HONG KONG – UN PAESE DUE SISTEMI

Il principio “un paese, due sistemi”, alla base degli accordi per il ritorno della città-stato alla madrepatria, ha trovato felice applicazione, come ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale. La “Hong Kong Special Administrative Region” (HKSAR) è stata amministrata con un ampio grado di autonomia, in accordo con la Basic Law.

Venti anni fa, gli inglesi lasciarono l’isola al suo destino cinese. Oggi la megalopoli è un melting pot sempre più aperto al mondo, tra gastronomia di altissima qualità, architetture e shopping estremo. Subito dopo avere brindato alla nuova Hong Kong cinese, il principe Carlo ed il governatore uscente Chris Patten  presero la via del ritorno a Occidente.  Era la notte tra il 30 giugno ed il primo luglio 1997.  A bordo dello yacht reale Britannia si erano riunite le più alte autorità del governo coloniale appena destituito. Così come erano entrati  per la prima volta nel 1839 nel “porto profumato” (la traduzione di Hong Kong in cantonese), gli inglesi lasciavano l’isola per mare: un modo simbolico di sancire l’handover, cioè il trapasso. Tutto avvenne in una atmosfera di grande tranquillità. Successivamente, le cose cambiarono  marginalmente e molto lentamente. I veri cambiamenti avverranno nel 2047, quando la fase di handover sarà conclusa e la città sarà cinese al cento per cento, senza common law e istituzioni intermedie. La Cina non ha fretta.  Nonostante le sue dimensioni ridotte, riesce a essere diversa da ogni altra città della Cina. Ha ancora il potere di attrarre giovani talenti dal resto del mondo, incuba start-up, protegge i suoi parchi naturali e offre servizi di intermediazione finanziaria con il gigante cinese.

 

Hong Kong sfrutta la immagine di metropoli cosmopolita con ristoranti a ogni angolo, alberghi di lusso, centri commerciali, bar sontuosi, corse dei cavalli, e quant’altro. Ma sono i suoi aspetti più inattesi -isole lussureggianti, templi, colline, spiagge e passeggiata nella natura – a renderla una meta così appagante.

L’isola di Hong Kong fu ceduta agli inglesi “in perpetuità” con il trattato di Nanchino del 1842, che pose fine alla Prima Guerra dell’Oppio. Esso fu ampliato nel 1860 per includere  Kowloon e, nel 1898, per comprendere i Nuovi Territori, in affitto per 99 anni. La Cina se l’ebbe a male per lungo tempo. Durante la Rivoluzione Culturale (1966 – 1976), Hong Kong si preparò a fronteggiare la invasione cinese, che però non ebbe luogo. Mao Zedong sapeva che Hong Kong era una utile porta sul mondo esterno e una fondamentale fonte di valuta straniera. Il contratto di affitto dei Nuovi Territori scadeva nel 1997 e si era della idea che la intera colonia dovesse essere restituita. L’unica richiesta era che il modo di vita di Hong Kong fosse conservato per i cinquanta anni a venire. La dichiarazione congiunta sino-britannica fu firmata dall’allora Primo Ministro Margaret Thatcher e da Deng Xiaoping e si redasse una legge di base per Hong Kong.


Passeggiando spensierati tra i grandi boulevard di Hong Kong, all’ombra dei grattacieli affastellati, nell’abbaglio di schermi pubblicitari e tra le auto di lusso non è percepibile quanto il dragone cinese stia stringendo le sue spire sull’indipendenza politica di Hong Kong.

Uno spettro s’aggira per queste isole, quello della superpotenza con il più grande prodotto interno lordo al mondo, che penetra subdolo nei gangli di finanza, edilizia, media e telecomunicazioni con una strategia subdola per conquistare economicamente Hong Kong, soggiogandola anche politicamente.  Nel 1997, il Regno Unito consegnò Hong Kong alla Cina con un dichiarazione precisa. La Sino-British Joint Declaration garantiva il mantenimento dell’attuale sistema politico fino al 2047. Ma negli ultimi anni,  la crescita del potere cinese nella capitale finanziaria non è solo accelerata, ha imboccato una strada legale verso la conquista totale.

 

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Lo sviluppo del porto di Shanghai ha fatto sì che  Hong Kong, che per decenni era stato il primo della Cina e il primo sul pianeta scivolava indietro perdesse posizioni nella classifica globale. Dopo essere rimasto al quinto posto, dietro Singapore, Shenzhen, Ningbo-Zhoushan. L’anno scorso è stata spodestata dal quinto al sesto posto da Busan, un concorrente sudcoreano che domina il transhipment nella baia di Bohai nel Mar Giallo, a nord-est della Cina.

Va rilevato che il Guangdong, da sempre considerato la fabbrica del mondo, l’area più industrializzata della Cina, si affaccia sul Pearl River Delta. Hong Kong è stato l’ub sovrano di questa costa, favorito da molteplici fattori. Il principale era costituito dalle leggi cinesi che impedivano alle società straniere di trasportare merci all’interno del Dragone. Hong Kong è stato quindi l’hub chiave per il transhipping, cioè il carico e scarico da nave madre e ritiro e consegna da e verso i porti cinesi del sud-est asiatico di minori dimensioni. Chiatte sui fiumi navigabili, imbarcazioni più piccole lungo le coste, camion e treni trasportavano da Hong Kong ogni tipo di merci. La costruzione di nuovi e più grandi scali marittimi, in grado di operare su grandi navi di ultima generazione, vicini alle grandi fabbriche disseminate nel paese, con costi ridotti, ha portato al declino di Hong Kong.

 

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LUOGHI DI INTERESSE

 

IL CENTRO CONGRESSI

 

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congressi

 

KOWLOON PARK

 

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kow2Vista dall’alto

Il Kowloon Park è un rifugio dallo smog e dal caos di Tsim Sha Tsui. Le piscine sono aperte da aprile a ottobre. Questa area è situata alla estremità di una delle aree immobiliari più costose del mondo. E’ costruito in classico stile cinese ed è pieno di fiori e di alberi.

 

 

LE VIE E LA VITA CITTADINA

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I caratteristici tram a due piani, chiamati ding ding per lo scampanellio

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Una scuola di taichi

 

TEMPLI

 

 

MAN MO TEMPLE

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Sorge su Hollywood Road ed è uno dei più antichi templi della Cina. Già esistente prima dell’arrivo degli inglesi, è dedicato alle arti civili e marziali. Dalle pareti pendono enormi e pittoresche spire di incenso.

IL TEMPIO DI WONG TAI SIN

 

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Pullulante di fedeli che, tra il fumo dell’incenso, lanciano chim – bastoncini di bambù usati per predire il futuro – questo tempio conferisce una nota di colore alla moderna Kowloon. E’ dedicato a Wong Tai Sin, una divinità taoista molto venerata a hong Kong e nella regione circostante. Quando era pastore nella provincia di Zhejiang, Wong Tai Sin apprese da un immortale l’arte di guarire; per questo il tempio è molto frequentato da malati desiderosi di riacquistare la salute. L’edificio raccoglie una splendida mescolanza di fedi.  Il corpo principale ospita una immagine di Wong Tai Sin e del dio Scimmia, un essere mitico. Oltre, nella Sala dei Tre Santi, si trovano la statua della  dea buddhista Guanyin, di Guandi e degli Otto Immortali taoisti. La sala confuciana è detta Padiglione Qilin dall’animale mitico spesso associato a Confucio e ai re. Durante il Capodanno e il compleanno di Wong Tai, il ventitreesimo giorno dell’ottavo mese lunare, l’atmosfera è carnevalesca.

La struttura del tempio è imbevuta della dottrina feng shui. Il padiglione bronzeo, a est, rappresenta il metallo (che produce acqua e, a sua volta, è prodotto dalla terra durante la fase di creazione e distruzione dei cinque elementi). Gli elementi legno, fuoco, terra e acqua si manifestano nelle altre sale. Il tempietto Yue Heung contiene un ritratto del Buddha della lampada; la raffigurazione include il fuoco, mentre il muro di mattoni nella parte anteriore della sala rappresenta la terra. Nella Sala delle Scritture sono conservati gli insegnamenti di Wong Tai Sin; la scrittura lignea rappresenta il legno nel ciclo primordiale, la fontana davanti alla sala simboleggia l’acqua.

 

 

VISTE DAL MARE

 

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La caratteristica imbarcazione chiamata junk

 

IL NUOVO PONTE

 

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La striscia di asfalto che da oggi collega Hong Kong, Macao e Zhuhai rappresenta una meraviglia dell’ingegneria. Nove anni dopo l’inizio dei lavori, sarà inaugurato oggi (23 ottobre 2018), alla presenza del presidente cinese XI Jinping, il mega-progetto infrastrutturale lungo 55 chilometri – il ponte sul mare più lungo al mondo – che promette di tagliare i tempi di collegamento tra la Cina e le ex-colonie europee. 

 

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VISTE DALL’ALTO

 

 

Hong Kong city view from peak

 

 

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Nelle grandi metropoli i prezzi dei grattacieli al metro quadro  sono considerati il vero benchmark del mercato immobiliare e questo indicatore dice che, in alcuni Paesi, il real estate scoppia di salute.  A Hong Kong la corsa del mattone non conosce ostacoli ed i prezzi sono così alti da renderli inaccessibili alla classe media: 74 mila euro al metro quadro! Per fare un paragone, i grattacieli di Tokyo costano il 40% di meno.

 

IL FIUME DELLE PERLE (YUE JIANG)

Il Fiume delle Perle è il terzo fiume cinese per lunghezza 2214 km), dopo il Fiume Azzurro e il Fiume Giallo ed il secondo per portata. Più che di un fiume, si tratta di un sistema fluviale, costituito dai fiumi Xi Jiang, Bei Jiang e Dong Jiang. Sbocca nel Mare Cinese Meridionale, tra Hong Kong e Macao.

 
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Il Fiume delle Perle a Canton

 

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Vedere anche:

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