ANTICA VIA DELLA SETA

 

 

 

 

 

Per quanto indietro si risalga nei testi antichi, la produzione dei tessuti – tra cui i più importanti sono la seta e la canapa – rappresenta un lavoro e un sapere femminili.  Quando cominciò l’allevamento domestico del baco da seta (verso il 1000 a.C.), si può dire che ormai era in uso presso le famiglie in gran parte dei villaggi cinesi. Donne e bambine dedicavano gran parte del loro tempo ad allevare i bachi. Per questo è necessario raccogliere più volte al giorno foglie fresche di gelso, e nutrirne gli eterni affamati. I gelsi vennero piantati ovunque. Nutriti in maniera adeguata, mantenuti a temperatura media e costante in locali pulitissimi, posti al momento giusto su grate,  i bachi filavano e tessevano il bozzolo; quando era terminato, bisognava sbollentarlo; quindi cominciavano le operazioni di dipanamento, per cui si operava contemporaneamente su fili di più bozzoli per ottenere un unico filato. Il tutto con pazienza, cura, abilità e tempo, per ottenere infine la seta greggia. Tessitura, tintura, e ricamo sono altre arti, in cui i Cinesi hanno ottenuto risultati eccellenti e sempre migliori.   

BISANZIO E LA PERSIA

“L’Etiopia e lo Yemen controllavano il traffico delle navi provenienti da est sul mar Rosso; l’altra via accessibile alle navi era il golfo Persico, controllato dalla Persia. Con i regni cristiani in Etiopia e in Yemen/Himyar, a sua volta sottoposto alla egemonia della Etiopia, l’impero bizantino cristiano sperava di stringere alleanze politiche e commerciali, per deviare sul mar Rosso e sui porti bizantini una parte del flusso commerciale accaparrato dai persiani. Gli Etiopi traevano profitto dalla seta acquistata direttamente dall’India, e dalla stessa Bisanzio, pagandola meno che ai persiani.

L’imperatore Giustiniano inviò in Etiopia e nell’Himyar l’ambasciatore Giuliano che chiese loro di fare fronte comune contro i Persiani, in nome della comune fede religiosa. L’ambasciata fallì, perché il re dell’Himyar non si sentiva abbastanza forte per lottare contro la Persia. Gli Etiopi non potevano acquistare la seta direttamente dagli Indiani, perché i mercanti persiani “la facevano da padroni” nei porti stessi, dove le navi indiane facevano il primo scalo e avevano l’abitudine di l’abitudine di acquistare interi carichi e lì non c’era niente da fare. Dunque, occorreva continuare a comprare la seta dai mercanti persiani, principalmente a Nisibi, città di dogana (l’odierna Nusajbin, sul fiume Khabur, affluente sulla riva sinistra dell’Eufrate, al confine tra Siria e Turchia), ma anche a Callinico e ad Artaxa.

In quelle città arrivavano le merci provenienti dall’Asia centrale e da più distante, attraversando tutta la Persia via terra. I prodotti indiani, o sbarcati nei porti nord-occidentali dell’India e inoltrati via terra fino all’attuale Afghanistan, arrivavano in Asia centrale e in Persia. Analogamente, le merci provenienti dall’India in nave attraverso il golfo Persico o prodotte nei paesi costieri del golfo, giungevano dalla Persia nelle città di dogana citate. La Persia, in una fase di potenza militare ed economica, monopolizzava quindi buona parte del traffico terrestre e marittimo; spediva ovunque mercanzie e navi e controllava alcuni porti dell’India e di Ceylon, oltre a quelli del golfo Persico. Era assai temuta dai regni lungo le coste del mar Rosso, in quanto eliminava la concorrenza proveniente dall’India. Così era dall’intermediario persiano che i vicini occidentali di questi erano obbligati ad acquistare tessuti e filati di seta, mussole di cotone, pepe, spezie, aromi e profumi.

L’industria persiana stessa produceva molti tessuti di seta di qualità, vetri, ceramiche e molte altre cose; ma era soprattutto il monopolio della seta a essere importante, e il commercio era, come nell’impero bizantino, strettamente regolamentato e controllato dallo stato, il quale, grazie alla applicazione di diverse e pesanti gabelle,  ne traeva grandi guadagni. Il traffico delle sete gregge era, del resto, un monopolio statale. L’industria persiana era una grande acquirente dei preziosi filati, e produceva magnifici tessuti di seta, i cui motivi e lo stile molto riconoscibili hanno permesso di seguirne con precisione, nelle vestigia storiche, la diffusione commerciale: ne sono stati ritrovati in molti paesi occidentali, e anche in Asia centrale.

A metà del VI secolo, a proposito delle sete persiane, la questione dipendeva più dall’arte dei tessitori che dalla produzione di bozzoli.  Si sa che, per i setaioli, un re di Persia aveva ordinato il ratto delle larve in quantità consistente in Siria e le aveva fatte trasferire in Iran. Anche se esisteva l’allevamento dei bachi da seta, la produzione non era legata ai bisogni dei setaioli persiani. Costoro si rifornivano di seta cinese e dell’Asia centrale, perché era circa da un secolo e mezzo che la sericoltura era stata introdotta nel regno di Khotan.  Da lì probabilmente si era diffusa a tutta la cosiddetta “Serinda”, da dove i due monaci nestoriani della leggenda si erano verosimilmente procurato le uova.

Nel 562, dopo decenni di guerre, il sovrani dei due grandi imperi, Giustiniano e Cosroe I, firmarono un trattato di “pace eterna” (che tuttavia non durò molto a lungo), in cui le clausole commerciali avevano un ruolo fondamentale.  Nisibi e un’eltra città di dogana erano aperte ai bizantini e il commercio della seta greggia era pianificato. La potenza persiana sembrava inevitabile.

L’occasione di aggirare il monopolio persiano si presentò in seguito ad un nuovo cambiamento della carta politica ed etnica dell’Asia, con una nuova ondata di conquistatori: i Turchi.

Liberamente tratto da “La via della seta” di Luce Boulnois

AVVENTO DELL’ISLAM

All’inizio del VII secolo, le potenze politiche ai due estremi del mondo erano la Cina e la Persia sassanide, due grandi poli sempre in buoni rapporti tra loro, con interessi commerciali comuni; tra questi due poli, dalla metà del VI secolo c’erano le confederazioni turche che si imponevano, tenendo in stato di vassallaggio o protettorato numerosi piccoli regni, non dando tregua agli avanzamenti cinesi, tenuti a distanza dai sovrani persiani. I profitti del commercio avevano un ruolo fondamentale nei loro rapporti. Più oltre a ovest, l’impero bizantino non era riuscito a superare lo sbarramento persiano, e contava ben poco  nel sistema. Il VII secolo fu del resto per Bisanzio un periodo di agitazioni interne e di sconfitte all’estero: perse metà dei territori, su cui aveva regnato Giustiniano. Quanto all’Europa, subiva ancora i contraccolpi delle invasioni che, in ondate successive, l’avevano devastata.

 

C’erano poi due potenze in fieri: gli arabi con l’islam e il regno tibetano. La conquista araba, una implosione della nuova religione rivelata, dovuta a una tribù di carovanieri e di mercanti del commercio internazionale, cominciò poco dopo la morte di Maometto, nel 632; in una dozzina di anni riuscì a dominale e si sforzò di convertire all’islam la Mesopotamia, la Palestina, la Siria e l’Egitto. I conquistatori attraversarono l’Eufrate nel 635, presero Ctesifonte nel 638, e, mentre si impadronivano di Gerusalemme, di Damasco e di Alessandria, la dinastia sassanide si esauriva con la morte di re Yazdgard III, ucciso nel 635 e, con la fuga in Cina di Firuz, l’erede al trono. Successivamente, egli visse soprattutto in Asia Centrale, sotto la protezione dell’imperatore cinese. La dinastia sassanide scomparve completamente nel 651, lasciando il posto a quella dei califfi Omayyadi. L’avanzamento verso est della nuova potenza non si sarebbe fermato lì: non solo avrebbe conquistato poco a poco metà dei regni turchi o indipendenti in Asia Centrale, ma sarebbe stata necessaria tutta la potenza militare dei Tang per bloccarne l’avanzata. Questo per quanto riguarda l’aspetto militare e politico: in campo economico, l’insediarsi su un così vasto insieme di territori dall’Asia Centrale al Marocco, di un potere sempre disposto ad attivare il commercio e rendere dinamici prodotti e industrie, finito il periodo della conquista si sarebbe rivelato un motore potente per la economia degli scambi.  

via

 

silk

Digitalizzato_20170901 (2)

 

 

khotan.png

By User:Schreiber

Da Chang’an, la capitale della Cina, a Roma, alla estremità opposta della Eurasia, La Via della Seta fu per secoli la rotta commerciale tra civiltà e un corridoio, lungo il quale viaggiarono idee, conoscenze e religioni.

Chang’an è stata la antica capitale della Cina, sotto dieci dinastie. Al tempo della dinastia Ming, il nome divenne Xi’an, tuttora in uso.  Verso il 750 d.C. era una delle più popolose città del mondo e, secondo alcune fonti, contava un milione di persone.

Da Xi’an, i rami settentrionali proseguivano fino a Dunhuang, importantissimo centro buddista con le celebri grotte di Mogao. Lì si divideva in tre rami, di cui due si ricongiungevano a Kashgar. Il terzo invece passava attraverso il Tien Shan (grande sistema montuoso dell’Asia Centrale)  in direzione di Alma Ata.  Tutti questi percorsi si riunivano nella antica Sogdiana e proseguivano verso quelli che oggi sono Uzbekistan, Afghanistan, Turkmenistan e Iran fino a Baghdad e poi, sfruttando in gran parte l’Eufrate, giungevano fino al Mediterraneo.

 

La Mongolia Interna è una immensa regione che forma un lunghissimo arco nel nord-ovest della Cina e collega la Siberia all’Asia Centrale, occupando circa un terzo della superficie della Cina. L’ambiente geografico va dalle foreste ai deserti sabbiosi alle praterie. Dal punto di vista etnico, i territori sono dimora di numerose minoranze: mongoli,  uiguri e hui, russi, kazaki e kirghizi. Tre province (Mongolia Interna, Ningxia e Xinjiang) sono ufficialmente riconosciute come province autonome. Le principali attrattive di Xinjiang e Gansu sono le città-oasi nel deserto lungo la Via della Seta, ricche di grotte con dipinti buddhisti, suggestive rovine, caotici mercati.

Confinante con la Repubblica di Mongolia e la Russia a nord,  con gli stati dell’Asia Centrale a ovest e con il subcontinente indiano a sud, la regione resta legata alla Cina che per secoli operò per imporvi la propria egemonia. Oggi la popolazione è in maggioranza composta da cinesi han che sembrano però avere poco in comune con le comunità indigene della zona.

 

Tashkent è la capitale dell’Uzbekistan.

 

IMMAGINI

XI’AN (CHANG’AN) 

 

oca gigante

La pagoda della Grande Oca Selvatica

 

 

 

terracotta

L’esercito dei guerrieri di terracotta

Di user:Robin Chen – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=566277

 

KASHGAR

kash

 

Immagini della città vecchia

 apakh hoja

La tomba di Apakh Hoja

CC BY-SA 2.5 es, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=431904

Kashgar si trova presso una oasi del deserto di Taklamakan nel Xinkjiang. E’ un luogo storico di incontro di genti lungo la Via della Seta.  La strada del Karakorum lo collega al Pakistan attraverso il passo Khunjerab. Attraverso il passo di Korugart si raggiunge il Kirghizistan.

Fondata 2000 anni fa, fu a lungo dominata dalla popolazione nomade dei Xiongnu.  Quando questa fu sconfitta dal generale cinese Ban Chao nel 73 d.C. divenne formalmente parte del Celeste Impero. La città ha vissuto da protagonista gli anni, in cui la via della Seta era il fulcro degli scambi commerciali e culturali tra Europa e Asia, accogliendo un gran numero di bazar e dotandosi di edifici frutto della commistione di vari stili.

 

 

KHIVA (oggi in Uzbekistan)

 

 

khiva

 

itchan

Mura di Itchan Kala

Khiva è l’antica capitale della Coresmia e del khanato di Khiva (dal 1592) e si trova oggi nella provincia di Khorezm in Uzbekistan. Fu sede di un importante mercato di schiavi.

 

IL TIAN SHAN

 

tianshan.jpg

Central Tian Shan mountain range with Khan Tengri (6995 m) in the center. Taken on the flight from Urumqi to Bishkek, where Mt. Khan Tengri and Mt. Tomur (Jengish Chokusu / Mt Pobeda) can be seen clearly.

Di Chen Zhao – originally posted to Flickr as 天山山脉西段航拍 / West Tian Shan mountains, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8723906

tian chi.jpg

Tian Chi

Di Babak Fakhamzadeh from São Paulo, Brazil – Tian Chi, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45264478

Il rilievo è caratterizzato da una combinazione di catene montuose e da una serie di valli e bacini intermedi che si allungano generalmente da est a ovest. La depressione più profonda del Tien Shan orientale è la depressione di Turfan  (o Turpan), regione in cui si trova il punto più basso dell’Asia Centrale (154 metri sotto il livello del mare). Le montagne sono di tipo alpino con pendici impervie e lungo le loro creste si estendono ghiacciai.

TURFAN

 

emin

La moschea di Emin con il minareto

Turfan si trova accanto alla antica capitale uigura di Gaochang. La dinastia Qing conquistò questa regione, in larga parte musulmana, negli anni 1750, sconfiggendo in una serie di battaglie gli uiguri e i mongoli, grazie al suo superiore armamento. Il minareto fu innalzato nel 1777 durante il regno dell’imperatore Qing Qianlong (1735 – 1796) e fu terminato l’anno successivi.  Con la sua altezza di 44 metri, è il minareto più alto della Cina.

gaochang

 

 

SAMARCANDA

sama4

 

duefiumi

 

 

sama1

 

sama2

 

gur emir

Il mausoleo di Gur Emir, dove è sepolto Tamerlano

BUKHARA

buk

 

ismail samany

Mausoleo di Ismail Samany

 

poi-kalyan-mosque

 Moschea di Poi- Kalyan

TASHKENT

dzhuma

Moschea Dzhuma

Medrese_Barak_Chan,_Toshkent,_Uzbekistan_11.05.2014

Madrasa Barak Chan

Di THORSTEN – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44489452

 

GHAZNI

Ghazni-Minaret

Il Minareto di Ghazni

Von bluuurgh – Eigenes Werk, Gemeinfrei, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=215611

 

ghazni

La città vecchia

Von U.S. Air Force photo by Tech. Sgt. J.T. May III – http://www.defenseimagery.mil/imagery.html#a=search&s=prt&guid=724d0711d31e276dba7686293e9ca6c8ae03e97d VIRIN 100418-F-4473M-141, Gemeinfrei, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10153464

 

seta

BAGHDAD 

bag

Baghdad medioevale

bagd

Fondata nel 762 d.C. dal califfo abbaside Al-Mansur, divenne la capitale religiosa e amministrativa della sua dinastia. Dopo un periodo di estremo splendore, la città iniziò a decadere a metà del IX secolo quando gli Abbasidi iniziarono a indebolirsi; distrutta dai Mongoli nel 1258 e poi da Tamerlano nel 1401, fu conquistata dai Persiani e poi dai Turchi che la resero capoluogo di provincia e le ridiedero grande prestigio.

 

NISIBI (attuale Nusajbin)

 

nusaybin

 

TABRIZ

tabriz bazar

 

500px Photo ID: 117838489 - http://whc.unesco.org/en/list/1346

IL BAZAR

blue mosque

LA MOSCHEA BLU

 

 

 

Vedere anche:

 

Posted in Cina | Tagged ,

DENG XIAOPING, IL POLITICO CHE DISSE AI CINESI: “ARRICCHITEVI!”

Deng Xiaoping (nato a Guang’an il 22 agosto 1904, morto il 19 febbraio 1997 a Pechino) ricoprì vari incarichi direttivi nel Partito Comunista Cinese ai tempi di Mao Zedong e divenne leader de facto della Cina dal 1979 al 1992. E’ stato il pioniere della Riforma Economica cinese e l’artefice del “socialismo con caratteristiche cinesi”.  Si trattava di una teoria che mirava a giustificare la transizione dalla economia pianificata alla economia aperta di mercato.

 

 
deng

 

deng

 

deng

 

 

deng

La grande campagna della Rivoluzione Culturale contro Deng Xiaoping

 

carter

Visita al presidente Carter negli USA

 

comrade

Il compagno Deng Xiaoping nella sua visita a Shenzen nel 1992

 

 

deng series

La serie TV dedicata a Deng Xiaoping

GRANDI INNOVAZIONI

LE ZONE ECONOMICHE SPECIALI

L’ istituzione delle prime Zone Economiche Speciali (ZES) in Cina è iniziata a seguito della politica di riforme economiche (la cosiddetta politica della porta aperta) intrapresa nel paese a decorrere dal 1978.

In particolare, nel 1979, vennero create le prime tre ZES nelle municipalità di Shenzhen, Zhuhai e Shantou, tutte site nella provincia meridionale del Guangdong, nel 1980 venne istituita la ZES di Xiamen, nella provincia di Fujian, ed infine nel 1988 venne costituita la ZES dell’intera isola di Hainan divenuta nel contempo provincia.

 

 

LEGGE DEL FIGLIO UNICO

Ai tempi di Mao Zedong, la popolazione cinese cresceva di 30 milioni di persone l’anno. Nel 1962 il boom di nascite suscitò preoccupazione e si decise di iniziare una politica di pianificazione familiare nelle città più densamente popolate. Fu nel 1973 che fu lanciata una politica di controllo delle nascite.  La sovrappopolazione era ormai considerata un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione. Nel 1979 il governo di Deng Xiao Ping varò una politica di controllo organico della natalità. Fu approvata la legge del “figlio unico”. A quel tempo, la Cina accoglieva un quarto della popolazione mondiale, pur disponendo solo del 7% del terreno coltivabile. I due terzi della popolazione avevano meno di trenta anni.

 

 

Vedere anche:

 

 

 

Posted in Cina | Tagged

CONFUCIO, IL SAGGIO CHE RIFORMO’ LA CINA

 

 

 

 

 

 

[Kongzi, “il maestro Kong”, nacque 2500 anni fa in una Cina frammentata, dove numerosi regni guerreggiavano tra di loro.  Lui si propose di restaurare l’ordine, prendendo come modello antichi sovrani ed educando gli uomini a praticare la virtù.

 

Digitalizzato_20170703

 

“La disgregazione dell’ordine arcaico nel periodo delle Primavere ed Autunni ed il lento e graduale affermarsi di un nuovo ordine nel periodo degli Stati Combattenti si accompagnarono ad una profonda crisi ideologica. All’inizio si cercò di giustificare gli sconvolgimenti politici e sociali in base alle antiche istituzioni ed agli antichi valori, ma tale espediente non poté durare a lungo, perché si era fatto ormai troppo grande il divario tra la realtà e le norme, di cui avrebbe dovuto essere espressione. Inoltre, quelle norme affondavano le proprie radici in un complesso di credenze e di tradizioni, il cui autentico significato sfuggiva in gran parte ai Cinesi dell’epoca. Nel periodo degli Stati Combattenti, si fece più  pressante quindi l’esigenza di ristabilire un comune sistema di valori e di rifondare un ordine universalmente accettato in un modo in cui dominavano la forza, la astuzia e la sete di ricchezza.

Un fenomeno caratteristico di quegli anni fu lo sviluppo di varie scuole di pensiero. Maestri di morale e teorici della politica si recavano da una corte all’altra per prestare la loro opera di consiglieri e di precettori. I più famosi avevano gruppi di discepoli al loro seguito. I capi di Stato li ospitavano e cercavano di sfruttare al massimo il loro insegnamento, nel tentativo di individuare gli strumenti più idonei al governo dei propri sudditi e le tecniche più efficaci per fiaccare e annientare i loro avversari. Era una epoca di ricerche e di esperimenti, perché il vecchio mondo era crollato e si cercava in modo più o meno consapevole di costruirne uno nuovo.

Il primo di questi maestri, di cui ci sia giunto il nome è Confucio (Kong fuzi o maestro Kong: i gesuiti latinizzarono tale espressione in Confucius, da cui deriva il nome italiano). Egli nacque nel 551 a.C. nella città di Qufu nel piccolo principato di Lu (nell’odierna provincia dello Shandong). Suo padre, secondo la leggenda lontano discendente del re della dinastia Shang (sconfitta dagli Zhou nel 1041 a.C.) morì nel 448 a.C. Benché le sue origini fossero aristocratiche, il suo status sociale era ormai decaduto e sembra che, in gioventù sia stato costretto a svolgere lavori umili. Come molti altri piccoli gentiluomini, appartenenti a rami collaterali dei lignaggi aristocratici, egli poté però studiare le “sei arti” (liuyi: i riti, la musica, il tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia, la matematica) che costituivano il fondamento della educazione nobiliare.

A partire dal 501, Confucio ricoprì una serie di cariche nel principato di Lu; tra l’altro, sembra sia riuscito a sventare una macchinazione contro il suo signore, il duca Ding, messa in opera dal signore di Qi. Nel496 lasciò tuttavia la corte di Lu a causa di alcuni contrasti sorti con il duca Ding (questi avrebbe trascurato i doveri del governo per godersi i doni ricevuti dal duca Qi), e diede inizio auna serie di peregrinazioni che lo avrebbero portato in molti Stati cinesi; i suoi consigli e il suo insegnamento non riuscirono però in alcun modo ad influire sugli avvenimenti e sulla politica dei vari signori. Nel 483 a.C. Confucio ritornò al suo paese natale, dove si dedicò all’insegnamento privato. In questo periodo si sarebbe occupato della revisione degli antichi testi, dalla quale sarebbero derivati i  Classici confuciani. La sua scuola crebbe in rinomanza e aumentò progressivamente il numero di discepoli. Morì nel 479 a.C.

 

Nonostante la eccezionale importanza avuta dalla dottrina confuciana nella storia cinese, la ricostruzione del pensiero originario del Maestro  appare quanto mai ardua. La fonte principale, e anche la più attendibile, è costituita da Lunyu (Dialoghi),  opera in venti libri che, pur presentando aggiunte posteriori, sembra risalire per la maggior parte ai suoi immediati discepoli. Tale opera è però, per la sua stessa natura, estremamente frammentaria (registra una serie di conversazioni tenute da Confucio con principi e discepoli). Il discorso è polverizzato in una serie di aneddoti e aforismi e tocca gli argomenti più vari, senza nessuna sistematicità. Non sempre, inoltre, i numerosi commentari redatti nel corso dei secoli contribuiscono a illustrarne l’autentico significato.  Nelle interpretazioni successive, pesa la evoluzione subita dal Confucianesimo, che avrebbe finito per allontanarsi in maniera sensibile dal pensiero originario di Confucio.

 

Un fatto comunque è certo: il pensiero di Confucio si colloca in una fase di transizione. In esso si può ancora rilevare un aspetto che tende al recupero delle antiche istituzioni e degli antichi valori ai fini della rifondazione di un ordine universale.  Nello stesso tempo, però, proprio nel  corso di questo tentativo di recupero, si definiscono alcuni valori nuovi, che ci appaiono come diretta espressione dei mutamenti caratteristici del periodo.

Confucio non intendeva presentarsi come l’iniziatore di un nuovo movimento filosofico o religioso: “Io trasmetto e non creo, credo negli Antichi e li amo”. In questa frase, che è senza dubbio tra le più note del Maestro, è contenuto il nucleo fondamentale del suo insegnamento.  Chi erano gli Antichi? La soluzione di questo problema ci può aiutare a capire  in che modo Confucio si considerava legato alla tradizione, vale a dire quale fosse il contenuto di quella  che potremmo definire come la sua volontà “soggettiva” di conservazione. Per Confucio, gli Antichi rappresentavano lo specchio , in cui il presernte avrebbe dovuto riflettersi per conservare il dao.  Il dao (letteralmente “via”) costituiva il principio basilare dell’universo: conformarsi al dao voleva dire rispettare rispettare le regole fondamentali inerenti al processo naturale della esistenza, sia degli uomini che delle cose.]

 

Da “Storia della Cina” di Sabattini e Santangelo

TEMPLI DI CONFUCIO

 

confuz

 

 

Temple of Confucius at Beijing is the second largest Confucian Temple in China. Translation inscription "Big Xu Gate",under monument translation-"Statue of Confucius, the great Chinese philosopher "

Tempio di Confucio a Pechino

 

qufu

Tempio di Confucio a Qufu

 

 

 

 

Digitalizzato_20170704.png

 

 

 

 

 

 

 

Vedere anche:

Posted in Cina | Tagged

PARTNERSHIP STRATEGICA TRA CINA E UE ATTRAVERSO LA NUOVA VIA DELLA SETA

La Bundesbank acquisterà yuan. La banca centrale tedesca ha deciso di inserire la valuta cinese tra le sue riserve valutarie. La novità segue un’analoga decisione presa l’anno scorso dalla BCE  che ha investito a giugno 500 milioni di euro, sottraendoli agli asset in dollari. La notizia ha fatto apprezzare la valuta di Pechino, che ha segnato, verso il dollaro, il massimo da due anni. D’altra parte, il renminbi è ora incluso negliSdr (i Diritti speciali di prelievo del FMI). Secondo le stime della Banca centrale tedesca, il valore del renminbi non dà agli esportatori cinesi un vantaggio competitivo. Non manca tuttavia la cautela per una moneta che non è ancora totalmente convertibile.

————————————————————

Il premier cinese Li Keqiang è arrivato mercoledì 1 giugno 2017 in visita a Berlino, pe poi proseguire alla volta di Bruxelles per il consueto summit annuale Cina – Unione Europea. Li punta ad una partnership strategica tra Cina ed Unione Europea ed il terreno sembra favorevole, visto il senso di profonda frustrazione suscitato da Donald Trump. Nei giorni scorsi la  cancelliera Angela Merkel non ha nascosto il suo disappunto per le posizioni di Trump, contrarie al libero scambio e agli accordi sul clima di Parigi.  Nel corso di questo diciannovesimo meeting Cina – Ue Li Keqiang incontrerà Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione.

 

merkel

 

 

merkel

Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

 

LA VIA DELLA SETA OGGI

setaseta

 

 

L’evocazione degli itinerari storici della Via della Seta che hanno collegato l’Occidente e l’Oriente fino dai tempi dell’Impero Romano è l’espediente retorico usato dalla Cina moderna per lanciare ed abbellire la sua strategia eurasiatica di integrazione commerciale, tecnologica, finanziaria e culturale. Tale strategia è sostenuta da un ricco fondo destinato a finanziare investimenti all’estero e che si muoverà in sintonia con la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali di recente istituzione.

La strategia cinese one belt, one road è un programma complesso e ambizioso – articolato tanto su un itinerario terrestre, la Silk Road, quanto su uno marittimo, la Maritime Silk Road – che riunisce obiettivi di politica interna (aiutare lo sviluppo di aree arretrate, soprattutto, della Cina occidentale, attraversata dalla Via della Seta terrestre) con obiettivi di politica estera, via terra, (rafforzare i legami con i paesi dell’Asia centrale tradizionalmente legati alla Russia)  e via mare (rafforzare i legami dei paesi dell’Asia del Sudest fino all’Australia).

La Via della Seta primeggia quanto a importanza politica, ma è la Rotta della Seta primeggia per importanza commerciale. Secondo stime tedesche,  tutte le merci che passano via terra valgono quanto il carico di tre navi che seguono la via marittima in meno di una settimana. Sulla mappa delle autorità cinesi appaiono solo sei “stazioni” europee, tra cui Atene, Mosca, Duisburg, Rotterdam e Venezia.

La One Belt, One Road, proposta dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, è frutto della volontà di stabilire collegamenti strategici più solidi e formare una grande Eurasia: l’iniziativa infatti coinvolgerebbe 4,4 miliardi di persone (pari a circa il 66% della popolazione globale), distribuiti in 60 paesi, quali Cina, Russia, India, Iran ed Europa,  con un Pil totale di 21 trilioni di dollari (fonte Mc Kinsey).  Lo sviluppo del percorso avverrà secondo due traiettorie: la prima, marittima, attraverso le vie oceanichee (21th  Century Marittime Silk Road) , passando per le coste orientali del continente africano; la seconda, la Silk Road Economic Belt, collegherà via terra le città cinesi fino ad arrivare a Rotterdam. Il progetto è di grande portata e consentirebbe non solo un rafforzamento politico, ma anche una spinta per gli investimenti nelle costruzioni  e la creazione di posti di lavoro.

Lo stanziamento di fondi di circa un trilione di dollari per la One Belt, One Road (il collegamento via terra) ha interessati in primo luogo i paesi dell’Asia Centrale, i quali, a causa delle tensioni politiche con i paesi vicini, non sono ancora sviluppati e competitivi per quanto riguarda le connessioni  commerciali. Uno tra questi è il Kazakistan, che ha investito nella costruzione di strade, porti e centri commerciali.  Conseguentemente, l’indice azionaro Kase (Kazakistan Stock Exchange) è cresciuto più del 60% negli ultimi 12 mesi.

 

 

 

Vedere anche:

https://wordpress.com/posts/giannicristiani.wordpress.com/5977

Posted in Cina, Italia | Tagged , ,

I RAPPORTI CINA _ USA. LA VISITA DI XI JINPING NEGLI STATI UNITI E LA VISITA DI TRUMP IN CINA.

Il surplus commerciale cinese con gli USA ha raggiunto un nuovo record nel 2017: 275,8 miliardi di dollari, contro i 250,7 miliardi dl 2016 e 260,7 miliardi del 2015.

I due colossi dell’economia mondiale hanno raggiunto un’intesa che sembra scongiurare il conflitto innescato dalla decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni. Washington e Pechino hanno concordato di “prendere misure efficaci per ridurre in modo sostanziale il deficit degli Usa nel commercio di merci” con la Cina, in particolare per quanto riguarda i prodotti agricoli ed energetici. Lo rende noto un comunicato congiunto diffuso dalla Casa Bianca dopo le “consultazioni costruttive” svoltesi nella capitale americana. Le autorità cinesi si sono impegnate inoltre ad apportare “rilevanti modifiche alle leggi e regolamenti” per la protezione della proprietà intellettuale, compresa la legge sui brevetti.

AI CONFINI TRA CINA E COREA

Cina e Corea del Nord condividono 1.416 chilometri di confine comune. È un confine blindatissimo, ma ciononostante poroso. Da qui passano quei beni cinesi, come il petrolio, che nonostante le sanzioni internazionali tengono in vita il regime di Kim Jong-un. In senso contrario viaggiano le residue esportazioni di Pyongyang e, ogni tanto, soldati che sconfinano creando il panico nei villaggi cinesi di frontiera.  È proprio qui che, temendo il peggio, cioè una guerra che provocherebbe un disastro umanitario, la Cina starebbe allestendo dei campi profughi, almeno cinque secondo le fonti. Il primo a darne notizia, tra i media occidentali, è stato il Financial Times.

 

COLLABORAZIONE PER FERMARE IL PAZZO?

L’ultimo test missilistico di Kim Jong-un  (29 novembre 2017) ha scavato un solco ancora più profondo tra la Cina e la Corea del Nord. Xi Jinping non tollera più quelle considera vere e proprie provocazioni da parte del regime nordcoreano, e, pur escludendo ad ogni costo la soluzione militare da parte degli Stati Uniti e dei partner asiatici Usa, sta rendendo la vita difficile al regime di Pyongyang. Chiuso il traffico aereo tra Pechino e la capitale nordcoreana, interrotto il ponte dell’Amicizia che collega la Cina e la Corea del Nord, applicate in toto le sanzioni Onu e applicate dure restrizioni al commercio tra i due Paesi, il governo di Xi Jinping ha di fatto lasciato intendere al mondo che in realtà questo vicino nordcoreano era solo una scomoda necessità storica più che un vero e proprio alleato. E adesso, con quest’ultimo test del missile intercontinentale Hwasong-15, la situazione si è fatta tutt’altro che semplice fra Pechino e Pyongyang.

Subito dopo il lancio del missile, Donald Trump ha telefonato a Xi Jinping per chiedere di fare il possibile per piegare Kim Jong-un a più miti consigli. Ma non c’è stata soltanto una chiacchierata telefonica tra i due leader. Ci sono stati altri colloqui, in altre sedi, sempre fra Cina e Stati Uniti, che fanno credere che qualcosa stavolta è cambiato. Alla National Defense University di Washington, quasi in totale anonimato, c’è stato un incontro fra due gruppi di militari cinesi e americani incentrato sulla gestione di una crisi fra le due forze armate. Il Pentagono ha subito voluto sottolineare che questo meeting era già programmato e che non aveva alcun riferimento alla Corea del Nord, ma è chiaro che, anche qualora fosse stato programmato in passato, giunge in un momento molto opportuno.

 

MEDIAZIONE CINESE  TRA USA E NORDCOREA

Xi Jinping ha preso l’iniziativa di mandare un inviato speciale in Corea del Nord. A detta dell’agenzia di stampa Xinhua, scopo ufficiale della visita del delegato cinese, il noto diplomatico Song Tao, sarà quello di informare il regime di Pyongyang sugli esiti del diciannovesimo Congresso del Partito comunista cinese e di visitare il Paese. Non viene specificata la durata del viaggio di Song Tao in Corea del Nord, ma si suppone che abbia la sua scadenza naturale nel momento in cui Kim e il suo governo avranno avuto piena visione dei piani di Xi Jinping per risolvere la crisi. Il governo di Pechino persevera nella volontà di giungere a un accordo che preveda il cosiddetto “doppio stop” da parte Usa e da parte nordcoreana, e dunque la fine delle provocazioni militari di Kim e delle esercitazioni anche congiunte delle forze americane: ipotesi che per ora dal Pentagono sembrano bocciare. Il viaggio del delegato di Pechino arriva dopo due anni dall’ultimo viaggio ufficiale di un funzionario cinese nel Paese di Kim. A ottobre del 2015, Liu Yunshan, membro del Politburo cinese, visitò Pyongyang e incontrò il dittatore nordcoreano, ma, al netto di un invito al dialogo da parte di Xi, non ci furono impulsi verso la via della pacificazione. Questa volta le cose sembrano essere diverse: la Cina non ha più intenzione di mettere a repentaglio la stabilità del Pacifico e dei propri mercati per colpa di Kim Jong-un, specialmente se va a discapito dei suoi commerci con la Corea del Sud e gli Stati Uniti. La posta in gioco è troppo alta per permettersi un vicino così scomodo.

IL TOUR DI NOVE GIORNI DI TRUMP IN ASIA

 

La Casa Bianca enfatizza i risultati di questo vertice: le imprese americane, da Qualcomm alla Boeing, da Goldman Sachs a Caterpillar annunciano intese che valgono 250 miliardi di dollari.  Ma i detrattori di Trump ricordano che sono accordi da spalmare in un decennio almeno e che molti erano in gestazione da tempo e altri sono solo memorandum preparatori. Sinopec, azienda statale cinese dell’energia, promette di investire 43 miliardi in Alaska per sviluppare un gasdotto: il governatore dello Stato sostiene che saranno creati 12 mila posti di lavoro americani. Boeing incassa l’ordine per 300 aerei, un affare da 37 miliardi di dollari. Il segretario di stato Rex Tillerson ammette che sono numeri ancora molto piccoli comparati con lo squilibrio commerciale.

 

Xi  ha detto che la cooperazione tra le due superpotenze è l’unica scelta praticabile. Ha osservato che «le differenze ci sono ma bisogna lavorare insieme e questo vertice storico ha indicato la direzione». Trump torna sulla Nord Corea, tema centrale della sua missione in Asia: definisce il regime di Kim «assassino», dice ancora che Xi è di grande aiuto e assicura che «possiamo liberare il mondo dalla minaccia nucleare nordcoreana». E’ un fatto che il leader cinese non ha mai voluto incontrare il Maresciallo di Pyongyang, lo disprezza e sta stringendo le sanzioni.

———————————————-

I principali obiettivi che il presidente americano si pone, sono due. In primo luogo, vuole ridurre «l’enorme» disavanzo commerciale nei confronti di Pechino, che nel 2016 ha venduto a Washington 347 miliardi di dollari di merci in più rispetto a quante ne ha acquistate. Per riequilibrare la bilancia e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro sono arrivati in Cina anche i dirigenti di circa 40 multinazionali americane, tra cui Goldman Sachs e Boeing. In particolare, si attende la nascita di un fondo congiunto da cinque miliardi di dollari tra il fondo sovrano cinese, la China Investment Corporation, e il colosso bancario americano per portare investimenti nel manifatturiero Usa.

Il secondo obiettivo riguarda un maggiore impegno della Cina per contenere le ambizioni nucleari della Corea del Nord. Il tema è delicato: Pechino ha meno influenza di quanto si pensi sul dittatore Kim Jong-un. Se evitare una crisi regionale è nei suoi interessi, non può neanche permettersi che il regime crolli. Per questo ha applicato le sanzioni stabilite dall’Onu a metà agosto, ma si è rifiutata di porre fine alle esportazioni di petrolio a Pyongyang, ribadendo che non approverà sanzioni aggiuntive oltre a quelle decise dalle Nazioni Unite.

In cambio di accordi economici e qualche promessa sulla Corea del Nord, Xi spingerà Trump a firmare una dichiarazione amichevole comune sulla cooperazione tra i due Paesi e ribadire il principio dell’unica Cina e della coesistenza pacifica nel Mar cinese meridionale. Inoltre, chiederà a Washington di autorizzare una maggiore collaborazione tra i due Paesi in diversi settori (aviazione, aerospaziale, ingegneria, hi-tech) che permettano alla Cina di acquisire nuova tecnologia.

trump

trump

 

Sono stati firmati accordi per 250 miliardi di dollari, molti dei quali però non vincolanti. Essi rischiano però di restare uno specchietto per le allodole e di non riequilibrare lo sbilancio commerciale.

 


Domenica 5 novembre 2017 Donald Trump è atterrato in Giappone, prima tappa del suo viaggio di nove giorni in Asia.

trump

Trump con Shinzo Abe

Durante una visita di tre giorni in Cina, Trump cercherà  di persuadere il presidente Xi Jinping a usare la propria influenza sulla Corea del Nord per cambiare il regime belligerante di Kim e allontanare Pyongyang dalle sue continue minacce militari. La Cina, argomenterà, è il fornitore cruciale di beni alimentari, combustibile e finanziamenti della Corea del Nord ed è l’unico Paese che può costringere Kim a cambiare corso. Trump si offrirà nuovamente di migliorare le relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina in cambio della sua collaborazione, e avviserà che la Cina rischierebbe più degli Stati Uniti se dovesse esplodere il conflitto nella Penisola coreana.

——————————————————–

Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha annunciato il 12 maggio 2017 un piano che rappresenterà “un nuovo apice” nei rapporti bilaterali. Chi temeva una guerra commerciale con la Cina è stato smentito. Una cosa sono le sparate di un candidato in campagna elettorale, ma le decisioni di un Presidente sono una cosa molto diversa.

—————————————————————————

Il 6 aprile 2017 Xi Jinping è arrivato in Florida per l’incontro con il suo omologo Donald Trump. Xi si dice pronto a intensificare i rapporti con gli Stati Uniti su nuove basi. L’incontro ha avuto luogo nella favolosa dimora di Trump a Mar-a-Lago. Il presidente americano ha accettato l’invito a visitare la Cina. Oltre ai rapporti commerciali tra i due paesi, è sul tavolo lo spinoso problema dell’aggressività della Corea del Nord e del suo armamento nucleare. Trump ha informato Xi dell’attacco lanciato nella notte contro una base siriana: gli Usa mostrano i muscoli!

Xi, al termine dell’incontro, ha detto che esso si è rivelato positivo.  I due presidenti si sono impegnati a sviluppare una cooperazione che porti reciproci vantaggi e a gestire le differenze sulla base del rispetto reciproco. E’ stata altresì una occasione per approfondire la loro reciproca conoscenza e cementare una relazione basata sulla fiducia. Cina e Stati Uniti sono l’uno per l’altro il principale partner commerciale. La cooperazione economica e commerciale offre ampie prospettive: una opportunità che i due paesi sapranno cogliere.Una parte importante delle relazioni tra i due paesi è costituita dai rapporti militari, che richiedono fiducia reciproca: Xi ha auspicato scambi militari a vari livelli e consultazioni tra i ministri della Difesa.

 

 

 

Il presidente Xi Jinping accolto dal segretario di stato Rex Tillerson al suo arrivo all’aeroporto di Palm Beach in Florida

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cina

 

Una passeggiata insieme a Mar-a-Lago

 

IMMAGINI DI MAR-A-LAGO

Il patio

Salone

 

Vedere anche:

 

 

 

Posted in Cina | Tagged , ,

THE WARLORDS 2007 ( TAU MING CHONG) – AI TEMPI DELLA CORROTTA DINASTIA QING

L’azione si svolge in Cina nel 1860. La sofferenza della popolazione, sotto il governo della corrotta dinastia Qing, pose le basi per la ribellione di Taiping.  70 milioni di persone morirono di fame o in battaglia.

Il film inizia con un selvaggio combattimento tra i lealisti e i ribelli e poi ci mostra un campo  di battaglia coperto di morti. Un ferito riprende i sensi, si fa largo in mezzo alla montagna di cadaveri e si allontana. E’ Pang Qing  Yun, il generale, l’unico sopravvissuto: tutti i suoi uomini sono morti!  “Disse che da allora era un uomo morto! Disse anche che, in quei tempi, la morte giungeva facilmente, ma vivere era duro.”

Cammina in mezzo alla gente, poi resta solo con una donna. Stramazza per terra sopraffatto dalla fame. La donna lo soccorre e gli dà da mangiare. Dice che tutti i suoi uomini sono morti e lui solo è sopravvissuto, fingendosi morto. Più di 1600 uomini, dopo tre giorni e tre notti di combattimento, sono morti.  L’esercito di He Kui era inumano! I suoi fratelli furono sgozzati uno dopo l’altro dai nemici, mentre gli uomini di He Kui assistevano senza intervenire. Passò la notte con la donna in una casa deserta. La zuppa e la donna lo riportarono alla vita! Apprenderemo poi che la donna è Lian, la moglie di Er-Hu. Era sola perché era fuggita dal suo villaggio.

 Si risveglia solo e esce nel villaggio, dove va a vendere la sua spada e il suo mantello di generale. Arriva un gruppo di cavalieri. Il loro capo ordina che ognuno mangi il proprio cibo, prima di proseguire il viaggio. Il capo guarda gli stivali dell’uomo e cerca di colpirlo con la spada per rubarglieli. L’uomo scansa il colpo e riesce ad immobilizzare il suo aggressore. Questo riconosce che l’uomo sa combattere e si offre di presentarlo al suo “grande fratello”.

I cavalieri sono seguiti da un grande gruppo di uomini armati di picche. Sono abitanti del villaggio vicino, diventati briganti. Sono guidati da due uomini: Er’hu e Wu-Jiang.  Si sta preparando una imboscata ai soldati che trasportano viveri. Bisogna rubare o morire di fame. Qingyun si offre di aiutarli, ma i due uomini non si fidano:

Il convoglio dei soldati deve passare in una stretta gola. Il gruppo dei banditi a cavallo sbarra loro improvvisamente la strada. Intanto gli uomini appiedati si sono appostati alla sommità, dai due lati della gola. Vengono lanciate reti per intrappolare i soldati. Poi gli uomini appiedati si lanciano sui soldati. Segue un furioso combattimento. Qingyun, il generale osserva dall’alto,. Quando vede il capo dei banditi in difficoltà si lancia nella gola e gli salva la vita. Poi, facendosi scudo con un soldato, si lancia contro il capo del distaccamento dei soldati e lo uccide. A questo punto i soldati si arrendono e i banditi sono liberi di rubare i viveri che questi trasportavano.

Il gruppo dei banditi raggiunge il loro villaggio.  Il loro capo (“Brother Jiang”, cioè Wu-Jiang) indossa gli stivali che il  generale gli ha dato. Al villaggio questi rivede la donna che lo ha soccorso, ma questa si copre il viso e va incontro a Wu-Jiang, uno dei cavalieri. Si appartano e fanno l’amore: evidentemente sono marito e moglie! Il  generale ripensa all’incontro. Lei aveva detto di venire da Yangzhou. Là c’è l’abitudine di addestrare le donne come cortigiane e poi venderle. Lei, a quindici anni, quando stava per essere venduta, fu rapita da Wu-Jiang. Poi lui uccise alcuni uomini e divenne un bandito.

C’è grande festa al villaggio, dato che ci sono viveri in abbondanza.Brother Jiang si siede insieme a lui e gli chiede come mai ha disertato. Il generale dice che le sue truppe e le truppe Kui  avevano pianificato di allearsi contro il nemico. Ma i Kui tradirono e le sue truppe furono sopraffatte dal numero e tutti i suoi fratelli furono uccisi. Jiang dice che l’amore tra fratelli è molto importante, perché senza quello è difficile sopravvivere.

La moglie porta il pranzo a Wu-Jiang e gli chiede se le nuove reclute resteranno. Lui risponde che nessuno se ne va se c’è cibo, eccetto Pang, che è diverso da loro e non si sa se resterà. Lui le regala una croce che ha rubato a un morto. Ritornando a casa, vede in lontananza Pang e fugge e si nasconde. Lui la raggiunge. Le chiede se è successo veramente qualcosa quella notte tra loro o se ha solo sognato. Se era fuggita, perché è tornata?  Lei  dice che è fuggita molte volte, ma è tornata. Lui le dice che  deve decidere della sua vita.

In quel momento risuona un forte nitrito di cavalli. Sono i soldati che vogliono riprendersi i viveri rubati. Il villaggio è messo a ferro e fuoco. Recuperati i viveri, i soldati se ne vanno. La gente è disperata, perché rischia la fame. I banditi rimpiangono di non avere armi, per potere reagire. Pang suggerisce di entrare nell’esercito, ricevendo in cambio una paga per nutrire le famiglie. Il potente esercito Kui li rifiuterebbe, ma l’armata di Lord Chen è alla disperata ricerca di uomini. Vuole rafforzarsi per competere con l’esercito Kui e li accoglierebbe. Pang dice a Er-Hu di cogliere questa opportunità: solo così gli eventi appena verificatisi non si ripeteranno!|La proposta viene accolta, anche se Shi rinfaccia a Pang di avere abbandonato precedentemente l’esercito Ching. Ma nessuno lo ascolta. Uccidono tre prigionieri legati per fare un giuramento di sangue. Pang dice  di pensari bene, perché non sarà possibile tornare indietro.

“Noi, Pang Qing-Yun, Zhao Er’hu e Jiang Wu-Jang facciamo un giuramento di sangue! Coloro che ci fanno del male meritano la morte. Chi tradisce un fratello merita la morte. Il cielo e la terra siano testimoni”. Tutti gli uomini validi si mettono in marcia, tranne Shi e i suoi uomini che non vogliono collaborare con l’esercito Ching.

Il gruppo percorre un lungo tragitto per raggiungere l’esercito. Pang, con i suoi due “fratelli” si presenta ai comandanti. Uno dice: “L’intero battaglione di Pang perì nella battaglia contro i ribelli Taiping in Hechuan. Voi siete sparito per due mesi. Come osate riapparire ora?” Pang risponde: ” Lord Jiang mandò l’esercito Kui ad aiutarci nella battaglia di Hechuan, ma lasciarono che ce la cavassimo da soli. Tutti i miei uomini furono uccisi sul campo di battaglia!”. Dice Jiang: “Tutti uccisi e voi solo sopravvissuto?”.  Risponde Pang: “Sono sopravvissuto solo per vedere voi, Lord Jiang”. Chiede il personaggio al centro: “Quanti uomini avete?”” I tre ridono. Dice Pang: “Datemi altri 800 uomini e in 15 giorni conquisterò la città di Shu. Addirittura in 10!”.   “Vi daremo 1500 buoni soldati. Ma niente salario!”. Risponde Pang: “Non abbiamo bisogno di salario, ma, quando conquisteremo Shu, metà delle spoglie saranno nostre!” “Pang Qing-Yun, chiamate il vostro esercito: “Shan”.

Il comandante dei 1500 uomini dice che sono gli ultimi rimasti di Lord Chen. Se dovessero essere perduti, Lord Chen sarebbe senza potere davanti alla Corte Imperiale. L’aiuto che può dare è solo dare l’impressione di essere numerosi. Pang dice che questa è la sola speranza di vittoria. L’alternativa è essere alla mercé dell’esercito Kui.

Pang si rende conto che la situazione è a loro sfavore, dato che si troveranno di fronte 200 fucili. Per vincere dovranno attaccare, irrompere attraverso la linea del fuoco nemica ed impegnare gli avversari in un combattimento corpo a corpo. Serve una avanguardia di 200 uomini.  Alcuni moriranno, ma le loro famiglie avranno doppio o triplo salario. Si scatena l’entusiasmo e tanti si offrono.

Ma la differenza di forze è enorme: 800 uomini contro 5000. Comunque gli irregolari hanno un coraggio enorme e riescono ad arrivare alla linea del fuoco. Dietro di loro gli arcieri cominciano a colpire i nemici. I difensori della città hanno cannoni e cavalleria, ma sono in difficoltà. Quando il loro generale viene ucciso da Er’Hue la sua testa mozzata viene mostrata dall’alto, i difensori si arrendono.

Il generale Pang viene elogiato e messo a capo di 5 battaglioni. Il suo vecchio “amico” He Kui lo aspetta: un incontro tra vecchi alleati! In realtà He Kui è lì per controllare Pang e i suoi uomini.

Pang riesce a conquistare una città. He Kui dice che assumerà il controllo della città dopo tre giorni. Per tre giorni i soldati avranno libertà di rubare il denaro e i viveri e di violentare le donne. Però, quando Pang sorprende due soldati che hanno violentato donne, vuole farli giustiziare.  Provvede Er’Hu a tagliare loro la testa.

Pang dice che vuole conquistare Suzhou entro tre mesi. Intanto Lord Di e Lord Chen dice che, senza rifornimenti e con poche migliaia di uomini, non ce la farà. Ormai diffidano del generale, perché è troppo ambizioso, a loro giudizio. Infatti, l’assedio di Suzhou si trascina stancamente per un anno. Sia la città, sia gli assedianti rischiano di morire di fame.I soldati di Pang hanno scavato trincee per ripararsi. Per porre fine a questa situazione, Er’Hu si offre di entrare di nascosto in città e uccidere il comandante nemico Huang. Pang dice che chi ci ha provato, non è tornato. Non vuole mettere tante vite a rischio. Andrà da Lord Di a chiedere viveri e munizioni. Wu-Jiang obietta che, attaccando Suzhou, hanno violato gli ordini di Lord Di. Infatti non trovano ascolto. Disperato, Pang decide di ricorrere a He Kui e gli propone un patto. Questi dice che Suzhu è già sua e non ha bisogno di aiuto. Pang dice che conquisterà Nanchino. I suoi uomini combatteranno e moriranno e a He Kui basterà seguirli. Poi si divideranno a metà la città: inutile stare sempre agli ordini di Lord Di e Lord Chen.

Intanto Zhao Er’Hu si  prepara a entrare a Suzhou da solo. Viene raggiunto dalla moglie Lian, che gli dona una croce, perché lo protegga. Pang e  Wu-Jiang  ritornano dalla visita a He Kui e trovano che i viveri sono arrivati. I soldati mangiano abbondantemente. Pang vede Lian e l’attrazione tra i due riesplode. Lei scappa, ma viene raggiunta e posseduta da Pang, che le promette, se sopravvive, di sposarla.

Il  comandante degli assediati, Huang, è stanco ed avvilito. La moglie è morta e lui vorrebbe raggiungerla. La città è alla fame. Lui non vuole sentire la parola resa; ordina ai suoi uomini di deporre le armi, ma lui combatte accanitamente con Er’hu e, alla fine, si lascia trafiggere. Intanto Pang si preparava ad attaccare la città, ma le porte si aprono ed escono i civili con  Er’Hu. Questi dice di avere promesso viveri, ma Pang dice che l’esercito ha viveri solo per 10 giorni e non può sfamare altra gente.

Er’Hu dice che si sono arresi, ma Pang dice che sono loro nemici e ordina di ucciderli. Wu-Jang dice che ha ragione. Gli arcieri, dall’alto, scoccano le loro frecce e fanno strage dei prigionieri. I cadaveri vengono sepolti in fosse comuni. Er’Hu viene fatto prigioniero. Da quel giorno, Er’Hu non rivolge più la parola a Pang. Si mette alla testa di un gruppo di soldati che vogliono andarsene. Pang dice che non possono andarsene, perché ciò costituisce ammutinamento. Dice che i 4000 uccisi dagli arcieri erano soldati e i soldati devono essere pronti a morire. Dice che bisogna prendere Nanchino, prima che la prenda He Kui: in questo caso, milioni di civili rischiano di essere uccisi. Pang e Wu-Jang supplicano Er’Hu di non andarsene e si inginocchiano davanti a lui. Er’Hu acconsente, ma dice che, se Pang non manterrà le promesse, lo ucciderà!

Pang, Er’Hu e Wu-Jiang sono celebrati negli spettacoli popolari come “tre fratelli”. Insieme conquistano la capitale Nanchino!  Lunga vita alla “Imperatrice Vedova”!

Tre mesi dopo la presa di Nanchino, Er’Hu annuncia che saranno pagati i salari ai soldati. Pang dice che non si può utilizzare il Tesoro reale, che appartiene agli Shan. Er’Hu dichiara che il generale Pang è il solo capo, ma procede imperterrito con la distribuzione del denaro.

Un messaggero comunica a He Kui che Nanchino è in mano a Pang e al suo esercito. Per avere speranze di vittoria, He Kui deve tirare Er’Hu dalla propria parte! C’è un incontro tra Zhao Er’Hu e He Kui. He Kui dice che Er’Hu ha combattuto, ma Pang ha ricevuto tutti i vantaggi della vittoria. Le loro forze riunite potrebbero sconfiggere il generale. Er’Hu rifiuta. He Kui gli dice di pensarci bene.

Intanto vediamo Lian che sale su una barca, dove l’aspetta il generale. Wu-Jiang assiste sbalordito.

 

Li Lyaning e il generale Pang sono ricevuti dalla Imperatrice Vedova. Il generale viene nominato governatore di Jiansu e chiede tre mesi di esenzione dalle tasse per la città. L’Imperatrice accoglie la sua richiesta. Il generale però ora è stato abbandonato dai suoi alleati, che si sono uniti a He Kui.

 

Wu-Jiang uccide Lian e Pang.

 

 

 

 

 

 

 

 

regista-peter-chan

 

jetli

 

 

loca

 

 

 

IL GENERALE PANG QING YUN 

 

generale

 

 

 

 

WU-JIANG

UN GIURAMENTO DI SANGUE

 

LIAN, MOGLIE DI ER’HU

 

xu jinglei

 

 

 

L’ESERCITO

 

 

scena

 

Jet Li interpreta il generale Pang Qingyun.

Andy Lu è Zhao Er’hu.

Takeshi Kaneshiro è Zhang Wu-Jiang.

 

Il regista è Peter Chan.

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

 

 

27th Hong Kong Film Awards: Jet Lee

45th Golden Horse Awards

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=bZwAkCPyZxw&t=826 s

 

 

Posted in Cina, CINEMA | Tagged , ,

LA TRASFORMAZIONE DELLA ECONOMIA CINESE

SenseTime è diventata la startup più ambiziosa nel campo dell’intelligenza artificiale, grazie a un investimento di 600 milioni di dollari da parte di una cordata di investitori cinesi, con in testa il colosso dell’e-commerce Alibaba, che vale più di tre miliardi. L’ambizione di Pechino di diventare il leader nell’Ia entro il 2030 era già prevista nel secondo piano di sviluppo emanato dal Consiglio di Stato. Quello che invece era solo intuibile era il campo nel quale la Cina intende eccellere. SenseTime lavora ad ampio spettro su tutti i settori dell’Ia, dalla guida autonoma al deep learning, ma è specializzata nel riconoscimento facciale. Il suo software è presente in oltre 100 milioni di dispositivi mobili made in Cina ed è sperimentato anche sulle telecamere di sicurezza.  In Cina esiste una rete di 176 milioni di telecamere di sorveglianza che controllano 1,3 miliardi di persone. Questa rete diventerà sei volte più grande nell’arco di due anni.

Tutti questi occhi sembrano dotati di intelligenza artificiale e nello specifico di tecnologie per il riconoscimento del volto. Se quindi siete stati in Cina per turismo ci sono ottime probabilità che il vostro volto sia stato analizzato dal software di SenseTime. A confermare la passione del Governo cinese sulla sorveglianza globale ci sono gli investimenti operati in questi anni in questa tecnologia. L’anno scorso sono stati spesi in startup attive nel riconoscimento facciale 1,6 miliardi di dollari (nel 2016 erano poco più di 200 milioni). Oggi accanto a SenseTime ci sono altri due startup della sorveglianza globale. La Cina ospita infatti, la società di riconoscimento facciale Megvii che ha raccolto 460 milioni di dollari di finanziamenti lo scorso novembre. O ancora Yitu e Malong Technologies che nel corso del 2017 hanno chiuso dei round di finanziamento destinati allo sviluppano di applicazioni di Ia basate sulla tecnologia di visione artificiale.

Il vantaggio competitivo di studiare una tecnologia di computer vision in Cina consisiste nella mancanza di regole. Poter accedere a una grandissima mole di informazione grazie per esempio alle telecamere di sorveglianza è un metodo efficiente per addestrare gli algoritmi. Nell’Ia funziona così: più dati hai a disposizione e maggiori sono le probabilità di sviluppare innovazione.

Al sicuro nella folla: da sempre uno dei pochi punti fermi per i fuggiaschi. Ma non è più valido. In Cina, a Nanchang, nella provincia dello Jiangxi, un ricercato è stato fermato e arrestato dalla polizia mentre cercava di scomparire in mezzo ad altre 60mila persone. È stato individuato grazie alle fotocamere con sistemi di riconoscimento facciale automatico. 

——————————————————————

Dopo Moody’s arriva il giudizio  di Standard & Poor che taglia il rating del debito sovrano cinese a lungo termine da AA- ad A+, con outlook stabile; viene  messo sotto, osservazione il crescente ammontare del debito cinese.

«Il downgrade riflette la nostra valutazione secondo cui un periodo prolungato di forte crescita del credito ha aumentato i rischi economici e finanziari della Cina», ha dichiarato S&P. Il downgrade segue a ruota le decisioni di Moody’s adottate nel maggio scorso proprio quando il Governo coglie la sfida di contenere i rischi finanziari derivanti da anni di incentivi alimentati dal credito, “spinto” dalla necessità di raggiungere obiettivi di crescita ufficiali.

——————————————-

Una piccola quota di azioni cinesi di classe A verrà finalmente utilizzata a partire dal prossimo anno per popolare l’indice Msci Emerging Markets, dopo molti fallimenti in tal senso, anche se il processo sarà molto graduale e inizialmente soft come rappresentatività. Il sentiment degli investitori su questo sottostante ha però subito svoltato in positivo, come dimostrano le performance nelle ultime settimane dei prodotti legati alle A shares cinesi. Tali azioni hanno per ora un peso limitato, pari allo 0,73% sull’indice Msci Em (solo 0,10% per Msci Acwi), con flussi positivi attesi per circa  14 miliardi di dollari. Uno dei fattori che hanno maggiormente contribuito a tale scelta è la migliore accessibilità al mercato0, raggiunta attraverso i programmi Hong Kong e Shanghai/Shenzen Connect. Stanno nascendo fondi che investono sulle azioni cinesi di classe A.  Si tratta però di un mercato fortemente instabile per l’alto numero di investitori retail. Sono necessari prudenza nelle valutazioni e sangue freddo nei momenti di correzione. Il governo di Xi Jinping sta cercando di ridurre gli squilibri creati dalla crescita impetuosa dell’economia del paese.

———————————–

La Cina, che è il mercato più grande del mondo per le automobili, sembra avere deciso di incamminarsi sulla via di Francia e Gran Bretagna che hanno fissato al 2040 lo stop all’uso di combustibili fossili. La Cina deve ancora fissare la data per tale obiettivo.

————————————————————

La locomotiva cinese rallenta.: l’obiettivo del Pil , che l’anno scorso era stato lasciato ottimisticamente fluttuare tra  il 6,5 e il7%, quest’anno è inchiodato “intorno al 6,5%”. La situazione è più grave del previsto, sia all’esterno che all’interno. I fattori che possono causare instabilità e incertezza non sembrano temporanei, ma stanno visibilmente crescendo. La crescita economica mondiale resta debole, mentre la de-globalizzazione e il protezionismo aumentano. Si parla spesso nei discorsi ufficiali di “rischio”.  A novembre, il 19esimo congresso del Partito incoronerà per un altro quinquennio Xi Jinping. E’ quindi meglio non promettere la luna e stare con i piedi per terra. La parola d’ordine è la “nuova normalità”. Dunque: freno alla sovrapproduzione, argine ai prezzi delle case schizzati anche del 30% in più   per allontanare il rischio di una bolla immobiliare,  contenimento del debito delle imprese (soprattutto degli “zombie” di Stato) per scongiurare il rischio della bolla anche bancaria, diminuzione dei costi di produzione.

———————————————-

La Cina sostiene con convinzione l’accordo di Parigi sul clima. Da qui al 2020 investirà almeno 360 miliardi di dollari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’investimento fa parte del nuovo piano della National Energy Administration cinese e ha l’obiettivo di di riservare alle fonti pulite la metà di tutti i nuovi impianti di generazione di energia elettrica entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore. I leader cinesi si trovano di fronte all’imperativo politico di ridurre l’inquinamento nelle città, ormai sull’orlo del collasso ambientale. Negli ultimi mesi il governo ha messo in atto una serie di misure per affrontare il problema, con una serrata campagna. Nel 216, 335 fabbriche sono state chiuse a Pechino e più di 400 mila veicoli inquinanti sono stati tolti dalle strade. Xi Jinping vuole il cielo sempre più blu. Nel 2016 ci sono stati 198 “giorni di cielo blu”, contro soli dodici giorni nel 2015.

Con tali misure, la Cina persegue altresì la limitazione della dipendenza dall’import energetico. Nel 2025 potrebbe essere raggiunto l’obiettivo della autosufficienza energetica. La produzione da fonti rinnovabili, guidate dall’energia eolica, è triplicata negli ultimi cinque anni e continuerà a crescere. Grazie ai nuovi investimenti annunciati, l’energia eolica arriverà a 210 gigawatt nel 2020, oltre un quarto di tutta la potenza eolica globale.   Accanto alle fonti rinnovabili, è stato dato forte impulso anche al nucleare. In pochi anni sono state costruite 35 centrali nucleari e 20 sono in costruzione.

La Cina persegue altresì il suo percorso per diventare la più grande economia di consumo del mondo. Il settore terziario cinese ha superato quelli primario e secondario come settore trainante della economia e ora rappresenta più di metà del Pil del paese. Questo è un buon indicatore del fatto che la economia sta trovando un nuovo equilibrio, allontanandosi dalla produzione e dagli investimenti in favore dei servizi e dei consumi. Secondo le proiezioni, i cinesi spenderanno 3600 miliardi di dollari quest’anno, il doppio di quanto speso nel 2006, nonostante una economia relativamente stagnante.  Inoltre si prevede che aumenteranno la spesa del 10% annuo entro la fine del decennio. E non si limitano a riempire il carrello della spesa di beni di consumo di base: andare al cinema e fare gite di famiglia all’estero sono attività entrate a fare parte della vita cinese. Più di settanta milioni di turisti cinesi hanno speso 292 miliardi di dollari in viaggi nel 2015: un valore quasi triplicato rispetto al 2012.

La Cina, inoltre si è ripetutamente pronunciata a favore del libero commercio e della globalizzazione, come mezzi per apportare benefici a tutti.  La “Belt and Road Initiative” è diventata un obiettivo comune di molte nazioni per sconfiggere il protezionismo e l’unilateralismo.

 

 

 

Tornano i cigni sul fiume Qingshui nel distretto Miyun di Pechino

 

jianxi

Primavera nel Jiangxi

 

 

 

 

 

 

Vedere anche:

 

Posted in Cina | Tagged ,