THE MESSAGE – UN FILM DEl 1976 SULLA NASCITA DELL’ISLAM

I

http://www.dailymotion.com/video/x2ewzp 3 (rimuovere lo spazio)

https://archive.org/details/The-Message-1976-StoryofIslam #

https://archive.org/details/The-Message-1976-StoryofIslam# (secondo tempo)

 

 

 

 

Il film è stato approvato dai dotti della Università di Al-Azhar al Cairo. Siccome viene considerato irriverente riprodurre l’immagine di Maometto, questi non compare mai e gli avvenimenti vengono raccontati.  Così pure è approvato dall’Alto Congresso della Shiat in Libano. Il film è prodotto e diretto da Moustapha Akkad.

 

TRAMA

 

Si comincia dalla fine. Tre cavalieri attraversano il deserto e poi si dirigono in diverse direzioni. Vediamo il primo arrivare alla corte di Bisanzio e leggere all’imperatore Eraclito un messaggio di Muhamed. “In nome di Dio, clemente e misericordioso, da Muhamed, il messagero di Dio a Eraclio, imperatore di Bisanzio. La pace sia su colui che segue la retta via. l Abbraccia l’Islam per la tua salvezza. Un consigliere dice a Eraclio che si tratta di un nuovo profeta in Arabia.  L’imperatore chiede se è come quando Giovanni Battista, uscendo dal deserto, si recò da Erode ad ammonirlo sulla salvezza. Chiede quindi al messaggero chi ha dato a Maometto simile autorità e gli viene risposto che Dio lo ha mandato in segno di misericordia verso l’umanità. Lo stesso messaggio viene portato a  Muqawqis, Patriarca di Alessandria e a Kisra, Imperatore di Persia, che insulta il messaggero, dicendo che chi puzza di cammelli e di capre non può dire alla Persia chi deve adorare e strappa il foglio.

 

LA MECCA NEL MEDIOEVO

 

 

Ci vengono poi  presentate immagini della città di La Mecca, che è una ricca città di commercianti, che ha per di più il privilegio di ospitare gli dei adorati dagli arabi nella Kaaba. Seicento anni dopo Cristo,  al tempo dei secoli bui in Europa e quando i grandi imperi erano in decadenza, nacque a La Mecca Maometto. Durante il periodo del pellegrinaggio alla Mecca avevano luogo le fiere commerciali e vigeva la “Tregua di Dio”. I preti del deserto portavano i loro idoli che venivano custoditi nella Kaaba. Il luogo santo  di Abramo era ora diventato un luogo di idolatria, ospitando non meno di 360 idoli.  Houbal era un idolo gigantesco che era stato portato dalla Palestina dalla tribù Khuza’ah che aveva come capo  Rabi’ah.  I tre idoli principali erano i tre Garaniq: Al-Lat, Al-Uzza e Manat.

 

Abu Safian, che passeggia, seguito dallo suo schiavo che regge il parasole, chiede a Umaya, seguito da Bilal, suo schiavo,  che regge il suo parasole,  se ha contato gli dei arrivati; questi risponde di no, ma dice che sono oro. Arriva una carovana dalla Siria; vengono fatte arrostire cento pecore per loro e dieci agnelli per dimostrare la ospitalità della Mecca. Ci si preoccupa anche dei poeti, che sono venuti per la fiera e viene offerto loro pane e acqua. Un poeta improvvisa alcuni versi per Abu Sofian, che lo ricompensa con delle monete. Una donna (che poi si apprende essere la moglie di Abu Safian) esamina della seta della Cina e ne ordina sette tagli. Il venditore vanta la sua merce:  dice che è morbida per le membra e bellissima allo sguardo; solo dopo ha luogo la vendita:  chiede 20 dinar, ma deve accontentarsi di 15.

Vediamo l’introduzione di un nuovo idolo nella Kaaba. Abbas, che apprendiamo essere zio di Maometto, e sua moglie provvedono a collocarlo al suo posto. La donna dice che è innaturale passare la notte in una grotta, quando uno  ha una moglie ricca e potrebbe godersi la vita. Provocare la collera di Al-Uzza che conserva la nostra salute, di Manat, il dio della prosperità, di Allat, il dio della famiglia e delle tribù,  e di Hubal che fa partire le carovane e predice il futuro, è pericoloso: soprattutto a portata di orecchi di essi.

 

 

L’INCONTRO CON DIO

 

Maometto era rimasto orfano all’età di sei anni. Quando sua madre Amina morì, fu portato dal vecchio nonno Abd-al-Mouttalib che da allora si prese cura di lui, ma dopo due anni morì. Fu allora lo zio Abu-Talib il suo tutore. Questi era molto povero ed aveva una famiglia numerosa.  Il primo “incontro di Maometto con Dio” ebbe luogo nell’anno 610. Maometto aveva allora quaranta anni ed era sposato da 15 anni con Kadidjia. Conduceva una vita anonima, senza preoccupazioni materiali. Tutti gli anni trascorreva un periodo di ritiro in una caverna sul monte Hira (“la montagna della luce”), per pregare e meditare. Così facevano, a partire da una certa età, gli uomini della Mecca.

Così si verificò il grande avvenimento. Maometto era disteso, avvolto nel suo mantello (il bourda).  Improvvisamente una creatura vestita di bianco e avvolta in una nuvola di luce lo risvegliò, gli porse una stoffa di seta, su cui era scritto un testo a lettere d’oro e gli ordinò di leggere (“Ikra”). Maometto rispose che non sapeva leggere. L’angelo allora lo afferrò per le spalle, lo strinse  e per la seconda volta gli ordinò di leggere. Maometto rispose ancora che non sapeva leggere. La violenza dell’ordine, accompagnata da una scossa, aumentò ancora.  Allora chiese: “Che cosa debbo leggere?”. L’angelo che aveva stretto Maometto talmente forte da fargli credere di dovere morire lo liberò e recitò. Maometto ripeté dopo l’angelo: “Annuncia in nome del Signore che creò l’uomo … e gli insegnò ciò che non sapeva….”. L’angelo si allontanò e Maometto rimase solo. Non appena fu giunto a metà della montagna, una voce lo richiamò: “Maometto, tu sei il messaggero di Allah ed io l’arcangelo Gabriele!”.  L’arcangelo Gabriele era lì sotto forma di uomo, con i talloni uniti. L’angelo alla fine si allontanò e Maometto si trascinò fino alla sua casa.

Naturalmente non vediamo tutto questo, coerentemente con la scelta di non mostrare immagini di Maometto. Lo apprendiamo perché Zaid (Zaid-ben-Haritah), giovane schiavo siriano che Maometto aveva adottato, racconta ciò che è successo. Vediamo Abu Talib che dice che è sempre triste, quando la fiera è finita, perché potrebbe non vedere la successiva. Arriva Zaid di corsa, chiedendo se Maometto era andato a casa sua, perché mancava da tre giorni.  Quindi era rimasto sempre nella grotta, cosa strana e preoccupante.

 

Abu Talib, lo zio, chiede chi conosce la notizia: Kadidjia, Alì, Abu Bakr e lui stesso che è figlio adottivo. Abu Talib chiede discrezione: forse si è trattato di un sogno. Comunque continuerà a proteggerlo. Poi dice che, in fondo, Dio aveva parlato a Mosé da un cespuglio in fiamme.

 

I primi seguaci di Maometto si radunano la notte e si ripetono i suoi insegnamenti. Zaid chiede a Musab come i meccani  possano affermare che è tutta una invenzione, quando queste cose sono già state dette. Altri profeti sono stati già inviati da Allah, come Abramo, Mosé e Gesù, ma non sono stati ascoltati. Adesso il messaggio è stato detto a Maometto e si dice che è nuovo. Bussano alkla porta: è Jafar  che porta un foglio con scritta la parola di dio. “Quando il sole precipiterà  e le stelle cadranno e le montagne svaniranno, quando i cammelli piccoli e grandi saranno abbandonati, quando le bestie selvatiche saranno raggruppate insieme,  quando i mari si innalzeranno, quando le anime saranno messe in fila, quando la bambina che viene sepolta viva chiederà che crimine ha commesso, quando i libri saranno aperti e il cielo sarà strappato via, ogni anima saprà come ha operato.” Si sente il canto del gallo e i giovani si separano.

 

CONFLITTI E PERSECUZIONI

 

I potenti meccani chiedono ad Abu Talib di offrire a Maometto una posizione e denaro e le chiavi della Kaaba, purché cessi la sua predicazione, che offende gli dei degli arabi.  La ricchezza della città deriva in notevole misura dal culto degli idoli che potrebbero abbandonare La Mecca e dare i loro benefici ad un’altra città.  Egli afferma che i morti possono risorgere, cosa insensata. E’ ridicolo che un uomo, visto ieri nella strada, diventi improvvisamente il messaggero di Dio. La su predicazione inoltre crea conflitti nelle famiglie perché mette i giovani, attratti dal nuovo messaggio, contro i genitori.  Presso gli Arabi, i figli devono obbedire ai genitori.

Lo zio dice a Maometto che, se non smette la sua predicazione, gli faranno del male e faranno del male anche a lui che è vecchio. Ma Maometto risponde che, anche se gli mettessero in una mano il sole e nell’altra la luna, non rinuncerebbe alla parola di Dio.

I giovani che hanno partecipato alle riunioni sono aspramente rimproverati dai loro genitori.  Il primo è Hudayfa, figlio di Otba,  che viene rimproverato aspramente dal padre, dal fratello Waleed e dalla sorella Hind. Il padre gli dice che gli ha dato tutto e lui risponde che Maometto gli dà di più. Se ne va a raggiungere gli altri musulmani.

AD Ammar viene detto che ha tenuto in ansia la madre tutta la notte. Quando la statuetta di un idolo cade e va in frantumi con grande costernazione dei suoi genitori, Ammar dice che questo dio non ha saputo proteggere se stesso e che il vero dio è invisibile e non è di terracotta. La madre gli dice che  è possibile vedere tutti i giorni gli dei nella Kaaba e che Maometto insegna dottrine pericolose. Ammar risponde: “Maometto dice che i ricchi non dovrebbero lasciare affondare i poveri, che i forti non dovrebbero opprimere i deboli, che le ragazze dovrebbero potere scegliere, senza essere forzate. Sono forse idee pericolose? Stasera ha detto che bisogna smettere di seppellire le bambine appena nate.” Questo colpisce molto la madre Sumayyah, perché due sue sorelle erano state uccise così e suo padre non ebbe il coraggio di seppellire anche lei. Gli dei che consento l’uccisione delle bambine non sono dei. Ricorda poi a suo marito Yasser che, quando si sposarono, praticamente non si conoscevano. I genitori riconoscono che Maometto è una brava persona e consentono ad Ammar di andare a pregare a casa sua.  Ma quando esce viene seguito da due uomini e portato in un salone, dove sono riuniti i potenti meccani, tra cui Abu-Safian, Abbas e Umaya.

Egli spiega che Maometto memorizza ciò che gli viene detto dall’angelo Gabriele, che è la parola di dio. Egli memorizza tutto e lo ripete a chi sa scrivere che quindi lo scrive. Così nasce il Corano. Abu Safian dice che Maometto non capisce che la ricchezza della Mecca viene dal fatto che ospita gli dei nella Kaaba. Tutti gli anni le tribù del deserto vengono in città e fanno acquisti. E’ assurdo pensare di sostituire 300 dei con uno solo che, oltre tutto, non si vede e non si sa dove è. Gli dei sono per La Mecca oggetto di venerazione e fonte di reddito. Ammar replica che non si può comprare e vendere dio. Gli dicono che è vicino alle frustate.

Umaya fa una domanda: “Maometto dice che uno schiavo è uguale al suo padrone; quindi questo Bilal, che ho comprato, sarebbe uguale a me? Ammar risponde che effettivamente, secondo il profeta, tutti gli uomini sono uguali davanti a dio.  A questo punto, viene ordinato a Bilal di frustarlo, ma questi si rifiuta. Umaya dice che è necessario “correggerlo” e lo frusta a sangue. Chiede che vengano portate le pietre per schiacciarlo, secondo le consuetudini per gli schiavi ribelli.  A questo punto, arriva Zaid di corsa, dicendo che Abu Bakr offre cento, anzi 200 dinar per Bilal. Benché uno dei presenti obietti che è contrario alle regole vendere uno schiavo sotto correzione, Umaya accetta i 200 dinar e Bilal viene liberato.

A questo punto, Zaid fa irruzione nella stanza dove sono riuniti, in segreto, i musulmani, dicendo che Allah ha ordinato a Maometto di predicare l’Islam a tutti. I discepoli escono nelle strade della città, gridando che c’è un solo dio e Maometto è il suo messaggero. Al Jahl incita i meccani a reagire e i musulmani vengono presi a sassate.  Incuranti delle sassate, continuano ad avanzare. Vengono schierate le guardie e Abu Jahl vorrebbe impartire una lezione ai musulmani, ma Abu Safian rifiuta, perché non vuole farli apparire vittime. Mai Zaid e compagni marciano risoluti verso la Kaa’ba. Abu Jahal caccia Zaid dalla scala che conduce alla Kaaba. I Quraishiti vorrebbero uccidere il profeta, ma i suoi lo proteggono. Coerentemente con la impostazione del film, Maometto non viene mostrato, ma ci viene detto che è presente. Improvvisamente tutti tacciono, perché arriva un misterioso cavaliere. E’ Hamza, zio paterno di Maometto.

 

HAMZA

Hamza avanza lentamente, accolto dal grido: “Tu sei valoroso! Tu sei il più valoroso del deserto!”. Arriva vicino al gruppo di musulmani, pieni di ferite e li osserva. Dice ad Abu Jahl che è l’uomo più coraggioso del deserto, quando incontra persone disarmate. Abu Jahl dice che Maometto è un impostore, un bugiardo.  Hamza lo colpisce con un pugno, facendolo cadere a terra. Dice di credere a quello che dice Maometto e vuole dire quello che lui dice.  Chi ha voglia di combattere deve combattere con lui! Si avanza verso Maometto e dice che, andando a caccia di notte nel deserto, ha capito che dio non può essere chiuso in un edificio.

Hind dice al marito Abu Safian: “Chi si sarebbe aspettato che Hamza, amante del vino e della caccia al leone, si sarebbe unito a Maometto?” Non si capisce come questi, del tutto ignorante, sappia saputo trovare parole così poetiche. Molti lo seguono, perché ha promesso il paradiso, con tanti alberi nei cieli. Comunque Abu Safian vuole togliere ai meccani la voglia di aderire alla nuova religione.

 

 

LA FUGA IN ETIOPIA

Le persecuzioni si intensificarono, soprattutto contro i più deboli. I genitori di Ammar furono uccisi sotto i suoi occhi. La madre venne trafitta con una lancia da Abu Jahl, perché si rifiutava di adorare Hubal e continuava a dire che non c’era altro dio che Allah e Maometto era il suo profeta. Altri musulmani erano chiusi in una cella in attesa e sentivano le grida. Quando Hamza ritornò con Zaid, Bilal  e un piccolo gruppo si trovò davanti lo spettacolo degli uccisi. Furono liberati Ammar e fu aperta la cella. Hamza riconobbe la necessità di fuggire, per non essere uccisi uno ad uno. Quel giorno stesso, un primo gruppo fuggì. Riuscirono a nascondersi e ad eludere la caccia dei Quraishiti. Giunsero così sani e salvi in Etiopia.

“Le persecuzioni ed i tentativi di seduzione per recuperare i propri parenti alla religione dei padri costituivano un grave pericolo per l’Islam. Maometto decise allora di mandare in esilio in Etiopia tutto il gruppo dei musulmani per sottrarlo alla distruzione, a cui sarebbe andato incontro restando alla Mecca. Una soluzione radicale. Fu la prima decisione che Maometto prese come capo di una collettività sociale.

“Gli etiopi erano governati da un buon re, chiamato Negus. Nessuno era molestato nel suo paese ed egli era lodato da tutti per la sua probità.  Il primo gruppo di musulmani venne inviato in Etiopia nel 615. Al momento della partenza, Maometto disse agli esuli: “L’Etiopia è un paese di verità. Restateci, finché Dio non avrà reso più facili le cose.

Il gruppo degli esiliati in Etiopia era guidato da Ja’far, figlio di Abu-Talib e cugino del profeta. Al momento del suo matrimonio, Maometto aveva adottato Alì, figlio di Abu-Talib, che si trovava in gravi difficoltà finanziarie, e Abbas, lo zio di Maometto, aveva da parte sua adottato Ja’far fratello di Alì. Ja’far era ora un uomo nel pieno delle forze e aveva sposato Asma. Un secondo personaggio importante del gruppo era Utman un oligarca della Mecca, che aveva sposato Ruqaya, figlia del messaggero di Dio, dopo che questa era stata ripudiata dal figlio di Abu-Lahah. Questo primo gruppo si componeva di 109 persone, settantacinque uomini e nove donne quraish, più 35 stranieri.  Ja’far consegnò al Negus una lettera da parte di Maometto, in cui questi chiedeva la sua protezione per coloro che erano costretti ad abbandonare il loro paese, perché adoravano un solo Dio e rifiutavano l’idolatria. Il Negus accolse molto bene i rifugiati arabi e i Quraish si allarmarono. La Mecca decise allora di inviare due ambasciatori, che attraversarono in tutta fretta il mar Rosso per chiedere al Negus di espellere i musulmani. Per facilitare le cose, La Mecca inviò come dono una grande quantità di pelli.  I due ambasciatori Quraish sollecitarono la consegna dei musulmani, dicendo che erano banditi che avevano abbandonato la loro religione, dicendo che i loro padri erano in errore.

Il Negus era combattuto  tra il suo dovere di cristiano davanti ad una nuova religione monoteista, che gli apparve in un primo momento una setta cristiana, e gli interessi di buon vicinato con i pagani arabi della  Mecca.  Il Negus si riunì per deliberare, insieme con il metropolita di Etiopia e tutti i suoi consiglieri. Chiamò Ja’far, chiedendogli di spiegarsi e ribattere alle accuse mossegli. Questi disse che Maometto aveva loro insegnato a evitare il male, a fare del bene ed a non adorare che un solo Dio. Disse anche che i meccani adoravano le pietre e rendevano omaggio agli idoli. Il Negus si convinse così delle buone ragioni dei musulmani.  Disse di non poterli consegnare e restituì le pelli.

Dopo la partenza degli ambasciatori pagani, Ja’far recitò al Negus  e ai suoi consiglieri la diciannovesima sura del Corano, nella quale il profeta affermava di credere nella Santa Vergine Maria, nel Messia e nel Verbo di Dio. Il Negus e i suoi consiglieri piansero di commozione, sentendo che gli arabi veneravano Gesù e la Santa Vergine. Nel frattempo, nuovi gruppi di musulmani si rifugiarono in Etiopia per sfuggire alle persecuzioni dei Quraish; il gruppo raggiunse le 130 persone.”

[liberamente tratto da “vita di Maometto” di Virgil Gheorghiu]

Nel film, Abu Safian manda Amr da  Annajashi, re di Etiopia, dato che è suo amico.  Amr dice a Annajashi che sono fuggiti nel suo paese degli schiavi e che La Mecca, dati i buoni rapporti, chiede la loro restituzione. Insieme a loro, ci sono anche dei ribelli religiosi che hanno rinnegato la religione dei loro padri; seguono un pazzo che chiamano profeta. Il re dice che non può metterli in catene, senza averli ascoltati.  Jafar dice che i meccani sono idolatri che adorano le pietre e hanno più di trecento dei. I ricchi non aiutano i poveri, le donne sono oggetto di maltrattamenti. Il profeta ha insegnato loro la misericordia verso i poveri, ma ciò è per i meccani sovvertimento dell’ordine sociale. Amr dice che La Mecca ha una antica civiltà e non può ascoltare tali insulti, senza reagire. Ciò che i meccani adorano non è l’idolo, ma lo spirito in esso racchiuso.

Jafar riprende poi il tema delle donne che sono diverse, ma pari all’uomo. Dio le ha create per essere compagne dell’uomo. L’uomo è nato da un uomo e da una donna. Bisogna rispettare in ogni donna il grembo da cui siamo stati generati. Amr deride tale concezione, dicendo che le donne si comprano, si usano e si buttano via. Jafar dice poi che Dio ha parlato attraverso Abramo, Noé, Mosé e Gesù Cristo. Non è sorprendente che parli ora tramite Maometto. I profeti hanno fatto miracoli per farsi riconoscere: il miracolo di Maometto è il Corano.Quando il re chiede come conoscono quei nomi, Jafar dice che sono scritti nel Corano. Jafar descrive al re l’episodio dell’annuncio a Maria, che partorirà un figlio, per opera dello Spirito Santo. Il re riconosce che l’Islam ha molto in comune con la religione cristiana e si rifiuta di consegnare i musulmani ai meccani. Essi potranno vivere in pace in Abissinia.

 

 

CACCIATA DI MAOMETTO DALLA MECCA

“Nel 616, Maometto e i musulmani furono cacciati da La Mecca. Esasperati dal rifiuto del re cristiano di Etiopia di consegnare i musulmani, i Quraish decisero di ricorrere alle maniere forti per estirpare l’Islam. La decisione di cacciare Maometto fu presa con grande solennità: venne affissa nel santuario della ka’abah una ordinanza di bando. Funo proibiti i matrimoni con donne e uomini musulmani e venne impedita la vendita di merci ai seguaci della nuova religione.  La solidarietà di sangue entrò subito in gioco, malgrado gli interessi sociali e materiali.  Le famiglie Banu-Mouttalib e Banu-Hachim si unirono ai fuorilegge.   Maometto venne sostenuto dai suoi consanguinei e andò con loro in esilio, anche se i suoi parenti non erano tutti musulmani. Abu Talib fu commovente. Era un idolatra, ma abbandonò La Mecca con suo nipote. Di tutta la famiglia di Abd-al-Mouttalib il solo che si unì al campo avverso fu Abu-Lahab.  Gli altri affrontarono l’esilio per il solo fatto che un uomo del loro sangue era stato cacciato. I musulmani cacciati dalla Mecca si rifugiarono nel “quartiere” di Abu-Talib.

 

 

Abu Safian dice che ciò è intollerabile e che Maometto mette in pericolo le alleanze della città della Mecca. Diventerà uno straniero. Se Abu Talib lo protegge, sarà anche lui cacciato dalla città. Tutta la famiglia sarà cacciata dalla città. Nessun mercante potrà commerciare con loro. Non avranno nessuna terra in cui ripararsi e nessun tetto. Nessun mendicante potrà chiedere la carità per loro. Nessuna donna li sposerà.

Questo fu il peggiore periodo per Maometto. Per tre anni soffrì la fame, la sete e la crudeltà nel deserto aperto. Ma doveva ancora arrivare l’anno del dolore.  Khadija, che era stata sua moglie per 24 anni morì. Abu Talib, il suo vecchio protettore morì e, con il suo ultimo respiro, cercò di riconciliare Maometto con La Mecca. Abu Talib disse che, in fondo, voleva una sola parola: “Un solo dio”. Abu Safian rispose che questa parola detronizzava tutti i loro dei. Tutti i musulmani furono cacciati dalle loro case e dovettero accamparsi nel deserto.

Con la morte di Abu Talib, Maometto rimase senza protezione e non era più sicuro a La Mecca. Con il suo figlio adottivo Zaid, andò a Taif, una città in collina. Chiese di essere accolto, di potere predicare, ma i ragazzi della città furono lasciati liberi di lanciargli pietre, costringendolo a tornare nel deserto. Maometto disse che questo era il giorno più amaro della sua vita. Quando la sua missione sembrava fallita, la sua situazione cambiò.

 

L’EGIRA

Maometto incontrò, di notte, presso le rocce di Aqaba, una deputazione di Medina, una città ricca che si stava distruggendo.  Gli chiesero di stabilirsi a Medina e mediare tra le fazioni in conflitto tra di loro. Maometto accettò ed essi si impegnarono ad adorare un solo dio. Uno di loro, invita però gli altri a riflettere, prima di assumere un tale impegno. Con esso, si isolano dal resto dell’Arabia, diventano nemici dei loro fratelli, distruggono i loro dei. Questo è il significato del giuramento: dopo, non sarà possibile tornare indietro. Se qualcuno ha dei dubbi, ora è il momento di esprimerli. Se Maometto è il profeta, annunciato anche dagli Ebrei di Medina, tutti si impegnano ad onorare un solo dio. Maometto sarà uno di loro e potrà portare nella città i suoi seguaci, che saranno dei fratelli.        Settanta persone seguirono il profeta a Medina, percorrendo, divisi in piccoli gruppi, 250 km di deserto. La “Egira” (fuga a Medina) fu un viaggio che avrebbe cambiato la storia del mondo. Maometto rimase a La Mecca, nonostante il grande pericolo, finché i suoi seguaci non ebbero raggiunto Medina.

Intanto i capi Quraishiti erano riuniti per esaminare la situazione con Solool, presunto re di Medina. Abu Safian gli dice, sprezzante,  che ha perso il regno la notte scorsa, mentre dormiva. Sollol gli dice che d’ora innanzi dovrà preoccuparsi dei suoi traffici, perché, per spedire anche solo uno sbuffo di profumo,  dovrà strisciare intorno a quell’uomo a Medina.  Quanto a lui, aspetterà che gli arabi lo tolgano di mezzo per salvare il loro stile di vita. Intanto, farà finta di accettare il nuovo corso delle cose. Qualcuno suggerisce di uccidere Maometto, ora che non c’è più Abu Talib a  proteggerlo. Sette uomini appartenenti a sette famiglie lo pugnaleranno insieme. Una colpa condivisa da tanti non è una colpa. Ma quando i sette irrompono nella casa di Maometto, trovano il cugino Alì al suo posto!

Abu Safian dice che bisogna inseguirlo nel deserto e che non può essere lontano. Oltre a lui bisogna cercare Abu Bakr e la guida beduina Uriqat. Anche i Quraish hanno una abile guida beduina che segue le tracce. Giungono a una caverna e, presentendo che debba essersi nascosto lì, lo invitano ad uscire, promettendo di riportarlo salvo a La Mecca. Ma c’è una tela di ragno recente distesa sulla entrata e ci sono dei piccoli in un nido. Ne deducono che Maometto non può essere nascosto lì. Una fragile tala di ragno si frappone tra il profeta e la  morte. Ma era un uomo che non doveva morire.

La guida beduina lo condusse attraverso piste non battute nel deserto infuocato. Intanto a Medina, i musulmani e gli abitanti lo aspettavano con ansia, conoscendo bene le condizioni climatiche proibitive. Finalmente lo scorsero in lontananza e iniziarono i festeggiamenti che durarono a lungo. Tutti si disputavano l’onore di accoglierlo nella propria casa; per non offendere nessuno fu deciso che sarebbe stata costruita una casa per lui, là dove la sua cammella bianca si fosse seduta. Così avvenne. Iniziò subito la costruzione della prima moschea. Tutti lavoravano freneticamente, senza risparmiarsi. Anche Maometto volle portare mattoni, dicendo che il lavoro è una forma di preghiera. Quando la moschea fu pronta, i fedeli furono chiamati alla preghiera. Fu Bilal, che aveva una voce molto forte a pronunciare le forme di rito. Si era anche pensato si utilizzare una campana, secondo l’uso cristiano oppure un corno, secondo l’uso deli Ebrei. Alla fine il richiamo alla preghiera con la voce sembrò il migliore.

 

Intanto Solool complottava con Abu Safian e i Quraish.  Era scandalizzato perché Maometto diceva che la lealtà all’Islam era più importante della lealtà alla famiglia tribale, diceva che i cristiani avevano gli stessi diritto dei musulmani e che anche gli ebrei dovevano essere protetti. Maometto costituiva un pericolo, perché stava stravolgendo la città con la uguaglianza e i diritti delle donne, stava impadronendosi della mente dei giovani. Fu deciso che tutto ciò che Maometto e i suoi seguaci avevano lasciato a Mecca sarebbe stato venduto. Così fu per i negozi di Abu Bakr, per la casa di Maometto, per i tappetini e ogni cosa.  Solool portò queste notizie a Medina, dicendo che era necessario combattere per difendere le proprie cose. Hamza però disse che il profeta voleva la pace.

 

LA MECCA DICHIARA GUERRA A MAOMETTO

 

Hamza parlò con Maometto e cercò di convincerlo a prendere le armi per difendersi. I Quraish avevano rubato le loro proprietà e si facevano beffe del messaggero di dio. Anche se questi odiava la spada, era indispensabile difendersi.  Loro combattono per avidità e noi combattiamo in nome di Dio.

Ci fu una chiamata alla moschea, anche se non era l’ora della preghiera. Fu Zaid a parlare, dicendo che il profeta aveva avuto una nuova rivelazione: bisognava combattere, ma alla maniera di dio, cioè contro coloro che  combattevano contro i musulmani. La persecuzione era peggiore dell’assassinio. Bisognava cacciarli dai luoghi, da cui avevano cacciato i fedeli, finché la persecuzione non fosse cessata e non fosse onorata la religione di dio. Ma, appena la persecuzione si fosse arrestata, bisognava porre fine alla guerra.

Il gruppo dei musulmani e medinesi si dirige verso i pozzi di Badr per intercettare una carovana. sono 300 uomini con 70 cammelli e due cavalli.  Le limitazioni poste da Maometto sono: non si deve fare del male a una donna a un bambino, a un vecchio, né a un  invalido; non si devono assalire gli uomini che lavorano nei campi, né si devono tagliare alberi. I meccani avvertiti della iniziativa di Maometto raccolgono un gruppo più numeroso e con molti più cammelli.   Vengono inviati messaggi alla carovana di Abu Safian perché raggiunga il gruppo dei meccani ai pozzi di Badr: unendo le forze, sarà possibile sconfiggere facilmente i medinesi. Ma Abu Safian rifiuta e manda la sua carovana a ovest, in modo che, viaggiando tutta la notte,  al mattino sia fuori della portata dei medinesi. Ci sono merci troppo preziose dei meccani nella carovana e non si possono assolutamente correre rischi.  Quando Waleed gli chiede dove è il suo  onore, risponde che  il suo onore è il carico sulla groppa dei cammelli.

I ricchi meccani fanno festa rallegrati da alcune danzatrici (coperte fino alla punta dei piedi, naturalmente!  Arriva la notizia che i medinesi hanno occupato i pozzi e che Abu Safian si è diretto a ovest mettendo in salvo la carovana. Hudayfa dice che, se la carovana è in salvo, non c’è più bisogno di combattere.  Se si combatte, cominceranno spargimenti di sangue tra fratelli. Abu Jahl dice tra padri e figli, dato che  il figlio di Otba, Hudayfa, è musulmano , che avrebbe dovuto frustare. Solo Waleed il secondogenito è il suo vero sangue. Abu Jahl dice che, comunque, Mecca è più importante della  famiglia di Hudayfa.  Otba dice che lui non è un codardo. Sono tutti d’accordo che si combatterà.

 

LA BATTAGLIA DI BADR

I medinesi si lavano e bevono ai pozzi. Hamza beve abbondantemente. I pozzi vengono riempiti di sassi in modo da impedire ai nemici di bere (tranne uno).  Compaiono in cima alla collina i meccani che sono molto più numerosi. Hamza ordina di occupare la propria posizione nello schieramento. I meccani schierano come propri campioni Otba, suo fratello Shaiba e suo figlio Waleed.  Hamsa, Ubaida e Alì sono i campioni dei musulmani.  Hamsa dice che esiste un unico dio e Maometto è il suo profeta. Otba gli si lancia contro, ma viene rapidamente sconfitto e ucciso. Anche Waleed viene ucciso da Alì. L’altro combattimento è più incerto, ma Shaiba viene ucciso da Ubaida che però viene ferito. Inizia il combattimento vero e proprio.  Gli arcieri musulmani si rivelano decisivi nell’annientare le prime ondate di meccani e, soprattutto, i pericolosissimi cavalieri.  Bilal vede Umaya e gli si lancia contro uccidendolo. Viene ucciso  anche il comandante meccano, Abu Jahl. I meccani cominciano a sbandarsi. Infine i musulmani caricano e i meccani si danno alla fuga. I musulmani hanno avuto 18 morti ed i meccani 70.  I musulmani hanno combattuto in ranghi compatti, mentre i meccani hanno attaccato disordinatamente e non hanno saputo fare valere il loro maggiore numero.

Hamza ordina che i prigionieri siano slegati e trattati con umanità, perché così ha ordinato il profeta e dio vede. I ricchi dovranno pagare un riscatto, mentre chi è povero, ma istruito, dovrà insegnare a leggere a 10 musulmani per essere liberato.

Intanto a La Mecca, una folla continua a passare davanti alla casa di Abu Safian, colpevole di avere messo in salvo la sua ricca carovana, invece di dare man forte ai meccani a Badr.  Sua moglie Hind è furibonda contro Hamza e Alì che hanno ucciso suo padre e suo fratello. Vuole compiere le più efferate vendette. Abu Safian promette che sarà formato un potente esercito da inviare contro i musulmani.  Ma la città ha ripreso coraggio e c’è musica nelle case. Hind assiste al perfetto lancio di uno schiavo che centra un piccolo anello sopra i capelli di una danzatrice. Si chiama Wahki.   AHind gli promette la libertà e molto denaro, se riuscirà a uccidere Hamzah.

Arriva un mercante in visita a Medina. Resta sbalordito, vedendo tutti i negozi incustoditi. Ma tutti gli uomini sono alla preghiera. Hamza chiede notizie al mercante e questi gli dice che i meccani stanno raccogliendo tutti gli uomini capaci di maneggiare una spada nel deserto.

 

 

SCONFITTA DELL’ISLAM NELLA BATTAGLIA DI UHUD

 

Da tempo è atteso l’arrivo dell’esercito meccano e ora il momento è arrivato. E’ comandato da Abu Safian. E’ un esercito enorme: 3000 uomini e 700 cavalli: tre volte più numeroso dei musulmani che possono contare su 1000 uomini e 2 cavalli. Prima della battaglia Hind passa davanti ai soldati schierati, incitandoli. Hamza osserva con preoccupazione un gruppo di cavalieri, comandati da Khalid, messi in una strana posizione. Maometto manda 50 arcieri per tenerli sotto tiro, ordinando a questi di non abbandonare la posizione per nessun motivo. Intanto Hind ha indicato a Wahki il suo bersaglio. Abu Safian ordina l’attacco in nome di Hubal. Quando Maometto dà l’ordine, Hamza fa avanzare le schiere dei musulmani. Quando Hamza viene ucciso, attaccano con maggiore vigore pe vendicarlo.   Riescono così a prevalere sui meccani, volgendoli in fuga.

Gli arcieri, violando i tassativi ordini ricevuti, abbandonano la loro posizione, per raccogliere bottino. I cavalieri di Khalid, non più esposti ai lanci degli arcieri, aggirano la collina e arrivano di sorpresa alle spalle dei musulmani e li mettono in rotta. Abu Safian si complimenta con Khalid che è il vincitore. Questi vorrebbe inseguire i musulmani per eliminare Maometto e l’Islam una volta per tutte. Abu Safian dice però che inseguire i fuggitivi tra le montagne è troppo pericoloso e ora il loro compito è finito. Dice a Maometto, che sta sulla collina, che è pareggiato il conto: un giorno per un giorno, Ohor vendica Sadr, i morti musulmani    pareggiano il conto con i morti meccani. Maometto ribatte che i morti musulmani sono saliti in paradiso, mentre i morti meccani bruciano all’inferno. A questo punto, assistiamo alla atroce vendetta di Hind. Non contenta di avere fatto uccidere Hamza, gli fa aprire il petto e gli divora il cuore.

Il mercante che abbiamo già incontrato, parlando con Solool, dice che i musulmani sono matti. Lavorano con accanimento e sembrano quasi felici della sconfitta, perché dio l’ha mandata per mettere alla prova la loro fede! Il mercante dice che vorrebbero Mecca, ma, certo, non l’avranno.  Solool dice che invece l’avranno e invita a non sottovalutarli, come ha fatto lui, a sue spese.  Mecca è non solo la loro origine, ma il luogo dove dio parlò all’uomo: un luogo di cui l’anima sente nostalgia. Nell’anno in corso, i musulmani hanno intenzione di andare in pellegrinaggio alla Mecca: disarmati.  Il mercante dice che Abu Safian li ucciderà tutti durante il loro viaggio nel deserto.

Solool dice che, se si crede in dio come loro, potrebbe essere possibile andare, senza essere uccisi. Anche se, probabilmente, lo saranno.

 

IL TRIONFO DELL’ISLAM

 

I musulmani vanno in pellegrinaggio alla Mecca, senza armi. Arrivano i cavalieri meccani che tentano di provocarli. Zaid dice di stare fermi e non reagire alle provocazioni. Nonostante Khalid faccia ripetutamente impennare il cavallo vicino a Bilal, questi resta immobile come una statua. I cavalieri se ne vanno. Ma è stato mandato Suheil, il che significa che è possibile un accordo. Viene stipulato un accordo che prevede dieci anni di tregua. Questa volta i pellegrini dovranno tornare indietro, ma dopo un anno, potranno tornare e restare a Mecca tre giorni. A questo punto vengono inviati messaggeri ai potenti del mondo (Eraclio, imperatore di Bisanzio, Kisra, imperatore di Persia, Muqawqis, Patriarca di Alexandria), invitandoli a convertirsi all’Islam: sono i tre cavalieri che abbiamo visto all’inizio.

Coloro che sono vicini al profeta ripetono percorrono il deserto per predicare agli uomini del deserto il suo insegnamento. Zaid dice che non ci sono diverse razze nell’Islam e che un arabo non è superiore a uno straniero, né un bianco superiore a un negro, perché tutti rispondono direttamente a dio. Jafahr dice che chi ha fede desidera per il suo vicino quello che desidera per sé.  Bilal dice che l’inchiostro di un sapiente è più sacro del sangue di un martire. E’ necessario imparare a leggere e poi insegnare agli altri. Jafahr dice che gli Ebrei con la Bibbia e i Cristiani con il Testamento devono essere rispettati, perché anche i loro libri vengono da dio. Un altro discepolo dice che Maometto non ama gli uomini che vogliono essere superiori agli altri. Una volta che volle aiutarlo a raccogliere la legna, egli si rifiutò e disse che neanche lui sapeva che cosa sarebbe stato di lui.

Molti personaggi meccani si convertono. Amr dice che è venuto per essere accolto. Anche Khalid riconosce che c’è un unico dio e Maometto è il suo profeta. E’ addolorato per il tempo speso a combattere l’Islam. Bilal lo conforta, dicendo che l’Islam dimentica ciò che è stato fatto prima della conversione. Khalid dice che la sua spada sarà d’ora innanzi messa al servizio dell’Islam.

Alcuni musulmani chiacchierano in mezzo agli alberi. Uno di essi dice che dio può trasformare la sconfitta in vittoria. Due anni fa i musulmani penarono di essere sconfitti ed accettarono una tregua di 10 anni. Ora passano di vittoria in vittoria nel cuore degli uomini. Improvvisamente sopraggiunge un gruppo di uomini che cominciano ad uccidere a colpi di spada e con il lancio di frecce e poi si dileguano.

Abu Safian si reca a Medina per parlare con Maometto e dice che la tregua è stata violata da un gruppo di beduini. Non sono stati i meccani a violare la tregua. Si vede circondato dal disprezzo generale. Tutti lo evitano e si ritrova solo. Gli va incontro Khalid, che ora è musulmano. Lo accusa di non rispettare i patti e gli impegni. Abu Safian non può fare a meno di esprimere la sua rabbia per essere sconfitto da uno che una volta era un pastore. Khalid lo invita a prendere atto che la religione di quel pastore  Gli dice di andare a Mecca ad annunciare che gli dei sono morti e di affrettarsi, perché i musulmani gli saranno presto alle calcagna.

Khalid giunge al punto di raccolta dei musulmani e dice che a sera saranno diecimila uomini di tutte le tribù Ora è possibile combattere i meccani. Intanto Abu Safian giunge a Mecca  Hind gli dice che ora che lui è tornato possono combattere. Qualcuno dice che è possibile combattere dalle case. Abu Safian, sconsolato, dice che è inutile, che sono migliaia e altri si aggiungono continuamente. Hind gli dice ripetutamente che è un vigliacco. Ma non è più il capo della città? Suo padre e suo fratello sono morti invano, se suo marito si rifiuta di combattere. Lui le dice di andare a casa e di badare ai fatti suoi. Mecca è presa, non può resistere.

Intanto i musulmani si accampano per la notte. Bilal dice che ormai possono vedere Mecca, anche attraverso le montagne. Abu Safian e Hind escono a cavallo e contemplano da lontano il grande numero di fuochi.   Si sente il profumo del pane che stanno cocendo. Evidentemente non vogliono fare saccheggi. Abu Safian dice che, quando li cacciò dalla città, non sapeva che portavano Mecca con loro.

Abu Safian cavalca fino al campo dei musulmani e viene accompagnato nella tenda di Maometto. Dice di avere dubbi e Bilal riconosce che alcuni giungono alla religione in pochi minuti, mentre per altri sono necessari molti anni e quindi rispetta i suoi dubbi. Alla fine Abu Safian riconosce che i sui dei non hanno nessuna utilità: dichiara quindi, senza costrizione, che c’è un solo dio e Maometto è il suo profeta. Quindi ritorna a Mecca.

Il giorno dopo, l’immenso esercito dei musulmani giunge in vista della Mecca, lasciando sbalorditi e terrorizzati i meccani. Tutti si chiudono nelle case. Ma gli ordini sono molto chiari: nessun furto, nessuna violenza, nessun abuso. Quelli che sono chiusi nelle case sono al sicuro.   Khalid e i personaggi più autorevoli, a cavallo, precedono l’immenso corteo e si dirigono verso la Kaaba. Vengono aperte le porte. A questo punto vediamo la cammella del profeta ed il suo bastone. Egli entra e butta giù la statua di Hubal. A questo punto vengono portati fuori e fatti a pezzi tutti gli idoli. Maometto dichiarò Mecca città di dio e non fece vendette.  Nella Kaba, dove deve essere onorato Allah, l’unico dio.

Ormai Maometto cominciava a sentire la morte vicina. Chiamò a sé i fedeli e ricordò loro l’essenza della sua predicazione. Nell’Islam non ci sono né razze, né tribù. Tutti sono uguali davanti a dio.  Tutti i musulmani sono fratelli e devono aiutarsi l’un l’altro. Disse che lasciava ai musulmani un libro, il Corano, che era parola di Dio. Il 6 giugno 632 Maometto morì.  Molti non credevano fosse morto: un uomo simile non poteva morire. Ma Abu Bakr nella moschea disse ai fedeli che Maometto era morto, ma Allah era vivo.

 

IMMAGINI

 

loc1

 

loca

MAOMETTO INVIA MESSAGGERI

 

cavalieri

 

 

inviato

 

meccano

 

eraclito

L’imperatore Eraclio

 

LA MECCA E GLI IDOLI DELLA KAABA

 

mes

Un poeta declama i suoi versi

 

pupazzo

Un idolo che viene introdotto nella Kaba

 

abbas

 

 

 

 

hind

Hind acquista un taglio di seta al mercato

 

montagna della luce

La “montagna della luce”, dove si trovava la grotta

I PRIMI SEGUACI

 

 

 

 

ammar

 

 

zaid

I primi seguaci: da destra Zaid, Hudayfa, Jafar con il foglio, Ammar, Musab

uscite

Facendo seguito all’ordine di Maometto, i musulmani si riversano nelle strade

 

cerca della kaaba

Zaid e i seguaci di Maometto cercano di raggiungere la Kaa’ba

 

 

safian3

Abu Safian “frena” Abu Jahl che vorrebbe cogliere l’occasione per una dura repressione

 

ABU SAFYAN E L’ARISTOCRAZIA MECCANA

 

michael-ansara

Abu Safian (Michael Ansara)

abu

 

 

ebu sufyan

 

michael-ansara-and-bruno-barnabe-in-the-message-1976

(Michael Ansara e Bruno Barnabe)

abbas1

Abbas, zio diMaometto, e Abu Jahl

 

papas

Utba e Hind

 

hind1

 

irene

 

BILAL

bilal

 

 

 

 

umaya

Zaid offre 200 dinar per Bilal al signor Umaya che accetta

 

HAMZA

 

bil

 

hamza11

Sayyidina Hamzah Radhiallahu Anhu, uno degli zii paterni di Maometto, parla con Abu Jahl

 

hamzbis

 

mesham

 

 

FUGA IN ABISSINIA

 

negu

 

negus

 

negus

 

neg

 

 

babul

BABUL

 

mosquea

 

abu

L’EGIRA

 

 

talib

Con la morte di Abu Talib Maometto perse ogni protezione

 

arrivo

La cammella del profeta sceglie il luogo in cui sedersi

 

taglia

 

avanti

 

 

 

hazrat bilal al habashi

Per la sua voce forte Bilal viene scelto per invitare i fedeli alla preghiera

 

re

Re Solool complotta con i meccani

 

LE BATTAGLIE DI BADR E UHUD

 

 

accamp

L’accampamento di Abu Safian, dove Waleed viene a chiedergli di unirsi a lui a Badr

 

duello

 

 badr

I “campioni”  meccani per la disfida preliminare a Badr

 

cappuccio

Hind è assetata di vendetta

 

 

haha

 

haha

 

distruz

michael-ansara-and-michael-forest-in-the-message-1976

 

 

hindbis

Hind fa scempio del cadavere di Hamza

 

 

TRIONFO DELL’ISLAM

 

 

schiavo

Bilal soccorre un vecchio durante il pellegrinaggio

 

chiè

 

 

leone

Khalid, che era un nemico,  diventa un combattente per l’Islam

 jafar

 Khalid diventa il capo dei combattenti

 safianbis

 Abu Safian, nella tenda di Maometto, riconosce che c'è un solo dio

LA DISTRUZIONE DEGLI IDOLI

 

armata

 

 

khalidbis

 

 

dist

 

dist1

 

I LUOGHI

 

LA MECCA OGGI

lamecca

 

 

kaaba1

 

TAIF

taif

 

 

saudi

 

 

saudi - Copia

NOTIZIE DI STORIA

da “La vita di Maometto” di Virgil Gheorghiu

VIAGGIO ALLE PORTE DI LA MECCA

Nel mese di febbraio del 628, Maometto lasciò Medina e si diresse verso La Mecca per compiere il pio pellegrinaggio alla Ka’abah. Questo genere di pellegrinaggio esisteva da sempre e consisteva in qualche pratica che già esisteva presso gli antenati e che l’Islam aveva accettato senza mutare nulla. Innanzitutto il fedele che intendeva recarsi in pellegrinaggio si metteva nella situazione di haram, vale a dire di digiuno, di astinenza sessuale, si rasava la testa e portava un vestito detto iram, costituito da un solo pezzo di stoffa, senza nessun ornamento.

Maometto invitò tutti i fedeli ad accompagnarlo. Vi era una categoria di musulmani che si sentì estremamente onorato dall’invito del profeta ad accompagnarlo: i rifugiati dalla Mecca. Per tutti gli arabi, La Mecca era il luogo dove Adamo aveva eretto il primo santuario, ricostruito in seguito da Abramo. Inoltre per i rifugiati, La Mecca era la patria da cui erano stati separati. La colonna che partì da Medina comprendeva duemila uomini. Le cerimonie del pellegrinaggio a La Mecca erano aperte ad ogni religione. Quindi, La Mecca non poteva proibire ai musulmani un pellegrinaggio che era aperto a tutti. Ma i Quraish non potevano neppure tollerare che il loro principale nemico, Maometto, entrasse in città.  La religione era la principale fonte di entrate della città.  Durante i mesi della Tregua di dio, chiunque poteva entrarvi. Fare discriminazioni tra una religione e l’altra voleva dire per La Mecca rinunciare a essere una oasi di tolleranza.

I meccani tentarono in vari modi di creare ostacoli, ma Maometto era deciso a riconciliarsi con La Mecca, anche contro la volontà di quest’ultima, e, per riuscirci, la prima cosa  da fare era evitare di fare scorrere il sangue.  Bisognava non cedere alle provocazioni.   La volontà di La Mecca non aveva nessuna importanza rispetto alla volontà di dio.  In secondo luogo, il pellegrinaggio avrebbe dovuto dimostrare che l’Islam non era una religione straniera, ma essenzialmente araba e che aveva il suo centro proprio alla Mecca.

Arrivato alla frontiera con il territorio sacro Maometto si fermò. Maometto chiamò Uthman, suo genero, che aveva sposato sua figlia Ruqaya e, dopo la morte di questa, l’altra figlia  Umm Khultum. Gli spiegò che doveva andare come suo ambasciatore a La Mecca a trattare con i Quraishiti.  Qualche tempo dopo circolò la notizia che il genero del profeta era stato catturato e imprigionato, poi che fosse addirittura stato ucciso. Qualora la notizia fosse stata confermata, la linea di condotta sarebbe stata diversa. Maometto chiamò i fedeli, uno ad uno, e fece loro giurare che avrebbero eseguito i suoi ordini, anche se fossero stati contrari alla ragione e ai loro desideri. Fece inoltre giurare che avrebbero combattuto fino alla morte se lui l’avesse ordinato. Il giuramento “sotto l’albero di Hudaibiya”  produsse alla Mecca un effetto terrificante. I Quraish erano terrorizzati all’idea che Maometto pensasse di assalire e saccheggiare la città.  Per il timore, liberarono immediatamente Uthman e fecero sapere che erano disposti a intavolare trattative. Dopo vari emissari, fu infine inviato Suhail-ben-Amr con pieni poteri.

Viene concordata una tregua di dieci anni. I musulmani rinunciavano a entrare a La Mecca, ma i Quraish si impegnavano a garantire loro l’accesso l’anno successivo. I musulmani avrebbero potuto restare per tre giorni, mentre i meccani avrebbero lasciato la città.  Il vantaggio principale per Maometto era l’accordo di non aggressione valido per dieci anni. Durante questo periodo di tempo avrebbe potuto stipulare alleanze con chi avesse voluto e combattere contro chiunque. La Mecca non si sarebbe intromessa.

Questo accordo sollevò una ondata di indignazione nel campo musulmano. Tutti i fedeli si sentivano offesi ed umiliati: erano giunti alle porte della Mecca e, senza essere stati vinti, prendevano spontaneamente l’impegno di ritirarsi. Naturalmente i fedeli non potevano discutere le decisioni del  Profeta a causa del giuramento prestato.

Grazie al patto di non aggressione di dieci anni, l’Islam avrebbe potuto liquidare i suoi nemici nelle vicinanze di Medina, senza che La Mecca potesse intromettersi.  I Beduini avevano un timore superstizioso della forza economica, religiosa e militare della Mecca ed erano restii a prendere le armi contro di essa. Ora, dopo il patto, i Beduini furono disposti a seguire Maometto. In pratica, La Mecca aveva riconosciuto l’Islam. Nel seguente anno 629, i musulmani sarebbero venuti alla ka’abah, come un vero popolo, come una ummah.

Nel maggio 628, approfittando della neutralità della Mecca, garantita dal trattato, Maometto occupò l’oasi di Khaibar, abitata da una popolazione ebrea.

Nel 629, nel mese della Tregua, Maometto, alla testa di 2000 musulmani disarmati, fece i suo ingresso alla Mecca. Dopo sette anni di esilio della città, come semplici pellegrini, fecero il giro della ka’abah, il tawaf, profondamente commossi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anziché vedere il film che dura re ore, si può vedere una serie di video:

 

PRIMO VIDEO 

https://www.youtube.com/watch?v=LOwoK96iHq A

Rimuovere lo spazio prima della A finale

SECONDO VIDEO

 

https://www.youtube.com/watch?v=m1qVghnwU_I#t=7.850895 8

Rimuovere lo spazio prima dell’8 finale

 

TERZO VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=oCbF-uMnRXU#t=44.607354 2

Rimuovere lo spazio prima del 2 finale

 

 


Film in urdu con sottotitoli in inglese

http://www.dailymotion.com/video/x2idn7 0

 

 

Vedere anche:q

This entry was posted in islam, Stati Uniti and tagged , . Bookmark the permalink.