IL PICCOLO BUDDHA – BERTOLUCCI ALLA SCOPERTA DELLA SPIRITUALITA’ ORIENTALE

 

 

 

 

L’azione inizia nel monastero di Paro, nel Bhutan, dove il dotto lama Norbu tiene lezione ad un gruppo di ragazzi. Egli racconta l’aneddoto del sacerdote, che in un villaggio indiano, voleva sacrificare una capra agli dei. La capra si mette a ridere. Il sacerdote le chiede come mai le viene da ridere, quando lui sta per tagliarle la gola. La capra risponde che, dopo 499 volte che è morta e poi rinata come capra, questa volta rinascerà come essere umano. Poi la capra si mette a piangere. Dice di piangere per il sacerdote, perché, cinquecento vite prima, anche lei era un gran sacerdote e sacrificava le caprette agli dei. Il sacerdote, a questo punto, cade in ginocchio e chiede perdono e promette che in futuro sarà protettore di tutte le capre del paese. Il lama ora chiede ai ragazzi cosa insegna questo aneddoto. Essi rispondono in coro che nessun essere vivente deve essere ucciso.

 

A questo punto, il lama Norbu viene informato che forse è stato trovata la probabile reincarnazione di lama Dorje, il suo educatore, morto da nove anni, nonché educatore del Dalai Lama. Si tratta di un bambino americano di Seattle. Lama Norbu, accompagnato dal suo brillante discepolo Champa, parte subito per Seattle. Il rettore gli fa gli auguri e gli ricorda di prendere la medicina. Gli viene anche portata, da un individuo misterioso, la ciotola di lama di Dorie, che sarà preziosa nelle ricerche.Intanto, un gruppo di monaci realizza un mandala di sabbia  propiziatorio.

Una volta atterrato, incontra il suo antico discepolo Kenpo Tenzin, suo antico studente in Bhutan, che ora dirige un piccolo monastero per studenti occidentali. Con lui discute i sogni ed i presagi che l’hanno recentemente portato a individuare la casa dell’ingegnere Dean Conrad, la cui moglie Lisa è insegnante di matematica. Kenpo Tenzin dice di avere fatto molti sogni, in cui vedeva il lama Dorje dirigersi sempre verso una collina, che lui non conosceva. Poi finalmente era riuscito a scoprirla, ma era disabitata. Poi però era stata costruita una villetta, in cui era andato ad abitare l’ingegnere con la moglie. Essi hanno un figlio di nome Jesse, nato un anno dopo la morte di lama Norje, nello stesso giorno e nella stessa ora.  Kenpo Tenzin avvicina Lisa ed acquista la sua confidenza e poi si reca alla casa dell’ingegnere con il lama Norbu. Raccontano qualcosa della loro comunità e regalano al bambino un libro con la storia del Buddha.  Purtroppo Dean Conrad  ha delle preoccupazioni, perché il suo migliore amico, Evan, ha fatto bancarotta, senza parlarne con nessuno. C’è il pericolo che i Konrad perdano la terra, su cui è costruita la villetta.

La lettura del libro fornisce il pretesto per raccontare la vita di Buddha: inizia così un racconto parallelo e la narrazione si sposta nell’India di 2500 anni prima.  La madre Maja, quando il momento del parto si avvicina, ritorna alla casa del padre per partorire, secondo la tradizione. Il viaggio è lungo e faticoso e la regina si ferma durante il viaggio per riposarsi.  La regina cade in una specie di trance e le torna in mente un sogno che aveva fatto, quando aveva concepito il bambino. Un cucciolo di elefante era apparso al suo fianco e la aveva benedetta con la proboscide. A questo punto viene colta dalle doglie. Si narra che un albero, consapevole del grande momento, si chinò per proteggerla, offrendole i suoi rami come sostegno. Le ancelle formano un cerchio e con dei drappi formano un ambiente isolato, in cui la regina può partorire. Il bambino nacque quasi senza dolore, con la pelle dorata e splendente. Aveva gli occhi completamente aperti ed era abbastanza forte da stare in piedi da solo.Il bambino dice di essere venuto al mondo per raggiungere l’illuminazione e liberare dalla sofferenza tutte le creature. Dove posava i piedi sbocciavano fiori di loto.

Il re Suddhodana, padre del bambino, chiamò il figlio Siddharta che significa: “colui che porta il bene” ovvero “colui che ha raggiunto lo scopo”. E poi ordinò una grande festa per presentare il figlio al suo popolo. Ad un tratto, con grande sorpresa di tutti, a apparve il venerato astrologo e eremita, Asita, che nessuno vedeva più da anni.   Annuncia che il bambino diventerà signore del mondo o il suo redentore. Il Re però desidera che sia un grande  re come lui. Asita dice che sarà come il re vuole, ma spesso gli dei deludono i desideri dei genitori. Purtroppo una settimana dopo, Maya si ammala e muore.

Con il permesso dei genitori, Jessie, accompagnato da Maria, la donna che pulisce la casa, comincia a frequentare la comunità buddista. Il lama Norbu dice che il lama Norje si è probabilmente reincarnato e ora è un bambino. “Come me!” dice Jessie. “Certamente!”.

Il lama Norbu ricomincia il racconto della vita del Buddha che è diventato il principe Siddharta e ha sposato una bellissima principessa, di nome Yashodara che è rimasta incinta ed è in procinto di dargli un figlio. Il principe ereditario è diventato un abile arciere, cavallerizzo e lottatore. Vive tra gli agi e i lussi della reggia, mantenuto accuratamente  lontano dai dolori della vita esterna, secondo il volere di Suddhodana,  che vuole che segua le sue orme e vuole mantenerlo inconsapevole della sofferenza.  Gli aveva regalato 3 palazzi: uno per l’inverno, uno per la stagione delle piogge e uno per l’estate. In questo modo pensava di proteggere il figlio dalla conoscenza del dolore e dell’angoscia. Ma poi, un giorno, questi udì un canto misterioso di sconvolgente bellezza, in una lingua a lui sconosciuta.  All’inizio non riusciva a capire di dove proveniva. Yashodara gli dice che la canzone evoca un paese lontano, pieno di montagne, dove è nata la ragazza che la canta.  Siddharta dice che esistono luoghi così belli vorrebbe vederli. Invece non ha visto neppure la sua città. Yashodara gli risponde  che, fuori del palazzo, c’è solo sofferenza e che suo padre ha voluto.

In realtà, quando Siddharta va in visita alla città,suo padre ha tutto predisposto affinché niente possa turbarlo o angosciarlo. Avrebbe visto solo gente giovane e sana.  Ma all’improvviso compaiono due mercanti macilenti. Il principe scende dalla portantina e si addentra nella città e vede operai intenti a lavori faticosi, gente malata e deforme. Assiste anche ad un funerale e alla cremazione del morto. Quel girno Siddharta scoprì la sofferenza ed apprese la compassione: loro erano lui e lui era loro.

Al suo ritorno alla reggia, chiede a suo padre perché gli ha così a lungo nascosto la verità: la sofferenza, la povertà, la malattia, la morte! Il re gli risponde che ha mentito solo per amore.  Siddharta dice che questo amore è diventato una prigione. Il re gli dice non gli ha mai chiesto di uscire. Gli annuncia che è nato suo figlio e gli ricorda che ora anche lui ha dei doveri! Ma Siddharta sente di dovere trovare una risposta alla sofferenza. E’ pronto a lasciare sua moglie e suo figlio per questo scopo, perché sa che anche loro dovranno soffrire.

 

Il padre di Jessie, in visita a lama Norbu, gli dice  che né lui, né sua moglie credono nella reincarnazione . Il lama risponde che il corpo è solo un contenitore e che il contenuto, cioè l’anima, continua ad esistere anche dopo. per fare un esempio, versa del tè in una tazza e rompe la tazza; naturalmente il tè si sparge intorno: il contenuto continua ad esistere, anche quando il contenitore non c’è più! Il lama dice che Jessie potrebbe diventare una importante figura nella società buddista, un leader spirituale! Il bambino potrà continuare a vivere in America e trasferirsi nel Bhutan solo da grande. Però è necessario essere sicuri della reincarnazione e questo si può verificare solo con un viaggio nel Bhutan. A questo punto arriva un telegramma che annuncia un’altra possibile reincarnazione: un bambino di Katmandu. L’ingegnere si sente preso in giro e se ne va bruscamente, portando via Jessie. Il lama Norbu i insegue per dare al bambino il libro che ha dimenticato. Così proseguiamo nel racconto della vita di Siddharta. Proprio poco dopo, una telefonata avverte l’ingegnere che il suo amico Evan si è suicidato.

Nonostante le guardie predisposte dal padre vigilino, Siddharta riesce a fuggire, aiutato dal suo amico Channa per recarsi alla foresta, in cui è nato. Vede degli asceti che hanno rinunciato a tutte le comodità, perché hanno raggiunto l’illuminazione. Decide di unirsi a loro e si taglia i lunghi capelli. Poi cammina solo nel bosco e si siede sotto un albero che lo ripara dalla pioggia. Quando la pioggia comincia a scrosciare, un cobra si pone dietro a lui e lo ripara. Gli altri eremiti che si erano seduti intorno a lui, osservano stupiti. Credendo a un miracolo, diventano i suoi primi discepoli.

Per sei anni vivono ignorati da tutti, nutrendosi miseramente, ai limiti della loro capacità di sopportazione.  Un giorno, sul fiume che passa davanti all’albero, sotto cui siede immobile, passa una zattera, con un musico che dà consigli al suo allievo.  Allora Siddharta capisce che la via verso la illuminazione è il cammino medio, il sentiero tra tutti gli opposti estremi. Quando Siddharta accetta una ciotola di riso, offertagli da una ragazza del vicino villaggio, i suoi discepoli lo abbandonano indignati. Siddharta inizia a dare vigore al suo corpo, indossa semplici vesti color zafferano e dedica molto tempo alla meditazione. Mara, un demone molto potente, che presiede all’eterno ciclo delle reincarnazioni, sceglie di tentarlo con gli spiriti dell’orgoglio, dell’avidità, della paura, dell’ignoranza e del desiderio che si presentano con l’aspetto di bellissime ragazze, ma Siddharta  li respinge con la forza dell’amore e della compassione. Adirato, Mara gli scatena contro la furia delle sue armate demoniache, ma inutilmente. Alla fine Mara appare al giovane eremita con il suo doppio, ma anche questo tentativo fallisce.

 

Jessie arriva a leggere fino a questo punto sotto la sorveglianza di Maria, mentre i genitori sono al funerale di Evan. Rientrando da San Francisco, quasi per scacciare l’angoscia, sono colti da violenta attrazione e fanno l’amore. A questo punto, l’ingegnere dice alla moglie che sta riconsiderando l’ipotesi del viaggio in Tibet. di ritorno; dice a Lisa di volere andare in Bhutan con lama Norbu La moglie gli chiede se è uno scherzo, ma lui dice che è una idea che non gli passa. La supplica di lasciarlo accompagnare per un paio di settimane.

 L’ingegnere, colpito dalla morte del suo amico Evans, sta riflettendo sui problemi della vita e della morte e un viaggio nell’Himalaya gli offre una occasione per meditare.  All’arrivo a Katmandu, cercano il candidato locale: è un bambino di nome Raju, della stessa età di Jesse, che lavora in un circo ed è famoso per essere amante delle scimmiette. Lama Norbu resta sorpreso, vedendo come i due bambini, pur non essendosi mai visti, si incontrano in mezzo alla folla e fanno amicizia.

 

In conclusione, viene riconosciuto che si tratta di un rarissimo caso di reincarnazione multipla. Il lama Norbu dice al padre di Jessie che sente di avere assolto al suo compito e che pensa di tornare al suo luogo natale. Non ne ha il tempo. Si raccoglie in preghiera davanti a un altare e lentamente muore. La cerimonia che si sta svolgendo per celebrare la reincarnazione viene interrotta e iniziano i riti per la morte del lama. Vita e morte si intrecciano senza soluzione di continuità!

 

Ognuno dei tre bambini riceve una parte delle ceneri. Jessie le getta in mare vicino a Los Angeles. La bambina sale su un albero e le sparge intorno. Tutto ritorna alla natura!

 

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LA LEZIONE DI LAMA NORBU E LA FAVOLA DELLA CAPRA

 

 

 

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La capra piange per il sacerdote

 

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LA CIOTOLA

 

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A SEATTLE

 

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Kenpo Tenzin avvicina Lisa

 

JESSIE E I GENITORI

la madre

 

genitori

 

LA NASCITA

 

Cattura

La regina ritorna a casa del padre

 

donne

 

 

 

 

moglie

 

madre

Un albero offre alla regina i suoi rami come sostegno.

 

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Il bambino aveva gli occhi completamente aperti ed era in grado di stare in piedi da solo.

 

 

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Il re Suddhodana

 

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Il re Suddhodana presenta il bambino al popolo.

 

 

 

IL PRINCIPE SIDDHARTA

 

 

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LA VISITA DELLA CITTA’

 

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Gli lanciano petali di fiori.

 

FUGA DALLA REGGIA

 

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Il principe è sconvolto!

 

tagliacapelli

 

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Un cobra lo protegge!

 

 

discepoli

 

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Per si anni vissero nascosti, mangiando miseramente.

 

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Siddharta comincia a indossare semplici abiti color zafferano.

 

LE TENTAZIONI DI MARA

 

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tentazioni

Donne tentatrici

 

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L’armata infernale

 

doppio

Mara si trasforma in una copia di Siddharta

 

 

estasi

 

UNA OPPORTUNITA’

 

 

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spogliata

ARRIVO A KATMANDU

 

monumento

 

torre

 

Boudhanath

BODHANATH

Come nel Swayambhunath anche qui c’è una “collinetta bianca emisferica” che sta a rappresentare il globo terrestre con i quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria; sopra questa “collinetta” gli occhi di Buddha con al centro un “ghirigoro” che sembra un naso ed invece è il simbolo nepalese chiamato “ek” che simboleggia l’unità e sulla sommità della stupa c’è un “parasole” che simboleggia il nirvana.

 

 

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padre

 

 

 

 

AL CONVENTO

 

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benvenuti

 

inginocchio

 

gioco

“Maestro, mi rallegro di averti incontrato. Finalmente!”

 

 

tre

 

treba

 

 

poco frequente

Una reincarnazione multipla è poco frequente, ma si è già verificata.

 

LA CERIMONIA DELLA REINCARNAZIONE E LA MORTE DEL LAMA NORBU

 

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Suonano i tamburi per celebrare la reincarnazione.

 

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trerei

 

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Il lama si raccoglie in preghiera e spira lentamente.

 

morto

 

fumo

 

Iniziano i riti della morte

 

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RITORNO A LOS ANGELES

 

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ceneri

 

Le ceneri del lama Norbu vengono gettate  in mare.

 

 

FONDAMENTI DELLA DOTTRINA BUDDISTA

L’illuminazione è conoscere la nostra  vera natura, la vera natura del mondo e lo scopo e il significato della vita. Arrivare alla illuminazione è la più grande felicità raggiungibile dall’essere umano. E’ un obiettivo che può essere raggiunto seguendo le tracce indicata dal Buddha: saggezza, concentrazione meditativa, condotta morale, soprattutto se esaltate dalla compassione. Quest’ultimo sentimento va ben oltre l’empatia, perché si estende all’impegno in prima persona ad alleviare le sofferenze del prossimo e di ogni essere senziente, senza limiti spaziali.

Abbiamo anche il dovere di intervenire sulle nostre afflizioni mentali, trasformando gran parte dei sentimenti  negativi e autodistruttivi in sentimenti aperti e positivi, che sono fonte di serenità e benessere non solo per noi, ma per tutti coloro che ci circondano.

Il cmmino verso l’illuminazione è lo stesso che conduce alla consapevolezza. Per avere consapevolezza spirituale, dobbiamo conoscere quello che è al di là di questo mondo.

Le 4 nobili Verità sono la base di ogni insegnamento buddista. Tale insegnamento fu proclamato dal principe Siddharta, ovvero Shakyamuni, il Buddha storico vissuto ne sesto secolo a.C., nel Parco dei Daini a Sarnath presso Varanasi, in India.

La Prima Nobile Verità enunciata dal Buddismo si occupa di qualcosa che ogni essere vivente può facilmente verificare per esperienza: esiste la sofferenza.

La Seconda Nobile Verità ci avverte che la causa di tutte le esperienze di sofferenza è l’attaccamento al desiderio.

La Terza Nobile Verità ci ammonisce che la sofferenza può cessare, a patto di riuscire a rinunciare  al nostro istinto a rimanere attaccati ai nostri desideri. La cessazione della sofferenza è un risveglio, una rinascita, una illuminazione!

La Quarta Nobile Verità è il Nobile Ottuplice Sentiero, cioè: Retta Parola, Retta Azione, Retta Vita, Retta Comprensione, Retta Motivazione, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione. Questi otto fattori costituiscono un programma attentamente ponderato di purificazione de pensiero, della parola e delle azioni che ha come risultato finale la totale cessazione dell’attaccamento e il conseguente sorgere della Illuminazione, la Perfetta Saggezza.

 

Vedere anche:

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I FIGLI DEL FIUME GIALLO – LE TRASFORMAZIONI DELLA CINA IN UN FILM DI JIA ZHANG-KE

E’ un’opera complessa che conferma la statura di un regista capace di leggere i mutamenti della contemporaneità in un Paese che si muove a una velocità pari a quella dei suoi treni, quando attraversano senza ritorno le lande desertiche dello Xinjiang. La mutazione accelerata del suo mondo è  l’oggetto ideale del cinema di Jia Zhang-ke.

E’ come se ci fossero tre storie che procedono in parallelo. Accanto alla storia d’amore di Qiao e Bin c’è la storia di un paese attraversato nello spazio e nel tempo, nell’arco di trasformazione tumultuosa disegnato dalla Cina a partire dall’inizio del millennio. Con tutto ciò che ne consegue in termini economici e sociali. Il regista tocca le diverse città del suo mondo,  dalle miniere di carbone dello Shanxi delle sue origini agli estremi confini occidentali dello Xinjiang, passando per la natura quasi morta delle Tre Gole. C’è poi la storia del percorso compiuto da Jia nelle modalità e nelle strategie del suo racconto.

 

Dal punto di vista della struttura, il film si compone di tre parti ambientate negli anni 2001, 2006, 2018 e in due luoghi diversi (Datong nello Shanxi e Fenjie nella regione di Chongqing e delle Tre Gole).

 

Il termine “jianghu”, mutuato dalle arti marziali e trasferito al sottobosco criminale delle Triadi cinesi, descrive il codice di onore e la relazione di fratellanza che caratterizza l’ambiente dove domina Bin. Il film ci porta nella Cina del 2001 dentro la cultura jianghu (quella criminale della triade cinese). Qui la giovane ex ballerina Quiao (Zhao Tao) si innamora di un boss della mafia locale, Bin (Liao Fan) ed è disposta a fare tutto per lui. 

Così, quando Bin si trova in un conflitto a fuoco, non manca di mettersi a sparare per salvarlo, tanto da venire imprigionata per cinque lunghi anni. Non solo. Quando esce lo va a cercare, ma lui si è ritirato, fa un’altra vita e ha un’altra donna.

La relazione di dominio e di possesso tra Quiao e Bin è il contesto della prima parte del film.

I legami, come i luoghi, sono destinati a subire una violenta trasformazione, se non una distruzione senza appello.

Nello Shanxi le miniere chiudono destabilizzando e delocalizzando i suoi abitanti intorno alla centrale elettrica più grande del mondo sulle rive del fiume Yang-tze

 

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QIAO

 

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UNA COPPIA FELICE

 

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LA PISTOLA

 

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TUTTO  CAMBIATO

 

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La nuova fidanzata

 

 

 

IN VIAGGIO

 

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viaggia

 

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Il tassista cerca di approfittare di lei

 

RITROVATO

 

rivedersi

 

 

ANNI DOPO

 

scommessa

 

 

fine

 

 

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LA VISITA IN ITALIA DEL PRESIDENTE CINESE XI JINPING (MARZO 2019) – ACCOLTO COME UN IMPERATORE

 

Nella capitale sono scattate già da giorni le misure di sicurezza eccezionali per garantire gli spostamenti nel centro storico di Xi e della super delegazione al seguito composta da circa 500 persone. Con il presidente cinese sono arrivati, oltre agli uomini della sicurezza personale, 120 giornalisti e 300 fra dirigenti di aziende,  musei e funzionari ministeriali.

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Il Capo dello Stato ha mandato un messaggio chiaro al presidente cinese per rafforzare i legami tra Pechino e Roma: “Il livello già eccellente della cooperazione tra Italia e Cina sarà confermato e rafforzato durante la visita così gradita del presidente Xi con intese commerciali”.

Poi Mattarella ha anche parlato del Memorandum sulla Via della Seta che Xi Jinping firmerà a Villa Madama insieme al premier Conte: “La firma del Memorandum Italia-Cina è un segno dell’attenzione per una cornice ideale per un incremento delle collaborazioni congiunte tra imprese italiane e imprese cinesi”. E ancora: “La Via della Seta è una strada a doppio senso e lungo di essa devono transitare non solo commercio ma talenti, idee, conoscenze e progetti di futuro”.

Alle parole del Capo dello Stato ha risposto il presidente cinese Xi Jinping: “Ringrazio il presidente per l’accurata e squisita accoglienza: nonostante la distanza geografica, i due popoli nutrono da sempre una profonda amicizia”.

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L’Italia è il primo Paese del G7 a firmare un Memorandum con la Cina, “è una grandissima opportunità per tutti noi”. Lo ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio, all’inaugurazione dell’Italy-China Business Forum on Third Market Cooperation, a Palazzo Barberini. Un Forum che porterà a firmare accordi commerciali e ad attivare una cooperazione bilaterale su quattro temi portanti: infrastrutture, macchinari, finanza ed energia. Oggi è la volta dei tavoli tecnici, domani si metterà mano alle penne per siglare i veri e propri bilaterali.  Tra Italia e Cina, ha ricordato il vicepremier, c’è un interscambio che ormai vale 44 miliardi di euro, con una crescita esponenziale negli ultimi anni.

Dieci accordi tra imprese, compresi quelli sui porti di Trieste e Genova. E diciannove accordi istituzionali, tra cui il via libera dell’esportazione del seme bovino e la restituzione alla Cina di 796 reperti archeologici. Si è molto ridotto, soprattutto nella parte aziendale, il numero di intese che verranno siglate domani mattina a Villa Madama tra Italia e Cina, a margine della firma più importante dal punto di vita politico, la nostra adesione alla Belt and Road targata Xi Jinping. La lista di accordi  non è ancora definitiva, i dettagli si limeranno fino a stasera e qualcosa potrebbe ancora rientrare.

 

La Cassa Depositi firmerà con Bank of China, capofila dal lato cinese, un partenariato strategico che avrà come obiettivo il finanziamento delle imprese italiane in Cina, al limite anche tramite l’emissione di Panda bond, cioè titoli in renminbi. L’Autorità portuale di Trieste e quella di Genova firmeranno un accordo con il colosso delle costruzioni Cccc.

 

È  lungo il capitolo delle intese istituzionali che sono 19. La prima è il cuore di questa visita di Xi, quella sulla Via della seta, che non firmeranno il premier Conte e Xi Jinping, bensì Luigi Di Maio e il ministro degli esteri  cinese Wang Yi. I settori di protocolli e memorandum tra ministeri e altri enti pubblici sono principalmente tre e concernono la tecnologia, l’agricoltura e la cultura

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Prima dell’incontro con il premier Conte a Villa Madama il presidente cinese è tornato al Quirinale per il saluto al capo dello Stato Mattarella. Nel cortile d’onore si è svolta  la cerimonia ufficiale con la banda dell’aeronautica che ha eseguito gli inni nazionali.

Dopo settimane di polemiche, è arrivata la firma sugli accordi tra Cina e Italia, nell’ultima giornata romana di Xi Jinping. Nella cornice  di Villa Madama, dove sono state schierate le delegazioni ministeriali dei due Paesi. In tutto 29 le intese: 19 istituzionali e 10 commerciali.  A firmare le intese principali, per la parte italiana, è stato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Dall’altra parte del tavolo, il presidente della National Development and Reform Commission, He Lifeng. “Solo gli accordi firmati qui oggi in sostanza valgono 2,5 miliardi di euro. Ma gli accordi  hanno un potenziale di 20 miliardi di euro”, ha detto Di Maio nel punto stampa dopo la firma del Memorandum. Il cuore dell’accordo è la Via della Seta di Pechino (l’Italia è il primo Paese del G7 ad aderire).

L’elenco delle intese firmate doveva in realtà essere più lungo, si parlava di una cinquantina, ma le polemiche degli ultimi giorni – con le preoccupazioni di Stati Uniti e Unione europea per  una eccessiva penetrazione della Cina nella economia italiana – hanno portato a una riduzione degli accordi, soprattutto nei settori più sensibili. Frenata in particolare sulle telecomunicazioni: congelato l’accordo di ricerca tra Huawei e un Politecnico italiano.  

La parte finale del viaggio in Italia, per Xi e la moglie Peng Liyuan, si svolge invece a Palermo. “È stata una visita di grande successo, grazie di cuore al governo italiano”, ha detto Xi arrivando in Sicilia. In agenda la visita a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale, e alla Cappella Palatina. Poi, il trasferimento nella suite presidenziale dell’hotel Villa Igiea, con alcuni degli oltre duecento collaboratori.

Si è trattato di una iniziativa promozionale a favore della città. Xi Jinping auspica l’arrivo di milioni di turisti cinesi. E’ stata una forma di ringraziamento per Mattarella che gli ha riservato una accoglienza degna di un imperatore.

 

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Mai come in questo periodo, l’Italia è tornata a essere il centro degli equilibri mondiali. Una condizione particolarmente interessante, visto che per il nostro Paese significa essere oggetto di un vero e proprio duello fra superpotenze. Ma che è anche una delle maggiori sfide del nostro tempo, visto che la tradizionale politica del doppio forno italiana sembra essere messa a dura prova dalla crescente polarizzazione del mondo. E in questa fase appare difficile poter gestire la politica estera senza fare definitivamente scelte di campo.

In questo momento di cambiamento degli equilibri mondiali, gli occhi del mondo si concentrano sull’Italia. L’esecutivo gialloverde rappresenta un unicum nel panorama internazionale, e forse anche per questo le potenze europee e le tre superpotenze hanno deciso di mettere l’Italia nel mirino. Il governo è diverso dai suoi predecessori, ha forze differenti, slegate in larga parte dai partiti tradizionali. E questo può comportare cambiamenti non solo di agende politiche ma anche di alleanze internazionali. E per questo non è difficile capire il motivo della trasformazione dell’Italia in un vero e proprio laboratorio di questo nuovo scontro fra superpotenze che può cambiare definitivamente i destini del Vecchio Continente.

La visita di Xi è il simbolo di quanto Roma sia diventata centrale nell’agenda politica di Oriente e Occidente. Mai come in queste settimane Washington si è esposta in maniera così netta e anche dura nei confronti di un Paese coinvolto nella partnership strategica con Pechino. Gli Stati Uniti temono l’ingresso cinese nei nostri porti e nelle nostre infrastrutture strategiche. Ma soprattutto hanno paura che l’Italia rappresenti una sorta di faglia: una volta che la Cina supera il fronte del Mediterraneo centrale, di fatto i suoi traffici arriveranno nel cuore dell’Europa. E una volta inserita l’Italia nella Nuova Via della Seta, il sistema occidentale (dal punto di vista economico e strategico) vedrebbe l’inserimento di un “terzo incomodo”, quella superpotenza asiatica che l’America sta cercando di frenare nella sua inarrestabile ascesa. Ma in questa ascesa, la Cina sa che deve passare per l’Italia. Ed è proprio per questo che Xi ha messo gli occhi su Roma.

Ma il ballo delle superpotenze con l’Italia non può dirsi concluso senza parlare della Russia, che, anche se appare distante in questa fase della nostra agenda politica, è in realtà uno degli elementi fondamentali per comprendere la nostra agenda politica. Mosca non ha mai sottovalutato il ruolo di Roma, consapevole che gli attuali partiti di governo sono decisamente più aperti nei confronti della Russia rispetto ai loro predecessori.  E fra i due Paesi esistono legami molto forti, che coinvolgono interessi economici, strategici ma soprattutto energetici. La Russia di Vladimir Putin serve all’Italia giallo-verde come potenza del gas ma anche come potenza militare e diplomatica, e può avere un ruolo chiave nella stabilizzazione della Libia. Mentre l’Italia serve a sua volta alla Russia per ricucire i rapporti con l’Europa.

 

L’ARRIVO A FIUMICINO

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L’aereo è arrivato a Fiumicino verso le 18 del 21 marzo 2019.

 

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Xi a Roma: il presidente arrivato in hotel

Un corteo di 50 auto è sfrecciato a piazza Venezia per accompagnare Xi Jinping.

 

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Tutto bloccato intorno all’hotel Parco dei Principi, dove alloggia Xi Jinping

AL QUIRINALE

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L’accompagnamento dei corazzieri è di solito riservato ai sovrani

 

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QUIRINALE

 

TOPSHOTS

 

 

stretta di mano

 

 

due

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Chinese president Xi Jinping visits Italy

 

 

conferenza

 

conferenza

 

quattro

ufficiale

congedo

Congedo

 

VISITA ALL’ALTARE DELLA PATRIA

 

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trenta

 

omaggio

 

IL SALUTO DEI CINESI RESIDENTI IN ITALIA

 

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INCONTRO CON I PRESIDENTI DEL SENATO E DELLA CAMERA

 

++ Casellati a Xi,sua visita segno vicinanza a Parlamento ++

++ Casellati a Xi,sua visita segno vicinanza a Parlamento ++

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CENA DI GALA

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Chinese President Xi Jinping visits Rome

 

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Chinese President Xi Jinping visits Rome

Una cena per più di 150 invitati

 

IL CONCERTO DI ANDREA BOCELLI

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Peng Liyuan, la moglie di Xi Jinping, è stata una famosa cantante e avrà senza dubbio apprezzato il concerto

INCONTRO DI XI JINPING E CONTE

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conte

L’incontro è avvenuto a Palazzo Madama

 

LA FIRMA DEGLI ACCORDI

 

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Di Maio con il Ministro degli Esteri  Wang Yi

 

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LA VISITA A PALERMO

 

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Xi Jinping ha soggiornato all’Hotel Igea

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Chinese President Xi Jinping in Madrid

       Fa gli onori di casa il governatore Nello Musumeci

visita

palazzo dei normanni

Ammirazione per la Cappella Palatina

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La Cappella Palatina

 

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Palazzo Dei Normanni

 

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Il Palazzo Reale con la bandiera rossa

pupi

 

IN FRANCIA

MONACO-CHINA-DIPLOMACY

Gendarmi davanti al Palazzo di Monaco

MONACO-CHINA-EU-DIPLOMACY-POLITICS-TRADE

Foto con il principe Alberto e Charlene

French President Emmanuel Macron welcomes Chinese President Xi Jinping at the Villa Kerylos in Beaulieu-sur-Mer, near Nice

Foto con Macron e consorte

 

villa kerylos

Incontro a Villa Kerylos

 

Xi Jinping

macron

 

chen siqinq e jean-pascal tricoire

 

 

FRANCE-CHINA-DIPLOMACY

La Cina ordina 300 Airbus per più di 30 miliardi di euro. In totale sono stati firmati contratti per 45 miliardi di dollari. L’Italia firma accordi e la Francia firma contratti.

 

CENA DI GALA ALL’ELISEO

Chinese President Xi Jinping - State Dinner - Paris

 

Chinese President Xi Jinping - State Dinner - Paris

State Dinner For Chinese Presidential Couple - Paris - Arrivals

Hanno partecipato molte star. Ecco Helène Rolles

brindisi

 

 

I PORTI

 

porti

 

portotrieste

Porto di Trieste

 

porto palermo

 

 

Vedere anche: Chen Siqing of Bank of China and Jean-Pascal Tricoire of Schneider Electric shake hands at a signing ceremony on Monday. Photo: EPA-EFE Chen Siqing of Bank of China and Jean-Pascal Tricoire of Schneider Electric shake hands at a signing ceremony on Monday. Photo: EPA-EFE

Posted in Uncategorized | Comments Off on LA VISITA IN ITALIA DEL PRESIDENTE CINESE XI JINPING (MARZO 2019) – ACCOLTO COME UN IMPERATORE

LA GUERRA COMMERCIALE TRA CINA E USA – LA RIPRESA DOPO LA PANDEMIA

cina

Un parere negativo

La pandemia da coronavirus avvierà una riorganizzazione della supply chain globale. Il processo si stava già verificando prima del virus e le azioni intraprese da Pechino durante la pandemia globale non faranno che accelerare lo spostamento delle fabbriche al di fuori della Cina. Il loro sistema non appare più una base manifatturiera affidabile.

Più il rischio politico aumenta, più il settore manifatturiero sarà obbligato a lasciare la Cina. Bisogna tenere presente che di per sé le aziende non vorranno lasciare la Cina, ma i rischi collegati al rimanere diventeranno troppo alti. Dunque, l’economia della Cina, la quale è fortemente dipendente dall’export, prenderà un serio colpo dal quale non si riprenderà per anni.

 

 


 

Un parere positivo

La Cina è riuscita, complici anche i suoi silenzi di fronte all’emergenza, a ritagliarsi un vantaggio tattico nei confronti del mondo. Prima che le “strane polmoniti” dello Hubei venissero prese seriamente in considerazione, Xi ha tentennato. E non poco. Come mai? Diverse sono le voci a tal proposito. C’è chi parla dei presunti silenzi delle autorità politiche locali e chi, con più malizia, sostiene che il leader cinese abbia voluto insabbiare tutto. Sia come sia, ora la Cina si trova, almeno dal punto di vista della tempistica, davanti a tutti. E può giocare questa carta a proprio vantaggio. Anche perché il suo diretto rivale, Trump, si trova in un momento parecchio complesso sia per l’emergenza coronavirus sia per le elezioni ormai alle porte.

 

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Il pil cinese è sceso del 6,8% a livello annuale nei primi tre mesi di quest’anno, la contrazione più forte da quando Pechino ha iniziato a fornire i dati sul pil trimestrale nel 1992, dopo l’incremento del 6% negli ultimi tre mesi dello scorso anno. La lettura è comunque migliore di quella attesa dal consenso degli economisti che si aspettavano una discesa dell’8,3% anno su anno. Rispetto al trimestre precedente, il pil cinese si è invece contratto del 9,8%.

Al contempo le vendite al dettaglio in Cina sono calate del 15,8% a livello annuale a marzo. La lettura è in miglioramento rispetto al crollo del 20,5% anno su anno registrato nei primi due mesi dell’anno, ma è peggiore delle attese degli economisti che avevano previsto una discesa più contenuta, pari all’8% anno su anno. Inoltre la produzione industriale cinese è rimbalzata del 32,13% a livello mensile a marzo, mentre su base annuale è calata dell’1,1%. La lettura tendenziale è in netto miglioramento rispetto al calo del 13,5% registrato nei primi due mesi dell’anno. Il dato è migliore anche di quanto atteso dagli economisti (-7,5% anno su anno).

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La Cina è il primo paese a uscire dalla pandemia, ma, non avendo adottato misure eccezionali di espansione monetaria,  può ancora ridurre i tassi.  Negli ultimi mesi, il tasso di cambio del renmimbi è stato relativamente stabile (intorno ai 7.8 Yuan nei confronti dell’euro). Non preoccupa l’ingente posizione debitoria in dollari di imprese e banche cinesi, nonostante alla banca centrale di Cina sia precluso l’accesso alle linee swap della Federal Reserve, perché garantita da riserve valutarie di 3100 miliardi di dollari e  e 230 di avanzo delle partite correnti.  Con il rendimento del decennale al 2,6% , i titoli cinesi sembrano una oasi di valore nel panorama del debito pubblico mondiale.

La Cina è tornata a intensificare gli sforzi per sostenere la sua economia colpita dalla pandemia di Covid-19. Nello specifico la PBoC ha abbassato il tasso di finanziamento di medio termine a un anno al 2,95% dal 3,15%, iniettando 100 miliardi di yuan di liquidita’ nel sistema finanziario.


 

Per sei giorni a metà gennaio, la Cina ha saputo che il nuovo coronavirus sarebbe diventato una pandemia mortale, sebbene dicesse al mondo che non c’era nulla da temere. “Prepararsi a rispondere a una pandemia”, ha detto Ma Xiaowei, capo della National Health Commission, ai leader provinciali in una telefonata confidenziale il 14 gennaio, una trascrizione della quale è stata ottenuta dall’Associated Press.

“La trasmissione da uomo a uomo è possibile, ha detto Ma, che ha fatto la chiamata per comunicare ordini diretti da parte del presidente Xi Jinping. Ma nei sei giorni seguenti, le autorità sanitarie cinesi hanno sostenuto pubblicamente che il virus rappresentava un basso rischio per l’uomo.

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Donald Trump ha invitato 200 personalità alla East Room alla Casa Bianca per assistere oggi alla firma della pace commerciale con la Cina, la cosiddetta fase uno, che pone fine a diciotto mesi di trade war. In data 15 gennaio 2020, il documento è stato siglato dai due capi negoziatori: Robert Lighthizer, responsabile del commercio americano e una delle persone più potenti in questo momento a Washington; e il vice premier cinese Liu He, economista con un master ad Harvard, tra i più vicini e fidati uomini del presidente cinese Xi Jinping.

Il presidente Usa ha parlato di un «passo avanti importante» per i rapporti tra i due paesi, definendo «storico» l’accordo siglato tra i due. Trump ha dichiarato che la Cina ha «elogiato» le azioni di contrasto degli Usa sulla contraffazione delle merci. «L’accordo è positivo per il mondo intero» ha aggiunto il presidente cinese Xi Jinping.

Sorrisi. Strette di mano. E la benedizione del presidente americano che ha celebrato il suo trionfo politico alla Casa Bianca, pensando alla rielezione, e oscurato il processo di impeachment che muove i primi passi al Senato. Una vittoria per lui da rivendicare con i farmers, le società energetiche e l’industria manifatturiera made in Usa, principali beneficiari dell’accordo.

La tanto attesa fumata bianca è arrivata: Stati Uniti e Cina hanno trovato un primo accordo sulla guerra dei dazi. L’intesa eliminerà progressivamente le tariffe che i due Paesi si sono imposti reciprocamente nel corso dell’ultimo anno. 

La Cina aumenterà significativamente le importazioni di prodotti agricoli dagli Usa, come carne di maiale, pollame, fagioli di soia, grano, mais e riso, uno dei punti a cui teneva maggiormente Trump. Il presidente ha rimarcato che gli investimenti cinesi (nell’ordine dei 50 miliardi per ciascuno) riguarderanno anche il settore dell’energia e i servizi finanziari, così come ci sarà collaborazione in tema di svalutazioni monetarie  competitive e stretti paletti sul tema. Gli Usa dal canto loro revocheranno il rischio di nuove tariffe al 15% che sarebbero scattate il 15 dicembre scorso su quasi 160 miliardi di dollari di prodotti made in China, a cui Pechino avrebbe risposto con tariffe su 3.300 prodotti statunitensi.

 

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Donald Trump e Liu He

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Nelle scorse due settimane, Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per la riduzione “graduale”  dei dazi che erano stati posti reciprocamente per penalizzare le importazioni di prodotti nella guerra commerciale di questi ultimi quindici mesi. Lo ha detto all’agenzia Bloomberg Gao Feng, portavoce del ministro del commercio di Pechino (7 novembre 2019).

Cina e Stati Uniti devono cancellare dazi che hanno imposto l’uno all’altro simultaneamente per arrivare alla cosiddetta «Fase 1» dell’accordo commerciale, dice Gao Feng. La cancellazione graduale dei dazi, ha detto il portavoce, dipenderà dai progressi nei negoziati». Sulla Fase 1 pare però vi sia già un accordo.

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Il +6% di crescita del Pil, anno su anno, segnato nel terzo trimestre, pur essendo ai minimi da 30 anni, è ben più alto rispetto ai valori che siamo abituati a vedere in Europa e negli Usa. I dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica del Dragone, risentono dei contraccolpi del braccio di ferro commerciale con gli Usa così come dell’indebolimento del manifatturiero globale.

Ma possono aver pesato anche fattori interni come le pressioni che si sono create sui crediti deteriorati di alcune banche e l’esplosione dell’influenza suina che sta danneggiando gli allevamenti del primo produttore mondiale di carni di maiale. L’ente statistico parla di sostanziale “stabilità” della crescita da tre trimestri e il dato è in linea con le previsioni ufficiali del governo.

Al tempo stesso però, secondo Dow Jones è il valore più basso delle serie storiche dell’attuale sistema di misurazione del pil, iniziato nel 1992 e, anche alzando lo sguardo, una crescita più contenuta si è registrata solo nel 1990, quando la Cina risentiva delle tensioni interne seguite alle proteste di Piazza Tiananmen. Oggi invece nel mirino c’è la guerra dei dazi tra Usa e Cina che ha visto la scorsa settimana una battuta d’arresto dopo l’incontro a Washington tra i due Paesi con la quale è iniziata la cosiddetta Fase uno. Per gli esperti di Ubp questa tregua potrebbe dare nuovo slancio per l’azionario cinese e di Hong Kong.

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Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato che si incontrerà con il capo delegazione e vice premier cinese, Liu He, oggi 11 ottobre 2019 alla Casa Bianca. Un annuncio che ha dissipato i dubbi sull’andamento dei negoziati. Lo stesso Trump ha scritto su Twitter: “Grande giorno per i negoziati con la Cina. Loro vogliono un accordo, ma io? Incontrerò domani il vicepremier alla Casa Bianca”.

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Il governo cinese si sta attrezzando per dipendere meno dalle esportazioni con il lancio di una politica di sviluppo del mercato interno attraverso interventi fiscali per fare crescere economicamente e tecnologicamente le pmi cinesi , che producono già oltre il 50% del pil.

 

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Yang Jiechi, capo dell’Ufficio Affari Esteri del Partito Comunista Cinese, si è recato il 14 agosto 2019 a Washington per incontrare il Segretario di Stato Mike Pompeo. Nonostante il contenuto del colloquio sia riservato, il fatto che avvenga al culmine della guerra commerciale e durante l’occupazione dell’aeroporto di Hong Kong da parte dei manifestanti suggerisce i possibili temi.

 

yang jiechi

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Trump minaccia di applicare nuovi dazi su 300 miliardi di dollari di beni cinesi dal 1 settembre. La Cina ha replicato che applicherà contromisure adeguate. La più efficace è la svalutazione dello yuan a 7 per dollaro: il minimo dal 2008. Il 7 agosto la  People’s Bank of China ha fissato il tasso ufficiale dello yuan a 6,9996 nei confronti del dollaro. Si teme ora che la guerra commerciale sfoci in una guerra valutaria. Le borse hanno reagito con una serie di crolli.

 

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L’attesissimo faccia a faccia del 29 giugno 2019 tra il presidente cinese, Xi Jinping, e l’omologo americano, Donald Trump, ha dato l’esito che molti, a cominciare dai mercati finanziari, si aspettavano: hanno concordato il riavvio delle trattative sul commercio. Un’ora e venti minuti di dialogo che il presidente americano ha definito “eccellente”.
Secondo l’agenzia ufficiale di stampa di Pechino. gli Stati Uniti hanno accettato di non imporre nuovi dazi alle esportazioni cinesi, in particolare sui 300 miliardi di dollari circa ventilati nelle ultime settimane dalla Casa Bianca, e i due Paesi hanno deciso di riprendere le trattative “su una base di eguaglianza e di mutuo rispetto”.

 

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Più che un G20 è un G2: gli occhi del mondo puntati sulla sfida Trump-Xi. La vera posta in gioco è il dollaro come valuta mondiale Più che un G20 è un G2: gli occhi del mondo puntati sulla sfida Trump-Xi. La vera posta in gioco è il dollaro come valuta mondiale.

 

A parte il loro comune segno zodiacale Gemelli,  Xi e Trump non potrebbero essere più diversi per toni, modi, cultura e galateo. Questo retroterra ha giocato e gioca un ruolo fondamentale nel rapporto tra i due uomini più potenti del pianeta chiamati, ancora una volta, al G20 di Osaka, a trovare un accordo sulla governance mondiale, non solo sul versante del commercio internazionale.

Per certi versi sembra in arrivo una minestra riscaldata. È solo questione di ore. Per l’ennesima volta la montagna potrebbe partorire un topolino, come è già successo nei precedenti incontri. E ognuno dei due giganti potrebbe tornare a casa con un nulla di fatto, con buona pace del resto del Pianeta.

 

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Arrivo di Xi ad Osaka

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Xi con Narendra Modi

 

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Xi con Angela Merkel

 

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Xi con Putin e Narendra Modi

 

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L’arrivo di Conte a Osaka

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La Cina ora minaccia Android: Oppo e Xiaomi testano il sistema operativo di Huawei. Il governo cinese vuole esercitare una pressione sugli Stati Uniti, mobilitando la sua industria tecnologica di prim’ordine.

 

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Mentre la notizia della mossa Usa verso Huawei cominciava a fare il giro del mondo, il presidente Xi Jinping si recava  nella provincia meridionale di Jiangxi, dove ha sede la Jl-Mag, una azienda di terre rare, materiale di fondamentale importanza per l’industria tech, soprattutto quella legata ai microconduttori.  Una minaccia di ritorsione che ha fatto bloccare la minaccia a Huawei.  In caso di acuirsi ulteriore dello scontro, la Cina potrebbe arrivare alla limitazione stessa dell’export di terre rare verso gli Stati Uniti.

jlmag

 

La guerra dei dazi tra Usa e Cina sta per compiere un anno. Annunciati nell’aprile 2018 i primi dazi sono difatti partiti il 6 luglio. Per certi versi assomiglia più a una partita a scacchi in cui agli attacchi dell’uno (Donald Trump) seguono le controffensive dell’altro (Xi Jinping). Il tutto condito da una retorica che nel corso di questi mesi ha alimentato la volatilità sui mercati finanziari, in particolare sui settori più direttamente coinvolti (tecnologico, agricolo, automobilistico). Trump, soprattutto attraverso twitter, sta alternando la strategia del “bastone e della carota”. A un affondo fa seguire un’apertura, e tweet discorrendo. Il presidente cinese, invece, è di poche parole e preferisce rispondere con i fatti.

La partita si sta giocando con due armi:

  • le aliquote (finora ne sono state usate due, 10% e 25%)
  • il cambio dollaro/yuan.

Il fattore chiave da capire è che se la divisa cinese si svaluta, il che assicura maggiore competitività alle merci cinesi esportate negli USA. In questo momento, tenendo conto anche della risposta cinese dal 1 giugno, la Cina sta arrecando un danno maggiore di  quello subito; 75 miliardi contro 63 miliardi. Nel frattempo il cambio dollaro/yuan si è svalutato da 6,3 a 6,9. La svalutazione impatta su tutti i 539 miliardi di beni esportati dalla Cina verso gli Usa, pari a un recupero di competitività, alias abbassamento del costo per gli acquirenti Usa delle merci importate dalla Cina. La contesa potrà impattare sui titoli di Stato Usa, di cui la Cina (dopo la Federal Reserve) è il secondo detentore mondiale. Non è quindi un caso se ad oggi (i dati resi noti dalla Fed sono al 31 marzo 2019) i Treasury in mano ai cinesi siano scesi a 1,12 trilioni di dollari, il valore più basso degli ultimi due anni. Proprio in concomitanza con la forte svalutazione in corso della divisa cinese. Insomma, quella in atto tra Usa e Cina non è una partita a scacchi da principianti.

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La Cina non resta a guardare e come atteso risponde alle nuove restrizioni commerciali introdotte dagli Usa. Dal 1° giugno Pechino alzerà i dazi al 25% su 60 miliardi di dollari di importazioni americane. Le nuove misure dovrebbero “colpire” 2.493 beni made in Usa.

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I futures su Wall Street viaggiano in netto rosso, -1,21% per il timore che questa volta a pagare veramente pegno siano gli americani, con un balzo dell’inflazione a causa di un prossimo netto rialzo dei prezzi dalla Cina. E molti dei beni che saranno toccati vengono in realtà da controllate cinesi di gruppi americani. Una doppia beffa alla corporate America.

“In nessun momento la Cina perderà il rispetto del Paese, e nessuno dovrebbe aspettarsi che la Cina inghiotta frutti amari che danneggiano i suoi interessi principali”, ha scritto oggi in un commento il People’s Daily, un quotidiano controllato dal partito comunista, sottolineando che Pechino è aperta ai colloqui, ma non si arrenderà mai davanti a importanti questioni di principio.

Nel frattempo, il South China Morning Post ha pubblicato questa mattina (13 maggio 2019) un’intervista a Wei Jianguo, ex viceministro al Ministero del Commercio (Mofcom), oggi vice presidente del China Center for International Economic Exchanges, un think tank legato al governo cinese. Wei ha spiegato che Pechino ha molte carte per difendersi dagli Stati Uniti ed è probabile che applichi sanzioni che vanno oltre le tariffe sul commercio di beni. Wei ha citato prima di tutti i beni agricoli statunitensi, in particolare soia, grano, mais e la carne di maiale, sapendo che il settore rappresenta una parte fondamentale degli elettori del presidente statunitense Donald Trump, già avviato alla corsa verso le elezioni del 2020.

“La Cina ha non solo la determinazione e la capacità, ma anche la volontà di combattere una guerra prolungata”, ha aggiunto Wei. La Cina potrebbe applicare sanzioni anche su aerei e veicoli statunitensi, ha aggiunto. La Cina, ha ripreso Wei, potrebbe andare oltre il commercio di beni e servizi, puntando ai settori finanziario, turistico e culturale. Wei ha avvertito che Washington ha commesso un errore strategico nell’aumentare le tariffe. La mossa potrebbe ritorcersi contro perché “l’estrema pressione” non costringerebbe la Cina a capitolare.

 

 

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Un minuto dopo la mezzanotte di Washington, le sei del mattino in Italia (del 10 maggio 2019), è scattato il nuovo pacchetto di dazi annunciati da Donald Trump: le tariffe su 200 miliardi di dollari di importazioni made in China salgono dal 10 al 25%. Pechino ha già annunciato che risponderà a tono, pur senza precisare come, maggiori dettagli dovrebbero arrivare a breve.

Ed è in questo clima di nuovo teso, dopo mesi di tregua che avevano fatto tirare il fiato alle Borse e al resto del mondo, che i due negoziatori Liu He e Robert Lighthizer torneranno a sedersi al tavolo oggi, sperando che l’incontro sia più utile della cena consumata ieri. Almeno i mercati si concedono una speranza: dopo un’improvvisa caduta in rosso nei minuti successivi all’entrata in vigore dei dazi, i listini asiatici sono rimbalzati in territorio positivo, con Shanghai a trainare tutti.

 

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Per il presidente Trump le trattative con la Cina procedono “troppo lentamente”. E nel tentativo di alzare la posta ha annunciato su twitter (6 maggio 2019)  che da venerdì saliranno dal 10% al 25% i dazi americani su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Non è tutto. Verranno imposti nuovi dazi del 25% su altri 325 miliardi di prodotti cinesi non tassati finora. L’annuncio di Trump ha sorpreso la Cina che, secondo fonti vicine al governo riportate dal Wall Street Journal, starebbe valutando di uscire dai negoziati e cancellare del tutto le trattative commerciali con gli Stati Uniti. Era stato lo stesso Trump il primo novembre con una telefonata al presidente cinese Xi Jinping a spingere per le negoziazioni tra i due paesi.

L’affondo di Trump potrebbe rappresentare una forzatura di mano sul tavolo delle trattative commerciali con il colosso asiatico per arrivare a un’intesa chiave al più presto. Infatti Trump non sarebbe contento della velocità delle trattative, ma in questo modo rischia anche un prolungamento dei colloqui. Le autorità cinesi hanno cancellato, in circostanze simili, una spedizione negli Usa lo scorso settembre.

“Dal momento che la Cina ha sempre detto che la sua politica è quella di non voler negoziare sotto costrizione, è reale la possibilità che Pechino possa cancellare gli incontri con gli Usa”, afferma stamani Goldman Sachs in una nota. Con tutte le conseguenze negative del caso, proprio mentre gli investitori si stavano abituando a una possibile ripresa dell’economia mondiale in una fase molto positiva per l’azionario: “nei mercati globali tornerebbero le difficoltà, la crescita cinese finirebbe di nuovo sotto pressione con ripercussioni anche sull’economia globale”.

 

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La delegazione cinese arriverà ugualmente negli Usa e ne farà parte il vicepremier Liu He.

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La grande guerra economica Usa-Cina forse non ci sarà. Dopo due anni di tensioni sugli squilibri commerciali tra le due maggiori economie del pianeta, nelle ultime settimane prevalgono i segnali di accordo. L’ultimo viene da Donald Trump, che in due tweet ha annunciato il rinvio  dei superdazi su 200 miliardi di importazioni annue made in China. 

Sono felice di annunciare – scrive Trump – che abbiamo fatto dei progressi sostanziali nei nostri negoziati commerciali con la Cina, su questioni strutturali che includono la tutela della proprietà intellettuale, i trasferimenti di tecnologie, l’agricoltura, i servizi, la moneta e altri temi. In conseguenza di questi negoziati produttivi, rinvierò l’entrata in vigore dei dazi che era prevista dal primo marzo.

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Era da 15 lunghissimi anni che gli acquisti nei negozi cinesi non crescevano così poco. A novembre le vendite al dettaglio si sono fermate a +8,1%, cinque decimi sotto ottobre e sette sotto le stime degli analisti, un dato che per i ritmi di crescita a cui il Dragone e la sua nuova classe media hanno abituato al mondo è molto deludente. L’ennesimo segnale che l’economia sta rallentando in maniera più brusca del previsto, soprattutto per ragioni interne come la stretta al credito più che per i dazi di Trump, i cui pieni effetti devono ancora farsi sentire. A novembre la produzione industriale è cresciuta solo del 5,4%, cinque decimi sotto le previsioni e al minimo da dieci anni a questa parte; a pesare è stata soprattutto la parte rivolta verso l’estero.

 

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La giustizia canadese concede a Lady Huawei la libertà su cauzione. Il giudice  ha fissato in 10 milioni di dollari canadesi la somma da pagare ordinando a Meng di restare nell’area di Vancouver, consegnare il passaporto e indossare un dispositivo gps. Meng dovrà anche farsi carico dei costi per la sua sicurezza.

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La notizia che il vice premier cinese Liu He  l’11 dicembre 2018 abbia chiamato il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, per discutere di una possibile agenda di colloqui sul disgelo commerciale ha confortato gli investitori, sebbene rimanga alta la tensione legata all’arresto canadese della cfo di Huawei Technologies. E’ stato poi Donald Trump in persona a twittare segnali positivi: “Colloqui molto produttivi in corso con la Cina! “ ,

 

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La direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fondatore, è stata arrestata a Vancouver, in Canada, in base a un mandato di arresto emesso dagli Usa. Gli Usa hanno chiesto l’estradizione e l’udienza è stata fissata per domani. La notizia è resa nota dal ministero della Giustizia canadese. La richiesta di arresto statunitense – si apprende dai media – riguarderebbe violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran e arriva proprio nel giorno in cui la compagnia cinese viene bandita da British Telecom per “rischio spionaggio” .La crisi diplomatica rischia di complicarsi proprio nel momento in cui Stati Uniti e Cina sembravano avere raggiunto una tregua.

Se c’era bisogno di una prova che la tregua fra Donald Trump e Xi Jinping raggiunta al G20 di Buenos Aires era precaria e aleatoria, eccola. L’arresto della direttrice finanziaria di Huawei in Canada, Meng Wanzhou (che è anche la figlia del fondatore dell’azienda) è un colpo duro alle relazioni bilaterali. Il mandato di cattura e la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti sono una sfida al colosso delle telecomunicazioni  cinesi strettamente legato al regime di Pechino, un’azienda che incarna la volontà cinese di supremazia nelle tecnologie avanzate.

A rendere ancora più incandescente questa vicenda c’è l’accusa: violazione delle sanzioni contro l’Iran. Quali sanzioni? Sembra non si tratti delle sanzioni più recenti, quelle reintrodotte dall’Amministrazione Trump dopo la denuncia dell’accordo nucleare. Quel patto nucleare resta valido per tutte le altre nazioni firmatarie, dalla Cina alla Russia all’Unione europea. Ma la Huawei era sospettata di aggirare sanzioni dal 2016, quindi dai tempi di Obama, e in tal caso la violazione si riferirebbe a un regime di embargo riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

Huawei's Executive Board Director Meng Wanzhou attends the VTB Capital Investment Forum "Russia Calling!" in Moscow

 

Meng wanzhou

 

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Non scatterà a gennaio il rincaro delle tasse doganali americane dal 10% al 25%, che doveva colpire 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina. Per ora la misura protezionista è solo rinviata, mentre ripartono i negoziati tra le due superpotenze. La procedura è stata congelata per 90 giorni, durante i quali le due superpotenze proveranno a trattare. Ma il clima è cambiato nel corso della cena di lavoro tra le due delegazioni, avvenuta a Buenos Aires il 1 dicembre 2018..  Sussistono tuttavia forti dubbi sulla prospettiva di un vero accordo. Wall Street, dopo una breve euforia, il giorno successivo (4 dicembre) si è abbandonata alla paura, accusando forti cali.

 

tregua

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U.S. President Trump sits for exclusive interview with Reuters in Oval Office at White House in Washington

 

La guerra commerciale tra Stati Uniti e il resto del mondo è stato uno dei temi centrali del 2018 ed è da molti indicata come una delle cause della volatilità che ha caratterizzato i mercati in questo anno così diverso dal tranquillo 2017. Non stupisce quindi che le banche di investimento abbiano i fari puntati sull’incontro giovedì prossimo 29 novembre tra il presidente Usa Donald Trump e Xi Jinping al G20 di Buenos Aires.

Trump si sta preparando all’incontro, lanciando messaggi bellcosi all’avversario. In un’intervista al Wall Street Journal Trump ha infatti dichiarato di essere intenzionato ad aumentare al 25% i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi. Il presidente ha anche minacciato di imporre nuove tariffe sul resto delle esportazioni di Pechino negli Stati Uniti, se i negoziati non risultassero favorevoli agli Stati Uniti. Probabilmente  queste parole sono “parte integrante dello stile negoziale di Trump”, che mira a intensificare al massimo la pressione in vista del meeting.

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Il  2 novembre il presidente americano, Donald Trump, infiamma l’Asia con i listini asiatici che rimbalzano ai massimi degli ultimi tre anni. Donald Trump si è detto interessato a raggiungere un accordo con il presidente cinese Xi Jinping al vertice del G20 in Argentina. Resta però sul tavolo il problema del furto della proprietà intellettuale da parte dei gruppi tech cinesi, che è il nodo centrale nella guerra dei dazi avviata dagli Usa contro la Cina.

Il presidente Trump ha poi detto di aver avuto colloqui telefonici “molto buoni” con il leader cinese Xi Jinping e che sono in programma incontri in questo senso al summit G20 alla fine di questo mese. “Ho appena avuto una lunga e molto buona telefonata con il presidente Xi Jinping della Cina. Abbiamo parlato di molti temi, con una forte enfasi sul Commercio”, ha twittato Trump.

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La guerra commerciale con gli Usa fa sentire i suoi effetti. La Cina è  cresciuta nel periodo luglio-settembre 2018 “solo” al tasso del 6,5%, contro attese degli economisti per un +6,6% e contro il +6,7% precedente. Si tratta del ritmo più lento dal 2009, dal collasso di Lehman Brothers e dalla crisi globale dei mercati. Dopo aver ceduto quasi il 3% ieri e il 25% da inizio anno, Shanghai oggi ha recepito il messaggio e alle ore 7:30 italiane guadagna lo 0,31%, mentre Hong Kong sale dello 0,18%. Il 19 ottobre il governatore della People’s Bank of China, Yi Gang è intervenuto per confermare che va tutto bene. E che l’economia crescerà del 6,5% quest’anno, come previsto dal governo centrale e che i fondamentali sono solidi.

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Lo scorso anno la ricchezza complessiva dei miliardari del mondo è aumentata di 1.400 miliardi di dollari, l’incremento annuale (+19%) più grande mai registrato, arrivando alla cifra record di 8.900 miliardi di dollari, divisi tra 2.158 persone.  Il tasso di crescita più elevato si registra in Asia, dove si ha  un aumento medio della ricchezza del 32% a 2.700 miliardi di dollari e tre nuovi miliardari a settimana, diventati ricchi con la tecnologia o le vendite al consumo. La Cina produce due nuovi “Paperoni” ogni settimana: nel 2006 erano sedici in tutto, mentre quest’anno sono 373.

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Si sospetta che la Cina abbia accumulato ben 40.000 miliardi di yen (oltre 5000 miliardi di euro), tenuti fuori bilancio dalle amministrazioni locali del paese; è emerso da una ricerca di S&P Global Ratings. Molte amministrazioni locali in Cina contraggono debiti che non contabilizzano, per evitare i limiti di indebitamento imposti dalle autorità centrali. Secondo S&P si tratterebbe di un problema crescente all’interno del paese, ed è probabile che negli ultimi anni l’entità dei debiti di questo tipo sia aumentata costantemente.

“S&P Global Ratings ritiene che l’entità dei debiti tenuti fuori bilancio dalle organizzazioni locali possa ammontare a diversi multipli della somma comunicata pubblicamente”. Tenendo conto dei debiti nascosti, il debito pubblico potrebbe avere raggiunto il 60% del Pil.

 

 

 

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L’ultimo «viaggio d’ispezione» di Xi Jinping nella provincia nordorientale dell’Heilongjiang è stata più che routine propagandistica. Il leader supremo è uscito da un’estate difficile, durante la quale ha ricevuto qualche critica interna per la linea politico-economica di fronte all’offensiva dei dazi lanciata dalla Casa Bianca.

Nel pieno della guerra commerciale con gli Stati Uniti, Xi Jinping gira tra campagne e fabbriche, per rinsaldare il consenso, si mischia tra contadini e tute blu e predica che il protezionismo e l’unilateralismo rendono sempre più difficile per la Cina ottenere tecnologie e know-how, costringendola a contare solo su se stessa.  

I ritratti di Xi  ricordano le immagini che hanno accompagnato il culto della personalità di Mao, maestro nell’arringare le masse. L’elogio della nuova autarchia fa venire in mente anche Mussolini durante la Battaglia del grano negli Anni Trenta, davanti a una macchina trebbiatrice. La grande differenza è che  ora Xi vuole il primato cinese nell’alta tecnologia, anche se ama ancora farsi vedere tra contadini e operai.

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La Cina ha cancellato l’appuntamento per la ripresa dei colloqui commerciali con gli Stati Uniti, secondo il Wall Street Journal che cita fonti dell’amministrazione Usa. All’incontro dovevano essere presenti il segretario al tesoro americano Steve Mnuchin e il vicepremier cinese Liu He. La decisione di Pechino è stata presa dopo il varo di dazi Usa sul Made in China per 200 miliardi di dollari e la risposta di Pechino con  nuove tariffe per 60 miliardi sui prodotti americani.

L’incontro doveva servire ad individuare i mezzi per allentare le tensioni. Stando a quanto riferito dal Wall Street Journal, Liu ha cambiato idea dopo l’imposizione dei nuovi dazi, in vigore a partire dal 24 settembre. Pechino, sottolineano le fonti, “fa fede al suo impegno di evitare negoziati sotto minaccia” con la cancellazione dei colloqui.  Pechino tuttavia “lascia aperta la possibilità di avviare nuovi negoziati con Washington il mese prossimo”.

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Steve Mnuchin

 

l dialogo non ferma lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina. Al via oggi una nuova tranche di dazi americani per 16 miliardi di dollari su merci importate dalla Cina. Le nuove tariffe, con tassazione al 25%, portano a un totale di 50 miliardi di beni cinesi colpiti dagli Stati Uniti su volere del presidente Trump.

La Cina ha annunciato una reazione immediata con tariffe sullo stesso importo di 16 miliardi di beni statunitensi, puntando a prodotti iconici come le motociclette Harley Davidson, il bourbon e il succo d’arancia, tra centinaia di altri.

Le misure commerciali arrivano mentre procedono i colloqui tra americani e cinesi a Washington per cercare di porre fine alla guerra economica tra le due superpotenze economiche mondiali. Gli Stati Uniti accusano la Cina di pratiche commerciali sleali, in particolare sulla tecnologia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole ridurre il deficit commerciale dei paesi

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Il ministero dell’Economia di Pechino ha annunciato che la Cina invierà il vice ministro del Commercio, Wang Shouwen, negli Stati Uniti alla fine di agosto per riprendere il dialogo sul commercio, dopo l’avvio della guerra dei dazi tra le due superpotenze mondiali. Wang, rappresentate per i negoziati sul commercio internazionale, incontrerà un alto funzionario del Tesoro Usa, David Malpass, su invito degli Stati Uniti.

Pechino ha comunque ribadito di essere contraria alle pratiche unilaterali e di protezionismo e di non accettare alcune misura di restrizione unilaterale del commercio. “La Cina accoglie la comunicazione e il dialogo sulla base della reciprocità, dell’uguaglianza e dell’integrità”, recita la nota del ministero. Lo scorso giugno il ministro del commercio Usa, Wilbur Ross, aveva incontrato il vicepremier cinese, Liu He, a Pechino. E un mese prima Liu aveva visto il segretario Usa al Tesoro, Steven Mnuchin, a Washington.

 

 

La guerra continua!  La Cina si dice pronta a imporre dazi  su prodotti di importazione Usa per 60 miliardi di dollari: il ministero delle Finanze cinese precisa che Pechino prevede di imporre dazi a livelli del 25%, 20%, 10% e 5% e che la Cina applicherà le tariffe non appena gli Stati Uniti adotteranno i nuovi dazi nei confronti dell’import dall’Asia. Pochi giorni fa, dalla Casa Bianca era filtrata la possibilità di un incremento delle tariffe su flussi di merci per 200 miliardi. Oggi, proprio in tema commerciale, emerge dai dati che la campagna di Trump non sta producendo effetti – ricordando comunque che le misure tariffarie sono scattate solo in parte. A giugno, il deficit commerciale a stelle e strisce è salito a 46,3 miliardi di dollari: poco sotto le attese, ma in netta crescita anche con la Cina.

Il grande timore è che l’escalation della guerra commerciale (e ora anche valutaria) di Trump con la Cina possa indurre Pechino a mettere mano al suo colossale portafoglio di Treasuries, il primo al mondo, arrivato alle dimensioni record di 1,18 trilioni di dollari.

La Cina fa paura, anche se per ora non ci sono segnali di tensione su questo fronte. Gli ultimi dati disponibili, quelli di maggio, riferiscono di ulteriori acquisti di titoli di Stato Usa per 7 miliardi di dollari da parte di Pechino. Ma è ancora troppo presto per dire se la guerra commerciale avrà un impatto sugli acquisti esteri di Treasuries. Trump sa essere fin troppo imprevedibile, e – anche se improbabile – non è escluso che la situazione gli possa sfuggire di mano.

 

 

 

 

 

Vedere anche:https://www.youtube.com/watch?v=hj0BnKW-Qt I

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LANTERNE ROSSE (RAISE THE RED LANTERN) – UN GRANDE FILM DI ZHANG YIMOU SULLAVITA DELLE DONNE NELLA CINA TRADIZIONALE

 

https://www.youtube.com/watch?v=7v16o7_noM Y

 

https://www.youtube.com/watch?v=7l02p9CC0t w (in spagnolo)

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Premiato con il Leone d’Argento al Festival di Venezia del 1991, è il film che ha reso famoso Zhang Yimou in campo internazionale. Il film è tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong.

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La vicenda si svolge nella Cina del Nord, nel periodo dei signori della guerra, nel 1920.

Songlian ha 19 anni ed è rimasta da poco orfana del padre, mentre aveva perduto da tempo la madre. Ha frequentato per sei mesi l’università, ma ora non è più possibile. Vive con la matrigna che parla continuamente di denaro. Decide così di sposarsi con un uomo ricco, anche se la matrigna la mette in guardia: se sposa un uomo ricco, non sarà moglie, ma concubina. Decide così di sposare Chen Zuoqin  (Ma Jingwu)  maturo discendente di una ricca famiglia.  Lui ha già tre mogli: Yuru , Zhuoyun (Cao Cuifen) e Meishan.

 La sera tutte aspettano fuori dalla porta, in attesa di istruzioni. Queste consistono nella scelta della favorita per la notte. Per colei che passerà la notte con Chen saranno accese le lanterne rosse. A lei sarà inoltre riservato il privilegio del massaggio dei piedi, che stimola la sessualità.

La prima notte di Songlian con Chen è disturbata da un finto malessere di Meishan che richiede urgentemente la presenza di Chen, il quale acconsente. Il giorno dopo, Chen sceglie di nuovo Songlian e Meishan si finge di nuovo malata. Questa volta però il signore dice che può aspettare fino al giorno seguente. Meishan si mette a cantare in modo da disturbare.

Quando sente cantare, Songlian si inoltra nel palazzo e sale le scale. Vede così Meishan che canta in abiti di scena. Quando questa si accorge di essere osservata, smette. Songlian dice di ascoltarla volentieri, ma l’altra non ha più voglia di cantare. Ritornando in camera, trova Chen che sta mettendo le mani addosso a Yan’er, cosa che suscita la sua irritazione.

Meishan invita Songlian a giocare a carte con lei, il medico Gao e un suo amico. Raccogliendo una carta sotto il tavolo Songlian scopre che la terza signora fa piedino al medico. Il dottor Gao mette un disco di quando Meishan era cantante d’opera.

 

Improvvisamente il palazzo è allietato dal suono di un flauto: è Feipu, il figlio della prima signora che suona. Songlian è affascinata. Lei tiene nella valigia un flauto, l’ultimo ricordo di suo padre. Seguendo il suono, Songlian raggiunge il ragazzo che le dimostra simpatia. Però si allontana subito, perché è chiamato dalla madre.

Songlian cerca il flauto nella sua valigia, però è scomparso. Furibonda, trascina la serva nella sua stanza e scopre che tiene in stanza le lanterne rosse, cosa per lei proibita. Comincia a rovistare alla ricerca del flauto e trova un pupazzo che la rappresenta con tanti spilli conficcati. Il nome Songlian è stato scritto da Zhuoyun, che si è dimostrato tanto amica e le ha regalato della seta. Yan’er ha dato il flauto a Chen che lo ha bruciato, ritenendolo sconveniente per una donna.

Zhuoyun vuole farsi accorciare i capelli, perché il signore le ha detto che con i capelli corti sembrerebbe più giovane. Songlian è costretta a tagliarle i capelli e maldestramente la ferisce a un orecchio. Il dottor Gao dice che non è una cosa grave. Chen, per consolarla, passa alcune notti con lei. Ciò la induce a perdonare Songlian che va a scusarsi e dice che non lo ha fatto apposta.

L’incidente fornisce l’occasione a Meishan di fare una visita a Songlian. Le racconta di quanto sia perfida Zhuoyun, delle loro rivalità per i figli, degli espedienti utilizzati.  Dice che rimasero gravide contemporaneamente, ma che Zhuoyun prese costose medicine per partorire prima, ma fortunatamente suo figlio Feilan nacque alcune ore prima. Dice a Songlian che se non mette al mondo un figlio cadrà in disgrazia presso Chen.

Questo le dà l’idea di fingersi incinta. Naturalmente Chen è entusiasta della idea di avere un altro figlio. Secondo la consuetudine, le lanterne resteranno sempre accese nella quarta casa, giorno e notte. Come rivelerà a Feipu, pensava che la bugia sarebbe durata poco: bastava che il signore dormisse con lei, perché restasse incinta veramente.  Comunque approfitta della situazione per i suoi capricci. La vecchia Gao viene chiamata continuamente per farle il massaggio dei piedi. La seconda signora è costretta ad andare da lei per farle un massaggio alla spalla.

Solo che Yan’er scopre un paio di mutande macchiate di sangue: evidentemente Songlian non è incinta. Yan’er si precipita da Zhuoyun e le mostra le mutande. Con la scusa di un malessere, viene chiamato il dottor Gao il quale constata che Songlian non è incinta e informa Chen. Questi è fortemente adirato per la menzogna e fa oscurare le lanterne. Songlian capisce però rapidamente che è Yan’er che ha fatto la spia. Si precipita nella sua stanza e getta nel cortile le lanterne rosse che questa teneva nella sua stanza: una serva non può avere lanterne rosse.

La prima signora dice che la punizione deve essere quella prevista dalle consuetudini: deve stare inginocchiata nella neve. Rifiuta di chiedere perdono e quindi resta al freddo fino ad ammalarsi. Sarà portata all’ospedale, dove morirà. Songlian imparerà della sua morte dalla sua nuova serva: una donna anziana.

Songlian è turbata dalla morte di Yan’er. Sta fuori al mattino presto e vede Meishan che canta. Le due donne parlano. Songlian dice a Meishan che le piace il dottor Gao. Questa  si lascia sfuggire che lo vedrà.

Viene il giorno del ventesimo compleanno di Songlian e questa si fa portare del vino dalla serva per festeggiare.  Solo che beve troppo e si ubriaca. E così le scappa detto che Meishan è con il dottore Gao.  Zhuoyun non si lascia sfuggire l’occasione. I due vengono sorpresi a letto insieme in un albergo. Songlian vede che la donna si dibatte, quando i servi la riportano a casa. Poi, quando Chen torna a casa, si sentono nuovamente grida edella donna. Songlian esce e, seguendo le grida, si ritrova alla sommità del palazzo. Vede così il gruppo di servi, seguito da Chen, che trasporta la donna verso la stanza della morte. Poi le grida cessano e i servi se ne vanno. Songlian va a vedere e vede Meishan impiccata nella stanza della morte. Comincia a gridare istericamente: “Assassini!”. La portano nella sua camera e arriva Chen. La ragazza, fuori di sé, continua a gridare che sono assassini. Chen le chiede cosa ha visto e lei risponde che non ha visto niente e che è pazza.

Viene l’estate e arriva una Quinta signora. E’ molto giovane, poco più che bambina. Vedendo Songlian, chiede chi è e le dicono che è la povera Quarta Signora, ormai diventata pazza.

 

 

 

 

 

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L’ARRIVO

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Sgradevole incontro con Yan’er (interpretata da Ling Kong)

 

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SONGLIAN come “QUARTA SIGNORA”

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Il massaggio dei piedi

 

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Il letto

 

LE ALTRE MOGLI

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Yuru, la attempata prima  moglie

 

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Zhuoyun, la seconda moglie  (Cao Cuifen)

 

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Meishan, la terza moglie

 

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La sera le mogli aspettano le comunicazioni di Chen, cioè chi sarà la prescelta per la notte

 

PRANZI IN COMUNE

 

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MEISHAN CANTA

 

 

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Meishan dice che non ha più voglia di cantare

GIOCO A CARTE

 

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cena

 

SONGLIAN CON CHEN

 

 

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Songlian sorprende Yan’er nella sua stanza con Chen

 

insieme

Songlian lamenta di essere spiata da Yan’er, dice che rovista tra la sua roba. Chiede inoltre notizie sulla strana stanza che ha visto all’ultimo piano, ma Chen minimizza

Songlian chiede e ottiene che il pasto sia portato loro in camera, anche se Chen è contrariato, perché ciò non è in armonia con le abitudini della casa.

 

CONFIDENZE

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FALSA GRAVIDANZA

 

 

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Songlian entra nella stanza di Yan’er e resta colpita dalle lanterne rosse

 

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Le lanterne rosse di Yan’er vengono bruciate e lei deve restare inginocchiata sulla neve

 

 

LA STANZA DELLA MORTE

 

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death - Copia

 

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Songlian nella stanza di Meishan, in disordine dopo la sua morte.

 

LA QUINTA SIGNORA

 

quinta

 

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LA RIVOLUZIONE CULTURALE

Nel 1958 Mao lanciò il grande balzo in avanti, un piano che contraddiceva il modello sovietico che privilegiava lo sviluppo della industria pesante e sostenuto da altri dirigenti cinesi.   In base a questo programma l’agricoltura cinese sarebbe stata collettivizzata e sarebbe stata incentivata la piccola industria rurale a base collettivista. Mentre questo esperimento era in corso, Kruscev ritirò l’appoggio tecnico sovietico, non condividendo le idee economiche di Mao. Il grande balzo terminò nel 1961, a causa della fortissima carenza di beni alimentari che aveva causato. Il grande balzo in avanti, sia in Cina sia all’estero, è considerato responsabile della morte di milioni di persone, uccise dalla fame e dalla feroce repressione delle rivolte dei piccoli proprietari espropriati.

L’insuccesso della politica economica, avviata nel 1958 dal presidente Mao Zedong  con “il grande balzo in avanti”, aveva portato alla formazione di una robusta opposizione interna, che trovava la sua guida più autorevole nel segretario del Partito comunista cinese, Deng Xiaoping.

Mao rischiava di essere emarginato dalla dirigenza del partito. Egli reagì allora con una mossa estremamente audace e ricca di fantasia: nel 1966 invitò tutti i giovani studenti, e in particolare i figli e le figlie degli operai, dei contadini poveri e dei soldati, a realizzare una “rivoluzione culturale”. Mao li esortò a dimenticare ogni timore ed a mettere in discussione i dirigenti del partito tutte le volte in cui il loro comportamento fosse stato giudicato sbagliato.  I giovani studenti e le giovani studentesse delle scuole medie superiori e delle università accolsero questo appello con grandissimo entusiasmo. Moltissimi formarono gruppi autonomi che con pubblici “tazebao” (cioè manifesti murali) misero sotto accusa molti dirigenti. I membri della complessa galassia di questi gruppi giovanili vennero definiti collettivamente “guardie rosse”; il “libretto rosso”, una raccolta antologica di citazioni e di aforismi di Mao, fu il loro testo sacro.

Così, molti dirigenti comunisti furono formalmente accusati di reati e condannati al carcere; Deng Xiaoping fu destituito  dalla sua carica e mandato a lavorare in fabbrica per “essere rieducato”. E’ chiaro che il movimento giovanile non avrebbe avuto la forza di raggiungere da solo simili risultati. Questo enorme sconvolgimento fu possibile perché la “rivoluzione culturale” ebbe l’appoggio del ministro della Difesa Lin Biao e dell’esercito che da lui dipendeva

Gli studenti coinvolti furono molti milioni. Essi furono invitati a non frequentare più le scuole, a restare permanentemente mobilitati per spostarsi in massa là dove era richiesta la loro azione. Era l’esercito che predisponeva sia i mezzi di trasporto per gli spostamenti in massa, sia i campi di accoglienza nei luoghi dove le “guardie rosse” erano chiamate a inscenare le loro manifestazioni di protesta o di intimidazione. Le iniziative erano spesso violente e prevedevano umiliazioni in pubblico di coloro che, a torto o a ragione, erano considerati avversari di Mao. Ci furono molte aggressioni fisiche che fecero un elevato numero di vittime.

Nel 1967, raggiunti i suoi principali obiettivi politici, Mao decise di bloccare il movimento giovanile che tuttavia era ormai in gran parte fuori controllo: gli studenti che facevano parte delle “guardie rosse” non intendevano tornare a scuola e inoltre erano divisi in gruppi in lotta tra di loro. Alla fine fu necessario il risoluto intervento dell’esercito per bloccare le loro attività e le loro lotte intestine.  Nel 1969, la fase della “rivoluzione culturale” era chiusa e Mao era di nuovo al vertice del potere.

Gli ultimi anni della vita di Mao furono afflitti da gravi problemi si salute, per cui rimase estraneo alla politica attiva. Intanto, intorno alla sua figura, venne organizzato il culto della personalità: la sua immagine compariva ovunque e le sue citazioni venivano inserite in tutte le pubblicazioni.

Mao morì il 9 settembre 1976; la sua salma fu esposta per 8 giorni in piazza Tienanmen.

IMMAGINI DELLA RIVOLUZIONE CULTURALE

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I PROTAGONISTI

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Deng Xiaoping

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Liu Shaoqi

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Lin Biao

Vedere anche:

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SHENZEN, LA METROPOLI SMART DEL FUTURO

Shenzhen si trova nella provincia del Guangdong nella Cina meridionale ed ha una popolazione di 12,53 milioni di abitanti (2017).  Occupa una superficie di 2050 kmq ed è posta sul delta del Fiume delle Perle., una regione subtropicale.

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Il fascino inestinguibile della Cina, una grande Nazione in continuo divenire.

Da piccolo villaggio di pescatori a fulcro economico d’Oriente: una delle più moderne città cinesi, paradiso dello shopping e della tecnologia, attrae anche per i suoi insospettabili tesori di arte, cultura e natura. E, non lontano, cè sempre la magia di Hong Kong. Una città vertiginosa, non solo per la skyline, ma anche per la rapidità con cui è decollata.

Shenzhen era semplicemente una città-mercato abitata da 30 mila persone, lungo la linea ferroviaria Kowloon-Canton. Nel 1979 fu ufficialmente nominata città. Nel maggio 1980, Deng Xiaoping decise di lanciare uno dei più audaci esperimenti economici mai tentati prima. Si diede così inizio con Shenzhen al piano sperimentale per trasformare il modello economico tradizionale cinese in un modello più liberale e aperto  a investimenti provenienti da compagnie estere, permettendo a queste ultime di operare e insediarsi all’interno della prima “zona economica speciale” in Cina.  Grazie alla creazione di questa e alle nuove opportunità economiche, la popolazione è cresciuta esponenzialmente.

Shenzhen abbraccia 3 aree:

La Shenzhen Shi, ovvero la città vera e propria, estesa fino al confine con Louhu;

La ZES, la Zona Economica Speciale;

Il Distretto di Shenzhen che si allunga a nord della Zes.

Nonostante le attività economiche siano la linfa vitale della città, Shenzhen offrea al turista curioso insospettabili attrazioni. Innanzi tutto, lo Shenzhen Bowuguan, il “Museo di Shenzhen”, ospitato all’interno del “Parco dei Litchi”, che custodisce manufatti di giada, porcellana e bronzo, oltre a sale dedicate alla storia antica, alla zoologia e al mondo sottomarino.  Per chi ama l’arte, ecco lo Shenzhen Meishuguan, ovvero la “Galleria d’arte di Shenzhen” che accoglie mostre di arte cinese tradizionale.

Imperdibile la Jinxiu Zhonghua, o  splendida Cina, una sorta di Cina in miniatura, affacciata sulla Baia di Shenzhen. A ovest del centro troviamo altri due interessanti parchi a tema: il China Folk Cultue Villages, ricostruzione dei villaggi popolati da minoranze etniche, e il Window of the World, che ospita le miniature dei monumenti più famosi, proiettando l’immagine della Splendida Cina in tutto il mondo.

Il Tempio di Tien Hou, a Chiwan, eretto durante la dinastia Song, distrutto e ricostruito più volte, è anch’esso una attrazione per la parvenza di antichità che evoca.

Per chi ama lo shopping, c’è Luhou Commercial City, cinque piani traboccanti di ogni genere di merci. I MixC Shopping Mall si trova nel tranquillo quartiere Dongmen.

Il Mangrove Seashore Ecology Park è situato di fronte alle paludi Mai Po di Hong Kong, paradiso degli amanti del birdwatching.

Nel 1990 è stato inaugurato lo “Shanghai Sock Exchange”.

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Uno su dieci fra i brevetti essenziali per la costruzione delle reti di telecomunicazione 5G è in mano cinese.  Huawei e Zte, che hanno sede nella metropoli in prossimità di Hong Kong, la fanno da padrone. Il quadro si completa se a questo si unisce il piano “Made in China 2025”, con cui Pechino mira a raggiungere in 7 anni il 70% dell’autosufficienza in vari settori strategici.

Questa zona del Guangdong  da primo esperimento del capitalismo cinese si è poi trasformata in una sorta di Silicon Valley tuttora in trasformazione: il cuore della Cina hi-tech, dove la manifattura spicciola sta lasciando spazio alla ricerca e sviluppo. Ci si sta concentrando per volontà del governo su produzioni di qualità e ad alto valore aggiunto per volontà del governo cinese.

Shenzhen ospita tutti i grandi gruppi hi-tech della Cina.

LA CITTA’ di HUAWEI

Shenzhen produce il 30% del Pil nazionale ed è in continua crescita. Qui ha sede il quartier generale di Huawei, azienda fondata nel 1897 da Ren Zhengfei, un ingegnere dell’esercito della Repubblica Popolare, diventata la terza azienda produttrice al mondo di smartphone.

IMMAGINI

UN PANORAMA DI GRATTACIELI

 

grattacieli

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Diwang Building

 

LUOGHI DI INTERESSE

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Il ponte sulla baia

La sede del Design Museum a Shenzhen, progettata dal maestro giapponese Fumihiko Maki.

Sede del Design Museum

IL TEMPIO DI TIAN HOU (REGINA DEL CIELO) A CHIWAN

tien hou

tian

Camera 360

SEDI DELLE GRANDI IMPRESE

zte

Sede ZTE

Huawei

Sede Huawei

tencent

Il grattacielo Tencent

tpSede TP-LINK

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Vedere anche:

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GENGIS KHAN 1965 – L’AVVENTURIERO MONGOLO CHE CONQUISTO’ LA CINA

 

https://www.youtube.com/watch?v=Uf9vQyEjTf M (eliminare spazio)

https://www.youtube.com/watch?v=Uf9vQyEjTf M

https://www.youtube.com/watch?v=y6Tmg9ydb_U&t=850 s

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=2BwDQK6UuPY&t=57 s

Con questo link si può vedere il film in spagnolo.

 

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Un film hollywoodiano del 1965 ripercorre la vita di Genghis Khan. E’ diretto da Henry Levin. Omar Sharif impersona il leggendario condottiero. Stephen Boyd è Jamuga.

E’ meglio dire chiaramente che non è una ricostruzione attendibile della vita del conquistatore mongolo. Viene omessa la parte relativa alla invasione della Cina, trattata alla fine di questo post. La visita di Temujin all’imperatore cinese è pura invenzione. Così come il duello tra Temujin e Jamuga.

 

 

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Si comincia con la atroce morte di Yesugai, capo di una piccola tribù nomade, condannato ad essere squartato. Jamuga, capo di una tribù rivale,  vuole mostrare a tutte le tribù come viene punito chi attraversa le terre destinate al pascolo. Temujin, il bambino figlio di Yesugai,  osa assalire Jamuga (interpretato da Stephen Boyd), il capo dei Tartari vincitori, che ha picchiato suo padre. Sarebbe ucciso, se non fosse per l’intervento dello sciamano  Geen (interpretato da Michael Hordern) che ricorda una antica profezia: chi uccide quel bambino, che ha una macchia di sangue in una mano, rischia di morire mentre sta compiendo tale delitto. Viene dunque risparmiato, ma sarà costretto ad assistere alla morte per squartamento di suo padre e dovrà sempre portare un collare di pesante legno.

Nell’accampamento viene deriso dagli altri ragazzi, ma viene protetto da Sengal (interpretato da Woody Strode), un mongolo muto, oltre che da Geen.  Recandosi al fiume con Shan viene raggiunto da un gruppo di ragazzi e ragazze che giocano a palla. La palla finisce in acqua e Temujin la raccoglie e restituisce a una ragazza che gli porge la mano per aiutarlo a uscire dall’acqua e dice di chiamarsi Bortej. Sopraggiunge Jamuga che invita Botei a tornare al villaggi con i fratelli; lei dice che non prende ordini da lui  (che risponde: “Per ora!”)

Sopraggiunge Jamuga che le frusta crudelmente. Temujin lo provoca dicendo che non è un atto coraggioso picchiare un uomo incatenato. Jamuga lo fa liberare e Temujin si sbarazza di tutti quelli che cercano di fermarlo e fugge nel bosco. Inseguito da molti uomini, per salvarsi è costretto a gettarsi da una alta cascata.  Lo raggiunge Geen che dice di essere stato guidato da Sengal (interpretato da Woody Strode) che intanto sopraggiunge e si inginocchia davanti a Temjin e mette la sua testa sotto il suo piede in segno di sottomissione.

Temujin chiede a Geen dove potranno andare, se scoperti. Geen disegna tre cerchi: a sinistra c’è Samarcanda che commercia con i Cristiani, mentre a destra c’è il potente impero della Cina. Al centro ci sono le steppe abitaste dai Mongoli, che sono povere perché le tribù sono impegnate a combattersi tra di loro. Temujin dice che le tribù dovrebbero unirsi. Geen dice che i Mongoli sono uniti solo quando sono morti.

Dall’alto si vede arrivare un gruppo di Mongoli della tribù yerki, che portano con loro dei prigionieri salkis. Quando cala la notte Temujin e Segal si infiltrano strisciando nell’accampamento e  uccidono gli uomini di guardia. Raggiungono il gruppo di prigionieri e li liberano. Insieme ad essi strisciano fino ai cavalli, salgono a cavallo e fuggono, portandosi dietro tutta la mandria.

Si mettono in viaggio. Shan, il capo dei prigionieri liberati (interpretato da Telly Savallas) indica i sentieri della carovane che vanno a Tashkent. Dice che il luogo è stato teatro di feroci battaglie con molti morti. Per questo, sono stati firmati trattati che vietano gli attacchi alla carovane di schiavi, come conferma anche Geen. Temujin dice che lui non ha firmato niente e che bisogna trovare delle donne, perché gli uomini non potranno farne a meno a lungo.  Giunge opportunamente una carovana di schiave, che viene bloccata. Il capo-carovana dice che questa è sotto la protezione dello Shah di Khwarezm, ma Temujin dice che tutte le schiave sono libere.

Possono proseguire con la carovana o seguire i suoi uomini all’accampamento,

cosa che tutte fanno. Shan ha adocchiato una già accoppiata, ma deve desistere.

Temujin gli trova una donna del villaggio,che era stata venduta come schiava.

Temujin decide di rapire Bortej per sposarla. Entra nottetempo nell’accampamento di Jamuga con Sengal e la porta via. Segue un alterco, perché la donna pensa che Temujin sia uno schiavo, ma questi dice che gli astri indicano chiaramente il suo destino: riunire le tribù mongole.  Alla fine Bortej si calma e cede. Successivamente, anche i fratelli della donna fuggono e, con l’aiuto di Geen, raggiungono l’accampamento, senza essere seguiti. Ma il fratello maggiore, Subodai, dice che ormai   l’accampamento è stato scoperto, perché si vede chiaramente il bagliore dei fuochi dal villaggio di Jamuga. Questi segue un sentiero indicato da un brandello dell’abito di Bortej e la sorprende mentre è sola al fiume. La rapisce e la porta nella sua tenda e la violenta, nonostante la disperata resistenza di lei.

Sengal, mentre pesca vicino alla cascata, trova un brandello dell’abito di Bortej, poi vengono trovati altri vestiti. Temujin ordina che tutti i carri, tranne uno, si mettano in marcia verso est, evitando il villaggio di Jamuga. Tutti gli uomini prendono d’assalto il villaggio, appiccando il fuoco, e fuggono. Temujin riesca a ritrovare Bortej e a portarla via. La donna gli confessa di essere stata violentata, dicendo che avrebbe preferito morire. Inizia un lungo viaggio verso est, in mezzo a difficoltà di ogni tipo. Fiumi e ripidi pendii non fermano il gruppo di uomini. Assalti lungo le strade carovaniere fanno aumentare il numero di uomini del suo esercito.

Nel loro tragitto si imbattono in una carrozza, priva di una ruota, con tre uomini appiedati, in cerca di aiuto. Il loro capo dice di essere Kam Ling, ambasciatore cinese che ritorna a corte. Dice che la scorta li ha abbandonati e che il cocchiere è fuggito, portando via i loro averi.  Temujin fa riparare la carrozza, grazie a Sengal che solleva l’enorme ruota e la infila nel mozzo.  I tre uomini si offrono di accogliere nella carrozza Bortej, ormai prossima a partorire. Infatti dopo poco, questa mette al mondo un bambino. Confessa che è figlio di Jamuga, ma Temujin dice che, poiché lei è sua moglie, i suoi figli sono figli suoi.

 

Finalmente Temujin, con glia ambasciatori cinesi, giunge alla Grande Muraglia e successivamente alla capitale, dove viene ricevuto dall’imperatore.  Gli uomini vengono invitati a fare un bagno in una grande vasca. Un gruppo di belle fanciulle li aiuta a spogliarsi e a lavarsi.  Geen è un poco recalcitrante, ma si soglia anche lui. Shan invece è entusiasta, ma viene menato dalla moglie gelosa.   L’imperatore ringrazia Temujin per l’aiuto dato agli ambasciatori. Dice di essere amante della pittura e si offre di dare lezioni a Temujin. Dice che lo aiuta a rilassarsi nei momenti di pericolo, come pure le opere letterarie. Dice che i cinesi non conoscono la parola timore e, di fronte alla obiezione di Temujin che la Grande Muraglia serve come difesa dai barbari, dice che serve a proteggere le grandi conquiste della civiltà cinese.

 

Però giunge notizia che un esercito  manciù è entrato in Cina e che un esercito cinese è stato messo fuori combattimento. Temujin offre l’aiuto dei Mongoli. Serve però oro. I fratelli di sua moglie con l’oro raccoglieranno un grande gruppo di guerrieri. L’imperatore però è incerto. Dice che si rischia di sostituire un esercito aggressore con un altro. Kam Ling dice di fidarsi , ma che la moglie e il figlio di Temujin rimarranno a corte come ostaggi. I cognati di Temujin partono per la missione, ma prima ricevono un premio: una notte con una bella principessa.  I giovani sono sorpresi, ma perché rifiutare?

Con l’oro cinese viene raccolto un numeroso esercito mongolo dai tre cognati di TEMUJIN. Le truppe rendono omaggio all’imperatore prima di andare incontro ai nemici.  Nella battaglia sono impegnate anche truppe cinesi che devono fare da esca, fingendo di fuggire.  La sorpresa è che i manciù sono guidati da Jamuga che si è unito a loro con i suoi merki. La manovra di Temujin riesce perfettamente. I manciù ed i merki inseguono le truppe cinesi in fuga e pensano di avere la vittoria in pugno, ma vengono bersagliati dalle frecce degli arcieri nascosti nel bosco. A questo punto i mongoli che stavano nascosti assalgono i manciù da ogni lato, infliggendo loro una disastrosa sconfitta.

Temujin ritorna alla capitale in trionfo e gli viene attribuito il titolo di Gengis Khan, cioè “principe dei combattenti”. Seguono grandi festeggiamenti. Per creare effetti scenografici, viene usata polvere nera che è esplosiva. A questo punto cominciano a sorgere i problemi, perché Gengis Khan vorrebbe ritornare nei suoi territori, mentre l’imperatore lo considera il comandante del suo esercito. Questi, in realtà, ha paura di vedere tornare i mongoli come aggressori e vorrebbe tenerli prigionieri.  Non resta che ricorrere alle maniere forti. Durante i festeggiamenti vengono lanciati fuochi artificiali. Gengis Khan invita l’imperatore ad accendere ulteriori esplosivi e questi accetta. Solo che la quantità di polvere nera usata è molto grande e fa crollare le porte ed una parte delle mura. L’imperatore stesso resta ucciso. I mongoli approfittano del varco creatosi e si dileguano.

La vicenda si conclude con un duello tra Gengis Khan e Jamuga alla maniera mongola. E’ un fatto completamente inventato. Sfidato da Jamuga, per senso dell’onore Gengis Khan accetta questo duello, in cui rischia di soccombere. Viene disarcionato da cavallo, gettato a terra nel duello con la spada. Alla fine riesce ad uccidere Jamuga, ma morirà anche lui per le gravi ferite riportate. Comunque, i merki si sottomettono e si uniscono agli altri mongoli. Si realizza quindi quella unità di tutte le tribù mongole, sognata da Gengis Khan, che farà per due secoli i mongoli padroni del mondo.

In punto di morte Gengis Khan mostra i suoi figli, ancora bambini,  all’esercito dicendo che continueranno la sua opera. In attesa che crescano, Bortej con i suoi fratelli governeranno tutti i domini mongoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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INFANZIA

 

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Nella mano c’è il segno del destino

 

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Temujin con Geen e Sengal

 

IMPRESE DI TEMUJIN GIOVANE

 

Spiegazioni di Geen

 

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moglie

Le schiave vengono liberate. Una delle schiave ha già un innamorato e rifiuta Shan

 

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ambasciatori

 

 

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Viene rimontata la ruota della carrozza degli ambasciatori cinesi

SHAN

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BORTAJ

 

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ALLA CORTE DELL’IMPERATORE DELLA CINA

Leggiadre fanciulle lavano i guerrieri

 

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L’imperatore e Kam Ling accolgono Temujin, accompagnato da Geen, Bortej e i fratelli di lei.

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L'imperatore con Kam Ling

L’imperatoe si avvicina a questa dama e le dice dove passerà la notte: ordine evidente di raggiungerlo! 

 

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Temujin con Kam Ling

 

 

JAMUGA

 

 

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LA BATTAGLIA

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I manciù avanzano incautamente e vengono assaliti da ogni lato dai mongoli.

 

BATTAGLIA FINALE

 

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Lo Shah Di Kwaresm

 

 

 

L’IMPERO MONGOLO

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DA  “GENGIS KHAN” DI MICHAEL PRAWDIN

 

Nella primavera del 1211 Gengis Khan radunò nel suo accampamento al Kerulen la sua intera forza militare, tutti gli uomini atti alle armi, dall’Altai fino alle montagne del Chingan.  Ciò che stava per intraprendere era di tale importanza, e avrebbe avuto tanta importanza nel destino di tutti i popoli nomadi, da doversi decidere in una assise ben più imponente di quanto non  possa esserlo un ordinario Consiglio di guerra.

 

I LUOGHI

MONGOLIA

 

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KARAKORUM

Karakorum Antica città della Mongolia, sul fiume Orkhon. Originariamente accampamento mongolo, fu fatta capitale da Genghiz Khan nel 13° secolo, ma fu sostituita come tale da Khanbaliq (od. Pechino) nel 1267. Guglielmo di Ruysbroek la visitò nel 1254; Marco Polo nel 1275. Fu distrutta dai Ming nel 1388.

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FIUME IRTYSH

 

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FIUME AMUR DARJA

Amudar’ja Fiume dell’Asia centrale (2620 km; bacino di 465.000 km2), noto agli antichi sotto il nome di Oxus. Nasce dai ghiacciai (superiori a 6000 m) sparsi sulle catene montuose che sormontano l’altopiano del Pamir, e nel corso superiore, per 1100 km, segue il confine fra Tagikistan, Uzbekistan e Afghanistan. Lo formano diversi rami (scoperti tra il 1885 e il 1895), i quali scorrono in valli abbastanza ampie. Con il nome di Pjandž, scorre prima in direzione Ovest, poi volge a Nord, tagliando trasversalmente l’estremità occidentale delle catene montuose del Pamir; più avanti, con un ampio arco, ritorna in direzione Sud-Ovest e finalmente, dopo aver ricevuto a destra il Vahš e a sinistra il Qonduz, prende il nome di Amudar’ja. Nella regione stepposa della depressione turanica, cioè a poco più di 1/3 del suo corso, non riceve più nessun apporto di acque, per cui, dopo aver attraversato il deserto, giunge al lago d’Aral, dove termina, solo in virtù degli afflussi della regione montana. Verso lo sbocco, ha un corso incerto e si divide in molti rami, con letto notevolmente largo, ma poco profondo. Il delta, lungo 150 km, include una depressione cosparsa di paludi e coperta di canneti e di giunchi. Il regime è abbastanza regolare.

 

 

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19/MO CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE (OTTOBRE 2017)

Domenica 5 novembre 2017, Donald Trump è atterrato in Giappone, prima tappa del suo tour di 9 giorni in Asia.

IL CONGRESSO SI CHIUDE!

 

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Xi Jinping pronuncia un discorso all’incontro con la stampa alla chiusura del 19esimo Congresso

 

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Xi Jinping presenta i nuovi eletti: Li Keqiang, Li Zhanshu, Wang Yang, Wang Huning, Zhao Leji and Han Zheng

 

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Xi Jinping, segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina, e gli altri nuovi eletti del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del 19th CPC Central Committee (Li Keqiang, Li Zhanshu, Wang Yang, Wang Huning, Zhao Leji and Han Zheng) arrivano per incontrare la stampa alla Great Hall of the People in Beijing, Oct 25, 2017. [Photo/Xinhua]

Xi Jinping è stato eletto Segretario Generale e Presidente della Commissione Centrale Militare.

Lista dei membri del Political Bureau  of the 19th Communist Party of China (CPC) Central Committee :
Ding Xuexiang, Xi Jinping, Wang Chen, Wang Huning, Liu He, Xu Qiliang, Sun Chunlan (female), Li Xi, Li Qiang, Li Keqiang, Li Hongzhong, Yang Jiechi, Yang Xiaodu, Wang Yang, Zhang Youxia, Chen Xi, Chen Quanguo, Chen Min’er, Zhao Leji, Hu Chunhua, Li Zhanshu, Guo Shengkun, Huang Kunming, Han Zheng and Cai Qi.
Sono stati eletti alla prima sessione plenaria del CPC Central Committee.

Xi Jinping inizia il suo secondo mandato di cinque anni alla guida della seconda economia del mondo, forte dell’ingresso del proprio nome nella Costituzione del Partito comunista cinese e senza aver nominato un successore. Questa mattina (25 ottobre 2017) nella Grande Sala del Popolo affacciata sulla Tian’anmen è sfilato il nuovo Comitato Permanente. E’ stato però subito chiaro che tra loro non c’era nessuno abbastanza giovane da poter sostituire, nel 2022, Xi Jinping alla guida della Cina. Il presidente cinese ha così rotto una tradizione che andava avanti da un quarto di secolo – anni in cui il potere a Pechino è stato condiviso all’interno di una leadership collettiva – e che imponeva al presidente cinese, alla fine del primo mandato, di nominare un successore.

Nel nuovo Comitato permanente continueranno a sedere per altri cinque anni Xi Jinping e il capo del governo, Li Keqiang. Mentre i nuovi cinque membri – tutti con un’età compresa tra i 60 e i 67 anni – provengono dalle diverse fazioni del Partito comunista. Li Zhanshu: da decenni amico di Xi Jinping, già consigliere e sostenitore del presidente negli ultimi cinque anni. Wang Yang: esponente della Lega della Gioventù Comunista vicina all’ex-presidente Hu Jintao, in passato segretario del Partito nella ricca provincia del Guangdong, dove si è distinto per aver enfatizzato il ruolo del mercato e della società civile. Wang Huning: docente universitario e consigliere politico di tre generazioni di leader cinesi. Zhao Leji: che assumerà la guida della potentissima commissione incaricata della lotta alla corruzione. Han Zheng: già segretario del Partito comunista di Shanghai, roccaforte del potere dell’ex-presidente Jiang Zemin.

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Al momento Xi è il nuovo imperatore della Cina. La Repubblica popolare è entrata nella sua terza fase, dopo il trentennio di Mao Zedong che riscattò il Paese fondando lo Stato comunista e dopo Deng Xiaoping che soccorse l’economia. Ora è il momento di Xi, che ha tracciato progetti fino al 2050: ha nelle mani una Cina diventata grande potenza economica e reclama un ruolo di guida mondiale.  E anche per questo obiettivo ha una strategia e una chiara visione sul futuro delle relazioni internazionali. È aiutato dalla confusione della presidenza Trump, che minaccia protezionismo commerciale, soluzioni militari con Iran e Nord Corea, non crede negli Accordi di Parigi sul contrasto al riscaldamento terrestre.

SI COMINCIA!

Si comincia! Xi inizia a parlare poco dopo le 9 del mattino a Pechino accolto da un lungo applauso, dopo essere entrato seguito dagli ex presidenti Jang Zemin e Hu Jintao. Il silenzio cala tra i 2280 delegati delle province, riuniti nella Grande Sala del Popolo in piazza Tiananmen, Il presidente inizia parlando di Taiwan che Pechino considera una provincia ribelle e ricorda che proprio il suo governo ne ha impedito l’indipendenza. Parla di Hong Kong, dove assicura che  la Cina esercita il  potere nel rispetto della Basic Law.

 “L’economia cinese non chiuderà le porte al mondo” afferma Xi Jinping tra gli applausi dei delegati, ma “Pechino non copierà mai i sistemi politici stranieri”. Quindi: sì alla economia di mercato, ma niente democrazia. È “la dottrina del socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era”: la denominazione ufficiale del pensiero del nuovo Mao viene svelata dopo oltre tre lunghissime ore di discorso.
Xi promette anche un cielo sempre più blu che risplenderà grazie a una “sempre più incisiva” lotta all’inquinamento, anche se, per la verità, il cielo si è ingrigito all’apertura del Congresso.

Xi afferma che il partito “deve mantenere il controllo più deciso delle forze armate” e promette di costruire “un esercito di prima classe”. Infine, la Cina farà di tutto per “combattere” il terrorismo, che comprende anche gli indipendentisti islamici uiguri e i bonzi tibetani.

Ecco dunque “il socialismo in caratteristiche cinesi per la nuova era”. Xi disegna il suo China Dream, il sogno cinese che entrerà nella costituzione del partito e comincia a citare i suoi slogan: “i quattro comprensivi”, “i quattro cardini della “fiducia”. Giura che il partito “non cambierà mai colore” e deve anzi “permeare tutti gli aspetti del diritto; parla del “modello cinese” che può essere da esempio agli altri paesi.

L’unico vero Congresso che conta nella vita della Repubblica popolare non riserverà certo sorprese: martedì prossimo incoronerà per un secondo mandato l’onnipotente Xi. Il dubbio è un altro: il Congresso individuerà, com’è successo fin qui, il Delfino destinato a succedergli tra cinque anni? Oppure Xi si limiterà a rafforzare la squadra con uomini di fiducia stretta che gli permetteranno di restare in sella anche oltre la scadenza naturale?

E chi saranno gli uomini di questa squadra? Uno dei favoriti è  Chen Min’er, 57 anni,  assurto nella posizione di capo della super metropoli Chongqing, dopo il defenestramento a sorpresa questa estate di Sun Zhengcai. Un altro è Wang Yang, 62, il vicepremier che incalza il capo del governo Li Keqiang.

La Cina, tra due settimane, accoglierà Donald Trump che, nel suo viaggio in Estremo Oriente, si spingerà fino in Corea per sfidare dal Sud quel Kim Jong-un che dal Nord minaccia il mondo. Sarà una occasione per cominciare a delineare concretamente la Cina futura. “Non sarà una passeggiata nel parco” dice Xi. C’è da credergli.

 

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PRELIMINARI

IL MEETING PREPARATORIO

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Il meeting è presieduto da Xi Jinping

 

MEDIA CENTER

 

L’efficientissimo (auspicabilmente) media center

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sala

opuscoli

Arrivano i delegati

 

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Misure di sicurezza in Tibet

 

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Esercitazione di 2600 poliziotti nello Hubei per garantire la sicurezza

 

LE PREVISIONI

Salito al potere nel 2012, da allora il presidente cinese è riuscito ad accentrare nelle sue mani tanto potere come non si vedeva da decenni a Pechino. In questi anni, Xi ha stravolto alcune dinamiche e tradizioni con cui è stata governata la Cina nell’ultimo quarto di secolo, facendo della sua carismatica presidenza l’inizio di una nuova fase politica che si propone di cambiare il volto del Paese per i prossimi trent’anni. Fin da subito, Xi Jinping ha chiarito che il suo ambizioso progetto prevede il «grande rinascimento della nazione cinese» entro il 2049:  il traguardo è proprio quello di rendere i cinesi più sicuri del proprio sistema economico, politico e culturale.

Xi tornerà anche a rivendicare i successi nella campagna contro la corruzione che ha punito centinaia di migliaia di funzionari, ma che è stata usata anche per metter fine alla carriera di alcuni astri nascenti sulla scena politica di Pechino che rischiavano di fare ombra al «nucleo» del Partito. Sul fronte interno restano aperte le sfide rappresentate dalla turbolenta periferia della Repubblica Popolare: Tibet, Xinjiang, Taiwan e il movimento democratico di Hong Kong. Il grande rinascimento della Cina passa anche dalla svolta che Xi ha imposto al ruolo internazionale del colosso asiatico. In Cina non si era mai visto un presidente così “viaggiatore” – oltre che così attivo sui principali dossier della politica estera. Pilastro della politica estera di Pechino rimane la Belt and Road: l’iniziativa economica e strategica promosso da Xi Jinping nel 2013 e che si propone di collegare il continente Euroasiatico attraverso una capillare rete di infrastrutture. Un piano Marshall con caratteristiche cinesi, secondo alcuni. Un’iniziativa che ha consentito a Pechino di rafforzare le relazioni con alcuni Paesi della regione, compresi alcuni dei principali alleati degli Stati Uniti in Asia. 

 

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Il Partito comunista cinese terrà il 19/mo congresso dal 18 ottobre: lo riportano i media ufficiali come l’agenzia Nuova Cina e la tv di Stato Cctv. L’evento, a cadenza quinquennale, è attesissimo questa volta, in quanto dovrebbe vedere il consolidamento della leadership del presidente Xi Jinping, che è anche Segretario Generale del PCC,  nonché la scelta delle nuove posizioni di vertice, con il rafforzamento degli esponenti della cosiddetta “sesta generazione”.

I Congressi del Partito Comunista, che hanno luogo in Cina ogni cinque anni tendono ad essere di due tipi: di consolidamento o di transizione. Quelli che hanno luogo ogni 10 anni permettono una transizione da un leader a un altro e spesso da una generazione politica ad un’altra. Quelli intermedi, come l’imminente 19esimo,  portano di solito ad un consolidamento del leader in carica e della sua agenda. Così succederà questa volta. Si prevede infatti un impressionante consolidamento del potere di Xi Jinping. Questo Congresso ci offrirà un ritratto del partito e del paese che avanzano inesorabilmente verso maggiore ricchezza e potere,  verso riforme, apertura e standing internazionale e implementazione del pensiero di Xi Jinping.  Circa metà dei membri del Comitato Centrale e del Politburo cambieranno, come pure cinque dei sette membri del Comitato Permanente del Politburo.

Deng Xiaoping aveva enfatizzato il fatto che la eccessiva concentrazione di potere nella persona di Mao Zedong aveva condotto a due disastrosi decenni, dal 1956 al 1976.  Per eliminare questa malattia, nei quattro decenni successivi si era cercato di distribuire il potere tra i membri più importanti del partito, separare il partito dal governo e decentrare il potere da Pechino alle province.  L’intero sistema decisionale doveva essere basato sulla consultazione e sulla condivisione. L’accumulazione di potere personale da parte di Xi e la sua aggressiva campagna anticorruzione, pur necessaria, hanno profondamente minato il sistema. La campagna anticorruzione ha sistematicamente distrutto molte fazioni nel partito, nello stato, nell’apparato militare e di sicurezza. Xi ha completamente distrutto le basi di potere dei suoi due predecessori, Jang Zemin e Hu Jintao, le fazioni di Shanghai e della Youth League rispettivamente.  In campo militare, 4000 ufficiali, 100 generali e 4 membri della Commissione Centrale Militare sono stati sollevati dai loro incarichi.  Si ha dappertutto un accentramento ed un avanzamento dei fedeli di Xi. Un sistema così accentrato rischia di essere fragile, perché non c’è un feedback verso il centro.

Nonostante Xi detenga un potere paragonabile a quello di Mao Zedong anni migliori, non ha ancora la forza sufficiente per cambiare la Cina come vorrebbe. A partire dalla riforma delle aziende di Stato, poco performanti e assai efficienti, invece, nell’alimentare la corruzione. La resistenza dei quadri medio-alti  alla campagna anti-corruzione lanciata da Xi  e l’opposizione di consolidati interessi ai programmi di privatizzazione di parte delle aziende pubbliche è molto forte. E determina uno stallo che il presidente intende superare sulla spinta del prossimo Congresso aprendo così una nuova fase politica che potrebbe spingersi oltre il termine normalmente stabilito per la fine del mandato presidenziale, nel 2022.

Ci sarà una accelerazione delle riforme economiche? Se Wang Qishan diventerà il nuovo premier,  c’è da aspettarsi una più decisa attuazione delle riforme. è l’unico che ha la competenza economica e il prestigio politico per raggiungere tale obiettivo: sarebbe il meglio per la Cina. Se no, si continuerà l’investimento in infrastrutture e la crescita del debito delle imprese e delle amministrazioni locali. Dove  sicuramente ci sarà continuità, sarà in politica estera, con i primo piano il programma One Belt, one Road.

 

 

 

 

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La nuova “media newsroom” del Press Center

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Avviati i servizi di accoglienza

 

 

 

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Entro l’anno la Cina ultimerà una blacklist a livello nazionale con lo scopo di catalogare e svergognare pubblicamente quanti non sono ancora stati in grado di ripagare i prestiti bancari accumulati. Secondo il progetto, promosso congiuntamente dalla Corte suprema del Popolo, dal Dipartimento della Propaganda e dalla China Banking Regulatory Commission, quanti non riusciranno a ripianare una situazioni debitoria  vedranno il proprio nome, fotografia, indirizzo e ammontare del debito resi pubblici attraverso vari canali, come giornali, radio, televisione.

 

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HONG KONG – UN PAESE DUE SISTEMI

“La Ue esprime profonda preoccupazione per le misure adottate dalla Cina il 28 maggio, che non sono conformi ai suoi impegni internazionali , né alla costituzione di Hong Kong e rischiano di compromettere seriamente il principio ‘un Paese, due sistemi’ come pure l’elevato livello di autonomia della Regione amministrativa speciale di Hong Kong”. Lo ha detto l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue Josep Borrell al termine della riunione.

Il 28 maggio l’Assemblea nazionale cinese all’unanimità ha approvato le norme che vietano atti sediziosi e interferenze straniere e ha deciso l’istituzione di una forza di polizia politica cinese nell’ex colonia britannica, aggirando così il Parlamento di Hong Kong, dove sono arrivate nuove proteste, dopo quelle dell’anno scorso per la contestata legge sull’estradizione. Oggi gli attivisti si sono riuniti in strada e hanno occupato un centro commerciali con striscioni che recitano: “Hong Kong indipendente”.

Continua a salire la tensione tra Gran Bretagna e Cina, dopo che il Regno Unito ha annunciato che se Pechino continua su questa china di ingerenza, è pronto a concedere una cittadinanza facile a oltre 300 mila residenti di Hong Kong. 

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Le elezioni a Hong Kong non sono andate come la Cina sperava: anzi. I candidati del fronte di opposizione democratica hanno spazzato via il campo pro-Pechino in 17 dei 18 Consigli di quartiere. Che cosa succede, ora? Il risultato può aggravare la crisi, prima che si risolva in un senso o nell’altro.

La grande maggioranza dei cittadini di Hong Kong  ha votato contro il governo della città e quello di Pechino. Neanche la stanchezza per una crisi che da sei mesi sconvolge la vita quotidiana della City ha spinto la gente a ridare credito alla governatrice. Xi Jinping osserva da Pechino. Ancora a inizio novembre ha convocato Carrie Lam, ribadendole fiducia e incitandola a riportare l’ordine.

La signora ha parlato dopo la sfiducia emersa dalle elezioni. Dice che il governo «ascolterà umilmente i cittadini». Ma insiste ad affermare che la gente è stanca del caos e chiede di risolvere i problemi sociali. Pensa ancora di spegnere la piazza mettendo mano al ricco portafoglio statale, come fa da anni Pechino con successo. Si può osservare che in nessun Paese democratico un governo reggerebbe a questo urto popolare senza doversi dimettere. Ma la «democrazia con caratteristiche cinesi» funziona in modo diverso, anche nella «speciale» Hong Kong retta dal principio «Un Paese due Sistemi».

 

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Carrie Lam

 

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Il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam ha ritirato la legge sulla estradizione. E’ la prima vittoria dei manifestanti.


 

Da molte settimane sono in corso manifestazioni contro le ingerenze della Cina.

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Per 2 giorni l’aeroporto è stato occupato dai manifestanti.

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Hong Kong é la città più visitata al mondo: nel 2017 ha accolto 27,8 milioni di turisti.

Il principio “un paese, due sistemi”, alla base degli accordi per il ritorno della città-stato alla madrepatria, ha trovato felice applicazione, come ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale. La “Hong Kong Special Administrative Region” (HKSAR) è stata amministrata con un ampio grado di autonomia, in accordo con la Basic Law.

Venti anni fa, gli inglesi lasciarono l’isola al suo destino cinese. Oggi la megalopoli è un melting pot sempre più aperto al mondo, tra gastronomia di altissima qualità, architetture e shopping estremo. Subito dopo avere brindato alla nuova Hong Kong cinese, il principe Carlo ed il governatore uscente Chris Patten  presero la via del ritorno a Occidente.  Era la notte tra il 30 giugno ed il primo luglio 1997.  A bordo dello yacht reale Britannia si erano riunite le più alte autorità del governo coloniale appena destituito. Così come erano entrati  per la prima volta nel 1839 nel “porto profumato” (la traduzione di Hong Kong in cantonese), gli inglesi lasciavano l’isola per mare: un modo simbolico di sancire l’handover, cioè il trapasso. Tutto avvenne in una atmosfera di grande tranquillità. Successivamente, le cose cambiarono  marginalmente e molto lentamente. I veri cambiamenti avverranno nel 2047, quando la fase di handover sarà conclusa e la città sarà cinese al cento per cento, senza common law e istituzioni intermedie. La Cina non ha fretta.  Nonostante le sue dimensioni ridotte, riesce a essere diversa da ogni altra città della Cina. Ha ancora il potere di attrarre giovani talenti dal resto del mondo, incuba start-up, protegge i suoi parchi naturali e offre servizi di intermediazione finanziaria con il gigante cinese.

 

Hong Kong sfrutta la immagine di metropoli cosmopolita con ristoranti a ogni angolo, alberghi di lusso, centri commerciali, bar sontuosi, corse dei cavalli, e quant’altro. Ma sono i suoi aspetti più inattesi -isole lussureggianti, templi, colline, spiagge e passeggiata nella natura – a renderla una meta così appagante.

L’isola di Hong Kong fu ceduta agli inglesi “in perpetuità” con il trattato di Nanchino del 1842, che pose fine alla Prima Guerra dell’Oppio. Esso fu ampliato nel 1860 per includere  Kowloon e, nel 1898, per comprendere i Nuovi Territori, in affitto per 99 anni. La Cina se l’ebbe a male per lungo tempo. Durante la Rivoluzione Culturale (1966 – 1976), Hong Kong si preparò a fronteggiare la invasione cinese, che però non ebbe luogo. Mao Zedong sapeva che Hong Kong era una utile porta sul mondo esterno e una fondamentale fonte di valuta straniera. Il contratto di affitto dei Nuovi Territori scadeva nel 1997 e si era della idea che la intera colonia dovesse essere restituita. L’unica richiesta era che il modo di vita di Hong Kong fosse conservato per i cinquanta anni a venire. La dichiarazione congiunta sino-britannica fu firmata dall’allora Primo Ministro Margaret Thatcher e da Deng Xiaoping e si redasse una legge di base per Hong Kong.


Passeggiando spensierati tra i grandi boulevard di Hong Kong, all’ombra dei grattacieli affastellati, nell’abbaglio di schermi pubblicitari e tra le auto di lusso non è percepibile quanto il dragone cinese stia stringendo le sue spire sull’indipendenza politica di Hong Kong.

Uno spettro s’aggira per queste isole, quello della superpotenza con il più grande prodotto interno lordo al mondo, che penetra subdolo nei gangli di finanza, edilizia, media e telecomunicazioni con una strategia subdola per conquistare economicamente Hong Kong, soggiogandola anche politicamente.  Nel 1997, il Regno Unito consegnò Hong Kong alla Cina con un dichiarazione precisa. La Sino-British Joint Declaration garantiva il mantenimento dell’attuale sistema politico fino al 2047. Ma negli ultimi anni,  la crescita del potere cinese nella capitale finanziaria non è solo accelerata, ha imboccato una strada legale verso la conquista totale.

 

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Lo sviluppo del porto di Shanghai ha fatto sì che  Hong Kong, che per decenni era stato il primo della Cina e il primo sul pianeta scivolava indietro perdesse posizioni nella classifica globale. Dopo essere rimasto al quinto posto, dietro Singapore, Shenzhen, Ningbo-Zhoushan. L’anno scorso è stata spodestata dal quinto al sesto posto da Busan, un concorrente sudcoreano che domina il transhipment nella baia di Bohai nel Mar Giallo, a nord-est della Cina.

Va rilevato che il Guangdong, da sempre considerato la fabbrica del mondo, l’area più industrializzata della Cina, si affaccia sul Pearl River Delta. Hong Kong è stato l’ub sovrano di questa costa, favorito da molteplici fattori. Il principale era costituito dalle leggi cinesi che impedivano alle società straniere di trasportare merci all’interno del Dragone. Hong Kong è stato quindi l’hub chiave per il transhipping, cioè il carico e scarico da nave madre e ritiro e consegna da e verso i porti cinesi del sud-est asiatico di minori dimensioni. Chiatte sui fiumi navigabili, imbarcazioni più piccole lungo le coste, camion e treni trasportavano da Hong Kong ogni tipo di merci. La costruzione di nuovi e più grandi scali marittimi, in grado di operare su grandi navi di ultima generazione, vicini alle grandi fabbriche disseminate nel paese, con costi ridotti, ha portato al declino di Hong Kong.

 

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LUOGHI DI INTERESSE

 

IL CENTRO CONGRESSI

 

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KOWLOON PARK

 

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Il Kowloon Park è un rifugio dallo smog e dal caos di Tsim Sha Tsui. Le piscine sono aperte da aprile a ottobre. Questa area è situata alla estremità di una delle aree immobiliari più costose del mondo. E’ costruito in classico stile cinese ed è pieno di fiori e di alberi.

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By Hokachung – Own work, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21355419

Il Cross Harbour Tunnel attraversa la baia, collegando la terraferma di Kowloon all’isola.

 

LE VIE E LA VITA CITTADINA

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I caratteristici tram a due piani, chiamati ding ding per lo scampanellio

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Una scuola di taichi

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Nonostante le perenni nebbie asiatiche, Hong Kong è la capitale mondiale del turismo.

 

 

TEMPLI

 

 

MAN MO TEMPLE

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Sorge su Hollywood Road ed è uno dei più antichi templi della Cina. Già esistente prima dell’arrivo degli inglesi, è dedicato alle arti civili e marziali. Dalle pareti pendono enormi e pittoresche spire di incenso.

IL TEMPIO DI WONG TAI SIN

 

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Pullulante di fedeli che, tra il fumo dell’incenso, lanciano chim – bastoncini di bambù usati per predire il futuro – questo tempio conferisce una nota di colore alla moderna Kowloon. E’ dedicato a Wong Tai Sin, una divinità taoista molto venerata a hong Kong e nella regione circostante. Quando era pastore nella provincia di Zhejiang, Wong Tai Sin apprese da un immortale l’arte di guarire; per questo il tempio è molto frequentato da malati desiderosi di riacquistare la salute. L’edificio raccoglie una splendida mescolanza di fedi.  Il corpo principale ospita una immagine di Wong Tai Sin e del dio Scimmia, un essere mitico. Oltre, nella Sala dei Tre Santi, si trovano la statua della  dea buddhista Guanyin, di Guandi e degli Otto Immortali taoisti. La sala confuciana è detta Padiglione Qilin dall’animale mitico spesso associato a Confucio e ai re. Durante il Capodanno e il compleanno di Wong Tai, il ventitreesimo giorno dell’ottavo mese lunare, l’atmosfera è carnevalesca.

La struttura del tempio è imbevuta della dottrina feng shui. Il padiglione bronzeo, a est, rappresenta il metallo (che produce acqua e, a sua volta, è prodotto dalla terra durante la fase di creazione e distruzione dei cinque elementi). Gli elementi legno, fuoco, terra e acqua si manifestano nelle altre sale. Il tempietto Yue Heung contiene un ritratto del Buddha della lampada; la raffigurazione include il fuoco, mentre il muro di mattoni nella parte anteriore della sala rappresenta la terra. Nella Sala delle Scritture sono conservati gli insegnamenti di Wong Tai Sin; la scrittura lignea rappresenta il legno nel ciclo primordiale, la fontana davanti alla sala simboleggia l’acqua.

 

 

VISTE DAL MARE

 

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La caratteristica imbarcazione chiamata junk

 

IL NUOVO PONTE

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La striscia di asfalto che da oggi collega Hong Kong, Macao e Zhuhai rappresenta una meraviglia dell’ingegneria. Nove anni dopo l’inizio dei lavori, sarà inaugurato oggi (23 ottobre 2018), alla presenza del presidente cinese XI Jinping, il mega-progetto infrastrutturale lungo 55 chilometri – il ponte sul mare più lungo al mondo – che promette di tagliare i tempi di collegamento tra la Cina e le ex-colonie europee.

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VISTE DALL’ALTO

 

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Hong Kong city view from peak

 

 

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Nelle grandi metropoli i prezzi dei grattacieli al metro quadro  sono considerati il vero benchmark del mercato immobiliare e questo indicatore dice che, in alcuni Paesi, il real estate scoppia di salute.  A Hong Kong la corsa del mattone non conosce ostacoli ed i prezzi sono così alti da renderli inaccessibili alla classe media: 74 mila euro al metro quadro! Per fare un paragone, i grattacieli di Tokyo costano il 40% di meno.

 

IL FIUME DELLE PERLE (YUE JIANG)

Il Fiume delle Perle è il terzo fiume cinese per lunghezza 2214 km), dopo il Fiume Azzurro e il Fiume Giallo ed il secondo per portata. Più che di un fiume, si tratta di un sistema fluviale, costituito dai fiumi Xi Jiang, Bei Jiang e Dong Jiang. Sbocca nel Mare Cinese Meridionale, tra Hong Kong e Macao.

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Il Fiume delle Perle a Canton

 

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