REPRESSIONE RELIGIOSA E ATTENTATI TERRORISTICI IN CINA

La Cina punta sempre più sulla tecnologia per combattere la criminalità: la polizia cinese è ora dotata di particolari occhiali per il riconoscimento facciale, capaci di individuare potenziali sospetti in mezzo alla folla. Gli occhiali, realizzati appositamente per le forze dell’ordine possono identificare un volto in 100 millisecondi confrontando le immagini con un database di 10.000 sospetti. I primi risultati sono stati ottenuti a Zhenghou, dove sono stati identificati e arrestati 7 criminali ricercati da tempo

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Il problema del terrorismo islamico è un problema primario per la sicurezza della Cina. Da anni il governo centrale di Pechino ha attuato una politica estremamente repressiva nei confronti di qualsiasi fenomeno violento nei confronti dell’indipendentismo uiguro, considerato il volano dello jihadismo nella regione occidentale del territorio cinese. E la crescita del fenomeno dell’islamismo in tutto il mondo, con l’esplosione di numerosi fronti di guerra, rappresenta un pericolo anche per il gigante cinese.  Oggi, il fenomeno terroristico non è più un problema semplicemente interno ma internazionale, e proprio per questo motivo la Cina si sta impegnando anche sul fronte globale per combattere l’estremismo islamico.

Sono migliaia – si parla di 5000 unità – gli uiguri che hanno imbracciato le armi tra le fila di Daesh. E  adesso, anche la Cina, come molti Paesi, subisce una delle conseguenze della sconfitta dell’Isis come realtà territoriale: il ritorno dei foreign fighters.

Il presidente della regione autonoma ha parlato di una “Grande M;uraglia” lungo i suoi 5.700 chilometri del confine “per impedire la penetrazione di estremismo, separatismo e terrorismo dall’estero”: una “Grande Muraglia” che non sarà solo fisica ma anche virtuale, in grado di controllare tutto quanto possa essere indicatore di una crescita del pericolo.

 

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Il governo cinese ha trasformato la remota regione ai confini con l’Asia centrale in un laboratorio sociale in versione high tech per prevenire attacchi terroristici da parte degli uiguri, gruppo etnico musulmano.

Urumqi, centro cinese sul confine con l’Asia Centrale, è uno dei luoghi più sorvegliati del pianeta.  Posti di blocco con scanner di identificazione fanno la guardia alla stazione ferroviaria e sono dislocati all’interno e all’esterno del perimetro urbano. Gli scanner commerciali tracciano il viavai in alberghi, centri commerciali e banche.  La polizia usa dispositivi portatili alla ricerca di smartphone con applicazioni per chattare che fanno uso di crittografia, video co forte valenza politica e altri contenuti sospetti. Per fare il pieno di benzina, prima si deve strisciare la carta di identità e guardare una telecamera.

Gli sforzi della Cina per soffocare il movimento separatista violento, fondato dai membri del gruppo etnico a prevalenza musulmana degli uiguri, hanno trasformato la regione autonoma dello Xinjian.g , di cui Urumqi è la capitale, in un laboratorio per il controllo sociale ad alta tecnologia che, secondo gli attivisti per i diritti civili, il governo intende estendere a tutto il paese. E’ quasi impossibile muoversi nella regione, senza percepire lo sguardo inesorabile del governo. Cittadini e visitatori  devono sottoporsi quotidianamente ai controlli di polizia, sono ripresi da telecamere di sorveglianza e devono essere riconosciuti da macchine che scannerizzano carte di identità, facce, bulbi oculari e, talvolta, l’intera figura.

In tutta la Cina, le autorità stanno introducendo nuove tecnologie per sorvegliare la gente e modellarne i  comportamenti. I controlli sono stati rafforzati sotto la guida del presidente Xi Jinping e la vasta rete di sicurezza ora include apparecchiature ad alta tecnologia per monitorare le attività online e, persino, curiosare nelle app di messaggistica per smartphone. Il governo del Dragone è in allerta dalla ondata di attacchi terroristici mortali che ha investito il paese nel 2014 e che le autorità hanno attribuito ai militanti dello Xinjiang, ispirati dai messaggi islamici estremisti provenienti dall’estero.  Oggi, i funzionari mettono gli strumenti più avanzati al mondo nelle mani   di una potenziata forza di sicurezza per creare nello Xinjiang un sistema di controllo sociale.

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La Cina ha adottato un provvedimento duro nei confronti dell’Islam che sta andando a colpire soprattutto nella regione dello Xinjiang, terra della minoranza turcofona degli uiguri, ma anche di kazaki e kirghizi con i quali hanno in comune proprio il credo.

Devono essere  consegnati gli oggetti legati al culto, se non si vuole che siano requisiti, con il rischio di severe punizioni. Devono essere  consegnate tutte le copie del Corano in circolazione, ma anche i tappetini utilizzati per la preghiera e qualsiasi oggetto riconducibile alla religione.

Nei mesi scorsi le autorità in Cina hanno lanciato una campagna per “mettere al bando” le attività religiose illegali e gli insegnamenti religiosi. Da Pechino anche il bando a burqa, veli islamici e barbe “anormali”. Da decenni la comunità uigura deve fare i conti con l’ostilità del governo, che da parte sua accusa la minoranza di sponsorizzare il terrorismo

 

Di nuovo il terrorismo aggredisce la Cina! Il 21 maggio, numerose esplosioni nel centro di Urumqi, capoluogo della regione occidentale dello Xinjiang, hanno causato morti e feriti (si parla di 31 morti e 94 feriti). Sembra che gli attentatori siano arrivati alle otto del mattino nella piazza del mercato, a bordo di due auto, ed abbiano lanciato bombe a mano in mezzo alla gente.

Lo Xinjiang è la regione, in cui è presente una forte minoranza di etnia uigura e fede musulmana. Nel luglio 2009 ci furono forti scontri con la maggioranza han cinese con 200 morti. Xi Jinping, che in aprile è stato in visita ad Urumqi, ha promesso un rapido ritorno alla normalità. Tuttavia continuano gli attentati riconducibili agli uiguri.

 

La politica cinese nelle regioni con popolazioni di etnia diversa, come Tibet e Xinjiang, mira a migliorare le condizioni economiche, ma ignora le istanze culturali. Massicci trasferimenti di popolazione di etnia cinese hanno ormai messo in minoranza tibetani ed uiguri. Nelle zone musulmane è in atto anche un tentativo di reprimere le manifestazioni di “diversità”, come il fazzoletto in testa per le donne e la barba per gli uomini.

Il risultato è una radicalizzazione dei movimenti separatisti, che reagiscono con disordini ed attentati,

 

 

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C’è stato un bagno di sangue in Cina. Sabato sera (1 marzo 2014 ora del luogo) 29 persone sono state uccise e 143 ferite a colpi di machete, coltelli e altre armi da taglio, da un gruppo di terroristi nella stazione ferroviaria della città di Kunming, capoluogo da tre milioni di abitanti della provincia meridionale dello Yunnan. Secondo l’agenzia Xinhua si è trattato di un attacco terroristico accuratamente pianificato.  Su Weibo, il Twitter cinese, sono state pubblicate foto di corpi insanguinati, mentre i medici si affannano su di loro. Meng Jiangzhu, il più alto funzionario della sicurezza è in viaggio per Kunming. Il presidente Xi Jinping ed il premier Li Keqiang hanno espresso il loro dolore ai parenti delle vittime ed ai feriti.

Quattro terroristi sono stati uccisi. Lunedì tre individui sospetti sono stati arrestati. Secondo la ricostruzione, i terroristi – forse otto persone – erano vestiti con tute nere ed armati di coltelli lunghi una ventina di centimetri. Facevano parte del gruppo due donne, di cui una è stata uccisa ed un’altra è stata ferita. Il capo del gruppo sembra fosse Abdurehim Kurban

Xi Jinping ha detto che lo Stato “colpirà con durezza, secondo la legge” gli autori e gli organizzatori della carneficina.

Secondo le autorità di Kunming, tutto è stato organizzato dai separatisti della provincia occidentale dello Xinjiang, terra della minoranza uigura di fede musulmana.

Va ricordato che nel 2009, nella capitale dello Xinjiang Urumqi, ci fu una sommossa, in cui gli uiguri attaccarono i cinesi di etnia han, facendo almeno 200 morti.  A quanto pare, gli uiguri hanno cambiato strategia ed ora esportano la loro lotta senza quartiere nelle città della Cina. Kunming dista più di 1.600 chilometri dallo Xinjiang.

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tatortI poliziotti controllano il luogo dell’attentato alla ricerca di indizi.

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I membri del dodicesimo Comitato nazionale del CPPCC rendono omaggio alle vittime

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Una serie di attentati ha scosso Taiyuan, capitale della provincia settentrionale cinese di Shanxi, mercoledì 6 novembre 2013, la mattina alle 7,40 ora locale, quaranti minuti dopo la mezzanotte italiana.

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Apparentemente è stato preso di mira il palazzo del Partito comunista.

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Il fumo sale vicino al palazzo uffici del comitato provinciale del Partito comunista a Taiyuan (Xinhua)

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Alcune bombe artigianali sono esplose vicino al palazzo uffici del comitato provinciale del Partito comunista a Taiyuan (non si sa quante). Nell’attentato una persona è rimasta uccisa, mentre otto sono rimaste ferite.

Un testimone, Liu Guoling, fermo al semaforo ha visto uscire fumo da un minivan ed una quantità di detriti intorno.

Un altro testimone, che non ha voluto rivelare la sua identità,  ha parlato di un’altra bomba fuori dell’area occidentale dello studentato dello studentato, che è separata dall’area uffici da un muro.

Secondo alcune informazioni, i congegni erano stati posti in contenitori metallici caricati con pallettoni lasciati dentro le fioriere che costeggiano la strada davanti alla sede provinciale del partito.

Molte auto sono state colpite e le schegge hanno mandato in frantumi i finestrini di alcuni autobus che transitavano nella strada.

La polizia sta indagando sul caso.

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E’ stato arrestato un uomo residente nella città: Feng Zihjun

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A fine ottobre una jeep, carica di jeep di benzina, era esplosa sulla piazza Tienanmen a Pechino, uccidendo cinque persone, tra cui i tre attentatori, e ferendone 40.

La piazza è il cuore del potere cinese ed è sorvegliatissima. Che la polizia abbia potuto lasciarsi sorprendere è un grosso smacco per il sistema di sicurezza cinese.

Per quell’attentato sono stati arrestati cinque uiguri, provenienti dallo Xinjiang.

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L’attentato di piazza Tienanmen

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