LA TRASFORMAZIONE DELLA ECONOMIA CINESE

SenseTime è diventata la startup più ambiziosa nel campo dell’intelligenza artificiale, grazie a un investimento di 600 milioni di dollari da parte di una cordata di investitori cinesi, con in testa il colosso dell’e-commerce Alibaba, che vale più di tre miliardi. L’ambizione di Pechino di diventare il leader nell’Ia entro il 2030 era già prevista nel secondo piano di sviluppo emanato dal Consiglio di Stato. Quello che invece era solo intuibile era il campo nel quale la Cina intende eccellere. SenseTime lavora ad ampio spettro su tutti i settori dell’Ia, dalla guida autonoma al deep learning, ma è specializzata nel riconoscimento facciale. Il suo software è presente in oltre 100 milioni di dispositivi mobili made in Cina ed è sperimentato anche sulle telecamere di sicurezza.  In Cina esiste una rete di 176 milioni di telecamere di sorveglianza che controllano 1,3 miliardi di persone. Questa rete diventerà sei volte più grande nell’arco di due anni.

Tutti questi occhi sembrano dotati di intelligenza artificiale e nello specifico di tecnologie per il riconoscimento del volto. Se quindi siete stati in Cina per turismo ci sono ottime probabilità che il vostro volto sia stato analizzato dal software di SenseTime. A confermare la passione del Governo cinese sulla sorveglianza globale ci sono gli investimenti operati in questi anni in questa tecnologia. L’anno scorso sono stati spesi in startup attive nel riconoscimento facciale 1,6 miliardi di dollari (nel 2016 erano poco più di 200 milioni). Oggi accanto a SenseTime ci sono altri due startup della sorveglianza globale. La Cina ospita infatti, la società di riconoscimento facciale Megvii che ha raccolto 460 milioni di dollari di finanziamenti lo scorso novembre. O ancora Yitu e Malong Technologies che nel corso del 2017 hanno chiuso dei round di finanziamento destinati allo sviluppano di applicazioni di Ia basate sulla tecnologia di visione artificiale.

Il vantaggio competitivo di studiare una tecnologia di computer vision in Cina consisiste nella mancanza di regole. Poter accedere a una grandissima mole di informazione grazie per esempio alle telecamere di sorveglianza è un metodo efficiente per addestrare gli algoritmi. Nell’Ia funziona così: più dati hai a disposizione e maggiori sono le probabilità di sviluppare innovazione.

Al sicuro nella folla: da sempre uno dei pochi punti fermi per i fuggiaschi. Ma non è più valido. In Cina, a Nanchang, nella provincia dello Jiangxi, un ricercato è stato fermato e arrestato dalla polizia mentre cercava di scomparire in mezzo ad altre 60mila persone. È stato individuato grazie alle fotocamere con sistemi di riconoscimento facciale automatico. 

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Dopo Moody’s arriva il giudizio  di Standard & Poor che taglia il rating del debito sovrano cinese a lungo termine da AA- ad A+, con outlook stabile; viene  messo sotto, osservazione il crescente ammontare del debito cinese.

«Il downgrade riflette la nostra valutazione secondo cui un periodo prolungato di forte crescita del credito ha aumentato i rischi economici e finanziari della Cina», ha dichiarato S&P. Il downgrade segue a ruota le decisioni di Moody’s adottate nel maggio scorso proprio quando il Governo coglie la sfida di contenere i rischi finanziari derivanti da anni di incentivi alimentati dal credito, “spinto” dalla necessità di raggiungere obiettivi di crescita ufficiali.

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Una piccola quota di azioni cinesi di classe A verrà finalmente utilizzata a partire dal prossimo anno per popolare l’indice Msci Emerging Markets, dopo molti fallimenti in tal senso, anche se il processo sarà molto graduale e inizialmente soft come rappresentatività. Il sentiment degli investitori su questo sottostante ha però subito svoltato in positivo, come dimostrano le performance nelle ultime settimane dei prodotti legati alle A shares cinesi. Tali azioni hanno per ora un peso limitato, pari allo 0,73% sull’indice Msci Em (solo 0,10% per Msci Acwi), con flussi positivi attesi per circa  14 miliardi di dollari. Uno dei fattori che hanno maggiormente contribuito a tale scelta è la migliore accessibilità al mercato0, raggiunta attraverso i programmi Hong Kong e Shanghai/Shenzen Connect. Stanno nascendo fondi che investono sulle azioni cinesi di classe A.  Si tratta però di un mercato fortemente instabile per l’alto numero di investitori retail. Sono necessari prudenza nelle valutazioni e sangue freddo nei momenti di correzione. Il governo di Xi Jinping sta cercando di ridurre gli squilibri creati dalla crescita impetuosa dell’economia del paese.

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La Cina, che è il mercato più grande del mondo per le automobili, sembra avere deciso di incamminarsi sulla via di Francia e Gran Bretagna che hanno fissato al 2040 lo stop all’uso di combustibili fossili. La Cina deve ancora fissare la data per tale obiettivo.

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La locomotiva cinese rallenta.: l’obiettivo del Pil , che l’anno scorso era stato lasciato ottimisticamente fluttuare tra  il 6,5 e il7%, quest’anno è inchiodato “intorno al 6,5%”. La situazione è più grave del previsto, sia all’esterno che all’interno. I fattori che possono causare instabilità e incertezza non sembrano temporanei, ma stanno visibilmente crescendo. La crescita economica mondiale resta debole, mentre la de-globalizzazione e il protezionismo aumentano. Si parla spesso nei discorsi ufficiali di “rischio”.  A novembre, il 19esimo congresso del Partito incoronerà per un altro quinquennio Xi Jinping. E’ quindi meglio non promettere la luna e stare con i piedi per terra. La parola d’ordine è la “nuova normalità”. Dunque: freno alla sovrapproduzione, argine ai prezzi delle case schizzati anche del 30% in più   per allontanare il rischio di una bolla immobiliare,  contenimento del debito delle imprese (soprattutto degli “zombie” di Stato) per scongiurare il rischio della bolla anche bancaria, diminuzione dei costi di produzione.

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La Cina sostiene con convinzione l’accordo di Parigi sul clima. Da qui al 2020 investirà almeno 360 miliardi di dollari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’investimento fa parte del nuovo piano della National Energy Administration cinese e ha l’obiettivo di di riservare alle fonti pulite la metà di tutti i nuovi impianti di generazione di energia elettrica entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore. I leader cinesi si trovano di fronte all’imperativo politico di ridurre l’inquinamento nelle città, ormai sull’orlo del collasso ambientale. Negli ultimi mesi il governo ha messo in atto una serie di misure per affrontare il problema, con una serrata campagna. Nel 216, 335 fabbriche sono state chiuse a Pechino e più di 400 mila veicoli inquinanti sono stati tolti dalle strade. Xi Jinping vuole il cielo sempre più blu. Nel 2016 ci sono stati 198 “giorni di cielo blu”, contro soli dodici giorni nel 2015.

Con tali misure, la Cina persegue altresì la limitazione della dipendenza dall’import energetico. Nel 2025 potrebbe essere raggiunto l’obiettivo della autosufficienza energetica. La produzione da fonti rinnovabili, guidate dall’energia eolica, è triplicata negli ultimi cinque anni e continuerà a crescere. Grazie ai nuovi investimenti annunciati, l’energia eolica arriverà a 210 gigawatt nel 2020, oltre un quarto di tutta la potenza eolica globale.   Accanto alle fonti rinnovabili, è stato dato forte impulso anche al nucleare. In pochi anni sono state costruite 35 centrali nucleari e 20 sono in costruzione.

La Cina persegue altresì il suo percorso per diventare la più grande economia di consumo del mondo. Il settore terziario cinese ha superato quelli primario e secondario come settore trainante della economia e ora rappresenta più di metà del Pil del paese. Questo è un buon indicatore del fatto che la economia sta trovando un nuovo equilibrio, allontanandosi dalla produzione e dagli investimenti in favore dei servizi e dei consumi. Secondo le proiezioni, i cinesi spenderanno 3600 miliardi di dollari quest’anno, il doppio di quanto speso nel 2006, nonostante una economia relativamente stagnante.  Inoltre si prevede che aumenteranno la spesa del 10% annuo entro la fine del decennio. E non si limitano a riempire il carrello della spesa di beni di consumo di base: andare al cinema e fare gite di famiglia all’estero sono attività entrate a fare parte della vita cinese. Più di settanta milioni di turisti cinesi hanno speso 292 miliardi di dollari in viaggi nel 2015: un valore quasi triplicato rispetto al 2012.

La Cina, inoltre si è ripetutamente pronunciata a favore del libero commercio e della globalizzazione, come mezzi per apportare benefici a tutti.  La “Belt and Road Initiative” è diventata un obiettivo comune di molte nazioni per sconfiggere il protezionismo e l’unilateralismo.

 

 

 

Tornano i cigni sul fiume Qingshui nel distretto Miyun di Pechino

 

jianxi

Primavera nel Jiangxi

 

 

 

 

 

 

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