CONFUCIO, IL SAGGIO CHE RIFORMO’ LA CINA

 

 

 

 

 

 

[Kongzi, “il maestro Kong”, nacque 2500 anni fa in una Cina frammentata, dove numerosi regni guerreggiavano tra di loro.  Lui si propose di restaurare l’ordine, prendendo come modello antichi sovrani ed educando gli uomini a praticare la virtù.

 

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“La disgregazione dell’ordine arcaico nel periodo delle Primavere ed Autunni ed il lento e graduale affermarsi di un nuovo ordine nel periodo degli Stati Combattenti si accompagnarono ad una profonda crisi ideologica. All’inizio si cercò di giustificare gli sconvolgimenti politici e sociali in base alle antiche istituzioni ed agli antichi valori, ma tale espediente non poté durare a lungo, perché si era fatto ormai troppo grande il divario tra la realtà e le norme, di cui avrebbe dovuto essere espressione. Inoltre, quelle norme affondavano le proprie radici in un complesso di credenze e di tradizioni, il cui autentico significato sfuggiva in gran parte ai Cinesi dell’epoca. Nel periodo degli Stati Combattenti, si fece più  pressante quindi l’esigenza di ristabilire un comune sistema di valori e di rifondare un ordine universalmente accettato in un modo in cui dominavano la forza, la astuzia e la sete di ricchezza.

Un fenomeno caratteristico di quegli anni fu lo sviluppo di varie scuole di pensiero. Maestri di morale e teorici della politica si recavano da una corte all’altra per prestare la loro opera di consiglieri e di precettori. I più famosi avevano gruppi di discepoli al loro seguito. I capi di Stato li ospitavano e cercavano di sfruttare al massimo il loro insegnamento, nel tentativo di individuare gli strumenti più idonei al governo dei propri sudditi e le tecniche più efficaci per fiaccare e annientare i loro avversari. Era una epoca di ricerche e di esperimenti, perché il vecchio mondo era crollato e si cercava in modo più o meno consapevole di costruirne uno nuovo.

Il primo di questi maestri, di cui ci sia giunto il nome è Confucio (Kong fuzi o maestro Kong: i gesuiti latinizzarono tale espressione in Confucius, da cui deriva il nome italiano). Egli nacque nel 551 a.C. nella città di Qufu nel piccolo principato di Lu (nell’odierna provincia dello Shandong). Suo padre, secondo la leggenda lontano discendente del re della dinastia Shang (sconfitta dagli Zhou nel 1041 a.C.) morì nel 448 a.C. Benché le sue origini fossero aristocratiche, il suo status sociale era ormai decaduto e sembra che, in gioventù sia stato costretto a svolgere lavori umili. Come molti altri piccoli gentiluomini, appartenenti a rami collaterali dei lignaggi aristocratici, egli poté però studiare le “sei arti” (liuyi: i riti, la musica, il tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia, la matematica) che costituivano il fondamento della educazione nobiliare.

A partire dal 501, Confucio ricoprì una serie di cariche nel principato di Lu; tra l’altro, sembra sia riuscito a sventare una macchinazione contro il suo signore, il duca Ding, messa in opera dal signore di Qi. Nel496 lasciò tuttavia la corte di Lu a causa di alcuni contrasti sorti con il duca Ding (questi avrebbe trascurato i doveri del governo per godersi i doni ricevuti dal duca Qi), e diede inizio auna serie di peregrinazioni che lo avrebbero portato in molti Stati cinesi; i suoi consigli e il suo insegnamento non riuscirono però in alcun modo ad influire sugli avvenimenti e sulla politica dei vari signori. Nel 483 a.C. Confucio ritornò al suo paese natale, dove si dedicò all’insegnamento privato. In questo periodo si sarebbe occupato della revisione degli antichi testi, dalla quale sarebbero derivati i  Classici confuciani. La sua scuola crebbe in rinomanza e aumentò progressivamente il numero di discepoli. Morì nel 479 a.C.

 

Nonostante la eccezionale importanza avuta dalla dottrina confuciana nella storia cinese, la ricostruzione del pensiero originario del Maestro  appare quanto mai ardua. La fonte principale, e anche la più attendibile, è costituita da Lunyu (Dialoghi),  opera in venti libri che, pur presentando aggiunte posteriori, sembra risalire per la maggior parte ai suoi immediati discepoli. Tale opera è però, per la sua stessa natura, estremamente frammentaria (registra una serie di conversazioni tenute da Confucio con principi e discepoli). Il discorso è polverizzato in una serie di aneddoti e aforismi e tocca gli argomenti più vari, senza nessuna sistematicità. Non sempre, inoltre, i numerosi commentari redatti nel corso dei secoli contribuiscono a illustrarne l’autentico significato.  Nelle interpretazioni successive, pesa la evoluzione subita dal Confucianesimo, che avrebbe finito per allontanarsi in maniera sensibile dal pensiero originario di Confucio.

 

Un fatto comunque è certo: il pensiero di Confucio si colloca in una fase di transizione. In esso si può ancora rilevare un aspetto che tende al recupero delle antiche istituzioni e degli antichi valori ai fini della rifondazione di un ordine universale.  Nello stesso tempo, però, proprio nel  corso di questo tentativo di recupero, si definiscono alcuni valori nuovi, che ci appaiono come diretta espressione dei mutamenti caratteristici del periodo.

Confucio non intendeva presentarsi come l’iniziatore di un nuovo movimento filosofico o religioso: “Io trasmetto e non creo, credo negli Antichi e li amo”. In questa frase, che è senza dubbio tra le più note del Maestro, è contenuto il nucleo fondamentale del suo insegnamento.  Chi erano gli Antichi? La soluzione di questo problema ci può aiutare a capire  in che modo Confucio si considerava legato alla tradizione, vale a dire quale fosse il contenuto di quella  che potremmo definire come la sua volontà “soggettiva” di conservazione. Per Confucio, gli Antichi rappresentavano lo specchio , in cui il presernte avrebbe dovuto riflettersi per conservare il dao.  Il dao (letteralmente “via”) costituiva il principio basilare dell’universo: conformarsi al dao voleva dire rispettare rispettare le regole fondamentali inerenti al processo naturale della esistenza, sia degli uomini che delle cose.]

 

Da “Storia della Cina” di Sabattini e Santangelo

TEMPLI DI CONFUCIO

 

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Temple of Confucius at Beijing is the second largest Confucian Temple in China. Translation inscription "Big Xu Gate",under monument translation-"Statue of Confucius, the great Chinese philosopher "

Tempio di Confucio a Pechino

 

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Tempio di Confucio a Qufu

 

 

 

 

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PARTNERSHIP STRATEGICA TRA CINA E UE ATTRAVERSO LA NUOVA VIA DELLA SETA

La Bundesbank acquisterà yuan. La banca centrale tedesca ha deciso di inserire la valuta cinese tra le sue riserve valutarie. La novità segue un’analoga decisione presa l’anno scorso dalla BCE  che ha investito a giugno 500 milioni di euro, sottraendoli agli asset in dollari. La notizia ha fatto apprezzare la valuta di Pechino, che ha segnato, verso il dollaro, il massimo da due anni. D’altra parte, il renminbi è ora incluso negliSdr (i Diritti speciali di prelievo del FMI). Secondo le stime della Banca centrale tedesca, il valore del renminbi non dà agli esportatori cinesi un vantaggio competitivo. Non manca tuttavia la cautela per una moneta che non è ancora totalmente convertibile.

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Il premier cinese Li Keqiang è arrivato mercoledì 1 giugno 2017 in visita a Berlino, pe poi proseguire alla volta di Bruxelles per il consueto summit annuale Cina – Unione Europea. Li punta ad una partnership strategica tra Cina ed Unione Europea ed il terreno sembra favorevole, visto il senso di profonda frustrazione suscitato da Donald Trump. Nei giorni scorsi la  cancelliera Angela Merkel non ha nascosto il suo disappunto per le posizioni di Trump, contrarie al libero scambio e agli accordi sul clima di Parigi.  Nel corso di questo diciannovesimo meeting Cina – Ue Li Keqiang incontrerà Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione.

 

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Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

 

LA VIA DELLA SETA OGGI

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L’evocazione degli itinerari storici della Via della Seta che hanno collegato l’Occidente e l’Oriente fino dai tempi dell’Impero Romano è l’espediente retorico usato dalla Cina moderna per lanciare ed abbellire la sua strategia eurasiatica di integrazione commerciale, tecnologica, finanziaria e culturale. Tale strategia è sostenuta da un ricco fondo destinato a finanziare investimenti all’estero e che si muoverà in sintonia con la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali di recente istituzione.

La strategia cinese one belt, one road è un programma complesso e ambizioso – articolato tanto su un itinerario terrestre, la Silk Road, quanto su uno marittimo, la Maritime Silk Road – che riunisce obiettivi di politica interna (aiutare lo sviluppo di aree arretrate, soprattutto, della Cina occidentale, attraversata dalla Via della Seta terrestre) con obiettivi di politica estera, via terra, (rafforzare i legami con i paesi dell’Asia centrale tradizionalmente legati alla Russia)  e via mare (rafforzare i legami dei paesi dell’Asia del Sudest fino all’Australia).

La Via della Seta primeggia quanto a importanza politica, ma è la Rotta della Seta primeggia per importanza commerciale. Secondo stime tedesche,  tutte le merci che passano via terra valgono quanto il carico di tre navi che seguono la via marittima in meno di una settimana. Sulla mappa delle autorità cinesi appaiono solo sei “stazioni” europee, tra cui Atene, Mosca, Duisburg, Rotterdam e Venezia.

La One Belt, One Road, proposta dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, è frutto della volontà di stabilire collegamenti strategici più solidi e formare una grande Eurasia: l’iniziativa infatti coinvolgerebbe 4,4 miliardi di persone (pari a circa il 66% della popolazione globale), distribuiti in 60 paesi, quali Cina, Russia, India, Iran ed Europa,  con un Pil totale di 21 trilioni di dollari (fonte Mc Kinsey).  Lo sviluppo del percorso avverrà secondo due traiettorie: la prima, marittima, attraverso le vie oceanichee (21th  Century Marittime Silk Road) , passando per le coste orientali del continente africano; la seconda, la Silk Road Economic Belt, collegherà via terra le città cinesi fino ad arrivare a Rotterdam. Il progetto è di grande portata e consentirebbe non solo un rafforzamento politico, ma anche una spinta per gli investimenti nelle costruzioni  e la creazione di posti di lavoro.

Lo stanziamento di fondi di circa un trilione di dollari per la One Belt, One Road (il collegamento via terra) ha interessati in primo luogo i paesi dell’Asia Centrale, i quali, a causa delle tensioni politiche con i paesi vicini, non sono ancora sviluppati e competitivi per quanto riguarda le connessioni  commerciali. Uno tra questi è il Kazakistan, che ha investito nella costruzione di strade, porti e centri commerciali.  Conseguentemente, l’indice azionaro Kase (Kazakistan Stock Exchange) è cresciuto più del 60% negli ultimi 12 mesi.

 

 

 

Vedere anche:

https://wordpress.com/posts/giannicristiani.wordpress.com/5977

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I RAPPORTI CINA _ USA. LA VISITA DI XI JINPING NEGLI STATI UNITI E LA VISITA DI TRUMP IN CINA.

Il surplus commerciale cinese con gli USA ha raggiunto un nuovo record nel 2017: 275,8 miliardi di dollari, contro i 250,7 miliardi dl 2016 e 260,7 miliardi del 2015.

I due colossi dell’economia mondiale hanno raggiunto un’intesa che sembra scongiurare il conflitto innescato dalla decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni. Washington e Pechino hanno concordato di “prendere misure efficaci per ridurre in modo sostanziale il deficit degli Usa nel commercio di merci” con la Cina, in particolare per quanto riguarda i prodotti agricoli ed energetici. Lo rende noto un comunicato congiunto diffuso dalla Casa Bianca dopo le “consultazioni costruttive” svoltesi nella capitale americana. Le autorità cinesi si sono impegnate inoltre ad apportare “rilevanti modifiche alle leggi e regolamenti” per la protezione della proprietà intellettuale, compresa la legge sui brevetti.

AI CONFINI TRA CINA E COREA

Cina e Corea del Nord condividono 1.416 chilometri di confine comune. È un confine blindatissimo, ma ciononostante poroso. Da qui passano quei beni cinesi, come il petrolio, che nonostante le sanzioni internazionali tengono in vita il regime di Kim Jong-un. In senso contrario viaggiano le residue esportazioni di Pyongyang e, ogni tanto, soldati che sconfinano creando il panico nei villaggi cinesi di frontiera.  È proprio qui che, temendo il peggio, cioè una guerra che provocherebbe un disastro umanitario, la Cina starebbe allestendo dei campi profughi, almeno cinque secondo le fonti. Il primo a darne notizia, tra i media occidentali, è stato il Financial Times.

 

COLLABORAZIONE PER FERMARE IL PAZZO?

L’ultimo test missilistico di Kim Jong-un  (29 novembre 2017) ha scavato un solco ancora più profondo tra la Cina e la Corea del Nord. Xi Jinping non tollera più quelle considera vere e proprie provocazioni da parte del regime nordcoreano, e, pur escludendo ad ogni costo la soluzione militare da parte degli Stati Uniti e dei partner asiatici Usa, sta rendendo la vita difficile al regime di Pyongyang. Chiuso il traffico aereo tra Pechino e la capitale nordcoreana, interrotto il ponte dell’Amicizia che collega la Cina e la Corea del Nord, applicate in toto le sanzioni Onu e applicate dure restrizioni al commercio tra i due Paesi, il governo di Xi Jinping ha di fatto lasciato intendere al mondo che in realtà questo vicino nordcoreano era solo una scomoda necessità storica più che un vero e proprio alleato. E adesso, con quest’ultimo test del missile intercontinentale Hwasong-15, la situazione si è fatta tutt’altro che semplice fra Pechino e Pyongyang.

Subito dopo il lancio del missile, Donald Trump ha telefonato a Xi Jinping per chiedere di fare il possibile per piegare Kim Jong-un a più miti consigli. Ma non c’è stata soltanto una chiacchierata telefonica tra i due leader. Ci sono stati altri colloqui, in altre sedi, sempre fra Cina e Stati Uniti, che fanno credere che qualcosa stavolta è cambiato. Alla National Defense University di Washington, quasi in totale anonimato, c’è stato un incontro fra due gruppi di militari cinesi e americani incentrato sulla gestione di una crisi fra le due forze armate. Il Pentagono ha subito voluto sottolineare che questo meeting era già programmato e che non aveva alcun riferimento alla Corea del Nord, ma è chiaro che, anche qualora fosse stato programmato in passato, giunge in un momento molto opportuno.

 

MEDIAZIONE CINESE  TRA USA E NORDCOREA

Xi Jinping ha preso l’iniziativa di mandare un inviato speciale in Corea del Nord. A detta dell’agenzia di stampa Xinhua, scopo ufficiale della visita del delegato cinese, il noto diplomatico Song Tao, sarà quello di informare il regime di Pyongyang sugli esiti del diciannovesimo Congresso del Partito comunista cinese e di visitare il Paese. Non viene specificata la durata del viaggio di Song Tao in Corea del Nord, ma si suppone che abbia la sua scadenza naturale nel momento in cui Kim e il suo governo avranno avuto piena visione dei piani di Xi Jinping per risolvere la crisi. Il governo di Pechino persevera nella volontà di giungere a un accordo che preveda il cosiddetto “doppio stop” da parte Usa e da parte nordcoreana, e dunque la fine delle provocazioni militari di Kim e delle esercitazioni anche congiunte delle forze americane: ipotesi che per ora dal Pentagono sembrano bocciare. Il viaggio del delegato di Pechino arriva dopo due anni dall’ultimo viaggio ufficiale di un funzionario cinese nel Paese di Kim. A ottobre del 2015, Liu Yunshan, membro del Politburo cinese, visitò Pyongyang e incontrò il dittatore nordcoreano, ma, al netto di un invito al dialogo da parte di Xi, non ci furono impulsi verso la via della pacificazione. Questa volta le cose sembrano essere diverse: la Cina non ha più intenzione di mettere a repentaglio la stabilità del Pacifico e dei propri mercati per colpa di Kim Jong-un, specialmente se va a discapito dei suoi commerci con la Corea del Sud e gli Stati Uniti. La posta in gioco è troppo alta per permettersi un vicino così scomodo.

IL TOUR DI NOVE GIORNI DI TRUMP IN ASIA

 

La Casa Bianca enfatizza i risultati di questo vertice: le imprese americane, da Qualcomm alla Boeing, da Goldman Sachs a Caterpillar annunciano intese che valgono 250 miliardi di dollari.  Ma i detrattori di Trump ricordano che sono accordi da spalmare in un decennio almeno e che molti erano in gestazione da tempo e altri sono solo memorandum preparatori. Sinopec, azienda statale cinese dell’energia, promette di investire 43 miliardi in Alaska per sviluppare un gasdotto: il governatore dello Stato sostiene che saranno creati 12 mila posti di lavoro americani. Boeing incassa l’ordine per 300 aerei, un affare da 37 miliardi di dollari. Il segretario di stato Rex Tillerson ammette che sono numeri ancora molto piccoli comparati con lo squilibrio commerciale.

 

Xi  ha detto che la cooperazione tra le due superpotenze è l’unica scelta praticabile. Ha osservato che «le differenze ci sono ma bisogna lavorare insieme e questo vertice storico ha indicato la direzione». Trump torna sulla Nord Corea, tema centrale della sua missione in Asia: definisce il regime di Kim «assassino», dice ancora che Xi è di grande aiuto e assicura che «possiamo liberare il mondo dalla minaccia nucleare nordcoreana». E’ un fatto che il leader cinese non ha mai voluto incontrare il Maresciallo di Pyongyang, lo disprezza e sta stringendo le sanzioni.

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I principali obiettivi che il presidente americano si pone, sono due. In primo luogo, vuole ridurre «l’enorme» disavanzo commerciale nei confronti di Pechino, che nel 2016 ha venduto a Washington 347 miliardi di dollari di merci in più rispetto a quante ne ha acquistate. Per riequilibrare la bilancia e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro sono arrivati in Cina anche i dirigenti di circa 40 multinazionali americane, tra cui Goldman Sachs e Boeing. In particolare, si attende la nascita di un fondo congiunto da cinque miliardi di dollari tra il fondo sovrano cinese, la China Investment Corporation, e il colosso bancario americano per portare investimenti nel manifatturiero Usa.

Il secondo obiettivo riguarda un maggiore impegno della Cina per contenere le ambizioni nucleari della Corea del Nord. Il tema è delicato: Pechino ha meno influenza di quanto si pensi sul dittatore Kim Jong-un. Se evitare una crisi regionale è nei suoi interessi, non può neanche permettersi che il regime crolli. Per questo ha applicato le sanzioni stabilite dall’Onu a metà agosto, ma si è rifiutata di porre fine alle esportazioni di petrolio a Pyongyang, ribadendo che non approverà sanzioni aggiuntive oltre a quelle decise dalle Nazioni Unite.

In cambio di accordi economici e qualche promessa sulla Corea del Nord, Xi spingerà Trump a firmare una dichiarazione amichevole comune sulla cooperazione tra i due Paesi e ribadire il principio dell’unica Cina e della coesistenza pacifica nel Mar cinese meridionale. Inoltre, chiederà a Washington di autorizzare una maggiore collaborazione tra i due Paesi in diversi settori (aviazione, aerospaziale, ingegneria, hi-tech) che permettano alla Cina di acquisire nuova tecnologia.

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Sono stati firmati accordi per 250 miliardi di dollari, molti dei quali però non vincolanti. Essi rischiano però di restare uno specchietto per le allodole e di non riequilibrare lo sbilancio commerciale.

 


Domenica 5 novembre 2017 Donald Trump è atterrato in Giappone, prima tappa del suo viaggio di nove giorni in Asia.

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Trump con Shinzo Abe

Durante una visita di tre giorni in Cina, Trump cercherà  di persuadere il presidente Xi Jinping a usare la propria influenza sulla Corea del Nord per cambiare il regime belligerante di Kim e allontanare Pyongyang dalle sue continue minacce militari. La Cina, argomenterà, è il fornitore cruciale di beni alimentari, combustibile e finanziamenti della Corea del Nord ed è l’unico Paese che può costringere Kim a cambiare corso. Trump si offrirà nuovamente di migliorare le relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina in cambio della sua collaborazione, e avviserà che la Cina rischierebbe più degli Stati Uniti se dovesse esplodere il conflitto nella Penisola coreana.

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Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha annunciato il 12 maggio 2017 un piano che rappresenterà “un nuovo apice” nei rapporti bilaterali. Chi temeva una guerra commerciale con la Cina è stato smentito. Una cosa sono le sparate di un candidato in campagna elettorale, ma le decisioni di un Presidente sono una cosa molto diversa.

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Il 6 aprile 2017 Xi Jinping è arrivato in Florida per l’incontro con il suo omologo Donald Trump. Xi si dice pronto a intensificare i rapporti con gli Stati Uniti su nuove basi. L’incontro ha avuto luogo nella favolosa dimora di Trump a Mar-a-Lago. Il presidente americano ha accettato l’invito a visitare la Cina. Oltre ai rapporti commerciali tra i due paesi, è sul tavolo lo spinoso problema dell’aggressività della Corea del Nord e del suo armamento nucleare. Trump ha informato Xi dell’attacco lanciato nella notte contro una base siriana: gli Usa mostrano i muscoli!

Xi, al termine dell’incontro, ha detto che esso si è rivelato positivo.  I due presidenti si sono impegnati a sviluppare una cooperazione che porti reciproci vantaggi e a gestire le differenze sulla base del rispetto reciproco. E’ stata altresì una occasione per approfondire la loro reciproca conoscenza e cementare una relazione basata sulla fiducia. Cina e Stati Uniti sono l’uno per l’altro il principale partner commerciale. La cooperazione economica e commerciale offre ampie prospettive: una opportunità che i due paesi sapranno cogliere.Una parte importante delle relazioni tra i due paesi è costituita dai rapporti militari, che richiedono fiducia reciproca: Xi ha auspicato scambi militari a vari livelli e consultazioni tra i ministri della Difesa.

 

 

 

Il presidente Xi Jinping accolto dal segretario di stato Rex Tillerson al suo arrivo all’aeroporto di Palm Beach in Florida

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una passeggiata insieme a Mar-a-Lago

 

IMMAGINI DI MAR-A-LAGO

Il patio

Salone

 

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THE WARLORDS 2007 ( TAU MING CHONG) – AI TEMPI DELLA CORROTTA DINASTIA QING

L’azione si svolge in Cina nel 1860. La sofferenza della popolazione, sotto il governo della corrotta dinastia Qing, pose le basi per la ribellione di Taiping.  70 milioni di persone morirono di fame o in battaglia.

Il film inizia con un selvaggio combattimento tra i lealisti e i ribelli e poi ci mostra un campo  di battaglia coperto di morti. Un ferito riprende i sensi, si fa largo in mezzo alla montagna di cadaveri e si allontana. E’ Pang Qing  Yun, il generale, l’unico sopravvissuto: tutti i suoi uomini sono morti!  “Disse che da allora era un uomo morto! Disse anche che, in quei tempi, la morte giungeva facilmente, ma vivere era duro.”

Cammina in mezzo alla gente, poi resta solo con una donna. Stramazza per terra sopraffatto dalla fame. La donna lo soccorre e gli dà da mangiare. Dice che tutti i suoi uomini sono morti e lui solo è sopravvissuto, fingendosi morto. Più di 1600 uomini, dopo tre giorni e tre notti di combattimento, sono morti.  L’esercito di He Kui era inumano! I suoi fratelli furono sgozzati uno dopo l’altro dai nemici, mentre gli uomini di He Kui assistevano senza intervenire. Passò la notte con la donna in una casa deserta. La zuppa e la donna lo riportarono alla vita! Apprenderemo poi che la donna è Lian, la moglie di Er-Hu. Era sola perché era fuggita dal suo villaggio.

 Si risveglia solo e esce nel villaggio, dove va a vendere la sua spada e il suo mantello di generale. Arriva un gruppo di cavalieri. Il loro capo ordina che ognuno mangi il proprio cibo, prima di proseguire il viaggio. Il capo guarda gli stivali dell’uomo e cerca di colpirlo con la spada per rubarglieli. L’uomo scansa il colpo e riesce ad immobilizzare il suo aggressore. Questo riconosce che l’uomo sa combattere e si offre di presentarlo al suo “grande fratello”.

I cavalieri sono seguiti da un grande gruppo di uomini armati di picche. Sono abitanti del villaggio vicino, diventati briganti. Sono guidati da due uomini: Er’hu e Wu-Jiang.  Si sta preparando una imboscata ai soldati che trasportano viveri. Bisogna rubare o morire di fame. Qingyun si offre di aiutarli, ma i due uomini non si fidano:

Il convoglio dei soldati deve passare in una stretta gola. Il gruppo dei banditi a cavallo sbarra loro improvvisamente la strada. Intanto gli uomini appiedati si sono appostati alla sommità, dai due lati della gola. Vengono lanciate reti per intrappolare i soldati. Poi gli uomini appiedati si lanciano sui soldati. Segue un furioso combattimento. Qingyun, il generale osserva dall’alto,. Quando vede il capo dei banditi in difficoltà si lancia nella gola e gli salva la vita. Poi, facendosi scudo con un soldato, si lancia contro il capo del distaccamento dei soldati e lo uccide. A questo punto i soldati si arrendono e i banditi sono liberi di rubare i viveri che questi trasportavano.

Il gruppo dei banditi raggiunge il loro villaggio.  Il loro capo (“Brother Jiang”, cioè Wu-Jiang) indossa gli stivali che il  generale gli ha dato. Al villaggio questi rivede la donna che lo ha soccorso, ma questa si copre il viso e va incontro a Wu-Jiang, uno dei cavalieri. Si appartano e fanno l’amore: evidentemente sono marito e moglie! Il  generale ripensa all’incontro. Lei aveva detto di venire da Yangzhou. Là c’è l’abitudine di addestrare le donne come cortigiane e poi venderle. Lei, a quindici anni, quando stava per essere venduta, fu rapita da Wu-Jiang. Poi lui uccise alcuni uomini e divenne un bandito.

C’è grande festa al villaggio, dato che ci sono viveri in abbondanza.Brother Jiang si siede insieme a lui e gli chiede come mai ha disertato. Il generale dice che le sue truppe e le truppe Kui  avevano pianificato di allearsi contro il nemico. Ma i Kui tradirono e le sue truppe furono sopraffatte dal numero e tutti i suoi fratelli furono uccisi. Jiang dice che l’amore tra fratelli è molto importante, perché senza quello è difficile sopravvivere.

La moglie porta il pranzo a Wu-Jiang e gli chiede se le nuove reclute resteranno. Lui risponde che nessuno se ne va se c’è cibo, eccetto Pang, che è diverso da loro e non si sa se resterà. Lui le regala una croce che ha rubato a un morto. Ritornando a casa, vede in lontananza Pang e fugge e si nasconde. Lui la raggiunge. Le chiede se è successo veramente qualcosa quella notte tra loro o se ha solo sognato. Se era fuggita, perché è tornata?  Lei  dice che è fuggita molte volte, ma è tornata. Lui le dice che  deve decidere della sua vita.

In quel momento risuona un forte nitrito di cavalli. Sono i soldati che vogliono riprendersi i viveri rubati. Il villaggio è messo a ferro e fuoco. Recuperati i viveri, i soldati se ne vanno. La gente è disperata, perché rischia la fame. I banditi rimpiangono di non avere armi, per potere reagire. Pang suggerisce di entrare nell’esercito, ricevendo in cambio una paga per nutrire le famiglie. Il potente esercito Kui li rifiuterebbe, ma l’armata di Lord Chen è alla disperata ricerca di uomini. Vuole rafforzarsi per competere con l’esercito Kui e li accoglierebbe. Pang dice a Er-Hu di cogliere questa opportunità: solo così gli eventi appena verificatisi non si ripeteranno!|La proposta viene accolta, anche se Shi rinfaccia a Pang di avere abbandonato precedentemente l’esercito Ching. Ma nessuno lo ascolta. Uccidono tre prigionieri legati per fare un giuramento di sangue. Pang dice  di pensari bene, perché non sarà possibile tornare indietro.

“Noi, Pang Qing-Yun, Zhao Er’hu e Jiang Wu-Jang facciamo un giuramento di sangue! Coloro che ci fanno del male meritano la morte. Chi tradisce un fratello merita la morte. Il cielo e la terra siano testimoni”. Tutti gli uomini validi si mettono in marcia, tranne Shi e i suoi uomini che non vogliono collaborare con l’esercito Ching.

Il gruppo percorre un lungo tragitto per raggiungere l’esercito. Pang, con i suoi due “fratelli” si presenta ai comandanti. Uno dice: “L’intero battaglione di Pang perì nella battaglia contro i ribelli Taiping in Hechuan. Voi siete sparito per due mesi. Come osate riapparire ora?” Pang risponde: ” Lord Jiang mandò l’esercito Kui ad aiutarci nella battaglia di Hechuan, ma lasciarono che ce la cavassimo da soli. Tutti i miei uomini furono uccisi sul campo di battaglia!”. Dice Jiang: “Tutti uccisi e voi solo sopravvissuto?”.  Risponde Pang: “Sono sopravvissuto solo per vedere voi, Lord Jiang”. Chiede il personaggio al centro: “Quanti uomini avete?”” I tre ridono. Dice Pang: “Datemi altri 800 uomini e in 15 giorni conquisterò la città di Shu. Addirittura in 10!”.   “Vi daremo 1500 buoni soldati. Ma niente salario!”. Risponde Pang: “Non abbiamo bisogno di salario, ma, quando conquisteremo Shu, metà delle spoglie saranno nostre!” “Pang Qing-Yun, chiamate il vostro esercito: “Shan”.

Il comandante dei 1500 uomini dice che sono gli ultimi rimasti di Lord Chen. Se dovessero essere perduti, Lord Chen sarebbe senza potere davanti alla Corte Imperiale. L’aiuto che può dare è solo dare l’impressione di essere numerosi. Pang dice che questa è la sola speranza di vittoria. L’alternativa è essere alla mercé dell’esercito Kui.

Pang si rende conto che la situazione è a loro sfavore, dato che si troveranno di fronte 200 fucili. Per vincere dovranno attaccare, irrompere attraverso la linea del fuoco nemica ed impegnare gli avversari in un combattimento corpo a corpo. Serve una avanguardia di 200 uomini.  Alcuni moriranno, ma le loro famiglie avranno doppio o triplo salario. Si scatena l’entusiasmo e tanti si offrono.

Ma la differenza di forze è enorme: 800 uomini contro 5000. Comunque gli irregolari hanno un coraggio enorme e riescono ad arrivare alla linea del fuoco. Dietro di loro gli arcieri cominciano a colpire i nemici. I difensori della città hanno cannoni e cavalleria, ma sono in difficoltà. Quando il loro generale viene ucciso da Er’Hue la sua testa mozzata viene mostrata dall’alto, i difensori si arrendono.

Il generale Pang viene elogiato e messo a capo di 5 battaglioni. Il suo vecchio “amico” He Kui lo aspetta: un incontro tra vecchi alleati! In realtà He Kui è lì per controllare Pang e i suoi uomini.

Pang riesce a conquistare una città. He Kui dice che assumerà il controllo della città dopo tre giorni. Per tre giorni i soldati avranno libertà di rubare il denaro e i viveri e di violentare le donne. Però, quando Pang sorprende due soldati che hanno violentato donne, vuole farli giustiziare.  Provvede Er’Hu a tagliare loro la testa.

Pang dice che vuole conquistare Suzhou entro tre mesi. Intanto Lord Di e Lord Chen dice che, senza rifornimenti e con poche migliaia di uomini, non ce la farà. Ormai diffidano del generale, perché è troppo ambizioso, a loro giudizio. Infatti, l’assedio di Suzhou si trascina stancamente per un anno. Sia la città, sia gli assedianti rischiano di morire di fame.I soldati di Pang hanno scavato trincee per ripararsi. Per porre fine a questa situazione, Er’Hu si offre di entrare di nascosto in città e uccidere il comandante nemico Huang. Pang dice che chi ci ha provato, non è tornato. Non vuole mettere tante vite a rischio. Andrà da Lord Di a chiedere viveri e munizioni. Wu-Jiang obietta che, attaccando Suzhou, hanno violato gli ordini di Lord Di. Infatti non trovano ascolto. Disperato, Pang decide di ricorrere a He Kui e gli propone un patto. Questi dice che Suzhu è già sua e non ha bisogno di aiuto. Pang dice che conquisterà Nanchino. I suoi uomini combatteranno e moriranno e a He Kui basterà seguirli. Poi si divideranno a metà la città: inutile stare sempre agli ordini di Lord Di e Lord Chen.

Intanto Zhao Er’Hu si  prepara a entrare a Suzhou da solo. Viene raggiunto dalla moglie Lian, che gli dona una croce, perché lo protegga. Pang e  Wu-Jiang  ritornano dalla visita a He Kui e trovano che i viveri sono arrivati. I soldati mangiano abbondantemente. Pang vede Lian e l’attrazione tra i due riesplode. Lei scappa, ma viene raggiunta e posseduta da Pang, che le promette, se sopravvive, di sposarla.

Il  comandante degli assediati, Huang, è stanco ed avvilito. La moglie è morta e lui vorrebbe raggiungerla. La città è alla fame. Lui non vuole sentire la parola resa; ordina ai suoi uomini di deporre le armi, ma lui combatte accanitamente con Er’hu e, alla fine, si lascia trafiggere. Intanto Pang si preparava ad attaccare la città, ma le porte si aprono ed escono i civili con  Er’Hu. Questi dice di avere promesso viveri, ma Pang dice che l’esercito ha viveri solo per 10 giorni e non può sfamare altra gente.

Er’Hu dice che si sono arresi, ma Pang dice che sono loro nemici e ordina di ucciderli. Wu-Jang dice che ha ragione. Gli arcieri, dall’alto, scoccano le loro frecce e fanno strage dei prigionieri. I cadaveri vengono sepolti in fosse comuni. Er’Hu viene fatto prigioniero. Da quel giorno, Er’Hu non rivolge più la parola a Pang. Si mette alla testa di un gruppo di soldati che vogliono andarsene. Pang dice che non possono andarsene, perché ciò costituisce ammutinamento. Dice che i 4000 uccisi dagli arcieri erano soldati e i soldati devono essere pronti a morire. Dice che bisogna prendere Nanchino, prima che la prenda He Kui: in questo caso, milioni di civili rischiano di essere uccisi. Pang e Wu-Jang supplicano Er’Hu di non andarsene e si inginocchiano davanti a lui. Er’Hu acconsente, ma dice che, se Pang non manterrà le promesse, lo ucciderà!

Pang, Er’Hu e Wu-Jiang sono celebrati negli spettacoli popolari come “tre fratelli”. Insieme conquistano la capitale Nanchino!  Lunga vita alla “Imperatrice Vedova”!

Tre mesi dopo la presa di Nanchino, Er’Hu annuncia che saranno pagati i salari ai soldati. Pang dice che non si può utilizzare il Tesoro reale, che appartiene agli Shan. Er’Hu dichiara che il generale Pang è il solo capo, ma procede imperterrito con la distribuzione del denaro.

Un messaggero comunica a He Kui che Nanchino è in mano a Pang e al suo esercito. Per avere speranze di vittoria, He Kui deve tirare Er’Hu dalla propria parte! C’è un incontro tra Zhao Er’Hu e He Kui. He Kui dice che Er’Hu ha combattuto, ma Pang ha ricevuto tutti i vantaggi della vittoria. Le loro forze riunite potrebbero sconfiggere il generale. Er’Hu rifiuta. He Kui gli dice di pensarci bene.

Intanto vediamo Lian che sale su una barca, dove l’aspetta il generale. Wu-Jiang assiste sbalordito.

 

Li Lyaning e il generale Pang sono ricevuti dalla Imperatrice Vedova. Il generale viene nominato governatore di Jiansu e chiede tre mesi di esenzione dalle tasse per la città. L’Imperatrice accoglie la sua richiesta. Il generale però ora è stato abbandonato dai suoi alleati, che si sono uniti a He Kui.

 

Wu-Jiang uccide Lian e Pang.

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL GENERALE PANG QING YUN 

 

generale

 

 

 

 

WU-JIANG

UN GIURAMENTO DI SANGUE

 

LIAN, MOGLIE DI ER’HU

 

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L’ESERCITO

 

 

scena

 

Jet Li interpreta il generale Pang Qingyun.

Andy Lu è Zhao Er’hu.

Takeshi Kaneshiro è Zhang Wu-Jiang.

 

Il regista è Peter Chan.

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

 

 

27th Hong Kong Film Awards: Jet Lee

45th Golden Horse Awards

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=bZwAkCPyZxw&t=826 s

 

 

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LA TRASFORMAZIONE DELLA ECONOMIA CINESE

SenseTime è diventata la startup più ambiziosa nel campo dell’intelligenza artificiale, grazie a un investimento di 600 milioni di dollari da parte di una cordata di investitori cinesi, con in testa il colosso dell’e-commerce Alibaba, che vale più di tre miliardi. L’ambizione di Pechino di diventare il leader nell’Ia entro il 2030 era già prevista nel secondo piano di sviluppo emanato dal Consiglio di Stato. Quello che invece era solo intuibile era il campo nel quale la Cina intende eccellere. SenseTime lavora ad ampio spettro su tutti i settori dell’Ia, dalla guida autonoma al deep learning, ma è specializzata nel riconoscimento facciale. Il suo software è presente in oltre 100 milioni di dispositivi mobili made in Cina ed è sperimentato anche sulle telecamere di sicurezza.  In Cina esiste una rete di 176 milioni di telecamere di sorveglianza che controllano 1,3 miliardi di persone. Questa rete diventerà sei volte più grande nell’arco di due anni.

Tutti questi occhi sembrano dotati di intelligenza artificiale e nello specifico di tecnologie per il riconoscimento del volto. Se quindi siete stati in Cina per turismo ci sono ottime probabilità che il vostro volto sia stato analizzato dal software di SenseTime. A confermare la passione del Governo cinese sulla sorveglianza globale ci sono gli investimenti operati in questi anni in questa tecnologia. L’anno scorso sono stati spesi in startup attive nel riconoscimento facciale 1,6 miliardi di dollari (nel 2016 erano poco più di 200 milioni). Oggi accanto a SenseTime ci sono altri due startup della sorveglianza globale. La Cina ospita infatti, la società di riconoscimento facciale Megvii che ha raccolto 460 milioni di dollari di finanziamenti lo scorso novembre. O ancora Yitu e Malong Technologies che nel corso del 2017 hanno chiuso dei round di finanziamento destinati allo sviluppano di applicazioni di Ia basate sulla tecnologia di visione artificiale.

Il vantaggio competitivo di studiare una tecnologia di computer vision in Cina consisiste nella mancanza di regole. Poter accedere a una grandissima mole di informazione grazie per esempio alle telecamere di sorveglianza è un metodo efficiente per addestrare gli algoritmi. Nell’Ia funziona così: più dati hai a disposizione e maggiori sono le probabilità di sviluppare innovazione.

Al sicuro nella folla: da sempre uno dei pochi punti fermi per i fuggiaschi. Ma non è più valido. In Cina, a Nanchang, nella provincia dello Jiangxi, un ricercato è stato fermato e arrestato dalla polizia mentre cercava di scomparire in mezzo ad altre 60mila persone. È stato individuato grazie alle fotocamere con sistemi di riconoscimento facciale automatico. 

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Dopo Moody’s arriva il giudizio  di Standard & Poor che taglia il rating del debito sovrano cinese a lungo termine da AA- ad A+, con outlook stabile; viene  messo sotto, osservazione il crescente ammontare del debito cinese.

«Il downgrade riflette la nostra valutazione secondo cui un periodo prolungato di forte crescita del credito ha aumentato i rischi economici e finanziari della Cina», ha dichiarato S&P. Il downgrade segue a ruota le decisioni di Moody’s adottate nel maggio scorso proprio quando il Governo coglie la sfida di contenere i rischi finanziari derivanti da anni di incentivi alimentati dal credito, “spinto” dalla necessità di raggiungere obiettivi di crescita ufficiali.

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Una piccola quota di azioni cinesi di classe A verrà finalmente utilizzata a partire dal prossimo anno per popolare l’indice Msci Emerging Markets, dopo molti fallimenti in tal senso, anche se il processo sarà molto graduale e inizialmente soft come rappresentatività. Il sentiment degli investitori su questo sottostante ha però subito svoltato in positivo, come dimostrano le performance nelle ultime settimane dei prodotti legati alle A shares cinesi. Tali azioni hanno per ora un peso limitato, pari allo 0,73% sull’indice Msci Em (solo 0,10% per Msci Acwi), con flussi positivi attesi per circa  14 miliardi di dollari. Uno dei fattori che hanno maggiormente contribuito a tale scelta è la migliore accessibilità al mercato0, raggiunta attraverso i programmi Hong Kong e Shanghai/Shenzen Connect. Stanno nascendo fondi che investono sulle azioni cinesi di classe A.  Si tratta però di un mercato fortemente instabile per l’alto numero di investitori retail. Sono necessari prudenza nelle valutazioni e sangue freddo nei momenti di correzione. Il governo di Xi Jinping sta cercando di ridurre gli squilibri creati dalla crescita impetuosa dell’economia del paese.

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La Cina, che è il mercato più grande del mondo per le automobili, sembra avere deciso di incamminarsi sulla via di Francia e Gran Bretagna che hanno fissato al 2040 lo stop all’uso di combustibili fossili. La Cina deve ancora fissare la data per tale obiettivo.

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La locomotiva cinese rallenta.: l’obiettivo del Pil , che l’anno scorso era stato lasciato ottimisticamente fluttuare tra  il 6,5 e il7%, quest’anno è inchiodato “intorno al 6,5%”. La situazione è più grave del previsto, sia all’esterno che all’interno. I fattori che possono causare instabilità e incertezza non sembrano temporanei, ma stanno visibilmente crescendo. La crescita economica mondiale resta debole, mentre la de-globalizzazione e il protezionismo aumentano. Si parla spesso nei discorsi ufficiali di “rischio”.  A novembre, il 19esimo congresso del Partito incoronerà per un altro quinquennio Xi Jinping. E’ quindi meglio non promettere la luna e stare con i piedi per terra. La parola d’ordine è la “nuova normalità”. Dunque: freno alla sovrapproduzione, argine ai prezzi delle case schizzati anche del 30% in più   per allontanare il rischio di una bolla immobiliare,  contenimento del debito delle imprese (soprattutto degli “zombie” di Stato) per scongiurare il rischio della bolla anche bancaria, diminuzione dei costi di produzione.

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La Cina sostiene con convinzione l’accordo di Parigi sul clima. Da qui al 2020 investirà almeno 360 miliardi di dollari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’investimento fa parte del nuovo piano della National Energy Administration cinese e ha l’obiettivo di di riservare alle fonti pulite la metà di tutti i nuovi impianti di generazione di energia elettrica entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore. I leader cinesi si trovano di fronte all’imperativo politico di ridurre l’inquinamento nelle città, ormai sull’orlo del collasso ambientale. Negli ultimi mesi il governo ha messo in atto una serie di misure per affrontare il problema, con una serrata campagna. Nel 216, 335 fabbriche sono state chiuse a Pechino e più di 400 mila veicoli inquinanti sono stati tolti dalle strade. Xi Jinping vuole il cielo sempre più blu. Nel 2016 ci sono stati 198 “giorni di cielo blu”, contro soli dodici giorni nel 2015.

Con tali misure, la Cina persegue altresì la limitazione della dipendenza dall’import energetico. Nel 2025 potrebbe essere raggiunto l’obiettivo della autosufficienza energetica. La produzione da fonti rinnovabili, guidate dall’energia eolica, è triplicata negli ultimi cinque anni e continuerà a crescere. Grazie ai nuovi investimenti annunciati, l’energia eolica arriverà a 210 gigawatt nel 2020, oltre un quarto di tutta la potenza eolica globale.   Accanto alle fonti rinnovabili, è stato dato forte impulso anche al nucleare. In pochi anni sono state costruite 35 centrali nucleari e 20 sono in costruzione.

La Cina persegue altresì il suo percorso per diventare la più grande economia di consumo del mondo. Il settore terziario cinese ha superato quelli primario e secondario come settore trainante della economia e ora rappresenta più di metà del Pil del paese. Questo è un buon indicatore del fatto che la economia sta trovando un nuovo equilibrio, allontanandosi dalla produzione e dagli investimenti in favore dei servizi e dei consumi. Secondo le proiezioni, i cinesi spenderanno 3600 miliardi di dollari quest’anno, il doppio di quanto speso nel 2006, nonostante una economia relativamente stagnante.  Inoltre si prevede che aumenteranno la spesa del 10% annuo entro la fine del decennio. E non si limitano a riempire il carrello della spesa di beni di consumo di base: andare al cinema e fare gite di famiglia all’estero sono attività entrate a fare parte della vita cinese. Più di settanta milioni di turisti cinesi hanno speso 292 miliardi di dollari in viaggi nel 2015: un valore quasi triplicato rispetto al 2012.

La Cina, inoltre si è ripetutamente pronunciata a favore del libero commercio e della globalizzazione, come mezzi per apportare benefici a tutti.  La “Belt and Road Initiative” è diventata un obiettivo comune di molte nazioni per sconfiggere il protezionismo e l’unilateralismo.

 

 

 

Tornano i cigni sul fiume Qingshui nel distretto Miyun di Pechino

 

jianxi

Primavera nel Jiangxi

 

 

 

 

 

 

Vedere anche:

 

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THE OPIUM WAR (YAPIAN ZHANZHENG) -UN AVVINCENTE FILM DI XIE JIN SULLA STORIA CINESE

 

Il film si può vedere utilizzando il seguente link (togliendo lo spazio prima della lettera finale K):

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

Il film racconta la storia della Prima Guerra dell’Oppio, combattuta dal 1839 al 1842 tra il Celeste Impero governato dalla dinastia Qing e il Regno Unito. Il conflitto si concluse nel 1842 con il trattato di Nanchino, con cui la Cina cedeva la penisola di Hong Kong agli inglesi e apriva cinque porti al commercio (Shanghai, Canton, ecc.).

All’inizio del film, un messaggio urgente del Ministro della Guerra, deve essere inviato a Bao Xing, generale di Shengjing. Un messaggio urgente del Ministero del Servizio Civile deve essere inviato a Qisha, viceré della provincia di Zhui. Un altro messaggio deve essere inoltrato a Lin Zexu, viceré di Hu Guang. Il dilagante uso dell’oppio è diventata una seria minaccia per il Celeste Impero. Se non si interviene rapidamente, nel giro di 10 anni, il Tesoro della dinastia Qing sarà prosciugato e la Cina sarà senza difesa, alla mercé dei conquistatori stranieri (anche senza l’uso della forza!).

Lin Zexu, viceré di Hu Guang, viene convocato nella capitale. Il suo arrivo viene annunciato ad un uomo immerso nell’estasi dell’oppio. E’ Lu Zifang ed è stato il suo insegnante.Il nuovo arrivato dice che porta una medicina cresciuta per un migliaio di anni al fondo del Dongling Lake: essa ha il potere di liberare dalla dipendenza dall’oppio. L’uomo dice di vergognarsi di se stesso: per 60 anni ha padroneggiato le tempeste come funzionario, ma non sa resistere alla tentazione dell’oppio. Poi l’uomo chiede se Lin sa perché è stato convocato dall’imperatore. Lin non sa niente, ma teme che si tratti di un severo bando dell’oppio. L’oppio è la cosa più abominevole che abbia conosciuto la Cina: conduce gli uomini fuori strada e li porta alla rovina. Anche lui è diventato drogato, per non parlare di ministri e principi nella capitale. A suo avviso, fumare oppio è dannoso, ma imporre un severo bando sull’oppio è ancora più pericoloso. E’ molto difficile, perché i funzionari delle Dogane prendono mazzette e gli alti funzionari del governo centrale sono corrotti. Inoltre Sua Maestà è indeciso. E’ difficile predire il risultato. Bisogna riflettere due volte, prima di intraprendere un a missione.

Lin dice che seguirà il consiglio. Dice anche di avere scritto un poema e chiede un commento. “Non è buona cosa essere coraggioso e determinato, come se Voi foste giovane. Potrebbe non essere un buon segno.”

L’imperatore  Daoguang dice a Lin Zexu che è un importante funzionario del suo governo. E’ in grado di proporre qualche soluzione riguardo al consumo di oppio che si sta diffondendo rapidamente. Lin risponde che, se Sua Maestà emetterà un ordine e il governo decreterà proibizioni e la Dogana le applicherà rigorosamente, l’oppio sarà spazzato via! Alla domanda se questo sia facile, Lin risponde che il potere dell’imperatore può distruggere ogni mostro. L’imperatore risponde che, visto che ha tanta fiducia nel successo, spera che intraprenderà personalmente l’impresa e andrà a Guangdong a sradicare il male rappresentato dall’oppio. Lin dice che è disposto a sacrificarsi per il Celeste Impero, ma di recente ha sofferto di varie malattie e teme di fallire in questo importante compito  e questo sarebbe imperdonabile. L’imperatore dice di avere alcune nozioni di medicina e quindi vuole controllare personalmente il polso.

L’imperatore Daoguang trova il polso irregolare, ma pensa che ci siano tre cause. In primo luogo Lin teme che l’imperatore non gli delegherà sufficiente potere per eseguire il compito. In secondo luogo, ha timore che i funzionari gli creeranno ostacoli che lo costringeranno a restare a mezza strada. In terzo luogo ha paura di imprevisti cambi di politica dell’imperatore. Lin dice che l’Imperatore ha molto intuito e conosce esattamente i suoi timori. Dice di non avere timori per la sua carriera, ma di essere preoccupato per le sorti del Celeste Impero. Sono passati 109 anni, da quando l’imperatore Yongzheng, nel settimo anno del suo regno,  emise un ordine per bandire l’oppio e ancora il consumo di oppio corre selvaggiamente. Se questa volta ci fermiamo a mezza strada nessuno, più avrà il coraggio di emettere un decreto di bando dell’oppio. L’imperatore ribatte che Lin continua a non avere fiducia in lui. L’imperatore dice che c’è anche un altro rimedio e gli fa vedere il suo insegnante, con cui aveva parlato al suo arrivo e gli chiede se desidera chiedere pietà per lui.

Lin si butta in ginocchio e dice che è vecchio e che ha sempre servito fedelmente. L’imperatore dice che Lu Zifang è stato anche il suo insegnante. Quando aveva cinque anni, gli ha insegnato a dipingere.  Quando ne aveva sei, gli ha insegnato i Quattro Libri ed i Cinque classici. Adesso, anche i principi ed i ministri hanno preso l’abitudine di fumare oppio. Il sacro luogo del Celeste Impero diventerà un covo di drogati! La medicina millenaria potrà solo curare un drogato, ma l’Imperatore vuole curare l’intera Cina. L’imperatore ordina che Li Zifang sia messo sotto processo per i suoi crimini per mostrare la sua determinazione nel combattere l’oppio e per costringere Lin Zexu ad agire. Questi giura di non tornare, se non dopo avere estirpato tutto l’oppio.

Arriva alle coste cinesi una  nave inglese. E’ la nave Tuna, comandata dal capitano White.  La nave appartiene a Danton, un trafficante di oppio. Un giovane cinese, Shanzhi, viene benedetto da un missionario e riceve una Bibbia. La figlia di Danton, Mary,  ha voglia di scherzare e gli strappa il berretto. Il padre le ordina di restituirlo, se no lui rischia di essere decapitato. Anche andare all’estero senza autorizzazione comporta la stessa pena.

Il comandante Han viene a  ispezionare la nave. Gli viene mostrata una cassetta contenente denaro e gli viene detto che sarà consegnata a casa sua nella notte. Il funzionario informa il capitano White che il commissario imperiale Lin Zexu andrà presto a Guangzhou. Gli consiglia di osservare tutti i regolamenti e di essere molto attento. A questo punto si avvicinano due giunche cinesi e trasferiscono  l’oppio dalla nave alle imbarcazioni cinesi.

 A questo punto assistiamo a un commovente incontro tra Shanzhi, che si diceva fosse annegato e il padre He.  In questo tempo, la compagnia Yihe ha prosperato e certo non lascerebbe annegare Shanzi. Questi racconta di essere stato salvato dalla nave del mercante inglese Danton, la  Tuna, e di avere dovuto lavorare come marinaio per pagarsi il viaggio di ritorno. Il padre dice che ha aiutato Danton a crearsi una fortuna e si dice indignato dell’umile lavoro imposto a suo figlio.

“Se uno è pieno di tolleranza, sarà generoso. Se uno è libero dall’avidità, sarà senza timori”. Sono le prove di calligrafia del viceré Deng bendato. I presenti dicono che ha una grande visione e una mano magica.  Dicono anche che sono le frasi preferite di Lin Zexu. A giudizio di Deng, praticare la calligrafia è come gestire gli affari di stato: ogni minimo sbandamento deve essere evitato.  Intanto arriva a tutta velocità un messaggero a cavallo proveniente da 400 miglia di distanza. E’ un messaggio urgente di Lin Zexu. Viaggiando giorno e notte, ha appena passato Nanchang. Nonostante sia tanto lontano, i suoi ordini sono arrivati fino lì. I suoi uomini sono a Guangzhou.Il Viceré Deng e i suoi collaboratori temono di essere nella lista di Lin Zexu, che sta mettendo molto impegno nella sua missione.

Intanto si ritrovano a pranzo in un locale elegante Danton, Shanzhi e il padre, che ha organizzato il festeggiamento,  il capitano White e la figlia Mary. Il padre di Shanzhi dice che Lin Zexu vuole proibire il commercio dell’oppio e che negli otto giorni passati a Pechino è stato a colloquio tutti i giorni con l’imperatore. Danton si ripromette di mandargli otto volte tanto argento. Un vecchio cieco suona uno strumento tradizionale e una bellissima ragazza, Rong’er,  canta una canzone con voce di gola. Danton guarda con evidente desiderio Rong’er. Poi Shanzhi mostra alla ragazza del denaro e si ritrovano insieme. Lui le diche che, quando suo padre morirà, la sposerà. Lei dice che mente.

Dopo il pranzo, i commensali vanno a passeggio per le strade di Pechino. Denton, con un copricapo cinese, entra in un bordello, dove lavora Rong’er. Paga una somma alta e vuole passare la notte con lei. Quando Rong’er scopre che il cliente è inglese, si rifiuta e dice che non va con gli stranieri.  Intanto però gli uomini di Lin Zexu entrano nei locali e sequestrano l’oppio.  Accorre Shanzhi, insieme a Mary, per  mettere in salvo Rong’er e la scopre con Danton. Le dà un violento ceffone urla che è una sgualdrina e se ne va furibondo. Evidentemente per lui era normale che la ragazza si prostituisse con i cinesi. Infatti, subito dopo, la vediamo con le sue compagne  mentre coccola un ricco cinese. Purtroppo ha bisogno di denaro per pagare l’oppio, dato che è drogata. Mary è indignata con suo padre che frequenta i bordelli cinesi.

Intanto, i soldati perquisiscono tutti i locali, sequestrano l’oppio e lo bruciano. Han è il comandante. Anche Shanzhi viene arrestato. Poi assistiamo all’arrivo di una nave che dovrebbe trasportare Lin Zexu, che viene accolta da tutti dignitari locali.  Ma Lin è già sbarcato: ha solo mandato avanti il suo sigillo, che viene caricato nella portantina che era stata predisposta per Lin.  Qualcuno dice che ha appena superato Nanchang. E’ meglio che Han arresti tutti quelli che compaiono nella lista di Lin. Tutti devono essere giustiziati. Allo spettacolo assiste anche Denton. Qualcuno cita un proverbio cinese che dice che bisogna uccidere i polli e spaventare le scimmie. Gli impiccati sono i polli e gli inglesi sono le scimmie.

Danton è furibondo, perché questo scempio avviene proprio sotto la bandiera britannica, ma si trattiene. Mary gli urla di fare qualcosa e davanti alla sua inerzia corre verso il patibolo e grida che Shanzhi è amico suo. Questi ha argomenti più convincenti: Mary ha visto Han sulla nave Tuna e può andare a denunciarlo a Lin Zexu. Danton si lancia in mezzo ai soldati e riporta indietro sua figlia.

Rong’er dice al “fratello Xiong” di lasciare fare a lei  e prende la caraffa del té.  Versa il tè al comandante Han e gli dice che il ragazzo è figlio del proprietario della compagnia Yihe, non è un trafficante di oppio.

A questo punto un servo informa il comandante Han che il viceré Deng, il governatore Yi e il generale Guan stanno venendo a incontrarlo. Han commenta: “Come mi hanno trovato in fretta!” e dice al servo di fermare la esecuzione. Si reca quindi ad incontrare gli ospiti in arrivo, che si scusano per non essere venuti a incontrarlo prima. Agli ospiti viene offerto un tè. Rong’er vorrebbe servire lei il tè, ma viene fermata. Viene detto che il condannato si chiama He Shanzhi. Egli viene trattenuto in prigione ed il giorno seguente viene portato nell’ufficio del comandante Han.

Questi lo accusa di avere collaborato con gli inglesi per importare oppio, commettendo così un crimine odioso contro il Celeste Impero. Il giovane dice di essere accusato ingiustamente e che è salito sulla nave per commerciare tè, porcellana e altre merci. Dice di essere tornato dall’estero da un giorno e di non sapere cosa fa suo padre e la compagnia Yihe.  Visto che conosce l’inglese, Han gli fa leggere una pagina. In essa si parla di Lin Zexu, che è nato da una povera famiglia e, all’età di 20 anni, si è classificato primo negli esami nella sua provincia Fujian. A 27 anni è arrivato primo negli esami di palazzo.  Dalla sua entrata in carica, ha ottenuto ottimi risultati nella riforma della tassazione,  nel trasporto marittimo, nel controllo delle derrate alimentari. Han chiede se gli inglesi raccolgono sempre le informazioni con tanta rapidità. Shanzhi risponde di sì, perché chi ottiene le informazioni per primo guadagna più denaro. Anche i cinesi hanno un proverbio analogo.

Han pensa che i cinesi devono apprendere l’essenza del sapere occidentale per migliorarsi. Gli chiede di tornare fra tre giorni e gli promette di dargli una opportunità per costruirsi una nuova vita. Lo farà suo interprete per indagare sugli affari degli stranieri. In tre giorni deve informarsi su come gli inglesi gestiscono il problema dell’oppio nella loro madrepatria. Gli dice che però è disposto a perdonare lui, ma non suo padre!

“Da dove arriva la enorme quantità di oppio?” Vengono interrogati tutti coloro che si sono resi garanti per tutte le navi straniere, che si dichiarano libere da oppio ed hanno superato i controlli doganali. “Ma ora c’è oppio dappertutto, spezzando milioni di famiglie ed uccidendo milioni di persone!” “Inoltre il grande Qing viene derubato di milioni di tonnellate di argento!”. Tutti si sono presentati vestiti con abiti rattoppati, anche se uno di loro, He Jingrong,  è conosciuto come uno degli uomini più ricchi del paese. Questi si dichiara disposto a cedere tutti i suoi beni al governo. Ma non basta: dovrà anche espiare con la sua vita! Gli viene chiesto quali funzionari sono suoi complici. Nega di avere avuto complici e dice che i funzionari  cinesi gli hanno sempre richiesto di rispettare la legge.

Viene decisa l’emanazione di un editto, in cui l’imperatore dichiara di concedere la sua benevolenza agli stranieri e di essere favorevole al libero commercio. I mercanti stranieri e le persone delle feste di Danton devono impegnarsi a rispettare le nostre leggi ed a fare profitti senza danneggiare il popolo.

I commercianti inglesi si riuniscono e ascoltano da Shanzhi la traduzione inglese dell’editto.  Contestano le disposizioni in esso contenute. Dicono che i cinesi sono sleali e non si deve abbassare la testa, per non diventare schiavi. Qualcuno dice a Danton che He Jingrong è stato il suo broker e lo ha aiutato ad arricchirsi e ora è il momento dci ricambiare l’aiuto ricevuto. Lui replica che tutti sanno che è innocente e viene usato per spaventarli. quello che si prospetta è una guerra e bisogna essere pronti a combatterla per il proprio paese. Viene fatta una votazione che si conclude con il rigetto delle istanze cinesi.

Danton viene a consegnare un messaggio al signor He Jingrong e al figlio, dicendo: “Sono spiacente, ma il mio paese ha le sue leggi e noi abbiamo i nostri principi”.  La lettera viene letta dai funzionari cinesi che criticano la pessima calligrafia cinese e le due spade  incrociate sopra le loro teste. Ritengono che sulla vasta distesa di terre sotto il cielo non esista una controparte alla Cina. Considerano la lettera non una nota diplomatica, ma una dichiarazione di guerra.

Lin Zexu pensa che stiano cercando di sondare il terreno; sarà dunque una buona occasione per mostrare la determinazione della Cina nel combattere l’oppio. Viene ordinato di circondare tutti i palazzi inglesi.

Shanzhi  viene fatto vestire con abiti e cappello occidentali. Osservano come mangia con le posate, utilizzando due mani. Le bacchette cinesi sono più pratiche, perché possono essere impugnate con una mano sola. Arriva un prete dalla Camera di Commercio Inglese, che dice però di non rappresentare. E’ venuto di sua iniziativa. Sostene l’editto di bando dell’oppio, ma fa presente che tagliare il rifornimento di acqua e di viveri mette in pericolo la vita delle persone. Questo non è un comportamento umano. Invita dunque a rimuovere il blocco. Gli viene risposto che, in fondo, il blocco dura da soli tre giorni: è un poco presto per parlare di trattamento inumano. Che dire di una nazione che da un secolo viene straziata a causa dell’oppio, con milioni di morti e le loro famiglie rovinate?

Viene mostrato un giornale inglese.  La regina Vittoria ha proibito l’uso dell’oppio nel paese. La merce di contrabbando non deve essere spedita a Guangzhou. Perché dunque Danton sfidano gli ordini della Regina ed introducono illegalmente l’oppio in Cina? Questa droga ha portato la Cina sull’orlo della rovina. Il blocco è solo l’ultimo strumento per fermare questo processo. Il prete viene invitato a portare questo messaggio: “Avete sfruttato la nostra tolleranza per un centinaio di anni, ma adesso basta!” Il prete dice che, se non sarà tolto il blocco, ci sarà uno sciopero della fame. “Facciano!”. Un consigliere dice che, se qualcuno muore di fame, ciò potrebbe causare guai e spaventare l’imperatore. Lin Zexu dice che ciò che lo spaventa sono i traditori che, se non vengono eliminati,  potrebbero riportare l’oppio in Cina.

A questo punto, vediamo He in carcere. Il suo servo Rengui gli comunica  che, per ordine delle autorità,  la compagnia Yihe deve essere chiusa e che devono essere consegnati i libri contabili. He Jingrong dice che, fortunatamente, ha già predisposto le cose a tele scopo. Dice anche che, se sopravvive, vuole occuparsi in futuro di Shanzhi. Questi, in lacrime, gli promette di tirarlo fuori di prigione. He Jingrong dice anche che ormai si va allo scontro tra Lin Zexu e gli stranieri. Intrappolato tra i due partiti, non vede per sé una possibilità di sopravvivenza. Dice a Shanzhi di dimenticarsi di lui e di preoccuparsi di se stesso. Lin Zexu è astuto e spietato! Lo esorta ad essere estremamente cauto, quando lavora per lui. Shanzhi dice che implorerà Lin di salvare la vita di suo padre in cambio dei suoi beni, ma questi dice che ormai il denaro non serve più: certo non con Lin Zexu. He dice di avere lasciato a Rengui i libri contabili, che potrebbero essere consegnati a Lin in caso di necessità.

Lin Zexu apprezza la possibilità di disporre delle terre e delle case di He Jingrong, perché ha bisogno di finanziamenti per costruire navi da guerra e cannoni. Shanzhi dice che suo padre confessa i suoi crimini e consegna a Lin la contabilità della Yize negli ultimi 19 anni. Sono registrate le quantità di argento utilizzate per corrompere i funzionari. Potrebbero esserci delle cause occulte ed è opportuno che sia fatta una attenta analisi. Ma Lin non si fa commuovere dalle lacrime di Shanzhi e dice che He Jingrong merita per questi reati la pena capitale.  La compagnia Yize ha corrotto i funzionari e trafficato con gli stranieri. E ora Shanzhi sta ricattando le autorità.

Lin è sbalordito, vedendo l’elenco dei funzionari che sono stati corrotti. Dice che è giusto che compaia nell’elenco anche Han Zhaoqing che ha ricevuto grandi somme. Li alla fine esplode: “Ma perché sono stati messi in lista anche funzionari che hanno ricevuto somme insignificanti? Ma che pretendete da me? Che uccida tutti i funzionari in Guangzhou? Che dia inizio a un conflitto interno, quando stiamo per combattere un nemico esterno? Siete spregevole! Andate via”. Però Lin raccoglie il documento con l’elenco dei funzionari corrotti. In una riunione pubblica, Lin Zexu ricorda che, in base alla legge del Great Qing, ogni funzionario listato per l’oppio sia privato del titolo e della sua carica ed esiliato. Poi dice: “Ma io non sono sicuro se ci sia stata qualche violazione della legge tra di voi!” Tutti si affrettano a negare!

Lin dice che tutti sono lì per meditare! Resteranno sei ore. Se dopo sei ore sono ancora in buone condizioni, possono andare via. Se invece non possono reggere, si preparino a essere processati. A un certo punto Lin si alza e va di fronte a un funzionario che già teneva d’occhio e gli sbatte in faccia le prove della corruzione: 10000 cassette di oppio registrate come sequestrate, ma in realtà lasciate passare, in cambio di una tangente. Non solo: si era anche vantato dei risultati raggiunti presso la corte imperiale. “La moralità e la reputazione del Celeste Impero sono rovinati da simili mascalzoni. E’ una azione peggiore dello stesso traffico di droga! Come funzionari nominati dalla Corte, dovreste essere di esempio agli altri! C’è qualcuno di voi che può dire di non essersi mai lasciato corrompere?”. “Se qualcuno non si è fatto corrompere, si faccia avanti e riceverà i miei tre inchini di rispetto!” Il funzionario accusato si lancia improvvisamente verso l’uscita, ma stramazza a terra. Lin dice di metterlo in prigione e di tenerlo d’occhio giorno e notte, per impedire che qualcuno cerchi di ucciderlo per sfuggire alla incriminazione! Solo il generale Guan  riceve i tre inchini di rispetto. Tuttavia Lin capisce che i libri contabili della Yize sono un abile falso, costruito ad arte, e lo getta nel braciere. Con sgomento di Shanzhi. Il generale Guan si dichiara pronto a fare tutto ciò che Lin Zexu riterrà necessario.

Il capitano Elliot dichiara che si assume la responsabilità delle vite e delle proprietà dei sudditi inglesi, anche se le risorse disponibili sono scarse di fronte alla imprevista aggressività della Cina. Nei dieci giorni successivi, tutti gli inglesi potranno lasciare Guangzhou, dopo avere consegnato tutto l’oppio. Danton e gli altri commercianti si rifiutano di consegnare l’oppio in loro possesso. Danton dice che il capitano è fuori di testa. Lui risponde a muso duro che Danton è uscito dai bassifondi ingannando, imbrogliando, con l’appropriazione indebita e l’evasione fiscale e lo sfida a rispondere di fronte a una corte inglese dei suoi crimini. Mr. White dice che queste sono calunnie. Il capitano dice che si ricorda di lui dallo Spanish Maine e che è solo un contrabbandiere! A Lawrence il capitano ricorda che per lui in Inghilterra c’è posto solo per cinque anni in prigione.

Il capitano Elliot conclude affermando che il suo compito è proteggere il commercio della Gran Bretagna che si sta espandendo, non per proteggere dei malfattori. Elliot offre una garanzia per le perdite e invita tutti a recarsi nel suo ufficio. Danton dice che  la cifra ammonta a 6 milioni di sterline? Chi ha conferito al capitano Elliott il potere per rilasciare una così grande garanzia? Il capitano risponde che non è possibile restare a marcire intrappolati e che non ci sono altre scelte. Tutti vanno a farsi rilasciare la garanzia. Danton è l’ultimo.

Intanto un messaggero a cavallo raggiunge la Corte Imperiale, recando l’annuncio trionfale: i trafficanti stranieri hanno consegnato tutto l’oppio in loro possesso.  L’imperatore Daoguang può così annunciare che la piaga dell’oppio è stata sradicata, dopo cento anni, nel diciannovesimo anno del suo regno. Ordina al Commissario Imperiale Lin Zexu che tutto l’oppio sequestrato sia pubblicamente distrutto, come ammonimento. La distruzione dell’oppio avviene con una grande cerimonia, a cui assistono tutti i cinesi e gli inglesi. Successivamente i sudditi inglesi salgono sulle scialuppe e si imbarcano.

A quattr’occhi, Danton accusa il capitano Elliott di essere un traditore del proprio paese e di avere venduto tutti come immondezza. Comunque il capitano gli affida una lettera che deve essere consegnata personalmente a Lord Palmerston. Gli chiede di informarlo di quello che sta succedendo e dirgli che i cinesi hanno distrutto merci del governo britannico per 8 milioni di sterline.   Alla sorpresa di Danton risponde che così è, visto che tutti hanno la sua garanzia firmata. A seguito della sua garanzia, l’oppio distrutto era diventato proprietà del governo. E’ dubbio che il governo britannico voglia accollarsi una simile somma, ma potrebbe costringere qualcun altro a farlo! Per esempio i Cinesi! Quindi la lettera per Palmerston ha lo scopo di scatenare una guerra!

Shanzhi porta al capitano Elliot una lettera del Commissario Imperiale Lin Zexu per la Regina Vittoria. Il capitano gliela restituisce e gli comunica un messaggio per Lin: “Non ci ritireremo mai! Aspetteremo al largo. Questa è la nostra forza! Ritorneremo a Guangzhou (Canton)!” Lin chiede a Shanzhi se pensa che la Gran Bretagna scatenerà una guerra.

La scena si sposta a Londra, dove Danton ha consegnato la lettera dal capitano Elliot e descritto la situazione. C’è una riunione del Gabinetto. Palmerston, ministro degli Esteri,  dice che Danton per la East India Company ha parlato del deterioramento della situazione a Guangzhou. Viene ribadito che il governo non è coinvolto nel traffico di oppio, che rientra nel libero commercio dei privati.  Ma vengono minacciati la vita e i beni dei cittadini inglesi. Il problema è che i cinesi non trattano i sudditi britannici su un piede di parità e in modo leale: viene insultata la dignità di sua Maestà la Regina!

Un generale presenta una accurata mappa delle coste della Cina con i porti, i fiumi e le fortificazioni. Quanto alla Marina Cinese, assomiglia ad una flottiglia di barche da pesca!

Ci viene quindi presentata la Regina Vittoria: giovane, carina, ma un poco superficiale. Si occupa di francobolli, di tagliare nastri, ma ha ragione quando dice che la Gran Bretagna deve difendere il principio del libero commercio. Se anche altri paesi imitassero la Cina, rapidamente la Gran Bretagna andrebbe in rovina.

Vediamo poi Lin Zexu ed il generale Guan che ispezionano i cannoni e osservano le navi inglesi che stazionano al largo.   Lin osserva che una guerra ostacolerebbe il commercio e non sarebbe conveniente per gli inglesi. Danton forse non lo capisce, ma per la Regina dovrebbe essere evidente.

Ci viene poi presentata una seduta della Camera dei Comuni. Un deputato sottolinea che la Cina, nonostante abbia 400 milioni  di abitanti, è sempre sta governata da  un solo imperatore ed ha sempre avuto  una sola lingua: forse con una così formidabile nazione sarebbe meglio fare commercio, non guerra! Un altro evidenzia che, se da un lato, la Gran Bretagna ha la più avanzata industria al mondo, la Cina è il più grande mercato! Sir Alexander Madison dice di conoscere due strani nomi: Confucio e Zhuangzi.  Sono vissuti più di duemila anni fa, prima di Socrate e Aristotele e forse sono più profondi. La Cina ha la Grande Muraglia a Nord e il Grande Canale a Sud. Anche se è addormentato, è un paese imprevedibile. E’ possibile sconfiggerlo, ma è impossibile conquistarlo.  Madison dice che amerebbe visitare la Cina, ma preferirebbe attraversare a nuoto l’Atlantico che andare in Cina su una nave da guerra! Molti però gridano che la Cina ha offeso la Regina e la Gran Bretagna e  deve essere punita!

A questo punto, Danton pronuncia un discorso incendiario. Dice che parla a nome di un gruppo di cittadini indifesi. Hanno dovuto lasciare le loro case e accamparsi su una nave, senza acqua senza viveri, senza medicine. Sua figlia non ha potuto seguirlo a Londra, perché malata, e potrebbe anche non rivederla più.  Eppure la Union Jack sventola ancora in cima all’albero delle navi! Danton ricorda di avere portato lettere del rappresentante britannico a Canton, Elliot, al Primo Ministro. Ci sono poi doni per la Camera dei Comuni. C’è un vaso di bronzo con figure di spiriti che risale a 2000 anni fa, quando il bronzo era il metallo più pregiato. Colpito, il vaso risuona come una campana. C’è poi un prezioso vaso di bronzo dei tempi glorosi della dinastia Tang: il periodo più glorioso della Cina, quando era il paese più civilizzato del mondo. Infine c’è un vaso del periodo attuale pomposo, ma di nessun valore: fatto cadere si sbriciola in tanti pezzi. Questa è la immagine della Dinastia Qing: solo sfarzo e pèompa, ma estrema debolezza!

Il discorso incendiario di Danton provoca inevitabilmente la guerra. Ma occorre tempo perché gli eventi seguano il loro corso. I profughi inglesi aspettano a bordo della nave, su cui sono stati caricati. Mancano i viveri e le medicine, l’esasperazione è generale. La situazione rischia di diventare insostenibile. C’è pure un morto che, secondo le regole del mare, viene gettato in acqua. Il prete dice al capitano Elliot che è meglio salpare: si rischiano meno morti! Il capitano risponde che la Gran Bretagna non lascia morire i suoi cittadini invano e  imperterrito vuole aspettare. Il prete lo accusa di cercare solo un pretesto per la guerra

Improvvisamente la situazione si capovolge. Arriva a vele spiegate la flotta britannica. Il comandante Bremer, affiancato da Danton, saluta la nave dei profughi. Risuona l’inno: “God save the Queen!”. La flotta inglese blocca la foce del fiume Zhujiang.  Lin Zexu viene informato, ma non si dimostra allarmato e decide di terminare la partita che sta giocando con il generale Guan.

Intanto il Capitano Elliot suggerisce al comandante Bremer di attaccare lì: Guangzhou può essere conquistata nel corso di una notte. Bremer gli chiede quanto conosca Lin Zexu: qui sarà opposta la massima resistenza! Meglio sistemare la partita direttamente con l’imperatore a Pechino! Un messaggero accorre per informare Lin che la flotta inglese non ha attaccato e ha fatto vela verso nord. Lin capisce subito che si sono diretti verso Tianjin e Pechino.   Il generale Guan suggerisce di mandare la flotta cinese all’inseguimento per ritardare l’attacco. Lin ribatte che le navi inglesi hanno potenti cannoni e sono più veloci. Ordina di mandare 600 corrieri a tutti i forti lungo Xiamen, Shoushan e Dinhai. Decisamente avrebbe preferito combattere la battaglia in Guangzhou, piuttosto che vedere le navi inglesi fare vela verso il nord.

Avviene un incontro tra Lin Zexu e il generale inglese Bremer. Questi dice che non ha intenzione di occupare Dinghai, ma avrebbe piacere di utilizzare quella graziosa piccola isola per caricare provviste ed acqua fresca. E’ disposto a pagare per questo e mostra una cassa piena di monete. Dice altresì che, se i cinesi non sono d’accordo, saranno spazzati via. Vuole una risposta netta: sì o no! Di fronte al mutismo di Lin, vengono sparati alcuni colpi di cannone. Lin ammette di non avere mai visto navi così grandi e cannoni così potenti. Tuttavia i valorosi soldati della Dinastia Qing sono disposti a morire, piuttosto che arrendersi.

I bombardamenti dei cannoni inglesi sono micidiali! Li è sconvolto! In meno di un’ora sette forti in Dinghai sono stati distrutti e 10 navi da battaglia affondate. Centinaia di uomini uccisi! Lin guarda il mappamondo: come è possibile che una piccola isola, come la Gran Bretagna, possa   sconfiggere un grande paese come la Cina.

Intanto l’imperatore indisposto riceve messaggi catastrofici, inviati da Zhoushan: Dinghai è stata conquistata sette giorni prima dagli inglesi che ora, probabilmente, stanno navigando verso nord! Qishan, viceré della provincia di Zhili, chiede udienza! La mattina stessa le truppe inglesi hanno raggiunto Dagukou di Tianjin. L’imperatore è indignato: come osano invadere la zona proibita del palazzo imperiale?  Inoltre Palmerston, il Ministro degli Esteri inglese gli scrive direttamente: come osa, visto che la Gran Bretagna è una piccola isola, che non sarebbe neppure degna di essere una provincia cinese?

Un funzionario dice che bisogna trattare a testa alta con gli inglesi, perché altrimenti altre nazioni, come Francia e America, seguiranno il loro esempio. L’imperatore dice che Lin Zexu è un incompetente, perché non ha saputo estirpare la mala pianta dell’oppio, né tenere fuori gli inglesi dal territorio cinese. Qishan dice che Zexu si è comportato in modo avventato nel problema dell’oppio; rimuovendolo dalla sua carica, si toglierebbe ai britannici un pretesto per il ricorso alle armi. Possono essere convinti a ritirarsi con il dovuto rispetto e si può comporre il conflitto pacificamente.

Un funzionario si oppone con decisione. Gli stranieri hanno avvelenato il paese con l’oppio e bene ha fatto Zexu a distruggere l’oppio a Humen. Ora si vogliono trattare gli stranieri che si sono macchiati di gravi colpe come ospiti d’onore, mentre Zexu viene licenziato. La grande Dinastia Qing non può accettare una simile umiliazione. Qishan ribatte che l’integrità del Celeste Impero è essenziale per la grande Dinastia Qing

L’imperatore dice che gli stranieri sono barbari e ignoranti; tuttavia preferisce una soluzione pacifica, prima di andare allo scontro. Qishan, che ha sempre goduto del favore imperiale e che è ritenuto un pilastro dello stato, viene inviato a Tianjin per fare un accordo con gli inglesi, dicendo loro che Lin Zexu è stato licenziato. Qishan viene nominato Commissario Imperiale con l’obiettivo di porre fine alla guerra.

Qishan si reca quindi a notificare l’editto imperiale a Zexu. In un incontro ristretto dice che ormai è caduto in disgrazia presso la corte. La sua decisione di distruggere l’oppio è stata la causa del conflitto. La sua rimozione dimostrerà la volontà cinese di arrivare a un accordo.

Lin Zexu si dice pronto a sacrificare la sua vita, se ciò può portare alla pace. Dice però che si stanno sottovalutando la forza, l’astuzia e gli obiettivi strategici. La loro flotta è davanti a Pechino e non basterà togliere lui di mezzo per fermarla. L’unica soluzione è raccogliere tutte le forze del Celeste Impero e prepararsi a combattere.

Qishan rinfaccia a Lin di avere detto che gli stranieri non avrebbero mai osato fare la guerra. E’ stata la sua incoscienza a provocare la attuale situazione che ha colto la Cina di sorpresa. Lin ammette che era come un ranocchio nello stagno e non sapeva molto degli affari del mondo. Solo ora si è reso conto che ci sono molte nazioni potenti ed è cosciente della calamità che incombe. Dice Qishan: “Eravate un ranocchio nello stagno. Siete sicuro di non esserlo più ora?”. Interviene il generale Guan dicendo che è pronto a combattere fino alla morte. Qishan obietta: “Siete pronto a combattere fino alla morte, ma siete sicuro di vincere”. Dice di avere visto le navi e i canoni inglesi in azione. La superiorità degli armamenti inglesi è tale da costituire un grave pericolo per la sopravvivenza della Dinastia Qing.  Lin Zexu se ne va dicendo che, se ci si arrende senza combattere, quella sarà veramente la fine della grande Dinastia Qing.

C’è poi  una scena, in cui viene mostrato Lin che osserva  una classe di studenti: contando su di loro, la Cina potrà primeggiare per 5000 anni, per quanto forti siano i nemici e per quanto gravi siano gli sconvolgimenti che verranno. L’immagine di Confucio campeggia dietro la cattedra dell’insegnante.

Shanzhi accompagna Lin Zexu e si offre di seguirlo, dovunque andrà! Lin risponde che Shanzhi ha troppe debolezze e non potrà sopportare le difficoltà per tutta la vita! Il giovane dice che potrà continuare a raccogliere informazioni a Guangzhou e a preparare una sintesi per Lin. Lin dice di avere molto meditato negli ultimi giorni. Le abitudini degli stranieri sono rozze, ma hanno aspetti positivi. Non bisogna trattarli con sufficienza.

Ma He Shanzhi ha una opportunità eccezionale, offertagli da Qishan. Questi gli dice che la sua  famiglia è la più ricca del luogo e che suo padre sarà liberato, se riuscirà a compiere una missione per lui. Qishan chiede che genere di persone sono gli inglesi e il giovane dice che sono persone che hanno gli stessi gusti che ha lui.  Va quindi a visitare suo padre in prigione e gli dice che ha bisogno dell’aiuto di Rong’er, ma dubita che lei acconsentirà. Il padre gli dice che la ragazza è la nipote del musicista cieco. Questi era una guardia del corpo dell’imperatore nella Città Proibita. Purtroppo offese l’imperatore e per questo fu accecato. Fuggì e da 30 anni è ricercato.  He Jingrong ha nelle sue mani la vita del musicista cieco e di Rong’er: pertanto questa dovrà per forza collaborare. Infatti la vediamo mentre saluta il nonno e gli dice che dovrà assentarsi per un poco.

Poi vediamo Qishan a pranzo con il generale Bremer e il capitano Elliot su una nave britannica. Accanto a lui c’è Shanzhi che fa da interprete. Gli viene servita una bella bistecca al sangue che taglia con coltello e forchetta. Dice che gli inglesi sono così bellicosi, perché mangiano carne sanguinante. Il generale inglese riconosce che la cucina cinese è straordinaria, ma purtroppo non si può dire lo stesso dei loro cannoni. Se avessero utilizzato un poco della loro esperienza culinaria nel campo militare, sarebbero gli inglesi a dovere chiedere una tregua. Qishan dice che non è venuto per chiedere una tregua, ma per concedere una tregua. gli inglesi non si formalizzano nell’uso delle parole.

Sua maestà l’Imperatore riconosce che gli inglesi si sono comportati con rispetto e sottomissione e pertanto concede loro tre milioni di taels di argento per pagare le spese del loro ritorno a casa. Il generale Bremer si affretta a precisare che nessuno ha parlato di tornare a casa. Precisa che i cinesi devono pagare sei milioni di taels per l’oppio distrutto e devono aprire cinque porti al commercio e srotola una mappa accurata delle coste cinesi. Inoltre vogliono il possesso di Hong Kong. Al sentire questo Qishan ha una reazione violenta di rifiuto: la grande Dinastia Qing non ha mai ceduto parti del territorio cinese! Perché non si accontentano del denaro?

Il generale inglese dice che Hong Kong è estremamente importante per loro, perché è il migliore porto del Far East: posizione perfetta, clima eccellente, acque profonde. Pertanto vogliono averlo! Qishan dice che non possono pretendere tante cose in una volta sola: prima il denaro! Conosce bene il carattere dell’Imperatore. Ma gli inglesi ribattono che loro conoscono bene il carattere della regina Vittoria. Il suo compleanno si avvicina e loro vogliono farle un regalo: Hong Kong sarebbe ideale! Il generale inglese dice che, se le loro condizioni non vengono accettate, attaccheranno immediatamente Guangzhou!

Qishan dice che deve riferire all’Imperatore: intanto saranno suoi ospiti di onore e saranno riforniti di tutto. Ci sono capre e altre animali. Ci sono due splendide donne in una carrozza, dentro cui il generale guarda. Altre sono in altre carrozze. Il generale, compiaciuto, concede un prolungamento di un mese del cessate il fuoco. Però pretendono Hong Kong entro dieci giorni e lettere dell’Imperatore che confermino le loro condizioni. Se non ricevono le lettere di conferma dell’imperatore entro un mese, questo sarà considerato una dichiarazione di guerra.

La sera c’è una grande abbuffata. E una grande bevuta!  Rong’er canta accompagnandosi con uno strumento tradizionale. Dice che le sue sorelle vendono i loro sorrisi, ma non i loro corpi! E infatti se ne vanno. Lei si fermerà per occuparsi di Elliot. Questi è ubriaco e vaneggia un poco. Dice che vogliono sbarazzarsi di lui, adesso che stanno per raggiungere la preda agognata. Si sdraia accanto a lei, dice che la sposerà. Improvvisamente lancia un grido, perché ha visto che la ragazza nasconde un paio di forbici sotto gli abiti. Bremer calma la sua collera e dice che bisogna mandarla a Qishan, perché sia punita. La punizione è atroce: viene legata a una grossa pietra e gettata in mare! Shanzhi, che pensava di fare la pace con gli inglesi, viene messo in prigione. Suo padre viene costretto a bere una bevanda letale.

Gli inglesi prendono possesso di Hong Kong. La bandiera inglese viene issata durante una cerimonia, a cui assistono Elliot e Bremer, davanti alle truppe schierate.

   Assistiamo poi ad una riunione dell’Imperatore con le autorità più importanti. Qualcuno dice che bisogna valutare con molta cautela la eventualità di una guerra. Le navi inglesi sono grandi e veloci. Come si possono dispiegare truppe lungo una costa lunga un migliaio di miglia? Qualcun altro dice che si può organizzare una milizia civica e che Lin Zexu aveva fatto qualcosa del genere a Guangzhou, ma Qishan ha sciolto tale milizia, lasciando la città senza difesa! Un altro obietta che una milizia civica è pericolosa, perché potrebbe ribellarsi contro le autorità: meglio rinunciare a una piccola isola, pur di avere la pace interna. Un altro dice che nei duecento anni della Dinastia Qing non si è mai rinunciato ai diritti fondamentali in condizioni così umilianti.

A questo punto l’Imperatore annuncia la sua decisione. Dice che è cosciente dei pericoli del cercare la pace, come si rende conto dei rischi di una guerra. Ordina di radunare truppe da tutti gli eserciti provinciali per resistere agli stranieri. Ma la disparità di forze è schiacciante. I cannoni delle navi inglesi distruggono le fortificazioni e i soldati possono irrompere massacrando i difensori. Gli ideali che hanno retto la Cina sono inadeguati ai nuovi tempi.

Qishan, reo di avere ceduto i diritti del paese, viene destituito e condannato a morte. Lin Zexu viene destituito, ma gli viene salvata la vita. Alla fine si incontrano durante il loro viaggio. Qishan si duole del fatto di essere trattato con infamia, mentre forse Lin avrà un posto nella storia. Lin lo prega di consegnare a nome suo all’Imperatore un mappamondo. Ci sono tanti importanti paesi al mondo e la grande Dinastia Qing non può vivere fuori del contatto con la realtà!

L’esercito e il popolo cinese combatterono eroicamente, ma tutto fu inutile a causa di un governo corrotto e della inferiorità militare. Il trattato di Nanchino fu firmato il 29 agosto 1842.

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Il Commissario Imperiale Lin Zexu nella locandina seguente

loc

loc1

L’imperatore Daoguang

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I PROTAGONISTI

lin

Lin Zexu

imperatore

L’imperatore Daoguang

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Danton (interpretato da Bob Peck)

MOMENTI SALIENTI

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Il pranzo offerto da He Jingrong

calligrafia

Esercizi di calligrafia

forca

Esecuzione dei sospetti

krieg

Riunione dei commercianti inglesi

eccell

Lin Zexu osserva Shanzhi che mangia con le posate

cann

Lin Zexu e il generale Guan osservano le navi inglesi

lengthy

incontro

incontro

dignitario

Qishan a colloquio con i comandanti inglesi

cannone

guerr

batt

cappucci

L’imperatore decide di destituire Lin Zexu

cartello

LE ATTRICI

mary

emma

Emma Griffiths Malin è Mary Danton.

ATTORI

bob-peck1

Bob Peck nel ruolo di Danton

simon-williams

Simon Williams è il capitano Charles Elliot

E’  un film del 1997. E’ il vincitore del Golden Raster 1997 per il miglior film.

Il regista è Xie Jin.

Bao Guo’an è Lin Zexu

Su Min è l’imperatore Daoguang.

Shao Hsin è He Shanzi

Yuan Gao è Rong’er

Il film si può vedere con il seguente link (togliendo lo spazio prima della k finale):

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

IMMAGINI STORICHE

 

map

 

hongkong

 

carta

 

lin1817

Ritratto di Lin Zexu

 

nemesis

La Nemesis

La regina Vittoria

vittoria

canton

Guangzhou (Canton) oggi

Per una completa trattazione dell’argomento, leggere:

https://en.wikipedia.org/wiki/First_Opium_War

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=YWzeZ5sNxm k

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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THE GREAT WALL – IL KOLOSSAL FANTASY SINO-AMERICANO DI ZHANG YIMOU

Un film da 135 milioni di dollari. Quando si esce, ci si domanda se è una “bufala” o un film notevole: tutte e due le cose contemporaneamente. Certo non si può non rimanere ammirati dalle scenografie straordinarie, alle grandiose scene di massa, alla ricostruzione (o invenzione?) delle tecniche di combattimento cinesi. Tuttavia, la vicenda narrata appare piuttosto banale.

La vicenda si svolge ai tempi della dinastia Song, durante il regno dell’imperatore Renzong. Poche miglia a nord della grande Muraglia, un gruppo di mercenari, originariamente composto da 20 uomini, viene attaccato da banditi Khitan, che uccidono molti di loro. I superstiti si rifugiano in una caverna dove vengono attaccati da una bestia orripilante di colore verde, che ne uccide altri. Alla fine sopravvivono solo William Garin e Pero Tovar. Essi riescono a uccidere il mostro di cui conservano un arto reciso. I mercenari devono svolgere in Cina una delicata missione: recuperare un quantitativo della misteriosa “polvere nera”, antenata della polvere da sparo, e portarla in Europa.

Il giorno dopo, i due giungono alla Grande muraglia, dove sono catturati da soldati  cinesi, appartenenti ad una setta misteriosa, chiamata l’Ordine senza Nome, guidato dal generale Shao e dallo stratega  Wang. Si tratta di un ordine militare cinese, creato dalla Corte Imperiale della Dinastia Song, con il solo scopo di respingere un’orda di mostri alieni: i “taotie”. I generali sono sorpresi vedendo l’arto tagliato, perché pensavano che i mostri fossero ancora molto lontani. Improvvisamente una ondata di mostri attacca la Grande Muraglia ed i battaglioni dell’Ordine senza Nome sono mobilitati.

L’ordine si compone di cinque unità speciali:

  • la Bear Troop, specializzata nella mischie;
  • la Crane Troop, formata da specialisti acrobati;
  • la Eagle Troop, formata da abili arcieri;
  • la Tiger Troop, specializzata nella manovra delle macchine da assedio;
  • la Deer Troop, formata da cavalieri.

Si registrano forti perdite da entrambe le parti, prima che la regina dei mostri richiami i suoi droni. Durante la battaglia, i due mercenari che erano stati messi in cella, perché sospettati di avere mentito, vengono liberati da Peng Yong, un inesperto soldato della Bear Troop. William lo salva poi dall’attacco di uno dei mostri.   I due mercenari partecipano alla battaglia e William, arciere infallibile, uccide molti mostri. Questi si ritirano, di fronte alla resistenza dei guerrieri cinesi.

I due mercenari vengono complimentati dal generale Shao e dal comandante Lin che è a capo della Crane Troop. Dopo essersi ripuliti, partecipano come ospiti di onore al banchetto. C’è anche un altro europeo prigioniero: Ballard. Racconta di essere venuto anche lui per la “polvere nera”, ma di essere prigioniero ormai da 25 anni; insegna inglese e latino ai cinesi. Dice, comunque, di avere studiato un piano di fuga, con il bottino della preziosa polvere. Il piano potrebbe essere attuato mentre i soldati sono impegnati a combattere i mostri.

Lo stratega Wang spiega a William la tragica situazione. I “taotie” sono stati originati da un meteorite verde che ha colpito la terra duemila anni prima, abbattendosi sulla montagna Gouwu. Da allora, i mostri verdi appaiono ogni sessanta anni e attaccano il nord della Cina; i membri dell’Ordine si sono addestrati tuttala vita per combattere  l’invasione. I cinesi credono che i taotie siano stati inviati dagli dei  quando, duemila anni prima, l’avidità di un imperatore  provocò la loro collera. La Grande Muraglia è stata costruita per difendere la Cina dai mostri.

Durante la notte, due mostri raggiungono la sommità della Muraglia e uccidono silenziosamente molti soldati di guardia. Shao e Lin guidano i soldati Deer a indagare, ma sono vittime di una imboscata. Shao resta ferito a morte e, prima di morire, designa Lin come nuovo generale.  Proprio allora giunge un inviato dalla capitale che informa che, in un antico scritto, si dice che i mostri sono immobilizzati da un magnete.  Proprio il magnete che William, portava con sé, gli ha probabilmente permesso di uccidere il mostro che aveva aggredito il suo gruppo.  Per verificare questa teoria, William suggerisce di catturare un mostro vivo e promette di collaborare.

Ciò provoca un rinvio del piano di fuga e provoca la collera di Tovar, che tuttavia resta e aiuta William nella cattura del mostro, addormentato con un potente sonnifero.  Nel successivo attacco, i mostri sono molto numerosi e il generale Lin è costretta a ricorrere a misure estreme: il lancio di razzi, caricati con polvere nera (quella polvere che era stata fino ad allora tenuta nascosta ai due mercenari).  Con il mostro catturato viene dimostrato essere esatta la teoria che i taotie sono resi impotenti da un magnete. Il mostro catturato, rinchiuso in una robusta gabbia, viene inviato alla capitale.

Purtroppo, poco dopo si scopre che i mostri hanno scavato un tunnel sotto la muraglia e che, attraverso di esso, si stanno dirigendo alla capitale guidati dalla loro regina. Approfittando del trambusto, Tovar e Ballard fuggono, portando con sé un quantitativo di polvere nera. William rifiuta di seguirli, ma viene accusato di essere loro complice e viene rinchiuso in una cella. Viene salvato dalla testimonianza di Peng Yong che afferma di avere assistito alla lite di William con gli altri due, causata dal suo rifiuto di fuggire con loro.

Poco dopo Ballard tradisce e abbandona Tovar, ma viene catturato  dai banditi Khitan; questi però avvicinano una fiamma alla polvere nera trasportata e saltano per aria co Ballard. Tovar recupera i cavalli, ma viene fatto prigioniero dai soldati cinesi inviati al suo inseguimento.

Intanto, nella capitale, si vuole verificare il potere dei magneti sui mostri, ma il taotie risvegliato manda segnali alla sua regina.  Sapendo che i mostri si avvicinano alla capitale Biangling, Lin decide di ricorrere all’uso dei palloni ad aria calda per controllarli dall’alto. Ordina a altresì di liberare William e dice a Wang di spiegargli che deve avvertire il mondo esterno del pericolo incombente. William decide però di restare e sale sull’ultimo pallone con Wang e Peng. Giungono in tempo per salvare Lin che, a causa della caduta del suo pallone, è stata circondata dai taotie e sta per essere divorata.

Il gruppo giunge così al palazzo dell’Imperatore. Lo stratega Wang ha escogitato un piano. Poiché la regina dei mostri si nutre con il cibo che le viene trasferito dai suoi sudditi, bisogna nutrire abbondantemente il taotie catturato, dopo avere legato cariche di esplosivo al suo corpo.  La belva correrà quindi dalla regina per nutrirla e si potrà fare esplodere allora le cariche di polvere nera che trasporta. Durante il trasporto del taotie prigioniero, una orda di mostri irrompe attraverso le fogne, ma Peng si sacrifica per salvare gli altri.

L’esecuzione del piano è però ostacolata da molti inconvenienti. William e Wang salgono su una torre per lanciare un razzo carico di esplosivo verso la regina, che è stata raggiunta dal taotie liberato.  Il razzo non esplode e Wang resta ucciso. Le frecce di William vengono deviate dai mostri. Alla fine questi lancia il magnete tra i taoties e la lancia di Lin riesce a aprire un varco che permette di fare esplodere le cariche esplosive e fare saltare per aria la regina. A questo punto l’orda è dispersa. La grande vittoria fa sì che Lin sia promossa.

Come premio, William potrà liberare Tovar e tornare in Europa con lui, senza la polvere nera. Avrebbe invece potuto portare via la polvere nera, lasciando Tovar prigioniero. L’amicizia prevale. Lin guarda i due partire dispiaciuta, ma William ha promesso che tornerà.

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LA GRANDE MURAGLIA

 

 

 

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IL COMANDANTE LIN MAE

 

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lin

 

 

 

 

WILLIAM GARIN

In cella!

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mercenari

William e Tovar

PERO TOVAR

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BALLARD

 

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IL GENERALE SHAN

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Il generale Shan con lo stratega Wang

 

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Il generale resta ucciso in una imboscata

LO STRATEGA WANG

 

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COMBATTIMENTI

 

L’assalto dei mostri

 

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PRANZO

pranzo

 

 

 

esibizioneWilliam mostra la sua abilità nel tiro con l’arco

 

I MOSTRI

mostri

 

assalto

 

 

 

 

IL LANCIO DEI RAZZI

 

razzi

 

razzi5

 

razzibis

 

 

 

CONCLUSIONE

buco

Il tunnel scavato dai taotie sotto la Grande Muraglia

regina

La regina circondata dai taotie

GLI ATTORI

 

attrice

 

jing-tian

 

Tian Jing nella parte del comandante Lin Mae

 

 

 

 

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