GENGIS KHAN 1965 – L’AVVENTURIERO MONGOLO CHE CONQUISTO’ LA CINA

 

https://www.youtube.com/watch?v=Uf9vQyEjTf M (eliminare spazio)

https://www.youtube.com/watch?v=Uf9vQyEjTf M

https://www.youtube.com/watch?v=y6Tmg9ydb_U&t=850 s

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=2BwDQK6UuPY&t=57 s

Con questo link si può vedere il film in spagnolo.

 

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Un film hollywoodiano del 1965 ripercorre la vita di Genghis Khan. E’ diretto da Henry Levin. Omar Sharif impersona il leggendario condottiero. Stephen Boyd è Jamuga.

E’ meglio dire chiaramente che non è una ricostruzione attendibile della vita del conquistatore mongolo. Viene omessa la parte relativa alla invasione della Cina, trattata alla fine di questo post. La visita di Temujin all’imperatore cinese è pura invenzione. Così come il duello tra Temujin e Jamuga.

 

 

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Si comincia con la atroce morte di Yesugai, capo di una piccola tribù nomade, condannato ad essere squartato. Jamuga, capo di una tribù rivale,  vuole mostrare a tutte le tribù come viene punito chi attraversa le terre destinate al pascolo. Temujin, il bambino figlio di Yesugai,  osa assalire Jamuga (interpretato da Stephen Boyd), il capo dei Tartari vincitori, che ha picchiato suo padre. Sarebbe ucciso, se non fosse per l’intervento dello sciamano  Geen (interpretato da Michael Hordern) che ricorda una antica profezia: chi uccide quel bambino, che ha una macchia di sangue in una mano, rischia di morire mentre sta compiendo tale delitto. Viene dunque risparmiato, ma sarà costretto ad assistere alla morte per squartamento di suo padre e dovrà sempre portare un collare di pesante legno.

Nell’accampamento viene deriso dagli altri ragazzi, ma viene protetto da Sengal (interpretato da Woody Strode), un mongolo muto, oltre che da Geen.  Recandosi al fiume con Shan viene raggiunto da un gruppo di ragazzi e ragazze che giocano a palla. La palla finisce in acqua e Temujin la raccoglie e restituisce a una ragazza che gli porge la mano per aiutarlo a uscire dall’acqua e dice di chiamarsi Bortej. Sopraggiunge Jamuga che invita Botei a tornare al villaggi con i fratelli; lei dice che non prende ordini da lui  (che risponde: “Per ora!”)

Sopraggiunge Jamuga che le frusta crudelmente. Temujin lo provoca dicendo che non è un atto coraggioso picchiare un uomo incatenato. Jamuga lo fa liberare e Temujin si sbarazza di tutti quelli che cercano di fermarlo e fugge nel bosco. Inseguito da molti uomini, per salvarsi è costretto a gettarsi da una alta cascata.  Lo raggiunge Geen che dice di essere stato guidato da Sengal (interpretato da Woody Strode) che intanto sopraggiunge e si inginocchia davanti a Temjin e mette la sua testa sotto il suo piede in segno di sottomissione.

Temujin chiede a Geen dove potranno andare, se scoperti. Geen disegna tre cerchi: a sinistra c’è Samarcanda che commercia con i Cristiani, mentre a destra c’è il potente impero della Cina. Al centro ci sono le steppe abitaste dai Mongoli, che sono povere perché le tribù sono impegnate a combattersi tra di loro. Temujin dice che le tribù dovrebbero unirsi. Geen dice che i Mongoli sono uniti solo quando sono morti.

Dall’alto si vede arrivare un gruppo di Mongoli della tribù yerki, che portano con loro dei prigionieri salkis. Quando cala la notte Temujin e Segal si infiltrano strisciando nell’accampamento e  uccidono gli uomini di guardia. Raggiungono il gruppo di prigionieri e li liberano. Insieme ad essi strisciano fino ai cavalli, salgono a cavallo e fuggono, portandosi dietro tutta la mandria.

Si mettono in viaggio. Shan, il capo dei prigionieri liberati (interpretato da Telly Savallas) indica i sentieri della carovane che vanno a Tashkent. Dice che il luogo è stato teatro di feroci battaglie con molti morti. Per questo, sono stati firmati trattati che vietano gli attacchi alla carovane di schiavi, come conferma anche Geen. Temujin dice che lui non ha firmato niente e che bisogna trovare delle donne, perché gli uomini non potranno farne a meno a lungo.  Giunge opportunamente una carovana di schiave, che viene bloccata. Il capo-carovana dice che questa è sotto la protezione dello Shah di Khwarezm, ma Temujin dice che tutte le schiave sono libere.

Possono proseguire con la carovana o seguire i suoi uomini all’accampamento,

cosa che tutte fanno. Shan ha adocchiato una già accoppiata, ma deve desistere.

Temujin gli trova una donna del villaggio,che era stata venduta come schiava.

Temujin decide di rapire Bortej per sposarla. Entra nottetempo nell’accampamento di Jamuga con Sengal e la porta via. Segue un alterco, perché la donna pensa che Temujin sia uno schiavo, ma questi dice che gli astri indicano chiaramente il suo destino: riunire le tribù mongole.  Alla fine Bortej si calma e cede. Successivamente, anche i fratelli della donna fuggono e, con l’aiuto di Geen, raggiungono l’accampamento, senza essere seguiti. Ma il fratello maggiore, Subodai, dice che ormai   l’accampamento è stato scoperto, perché si vede chiaramente il bagliore dei fuochi dal villaggio di Jamuga. Questi segue un sentiero indicato da un brandello dell’abito di Bortej e la sorprende mentre è sola al fiume. La rapisce e la porta nella sua tenda e la violenta, nonostante la disperata resistenza di lei.

Sengal, mentre pesca vicino alla cascata, trova un brandello dell’abito di Bortej, poi vengono trovati altri vestiti. Temujin ordina che tutti i carri, tranne uno, si mettano in marcia verso est, evitando il villaggio di Jamuga. Tutti gli uomini prendono d’assalto il villaggio, appiccando il fuoco, e fuggono. Temujin riesca a ritrovare Bortej e a portarla via. La donna gli confessa di essere stata violentata, dicendo che avrebbe preferito morire. Inizia un lungo viaggio verso est, in mezzo a difficoltà di ogni tipo. Fiumi e ripidi pendii non fermano il gruppo di uomini. Assalti lungo le strade carovaniere fanno aumentare il numero di uomini del suo esercito.

Nel loro tragitto si imbattono in una carrozza, priva di una ruota, con tre uomini appiedati, in cerca di aiuto. Il loro capo dice di essere Kam Ling, ambasciatore cinese che ritorna a corte. Dice che la scorta li ha abbandonati e che il cocchiere è fuggito, portando via i loro averi.  Temujin fa riparare la carrozza, grazie a Sengal che solleva l’enorme ruota e la infila nel mozzo.  I tre uomini si offrono di accogliere nella carrozza Bortej, ormai prossima a partorire. Infatti dopo poco, questa mette al mondo un bambino. Confessa che è figlio di Jamuga, ma Temujin dice che, poiché lei è sua moglie, i suoi figli sono figli suoi.

 

Finalmente Temujin, con glia ambasciatori cinesi, giunge alla Grande Muraglia e successivamente alla capitale, dove viene ricevuto dall’imperatore.  Gli uomini vengono invitati a fare un bagno in una grande vasca. Un gruppo di belle fanciulle li aiuta a spogliarsi e a lavarsi.  Geen è un poco recalcitrante, ma si soglia anche lui. Shan invece è entusiasta, ma viene menato dalla moglie gelosa.   L’imperatore ringrazia Temujin per l’aiuto dato agli ambasciatori. Dice di essere amante della pittura e si offre di dare lezioni a Temujin. Dice che lo aiuta a rilassarsi nei momenti di pericolo, come pure le opere letterarie. Dice che i cinesi non conoscono la parola timore e, di fronte alla obiezione di Temujin che la Grande Muraglia serve come difesa dai barbari, dice che serve a proteggere le grandi conquiste della civiltà cinese.

 

Però giunge notizia che un esercito  manciù è entrato in Cina e che un esercito cinese è stato messo fuori combattimento. Temujin offre l’aiuto dei Mongoli. Serve però oro. I fratelli di sua moglie con l’oro raccoglieranno un grande gruppo di guerrieri. L’imperatore però è incerto. Dice che si rischia di sostituire un esercito aggressore con un altro. Kam Ling dice di fidarsi , ma che la moglie e il figlio di Temujin rimarranno a corte come ostaggi. I cognati di Temujin partono per la missione, ma prima ricevono un premio: una notte con una bella principessa.  I giovani sono sorpresi, ma perché rifiutare?

Con l’oro cinese viene raccolto un numeroso esercito mongolo dai tre cognati di TEMUJIN. Le truppe rendono omaggio all’imperatore prima di andare incontro ai nemici.  Nella battaglia sono impegnate anche truppe cinesi che devono fare da esca, fingendo di fuggire.  La sorpresa è che i manciù sono guidati da Jamuga che si è unito a loro con i suoi merki. La manovra di Temujin riesce perfettamente. I manciù ed i merki inseguono le truppe cinesi in fuga e pensano di avere la vittoria in pugno, ma vengono bersagliati dalle frecce degli arcieri nascosti nel bosco. A questo punto i mongoli che stavano nascosti assalgono i manciù da ogni lato, infliggendo loro una disastrosa sconfitta.

Temujin ritorna alla capitale in trionfo e gli viene attribuito il titolo di Gengis Khan, cioè “principe dei combattenti”. Seguono grandi festeggiamenti. Per creare effetti scenografici, viene usata polvere nera che è esplosiva. A questo punto cominciano a sorgere i problemi, perché Gengis Khan vorrebbe ritornare nei suoi territori, mentre l’imperatore lo considera il comandante del suo esercito. Questi, in realtà, ha paura di vedere tornare i mongoli come aggressori e vorrebbe tenerli prigionieri.  Non resta che ricorrere alle maniere forti. Durante i festeggiamenti vengono lanciati fuochi artificiali. Gengis Khan invita l’imperatore ad accendere ulteriori esplosivi e questi accetta. Solo che la quantità di polvere nera usata è molto grande e fa crollare le porte ed una parte delle mura. L’imperatore stesso resta ucciso. I mongoli approfittano del varco creatosi e si dileguano.

La vicenda si conclude con un duello tra Gengis Khan e Jamuga alla maniera mongola. E’ un fatto completamente inventato. Sfidato da Jamuga, per senso dell’onore Gengis Khan accetta questo duello, in cui rischia di soccombere. Viene disarcionato da cavallo, gettato a terra nel duello con la spada. Alla fine riesce ad uccidere Jamuga, ma morirà anche lui per le gravi ferite riportate. Comunque, i merki si sottomettono e si uniscono agli altri mongoli. Si realizza quindi quella unità di tutte le tribù mongole, sognata da Gengis Khan, che farà per due secoli i mongoli padroni del mondo.

In punto di morte Gengis Khan mostra i suoi figli, ancora bambini,  all’esercito dicendo che continueranno la sua opera. In attesa che crescano, Bortej con i suoi fratelli governeranno tutti i domini mongoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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INFANZIA

 

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mano

Nella mano c’è il segno del destino

 

collare

 

pallo

 

pietà

GEEN

geen

tre

Temujin con Geen e Sengal

 

IMPRESE DI TEMUJIN GIOVANE

 

Spiegazioni di Geen

 

ge

 

moglie

Le schiave vengono liberate. Una delle schiave ha già un innamorato e rifiuta Shan

 

incontro

 

ambasciatori

 

 

ruota

 

 

 

 

Viene rimontata la ruota della carrozza degli ambasciatori cinesi

SHAN

shan

 

 

 

BORTAJ

 

borte

 

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bor

 

ALLA CORTE DELL’IMPERATORE DELLA CINA

Leggiadre fanciulle lavano i guerrieri

 

gengTemujin riccamente vestito

 

inginoc

 

 

 

corte

L’imperatore e Kam Ling accolgono Temujin, accompagnato da Geen, Bortej e i fratelli di lei.

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L'imperatore con Kam Ling

L’imperatoe si avvicina a questa dama e le dice dove passerà la notte: ordine evidente di raggiungerlo! 

 

con ministro

Temujin con Kam Ling

 

 

JAMUGA

 

 

jamuca

 

 

 

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jamuga

 

LA BATTAGLIA

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I manciù avanzano incautamente e vengono assaliti da ogni lato dai mongoli.

 

BATTAGLIA FINALE

 

kwarezm

 

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Lo Shah Di Kwaresm

 

 

 

L’IMPERO MONGOLO

impero

 

DA  “GENGIS KHAN” DI MICHAEL PRAWDIN

 

Nella primavera del 1211 Gengis Khan radunò nel suo accampamento al Kerulen la sua intera forza militare, tutti gli uomini atti alle armi, dall’Altai fino alle montagne del Chingan.  Ciò che stava per intraprendere era di tale importanza, e avrebbe avuto tanta importanza nel destino di tutti i popoli nomadi, da doversi decidere in una assise ben più imponente di quanto non  possa esserlo un ordinario Consiglio di guerra.

 

 

Vedere anche:

 

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