I RAPPORTI CINA _ USA. LA VISITA DI XI JINPING NEGLI STATI UNITI E LA VISITA DI TRUMP IN CINA.

Il surplus commerciale cinese con gli USA ha raggiunto un nuovo record nel 2017: 275,8 miliardi di dollari, contro i 250,7 miliardi dl 2016 e 260,7 miliardi del 2015.

I due colossi dell’economia mondiale hanno raggiunto un’intesa che sembra scongiurare il conflitto innescato dalla decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni. Washington e Pechino hanno concordato di “prendere misure efficaci per ridurre in modo sostanziale il deficit degli Usa nel commercio di merci” con la Cina, in particolare per quanto riguarda i prodotti agricoli ed energetici. Lo rende noto un comunicato congiunto diffuso dalla Casa Bianca dopo le “consultazioni costruttive” svoltesi nella capitale americana. Le autorità cinesi si sono impegnate inoltre ad apportare “rilevanti modifiche alle leggi e regolamenti” per la protezione della proprietà intellettuale, compresa la legge sui brevetti.

AI CONFINI TRA CINA E COREA

Cina e Corea del Nord condividono 1.416 chilometri di confine comune. È un confine blindatissimo, ma ciononostante poroso. Da qui passano quei beni cinesi, come il petrolio, che nonostante le sanzioni internazionali tengono in vita il regime di Kim Jong-un. In senso contrario viaggiano le residue esportazioni di Pyongyang e, ogni tanto, soldati che sconfinano creando il panico nei villaggi cinesi di frontiera.  È proprio qui che, temendo il peggio, cioè una guerra che provocherebbe un disastro umanitario, la Cina starebbe allestendo dei campi profughi, almeno cinque secondo le fonti. Il primo a darne notizia, tra i media occidentali, è stato il Financial Times.

 

COLLABORAZIONE PER FERMARE IL PAZZO?

L’ultimo test missilistico di Kim Jong-un  (29 novembre 2017) ha scavato un solco ancora più profondo tra la Cina e la Corea del Nord. Xi Jinping non tollera più quelle considera vere e proprie provocazioni da parte del regime nordcoreano, e, pur escludendo ad ogni costo la soluzione militare da parte degli Stati Uniti e dei partner asiatici Usa, sta rendendo la vita difficile al regime di Pyongyang. Chiuso il traffico aereo tra Pechino e la capitale nordcoreana, interrotto il ponte dell’Amicizia che collega la Cina e la Corea del Nord, applicate in toto le sanzioni Onu e applicate dure restrizioni al commercio tra i due Paesi, il governo di Xi Jinping ha di fatto lasciato intendere al mondo che in realtà questo vicino nordcoreano era solo una scomoda necessità storica più che un vero e proprio alleato. E adesso, con quest’ultimo test del missile intercontinentale Hwasong-15, la situazione si è fatta tutt’altro che semplice fra Pechino e Pyongyang.

Subito dopo il lancio del missile, Donald Trump ha telefonato a Xi Jinping per chiedere di fare il possibile per piegare Kim Jong-un a più miti consigli. Ma non c’è stata soltanto una chiacchierata telefonica tra i due leader. Ci sono stati altri colloqui, in altre sedi, sempre fra Cina e Stati Uniti, che fanno credere che qualcosa stavolta è cambiato. Alla National Defense University di Washington, quasi in totale anonimato, c’è stato un incontro fra due gruppi di militari cinesi e americani incentrato sulla gestione di una crisi fra le due forze armate. Il Pentagono ha subito voluto sottolineare che questo meeting era già programmato e che non aveva alcun riferimento alla Corea del Nord, ma è chiaro che, anche qualora fosse stato programmato in passato, giunge in un momento molto opportuno.

 

MEDIAZIONE CINESE  TRA USA E NORDCOREA

Xi Jinping ha preso l’iniziativa di mandare un inviato speciale in Corea del Nord. A detta dell’agenzia di stampa Xinhua, scopo ufficiale della visita del delegato cinese, il noto diplomatico Song Tao, sarà quello di informare il regime di Pyongyang sugli esiti del diciannovesimo Congresso del Partito comunista cinese e di visitare il Paese. Non viene specificata la durata del viaggio di Song Tao in Corea del Nord, ma si suppone che abbia la sua scadenza naturale nel momento in cui Kim e il suo governo avranno avuto piena visione dei piani di Xi Jinping per risolvere la crisi. Il governo di Pechino persevera nella volontà di giungere a un accordo che preveda il cosiddetto “doppio stop” da parte Usa e da parte nordcoreana, e dunque la fine delle provocazioni militari di Kim e delle esercitazioni anche congiunte delle forze americane: ipotesi che per ora dal Pentagono sembrano bocciare. Il viaggio del delegato di Pechino arriva dopo due anni dall’ultimo viaggio ufficiale di un funzionario cinese nel Paese di Kim. A ottobre del 2015, Liu Yunshan, membro del Politburo cinese, visitò Pyongyang e incontrò il dittatore nordcoreano, ma, al netto di un invito al dialogo da parte di Xi, non ci furono impulsi verso la via della pacificazione. Questa volta le cose sembrano essere diverse: la Cina non ha più intenzione di mettere a repentaglio la stabilità del Pacifico e dei propri mercati per colpa di Kim Jong-un, specialmente se va a discapito dei suoi commerci con la Corea del Sud e gli Stati Uniti. La posta in gioco è troppo alta per permettersi un vicino così scomodo.

IL TOUR DI NOVE GIORNI DI TRUMP IN ASIA

 

La Casa Bianca enfatizza i risultati di questo vertice: le imprese americane, da Qualcomm alla Boeing, da Goldman Sachs a Caterpillar annunciano intese che valgono 250 miliardi di dollari.  Ma i detrattori di Trump ricordano che sono accordi da spalmare in un decennio almeno e che molti erano in gestazione da tempo e altri sono solo memorandum preparatori. Sinopec, azienda statale cinese dell’energia, promette di investire 43 miliardi in Alaska per sviluppare un gasdotto: il governatore dello Stato sostiene che saranno creati 12 mila posti di lavoro americani. Boeing incassa l’ordine per 300 aerei, un affare da 37 miliardi di dollari. Il segretario di stato Rex Tillerson ammette che sono numeri ancora molto piccoli comparati con lo squilibrio commerciale.

 

Xi  ha detto che la cooperazione tra le due superpotenze è l’unica scelta praticabile. Ha osservato che «le differenze ci sono ma bisogna lavorare insieme e questo vertice storico ha indicato la direzione». Trump torna sulla Nord Corea, tema centrale della sua missione in Asia: definisce il regime di Kim «assassino», dice ancora che Xi è di grande aiuto e assicura che «possiamo liberare il mondo dalla minaccia nucleare nordcoreana». E’ un fatto che il leader cinese non ha mai voluto incontrare il Maresciallo di Pyongyang, lo disprezza e sta stringendo le sanzioni.

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I principali obiettivi che il presidente americano si pone, sono due. In primo luogo, vuole ridurre «l’enorme» disavanzo commerciale nei confronti di Pechino, che nel 2016 ha venduto a Washington 347 miliardi di dollari di merci in più rispetto a quante ne ha acquistate. Per riequilibrare la bilancia e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro sono arrivati in Cina anche i dirigenti di circa 40 multinazionali americane, tra cui Goldman Sachs e Boeing. In particolare, si attende la nascita di un fondo congiunto da cinque miliardi di dollari tra il fondo sovrano cinese, la China Investment Corporation, e il colosso bancario americano per portare investimenti nel manifatturiero Usa.

Il secondo obiettivo riguarda un maggiore impegno della Cina per contenere le ambizioni nucleari della Corea del Nord. Il tema è delicato: Pechino ha meno influenza di quanto si pensi sul dittatore Kim Jong-un. Se evitare una crisi regionale è nei suoi interessi, non può neanche permettersi che il regime crolli. Per questo ha applicato le sanzioni stabilite dall’Onu a metà agosto, ma si è rifiutata di porre fine alle esportazioni di petrolio a Pyongyang, ribadendo che non approverà sanzioni aggiuntive oltre a quelle decise dalle Nazioni Unite.

In cambio di accordi economici e qualche promessa sulla Corea del Nord, Xi spingerà Trump a firmare una dichiarazione amichevole comune sulla cooperazione tra i due Paesi e ribadire il principio dell’unica Cina e della coesistenza pacifica nel Mar cinese meridionale. Inoltre, chiederà a Washington di autorizzare una maggiore collaborazione tra i due Paesi in diversi settori (aviazione, aerospaziale, ingegneria, hi-tech) che permettano alla Cina di acquisire nuova tecnologia.

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Sono stati firmati accordi per 250 miliardi di dollari, molti dei quali però non vincolanti. Essi rischiano però di restare uno specchietto per le allodole e di non riequilibrare lo sbilancio commerciale.

 


Domenica 5 novembre 2017 Donald Trump è atterrato in Giappone, prima tappa del suo viaggio di nove giorni in Asia.

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Trump con Shinzo Abe

Durante una visita di tre giorni in Cina, Trump cercherà  di persuadere il presidente Xi Jinping a usare la propria influenza sulla Corea del Nord per cambiare il regime belligerante di Kim e allontanare Pyongyang dalle sue continue minacce militari. La Cina, argomenterà, è il fornitore cruciale di beni alimentari, combustibile e finanziamenti della Corea del Nord ed è l’unico Paese che può costringere Kim a cambiare corso. Trump si offrirà nuovamente di migliorare le relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina in cambio della sua collaborazione, e avviserà che la Cina rischierebbe più degli Stati Uniti se dovesse esplodere il conflitto nella Penisola coreana.

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Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha annunciato il 12 maggio 2017 un piano che rappresenterà “un nuovo apice” nei rapporti bilaterali. Chi temeva una guerra commerciale con la Cina è stato smentito. Una cosa sono le sparate di un candidato in campagna elettorale, ma le decisioni di un Presidente sono una cosa molto diversa.

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Il 6 aprile 2017 Xi Jinping è arrivato in Florida per l’incontro con il suo omologo Donald Trump. Xi si dice pronto a intensificare i rapporti con gli Stati Uniti su nuove basi. L’incontro ha avuto luogo nella favolosa dimora di Trump a Mar-a-Lago. Il presidente americano ha accettato l’invito a visitare la Cina. Oltre ai rapporti commerciali tra i due paesi, è sul tavolo lo spinoso problema dell’aggressività della Corea del Nord e del suo armamento nucleare. Trump ha informato Xi dell’attacco lanciato nella notte contro una base siriana: gli Usa mostrano i muscoli!

Xi, al termine dell’incontro, ha detto che esso si è rivelato positivo.  I due presidenti si sono impegnati a sviluppare una cooperazione che porti reciproci vantaggi e a gestire le differenze sulla base del rispetto reciproco. E’ stata altresì una occasione per approfondire la loro reciproca conoscenza e cementare una relazione basata sulla fiducia. Cina e Stati Uniti sono l’uno per l’altro il principale partner commerciale. La cooperazione economica e commerciale offre ampie prospettive: una opportunità che i due paesi sapranno cogliere.Una parte importante delle relazioni tra i due paesi è costituita dai rapporti militari, che richiedono fiducia reciproca: Xi ha auspicato scambi militari a vari livelli e consultazioni tra i ministri della Difesa.

 

 

 

Il presidente Xi Jinping accolto dal segretario di stato Rex Tillerson al suo arrivo all’aeroporto di Palm Beach in Florida

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una passeggiata insieme a Mar-a-Lago

 

IMMAGINI DI MAR-A-LAGO

Il patio

Salone

 

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