I VIAGGI DI MARCO POLO

RIEPILOGO

Marco Polo (1254 – 1323) era un mercante veneziano che visitò la Cina e incontrò l’imperatore Kubilai Khan. Il suo libro “Il milione” fu dettato al suo compagno di prigionia, Rustichello da Pisa; Marco Polo era stato preso prigioniero dai Genovesi durante la battaglia di Curzola. Facendo riferimento ai suoi 17 anni di soggiorno e viaggi in Cina, delineò un quadro della fiorente cultura e civiltà cinese, fino a quel momento sconosciute in Europa. Il libro divenne famoso in Europa con il titolo:  “I viaggi di Marco Polo”. Liberato nel 1299, tornò a Venezia, dove suo padre e suo zio avevano acquistato una grande casa. Diventò un ricco mercante. Finanziò altre spedizioni, ma non lasciò più Venezia. Nel 1300 sposò Donata Badoer,  da cui ebbe tre figlie.

Marco Polo non fu il primo occidentale ad avere messo piede in Cina.  Mercanti, avventurieri e, soprattutto, religiosi lo avevano preceduto.  Basta ricordare il missionario Giovanni da Pian del Carpine, che nel 1245, su incarico di papa Innocenzo IV, giunse alla corte di Guyuk Khan, dopo un lungo viaggio via terra.  Altrettanto significativa fu l’esperienza di Guglielmo di Ruybruck, un religioso e missionario fiammingo che nel 1253 ebbe modo di visitare l’accampamento di Mangu Khan a Karakorum come emissario del re di Francia, Luigi IX. A differenza di Il Milione, i loro rapporti però rimasero chiusi negli archivi di chi li aveva commissionati.

L’IMPERO MONGOLO

All’inizio del XIII secolo, Gengis Khan, il condottiero mongolo, era stato capace di sottomettere la quasi totalità dell’Eurasia, gettando le basi di un dominio immenso che, quando Kublay fondò il primo impero celeste della dinastia Yuan, si estendeva dal mar Nero al mare del Giappone, Cina compresa.

Sarebbero state proprio queste straordinarie condizioni di unità politica e militare, la cosiddetta pax mongolica, a permettere un collegamento tra Asia ed Europa, come mai era accaduto prima. Una opportunità che Venezia, la cui fortuna era legata ai traffici con l’Oriente, non si lasciò sfuggire. E nemmeno la famiglia Polo.

IL VIAGGIO

Nel Milione sono presenti digressioni, dove si parla di luoghi non visitati: è il caso di Samarcanda.

Se il giovane Marco poté imbarcarsi nell’impresa che lo avrebbe reso famoso, ciò fu dovuto alla abilità del padre e dello zio (Niccolò e Matteo), che già nel 1266 raggiunsero la Cina, riuscendo a farsi ricevere da Kublai in persona. Al loro rientro in patria, avvenuto tre anni dopo, non erano più semplici mercanti, ma speciali emissari del Khan, incaricati di condurre una ambasceria presso il pontefice. Una missione delicata, suggellata dalla ricezione di un salvacondotto, la “tavola d’oro”, che in cinese si chiamava paiza e in mongolo gerega. Questo documento permetteva loro di muoversi liberamente entro tutti i territori sottoposti al controllo mongolo, sia nel viaggio di andata che in quello di ritorno. Ecco perché, quando nel 1271 Niccolò e Matteo si rimisero in cammino verso l’impero celeste, con al seguito il giovane Marco che allora aveva 17 anni, sapevano che dall’esito dell’incarico sarebbero dipese tutte le loro fortune. Lasciata Venezia, i Polo sbarcarono ad Acri, in Terrasanta, nell’aprile del 1272.  Successivamente mossero verso l’interno secondo un itinerario che li portò ad attraversare l’Anatolia Orientale e l’Armenia, per poi dirigersi alla volta dell’altopiano iranico, con l’obiettivo iniziale di raggiungere lo stretto di Hormutz e poi imbarcarsi per la Cina.

Durante questa prima parte del viaggio, i tre viaggiarono via terra, da soli o unendosi a qualche carovana nei tratti più difficili. Probabilmente si avvalsero di guide che conoscevano le lingue del luogo e poterono contare sull’aiuto dei funzionari delle terre sottoposte all’autorità del Gran Khan, grazie al salvacondotto di cui disponevano. Naturalmente non mancarono rischi e difficoltà, dovute al clima impietoso e alla necessità di attraversare fiumi molto pericolosi in tutte le stagioni dell’anno.  Il Milione è ricco di descrizioni di luoghi, in questa prima parte del viaggio, ma non si sa se i Polo li abbiano effettivamente attraversati.

 Dal Panshir, percorrendo un lungo tratto della via della Seta, raggiunsero  il Wakhan, una striscia di terra che si incunea fino al territorio cinese.  Ma era solo il prologo a una delle imprese più ardue: l’attraversamento della terribile catena del Pamir, durato ben 40 giorni che permise loro di giungere fino al bacini del Tarim – l’attuale regione di Xinjiang – un territorio ai confini del mondo, riscoperto da esploratori occidentali solo nel secolo XIX. L’opera di Marco è povera di dettagli su questa parte del viaggio.   Si dice solo che qui,  sui monti del Balasciam (l’attuale Badakhshan in Afghanistan), si fermò a lungo per riprendersi da una malattia. Si trattava di una terra ricca di pietre preziose, chiamate balashi, una varietà di rubini che venivano estratti in grande quantità, ma che era proibito esportare, pena la morte. La sosta permise a Marco di osservare le usanze delle donne, come quella di usare brache di foggia strana. 

Ora, nuove difficoltà si prospettavano davanti ai Polo. Dovevano attraversare il deserto del Taklamakan, con le città commerciali di Kashgar, Kotan e Cherchen. A questo punto li attendeva il terribile deserto del Gobi. Per non viaggiare soli, spostandosi a dorso di cammello, si unirono a una carovana che, purtroppo fu assalita dai predoni. I Polo riuscirono a fuggire e a rifugiarsi in una città vicina, ma molti dei loro compagni furono trucidati..

Dopo duemila km di deserto, trovarono un reparto della guardia imperiale che li condusse a corte. Dopo un altro mese di viaggio arrivarono alla favolosa Shangdu – la mitica Xanadu, residenza estiva di Kublai Khan, edificata alcuni anni prima a nord di Pechino. Dopo tre anni e mezzo di peripezie, nel 1275, i Polo erano finalmente giunti in Cina.

Furono ricevuti a corte con tutti gli onori e poterono così ammirare la ricchezza e lo sfarzo del palazzo. Era ornato di marmi e pietre preziose e le sale e camere erano tutte dorate. A corte si aprivano a Marco, ormai ventunenne, le porte dell’immenso impero.    Nominato ufficiale imperiale, ebbe modo di partecipare a importanti missioni in ogni angolo dell’impero, dal Tibet alla Birmania e dalla Concincina all’India. Per volontà di Kublai, i Polo rimasero in Cina per quasi 17 anni, fino a che, nel 1292, il Gran Khan non concesse loro il permesso di fare ritorno in patria.

Salparono verso il golfo Persico su una flotta di 12 giunche. Iniziava così un viaggio via mare pieno di difficoltà: dopo avere costeggiato la Malacca, arrivarono a Sumatra, dove furono costretti a fermarsi per 5 mesi a causa dei venti contrari. Poi toccarono i porti dell’India e di Ceylon, che Marco dimostrò di conoscere bene per esservisi recato in occasione di una precedente missione governativa.  Dopo 18 mesi, la flotta giunse finalmente a Hormuz.

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Il sentiero che conduce al lago Lop Nur nel deserto di Taklamakan. Si dice che sia stato calpestato da Marco Polo.

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Queste figure di cera di un museo della Inner Mongolia riproducono la scena dell’incontro tra Marco Polo e Kublay Khan della dinastia Yuan

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Così il pittore Tranquillo Cremona immaginò l’incontro tra Kublay e i Polo. In realtà, i Polo si prostrarono ai piedi del khan.

Galleria di Arte Moderna – Roma

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Questa miniatura del XV secolo, custodita alla Bodleian Library (Oxford),  descrive il momento in cui Marco Polo lascia Venezia. A sinistra si vede la basilica di san Marco con i quattro cavalli di bronzo sulla facciata. Accanto ad essa il Palazzo Ducale, di fronte al quale si apre la piazza con le colonne di san Marco e san Todaro. Marco in abito rosa cammina lungo una banchina che potrebbe essere la riva degli Schiavoni.

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Kublay Khan

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Il viaggio di Marco Polo

I LUOGHI

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Resti della fortezza di Yamchun nella valle del Wakh, dove il fiume Panj separa gli attuali stati del Tagikistan e dell’Afghanistan. Qui, nell’antico regno di Badakhshan,  MarcoPolo si fermò a lungo per riprendersi da una malattia. Si credeva che i re di questo territorio, i cui domini superavano le 10 giornate “tra levante e greco”, discendessero da Alessandro Magno e dalla figlia di Dario III.

 

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Monastero buddista di Erdene Zuu

Fu eretto nel 1585 da Abtai Sain Khan, usando pietre della vicina Karakorum, la vecchia capitale dei Mongoli.

 

SAMARCANDA

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mausoleo gur-emir di samarcanda, custodisce la tomba di tamerlano

Mausoleo Gur Emir

BUKHARA

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Madrassa Arab

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Mausoleo Ismail Samani

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LE AVVENTURE DI MARCO POLO

Lo spettacolo epico cinese “Le Avventure di Marco Polo” ha debuttato al White House Theatre di Branson nel Missouri (stati Uniti) il 9 agosto 2013.

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C’era stato un film su Marco Polo.

Nicolò Polo mostra i tesori provenienti dalla Cina e manda là suo figlio (Gary Cooper)  con il suo assistente Binguccio. Essi salpano da Venezia, ma fanno naufragio; attraversano il deserto della Persia e le montagne dal Tibet alla Cina,  per raggiungere Pechino ed il palazzo dell’imperatore Kublai Khan (George Barbier).

Il filosofo (nonché fabbricante di fuochi artificiali) è il loro primo amico nella città e li invita a casa sua per un pasto a base di spaghetti. Intanto, al palazzo, Ahmed, consigliere dell,imperatore, mosso dalla sua ambizione, convince Kublai Khan che il suo esercito di un milione di uomini può conquistare il Giappone.

Kublai Khan promette la principessa Kukachin (Sigrid Gurie) al Re di Persia. Marco, arrivando a Pechino, trova  Kukachin che prega per avere un bel marito. Marco Polo ottiene una udienza dall’imperatore; incaricato di selezionare le dame, adotta un criterio che riceve il plauso dell’imperatore e diventa un ospite favorito. Ahmed mostra a Marco la sua torre con avvoltoi e gli mostra la esecuzione di una spia, tramite una botola che aprendosi, lo fa cadere nella fossa dei leoni.

Kukachin dice a Marco che sta per sposare il Re di Persia, ma si è innamorata di Ahmed.  Questi vuole allontanare Marco e consiglia all’imperatore di inviarlo nel deserto a spiare un gruppo di ribelli. Kukachin mette in guardia Marco.


UN POCO DI STORIA

 

KUBLAI KHAN

Kublai fu sorpreso dalla decisione del fratello minore Arig di proclamarsi gran khan, senza che il titolo gli fosse stato conferito dall’assemblea dei principi mongoli. Si riunì dunque con questi a Xanadu, la capitale costruita qualche anno prima. Per tre volte i principi chiesero a Kublai di farsi gran khan e per due volte rifiutò, ma, alla terza accettò, secondo la tradizione. Fu così che il 5 maggio 1260 ereditò uno degli imperi più vasti della storia, che si estendeva dall’Oceano Pacifico al Mar Nero. I domini mongoli erano divisi in quattro khanati, su cui Kublai Khan aveva autorità: l’Orda d’Oro, sul Volga; il khanato Chagatai, in Asia Centrale; l’Ilkhanato in Iran, che governava l’Asia sud-occidentale; i territori cinesi governati dallo stesso Kublai.  Negli anni successivi alla sua nomina, Kublai si interessò alla espansione verso il Sud della Cina a spese della dinastia Song.  Le sue mire verso Corea, Giappone e Sudest asiatico conobbero alterne fortune.

Alla sua nascita, niente faceva presagire che sarebbe diventato uno degli uomini più potenti della storia. Alla morte di Gengis Khan, nel 1227, era stato designato gran khan suo zio Ogodei. Kublai era solo il quarto figlio di Tolui, figlio minore di Gengis Khan. Sua madre, Sorghaghtai ebbe un ruolo decisivo. Benché fosse una cristiana nestoriana, educò i suoi figli secondo la tradizione mongola. Kublai ebbe precettori cinesi che gli insegnarono le tradizioni locali e le basi del buddhismo e del taoismo. Alla morte del marito, si fece assegnare da Ogodei un territorio di Hebei come possedimento personale e vi si traferì insieme a Kublai. Era una regione dedita all’agricoltura, attività che i nobili mongoli guardavano con disprezzo

Sorghaghtai, che era una abilissima amministratrice, decise di affidare al figlio un territorio con diecimila famiglie, affinché lo amministrasse. Non fu una esperienza positiva, perché questi non riuscì a controllare i suoi ufficiali mongoli, la cui condotta diede luogo a rivolte e migrazioni. Visti i pessimi risultati della sua gestione Kublai ordinò una serie di riforme per migliorare la amministrazione e imparò a circondarsi di persone capaci e provviste di una maggiore conoscenza delle istituzioni locali.

Come guerriero Kublai mostrò la stessa ferocia di Gengis khan.  L’espansione mongola dipendeva dal terrore dei castighi imposti a chi si opponeva. La carriera militare di Kublai cominciò nel 1251, quando Mongke divenne gran khan. Questi gli ordinò di riprendere la conquista del territorio dei Song. Quando Mongke morì senza eredi nel 1260, Kublai fu eletto gran khan.  Una volta ristabilito l’ordine nel territorio mongolo, riprese la guerra contro i Song che nel 1279 furono costretti ad arrendersi.

Vedere anche:

 

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