LA POLITICA IMPERIALE DELLA CINA

L’inizio dell’ascesa della marina militare cinese è cominciato con l’avvento al potere di Xi Jinping.. La strategia del leader di Pechino è chiara: se la Cina deve espandersi, deve farlo tramite il mare. Per ottenere questo risultato, occorre partire dalla flotta. Proprio per questo motivo, la strategia bellica sotto Xi ha puntato su due obiettivi: snellimento delle forze terrestri, modernizzandole e rendendole più efficaci, e spostamento delle attenzioni sul miglioramento di navi, missili e aerei.  Dal 2015, l’esercito ha tagliato 300 mila unità tra soldati e ufficiali e ha ora una forza di circa due milioni di uomini. 

Contemporaneamente sono stati fatti forti investimenti in altri settori, come missili balistici ad alta velocità, in grado  di colpire navi in movimento davanti alle coste del Pacifico. Il Df-26 ha una gittata che permette di colpire fino all’isola di Guam. Il YJ-12B, missile da crociera antinave, copre un raggio che va dal Vietnam alle Filippine.  Sono inoltre stati costruiti sottomarini e navi da guerra che sono in tutto nel 2017 ben 317, spesso molto sofisticati. Sono stati progettati mezzi senza equipaggio, guidati dalla intelligenza artificiale. 

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L’espansione della Cina passa per la Birmania. La Repubblica Popolare è il terzo Paese più grande del mondo in termini di superficie, con oltre 9,5 milioni di chilometri quadrati.   Ciò comporta però numerosi problemi economico-commerciali da risolvere. Il primo e più importante tra tutti è la mancanza di una seconda costa in grado di consentire alle province cinesi interne di svilupparsi. Il secondo, e strettamente connesso al primo, è il cosiddetto “dilemma di Malacca“. Il petrolio che entra in Cina viene per lo più importato e passa attraverso lo stretto di Malacca, un canale di navigazione utilizzato anche da Stati rivali – se non nemici – situato nei pressi di Singapore.

La Cina è bagnata dal mare soltanto nella sua parte orientale. Una sola costa è troppo poco per chi si prefigge l’obiettivo della leadership economica mondiale. Gli Stati Uniti d’America possono contare sull’Oceano Atlantico ma anche sul Pacifico, dove nella California si sono sviluppate alcune tra le più importanti industrie tecnologiche. I centri rilevanti del Dragone sono quelli  situati nei pressi di uno sbocco marittimo, oppure in prossimità del Fiume Giallo o del Fiume Azzurro. Il restante entroterra non è ancora stato raggiunto  dalla modernizzazione. Dunque, come ovviare questo pesante handicap logistico? Facendo in modo che la Birmania diventi la “California cinese”.

Il progetto non è nuovo: i rapporti economici tra i due Paesi confinanti si sono  fatti sempre più intensi. Dall’inizio degli anni Novanta, l’apertura delle frontiere birmane ha spinto circa due milioni di cinesi a stabilirsi nel nord e nord-est di questo Stato. Oggi le imprese cinesi dominano larghe fette dell’economia birmana, mentre intere città sono diventate vere e proprie enclave di Pechino. La Cina sta inoltre costruendo una serie di infrastrutture per collegare la Birmania all’entroterra cinese, con strade e ferrovie. Il sogno è ottenere lo sbocco sul Golfo del Bengala. In questo modo si risolverebbe il “dilemma di Malacca”: le merci provenienti dall’estero e viceversa non sarebbero più costrette a transitare da una zona trafficata e strettissima. Un vero e proprio collo di bottiglia che in caso di future tensioni potrebbe essere utilizzato dagli avversari della Cina per tagliare i rifornimenti energetici diretti a Pechino. E Xi Jinping non vuole correre questo rischio.

 

 

Chi comanda oggi in Cina? Il partito, cioè la burocrazia comunista (quella che Milovan Gilas chiamava la”nuova classe”).

Un secolo fa comandava la burocrazia, visto che gli imperatori preferivano spesso dedicarsi alle concubine, piuttosto che all’esercizio del potere.

La coreografia è cambiata: c’è uno sventolare di bandiere rosse, compare dappertutto la faccia di Mao, invece di quella dell’imperatore.

Ma la logica del potere non è molto cambiata!

Al di sotto delle scenografie ed al di là delle ideologie, c’è un nucleo costante che deriva dalla storia del paese, dalla sua cultura e lingua, dalla composizione della popolazione, dalla geografia.

Un paese immenso, il più popolato del mondo, con una storia millennaria, con una popolazione disciplinata, operosa, pacifica.

Il Celeste Impero aveva bisogno di una fascia di protezione per difendersi dai popoli delle steppe, che volevano invadere il paese per fare razzia: l’invasione dei Mongoli di Gengis Khan è l’episodio più famoso.

Oggi la Cina vuole tenere soggette popolazioni di regioni limitrofe che la separano dalle grandi potenze dell’Asia.

Il Sinkiang è un baluardo contro la Russia ed il Tibet tiene lontana l’India (con cui è stata combattuta una guerra!).

Ne vanno di mezzo le minoranze, che tendono ad essere “cinesizzate”, sia con la proibizione dei simboli della loro cultura, sia con l'”accoglienza” forzata di masse di immigranti cinesi nei loro territori.

Gli Uiguri del Sinkiang sono spesso protagonisti di dimostrazioni e scontre; una componente importante della loro identità è la religione islamica, che conosce ovunque una rinascita e voglia di affermazione.

Il Tibet è la patria del Dalai Lama: era una specie di stato teocratico, che è stato annesso da Mao.

In questo periodo la situazione è particolarmente tesa a causa della dura repressione cinese, che provoca cortei di protesta; impressionanti i casi di “autoimmolazione”: pare che siano già stati dieci i suicidi (o tentati suicidi) con il fuoco.Ultimo caso Tenzim Wangmo, una monaca di ventuno anni, che si è cosparsa le vesti di carburante e si è data fuoco.

La polizia cinese va in giro armata di estintori per evitare tali fatti, che suscitano forte impressione, sia all’interno, sia all’estero.

Comunque, non c’è solo la repressione all’interno, ma anche le forti pressioni all’estero, per evitare che il Dalai Lama sia ricevuto; emblematico il caso del Sudafrica, dove il premier Zuma si è piegato alle richieste cinesi ed ha negato il permesso di ingresso.

Ma la “politica imperiale” si manifesta anche nella politica economica. Al vertice del G20 di Parigi, la Cina avrebbe fatto una offerta “segreta” per salvare l’euro (secondo il Times del 16 ottobre). L’espansionismo cinese in Africa per assicurarsi petrolio e materie prime è un altro aspetto. Nè vanno dimenticati i piani spaziali ambiziosi, che hanno visto il lancio del primo modulo di una stazione spaziale.

Il gruppo dirigente cinese sembra preparato e può contare su un buon numero di ingegneri; per questo la Cina viene chiamata la “repubblica degli ingegneri”: si possono l’equivalente degli antichi mandarini. Solo che l’imperatore non c’è più e la burocrazia comunista detiene completamente il potere.

Per certi aspetti, si può pensare al “dispotismo illuminato” del Settecento, quando i principi, guidati dai filosofi, si proponevano di fare il bene del popolo, senza tuttavia consultarlo.

In effetti in Cina, le istanze dell’opinione pubblica vengono raccolte dai dirigenti, quando rientrano nell’alveo della ortodossia, ma non sono tollerati i dissidenti.

Va riconosciuto che il compito dei dirigenti non è facile, visto che devono assicurare un posto dignitoso ai 400.000 ingegneri che ogni anno escono dalle Università e garantire  ai ceti più poveri generi alimentari a prezzi abbordabili.

Però, questa incapacità del potere di dare spazio alla libera opinione e di accordare forme di autonomia alle minoranze rappresenta un punto di debolezza in tempi di globalizzazione.

Le comunicazioni di massa hanno trasformato il mondo in un villaggio globale; tutto diventa oggetto dei media. Non è facile vivere al di fuori dei principi universalmente condivisi, soprattutto quando si hanno rapporti commerciali intensi, essenziali per il benessere del paese.

Pittoresco gregge di 56 gruppi etnici in festa

Si festeggia l’anniversario della nascita di Confucio

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Il Tibet offre paesaggi di straordinaria bellezza

La Cina controlla un piccolo tesoro

Ecco ora alcune foto della Mongolia Interna

La Mongolia Interna è un paese agricolo e selvaggio

Le cascate di Hukou sul Fiume Giallo

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Spettacolare vista del Monte Huangshan (provincia di Anhui) dopo la pioggia

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Il Lago Namtso in Tibet

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Una mandria di kiang (emione tibetano, una specie di asino).  Particolari misure vengono prese per proteggere questi animali dai cacciatori di frodo.

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