mesi.

 

 

 

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I RAPPORTI CINA _ USA. LA VISITA DI XI JINPING NEGLI STATI UNITI E LA VISITA DI TRUMP IN CINA.

Il surplus commerciale cinese con gli USA ha raggiunto un nuovo record nel 2017: 275,8 miliardi di dollari, contro i 250,7 miliardi dl 2016 e 260,7 miliardi del 2015.

I due colossi dell’economia mondiale hanno raggiunto un’intesa che sembra scongiurare il conflitto innescato dalla decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni. Washington e Pechino hanno concordato di “prendere misure efficaci per ridurre in modo sostanziale il deficit degli Usa nel commercio di merci” con la Cina, in particolare per quanto riguarda i prodotti agricoli ed energetici. Lo rende noto un comunicato congiunto diffuso dalla Casa Bianca dopo le “consultazioni costruttive” svoltesi nella capitale americana. Le autorità cinesi si sono impegnate inoltre ad apportare “rilevanti modifiche alle leggi e regolamenti” per la protezione della proprietà intellettuale, compresa la legge sui brevetti.

AI CONFINI TRA CINA E COREA

Cina e Corea del Nord condividono 1.416 chilometri di confine comune. È un confine blindatissimo, ma ciononostante poroso. Da qui passano quei beni cinesi, come il petrolio, che nonostante le sanzioni internazionali tengono in vita il regime di Kim Jong-un. In senso contrario viaggiano le residue esportazioni di Pyongyang e, ogni tanto, soldati che sconfinano creando il panico nei villaggi cinesi di frontiera.  È proprio qui che, temendo il peggio, cioè una guerra che provocherebbe un disastro umanitario, la Cina starebbe allestendo dei campi profughi, almeno cinque secondo le fonti. Il primo a darne notizia, tra i media occidentali, è stato il Financial Times.

 

COLLABORAZIONE PER FERMARE IL PAZZO?

L’ultimo test missilistico di Kim Jong-un  (29 novembre 2017) ha scavato un solco ancora più profondo tra la Cina e la Corea del Nord. Xi Jinping non tollera più quelle considera vere e proprie provocazioni da parte del regime nordcoreano, e, pur escludendo ad ogni costo la soluzione militare da parte degli Stati Uniti e dei partner asiatici Usa, sta rendendo la vita difficile al regime di Pyongyang. Chiuso il traffico aereo tra Pechino e la capitale nordcoreana, interrotto il ponte dell’Amicizia che collega la Cina e la Corea del Nord, applicate in toto le sanzioni Onu e applicate dure restrizioni al commercio tra i due Paesi, il governo di Xi Jinping ha di fatto lasciato intendere al mondo che in realtà questo vicino nordcoreano era solo una scomoda necessità storica più che un vero e proprio alleato. E adesso, con quest’ultimo test del missile intercontinentale Hwasong-15, la situazione si è fatta tutt’altro che semplice fra Pechino e Pyongyang.

Subito dopo il lancio del missile, Donald Trump ha telefonato a Xi Jinping per chiedere di fare il possibile per piegare Kim Jong-un a più miti consigli. Ma non c’è stata soltanto una chiacchierata telefonica tra i due leader. Ci sono stati altri colloqui, in altre sedi, sempre fra Cina e Stati Uniti, che fanno credere che qualcosa stavolta è cambiato. Alla National Defense University di Washington, quasi in totale anonimato, c’è stato un incontro fra due gruppi di militari cinesi e americani incentrato sulla gestione di una crisi fra le due forze armate. Il Pentagono ha subito voluto sottolineare che questo meeting era già programmato e che non aveva alcun riferimento alla Corea del Nord, ma è chiaro che, anche qualora fosse stato programmato in passato, giunge in un momento molto opportuno.

 

MEDIAZIONE CINESE  TRA USA E NORDCOREA

Xi Jinping ha preso l’iniziativa di mandare un inviato speciale in Corea del Nord. A detta dell’agenzia di stampa Xinhua, scopo ufficiale della visita del delegato cinese, il noto diplomatico Song Tao, sarà quello di informare il regime di Pyongyang sugli esiti del diciannovesimo Congresso del Partito comunista cinese e di visitare il Paese. Non viene specificata la durata del viaggio di Song Tao in Corea del Nord, ma si suppone che abbia la sua scadenza naturale nel momento in cui Kim e il suo governo avranno avuto piena visione dei piani di Xi Jinping per risolvere la crisi. Il governo di Pechino persevera nella volontà di giungere a un accordo che preveda il cosiddetto “doppio stop” da parte Usa e da parte nordcoreana, e dunque la fine delle provocazioni militari di Kim e delle esercitazioni anche congiunte delle forze americane: ipotesi che per ora dal Pentagono sembrano bocciare. Il viaggio del delegato di Pechino arriva dopo due anni dall’ultimo viaggio ufficiale di un funzionario cinese nel Paese di Kim. A ottobre del 2015, Liu Yunshan, membro del Politburo cinese, visitò Pyongyang e incontrò il dittatore nordcoreano, ma, al netto di un invito al dialogo da parte di Xi, non ci furono impulsi verso la via della pacificazione. Questa volta le cose sembrano essere diverse: la Cina non ha più intenzione di mettere a repentaglio la stabilità del Pacifico e dei propri mercati per colpa di Kim Jong-un, specialmente se va a discapito dei suoi commerci con la Corea del Sud e gli Stati Uniti. La posta in gioco è troppo alta per permettersi un vicino così scomodo.

IL TOUR DI NOVE GIORNI DI TRUMP IN ASIA

 

La Casa Bianca enfatizza i risultati di questo vertice: le imprese americane, da Qualcomm alla Boeing, da Goldman Sachs a Caterpillar annunciano intese che valgono 250 miliardi di dollari.  Ma i detrattori di Trump ricordano che sono accordi da spalmare in un decennio almeno e che molti erano in gestazione da tempo e altri sono solo memorandum preparatori. Sinopec, azienda statale cinese dell’energia, promette di investire 43 miliardi in Alaska per sviluppare un gasdotto: il governatore dello Stato sostiene che saranno creati 12 mila posti di lavoro americani. Boeing incassa l’ordine per 300 aerei, un affare da 37 miliardi di dollari. Il segretario di stato Rex Tillerson ammette che sono numeri ancora molto piccoli comparati con lo squilibrio commerciale.

 

Xi  ha detto che la cooperazione tra le due superpotenze è l’unica scelta praticabile. Ha osservato che «le differenze ci sono ma bisogna lavorare insieme e questo vertice storico ha indicato la direzione». Trump torna sulla Nord Corea, tema centrale della sua missione in Asia: definisce il regime di Kim «assassino», dice ancora che Xi è di grande aiuto e assicura che «possiamo liberare il mondo dalla minaccia nucleare nordcoreana». E’ un fatto che il leader cinese non ha mai voluto incontrare il Maresciallo di Pyongyang, lo disprezza e sta stringendo le sanzioni.

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I principali obiettivi che il presidente americano si pone, sono due. In primo luogo, vuole ridurre «l’enorme» disavanzo commerciale nei confronti di Pechino, che nel 2016 ha venduto a Washington 347 miliardi di dollari di merci in più rispetto a quante ne ha acquistate. Per riequilibrare la bilancia e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro sono arrivati in Cina anche i dirigenti di circa 40 multinazionali americane, tra cui Goldman Sachs e Boeing. In particolare, si attende la nascita di un fondo congiunto da cinque miliardi di dollari tra il fondo sovrano cinese, la China Investment Corporation, e il colosso bancario americano per portare investimenti nel manifatturiero Usa.

Il secondo obiettivo riguarda un maggiore impegno della Cina per contenere le ambizioni nucleari della Corea del Nord. Il tema è delicato: Pechino ha meno influenza di quanto si pensi sul dittatore Kim Jong-un. Se evitare una crisi regionale è nei suoi interessi, non può neanche permettersi che il regime crolli. Per questo ha applicato le sanzioni stabilite dall’Onu a metà agosto, ma si è rifiutata di porre fine alle esportazioni di petrolio a Pyongyang, ribadendo che non approverà sanzioni aggiuntive oltre a quelle decise dalle Nazioni Unite.

In cambio di accordi economici e qualche promessa sulla Corea del Nord, Xi spingerà Trump a firmare una dichiarazione amichevole comune sulla cooperazione tra i due Paesi e ribadire il principio dell’unica Cina e della coesistenza pacifica nel Mar cinese meridionale. Inoltre, chiederà a Washington di autorizzare una maggiore collaborazione tra i due Paesi in diversi settori (aviazione, aerospaziale, ingegneria, hi-tech) che permettano alla Cina di acquisire nuova tecnologia.

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Sono stati firmati accordi per 250 miliardi di dollari, molti dei quali però non vincolanti. Essi rischiano però di restare uno specchietto per le allodole e di non riequilibrare lo sbilancio commerciale.

 


Domenica 5 novembre 2017 Donald Trump è atterrato in Giappone, prima tappa del suo viaggio di nove giorni in Asia.

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Trump con Shinzo Abe

Durante una visita di tre giorni in Cina, Trump cercherà  di persuadere il presidente Xi Jinping a usare la propria influenza sulla Corea del Nord per cambiare il regime belligerante di Kim e allontanare Pyongyang dalle sue continue minacce militari. La Cina, argomenterà, è il fornitore cruciale di beni alimentari, combustibile e finanziamenti della Corea del Nord ed è l’unico Paese che può costringere Kim a cambiare corso. Trump si offrirà nuovamente di migliorare le relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina in cambio della sua collaborazione, e avviserà che la Cina rischierebbe più degli Stati Uniti se dovesse esplodere il conflitto nella Penisola coreana.

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Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha annunciato il 12 maggio 2017 un piano che rappresenterà “un nuovo apice” nei rapporti bilaterali. Chi temeva una guerra commerciale con la Cina è stato smentito. Una cosa sono le sparate di un candidato in campagna elettorale, ma le decisioni di un Presidente sono una cosa molto diversa.

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Il 6 aprile 2017 Xi Jinping è arrivato in Florida per l’incontro con il suo omologo Donald Trump. Xi si dice pronto a intensificare i rapporti con gli Stati Uniti su nuove basi. L’incontro ha avuto luogo nella favolosa dimora di Trump a Mar-a-Lago. Il presidente americano ha accettato l’invito a visitare la Cina. Oltre ai rapporti commerciali tra i due paesi, è sul tavolo lo spinoso problema dell’aggressività della Corea del Nord e del suo armamento nucleare. Trump ha informato Xi dell’attacco lanciato nella notte contro una base siriana: gli Usa mostrano i muscoli!

Xi, al termine dell’incontro, ha detto che esso si è rivelato positivo.  I due presidenti si sono impegnati a sviluppare una cooperazione che porti reciproci vantaggi e a gestire le differenze sulla base del rispetto reciproco. E’ stata altresì una occasione per approfondire la loro reciproca conoscenza e cementare una relazione basata sulla fiducia. Cina e Stati Uniti sono l’uno per l’altro il principale partner commerciale. La cooperazione economica e commerciale offre ampie prospettive: una opportunità che i due paesi sapranno cogliere.Una parte importante delle relazioni tra i due paesi è costituita dai rapporti militari, che richiedono fiducia reciproca: Xi ha auspicato scambi militari a vari livelli e consultazioni tra i ministri della Difesa.

 

 

 

Il presidente Xi Jinping accolto dal segretario di stato Rex Tillerson al suo arrivo all’aeroporto di Palm Beach in Florida

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una passeggiata insieme a Mar-a-Lago

 

IMMAGINI DI MAR-A-LAGO

Il patio

Salone

 

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THE WARLORDS 2007 ( TAU MING CHONG) – AI TEMPI DELLA CORROTTA DINASTIA QING

L’azione si svolge in Cina nel 1860. La sofferenza della popolazione, sotto il governo della corrotta dinastia Qing, pose le basi per la ribellione di Taiping.  70 milioni di persone morirono di fame o in battaglia.

Il film inizia con un selvaggio combattimento tra i lealisti e i ribelli e poi ci mostra un campo  di battaglia coperto di morti. Un ferito riprende i sensi, si fa largo in mezzo alla montagna di cadaveri e si allontana. E’ Pang Qing  Yun, il generale, l’unico sopravvissuto: tutti i suoi uomini sono morti!  “Disse che da allora era un uomo morto! Disse anche che, in quei tempi, la morte giungeva facilmente, ma vivere era duro.”

Cammina in mezzo alla gente, poi resta solo con una donna. Stramazza per terra sopraffatto dalla fame. La donna lo soccorre e gli dà da mangiare. Dice che tutti i suoi uomini sono morti e lui solo è sopravvissuto, fingendosi morto. Più di 1600 uomini, dopo tre giorni e tre notti di combattimento, sono morti.  L’esercito di He Kui era inumano! I suoi fratelli furono sgozzati uno dopo l’altro dai nemici, mentre gli uomini di He Kui assistevano senza intervenire. Passò la notte con la donna in una casa deserta. La zuppa e la donna lo riportarono alla vita! Apprenderemo poi che la donna è Lian, la moglie di Er-Hu. Era sola perché era fuggita dal suo villaggio.

 Si risveglia solo e esce nel villaggio, dove va a vendere la sua spada e il suo mantello di generale. Arriva un gruppo di cavalieri. Il loro capo ordina che ognuno mangi il proprio cibo, prima di proseguire il viaggio. Il capo guarda gli stivali dell’uomo e cerca di colpirlo con la spada per rubarglieli. L’uomo scansa il colpo e riesce ad immobilizzare il suo aggressore. Questo riconosce che l’uomo sa combattere e si offre di presentarlo al suo “grande fratello”.

I cavalieri sono seguiti da un grande gruppo di uomini armati di picche. Sono abitanti del villaggio vicino, diventati briganti. Sono guidati da due uomini: Er’hu e Wu-Jiang.  Si sta preparando una imboscata ai soldati che trasportano viveri. Bisogna rubare o morire di fame. Qingyun si offre di aiutarli, ma i due uomini non si fidano:

Il convoglio dei soldati deve passare in una stretta gola. Il gruppo dei banditi a cavallo sbarra loro improvvisamente la strada. Intanto gli uomini appiedati si sono appostati alla sommità, dai due lati della gola. Vengono lanciate reti per intrappolare i soldati. Poi gli uomini appiedati si lanciano sui soldati. Segue un furioso combattimento. Qingyun, il generale osserva dall’alto,. Quando vede il capo dei banditi in difficoltà si lancia nella gola e gli salva la vita. Poi, facendosi scudo con un soldato, si lancia contro il capo del distaccamento dei soldati e lo uccide. A questo punto i soldati si arrendono e i banditi sono liberi di rubare i viveri che questi trasportavano.

Il gruppo dei banditi raggiunge il loro villaggio.  Il loro capo (“Brother Jiang”, cioè Wu-Jiang) indossa gli stivali che il  generale gli ha dato. Al villaggio questi rivede la donna che lo ha soccorso, ma questa si copre il viso e va incontro a Wu-Jiang, uno dei cavalieri. Si appartano e fanno l’amore: evidentemente sono marito e moglie! Il  generale ripensa all’incontro. Lei aveva detto di venire da Yangzhou. Là c’è l’abitudine di addestrare le donne come cortigiane e poi venderle. Lei, a quindici anni, quando stava per essere venduta, fu rapita da Wu-Jiang. Poi lui uccise alcuni uomini e divenne un bandito.

C’è grande festa al villaggio, dato che ci sono viveri in abbondanza.Brother Jiang si siede insieme a lui e gli chiede come mai ha disertato. Il generale dice che le sue truppe e le truppe Kui  avevano pianificato di allearsi contro il nemico. Ma i Kui tradirono e le sue truppe furono sopraffatte dal numero e tutti i suoi fratelli furono uccisi. Jiang dice che l’amore tra fratelli è molto importante, perché senza quello è difficile sopravvivere.

La moglie porta il pranzo a Wu-Jiang e gli chiede se le nuove reclute resteranno. Lui risponde che nessuno se ne va se c’è cibo, eccetto Pang, che è diverso da loro e non si sa se resterà. Lui le regala una croce che ha rubato a un morto. Ritornando a casa, vede in lontananza Pang e fugge e si nasconde. Lui la raggiunge. Le chiede se è successo veramente qualcosa quella notte tra loro o se ha solo sognato. Se era fuggita, perché è tornata?  Lei  dice che è fuggita molte volte, ma è tornata. Lui le dice che  deve decidere della sua vita.

In quel momento risuona un forte nitrito di cavalli. Sono i soldati che vogliono riprendersi i viveri rubati. Il villaggio è messo a ferro e fuoco. Recuperati i viveri, i soldati se ne vanno. La gente è disperata, perché rischia la fame. I banditi rimpiangono di non avere armi, per potere reagire. Pang suggerisce di entrare nell’esercito, ricevendo in cambio una paga per nutrire le famiglie. Il potente esercito Kui li rifiuterebbe, ma l’armata di Lord Chen è alla disperata ricerca di uomini. Vuole rafforzarsi per competere con l’esercito Kui e li accoglierebbe. Pang dice a Er-Hu di cogliere questa opportunità: solo così gli eventi appena verificatisi non si ripeteranno!|La proposta viene accolta, anche se Shi rinfaccia a Pang di avere abbandonato precedentemente l’esercito Ching. Ma nessuno lo ascolta. Uccidono tre prigionieri legati per fare un giuramento di sangue. Pang dice  di pensari bene, perché non sarà possibile tornare indietro.

“Noi, Pang Qing-Yun, Zhao Er’hu e Jiang Wu-Jang facciamo un giuramento di sangue! Coloro che ci fanno del male meritano la morte. Chi tradisce un fratello merita la morte. Il cielo e la terra siano testimoni”. Tutti gli uomini validi si mettono in marcia, tranne Shi e i suoi uomini che non vogliono collaborare con l’esercito Ching.

Il gruppo percorre un lungo tragitto per raggiungere l’esercito. Pang, con i suoi due “fratelli” si presenta ai comandanti. Uno dice: “L’intero battaglione di Pang perì nella battaglia contro i ribelli Taiping in Hechuan. Voi siete sparito per due mesi. Come osate riapparire ora?” Pang risponde: ” Lord Jiang mandò l’esercito Kui ad aiutarci nella battaglia di Hechuan, ma lasciarono che ce la cavassimo da soli. Tutti i miei uomini furono uccisi sul campo di battaglia!”. Dice Jiang: “Tutti uccisi e voi solo sopravvissuto?”.  Risponde Pang: “Sono sopravvissuto solo per vedere voi, Lord Jiang”. Chiede il personaggio al centro: “Quanti uomini avete?”” I tre ridono. Dice Pang: “Datemi altri 800 uomini e in 15 giorni conquisterò la città di Shu. Addirittura in 10!”.   “Vi daremo 1500 buoni soldati. Ma niente salario!”. Risponde Pang: “Non abbiamo bisogno di salario, ma, quando conquisteremo Shu, metà delle spoglie saranno nostre!” “Pang Qing-Yun, chiamate il vostro esercito: “Shan”.

Il comandante dei 1500 uomini dice che sono gli ultimi rimasti di Lord Chen. Se dovessero essere perduti, Lord Chen sarebbe senza potere davanti alla Corte Imperiale. L’aiuto che può dare è solo dare l’impressione di essere numerosi. Pang dice che questa è la sola speranza di vittoria. L’alternativa è essere alla mercé dell’esercito Kui.

Pang si rende conto che la situazione è a loro sfavore, dato che si troveranno di fronte 200 fucili. Per vincere dovranno attaccare, irrompere attraverso la linea del fuoco nemica ed impegnare gli avversari in un combattimento corpo a corpo. Serve una avanguardia di 200 uomini.  Alcuni moriranno, ma le loro famiglie avranno doppio o triplo salario. Si scatena l’entusiasmo e tanti si offrono.

Ma la differenza di forze è enorme: 800 uomini contro 5000. Comunque gli irregolari hanno un coraggio enorme e riescono ad arrivare alla linea del fuoco. Dietro di loro gli arcieri cominciano a colpire i nemici. I difensori della città hanno cannoni e cavalleria, ma sono in difficoltà. Quando il loro generale viene ucciso da Er’Hue la sua testa mozzata viene mostrata dall’alto, i difensori si arrendono.

Il generale Pang viene elogiato e messo a capo di 5 battaglioni. Il suo vecchio “amico” He Kui lo aspetta: un incontro tra vecchi alleati! In realtà He Kui è lì per controllare Pang e i suoi uomini.

Pang riesce a conquistare una città. He Kui dice che assumerà il controllo della città dopo tre giorni. Per tre giorni i soldati avranno libertà di rubare il denaro e i viveri e di violentare le donne. Però, quando Pang sorprende due soldati che hanno violentato donne, vuole farli giustiziare.  Provvede Er’Hu a tagliare loro la testa.

Pang dice che vuole conquistare Suzhou entro tre mesi. Intanto Lord Di e Lord Chen dice che, senza rifornimenti e con poche migliaia di uomini, non ce la farà. Ormai diffidano del generale, perché è troppo ambizioso, a loro giudizio. Infatti, l’assedio di Suzhou si trascina stancamente per un anno. Sia la città, sia gli assedianti rischiano di morire di fame.I soldati di Pang hanno scavato trincee per ripararsi. Per porre fine a questa situazione, Er’Hu si offre di entrare di nascosto in città e uccidere il comandante nemico Huang. Pang dice che chi ci ha provato, non è tornato. Non vuole mettere tante vite a rischio. Andrà da Lord Di a chiedere viveri e munizioni. Wu-Jiang obietta che, attaccando Suzhou, hanno violato gli ordini di Lord Di. Infatti non trovano ascolto. Disperato, Pang decide di ricorrere a He Kui e gli propone un patto. Questi dice che Suzhu è già sua e non ha bisogno di aiuto. Pang dice che conquisterà Nanchino. I suoi uomini combatteranno e moriranno e a He Kui basterà seguirli. Poi si divideranno a metà la città: inutile stare sempre agli ordini di Lord Di e Lord Chen.

Intanto Zhao Er’Hu si  prepara a entrare a Suzhou da solo. Viene raggiunto dalla moglie Lian, che gli dona una croce, perché lo protegga. Pang e  Wu-Jiang  ritornano dalla visita a He Kui e trovano che i viveri sono arrivati. I soldati mangiano abbondantemente. Pang vede Lian e l’attrazione tra i due riesplode. Lei scappa, ma viene raggiunta e posseduta da Pang, che le promette, se sopravvive, di sposarla.

Il  comandante degli assediati, Huang, è stanco ed avvilito. La moglie è morta e lui vorrebbe raggiungerla. La città è alla fame. Lui non vuole sentire la parola resa; ordina ai suoi uomini di deporre le armi, ma lui combatte accanitamente con Er’hu e, alla fine, si lascia trafiggere. Intanto Pang si preparava ad attaccare la città, ma le porte si aprono ed escono i civili con  Er’Hu. Questi dice di avere promesso viveri, ma Pang dice che l’esercito ha viveri solo per 10 giorni e non può sfamare altra gente.

Er’Hu dice che si sono arresi, ma Pang dice che sono loro nemici e ordina di ucciderli. Wu-Jang dice che ha ragione. Gli arcieri, dall’alto, scoccano le loro frecce e fanno strage dei prigionieri. I cadaveri vengono sepolti in fosse comuni. Er’Hu viene fatto prigioniero. Da quel giorno, Er’Hu non rivolge più la parola a Pang. Si mette alla testa di un gruppo di soldati che vogliono andarsene. Pang dice che non possono andarsene, perché ciò costituisce ammutinamento. Dice che i 4000 uccisi dagli arcieri erano soldati e i soldati devono essere pronti a morire. Dice che bisogna prendere Nanchino, prima che la prenda He Kui: in questo caso, milioni di civili rischiano di essere uccisi. Pang e Wu-Jang supplicano Er’Hu di non andarsene e si inginocchiano davanti a lui. Er’Hu acconsente, ma dice che, se Pang non manterrà le promesse, lo ucciderà!

Pang, Er’Hu e Wu-Jiang sono celebrati negli spettacoli popolari come “tre fratelli”. Insieme conquistano la capitale Nanchino!  Lunga vita alla “Imperatrice Vedova”!

Tre mesi dopo la presa di Nanchino, Er’Hu annuncia che saranno pagati i salari ai soldati. Pang dice che non si può utilizzare il Tesoro reale, che appartiene agli Shan. Er’Hu dichiara che il generale Pang è il solo capo, ma procede imperterrito con la distribuzione del denaro.

Un messaggero comunica a He Kui che Nanchino è in mano a Pang e al suo esercito. Per avere speranze di vittoria, He Kui deve tirare Er’Hu dalla propria parte! C’è un incontro tra Zhao Er’Hu e He Kui. He Kui dice che Er’Hu ha combattuto, ma Pang ha ricevuto tutti i vantaggi della vittoria. Le loro forze riunite potrebbero sconfiggere il generale. Er’Hu rifiuta. He Kui gli dice di pensarci bene.

Intanto vediamo Lian che sale su una barca, dove l’aspetta il generale. Wu-Jiang assiste sbalordito.

 

Li Lyaning e il generale Pang sono ricevuti dalla Imperatrice Vedova. Il generale viene nominato governatore di Jiansu e chiede tre mesi di esenzione dalle tasse per la città. L’Imperatrice accoglie la sua richiesta. Il generale però ora è stato abbandonato dai suoi alleati, che si sono uniti a He Kui.

 

Wu-Jiang uccide Lian e Pang.

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL GENERALE PANG QING YUN 

 

generale

 

 

 

 

WU-JIANG

UN GIURAMENTO DI SANGUE

 

LIAN, MOGLIE DI ER’HU

 

xu jinglei

 

 

 

L’ESERCITO

 

 

scena

 

Jet Li interpreta il generale Pang Qingyun.

Andy Lu è Zhao Er’hu.

Takeshi Kaneshiro è Zhang Wu-Jiang.

 

Il regista è Peter Chan.

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

 

 

27th Hong Kong Film Awards: Jet Lee

45th Golden Horse Awards

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=bZwAkCPyZxw&t=826 s

 

 

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LA TRASFORMAZIONE DELLA ECONOMIA CINESE

Non è uno “sviluppo regionale coordinato”, perché in realtà investitori privati, banche e talenti si stanno concentrando per lo più a ridosso del Delta del fiume delle Perle e nel Delta del fiume Yangtze, entrambi a Sud. Una tendenza del genere, oltre a creare un potenziale problema, tanto per la tenuta economica quanto per quella sociale, spinge la Cina a fare i conti con un secondo squilibrio dopo quello tra l’Est e l’Ovest.

La disparità economica tra Nord e Sud sta diventando troppo grande per essere ignorata. Non solo: quello squilibrio sta superando il divario Est-Ovest come principale squilibrio regionale. “È probabile che il divario regionale aumenti ulteriormente nei prossimi cinque anni”.

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L’epidemia del coronavirus costa alla Cina un deficit commerciale di 7,09 miliardi di dollari a gennaio-febbraio, mancando le attese dei mercati di un surplus di 24,6 miliardi.
Oltre all’export, che nello stesso periodo è sceso del 17,2% annuo (a fronte di una stima a -14,2%), il calo dell’import si è fermato al 4% (rispetto ad un previsto -15%).

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La Cina ha approvato la bozza di legge “ampia” che include il bando immediato del consumo di carne di animali selvatici, insieme alla stretta sul commercio illegale a tutela di vita e salute delle persone. Lo ha deciso oggi (24 febbraio 2020) il Comitato permanente del 13esimo Congresso nazionale del popolo, la massima assemblea legislativa del gigante asiatico. Lo schema del provvedimento ha 8 articoli focalizzati sul “noto problema” di consumo di carne di animali selvatici (ritenuto uno delle possibili cause del coronavirus) su cui c’è il bando totale e la stretta sul commercio illegale, hanno riferito i media ufficiali.

Questo divieto si lega ai dati che arrivano dalle ricerche scientifiche. Negli studi con cui si è tentato di ricostruire le origini del contagio nell’uomo, infatti, gli scienziati hanno messo sul banco degli imputati il pipistrello quale possibile fonte animale del virus e il pangolino, quest’ultimo ritenuto il possibile ospite intermedio da cui il virus avrebbe fatto il salto di specie arrivando agli esseri umani.

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Il rinvio della plenaria dell’Assemblea nazionale del popolo era nell’aria. Ora la decisione di posporre uno dei due più importanti appuntamenti politici cinesi nel corso dell’anno è ufficiale. L’apertura della sessione annuale dell’organo legislativo cinese era in agenda il prossimo 5 marzo. L’epidemia di coronavirus partita dalla metropoli di Wuhan  ha spinto il comitato permanente dell’Assemblea a prendere una decisione inusuale, che non fu presa neppure durante l’epidemia di Sars nel 2003, senza comunicare una nuova data per l’evento che richiama ogni primavera a Pechino circa 3.000 delegati da tutte le province.  

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Per anni, le piccole banche cinesi hanno avuto campo libero. Hanno prestato somme a debitori sovraccarichi, mascherato i prestiti in prodotti di investimento e alimentato la loro attività con fondi a breve termine. Aumentava il prestito a debitori con agganci politici in cambio di favori.  Alcune banche hanno versato denaro ai propri azionisti, altre hanno nascosto il debito con l’ingegneria finanziaria riportando per anni informazioni incomplete.

I regolatori non hanno avuto la mano pesante, desiderosi di mantenere il flusso di credito verso le aree ignorate dai grandi istituti di credito nazionali. Gli anni di rapida crescita economica del paese documentano pratiche scadenti. Ora sta arrivando il conto. Il tasso di crescita della Cina è diminuito di oltre la metà rispetto al suo picco di un decennio fa, i prestiti in sofferenza si sono espansi e il governo sta diminuendo il rischio bancario. La Cina sta affrontando una bonifica bancaria che potrebbe richiedere centinaia di miliardi di dollari in bailout. I problemi potrebbero ripercuotersi sull’economia già in rallentamento della Cina, che è cresciuta del 6,1% l’anno scorso, in calo rispetto a un recente massimo del 14,2% nel 2007. Le istituzioni finanziarie più piccole e gli istituti regionali hanno alimentato l’espansione in gran parte del Paese. Le grandi banche cinesi sono invece note per concentrare i prestiti su imprese statali inefficienti. La mancanza di trasparenza nel sistema finanziario cinese rende impossibile sapere quanto siano profondi i problemi degli istituti di credito regionali. Più di una mezza dozzina di istituti di credito cinesi non hanno divulgato bilanci negli ultimi anni. Mentre il rapporto ufficiale dei prestiti in sofferenza – tra prestiti in sofferenza e credito totale – in Cina è inferiore al 2%, gli analisti affermano che probabilmente è molto più elevato nelle banche più piccole.

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Nell’anno che si è appena concluso il Dragone è cresciuto del 6,1%, un numero che farebbe la gioia di qualsiasi altro governo del Mondo, ma che qui rappresenta, appunto, il valore più basso dal 1990. Siamo comunque all’interno della forchetta obiettivo che il Partito comunista aveva fissato, molto prudentemente, tra il 6,5 e il 6%: Xi Jinping può sempre dire di avercela fatta. Eppure la frenata rispetto al 2018 è notevole, visto che il bilancio precedente si era chiuso al 6,6%. Un anno di grande difficoltà per l’economia cinese, penalizzata e sfiduciata dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti e ancora di più da una serie di problemi interni, come il rallentamento degli investimenti, del credito e dei consumi.

Sembra che la discesa si sia fermata e sia la produzione industriale che gli investimenti danno segnali di ripresa. Gli interventi di stimolo fiscale e monetario varati da governo e Banca centrale, per quanto molto prudenti, sembrano aver prodotto degli effetti. E tutto questo prima ancora che si chiudesse l’accordo commerciale “Fase uno” con gli Stati Uniti, una fragile ma graditissima tregua, che dà alla Cina più tempo per le riforme interne di cui ha bisogno e inietta una dose di ottimismo.

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Il governo di Pechino sta puntando su una crescita qualitativa e non solo quantitativa, che mira a soddisfare esigenze della popolazione nate con il progressivo miglioramento della qualità della vita. Bisogni che non esistevano o non erano percepiti, ma che poi sono diventati prioritari con lo sviluppo della classe media. Il radicale passaggio che il gigante asiatico sta compiendo da “fabbrica del mondo” a potenza tecnologica ed economia di servizi è stato accompagnato da nuove richieste da parte della popolazione. Lo sviluppo di un sistema di welfare, l’implementazione di un piano di previdenza sociale, il miglioramento del sistema sanitario, l’adozione di politiche ambientali sono diventate tutte priorità a cui il governo ha cercato di rispondere. Gli investimenti all’estero sono dettati dal bisogno di cercare all’estero quel valore aggiunto che manca in Cina.

Da qui la scelta di rivolgersi a “economie mature e dall’alto capitale intellettuale” e la “predilezione per operazioni di investimento sotto forma di acquisizioni o fusioni” che avrebbe permesso alle aziende cinesi di guadagnare quell’alto contenuto di conoscenza da sfruttare poi sul piano interno, sempre nell’ottica di favorire lo sviluppo economico e sociale del sistema paese. Certo il flusso di capitali cinesi nell’Ue si è ridotto in questi anni, ma questa riduzione è stata accompagnata da una razionalizzazione dei settori di investimento.

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SenseTime è diventata la startup più ambiziosa nel campo dell’intelligenza artificiale, grazie a un investimento di 600 milioni di dollari da parte di una cordata di investitori cinesi, con in testa il colosso dell’e-commerce Alibaba, che vale più di tre miliardi. L’ambizione di Pechino di diventare il leader nell’Ia entro il 2030 era già prevista nel secondo piano di sviluppo emanato dal Consiglio di Stato. Quello che invece era solo intuibile era il campo nel quale la Cina intende eccellere. SenseTime lavora ad ampio spettro su tutti i settori dell’Ia, dalla guida autonoma al deep learning, ma è specializzata nel riconoscimento facciale. Il suo software è presente in oltre 100 milioni di dispositivi mobili made in Cina ed è sperimentato anche sulle telecamere di sicurezza.  In Cina esiste una rete di 176 milioni di telecamere di sorveglianza che controllano 1,3 miliardi di persone. Questa rete diventerà sei volte più grande nell’arco di due anni.

Tutti questi occhi sembrano dotati di intelligenza artificiale e nello specifico di tecnologie per il riconoscimento del volto. Se quindi siete stati in Cina per turismo ci sono ottime probabilità che il vostro volto sia stato analizzato dal software di SenseTime. A confermare la passione del Governo cinese sulla sorveglianza globale ci sono gli investimenti operati in questi anni in questa tecnologia. L’anno scorso sono stati spesi in startup attive nel riconoscimento facciale 1,6 miliardi di dollari (nel 2016 erano poco più di 200 milioni). Oggi accanto a SenseTime ci sono altri due startup della sorveglianza globale. La Cina ospita infatti, la società di riconoscimento facciale Megvii che ha raccolto 460 milioni di dollari di finanziamenti lo scorso novembre. O ancora Yitu e Malong Technologies che nel corso del 2017 hanno chiuso dei round di finanziamento destinati allo sviluppano di applicazioni di Ia basate sulla tecnologia di visione artificiale.

Il vantaggio competitivo di studiare una tecnologia di computer vision in Cina consisiste nella mancanza di regole. Poter accedere a una grandissima mole di informazione grazie per esempio alle telecamere di sorveglianza è un metodo efficiente per addestrare gli algoritmi. Nell’Ia funziona così: più dati hai a disposizione e maggiori sono le probabilità di sviluppare innovazione.

Al sicuro nella folla: da sempre uno dei pochi punti fermi per i fuggiaschi. Ma non è più valido. In Cina, a Nanchang, nella provincia dello Jiangxi, un ricercato è stato fermato e arrestato dalla polizia mentre cercava di scomparire in mezzo ad altre 60mila persone. È stato individuato grazie alle fotocamere con sistemi di riconoscimento facciale automatico. 

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Dopo Moody’s arriva il giudizio  di Standard & Poor che taglia il rating del debito sovrano cinese a lungo termine da AA- ad A+, con outlook stabile; viene  messo sotto, osservazione il crescente ammontare del debito cinese.

«Il downgrade riflette la nostra valutazione secondo cui un periodo prolungato di forte crescita del credito ha aumentato i rischi economici e finanziari della Cina», ha dichiarato S&P. Il downgrade segue a ruota le decisioni di Moody’s adottate nel maggio scorso proprio quando il Governo coglie la sfida di contenere i rischi finanziari derivanti da anni di incentivi alimentati dal credito, “spinto” dalla necessità di raggiungere obiettivi di crescita ufficiali.

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Una piccola quota di azioni cinesi di classe A verrà finalmente utilizzata a partire dal prossimo anno per popolare l’indice Msci Emerging Markets, dopo molti fallimenti in tal senso, anche se il processo sarà molto graduale e inizialmente soft come rappresentatività. Il sentiment degli investitori su questo sottostante ha però subito svoltato in positivo, come dimostrano le performance nelle ultime settimane dei prodotti legati alle A shares cinesi. Tali azioni hanno per ora un peso limitato, pari allo 0,73% sull’indice Msci Em (solo 0,10% per Msci Acwi), con flussi positivi attesi per circa  14 miliardi di dollari. Uno dei fattori che hanno maggiormente contribuito a tale scelta è la migliore accessibilità al mercato0, raggiunta attraverso i programmi Hong Kong e Shanghai/Shenzen Connect. Stanno nascendo fondi che investono sulle azioni cinesi di classe A.  Si tratta però di un mercato fortemente instabile per l’alto numero di investitori retail. Sono necessari prudenza nelle valutazioni e sangue freddo nei momenti di correzione. Il governo di Xi Jinping sta cercando di ridurre gli squilibri creati dalla crescita impetuosa dell’economia del paese.

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La Cina, che è il mercato più grande del mondo per le automobili, sembra avere deciso di incamminarsi sulla via di Francia e Gran Bretagna che hanno fissato al 2040 lo stop all’uso di combustibili fossili. La Cina deve ancora fissare la data per tale obiettivo.

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La locomotiva cinese rallenta.: l’obiettivo del Pil , che l’anno scorso era stato lasciato ottimisticamente fluttuare tra  il 6,5 e il7%, quest’anno è inchiodato “intorno al 6,5%”. La situazione è più grave del previsto, sia all’esterno che all’interno. I fattori che possono causare instabilità e incertezza non sembrano temporanei, ma stanno visibilmente crescendo. La crescita economica mondiale resta debole, mentre la de-globalizzazione e il protezionismo aumentano. Si parla spesso nei discorsi ufficiali di “rischio”.  A novembre, il 19esimo congresso del Partito incoronerà per un altro quinquennio Xi Jinping. E’ quindi meglio non promettere la luna e stare con i piedi per terra. La parola d’ordine è la “nuova normalità”. Dunque: freno alla sovrapproduzione, argine ai prezzi delle case schizzati anche del 30% in più   per allontanare il rischio di una bolla immobiliare,  contenimento del debito delle imprese (soprattutto degli “zombie” di Stato) per scongiurare il rischio della bolla anche bancaria, diminuzione dei costi di produzione.

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La Cina sostiene con convinzione l’accordo di Parigi sul clima. Da qui al 2020 investirà almeno 360 miliardi di dollari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’investimento fa parte del nuovo piano della National Energy Administration cinese e ha l’obiettivo di di riservare alle fonti pulite la metà di tutti i nuovi impianti di generazione di energia elettrica entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore. I leader cinesi si trovano di fronte all’imperativo politico di ridurre l’inquinamento nelle città, ormai sull’orlo del collasso ambientale. Negli ultimi mesi il governo ha messo in atto una serie di misure per affrontare il problema, con una serrata campagna. Nel 216, 335 fabbriche sono state chiuse a Pechino e più di 400 mila veicoli inquinanti sono stati tolti dalle strade. Xi Jinping vuole il cielo sempre più blu. Nel 2016 ci sono stati 198 “giorni di cielo blu”, contro soli dodici giorni nel 2015.

Con tali misure, la Cina persegue altresì la limitazione della dipendenza dall’import energetico. Nel 2025 potrebbe essere raggiunto l’obiettivo della autosufficienza energetica. La produzione da fonti rinnovabili, guidate dall’energia eolica, è triplicata negli ultimi cinque anni e continuerà a crescere. Grazie ai nuovi investimenti annunciati, l’energia eolica arriverà a 210 gigawatt nel 2020, oltre un quarto di tutta la potenza eolica globale.   Accanto alle fonti rinnovabili, è stato dato forte impulso anche al nucleare. In pochi anni sono state costruite 35 centrali nucleari e 20 sono in costruzione.

La Cina persegue altresì il suo percorso per diventare la più grande economia di consumo del mondo. Il settore terziario cinese ha superato quelli primario e secondario come settore trainante della economia e ora rappresenta più di metà del Pil del paese. Questo è un buon indicatore del fatto che la economia sta trovando un nuovo equilibrio, allontanandosi dalla produzione e dagli investimenti in favore dei servizi e dei consumi. Secondo le proiezioni, i cinesi spenderanno 3600 miliardi di dollari quest’anno, il doppio di quanto speso nel 2006, nonostante una economia relativamente stagnante.  Inoltre si prevede che aumenteranno la spesa del 10% annuo entro la fine del decennio. E non si limitano a riempire il carrello della spesa di beni di consumo di base: andare al cinema e fare gite di famiglia all’estero sono attività entrate a fare parte della vita cinese. Più di settanta milioni di turisti cinesi hanno speso 292 miliardi di dollari in viaggi nel 2015: un valore quasi triplicato rispetto al 2012.

La Cina, inoltre si è ripetutamente pronunciata a favore del libero commercio e della globalizzazione, come mezzi per apportare benefici a tutti.  La “Belt and Road Initiative” è diventata un obiettivo comune di molte nazioni per sconfiggere il protezionismo e l’unilateralismo.

 

Tornano i cigni sul fiume Qingshui nel distretto Miyun di Pechino

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Primavera nel Jiangxi

Vedere anche:

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THE OPIUM WAR (YAPIAN ZHANZHENG) -UN AVVINCENTE FILM DI XIE JIN SULLA STORIA CINESE

 

Il film si può vedere utilizzando il seguente link (togliendo lo spazio prima della lettera finale K):

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

Il film racconta la storia della Prima Guerra dell’Oppio, combattuta dal 1839 al 1842 tra il Celeste Impero governato dalla dinastia Qing e il Regno Unito. Il conflitto si concluse nel 1842 con il trattato di Nanchino, con cui la Cina cedeva la penisola di Hong Kong agli inglesi e apriva cinque porti al commercio (Shanghai, Canton, ecc.).

All’inizio del film, un messaggio urgente del Ministro della Guerra, deve essere inviato a Bao Xing, generale di Shengjing. Un messaggio urgente del Ministero del Servizio Civile deve essere inviato a Qisha, viceré della provincia di Zhui. Un altro messaggio deve essere inoltrato a Lin Zexu, viceré di Hu Guang. Il dilagante uso dell’oppio è diventata una seria minaccia per il Celeste Impero. Se non si interviene rapidamente, nel giro di 10 anni, il Tesoro della dinastia Qing sarà prosciugato e la Cina sarà senza difesa, alla mercé dei conquistatori stranieri (anche senza l’uso della forza!).

Lin Zexu, viceré di Hu Guang, viene convocato nella capitale. Il suo arrivo viene annunciato ad un uomo immerso nell’estasi dell’oppio. E’ Lu Zifang ed è stato il suo insegnante.Il nuovo arrivato dice che porta una medicina cresciuta per un migliaio di anni al fondo del Dongling Lake: essa ha il potere di liberare dalla dipendenza dall’oppio. L’uomo dice di vergognarsi di se stesso: per 60 anni ha padroneggiato le tempeste come funzionario, ma non sa resistere alla tentazione dell’oppio. Poi l’uomo chiede se Lin sa perché è stato convocato dall’imperatore. Lin non sa niente, ma teme che si tratti di un severo bando dell’oppio. L’oppio è la cosa più abominevole che abbia conosciuto la Cina: conduce gli uomini fuori strada e li porta alla rovina. Anche lui è diventato drogato, per non parlare di ministri e principi nella capitale. A suo avviso, fumare oppio è dannoso, ma imporre un severo bando sull’oppio è ancora più pericoloso. E’ molto difficile, perché i funzionari delle Dogane prendono mazzette e gli alti funzionari del governo centrale sono corrotti. Inoltre Sua Maestà è indeciso. E’ difficile predire il risultato. Bisogna riflettere due volte, prima di intraprendere un a missione.

Lin dice che seguirà il consiglio. Dice anche di avere scritto un poema e chiede un commento. “Non è buona cosa essere coraggioso e determinato, come se Voi foste giovane. Potrebbe non essere un buon segno.”

L’imperatore  Daoguang dice a Lin Zexu che è un importante funzionario del suo governo. E’ in grado di proporre qualche soluzione riguardo al consumo di oppio che si sta diffondendo rapidamente. Lin risponde che, se Sua Maestà emetterà un ordine e il governo decreterà proibizioni e la Dogana le applicherà rigorosamente, l’oppio sarà spazzato via! Alla domanda se questo sia facile, Lin risponde che il potere dell’imperatore può distruggere ogni mostro. L’imperatore risponde che, visto che ha tanta fiducia nel successo, spera che intraprenderà personalmente l’impresa e andrà a Guangdong a sradicare il male rappresentato dall’oppio. Lin dice che è disposto a sacrificarsi per il Celeste Impero, ma di recente ha sofferto di varie malattie e teme di fallire in questo importante compito  e questo sarebbe imperdonabile. L’imperatore dice di avere alcune nozioni di medicina e quindi vuole controllare personalmente il polso.

L’imperatore Daoguang trova il polso irregolare, ma pensa che ci siano tre cause. In primo luogo Lin teme che l’imperatore non gli delegherà sufficiente potere per eseguire il compito. In secondo luogo, ha timore che i funzionari gli creeranno ostacoli che lo costringeranno a restare a mezza strada. In terzo luogo ha paura di imprevisti cambi di politica dell’imperatore. Lin dice che l’Imperatore ha molto intuito e conosce esattamente i suoi timori. Dice di non avere timori per la sua carriera, ma di essere preoccupato per le sorti del Celeste Impero. Sono passati 109 anni, da quando l’imperatore Yongzheng, nel settimo anno del suo regno,  emise un ordine per bandire l’oppio e ancora il consumo di oppio corre selvaggiamente. Se questa volta ci fermiamo a mezza strada nessuno, più avrà il coraggio di emettere un decreto di bando dell’oppio. L’imperatore ribatte che Lin continua a non avere fiducia in lui. L’imperatore dice che c’è anche un altro rimedio e gli fa vedere il suo insegnante, con cui aveva parlato al suo arrivo e gli chiede se desidera chiedere pietà per lui.

Lin si butta in ginocchio e dice che è vecchio e che ha sempre servito fedelmente. L’imperatore dice che Lu Zifang è stato anche il suo insegnante. Quando aveva cinque anni, gli ha insegnato a dipingere.  Quando ne aveva sei, gli ha insegnato i Quattro Libri ed i Cinque classici. Adesso, anche i principi ed i ministri hanno preso l’abitudine di fumare oppio. Il sacro luogo del Celeste Impero diventerà un covo di drogati! La medicina millenaria potrà solo curare un drogato, ma l’Imperatore vuole curare l’intera Cina. L’imperatore ordina che Li Zifang sia messo sotto processo per i suoi crimini per mostrare la sua determinazione nel combattere l’oppio e per costringere Lin Zexu ad agire. Questi giura di non tornare, se non dopo avere estirpato tutto l’oppio.

Arriva alle coste cinesi una  nave inglese. E’ la nave Tuna, comandata dal capitano White.  La nave appartiene a Danton, un trafficante di oppio. Un giovane cinese, Shanzhi, viene benedetto da un missionario e riceve una Bibbia. La figlia di Danton, Mary,  ha voglia di scherzare e gli strappa il berretto. Il padre le ordina di restituirlo, se no lui rischia di essere decapitato. Anche andare all’estero senza autorizzazione comporta la stessa pena.

Il comandante Han viene a  ispezionare la nave. Gli viene mostrata una cassetta contenente denaro e gli viene detto che sarà consegnata a casa sua nella notte. Il funzionario informa il capitano White che il commissario imperiale Lin Zexu andrà presto a Guangzhou. Gli consiglia di osservare tutti i regolamenti e di essere molto attento. A questo punto si avvicinano due giunche cinesi e trasferiscono  l’oppio dalla nave alle imbarcazioni cinesi.

 A questo punto assistiamo a un commovente incontro tra Shanzhi, che si diceva fosse annegato e il padre He.  In questo tempo, la compagnia Yihe ha prosperato e certo non lascerebbe annegare Shanzi. Questi racconta di essere stato salvato dalla nave del mercante inglese Danton, la  Tuna, e di avere dovuto lavorare come marinaio per pagarsi il viaggio di ritorno. Il padre dice che ha aiutato Danton a crearsi una fortuna e si dice indignato dell’umile lavoro imposto a suo figlio.

“Se uno è pieno di tolleranza, sarà generoso. Se uno è libero dall’avidità, sarà senza timori”. Sono le prove di calligrafia del viceré Deng bendato. I presenti dicono che ha una grande visione e una mano magica.  Dicono anche che sono le frasi preferite di Lin Zexu. A giudizio di Deng, praticare la calligrafia è come gestire gli affari di stato: ogni minimo sbandamento deve essere evitato.  Intanto arriva a tutta velocità un messaggero a cavallo proveniente da 400 miglia di distanza. E’ un messaggio urgente di Lin Zexu. Viaggiando giorno e notte, ha appena passato Nanchang. Nonostante sia tanto lontano, i suoi ordini sono arrivati fino lì. I suoi uomini sono a Guangzhou.Il Viceré Deng e i suoi collaboratori temono di essere nella lista di Lin Zexu, che sta mettendo molto impegno nella sua missione.

Intanto si ritrovano a pranzo in un locale elegante Danton, Shanzhi e il padre, che ha organizzato il festeggiamento,  il capitano White e la figlia Mary. Il padre di Shanzhi dice che Lin Zexu vuole proibire il commercio dell’oppio e che negli otto giorni passati a Pechino è stato a colloquio tutti i giorni con l’imperatore. Danton si ripromette di mandargli otto volte tanto argento. Un vecchio cieco suona uno strumento tradizionale e una bellissima ragazza, Rong’er,  canta una canzone con voce di gola. Danton guarda con evidente desiderio Rong’er. Poi Shanzhi mostra alla ragazza del denaro e si ritrovano insieme. Lui le diche che, quando suo padre morirà, la sposerà. Lei dice che mente.

Dopo il pranzo, i commensali vanno a passeggio per le strade di Pechino. Denton, con un copricapo cinese, entra in un bordello, dove lavora Rong’er. Paga una somma alta e vuole passare la notte con lei. Quando Rong’er scopre che il cliente è inglese, si rifiuta e dice che non va con gli stranieri.  Intanto però gli uomini di Lin Zexu entrano nei locali e sequestrano l’oppio.  Accorre Shanzhi, insieme a Mary, per  mettere in salvo Rong’er e la scopre con Danton. Le dà un violento ceffone urla che è una sgualdrina e se ne va furibondo. Evidentemente per lui era normale che la ragazza si prostituisse con i cinesi. Infatti, subito dopo, la vediamo con le sue compagne  mentre coccola un ricco cinese. Purtroppo ha bisogno di denaro per pagare l’oppio, dato che è drogata. Mary è indignata con suo padre che frequenta i bordelli cinesi.

Intanto, i soldati perquisiscono tutti i locali, sequestrano l’oppio e lo bruciano. Han è il comandante. Anche Shanzhi viene arrestato. Poi assistiamo all’arrivo di una nave che dovrebbe trasportare Lin Zexu, che viene accolta da tutti dignitari locali.  Ma Lin è già sbarcato: ha solo mandato avanti il suo sigillo, che viene caricato nella portantina che era stata predisposta per Lin.  Qualcuno dice che ha appena superato Nanchang. E’ meglio che Han arresti tutti quelli che compaiono nella lista di Lin. Tutti devono essere giustiziati. Allo spettacolo assiste anche Denton. Qualcuno cita un proverbio cinese che dice che bisogna uccidere i polli e spaventare le scimmie. Gli impiccati sono i polli e gli inglesi sono le scimmie.

Danton è furibondo, perché questo scempio avviene proprio sotto la bandiera britannica, ma si trattiene. Mary gli urla di fare qualcosa e davanti alla sua inerzia corre verso il patibolo e grida che Shanzhi è amico suo. Questi ha argomenti più convincenti: Mary ha visto Han sulla nave Tuna e può andare a denunciarlo a Lin Zexu. Danton si lancia in mezzo ai soldati e riporta indietro sua figlia.

Rong’er dice al “fratello Xiong” di lasciare fare a lei  e prende la caraffa del té.  Versa il tè al comandante Han e gli dice che il ragazzo è figlio del proprietario della compagnia Yihe, non è un trafficante di oppio.

A questo punto un servo informa il comandante Han che il viceré Deng, il governatore Yi e il generale Guan stanno venendo a incontrarlo. Han commenta: “Come mi hanno trovato in fretta!” e dice al servo di fermare la esecuzione. Si reca quindi ad incontrare gli ospiti in arrivo, che si scusano per non essere venuti a incontrarlo prima. Agli ospiti viene offerto un tè. Rong’er vorrebbe servire lei il tè, ma viene fermata. Viene detto che il condannato si chiama He Shanzhi. Egli viene trattenuto in prigione ed il giorno seguente viene portato nell’ufficio del comandante Han.

Questi lo accusa di avere collaborato con gli inglesi per importare oppio, commettendo così un crimine odioso contro il Celeste Impero. Il giovane dice di essere accusato ingiustamente e che è salito sulla nave per commerciare tè, porcellana e altre merci. Dice di essere tornato dall’estero da un giorno e di non sapere cosa fa suo padre e la compagnia Yihe.  Visto che conosce l’inglese, Han gli fa leggere una pagina. In essa si parla di Lin Zexu, che è nato da una povera famiglia e, all’età di 20 anni, si è classificato primo negli esami nella sua provincia Fujian. A 27 anni è arrivato primo negli esami di palazzo.  Dalla sua entrata in carica, ha ottenuto ottimi risultati nella riforma della tassazione,  nel trasporto marittimo, nel controllo delle derrate alimentari. Han chiede se gli inglesi raccolgono sempre le informazioni con tanta rapidità. Shanzhi risponde di sì, perché chi ottiene le informazioni per primo guadagna più denaro. Anche i cinesi hanno un proverbio analogo.

Han pensa che i cinesi devono apprendere l’essenza del sapere occidentale per migliorarsi. Gli chiede di tornare fra tre giorni e gli promette di dargli una opportunità per costruirsi una nuova vita. Lo farà suo interprete per indagare sugli affari degli stranieri. In tre giorni deve informarsi su come gli inglesi gestiscono il problema dell’oppio nella loro madrepatria. Gli dice che però è disposto a perdonare lui, ma non suo padre!

“Da dove arriva la enorme quantità di oppio?” Vengono interrogati tutti coloro che si sono resi garanti per tutte le navi straniere, che si dichiarano libere da oppio ed hanno superato i controlli doganali. “Ma ora c’è oppio dappertutto, spezzando milioni di famiglie ed uccidendo milioni di persone!” “Inoltre il grande Qing viene derubato di milioni di tonnellate di argento!”. Tutti si sono presentati vestiti con abiti rattoppati, anche se uno di loro, He Jingrong,  è conosciuto come uno degli uomini più ricchi del paese. Questi si dichiara disposto a cedere tutti i suoi beni al governo. Ma non basta: dovrà anche espiare con la sua vita! Gli viene chiesto quali funzionari sono suoi complici. Nega di avere avuto complici e dice che i funzionari  cinesi gli hanno sempre richiesto di rispettare la legge.

Viene decisa l’emanazione di un editto, in cui l’imperatore dichiara di concedere la sua benevolenza agli stranieri e di essere favorevole al libero commercio. I mercanti stranieri e le persone delle feste di Danton devono impegnarsi a rispettare le nostre leggi ed a fare profitti senza danneggiare il popolo.

I commercianti inglesi si riuniscono e ascoltano da Shanzhi la traduzione inglese dell’editto.  Contestano le disposizioni in esso contenute. Dicono che i cinesi sono sleali e non si deve abbassare la testa, per non diventare schiavi. Qualcuno dice a Danton che He Jingrong è stato il suo broker e lo ha aiutato ad arricchirsi e ora è il momento dci ricambiare l’aiuto ricevuto. Lui replica che tutti sanno che è innocente e viene usato per spaventarli. quello che si prospetta è una guerra e bisogna essere pronti a combatterla per il proprio paese. Viene fatta una votazione che si conclude con il rigetto delle istanze cinesi.

Danton viene a consegnare un messaggio al signor He Jingrong e al figlio, dicendo: “Sono spiacente, ma il mio paese ha le sue leggi e noi abbiamo i nostri principi”.  La lettera viene letta dai funzionari cinesi che criticano la pessima calligrafia cinese e le due spade  incrociate sopra le loro teste. Ritengono che sulla vasta distesa di terre sotto il cielo non esista una controparte alla Cina. Considerano la lettera non una nota diplomatica, ma una dichiarazione di guerra.

Lin Zexu pensa che stiano cercando di sondare il terreno; sarà dunque una buona occasione per mostrare la determinazione della Cina nel combattere l’oppio. Viene ordinato di circondare tutti i palazzi inglesi.

Shanzhi  viene fatto vestire con abiti e cappello occidentali. Osservano come mangia con le posate, utilizzando due mani. Le bacchette cinesi sono più pratiche, perché possono essere impugnate con una mano sola. Arriva un prete dalla Camera di Commercio Inglese, che dice però di non rappresentare. E’ venuto di sua iniziativa. Sostene l’editto di bando dell’oppio, ma fa presente che tagliare il rifornimento di acqua e di viveri mette in pericolo la vita delle persone. Questo non è un comportamento umano. Invita dunque a rimuovere il blocco. Gli viene risposto che, in fondo, il blocco dura da soli tre giorni: è un poco presto per parlare di trattamento inumano. Che dire di una nazione che da un secolo viene straziata a causa dell’oppio, con milioni di morti e le loro famiglie rovinate?

Viene mostrato un giornale inglese.  La regina Vittoria ha proibito l’uso dell’oppio nel paese. La merce di contrabbando non deve essere spedita a Guangzhou. Perché dunque Danton sfidano gli ordini della Regina ed introducono illegalmente l’oppio in Cina? Questa droga ha portato la Cina sull’orlo della rovina. Il blocco è solo l’ultimo strumento per fermare questo processo. Il prete viene invitato a portare questo messaggio: “Avete sfruttato la nostra tolleranza per un centinaio di anni, ma adesso basta!” Il prete dice che, se non sarà tolto il blocco, ci sarà uno sciopero della fame. “Facciano!”. Un consigliere dice che, se qualcuno muore di fame, ciò potrebbe causare guai e spaventare l’imperatore. Lin Zexu dice che ciò che lo spaventa sono i traditori che, se non vengono eliminati,  potrebbero riportare l’oppio in Cina.

A questo punto, vediamo He in carcere. Il suo servo Rengui gli comunica  che, per ordine delle autorità,  la compagnia Yihe deve essere chiusa e che devono essere consegnati i libri contabili. He Jingrong dice che, fortunatamente, ha già predisposto le cose a tele scopo. Dice anche che, se sopravvive, vuole occuparsi in futuro di Shanzhi. Questi, in lacrime, gli promette di tirarlo fuori di prigione. He Jingrong dice anche che ormai si va allo scontro tra Lin Zexu e gli stranieri. Intrappolato tra i due partiti, non vede per sé una possibilità di sopravvivenza. Dice a Shanzhi di dimenticarsi di lui e di preoccuparsi di se stesso. Lin Zexu è astuto e spietato! Lo esorta ad essere estremamente cauto, quando lavora per lui. Shanzhi dice che implorerà Lin di salvare la vita di suo padre in cambio dei suoi beni, ma questi dice che ormai il denaro non serve più: certo non con Lin Zexu. He dice di avere lasciato a Rengui i libri contabili, che potrebbero essere consegnati a Lin in caso di necessità.

Lin Zexu apprezza la possibilità di disporre delle terre e delle case di He Jingrong, perché ha bisogno di finanziamenti per costruire navi da guerra e cannoni. Shanzhi dice che suo padre confessa i suoi crimini e consegna a Lin la contabilità della Yize negli ultimi 19 anni. Sono registrate le quantità di argento utilizzate per corrompere i funzionari. Potrebbero esserci delle cause occulte ed è opportuno che sia fatta una attenta analisi. Ma Lin non si fa commuovere dalle lacrime di Shanzhi e dice che He Jingrong merita per questi reati la pena capitale.  La compagnia Yize ha corrotto i funzionari e trafficato con gli stranieri. E ora Shanzhi sta ricattando le autorità.

Lin è sbalordito, vedendo l’elenco dei funzionari che sono stati corrotti. Dice che è giusto che compaia nell’elenco anche Han Zhaoqing che ha ricevuto grandi somme. Li alla fine esplode: “Ma perché sono stati messi in lista anche funzionari che hanno ricevuto somme insignificanti? Ma che pretendete da me? Che uccida tutti i funzionari in Guangzhou? Che dia inizio a un conflitto interno, quando stiamo per combattere un nemico esterno? Siete spregevole! Andate via”. Però Lin raccoglie il documento con l’elenco dei funzionari corrotti. In una riunione pubblica, Lin Zexu ricorda che, in base alla legge del Great Qing, ogni funzionario listato per l’oppio sia privato del titolo e della sua carica ed esiliato. Poi dice: “Ma io non sono sicuro se ci sia stata qualche violazione della legge tra di voi!” Tutti si affrettano a negare!

Lin dice che tutti sono lì per meditare! Resteranno sei ore. Se dopo sei ore sono ancora in buone condizioni, possono andare via. Se invece non possono reggere, si preparino a essere processati. A un certo punto Lin si alza e va di fronte a un funzionario che già teneva d’occhio e gli sbatte in faccia le prove della corruzione: 10000 cassette di oppio registrate come sequestrate, ma in realtà lasciate passare, in cambio di una tangente. Non solo: si era anche vantato dei risultati raggiunti presso la corte imperiale. “La moralità e la reputazione del Celeste Impero sono rovinati da simili mascalzoni. E’ una azione peggiore dello stesso traffico di droga! Come funzionari nominati dalla Corte, dovreste essere di esempio agli altri! C’è qualcuno di voi che può dire di non essersi mai lasciato corrompere?”. “Se qualcuno non si è fatto corrompere, si faccia avanti e riceverà i miei tre inchini di rispetto!” Il funzionario accusato si lancia improvvisamente verso l’uscita, ma stramazza a terra. Lin dice di metterlo in prigione e di tenerlo d’occhio giorno e notte, per impedire che qualcuno cerchi di ucciderlo per sfuggire alla incriminazione! Solo il generale Guan  riceve i tre inchini di rispetto. Tuttavia Lin capisce che i libri contabili della Yize sono un abile falso, costruito ad arte, e lo getta nel braciere. Con sgomento di Shanzhi. Il generale Guan si dichiara pronto a fare tutto ciò che Lin Zexu riterrà necessario.

Il capitano Elliot dichiara che si assume la responsabilità delle vite e delle proprietà dei sudditi inglesi, anche se le risorse disponibili sono scarse di fronte alla imprevista aggressività della Cina. Nei dieci giorni successivi, tutti gli inglesi potranno lasciare Guangzhou, dopo avere consegnato tutto l’oppio. Danton e gli altri commercianti si rifiutano di consegnare l’oppio in loro possesso. Danton dice che il capitano è fuori di testa. Lui risponde a muso duro che Danton è uscito dai bassifondi ingannando, imbrogliando, con l’appropriazione indebita e l’evasione fiscale e lo sfida a rispondere di fronte a una corte inglese dei suoi crimini. Mr. White dice che queste sono calunnie. Il capitano dice che si ricorda di lui dallo Spanish Maine e che è solo un contrabbandiere! A Lawrence il capitano ricorda che per lui in Inghilterra c’è posto solo per cinque anni in prigione.

Il capitano Elliot conclude affermando che il suo compito è proteggere il commercio della Gran Bretagna che si sta espandendo, non per proteggere dei malfattori. Elliot offre una garanzia per le perdite e invita tutti a recarsi nel suo ufficio. Danton dice che  la cifra ammonta a 6 milioni di sterline? Chi ha conferito al capitano Elliott il potere per rilasciare una così grande garanzia? Il capitano risponde che non è possibile restare a marcire intrappolati e che non ci sono altre scelte. Tutti vanno a farsi rilasciare la garanzia. Danton è l’ultimo.

Intanto un messaggero a cavallo raggiunge la Corte Imperiale, recando l’annuncio trionfale: i trafficanti stranieri hanno consegnato tutto l’oppio in loro possesso.  L’imperatore Daoguang può così annunciare che la piaga dell’oppio è stata sradicata, dopo cento anni, nel diciannovesimo anno del suo regno. Ordina al Commissario Imperiale Lin Zexu che tutto l’oppio sequestrato sia pubblicamente distrutto, come ammonimento. La distruzione dell’oppio avviene con una grande cerimonia, a cui assistono tutti i cinesi e gli inglesi. Successivamente i sudditi inglesi salgono sulle scialuppe e si imbarcano.

A quattr’occhi, Danton accusa il capitano Elliott di essere un traditore del proprio paese e di avere venduto tutti come immondezza. Comunque il capitano gli affida una lettera che deve essere consegnata personalmente a Lord Palmerston. Gli chiede di informarlo di quello che sta succedendo e dirgli che i cinesi hanno distrutto merci del governo britannico per 8 milioni di sterline.   Alla sorpresa di Danton risponde che così è, visto che tutti hanno la sua garanzia firmata. A seguito della sua garanzia, l’oppio distrutto era diventato proprietà del governo. E’ dubbio che il governo britannico voglia accollarsi una simile somma, ma potrebbe costringere qualcun altro a farlo! Per esempio i Cinesi! Quindi la lettera per Palmerston ha lo scopo di scatenare una guerra!

Shanzhi porta al capitano Elliot una lettera del Commissario Imperiale Lin Zexu per la Regina Vittoria. Il capitano gliela restituisce e gli comunica un messaggio per Lin: “Non ci ritireremo mai! Aspetteremo al largo. Questa è la nostra forza! Ritorneremo a Guangzhou (Canton)!” Lin chiede a Shanzhi se pensa che la Gran Bretagna scatenerà una guerra.

La scena si sposta a Londra, dove Danton ha consegnato la lettera dal capitano Elliot e descritto la situazione. C’è una riunione del Gabinetto. Palmerston, ministro degli Esteri,  dice che Danton per la East India Company ha parlato del deterioramento della situazione a Guangzhou. Viene ribadito che il governo non è coinvolto nel traffico di oppio, che rientra nel libero commercio dei privati.  Ma vengono minacciati la vita e i beni dei cittadini inglesi. Il problema è che i cinesi non trattano i sudditi britannici su un piede di parità e in modo leale: viene insultata la dignità di sua Maestà la Regina!

Un generale presenta una accurata mappa delle coste della Cina con i porti, i fiumi e le fortificazioni. Quanto alla Marina Cinese, assomiglia ad una flottiglia di barche da pesca!

Ci viene quindi presentata la Regina Vittoria: giovane, carina, ma un poco superficiale. Si occupa di francobolli, di tagliare nastri, ma ha ragione quando dice che la Gran Bretagna deve difendere il principio del libero commercio. Se anche altri paesi imitassero la Cina, rapidamente la Gran Bretagna andrebbe in rovina.

Vediamo poi Lin Zexu ed il generale Guan che ispezionano i cannoni e osservano le navi inglesi che stazionano al largo.   Lin osserva che una guerra ostacolerebbe il commercio e non sarebbe conveniente per gli inglesi. Danton forse non lo capisce, ma per la Regina dovrebbe essere evidente.

Ci viene poi presentata una seduta della Camera dei Comuni. Un deputato sottolinea che la Cina, nonostante abbia 400 milioni  di abitanti, è sempre sta governata da  un solo imperatore ed ha sempre avuto  una sola lingua: forse con una così formidabile nazione sarebbe meglio fare commercio, non guerra! Un altro evidenzia che, se da un lato, la Gran Bretagna ha la più avanzata industria al mondo, la Cina è il più grande mercato! Sir Alexander Madison dice di conoscere due strani nomi: Confucio e Zhuangzi.  Sono vissuti più di duemila anni fa, prima di Socrate e Aristotele e forse sono più profondi. La Cina ha la Grande Muraglia a Nord e il Grande Canale a Sud. Anche se è addormentato, è un paese imprevedibile. E’ possibile sconfiggerlo, ma è impossibile conquistarlo.  Madison dice che amerebbe visitare la Cina, ma preferirebbe attraversare a nuoto l’Atlantico che andare in Cina su una nave da guerra! Molti però gridano che la Cina ha offeso la Regina e la Gran Bretagna e  deve essere punita!

A questo punto, Danton pronuncia un discorso incendiario. Dice che parla a nome di un gruppo di cittadini indifesi. Hanno dovuto lasciare le loro case e accamparsi su una nave, senza acqua senza viveri, senza medicine. Sua figlia non ha potuto seguirlo a Londra, perché malata, e potrebbe anche non rivederla più.  Eppure la Union Jack sventola ancora in cima all’albero delle navi! Danton ricorda di avere portato lettere del rappresentante britannico a Canton, Elliot, al Primo Ministro. Ci sono poi doni per la Camera dei Comuni. C’è un vaso di bronzo con figure di spiriti che risale a 2000 anni fa, quando il bronzo era il metallo più pregiato. Colpito, il vaso risuona come una campana. C’è poi un prezioso vaso di bronzo dei tempi glorosi della dinastia Tang: il periodo più glorioso della Cina, quando era il paese più civilizzato del mondo. Infine c’è un vaso del periodo attuale pomposo, ma di nessun valore: fatto cadere si sbriciola in tanti pezzi. Questa è la immagine della Dinastia Qing: solo sfarzo e pèompa, ma estrema debolezza!

Il discorso incendiario di Danton provoca inevitabilmente la guerra. Ma occorre tempo perché gli eventi seguano il loro corso. I profughi inglesi aspettano a bordo della nave, su cui sono stati caricati. Mancano i viveri e le medicine, l’esasperazione è generale. La situazione rischia di diventare insostenibile. C’è pure un morto che, secondo le regole del mare, viene gettato in acqua. Il prete dice al capitano Elliot che è meglio salpare: si rischiano meno morti! Il capitano risponde che la Gran Bretagna non lascia morire i suoi cittadini invano e  imperterrito vuole aspettare. Il prete lo accusa di cercare solo un pretesto per la guerra

Improvvisamente la situazione si capovolge. Arriva a vele spiegate la flotta britannica. Il comandante Bremer, affiancato da Danton, saluta la nave dei profughi. Risuona l’inno: “God save the Queen!”. La flotta inglese blocca la foce del fiume Zhujiang.  Lin Zexu viene informato, ma non si dimostra allarmato e decide di terminare la partita che sta giocando con il generale Guan.

Intanto il Capitano Elliot suggerisce al comandante Bremer di attaccare lì: Guangzhou può essere conquistata nel corso di una notte. Bremer gli chiede quanto conosca Lin Zexu: qui sarà opposta la massima resistenza! Meglio sistemare la partita direttamente con l’imperatore a Pechino! Un messaggero accorre per informare Lin che la flotta inglese non ha attaccato e ha fatto vela verso nord. Lin capisce subito che si sono diretti verso Tianjin e Pechino.   Il generale Guan suggerisce di mandare la flotta cinese all’inseguimento per ritardare l’attacco. Lin ribatte che le navi inglesi hanno potenti cannoni e sono più veloci. Ordina di mandare 600 corrieri a tutti i forti lungo Xiamen, Shoushan e Dinhai. Decisamente avrebbe preferito combattere la battaglia in Guangzhou, piuttosto che vedere le navi inglesi fare vela verso il nord.

Avviene un incontro tra Lin Zexu e il generale inglese Bremer. Questi dice che non ha intenzione di occupare Dinghai, ma avrebbe piacere di utilizzare quella graziosa piccola isola per caricare provviste ed acqua fresca. E’ disposto a pagare per questo e mostra una cassa piena di monete. Dice altresì che, se i cinesi non sono d’accordo, saranno spazzati via. Vuole una risposta netta: sì o no! Di fronte al mutismo di Lin, vengono sparati alcuni colpi di cannone. Lin ammette di non avere mai visto navi così grandi e cannoni così potenti. Tuttavia i valorosi soldati della Dinastia Qing sono disposti a morire, piuttosto che arrendersi.

I bombardamenti dei cannoni inglesi sono micidiali! Li è sconvolto! In meno di un’ora sette forti in Dinghai sono stati distrutti e 10 navi da battaglia affondate. Centinaia di uomini uccisi! Lin guarda il mappamondo: come è possibile che una piccola isola, come la Gran Bretagna, possa   sconfiggere un grande paese come la Cina.

Intanto l’imperatore indisposto riceve messaggi catastrofici, inviati da Zhoushan: Dinghai è stata conquistata sette giorni prima dagli inglesi che ora, probabilmente, stanno navigando verso nord! Qishan, viceré della provincia di Zhili, chiede udienza! La mattina stessa le truppe inglesi hanno raggiunto Dagukou di Tianjin. L’imperatore è indignato: come osano invadere la zona proibita del palazzo imperiale?  Inoltre Palmerston, il Ministro degli Esteri inglese gli scrive direttamente: come osa, visto che la Gran Bretagna è una piccola isola, che non sarebbe neppure degna di essere una provincia cinese?

Un funzionario dice che bisogna trattare a testa alta con gli inglesi, perché altrimenti altre nazioni, come Francia e America, seguiranno il loro esempio. L’imperatore dice che Lin Zexu è un incompetente, perché non ha saputo estirpare la mala pianta dell’oppio, né tenere fuori gli inglesi dal territorio cinese. Qishan dice che Zexu si è comportato in modo avventato nel problema dell’oppio; rimuovendolo dalla sua carica, si toglierebbe ai britannici un pretesto per il ricorso alle armi. Possono essere convinti a ritirarsi con il dovuto rispetto e si può comporre il conflitto pacificamente.

Un funzionario si oppone con decisione. Gli stranieri hanno avvelenato il paese con l’oppio e bene ha fatto Zexu a distruggere l’oppio a Humen. Ora si vogliono trattare gli stranieri che si sono macchiati di gravi colpe come ospiti d’onore, mentre Zexu viene licenziato. La grande Dinastia Qing non può accettare una simile umiliazione. Qishan ribatte che l’integrità del Celeste Impero è essenziale per la grande Dinastia Qing

L’imperatore dice che gli stranieri sono barbari e ignoranti; tuttavia preferisce una soluzione pacifica, prima di andare allo scontro. Qishan, che ha sempre goduto del favore imperiale e che è ritenuto un pilastro dello stato, viene inviato a Tianjin per fare un accordo con gli inglesi, dicendo loro che Lin Zexu è stato licenziato. Qishan viene nominato Commissario Imperiale con l’obiettivo di porre fine alla guerra.

Qishan si reca quindi a notificare l’editto imperiale a Zexu. In un incontro ristretto dice che ormai è caduto in disgrazia presso la corte. La sua decisione di distruggere l’oppio è stata la causa del conflitto. La sua rimozione dimostrerà la volontà cinese di arrivare a un accordo.

Lin Zexu si dice pronto a sacrificare la sua vita, se ciò può portare alla pace. Dice però che si stanno sottovalutando la forza, l’astuzia e gli obiettivi strategici. La loro flotta è davanti a Pechino e non basterà togliere lui di mezzo per fermarla. L’unica soluzione è raccogliere tutte le forze del Celeste Impero e prepararsi a combattere.

Qishan rinfaccia a Lin di avere detto che gli stranieri non avrebbero mai osato fare la guerra. E’ stata la sua incoscienza a provocare la attuale situazione che ha colto la Cina di sorpresa. Lin ammette che era come un ranocchio nello stagno e non sapeva molto degli affari del mondo. Solo ora si è reso conto che ci sono molte nazioni potenti ed è cosciente della calamità che incombe. Dice Qishan: “Eravate un ranocchio nello stagno. Siete sicuro di non esserlo più ora?”. Interviene il generale Guan dicendo che è pronto a combattere fino alla morte. Qishan obietta: “Siete pronto a combattere fino alla morte, ma siete sicuro di vincere”. Dice di avere visto le navi e i canoni inglesi in azione. La superiorità degli armamenti inglesi è tale da costituire un grave pericolo per la sopravvivenza della Dinastia Qing.  Lin Zexu se ne va dicendo che, se ci si arrende senza combattere, quella sarà veramente la fine della grande Dinastia Qing.

C’è poi  una scena, in cui viene mostrato Lin che osserva  una classe di studenti: contando su di loro, la Cina potrà primeggiare per 5000 anni, per quanto forti siano i nemici e per quanto gravi siano gli sconvolgimenti che verranno. L’immagine di Confucio campeggia dietro la cattedra dell’insegnante.

Shanzhi accompagna Lin Zexu e si offre di seguirlo, dovunque andrà! Lin risponde che Shanzhi ha troppe debolezze e non potrà sopportare le difficoltà per tutta la vita! Il giovane dice che potrà continuare a raccogliere informazioni a Guangzhou e a preparare una sintesi per Lin. Lin dice di avere molto meditato negli ultimi giorni. Le abitudini degli stranieri sono rozze, ma hanno aspetti positivi. Non bisogna trattarli con sufficienza.

Ma He Shanzhi ha una opportunità eccezionale, offertagli da Qishan. Questi gli dice che la sua  famiglia è la più ricca del luogo e che suo padre sarà liberato, se riuscirà a compiere una missione per lui. Qishan chiede che genere di persone sono gli inglesi e il giovane dice che sono persone che hanno gli stessi gusti che ha lui.  Va quindi a visitare suo padre in prigione e gli dice che ha bisogno dell’aiuto di Rong’er, ma dubita che lei acconsentirà. Il padre gli dice che la ragazza è la nipote del musicista cieco. Questi era una guardia del corpo dell’imperatore nella Città Proibita. Purtroppo offese l’imperatore e per questo fu accecato. Fuggì e da 30 anni è ricercato.  He Jingrong ha nelle sue mani la vita del musicista cieco e di Rong’er: pertanto questa dovrà per forza collaborare. Infatti la vediamo mentre saluta il nonno e gli dice che dovrà assentarsi per un poco.

Poi vediamo Qishan a pranzo con il generale Bremer e il capitano Elliot su una nave britannica. Accanto a lui c’è Shanzhi che fa da interprete. Gli viene servita una bella bistecca al sangue che taglia con coltello e forchetta. Dice che gli inglesi sono così bellicosi, perché mangiano carne sanguinante. Il generale inglese riconosce che la cucina cinese è straordinaria, ma purtroppo non si può dire lo stesso dei loro cannoni. Se avessero utilizzato un poco della loro esperienza culinaria nel campo militare, sarebbero gli inglesi a dovere chiedere una tregua. Qishan dice che non è venuto per chiedere una tregua, ma per concedere una tregua. gli inglesi non si formalizzano nell’uso delle parole.

Sua maestà l’Imperatore riconosce che gli inglesi si sono comportati con rispetto e sottomissione e pertanto concede loro tre milioni di taels di argento per pagare le spese del loro ritorno a casa. Il generale Bremer si affretta a precisare che nessuno ha parlato di tornare a casa. Precisa che i cinesi devono pagare sei milioni di taels per l’oppio distrutto e devono aprire cinque porti al commercio e srotola una mappa accurata delle coste cinesi. Inoltre vogliono il possesso di Hong Kong. Al sentire questo Qishan ha una reazione violenta di rifiuto: la grande Dinastia Qing non ha mai ceduto parti del territorio cinese! Perché non si accontentano del denaro?

Il generale inglese dice che Hong Kong è estremamente importante per loro, perché è il migliore porto del Far East: posizione perfetta, clima eccellente, acque profonde. Pertanto vogliono averlo! Qishan dice che non possono pretendere tante cose in una volta sola: prima il denaro! Conosce bene il carattere dell’Imperatore. Ma gli inglesi ribattono che loro conoscono bene il carattere della regina Vittoria. Il suo compleanno si avvicina e loro vogliono farle un regalo: Hong Kong sarebbe ideale! Il generale inglese dice che, se le loro condizioni non vengono accettate, attaccheranno immediatamente Guangzhou!

Qishan dice che deve riferire all’Imperatore: intanto saranno suoi ospiti di onore e saranno riforniti di tutto. Ci sono capre e altre animali. Ci sono due splendide donne in una carrozza, dentro cui il generale guarda. Altre sono in altre carrozze. Il generale, compiaciuto, concede un prolungamento di un mese del cessate il fuoco. Però pretendono Hong Kong entro dieci giorni e lettere dell’Imperatore che confermino le loro condizioni. Se non ricevono le lettere di conferma dell’imperatore entro un mese, questo sarà considerato una dichiarazione di guerra.

La sera c’è una grande abbuffata. E una grande bevuta!  Rong’er canta accompagnandosi con uno strumento tradizionale. Dice che le sue sorelle vendono i loro sorrisi, ma non i loro corpi! E infatti se ne vanno. Lei si fermerà per occuparsi di Elliot. Questi è ubriaco e vaneggia un poco. Dice che vogliono sbarazzarsi di lui, adesso che stanno per raggiungere la preda agognata. Si sdraia accanto a lei, dice che la sposerà. Improvvisamente lancia un grido, perché ha visto che la ragazza nasconde un paio di forbici sotto gli abiti. Bremer calma la sua collera e dice che bisogna mandarla a Qishan, perché sia punita. La punizione è atroce: viene legata a una grossa pietra e gettata in mare! Shanzhi, che pensava di fare la pace con gli inglesi, viene messo in prigione. Suo padre viene costretto a bere una bevanda letale.

Gli inglesi prendono possesso di Hong Kong. La bandiera inglese viene issata durante una cerimonia, a cui assistono Elliot e Bremer, davanti alle truppe schierate.

   Assistiamo poi ad una riunione dell’Imperatore con le autorità più importanti. Qualcuno dice che bisogna valutare con molta cautela la eventualità di una guerra. Le navi inglesi sono grandi e veloci. Come si possono dispiegare truppe lungo una costa lunga un migliaio di miglia? Qualcun altro dice che si può organizzare una milizia civica e che Lin Zexu aveva fatto qualcosa del genere a Guangzhou, ma Qishan ha sciolto tale milizia, lasciando la città senza difesa! Un altro obietta che una milizia civica è pericolosa, perché potrebbe ribellarsi contro le autorità: meglio rinunciare a una piccola isola, pur di avere la pace interna. Un altro dice che nei duecento anni della Dinastia Qing non si è mai rinunciato ai diritti fondamentali in condizioni così umilianti.

A questo punto l’Imperatore annuncia la sua decisione. Dice che è cosciente dei pericoli del cercare la pace, come si rende conto dei rischi di una guerra. Ordina di radunare truppe da tutti gli eserciti provinciali per resistere agli stranieri. Ma la disparità di forze è schiacciante. I cannoni delle navi inglesi distruggono le fortificazioni e i soldati possono irrompere massacrando i difensori. Gli ideali che hanno retto la Cina sono inadeguati ai nuovi tempi.

Qishan, reo di avere ceduto i diritti del paese, viene destituito e condannato a morte. Lin Zexu viene destituito, ma gli viene salvata la vita. Alla fine si incontrano durante il loro viaggio. Qishan si duole del fatto di essere trattato con infamia, mentre forse Lin avrà un posto nella storia. Lin lo prega di consegnare a nome suo all’Imperatore un mappamondo. Ci sono tanti importanti paesi al mondo e la grande Dinastia Qing non può vivere fuori del contatto con la realtà!

L’esercito e il popolo cinese combatterono eroicamente, ma tutto fu inutile a causa di un governo corrotto e della inferiorità militare. Il trattato di Nanchino fu firmato il 29 agosto 1842.

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Il Commissario Imperiale Lin Zexu nella locandina seguente

loc

loc1

L’imperatore Daoguang

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I PROTAGONISTI

lin

Lin Zexu

imperatore

L’imperatore Daoguang

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Danton (interpretato da Bob Peck)

MOMENTI SALIENTI

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Il pranzo offerto da He Jingrong

calligrafia

Esercizi di calligrafia

forca

Esecuzione dei sospetti

krieg

Riunione dei commercianti inglesi

eccell

Lin Zexu osserva Shanzhi che mangia con le posate

cann

Lin Zexu e il generale Guan osservano le navi inglesi

lengthy

incontro

incontro

dignitario

Qishan a colloquio con i comandanti inglesi

cannone

guerr

batt

cappucci

L’imperatore decide di destituire Lin Zexu

cartello

LE ATTRICI

mary

emma

Emma Griffiths Malin è Mary Danton.

ATTORI

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Bob Peck nel ruolo di Danton

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Simon Williams è il capitano Charles Elliot

E’  un film del 1997. E’ il vincitore del Golden Raster 1997 per il miglior film.

Il regista è Xie Jin.

Bao Guo’an è Lin Zexu

Su Min è l’imperatore Daoguang.

Shao Hsin è He Shanzi

Yuan Gao è Rong’er

Il film si può vedere con il seguente link (togliendo lo spazio prima della k finale):

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

IMMAGINI STORICHE

 

map

 

hongkong

 

carta

 

lin1817

Ritratto di Lin Zexu

 

nemesis

La Nemesis

La regina Vittoria

vittoria

canton

Guangzhou (Canton) oggi

Per una completa trattazione dell’argomento, leggere:

https://en.wikipedia.org/wiki/First_Opium_War

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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THE GREAT WALL – IL KOLOSSAL FANTASY SINO-AMERICANO DI ZHANG YIMOU

Un film da 135 milioni di dollari. Quando si esce, ci si domanda se è una “bufala” o un film notevole: tutte e due le cose contemporaneamente. Certo non si può non rimanere ammirati dalle scenografie straordinarie, alle grandiose scene di massa, alla ricostruzione (o invenzione?) delle tecniche di combattimento cinesi. Tuttavia, la vicenda narrata appare piuttosto banale.

La vicenda si svolge ai tempi della dinastia Song, durante il regno dell’imperatore Renzong. Poche miglia a nord della grande Muraglia, un gruppo di mercenari, originariamente composto da 20 uomini, viene attaccato da banditi Khitan, che uccidono molti di loro. I superstiti si rifugiano in una caverna dove vengono attaccati da una bestia orripilante di colore verde, che ne uccide altri. Alla fine sopravvivono solo William Garin e Pero Tovar. Essi riescono a uccidere il mostro di cui conservano un arto reciso. I mercenari devono svolgere in Cina una delicata missione: recuperare un quantitativo della misteriosa “polvere nera”, antenata della polvere da sparo, e portarla in Europa.

Il giorno dopo, i due giungono alla Grande muraglia, dove sono catturati da soldati  cinesi, appartenenti ad una setta misteriosa, chiamata l’Ordine senza Nome, guidato dal generale Shao e dallo stratega  Wang. Si tratta di un ordine militare cinese, creato dalla Corte Imperiale della Dinastia Song, con il solo scopo di respingere un’orda di mostri alieni: i “taotie”. I generali sono sorpresi vedendo l’arto tagliato, perché pensavano che i mostri fossero ancora molto lontani. Improvvisamente una ondata di mostri attacca la Grande Muraglia ed i battaglioni dell’Ordine senza Nome sono mobilitati.

L’ordine si compone di cinque unità speciali:

  • la Bear Troop, specializzata nella mischie;
  • la Crane Troop, formata da specialisti acrobati;
  • la Eagle Troop, formata da abili arcieri;
  • la Tiger Troop, specializzata nella manovra delle macchine da assedio;
  • la Deer Troop, formata da cavalieri.

Si registrano forti perdite da entrambe le parti, prima che la regina dei mostri richiami i suoi droni. Durante la battaglia, i due mercenari che erano stati messi in cella, perché sospettati di avere mentito, vengono liberati da Peng Yong, un inesperto soldato della Bear Troop. William lo salva poi dall’attacco di uno dei mostri.   I due mercenari partecipano alla battaglia e William, arciere infallibile, uccide molti mostri. Questi si ritirano, di fronte alla resistenza dei guerrieri cinesi.

I due mercenari vengono complimentati dal generale Shao e dal comandante Lin che è a capo della Crane Troop. Dopo essersi ripuliti, partecipano come ospiti di onore al banchetto. C’è anche un altro europeo prigioniero: Ballard. Racconta di essere venuto anche lui per la “polvere nera”, ma di essere prigioniero ormai da 25 anni; insegna inglese e latino ai cinesi. Dice, comunque, di avere studiato un piano di fuga, con il bottino della preziosa polvere. Il piano potrebbe essere attuato mentre i soldati sono impegnati a combattere i mostri.

Lo stratega Wang spiega a William la tragica situazione. I “taotie” sono stati originati da un meteorite verde che ha colpito la terra duemila anni prima, abbattendosi sulla montagna Gouwu. Da allora, i mostri verdi appaiono ogni sessanta anni e attaccano il nord della Cina; i membri dell’Ordine si sono addestrati tuttala vita per combattere  l’invasione. I cinesi credono che i taotie siano stati inviati dagli dei  quando, duemila anni prima, l’avidità di un imperatore  provocò la loro collera. La Grande Muraglia è stata costruita per difendere la Cina dai mostri.

Durante la notte, due mostri raggiungono la sommità della Muraglia e uccidono silenziosamente molti soldati di guardia. Shao e Lin guidano i soldati Deer a indagare, ma sono vittime di una imboscata. Shao resta ferito a morte e, prima di morire, designa Lin come nuovo generale.  Proprio allora giunge un inviato dalla capitale che informa che, in un antico scritto, si dice che i mostri sono immobilizzati da un magnete.  Proprio il magnete che William, portava con sé, gli ha probabilmente permesso di uccidere il mostro che aveva aggredito il suo gruppo.  Per verificare questa teoria, William suggerisce di catturare un mostro vivo e promette di collaborare.

Ciò provoca un rinvio del piano di fuga e provoca la collera di Tovar, che tuttavia resta e aiuta William nella cattura del mostro, addormentato con un potente sonnifero.  Nel successivo attacco, i mostri sono molto numerosi e il generale Lin è costretta a ricorrere a misure estreme: il lancio di razzi, caricati con polvere nera (quella polvere che era stata fino ad allora tenuta nascosta ai due mercenari).  Con il mostro catturato viene dimostrato essere esatta la teoria che i taotie sono resi impotenti da un magnete. Il mostro catturato, rinchiuso in una robusta gabbia, viene inviato alla capitale.

Purtroppo, poco dopo si scopre che i mostri hanno scavato un tunnel sotto la muraglia e che, attraverso di esso, si stanno dirigendo alla capitale guidati dalla loro regina. Approfittando del trambusto, Tovar e Ballard fuggono, portando con sé un quantitativo di polvere nera. William rifiuta di seguirli, ma viene accusato di essere loro complice e viene rinchiuso in una cella. Viene salvato dalla testimonianza di Peng Yong che afferma di avere assistito alla lite di William con gli altri due, causata dal suo rifiuto di fuggire con loro.

Poco dopo Ballard tradisce e abbandona Tovar, ma viene catturato  dai banditi Khitan; questi però avvicinano una fiamma alla polvere nera trasportata e saltano per aria co Ballard. Tovar recupera i cavalli, ma viene fatto prigioniero dai soldati cinesi inviati al suo inseguimento.

Intanto, nella capitale, si vuole verificare il potere dei magneti sui mostri, ma il taotie risvegliato manda segnali alla sua regina.  Sapendo che i mostri si avvicinano alla capitale Biangling, Lin decide di ricorrere all’uso dei palloni ad aria calda per controllarli dall’alto. Ordina a altresì di liberare William e dice a Wang di spiegargli che deve avvertire il mondo esterno del pericolo incombente. William decide però di restare e sale sull’ultimo pallone con Wang e Peng. Giungono in tempo per salvare Lin che, a causa della caduta del suo pallone, è stata circondata dai taotie e sta per essere divorata.

Il gruppo giunge così al palazzo dell’Imperatore. Lo stratega Wang ha escogitato un piano. Poiché la regina dei mostri si nutre con il cibo che le viene trasferito dai suoi sudditi, bisogna nutrire abbondantemente il taotie catturato, dopo avere legato cariche di esplosivo al suo corpo.  La belva correrà quindi dalla regina per nutrirla e si potrà fare esplodere allora le cariche di polvere nera che trasporta. Durante il trasporto del taotie prigioniero, una orda di mostri irrompe attraverso le fogne, ma Peng si sacrifica per salvare gli altri.

L’esecuzione del piano è però ostacolata da molti inconvenienti. William e Wang salgono su una torre per lanciare un razzo carico di esplosivo verso la regina, che è stata raggiunta dal taotie liberato.  Il razzo non esplode e Wang resta ucciso. Le frecce di William vengono deviate dai mostri. Alla fine questi lancia il magnete tra i taoties e la lancia di Lin riesce a aprire un varco che permette di fare esplodere le cariche esplosive e fare saltare per aria la regina. A questo punto l’orda è dispersa. La grande vittoria fa sì che Lin sia promossa.

Come premio, William potrà liberare Tovar e tornare in Europa con lui, senza la polvere nera. Avrebbe invece potuto portare via la polvere nera, lasciando Tovar prigioniero. L’amicizia prevale. Lin guarda i due partire dispiaciuta, ma William ha promesso che tornerà.

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LA GRANDE MURAGLIA

 

 

 

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IL COMANDANTE LIN MAE

 

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WILLIAM GARIN

In cella!

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William e Tovar

PERO TOVAR

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BALLARD

 

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IL GENERALE SHAN

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due

Il generale Shan con lo stratega Wang

 

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Il generale resta ucciso in una imboscata

LO STRATEGA WANG

 

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COMBATTIMENTI

 

L’assalto dei mostri

 

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PRANZO

pranzo

 

 

 

esibizioneWilliam mostra la sua abilità nel tiro con l’arco

 

I MOSTRI

mostri

 

assalto

 

 

 

 

IL LANCIO DEI RAZZI

 

razzi

 

razzi5

 

razzibis

 

 

 

CONCLUSIONE

buco

Il tunnel scavato dai taotie sotto la Grande Muraglia

regina

La regina circondata dai taotie

GLI ATTORI

 

attrice

 

jing-tian

 

Tian Jing nella parte del comandante Lin Mae

 

 

 

 

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