ZHENG HE, IL GRANDE NAVIGATORE CINESE

Zheng He diresse le sette grandi spedizioni verso l’Oceano Indiano tra il 1405 e il 1433. Le sue navi che raggiunsero l’Africa e forse ne doppiarono il capo meridionale, fecero della Cina la maggiore potenza navale dell’epoca.

Nel corso del XIX secolo, nel corso delle Guerre dell’Oppio, la flotta cinese si dimostrò completamente incapace di difendere le sue coste dall’arrivo delle navi europee.

Gli attaccanti, sicuri della propria superiorità, ne dedussero che i cinesi erano un popolo di contadini che non era mai andato per mare. L’indifferenza dei cinesi nei confronti della navigazione divenne così un luogo comune, durato fino alla fine del XX secolo.

Ma non era sempre stato così. Da quella che è oggi la costa vicina a Shanghai per esempio, salparono per secoli le navi che , attraverso il mare della Cina Orientale, portavano in Giappone gli elementi caratteristici del mondo cinese: la scrittura, il riso, il bronzo, il confucianesimo, il buddhismo e la progettazione urbanistica.

Nell’XI secolo le grandi imbarcazioni cinesi – già dotte di compartimenti stagnitimone fisso, bussola e svariate vele, che ne facevano dei mezzi sicuri e con grande capacità di carico – imposero la egemonia dell’Impero nel mare Cinese Meridionale. Da qui, attraverso lo stretto di Malacca, andarono a contendere le preziosissime rotte dell’Oceano Indianoalle navi arabe. I cinesi si affacciarono per la prima volta su questo oceano con la flotta meglio equipaggiata dell’epoca, ovvero quella creata dalla dinastia Song.

Tuttavia, nel XII secolo, i Song persero la Cina Settentrionale e ripiegarono verso sud, abbandonando così il controolo della Via della Seta, grazie alla quale arrivavano le ricchezze provenienti dalla Persia e dal mondo islamico. Trasferirono dunque la capitale a Hangzhou, un magnifico poro alle foci dello Yangze (o Fiume Azzurro). Fu allora che i cinesi divennero per la prima volta una potenza navale. I Song applicarono la loro esperienza nella navigazione fluviale, testimoniata da secoli di formidabili scontri navali nelle acque interne, a una moderna flotta da guerra, che si dimostrò capace di opporre una feroce resistenza all’imperatore mongolo Kublai Khan.

Diventato ormai imperatore cinese, Kublai, proveniente da un popolo nomade della steppa che attraversava i fiumi su canoe improvvisate, intraprese la costruzione di una imponente forza navale: furono piantati milioni di alberi dalla Cina meridionale alla Corea. Anche se queste spedizioni si conclusero con dei netti fallimenti, la Cina arrivò a controllare tutti i mari dalle coste nipponiche al sud-est asiatico. Inoltre i mongoli diedero una importanza straordinaria ai mercanti, consentendo in questo modo al commercio marittimo di fiorire.

Dopo avere ultimato la conquista della Cina nel 1279, Kublai Khan decise di invadere il Giappone con la maggiore flotta cinese che avesse mai solcato i mari prima di quella di Zheng He. Se si dà credito alle fonti, fu la più grande di tutti i tempi: alle 900 navi provenienti dalla Corea (molte delle quali da guerra), se ne aggiunsero 3500 costruite a Guangzhou (Fujian), per un totale di 140 mila uomini. Ma le imbarcazioni, in particolare quelle cinesi, erano state costruite in gran fretta, riutilizzando battelli fluviali a chiglia piatta. La battaglia era in una fase di stallo, quando la flotta cinese fu distrutta da un tifone: il kamikaze (“vento divino”), per il quale i giapponesi conservano un sacro rispetto. In realtà, la belligeranza giapponese e la incompetenza mongola ebbero un ruolo decisivo nelle sorti della battaglia.

La dinastia mongola fu espulsa dalla nuova dinastia Ming, il cui primo imperatore, Hongwu, era altrettanto deciso a sostenere la potenza navale cinese. Ciononostante, limitò i contatti esterni alle delegazioni inviate dai regni tributari della Cina. Il suo scopo era controllare il commercio marittimo, affinché i benefici che generavano non finissero in mani private. Per questo decretò che le navi oceaniche non potessero avere più di tre alberi (pena l’esilio o la morte): la misura, che colpì anche le imbarcazioni da pesca, ebbe un effetto devastante sulla popolazione costiera.

Ma He nacque nel 1371 in una facoltosa famiglia dello Yunnan. Qui, sulle sponde del lago Dian, crebbe con un fratello maggiore e quattro sorelle. La famiglia compiva spesso lunghi viaggi (di cui Ma He dovette ascoltare lunghi resoconti nel corso della sua infanzia) e godeva di buone relazioni con l’establishment mongolo. Manel 1381, quando i Ming invasero lo Yunnan, il padre di Ma He morì e il ragazzo fu fatto prigioniero. A soli 11 anni fu castrato e destinato alla corte del futuro imperatore Yongle a Pechino. Prese parte a due campagne contro i mongoli, ottenendo buoni risultati come comandante militare e ricevendo il nome di Zheng He. Una volta salito al trono, l’imperatore Yongle lo mise a capo dei lavori di realizzazione della Città Proibita. Questa posizione gli permise di familiarizzarsi con la fornitura e la gestione dei materiali da costruzione – cosa che, insieme al suo profilo militare, lo rese il candidato perfetto per costruire e guidare una grande flotta. Un anno dopo, nel 1405, Zheng He ricevette da Yongle l’ordine lanciare la prima delle 7 spedizioni, a cui dedicò la sua vita. Zheng He adottò, come figlio e successore, un nipote, da cui ebbe origine la sua discendenza dura anche oggi.

LE SETTE SPEDIZIONI

LE PRIME SPEDIZIONI (1407-1411)

La prima spedizione navale guidata da Zheng He salpò dalle coste cinesi nel 1405 e vi fece ritorno nel 1407. Secondo le fonti storiche, il viaggio toccò l’attuale Vietnam, la Thailandia, Malacca, l’isola di Java, la costa indiana e lo Sri Lanka. La delegazione cinese si fece portavoce di messaggi di pace, presentando grandi quantità di doni. Il preciso intento era instaurare vantaggiose relazioni diplomatiche e commerciali e dimostrare la ricchezza e il potere della Cina.

Tuttavia alcuni sovrani non erano troppo entusiasti di queste visite. Per esempio nel 1408, anno della seconda spedizione, il re di Ceylon (attuale Sri Lanka) Alagakkonara, non solo non si mostrò accogliente nei confronti dell’ambasceria, ma tentò addirittura di saccheggiare la flotta del tesoro. Zheng He agì prontamente e catturò il re per presentarlo di forza alla corte dei Ming. Quando Alagakkonara venne rilasciato, gli venne imposto di pagare un tributo regolare alla Cina, cosa che fece senza esitazione.

Durante la terza spedizione, nel 1409, Zheng He arrivò fino a Hornuz nel Golfo Persico e, nel 1411, durante il ritorno in patria approdò sulla punta più a nord di Sumatra.

Le ultime spedizioni (1413-1433)

La quarta spedizione venne inaugurata nel 1413. Fu, secondo gli storici, la più grandiosa delle sette. Questa volta la flotta era composta da circa 250 navi, di cui 63 armate di otto alberi edodici vele e disponeva di un equipaggio di oltre 27.000 uomini.

Il nuovo itinerario comprendeva la penisola malese, Ceylon e la città indiana di Calicut. La novità era che invece di terminare il viaggio lì come in passato, un distaccamento della flotta sispinse a sud fino a raggiungere il Golfo Persico. Lungo la strada vennero scambiate merci come seta e spezie con i sovrani di molti paesi.

Dal Golfo Persico poi, un ulteriore distaccamento proseguì e approdò in Egitto, costeggiando le terre africane che oggi conosciamo come Kenya e Somalia. Nel 1415, al ritorno in patria, Zheng He portò con sé gli emissari di più di 30 paesi, venuti a portare i propri omaggi all’imperatore cinese. Inoltre trasportò in Cina molti animali esotici come leoni, leopardi, cammelli, rinoceronti, zebre e giraffe che furono causa di stupore e meraviglia.

Durante il quinto viaggio (1417-19) Zheng He tornò a visitare le coste del Golfo Persiano e dell’Africa Orientale, mentre lo scopo del sesto viaggio, il più breve di tutti, era quello di riportare gli emissari stranieri nelle rispettive patrie.

Il 1424 vide la morte di Yongle e la successione al trono dell’imperatore Hongxi, che pose fine alle spedizioni via mare e nominò Zheng He comandante di presidio a Nanchino.

Eppure dopo nemmeno 10 anni, nell’inverno del 1431, la grande flotta cinese salpò per la settima e ultima spedizione. Zheng He si presentò ancora una volta a Java, Sumatra e in altri luoghi del Sud Est Asiatico prima di approdare a Calicut dove morì nella primavera del 1433 all’età di 62 anni. La flotta tornò in Cina nell’estate dello stesso anno. Si dice che durante l’ultima spedizione Zhenghe abbia anche compiuto il suo hajji alla Mecca.

Una svolta storica: il ritorno all’isolazionismo

Come abbiamo visto, i viaggi della Flotta del Tesoro nelle acque occidentali hanno avuto l’enorme merito di ampliare la sfera di influenza politica ed economica della Cina. Il Paese instaurò nuovi contatti e rapporti amichevoli con più di 30 paesi del Sud Est Asiatico, del Golfo Persico e dell’Africa Nord Orientale.

Purtroppo i viaggi compiuti nel corso dei 30 anni, non avevano giovato alle casse dello stato e nemmeno alla difesa militare del suo territorio. Sebbene uno dei principali scopi dei viaggi fosse quello di andare a riscuotere tributi, le entrate dello stato non coprirono mai le ingenti spese delle spedizioni. Oltre a ciò, le incursioni dei mongoli e dei tartari da nord si facevano sempre più insistenti e il potenziamento della difesa dei confini divenne una questione di estrema urgenza.

Il quinto imperatore Ming, Xuande, arrivò addirittura al punto di impedire la costruzione di grandi navi e di vietare che quelle esistenti salpassero nuovamente. Perfino molte documentazioni risalenti al periodo delle esplorazioni navali furono distrutte, per impedire che in futuro qualche temerario potesse riprodurre il progetto.

Fu così che la Cina si ritirò dai mari e chiuse le proprie porte al mondo esterno, confinandosi in una politica isolazionista che l’avrebbe penalizzata e resa vulnerabile nei secoli successivi. Questo avveniva appena prima che le nascenti potenze europee iniziassero le proprie missioni esplorative e di conquista oltreoceano.

L’imperatore Yongle

La Città Proibita

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IL GRAN CANALE (IL CANALE IMPERIALE)

Da almeno cinquecento anni prima della nostra era sia i politici che gli ingegneri cinesi erano consapevoli che il trasporto su acqua era più efficiente e meno costoso che quello via terra. Tutte le grandi civiltà del mondo giunsero a questa conclusione, ma l’originalità cinese fu costituita dalla progettazione e realizzazione di una via d’acqua artificiale che mettesse in collegamento la capitale con territori estremamente lontani, esente dai sussulti e dai pericoli che caratterizzavano la navigazione sui grandi fiumi. Nacque così il Gran Canale, o Canale Imperiale, la grande arteria acquaticache dal VI secolo , per quasi 1800 chilometri. La costruzione e la manutenzione furono molto costose, ma il Gran Canale semplificò enormemente il trasporto di merci pesanti in tutto l’Impero, come 1200 anni dopo fecero i treni in Europa. attraversa la Cina da Nord a Sud.

La creazione del Gran Canale fu il risultato di vari fattori. Uno fu la geografia: mentre i grandi fiumi della Cina scorrono da ovest verso est, la natura non fornisce una via di comunicazione fra il nord e il sud. La Cina , inoltre, poteva contare su ingegneri idraulici di straordinaria abilità che da tempo immemorabile lavoravano sul Fiume Giallo (Huang He), dove avevano imparato a scavare canali di irrigazione e avevano ideato sistemi per controllare le frequenti inondazioni. Il fattore decisivo, tuttavia, fu lo sviluppo di imperi centralizzati, le cui capitali si trovavano nel centro o nel nord del paese e che avevano bisogno di un mezzo sostenibile per il trasporto delle imposte in grano riscosse nel sud, i contingenti e le merci.

Sebbene in precedenza fossero stati creati alcuni canali regionali importanti, fu Yangdi, il secondo e ultimo imperatore della breve dinastia Sui, che all’inizio del VII secolo, creò il primo sistema di trasporto acquatico su vasta scala di tutto l’Impero. Il Gran Canale Sui, che collegava vari fiumi (soprattutto il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro) e canali precedenti, comportò anche la costruzione di lunghi tratti completamente nuovi. Più di due milioni di operai scavarono nuove vie e unirono i fiumi, i canali e i laghi esistenti. Il centro del Canale si trovava nella capitale imperiale di questa dinastia, Luoyang, e il canale scorreva verso sud fino a Hangzhou, piccola città di frontiera che sarebbe diventata uno dei maggiori centri commerciali del mondo. La città che Marco Polo, nel suo Milione, chiamò Chinsai avrebbe affascinato l’Europa per secoli. Conclusa nell’anno 611, l’opera crebbe gradualmente di importanza nei 500 anni seguenti.

Il Gran Canale fu realizzato ricorrendo al lavoro annuale obbligatorio; secondo la Storia della dinastia Sui, per il primo tratto fu mobilitato oltre un milione di lavoratori. Lungo il nuovo canale correva un cammino lastricato per render più facile l’occasionale operazione di di trascinamento delle imbarcazioni, e le sponde erano fiancheggiate da file interminabili di alberi, soprattutto salici, piantati per rendere più stabile il letto del canale. Numerosi ponti con grandi campate permettevano il passaggio delle imbarcazioni ad alberi, mentre lungo tutto il percorso del canale, a intervalli più o meno regolari, si allineavano edifici per l’alloggiamento delle truppe e il deposito dei materiali, come gli strumenti per dragare il letto del canale. Così come avvenuto per qualsiasi altra via commerciale della Cina, non tardarono ad apparire ovunque le pagode, dove si ringraziavano gli dei per il buon viaggio effettuato e si pregava, perché fosse concesso di rispettare le scadenze obbligatorie richieste per il trasporto ufficiale. Ancora oggi i profili delle pagode punteggiano il percorso del Gran Canale.

Per secoli il potere degli imperatori fu legato al controllo che esercitavano sul canale, costruito per collegare le regioni produttrici di riso del bacino del Fiume Azzurro nel Sud con le capitali imperiali del Nord, al di là del Fiume Giallo. I soldati organizzavano gran parte del trasporto di riso lungo questa arteria d’acqua, sulla quale viaggiava di tutto, dai viveri al legname, dai tessuti alle lacche e alle porcellane.

Pochi anni dopo la realizzazione del primo tratto verso sud, il Gran Canale fu prolungato verso la frontiera del nord al fine di agevolare il trasporto di truppe verso la Corea, paese che Yangdi tentò ripetutamente di invadere. Per la realizzazione di questo tratto, il più lungo del Gran Canale Sui, si prese la misura straordinaria di mobilitare anche le donne per i lavori obbligatori. Le campagne di Yangdi contro la Corea, tuttavia, terminarono con una disfatta e accelerarono la caduta dell’imperatore e, allo stesso tempo, quella della dinastia Sui. Gli storici che seguivano le dottrine di Confucio condannarono Yangdi per i costi che la costruzione della nuova capitale, Luoyang, del Gran Canale comportò. La Storia della dinastia Sui critica con ferocia sia le spese astronomiche destinate alle lussuose imbarcazioni imperiali e alle loro scorte, le lunghe file di barche manovrate dagli eunuchi, sia i sacrifici imposti alla popolazione, costretta a sovvenzionare il rifornimento e il mantenimento di tutti quei natanti e del canale stesso.

Senza dubbio avevano ragione, ma vale la pena ricordare che quegli storici, influenzati da Confucio, disapprovavano qualsiasi aumento del potere centrale e detestavano le spedizioni militari all’estero. Ciononostante, la brillante prosperità della dinastia successiva, quella dei Tang, va attribuita proprio in gran parte al Gran Canale che ereditò e migliorò, anche se il tratto settentrionale, dopo la decisione di rinunciare alle spedizioni in Corea, cadde in disuso e si deteriorò rapidamente.

Alcuni tratti del Canale iniziarono a deteriorarsi dal 1127, anno in cui la dinastia Song trasferì la capitale a Hangzhou per sfuggire all’avanzata delle truppe mongole.

Il successivo grande impulso al canale arrivò per mano dei mongoli, Che nel XIII secolo insediarono la dinastia Yuan e portarono a termine la definitiva riunificazione della Cina. Il nuovo imperatore Khubilai Khan era deciso a garantire l’arrivo regolare delle imposte dal Sud appena conquistato e a razionalizzare il tragitto, adattandolo alla posizione della nuova capitale, Khanbaliq, l’attuale Pechino. Nel 1279, Khubilai Khan iniziò una ristrutturazione del canale, creando una rotta nord-sud più diretta da e per la sua capitale Pechino. Per questo venne aperta una nuova tratta del Gran Canale, che evitava il percorso esistente fino a Luoyang e aggirava la penisola di Shandong, riducendo il percorso totale da 2500 chilometri a 1770. Questa volta fu necessario perforare montagne e superare dislivelli di quasi 50 metri tra il Gran Canale e i corsi d’acqua contigui.

Marco Polo che viaggiò attraverso la Cina in epoca Yuan, lasciò molte testimonianze scritte, che lodavano il funzionamento del Canale Imperiale e la sua efficienza nel trasporto del grano delle imposte. Il nuovo tratto del Gran Canale vide sorgere lungo il suo percorso città specializzate nei rifornimenti destinati alla capitale. Una di queste era Lin Alla fine della dinastia Ming, nel XVII secolo, Linqing, situata a nord dell’ansa che abbraccia Shandong, che aveva come attività principale la produzione di materiale da costruzione. Alla fine della dinastia Ming, nel XVII secolo, la città ospitava 384 centri ufficiali per la produzione di mattoni grigi, molto utilizzati per la edificazione dei templi e dei palazzi della capitale. Con l’ascesa al potere della dinastia Mingnel XIV secolo, la capitale fu trasferita a Nanchino e l’intero tratto settentrionale del Gran Canale cadde in disuso e si impantanò.

Nel 1420, Yongle spostò di nuovo la capitale a Pechino e il Gran Canale ritornò a essere indispensabile. Nel 1411 il Gran Canale viene completamente ristrutturato dall’imperatore Yongle. Circa 165.000 operai dragano il letto del canale a Shandong, scavano nuovi canali e costruiscono nuove dighe e chiuse.

Yongle aveva patrocinato le grandi flotte capitanate dall’ammiraglio Zheng He che in quegli anni solcavano l’oceano indiano, quindi avrebbe potuto scegliere una rotta marittima per collegare il nord e il sud dell’Impero. Tuttavia, i funzionari confuciani che tanto avevano tuonato contro il Canale Imperiale otto secoli prima, ora si opposero a una rotta marittima che avrebbe favorito le città costiere e sarebbe sfuggita al loro controllo.

Fu così che, essendo nuovamente operativo il tratto nord del Gran Canale, nel 1415 venne definitivamente chiuso il trasporto marittimo dal sud verso la capitale. Questo comportò la scomparsa delle grandi imbarcazioni delle dinastie Song e Yuan, sostituite da altre più piccole e più facili da manovrare lungo il canale e fiumi: sono le barche che videro gli europei in Cina nel XVI secolo e sia Martin de Rada che Matteo Ricci considerarono di pessima fattura.

Il Gran Canal si consolidò come via di trasporto utilizzata sia non solo dalle imbarcazioni statali, ma anche dai mercanti privati. Ciò è dimostrato dal fatto che, a partire dal 1420, vennero istituiti sei pedaggi tra Pechino e Nanchino, nei quali, oltre a controllare il transito delle imposte in grano, si tassavano i beni privati. In questo modo, il Gran Canale rese possibile il commercio tra la Cina del nord e quella del centro, stimolando al contempo la comparsa di reti commerciali nella Cina centrale.

Dalla fine del XVIII secolo, il Canale Imperiale iniziò una decadenza inarrestabile, in parte favorita dalla corruzione generalizzata tra i funzionari incaricati della sua manutenzione. A metà del XIX secolo, a partire dalle Guerre dell’Oppio, la penetrazione europea fece sì che il traffico deviasse verso il mare. Il tratto settentrionale, inoltre, vide un rapidissimo accumulo di sedimenti nella parte più a nord, e contemporaneamente la ferrovia rappresentava una concorrenza crescente. Ciononostante, il Gran Canale, ristrutturato dal governo fra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, rimane ancora oggi una importante arteria economica della Cina.

Il Gran Canale a Suzhou

Il dipinto raffigura il viaggio cerimoniale dell’imperatore Qianlong nelle province cinesi navigando lungo il Gran Canale. Qui è a Suzhou.

LA BARCA DRAGO – Nel 1751 l’imperatore Qianlong percorse il canale in un viaggio di ispezione. La sua visita fu celebrata con gare fra imbarcazioni e con vari festeggiamenti.

IL PONTE GONGCHEN A HANZHOU

IMMAGINI DEL GRAN CANAL

Il Canale a Suzhou

Torre della Città Proibita – I materiali per la costruzione della Città Proibita furono trasportati attraverso il Gran Canale

Pagoda sul lago

Yangdi naviga sul Gran Canale

Nel sedicesimo anno del suo regno (1751), l’imperatore Qianlong, della dinastia Qing, intraprese uno dei sei viaggi di ispezione che, durante la sua permanenza sul trono, effettuò nelle province del sud, nelle regioni di Jiangsue Zhejinag. Nel 1770, l’imperatore ordinò al pittore di corte, Xu Yang, di raffigurare questi viaggi su 12 enormi rotoli di seta. Questa scena fa parte del rotolo n. 6 del Viaggio di ispezione di Qianlong alle regioni della Cina Meridionale che con i suoi quasi 20 metri è il più lungo dei 12 che compongono la serie.

IMPERATORI

Kublai Khan as the first Yuan emperor, Shizu. Yuan dynasty (1271–1368).

Yangdi

Qianlong

Yongle

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LA CITTA’ PROIBITA

LA CITTA’ PROIBITA

Al centro di Pechino, si trova uno splendido, maestoso e misterioso complesso di edifici, ossia la famosissima Città Proibita, una gemma dell’antica architettura cinese e il maggiore e meglio conservato complesso di antichi edifici in legno del mondo, inserita nel 1987 nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale.

 

La Città Proibita venne eretta in 14 anni dal 1406 su ordine del secondo imperatore Ming, Zhu Di. Per circa 500 anni, fino alla caduta della dinastia Qing nel 1911, 24 imperatori vissero e governarono il paese da questa sede. L’enormità delle dimensioni, la bellezza dello stile, lo splendore della architettura e il lusso dell’arredamento sono rari al mondo.

 Il complesso occupa 720.000 mq, con una lunghezza sud-nord di 1000 metri, ed una ampiezza est-ovest di 800 metri. E’ circondato ai quattro lati da mura alte più di 10 metri e da un canale di protezione ampio più di 50. Questo risulta strutturato rigorosamente secondo il sistema rituale, i criteri politici e lo spirito etico delle dinastie feudali, mentre la struttura generale, la dimensione, la forma degli edifici, il colore della decorazione e l’arredamento esprimono tutti il supremo potere imperiale e un sistema gerarchico.

Gli edifici più impressionanti sono i tre maggiori, ossia la Sala della suprema armonia, la Sala della  media armonia e quella della preservazione della armonia, le principali sedi dell’esercizio del potere e delle maggiori cerimonie presiedute dagli imperatori. La Sala della suprema armonia è il centro della Città Proibita, ospitando tra l’altro il trono dorato imperiale e costituendo l’edificio più splendido del complesso. Posta a nord di un piazzale ampio 30.000 mq, la struttura si erge su una terrazza di pietra bianca alta 8 metri, con una altezza di quasi 40 metri, risultando la maggiore del complesso.

Nella cultura cinese il drago rappresenta l’autorità imperiale e l’imperatore è chiamato “figlio del vero drago”, quindi la decorazione interna della Sala della suprema armonia utilizza in gran quantità la figura del drago, con circa 13.000 immagini.  La Città Proibita utilizza ancora molte altre caratteristiche, come la presenza di 9999,5  sale, in quanto gli antichi cinesi ritenevano che il Palazzo celeste, dove viveva l’imperatore celeste possedesse 10.000 sale; ora, l’imperatore terreno era considerato suo figlio, quindi doveva limitarsi, senza superare il padre. Quindi la Città Proibita conta mezza sala in meno rispetto al Palazzo celeste.

L’enorme complesso di edifici concentra il meglio della intelligenza del popolo lavoratore.  Dall’intera struttura, ai vari tipi di tetti e alle decorazioni di porte e pareti, tutto appare meraviglioso ed ingegnoso. Per fare un esempio, la terrazza di pietra bianca, su cui posa la Sala della suprema armonia, rende l’edificio ancora più maestoso e stupendo, nel contempo ha funzioni antiumidità. Le strutture per lo scolo dell’acqua della terrazza utilizzano la forma della testa del drago senza corna, con più di 10.000 teste sui tre piani della terrazza e, quando l’acqua piove, vi scorre attraverso, come se da un gruppo di draghi zampillasse dell’acqua, creando uno spettacolo impressionante.

 

 

pianta

Pianta della Città Proibita. Le etichette in rosso sono utilizzate come riferimenti per il testo.


– – – La linea divide approssimativamente la corte interna (nord) con l’esterna (sud).


A. Porta Meridiana
B. Porta della Divina Potenza
C. Porta Gloriosa dell’Ovest
D. Porta Gloriosa dell’Est
E. Torri angolari
F. Porta della Suprema Armonia
G. Palazzo della Suprema Armonia
H. Palazzo dell’Eminenza Militare
J. Palazzo della Gloria Letteraria
K. I tre luoghi del sud
L. Palazzo della Purezza Celeste
M. Giardino Imperiale
N. Palazzo dell’Educazione Mentale
O. Palazzo della Tranquilla Longevità

 

 

 

 

PALAZZO DELLA SUPREMA ARMONIA (TAIHE DIAN)

 

suprema armonia

Di Rabs003 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9801627

 

trono

Il trono del Dragone e il soffitto

Di Emdx – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34971461

 

cartello

Il cartello

Di ImMrDrake – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9441752

È il più grande edificio di legno della sua epoca sopravvissuto in Cina, il più alto della Città Proibita, e posa su una sontuosa e spettacolare base di marmo a tre piani. Fu eretto nel 1406, ma nel tempo ha subito varie riparazioni. La sua vista toglie il fiato!

È il cuore dell’intero complesso: qui gli imperatori ricevevano gli alti funzionari ed esercitavano il potere. Qui si tenevano le cerimonie d’incoronazione, le feste di compleanno o di nozze degli imperatori, le celebrazioni per il solstizio d’inverno e il capodanno cinese.

Lungo le scale che conducono alla terrazza, vedi diciotto vasi in bronzo che rappresentavano le diciotto province della Cina nel Quattrocento. Sulla terrazza ci sono una gru e una tartaruga di bronzo, simboli di dominio e longevità. L’antica meridiana di marmo e il vaso contenitore per misurare il grano, posti agli angoli, rappresentavano la capacità dell’imperatore di essere misurato nel giudicare.

Il padiglione, alto più di 35 metri, largo 64 e lungo 37, presenta ben 72 pilastri, disposti su sei file, che sostengono il tetto, e porte e finestre decorate a rilievo con nuvole e draghi. Alle estremità del tetto noterai le statue di due Chiwen,  draghi che avevano il potere di allontanare il fuoco.

PALAZZO DELLA PERFETTA ARMONIA (ZHONGE DIAN)

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PADIGLIONI DELL’ARMONIA PERFETTA E CONSERVATA

 

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Questo padiglione del 1420, ricostruito nel 1625 e rinnovato nel 1765, con 9 sculture simili ad animali su ogni angolo del tetto, era il luogo in cui gli imperatori organizzavano banchetti per gli alti funzionari della corte il Capodanno e il quindicesimo giorno del primo mese lunare. Dal 1789 vi si svolgevano inoltre gli esami dei funzionari di fronte all’imperatore che leggeva pubblicamente le migliori dieci relazioni.

Nella sala centrale c’è un trono, mentre nelle altre è esposta la ricchissima collezione reale di preziosi, vasellame e altri oggetti di corte di uso quotidiano.

Ai piedi della scalinata che scende dalla base, c’è un bellissimo enorme bassorilievo in marmo che ritrae nove draghi che giocano con le perle. È la più grande scultura in pietra della Città Proibita e misura 16,5 metri di lunghezza e 3 metri di larghezza.

PALAZZO DELLA PUREZZA CELESTE

 

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Conteneva le camere da letto degli imperatori Ming e dei due  primi imperatori Qing; questi ultimi vi svolgevano anche alcuni degli affari di stato. Il terzo, Yongzheng  (regnante dal 1723 al 1735) trasformò  gli ambienti in uffici e qui esaminava i memoriali, teneva colloqui con i funzionari,  riceveva gli omaggi della famiglia imperiale durante le festività e dava udienza.

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IL FIUME DELLE PERLE (珠江 ZHU JIANG)

Più che di un fiume, si tratta di un grandioso bacino fluviale, derivante dalla confluenza con i fiumi Xi Jiang (fiume dell’ovest), Bei Jiang (fiume del nord), Dong Jiang (fiume dell’est) e Liuxi River che si riuniscono a Guanzhou, scorrono per 70 km, prima di sfociare nel Mare Cinese Meridionale. Il Xi Jiang, il tronco principale, nasce nella  Maxiong Mountain, nel distretto Zhanyi nella provincia dello Yunnan.

Il Fiume delle Perle è uno dei tre più importanti corsi d’acqua della Cina insieme allo Yangtze e al Fiume Giallo. E’ lungo 2214 km. Il suo delta sfocia a Sud, nel Mar Cinese Meridionale, a metà tra l’isola di Hainan e Taiwan. I mercanti portoghesi e britannici approdarono sull’estuario via mare a partire dal XVI secolo. Da quel momento, la zona divenne un punto di contatto privilegiato tra l’impero cinese e il resto del mondo, con Guangzhou come porto di attracco preferenziale. Tre secoli dopo, la città divenne il fulcro delle Guerre dell’Oppio (1839–1842, 1856–1860), che diedero inizio alle invasioni delle potenze occidentali nell’impero. Queste obbligarono la dinastia Qing a cedere Hong Kong ai britannici e Macao ai portoghesi e ad aprire i porti cinesi all’Occidente. Complice l’influenza europea, il Guangdong divenne anche il centro dell’attività anti-imperialista alla fine del 1800, pochi anni prima del declino della dinastia Qing.
Sun Yat-sen, che fondò la Repubblica di Cina nel 1912, è nato in questa provincia, poi diventata la base del Kuomintang durante la guerra civile.


Negli anni Settanta, il delta del Fiume delle Perle era una zona prevalentemente rurale. Shenzhen era un villaggio di pescatori e Hong Kong era ancora una colonia britannica. Quando Deng lanciò la politica di riforma e apertura, il destino del delta cambiò. Furono create tre zone economiche speciali (zes) nel Guangdong (Shantou, Shenzhen e Zhuhai) e una nel Fujian (a Xiamen), poco più a Nord.


Le fonti ufficiali affermano che fu Xi Zhongxun – padre di Xi Jinping, epurato da Mao – a proporre lo sviluppo delle zes per stimolare la crescita e scoraggiare i cinesi a fuggire a Hong Kong. Tale elemento ha un ruolo chiave nell’attuale narrazione del Partito comunista. Il Partito cerca di  ridimensionare il contributo di Deng Xiaoping rispetto a quello di Xi padre per determinare una connessione diretta tra il figlio e il percorso di sviluppo economico del paese.

 

 

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IL FIUME DELLE PERLE A CANTON

 

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CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=443862

 

 

 

 

 

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Canton – Tower Bank

 

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By Tony Rocco – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=66094258

 

 

 

 

 

IL DELTA

 

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Author Tung Hu – Tung Wu from Shenzhen, China / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

 

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View of a section of Zhuhai and Jiuzhou Islands offshore from a hill on Yeli Island

By User:Vmenkov – Self-photographed, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5555648

 

LE SORGENTI

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Maxiong Mountain

 

 

 

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Il ponte Humen collega Humen nel Dongguan con il distretto Nansha di Guangzhou

CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=714734

 

IL PONTE DA HONG KONG A MACAO

 

 

ponte

 

 

 

 

 

 

 

 

Vedere anche:

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55 GIORNI A PECHINO – UN KOLOSSAL HOLLYWOODIANO DEL 1963 SULLA RIVOLTA DEI BOXER

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=UJ0KBs_PaQ E

Un Kolossal di buona fattura, diretto da Nicholas Rey.

DESCRIZIONE

 

Gli avvenimenti si svolgono nell’estate 1900. Le piogge sono in ritardo, i raccolti sono distrutti. 100 milioni di sudditi sono alla fame. Un violento fermento di rivolta cova in tutto il paese. Nel Quartiere delle Legazioni vivono un migliaio di stranieri, cittadini di paesi lontani. Soltanto una pesante porta e una alta muraglia separano il Quartiere delle Legazioni dalla Città Proibita, dove, in un sacro isolamento, vive la Imperatrice Vedova, ultima discendente della dinastia Manciù. Protetta da una schiera di eunuchi, la sovrana tiene corte e governa, assistita da ministri, mandarini e generali. L’imperatrice Tzu-Hsi utilizza la setta segreta dei Boxer per attaccare gli stranieri e sbarazzarsi di loro.

Si  susseguono ordini contradditori sulla fucilazione di un uomo che ha sparato sui Boxer.  L’esecuzione è stata ordinata dal principe Tuan, ma il generale Jung-Lu la fa sospendere, perché è stato lui a ordinare alle truppe di sparare sui boxer. “Essi devastano le missioni cristiane, uccidono gli stranieri. Se non teniamo a bada i boxer, le armate cinesi invaderanno la Cina. Forse che la folla scatenata potrà riuscire dove l’armata imperiale ha fallito?” Il principe Tuan dice che i cinesi sono milioni e l’imperatrice dice che gli dei sono con i boxer. Ma il ministro ribatte che il vento, tanto più è forte, prima si placa; i boxer si sono sollevati come un vento di uragano, ma presto si placheranno. Ma l’imperatrice dice: “Possano i boxer essere guidati dalla volontà degli dei!  Quanto al condannato, ha messo in contrasto il principe con il generale; per questo reato deve essere ucciso!” “Se i boxer pagheranno, gli stranieri avranno la testa del principe Juan!”

Intanto il maggiore Matt Lewis, della Marina degli Stati Uniti,  arriva a Pechino con una compagnia di marines per proteggere l’ambasciata. Dice ai marines che in Cina, come, nel resto del mondo, tutto ha un prezzo! Lui vuole comprare la vita dell’uomo che sta per essere ucciso, ma, purtroppo, è già morto. Compra invece per 20 dollari il cadavere di un boxer, a cui il sergente  ha sparato, dato che questi stava prendendo di mira il maggiore Lewis. Si reca quindi all’albergo.

L’albergo è pieno, ma si sta per liberare la stanza della baronessa Natalie Ivanoff, a cui è stato revocato il visto e che quindi dovrebbe lasciare la Cina.  Glielo dice il cognato, padrone dell’albergo e ministro russo.  La baronessa consegna disciplinatamente la chiave e la stanza viene assegnata al maggiore. Questi vede che la baronessa lo fissa e si siede al tavolo con lei. Dopo uno scambio di battute piuttosto esplicito, il maggiore acconsente ad accogliere i bagagli della baronessa nella stanza, in attesa di accogliere lei. Arriva un messaggio dalla Legazione inglese che lo prega di recarsi dal rappresentante inglese che sostituisce il rappresentante inglese, ricoverato in ospedale.

Vediamo poi sir Arthur Robinson, alle prese con la moglie.  Lei vuole sapere se deve preparare i bagagli per le vacanze, ma questo non si può sapere. Lui dice che cerca di minimizzare l’allarme per l’azione dei boxer, per evitare un conflitto. Napoleone ha detto: ” Lasciate dormire la Cina, perché, quando si sveglierà, il mondo tremerà. ” La moglie tranquillizza sir Arthur per il ricevimento della sera, per festeggiare il genetliaco della imperatrice. “Ho fatto mettere in ghiaccio due dozzine di bottiglie di champagne!”

Sir Arthur Robinson comunica al maggiore Lewis che la  sua presenza in città non è più gradita, dato che è stato ucciso un cittadino cinese. Questa comunicazione viene dal ministro americano, ricoverato in ospedale. Il maggiore dice che, avendo percorso 70 miglia per arrivare a Pechino, ha visto i boxer all’opera. Uccidono gli stranieri e i cinesi cristiani. E l’esercito imperiale assiste passivamente! Forse a Pechino si rimpiangerà di avere pochi soldati e troppi donne e bambini. Sir Arthur invita il maggiore al ricevimento della sera.

L’ambasciatore britannico offre un ricevimento per onorare il genetliaco della imperatrice. La Cina è rappresentata da Sua Altezza Imperiale Principe Tuan. Tutte le Legazioni sono rappresentate. La baronessa compare al braccio del maggiore Lewis e attira gli sguardi con la sua collana di smeraldi. Il ministro russo le ricorda che deve andare via.

L’orchestra comincia a suonare e si aprono le danze. A un certo momento, il principe Tuan chiede il permesso di offrire una esibizione di alcuni boxer. Uno è il bersaglio e gli altri provano inutilmente a colpirlo. Viene chiesto al maggiore Lewis di provare a colpirlo e questi subito ci riesce. Dopo questo, il maggiore e la baronessa lasciano il ricevimento. Camminano lungamente, prima di ritornare all’albergo. Entrano in un tempio e ballano: cosa che non hanno potuto fare al ricevimento. Intanto, i diplomatici presenti al ricevimento manifestano la loro indignazione per la presenza dei boxer alla ambasciata cinese. Sir Arthur cerca di frenare le reazioni.

 

Il giorno dopo, dalle finestre dell’albergo, il maggiore vede l’aggressione dei boxer al ministro tedesco e la sua uccisione. Sir Arthur Robinson si precipita dalla imperatrice per protestare. Questa dice che i colpevoli saranno puniti. Difende però i boxer, dicendo che sono la espressione della reazione popolare alla invadenza degli stranieri. Tredici delle province cinesi sono sotto controllo degli stranieri. Navi straniere occupano i porti cinesi. Missionari stranieri disturbano gli dei cinesi. Comunque sir Arthur viene invitato a guardare dalla finestra e assiste così alla decapitazione di una ventina di boxer, ritenuti i colpevoli. Sir Arthur dice che, oltre agli esecutori materiali dell’omicidio, deve essere punito chi ha dato l’ordine e dice che c’è un testimone oculare. E’ il maggiore Lewis che ha visto il principe Tuan dare l’ordine.

 

L’imperatrice dice che il principe Tuan è il suo più fidato consigliere e che è stato appena nominato ministro degli Esteri. Dice anche che la situazione a Pechino peggiorerà e che, nel loro interesse, i diplomatici con le loro famiglie e  e tutti gli stranieri dovrebbero lasciare la città entro 24 ore.  Sir Arthur e il maggiore Lewis ritornano, circondati da una moltitudine di boxer minacciosi.

Si tiene una riunione dei ministri alla ambasciata britannica. All’inizio solo sir Arthur vuole restare, ma poi tutti gli 11 ministri presenti decidono di restare per non essere considerati codardi. A questo punto vengono fatti entrare i militari. Ci sono solo 400 soldati e. con forze così esigue, l’area delle Legazioni, che ha un perimetro di due miglia,  è indifendibile. Viene loro risposto che bisogna resistere fino all’arrivo delle truppe dell’ammiraglio Sidney. A chi obietta che le truppe devono percorrere 70 miglia in territorio ostile, viene risposto che si deciderà, quando questa eventualità si verificherà. Viene deciso come si predisporranno le truppe disponibili. Vengono predisposte barricate formate da sacchetti di sabbia. I volumi delle biblioteche vengono usati per barricare le finestre.

La baronessa si reca da un amico cinese. Dice che il generale Jung-Lu vuole aiutarla a lasciare Pechino. Prima non poteva farlo, perché il ministro russo l’avrebbe accusato di interferire negli affari interni della Russia. La situazione è cambiata. Ci sarà un attacco  dei boxer alle cinque. Nella confusione iniziale nessuno potrà lanciare accuse. Un uomo aspetterà la baronessa alle cinque, vicino alla Legazione francese. Indosserà un giubba da contadino verde. La baronessa si reca all’appuntamento, ma l’uomo rimane ucciso e la fuga diventa impossibile.

 

Il primo assalto dei boxer viene fermato, ma viene consumata  metà  delle munizioni. Viene ritrovato un vecchio cannone che serve a bloccare la moltitudine dei boxer. Bisogna inoltre buttare giù quelli che si sono arrampicati sulle mura, perché di là possono sparare all’interno.

SECONDO TEMPO

Il principe Tuan dice che i boxer hanno svolto bene il loro compito, distruggendo la ferrovia davanti e dietro la colonna in marcia. Jung-Lu dice che ciò non impedirà all’ammiraglio Sidney  di avanzare e che, nel giro di due settimane, arriverà a Pechino. I boxer non possono combattere contro truppe bene armate; solo l’esercito imperiale può bloccare la avanzata, ma fare intervenire l’esercito imperiale equivale a dichiarare guerra a tutte le potenze straniere.  L’imperatrice dice che le condizioni della Cina non potrebbero essere peggiori e non c’è molto da perdere.

Alla fine, il generale Jung-Lu riceve l’ordine di mettersi personalmente alla testa dell’esercito imperiale e sbaragliare le truppe nemiche.

Arriva un messaggio dell’ammiraglio Sidney, portato da padre Bearns: dice che la sua colonna di 2200 uomini non ha potuto proseguire ed è ritornata a Jiangsin. Ciò getta nella costernazione i ministri che se la prendono con sir Arthur.

Il principe Tuan viene a negoziare con i ministri. Chiede la resa. Il mancato arrivo dell’ammiraglio Sidney ha convinto i cinesi di avere vinto. Per la sera è stata organizzata una festa per celebrare la vittoria. Bisogna attaccare, invece di arrendersi. I cinesi hanno un ben fornito arsenale che   può essere raggiunto passando dalle fogne. Così la festa di Cixi è rovinata e questa comincia a perdere la fiducia nel principe Tuan e si affida a Jung-Lu.

La baronessa sacrifica la sua preziosa collana di smeraldi per avere anestetici e un carro di viveri. Purtroppo viene ferita nel tragitto e muore.

Dopo 55 giorni le truppe delle potenze giungono a Pechino e sbaragliano i boxer. L’imperatrice fugge, vestita da contadina. Dice che la dinastia è finita.

 

 

 

 

 

 

IMMAGINI

 

arrivano

 

55giorni

 

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L’IMPERATRICE CIXI (TZU-HSI)

(Flora Robson)

 

Robert Helpmann And Flora Robson In '55 Days At Peking'

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LA BARONESSA NATALIE IVANOFF

(Ava Gardner)

 

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Viene cacciata dall’albergo, perché il visto è stato revocato dal ministro russo, suo cognato

MATT LEWIS

(Charlton Heston)

 

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Arrivo a Pechino

 

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boxer

 

 

 

matt lewis

 

 

 

UN FLIRT

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SIR ARTHUR ROBINSON

(David Niven)

 

 

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BATTAGLIA

battaglia

 

barricate

 

 

 

sacchi

 

 

ALTRI PERSONAGGI

 

juanter

 

juan

Sua Altezza Imperiale Principe Tuan

 

chiè

 

leo genn

Il generale Jung-Lu

lynne-sue-moon-55-days-at-peking-1963

La piccola orfana

 

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L’IMPERATRICE DELLA CINA – WU ZETIAN DA CONCUBINA A IMPERATRICE -UNA SERIE TV DI GRANDE SUCCESSO

“Empress of China” è una serie televisiva di grande successo che è arrivata a 68 puntate!

 

L’imperatrice Wu, nota anche come Wu Zetian (Guangyan, 17 febbraio 624 – Luoyang, 16 dicembre 705)  fu l’unica imperatrice a fondare una propria dinastia e regnò con il nome di “imperatore Shengshen” dal 690 al 705.

Il periodo della dinastia Tang fu considerato un periodo glorioso, sotto il dominio di una dinastia di livello mondiale, tanto da essere considerato il migliore nella storia cinese. La sua capitale Chang’an arrivò ad avere un milione di abitanti. Era la più grande e la più prospera città metropolitana . Gli stati confinanti conquistati, non solo pagavano un tributo, ma frequentemente intrattenevano rapporti commerciali e culturali con i Tang.

L’imperatore Taizong fu il solo responsabile di questa età dell’oro. Nell’ambito della Corte Imperiale, l‘imperatore organizzò un sistema legale amministrativo generale.       L’harem di Taizong era l’apice dello splendore e della scala; accoglieva 40 mila donne, con oltre 120 concubine. Queste donne facevano ogni sforzo per conquistare l’affetto dell’imperatore, per diventare imperatrici e guidare l’harem.

 

PRIMI EPISODI

 

PRIMO EPISODIO

 

https://www.youtube.com/watch?v=YBgE40x8GW o

 

https://www.youtube.com/watch?v=YBgE40x8GWo

 

Nell’anno 636, la giovane Hu Ruyi arrivò al Palazzo. Ella dovette vincere la concorrenza di altre candidate, come Xiao Qiang, Zheng Wanyan e Xu Hui per assumere il ruolo di Nobile Consorte, Pura Consorte, Virtuosa Consorte e Consorte Capace.

Nonostante ‘interminabile bagno di sangue, riuscì a diventare Imperatrice. L’harem era il luogo dove tramavano donne traditrici, mentre la Corte era il luogo, dove gli uomini che volevano usurpare il trono ingaggiavano una lotta per il potere. Essi si trovavano di fronte alla opposizione di altri uomini, come Zhansun Wuji, Wei Zheng e Chu Suiliang. Alla fine gli uomini erano quelli che venivano conquistati. Il destino della sola imperatrice donna nella storia della Cina cominciò a 14 anni. Fu l’unica a non inginocchiarsi al passaggio della portantina dell’Imperatore (vuota), rischiando la vita.

L’imperatore Taizong Li Shimin era salito al trono uccidendo i suoi fratelli al Xuanwu Gate e creò l’età d’oro dei Tang. I suoi tre figli Li Chengqian, il Principe della Corona, Li Ke, principe di Wu, e Li Tai, principe di Wei, sembrano andare d’accordo, ma, in realtà, ciascuno di essi ha un proprio piani in mente. Per la conquista del trono, stanno per mettere in scena episodi di un bagno di sangue, facendo sprofondare la famiglia Li nella maledizione di Xuanwu Gate e spianando la strada alla ascesa di Wu Zetian.

 

Taizong sfida a un duello con la spada i suoi figli; chi riuscirà a sconfiggerlo, avrà il suo cavallo. Sconfigge il primo e poi li invita ad attaccarlo insieme, ma essi falliscono. L’imperatore si mostra deluso: se non riescono a vincere un duello, come potranno un giorno combattere un invasore?

Vediamo poi le donne che vengono misurate. Wu Zetian rifiuta, ma date le sue parentele, viene esentata dalla misura. Segue una scena con le mogli. La Nobile Consorte Wei detta le regole. Le consorti di primo rango aspettano una udienza dell’Imperatore. Assistono anche le altre donne fino all’ottavo rango.

 

Succede un incidente. La quarta consorte, incinta, cade e ha una emorragia, così che perderà il bambino. La consorte Wei accusa la consorte Yang.  Wu Ruyi testimonia per la consorte Yang: non è stata lei a provocare la caduta! Era un complotto organizzato dalla consorte Wei, ma non è riuscito; eppure era stato organizzato con cura! Quando l’imperatore vede le lanterne con i desideri delle giovani donne è curioso di leggerli e gli vengono portate due lanterne. Casualmente, una è di Wu Ruyi.

 

Quando le dicono che la consorte Liu si è svegliata, la consorte Wei la va a trovare. Le ricorda che il suo ruolo di quarta consorte e la promozione di suo padre sono state ottenuti grazie al suo favore. La consorte Liu dovrebbe essere riconoscente. Questa invece si ribella e minaccia di raccontare all’imperatore tutti i crimini commessi dalla consorte Liu, essa ribatte che anche la consorte Liu è colpevole di alcuni di questi crimini. Le dice anche che, in occasione delle sue ultime due gravidanze, è stato un suo farmaco a farla abortire. Siccome lei non può avere figli, neppure la consorte Liu ne deve avere!  Queste rivelazioni sono troppo dolorose! Le mandano il necessario cappio e  consorte Liu si impicca!

 

SECONDO EPISODIO

https://www.youtube.com/watch?v=hj0BnKW-Qt I

 

Le giovani donne dell’harem provano una coreografia che mostra il principe Lanling in battaglia. Fu l’ultimo favorito della imperatrice Wende. L’insegnante Siyue Zhao descrive alcune caratteristiche di Langling e invita le allieve a impegnarsi. La lezione viene interrotta, quando viene portata la notizia della morte della Able Consort. Si dovrà scegliere una nuova consorte e c’è una occasione per una delle ragazze.

 

La consorte Wei incontra la consorte Yang e si scusa per averla accusata ingiustamente.

La consorte Yang rende omaggio alla consorte Liu e così incontra l’imperatore, venuto a rendere omaggio. Dice che la vita nell’harem è incerta. Comunque tutto va bene, se l’imperatore sta bene.

 

Vediamo poi la consorte Wei  con Chun Ying, sua  cameriera e sua complice di misfatti. Si odono pianti per la morte della Able Consort nel Palazzo Yeting, nonostante sia stato loro detto di non disturbare. Chun Ying deve dire a Chen Gong-Gong di trovare un modo di tagliare la lingua a quelli che continuano a disturbare con i loro schiamazzi. Deve inoltre dire a Xiao Qiang di non cercare di incontrarla. Prenderà lei accordi con l’imperatore.

Vediamo poi Chun Ying in visita a Siyue Zhao. Le porta un dono della consorte Wei: si tratta di ginsheng  di Liaodong per sua madre malata. Le chiede se ha in mente un nome per la parte di Lanling nella esibizione del giorno seguente. Chiede chiarimenti su un episodio. Nell’anno 629, in occasione di una cerimonia di commemorazione, L’Ufficio dei Riti acquistò oggetti ad un prezzo che era tre volte quello di mercato. Siyue Zhao dice che scherza e Chun Yin risponde che non si permetterebbe.

 

Wu Ruyi e la sua amica arrivano tardi e, come punizione, devono portare la biancheria sporca alla lavanderia. Impiegano molto tempo. Quando tornano, Xiao Qiang è stata già scelta per la parte del principe Lanling.

La consorte Yang è stupita della scelta; le sembrava  che la candidata fosse Wu  Ruyi. La cameriera risponde che forse era così, ma che Siyue Zhao forse era stata pagata. La consorte Yang dice che è stata ricattata. Ormai è tardi: Xiao Qiang passerà la notte con l’imperatore. Per la consorte Wei sarà come un’altra consorte Liu. tuttavia, la consorte Yang conosce un modo per mandare all’aria tutto: invia all’imperatore un ritratto della imperatrice Wende che lo fa appendere in bella vista. Ravviva così il suo ricordo incancellabile.

Xiao Qiang si reca dall’imperatore a Ganlu Palace, ma questi comincia a bere in ricordo della imperatrice Wende che l’ha lasciato un anno prima.  Sogna di rivederla danzare con la sua grazia. Poi Taizong si addormenta ubriaco al Palazzo Ganlu. Wang Gong-Gong si permette di farlo portare a  Palazzo Chengqing, dove  Si sveglia alle 3. Intanto Xiao Qiang aspetta in ginocchio. L’imperatore dice di mandarla via, anche se è la nipote della consorte Wei. Le invia un oggetto a forma di mezzaluna come ricompensa. Nel frattempo si scopre che da Chengqing Palace è stato rubato la maschera del principe Lanling, il favorito della imperatrice Wende.

Intanto Cairen Xiao si deve curare dal raffreddore e non può praticare per due giorni; Cairen Wu Ruyi fa la parte del principe Lanling.

Cairen Wu Ruyi si trattiene a   Chengqing Palace. Nasconde sotto l’abito la maschera di Lanling. Sin sofferma davanti a un dipinto che raffigura l’imperatrice Wende che balla e cerca di imitare le sue posture. In tale momento viene sorpresa dall’imperatore.

 

 

 

 

 

EPISODIO 3

 

https://www.youtube.com/watch?v=aemPi4Pyg5 U (togliere spazio)

 

Cairen Wu dice alla sua amica di avere ballato con un uomo a Ganlu Hall.

 

Le nuove Cairen sono invitate a leggere i libri scritti dalla imperatrice Wende, che insegnano a essere una buona imperatrice. Le giovani si dividono i libri, strappandoseli di mano.

 

Zhangsun Wuji, Sikong, fratello della imperatrice Wende, viene ricevuto dall’imperatore. Ricorda che è il decimo anno della Cerimonia della Aratura. Si seminano i semi in primavera e si arano i campi in estate. Ricorda che il giorno in corso è l’anniversario della morte di Wende. L’imperatore dice che, se fosse ancora viva, arerebbe e raccoglierebbe i bachi da seta con lui e sarebbe un piacere.

Zhangsun Wuji dice che sua sorella è stata fortunata, poichè l’imperatore sente tanto la sua mancanza; ma è morta da un anno. Non si possono risuscitare i morti; bisogna stare di buon umore. L’imperatore non ha visitato Qiangxiang Palace per qualche tempo. Non è stata una buona idea.   Xiao Qiang, nipote della consorte Wei, è entrata nel Palazzo. Deve riconsiderare la sua compagna di letto.

L’imperatore risponde: “Fuji non desidero udire quello nell’anniversario della morte di Wende.” “sono sicuro che mia sorella avrebbe voluto lo stesso.” “Voi siete il mio Cancelliere, dovreste consigliarmi sugli affari stato, non sui miei affari personali.” “Questo è un affare di stato, perché coinvolge il clan Wei.” “Vi invito a riconsiderare la faccenda.”

 

L’amica dice a Cairen Wu Ruyi che bisogna leggere i libri, perché contengono la saggezza degli antichi. Perché é triste, visto che può incontrare l’imperatore quella sera? A questo punto Cairen Wu Ruyi si accorge che le è stato rubato il suo astuccio (con la maschera di Langling).

“L’imperatrice Wende era una donna esemplare di grande virtù, di eccezionale grazia e raffinatezza!” Così dice il Cancelliere alla pubblica commemorazione. Intanto si apprende che la consorte Wei, la consorte Yang e la consorte Yin saranno presenti alla rappresentazione della sera.

Cairen Wu non trova la sua maschera e, al suo posto, la maschera rubata di Langling ed è costretta ad indossare quella. Ad un certo punto l’imperatore ferma la danza e le chiede di togliersi la maschera e dire il suo nome. Dice di chiamarsi Wu Zhao, nome di cortesia Ruyi. L’imperatore le chiede poi se è la figlia di Wu Shihuo, duca di Ying. “Siete quella nota per intelligenza e talento letterario?” L’imperatore le dice che è colpevole di furto. La consorte Wei chiede dove ha rubato la maschera, disturbando l’imperatore di notte.

E’ costretta a confessare di avere preso la maschera a Chengqing Hall. La consorte Wei dice che, siccome è nota per il suo talento letterario, vuole darle una opportunità. Essendo l’anniversario della morte dell’imperatrice Wende, se è capace di scrivere un poema in sette strofe che elogi le sue saggezza, bellezza e virtù, salverà la sua vita.

Cairen Wu rifiuta, perché un poema è qualcosa che nasce dalla propria sensibilità. Wende era saggia, bella e virtuosa, ma lei la considera soprattutto pietosa.

Tutte le Cairen chiedono all’imperatore di avere pietà.

La consorte Yang dice che l’imperatrice Wende avrebbe voluto che fosse onorato il suo anniversario, aggiungendo un altro contributo alla sua santità, non compiendo un bagno di sangue. La consorte Yin, interrogata, dice che, come buddhista, è contraria alle uccisioni, ma che Cairen Wu è colpevole e deve essere punita. L’imperatore dice di rinchiudere la ragazza a Yeting, in attesa della sentenza.

 

La cameriera chiede alla consorte Yang perché ha salvato Cairen Wu, lei risponde che l’ha difesa in occasione dell’incidente della consorte Liu e, quindi, ricambia il favore. Dice di trovare divertente qualcuno che non rispetta le regole del Palazzo. Soprattutto, pensa che, se Cairen Wu riuscirà a sopravvivere, renderà la vita dura alla consorte Wei.

La consorte Yin dice, davanti ad un altare, che quella sera ha commesso un peccato. La cameriera dice che Cairen Wu ha definito pietosa Wende; ma una Cairen non può dare giudizi su una imperatrice; quindi non sa stare al suo posto. Inoltre ci sono ragioni ineffabili. La persona che vuole Cairen Wu morta, risiede a Qianxiang Palace; a causa del principe di Qi ha dovuto accettare questo e seguire la corrente. Per quanto riguarda le ragioni ineffabili, ogni malfattore ha le sue. La consorte Wei ha preso di mira quella ragazza per spianare la strada a una sua familiare.

Intanto Cairen Wu in carcere viene maltrattata dal secondino. Poi questi le manda un sontuoso pasto, ordinato dalla Virtuous Consort, ma Wu rifiuta. Sopraggiunge Chen Gong-Gong da Ganlu Hall e dice che la carrozza dell’imperatore aspetta Cairen Wu.

Intanto la consorte Wei, parlando con la cameriera, dice che Cairen Wu non ha una famiglia alle spalle e ha spirito, stomaco e fortuna. Batte senza dubbio Xiao Qiang. Wei capisce che l’imperatore non verrà a giocare a scacchi con lei per calmare i nervi. Arriva correndo un servo che dice che Cairen Wu ha lasciato Yeting. L’imperatore l’ha chiamata a Ganlu Hall per servirlo. Wei dice che hanno sottovalutato Wu Ruyi.

 

Intanto Cairen Wu aspetta inginocchiata, guardando il ritratto di Wende.

L’imperatore le chiede di sapere perché ha definito Wende pietosa. Lei vuole chiedere prima se era lui l’uomo che ha danzato con lei la notte precedente. L’imperatore le dice di non chiedere troppo, ma lei risponde che, se la sua risposta fosse sgradita, potrebbe decidere di nuovo di tagliarle la testa. L’imperatore dice che l’ha vista danzare e, quando lei stava cadendo, l’ha sorretta. Lei dice che, qualunque cosa le succeda, non dimenticherà mai quella notte. Dal suo sguardo, sembrava che l’avesse scambiata con l’imperatrice Wende. L’imperatore ammette che la sua mente stava vagando. Cairen Wu chiede perché è così devoto alla imperatrice Wende. Risponde che non assomigliava a nessuna altra donna.

“Ma, in fondo, era solo una donna dell’harem!” “le altre donne amano l’imperatore, non me.” L’imperatrice era una ragazzina, quando l’ha sposato. L’amava per lui stesso, fosse imperatore o mendicante: sarebbe stato lo stesso. Gli diede dei figli e si dedicò a una vita con lui. “Non ci sarà mai più un’altra come lei!” “Dici chi? Io..” “Intendi te stessa? Sai chi sono? Che età avevo la prima volta che uccisi qualcuno? Quante ferite ho sul mio corpo? Ho dei rimpianti? Cosa mi rende così arrabbiato? Che cosa mi rende felice? Conosci l’unica cosa che rimpiango per il resto della vita? Non sai niente. Come osi dire quello?” “Dimmi: le virtù della imperatrice erano note in tutta la terra, anche nelle regioni occidentali. Io avevo grande rispetto per lei! Perché era pietosa ai tuoi occhi?”

“Lo penso, perché ho letto recentemente “Esempi di Donne” e sono giunta a una conclusione. “Una volta pensavo che l’avete amata per tutta la vita e deve essere stata la donna più felice del mondo. Ho letto il libro, cercando di capire il suo segreto nel catturare il cuore di Sua Maestà. Un giorno capii che, avendo avuto 7 figli, doveva occuparsi di loro. Come imperatrice, doveva guidare l’harem.  Se passava abbastanza tempo con Voi, non avrebbe trovato il tempo di scrivere dieci volumi di Esempi per le Donne. Dietro ogni gemma di parola, aveva solo una lampada per tenerle compagnia in innumerevoli notti solitarie. Così ho capito che Sua Maestà non doveva amarla così tanto.” “Continua a parlare!” “Non ho capito perché sembrate così attaccato a lei. Dopo Esempi per le Donne, sono arrivata gradualmente a capire che, piuttosto di dire che amate la imperatrice Wende, è più giusto dire che sentite rimpianto per lei, per non averla amata quando potevate. Questo spiega perché non notiate le altre donne nell’harem. Le stravaganze, a cui siete arrivato nell’anniversario della sua morte dimostrano che provate enorme senso di colpa verso di lei! Quando il mondo pensa che l’imperatrice Wende ha guadagnato il vostro eterno amore, in fondo lei aveva una falsa reputazione. Voi la deludevate, per questo penso che doveva essere pietosa. E’ tutto quello che ho da dire.” “Pensi di essere acuta?”

Wu Ruyi viene ritenuta colpevole di avere diffamato l’ultima Imperatrice. Dopo la cerimonia dell’anniversario, è perciò assegnata a Chengqing Hall, per svolgere i servizi di pulizia durante il giorno e copiare Esempi per Donne di notte, come ammonimento per le altre.

La consorte Yin non ha dormito la notte e si è alzata presto, perché è impaziente di sapere cosa ha fatto l’imperatore a Wu Ruyi. Le dicono che è stata mandata a Chengqing Hall.

La consorte Wei osserva che:  “Dalla morte di Wende, il palazzo è chiuso a tutti, tranne che all’imperatore. Adesso Wu Ruyi può andare in giro e vedere la copia autentica di Esempi per Donne. E’ una ricompensa non una punizione.” La cameriera dice di avere saputo che la notte precedente, dopo avere parlato con Wu Ruyi, l’imperatore era molto arrabbiato. Wei dice infuriata: “Ti tengo per risolvere i miei problemi, non per  fare domande. Un uomo che non cambia mai, cade sempre per qualcuno di nuovo. Nessuna donna può capire il resto su di lui.” La cameriera risponde: “Sono preoccupata di un’altra cosa. Quando Wu Ruyi finisce di copiare Esempi pe Donne, quello potrebbe essere il momento, in cui l’imperatore comincia a sentire affetto per lei.”

“Inutile aspettare! Solo alcuni sono sciocchi e ciechi nell’harem. Molti si affretteranno a cercare il suo favore. Sicuramente la consorte Yang e la consorte Yin stanno cercando di tirarla dalla loro parte!” “In questo caso, Cairen Xiao rimarrà indietro nella sua corsa per guadagnare il favore di Sua Maestà!”

 

EPISODIO 4

La collana, portata da Chun Ying,  vale un autentico tesoro: tutte perle brillano come il ristallo e sono perfettamente rotonde; inoltre tutte le 12 perle hanno la stessa dimensione e colore. Gong Gong deve considerare la collana un gesto di cortesia della imperatrice Wei.

La consorte Wei vuole dare a Cairen Xiao un vantaggio. Gong Gong riconosce che fare speciali preparativi per il servizio all’imperatore è una cosa ben fatta. Può dire a Cairen Xiao di aspettare buone notizie.

 

Gong Gong chiede all’imperatore di scegliere la compagna per la notte per potere fare gli adeguati preparativi.  Ricorda che Cairen Xiao, la notte che lei venne a servirlo, lui andò a Chengqing Hall;  rimase tutta la notte ad aspettare a Ganlu Hall e si buscò un raffreddore. Le fu data una giada a mezzaluna.

Intanto Cairen Wu dice di non essere sicura di avere ballato con l’imperatore e che forse lui non la chiamerà più. Intanto arrivano i servi a chiamare Cairen Xiao. Questa si fa beffe di Cairen Wu. La notte trascorre felicemente.

Ci sono ritratti di Cairen Zheng Wanyan che rassomigliava alla adorata imperatrice Wende. Si era lungamente esercitata ad imitarla per guadagnare il favore dell’imperatore. Ci fu una cospirazione dietro ciò. Il padre la saluta, perché andrà a vivere a palazzo. Lo zio Yin (Yin Hongzhi, capo segretario del principe di Qi) le fa i complimenti. Dice che avrà una vita straordinaria e che la sua sorella minore, la Consorte Virtuosa,  la aiuterà in segreto. Il Palazzo è un luogo pericoloso e bisogna stare attenti! Zheng dice che, anche se assomiglia alla imperatrice Wende, non è lei stessa, dopo tutto. Se anche riuscisse ad ottenere il favore dell’imperatore non potrebbe conservarlo a lungo.

Lo zio dice che, che un periodo di favore, anche breve, sarebbe una fortuna e porterebbe prosperità alla sua famiglia.

Intanto Zhang Gong Gong accompagna alcune nuove ragazze. Alcune sono Cairen e Baolin , le altre,  che arriveranno successivamente, sono semplici ragazze. La consorte Wei e la consorte Yin vogliono conoscere le nuove ragazze alla Fenglu Terrace.

 

Una volta arrivate, le Cairen sono invitate ad inginocchiarsi. Dicono che è un onore incontrare le consorti.  La consorte Wei, sorpresa e irritata, chiede il nome a Zheng Wanyan. Suo padre è Zheng Renxi, vice Cancelliere del Segretariato imperiale. Una somiglianza sorprendente!

Intanto a Chengxi Palace viene chiesto allo zio Yin dalla sorella  perché ha portato Zheng Wanyan a Palazzo. Che intenzioni ha? Ogni suo gesto dimostra che è stata addestrata. Anni prima ha pianificato di uccidere l’imperatore per vendicare la famiglia Yin, ma mancò l’occasione. Impossibile che pensi di attuare il suo piano dopo tanti anni.

Lo zio Yin dice che Zheng deve guadagnare il favore dell’imperatore per riportare alla corte il principe di Qi, mandato lontano.

Poi assistiamo a uno sgradevole episodio che vede protagonista Cairen Xiao. Si arrabbia con  la cameriera perché questa no sa cosa è il succo del mattino e la picchia. Viene trattenuta da Ruyi dal picchiarla ancora. Alcune Cairen vanno a raccogliere il succo dai fiori di loto durante la notte. Parlano tra di loro della “beatitudine suprema” che per loro consiste in un innamorato.

Il solerte ministro Gong Gong si precipita a informare l’imperatore che una Cairen di nome Zheng Wanyan è appena arrivata ed assomiglia moltissimo alla imperatrice Wende.

Zheng è nel giardino a raccogliere il succo del loto. Viene chiamata da Gong Gong che le annuncia che l’imperatore la vuole per il servizio notturno a Ganlu Hall.

 

 

IMMAGINI

 

WU RUYI

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L’IMPERATORE TAIZONG

 

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ZHENG WANYAN

 

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UN POCO DI STORIA

(Sabattini e Santangelo Storia della Cina)

 

 

Sotto Taizong, la forza militare e la diplomazia furono usate congiuntamente per affermare la supremazia imperiale su tutti gli stati confinanti. L’esercito imperiale intervenne con successo nel 634 contro i Tuyuhun, un popolo di origine Xianbei, che abitava nella regione del lago Kokonor; nel 645 intervenne contro la tribù turca di Xueyentuo, stanziata nella regione compresa tra l’Ordos e il fiume Orkhon, che si sottomise. Nel 634 furono stabiliti rapporti con una nuova potenza, sorta tra il VI e il VII secolo: il regno tibetano.

L’attività diplomatica di Taizong non si limitò agli stati confinanti. Il prestigio dell’impero e la sua fama di grande potenza varcarono ogni confine e Chang’an (Xi’an) – senza dubbio la più popolosa e la più imponente città del mondo – vide l’arrivo di missioni tributarie e delegazioni provenienti da ogni parte dell’Asia.

 

Nel 649 a Taizong succedette il figlio Li Zhi con il nome di Gaozong. I primi anni del nuovo regno non videro mutamenti rispetto al periodo precedente; il governo continuò a essere dominato dai ministri di Taizong e il nuovo imperatore sembrava fermamente intenzionato a continuare la politica paterna.  La situazione cambiò a partire dal 655, allorché Wu Zhao (Wu Zetian) venne proclamata imperatrice, in sostituzione della imperatrice Wang, caduta in disgrazia sotto l’accusa di avere complottato per avvelenare l’imperatore.  Wu Zhao era la figlia di Wu Shihuo, membro di una famiglia importante di Taiyuan, che aveva sostenuto Li Yuan nella campagna per la conquista di Chang’an  e ne era stato ricompensato con alte cariche nella amministrazione imperiale. Divenuta concubina di Taizong, ella, alla morte di questi, si era ritirata, secondo il costume, in un tempio buddhista, ma ne era uscito ben presto per ordine di Gaozong, il quale nutriva per lei una segreta passione.  Le fonti, tutte ostili a Wu Zhao, descrivono con abbondanza di particolari gli intrighi che le avrebbero consentito di ascendere dalla posizione di concubina a quella di imperatrice.  E’ certo comunque che il governo e la corte si divisero in fazioni avverse sulla questione relativa alla sua nomina. Nel giro di pochi ani, uelli che si erano opposti a lei uscirono dalla vita politica o persero la vita, come Cu Suiliang, che morì in esilio, o lo stesso Zhangsun Wuji – uno dei personaggi più potenti dell’Impero – il quale fu costretto al suicidio.

Tra i dignitari che avevano ricoperto le più importanti cariche sotto Taizong, solo Li Shiji aveva sostenuto Wu Zhao .  Il nuovo vertice del governo imperiale che si andò costituendo dopo il 655, era costituito da uomini che in precedenza avevano svolto funzioni di secondaria importanza. Per circa 15 anni, il personaggio di maggiore rilievo sarebbe stato Xu Jingzong, un meridionale originario di Hangzhou che aveva conseguito il titolo di xiucai sotto i Sui.

Nel 660, l’imperatore Gaozong fu colpito da paralisi e perse quasi completamente la vista; da allora l’imperatrice Wu prese di fatto il suo posto, svolgendo un ruolo dominante a corte. Fino alla morte di Gaozong, avvenuta nel 683, ella poté però esercitare il suo potere solo in modo indiretto, senza riuscire mai a formalizzare la sua posizione. Le disposizioni testamentarie di Gaozong stabilivano che l’erede al trono Zhongzong avrebbe dovuto consultarsi con lei su ogni questione che  non fosse stato in grado di risolvere da solo.

Apparve però ben chiaro che Wu Zhao non era più disposta ad agire dietro le quinte nella veste di nuova imperatrice vedova. Quando Zhongzong  mostrò di seguire l’influenza della propria consorte, l’imperatrice Wei , elevando alle più alte cariche dello stato il padre di questa, Wu Zhao intervenne con decisione, sostenuta dal membro più autorevole del governo, il presidente della Segreteria, Pei Yan: emanò un decreto di deposizione e Zhongzong dovete lasciare il posto al fratello Ruizong, più disposto ad accogliere i “suggerimenti” della madre.

 

Con questo atto di estrema gravità – considerato illegittimo dalla storiografia ortodossa delle epoche successive – l’imperatrice Wu veniva ad attribuirsi anche ufficialmente il ruolo di supremo arbitro dell’Impero. Ella cominciò a presiedere a tutte le funzioni amministrative e cerimoniali della corte, e si spinse a ordinare l’edificazione a Luoyang – che era ormai diventata la capitale effettiva dell’Impero – di sette templi dedicati ai propri antenati.

 

E’ certo che fu in primo luogo la imperatrice Wu a promuovere il sistema degli esami, fin da quando dominava la corte durante il regno di Gaozong. La sua preferenza per tale metodo di reclutamento è stata variamente spiegata.   Si è osservato tra l’altro che, con questo metodo, ella intendeva favorire l’emergere di nuovi strati sociali per rafforzare la propria posizione nei confronti della aristocrazia, che le era generalmente ostile.

 

In realtà, anche sotto la imperatrice Wu l’accesso agli esami continuò ad essere in larga misura un privilegio della classe aristocratica. E’ vero invece che ella cercò di sfruttare  le contraddizioni esistenti all’esterno della stessa aristocrazia , favorendo famiglie che in passato erano rimaste lontane dal potere e incoraggiando l’ascesa delle élites locali. L’aristocrazia del Nord-Ovest fu senza dubbio la più colpita sotto il regime  della imperatrice Wu. Le ragioni di questo fatto possono essere meglio comprese  se si considera che da questo strato della aristocrazia  erano venute in passato le minacce più gravi al potere dinastico. Ella si mosse con efficacia per liberare dapprima Gaozong e poi se stessa dai vincoli che l’aristocrazia del Nord-Ovest era stato in grado di imporre  attraverso il controllo delle più alte cariche burocratiche.  Tutta una serie di scelte operata dalla imperatrice Wu possono essere spiegate in questa luce.   Anche il trasferimento della capitale da Chang’an a Luoyang non ebbe motivazioni di carattere puramente economico, connesse con il fatto che l’approvvigionamento di Luoyang era più agevole che quello di Chang’an a causa della sua vicinanza al Grande Canale. E’ invece interpretabile anche in chiave politica, in quanto in tal modo la corte veniva a trasferirsi in una area che non era sotto il dominio diretto della Aristocrazia del Nord-Ovest.

Lo sviluppo del sistema di reclutamento attraverso gli  costituì uno strumento di cui si servì la imperatrice Wu per sviluppare la sua politica accentratrice. Attraverso il sistema degli esami , ella poteva esercitare un efficace controllo sui canali di accesso alla burocrazia, dall’altro era in grado di intervenire a livello ideologico, influendo sul contenuto degli esami, La sua politica contribuì allo sviluppo di un vero e proprio “spirito di corpo” tra i funzionari provvisti di titoli accademici: essi finirono per contrapporsi, grazie al prestigio di cui godevano, a quelli che erano entrati nell’apparato burocratico per privilegio ereditario o attraverso altri canali.

 

 

 

 

 

 

ALTRI EPISODI

EPISODIO 14

https://www.youtube.com/watch?v=mQaBs54JR4U&list=PLfL0zCY1LqATkI-FeUOmwjTBaDElgkMfD&index=6&t=0 s

Hao Gong-Gong da Palazzo Chengxi (un eunuco della Cucina Imperiale) chiede di parlare con il principe ereditario per problemi inerenti la successione. Dice che ha portato un regalo grande come il governo Tang. Dice che un gruppo di sostenitori Yin ha catturato l’imperatore. Dice che il principe ereditario deve schierarsi. Se resta fermo, rischia di essere scavalcato. Lui risponde che non è disposto a uccidere suo padre per arrivare al potere in anticipo. Il principe ereditario manda messaggi  sulla presenza di cospiratori al padre e non deflette dalla su linea. Gong-Gong viene ucciso.

Contemporaneamente qualcuno cerca si sorprendere l’imperatore e pugnalarlo. Wu Meiniangafferra con le mani nude il pugnale si ferisce. Taizong viene sorpreso da un gruppo di cospiratori, ma i suoi difensori riescono ad eliminarli. Qualcuno insinua che c’ è ancora una Yin a Palazzo, ma l’imperatore non crede sia coinvolta! Il ministro dice che la consorte Yin andrà a fargli visita a Ganlu Hail nella notte successiva e gli consiglia di stare in guardia. Riguardo a Wu Meiniang, dice che ha supplicato a Taiji Hall per conto di lei. L’imperatore dice che l’ha portata qui, perché sospetta; quando però i traditori hanno cercato di ucciderlo, lei è intervenuta in sua difesa.

 

Zhang Gong Gong chiede alla consorte Yin di scegliere tra il marito e il figlio, ma lei scoppia in lacrime, perché teme venga ucciso suo figlio..

 

 

 

 

 

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CINA – LA REGIONE AUTONOMA TIBETANA

DESCRIZIONE

 

 

LHASA (拉萨)

 

IL BARKHOR

Cuore del nucleo antico, è un labirinto di stradine, su cui si affacciano antiche case tradizionali, vero gioiello di architettura tibetana.

 

PALAZZO DEL POTALA

 

Patrimonio dell’Umanità Unesco, simbolo del Tibet e dell’autorità religiosa del buddhismo lamaista, è visibile da ogni angolo della città con la sua imponente  architettura dagli alti muri rossi e bianchi. Occupa una collina a 1,5 km dal Barkhor, a 3700 m sul livello del mare, in un paesaggio spettacolare. La migliore veduta di insieme si ha dalla collina Chakpori, leggermente in diagonale rispetto alla entrata principale, sull’altro lato della strada.

Il Potala fu fatto costruire a partire dal 1645 dal quinto Dalai Lama, figura di spicco nella storia tibetana, sui resti del palazzo edificato dal re Songtsen Gampo nel VII secolo. Fu la residenza del Dalai Lama fino al 1959, anno della sua fuga in India; poi è stato trasformato in museo, anche se per i credenti tibetani è ancora un luogo sacro; non c’è quindi da sorprendersi, se si vedono pellegrini prostrarsi davanti al palazzo, in corrispondenza dell’appartamento del Dalai Lama.  Il complesso è formato da due ali: il Palazzo Rosso e il Palazzo Bianco e conta 13 piani e oltre 1000 stanze, migliaia di splendide pitture murali e thangka, un numero infinito di statue e oggetti religiosi di alto valore artistico.

La  visita inizia con il Palazzo Rosso, cuore del complesso, che veniva usato per le funzioni religiose.  Esso racchiude al suo interno un dedalo di cappelle, altari dedicati al pantheon delle divinità buddhiste e dei bodhisattva, biblioteche che racchiudono libri antichi di scritture religiose. Stupefacente è la sala che contiene i chorten (lo stupa tibetano), al cui interno sono conservate le spoglie dei defunti Dalai Lama: d’oro e tempestati  di pietre preziose, sono uno aquisito esempio di arte tibetana. Nel Palazzo Bianco, si trovano gli appartamenti del Dalai Lama e dei suoi assistenti, oltre a gli uffici di governo.

 

 

 

IMMAGINI

 

L’ALTOPIANO

 

tibet1

Aashwin Pradhan [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)%5D

tibet1

Di Luo Shaoyang from Beijing, China – Tibet, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2522362

 

tibet1

 

LHASA (拉萨)

 

PALAZZO DEL POTALA

ESTERNO

 

pota1

 

Tibet Autonomous Region

 

 

 

Potala

 

SALA DEI CHORTEN

 

chorten

 

TEMPIO JOKHANG

 

Jokhang-Temple

 

Jokhang-Temple

 

Jokhang-Temple

 

Jokhang-Temple

 

Jokhang-Temple

NORBULINGKA

 

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BARKHOR

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MAPPE

tibet

 

Digitalizzato_20191031

 

 

Vedere anche:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’ANTICA CANTON (ORA GUANGZHOU) NELLA PROVINCIA DI GUANGDONG

 

 

Guangzhou è un esempio di provincia ad alta densità abitativa: la popolazione è quintuplicata dal 1990 ed è ora di circa 13 milioni.

Posta un centinaio di chilometri a nord di Hong Kong, Guangzhou è il principale centro della Cina meridionale. Caratterizzata da un clima tropicale, con picchi di calore e di umidità durante l’estate, gli inverni non sono sempre miti (in gennaio la temperatura può scendere a zero gradi). E’ attraversata dal Fiume delle Perle (Zhu Jiang), prossimo al delta.  Il suo corso imponente delimita la città storica, posta sulla riva sinistra e la nuova Canton, situata su quella opposta. Benché il tessuto urbano sia del tutto moderno, nella zona che corrisponde all’antico centro storico, Canton mostra ancora alcune tracce del tempo in cui fu il porto brulicante e ricchissimo, in cui commerciavano fianco a fianco mercanti cinesi ed europei, arabi e persiani.

Nei pressi dell’antica cerchia stradale che contiene il centro cittadino, si aprono piacevoli angoli di verde. A ridosso o all’interno di questi parchi, si trovano importanti monumenti storici che vanno dai resti della Antica Cina ai ricordi del primo periodo repubblicano e della lotta rivoluzionaria di Mao e dei suoi seguaci, che ebbe a Canton uno dei centri principali.

 

 

 

 

 

 

MONUMENTI

 

TEMPIO DEI SEI BANIANI

 

 

sei

TEMPIO DEI CINQUE GENI

cinque geni

 

TEMPIO DELLA PIETA’ FILIALE

pietà

 

PANORAMA

 

IL FIUME DELLE PERLE

perle

 

SKYLINE

gua4

 

guang

gua2

 

CANTON TOWER, SIMBOLO DELLA MODERNA METROPOLI

 

gua1

 

canton tower

 

 

west lake

Photo:Chen Xia/GT

Folla di visitatori al West Lake per la Festa del Lavoro

 

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IL FIUME GIALLO ( 黄河 HUANG HE), LA CULLA DELLA CIVILTA’ CINESE

 

Il Fiume Giallo, noto anche come Huang He o Hwang Ho, è il principale fiume della Cina settentrionale ed è anche chiamato “la culla della civiltà cinese”. E’ lungo 5464 km  è il secondo fiume più lungo della Cina, nonché uno dei più lunghi del mondo.

 Capace di trasportare grandi quantità di limo fertile, il Fiume Giallo è stato uno dei fattori determinanti della nascita della agricoltura in Cina, circa 6000 anni fa, e della stessa civiltà cinese  con la sua organizzazione politica e territoriale. Per il suo regime irregolare, soggetto a piene improvvise e devastanti, il fiume ha costretto gli uomini a immani lavori di difesa. Il fiume deve il suo nome al fatto che attraversa un altopiano formato da un materiale finissimo giallastro detto löss; il fiume erode il löss e lo trasporta a valle in quantità enormi, colorandosi di giallo.

A mano a mano che il fiume rallenta il suo corso, deposita parecchio fango ed leva il suo letto sopra le pianure circostanti e ciò rende frequenti le esondazioni.  Fuori Kaifeng, il livello dell’alveo è 10 metri più alto della città. Il fiume ha cambiato il suo corso più volte: talvolta è sceso nella penisola dello Snandong e ogni volta ha causato gravi danni.  Nel 1642 morirono trentomila persone, quando il fiume ruppe gli argini e deviò verso sud.  Questi disastri gli hanno fatto guadagnare il nome di “dolore della Cina”.

 

Il corso superiore

Il fiume nasce a 4600 metri di altezza, sui monti Bayan, nel settore orientale dell’altopiano del Tibet. Nel suo corso superiore, il fiume attraversa due specchi d’acqua, ciascuno di circa 1000 km quadrati di superficie: i laghi Ngoring e Gyaring. Sono laghi poco profondi, ricchi di pesce, che gelano in inverno. In questa regione, il fiume scorre generalmente da ovest  a est, attraversando grandi altipiani che si innalzano per circa 300 – 500 metri sopra il letto del fiume. Questi altopiani sono costituiti da rocce cristalline che talvolta si vedono come affioramenti erosi sulla superficie. Il fiume si dirige prima verso sud-ovest, poi verso nord-ovest, attorno ai Monti Amne Machin penetrando in una zona di gole profonde. Poi si fa strada verso est tra i monti Xiqing e Laji. Nei pressi della città di Lanzhou, abbandona l’altopiano del Tibet. Qui termina il corso superiore, a 1165 km dalla sorgente. Il corso superiore drena un’area di 124 mila kmq, costituito da distretti montuosi scarsamente popolati.

 

Corso medio

Il corso medio del fiume si estende per più di 2900 km, è costituito da una grande ansa  e drena una area di circa 60 mila kmq. Inizialmente scorre verso nord-est per 880 km  attraverso i suoli sabbiosi del Nigxia settentrionale e del deserto di Ordos.  Qui si restringe in molti punti formando delle rapide. Successivamente scorre per 800 km attraverso le pianure alluvionali della Mongolia interna. Il fiume poi svolta improvvisamente verso sud, formando il confine tra le province dello Shanxi e dello Shaanxi. In questa sezione, il fiume deve aprirsi la strada attraverso strette gole, per cui la sua larghezza non supera i 45 – 60 metri. Il fiume si fa poi progressivamente più largo, soprattutto dopo aver ricevuto le acque dei suoi due affluenti più importanti, il Fen dello Shanxi e il Wei dello Shaanxi.

Alla confluenza con il Wei, il fiume svolta improvvisamente verso est per altri 480 km, essendo costretto a fasi strada in strette gole tra i monti Zhongtiao e le propaggini orientali dei monti Qin. Il fiume diventa poi estremamente rapido per 160 km, prima di raggiungere le pianure della Cina settentrionale presso la città di Zhengzhou. La maggior parte del corso medio attraversa l’altopiano del Loess che si estende a est dell’altopiano del Tibet fino alle pianure della Cina del Nord con una altezza compresa tra i 2100 e i 900 metri. L’altopiano è ricoperto da depositi terreni incoerenti, formati da sabbia e loess depositati dal vento; attraverso questi  depositi, il fiume ha scavato profonde valli, erodendo e trasportando enormi quantità di materiale superficiale, facendo della regione uno dei paesaggi maggiormente erosi del mondo..

 

Il corso inferiore

A valle di Zhengzhou il Fiume Giallo si allarga scorrendo nelle province dello Henan e del Shandong, nella pianura della Cina del Nord. La pianura è costituita da un vasto ventaglio alluvionale che si formato nel corso di 25 milioni di anni grazie al fiume Giallo e altri fiumi che hanno depositato enormi quantità di limo, sabbia e ghiaia nl mare poco profondo che ricopriva la zona. La pianura è stata densamente abitata per millenni e, per molto tempo, è stata una delle principali regioni agricole della Cina. Il fiume ha mutato il suo corso nella pianura diverse volte e gli abitanti hanno costruito vasti sistemi di argini e canali di irrigazione nel tentativo di controllare il corso del fiume. Il corso inferiore del fiume è lungo 700 km.

Il delta del fiume ha inizio a 80 km dalla foce e si allarga su un’area di circa 5400 kmq. Il terreno del delta è paludoso, costituito da fango e limo ed è ricoperto di canneti. Fino alla fine del XX secolo il delta del fiume Giallo è stato uno dei delta a più rapido accrescimento e la pianura della Cina del Nord continuava ad espandersi nel Bo Hai (ciò che rimane dell’antico mare attualmente ricoperto dalla pianura. Tuttavia, a partire dagli anni ’50, con la costruzione di dighe a monte – in particolare quella costruita nella gola di Sanmen nella provincia di Henan  – cominciò a ridursi il carico di limo che il fiume trasportava alla sua foce e, dagli anni ’90,  il delta si sta erodendo.

 

 

Contea di Guide County (Qinghai)

Guide County (Qinghai) nell’altopiano del Tibet

Di Jucember – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16176821

 

 

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CASCATE DI HUKOU

 

Si trovano al confine tra le province di Shanxi e Shaanxi.

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Le cascate ghiacciate

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GANSU

 

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LA CITTA’ DI LANZHOU

 

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Il Fiume Giallo attraversa la città di Lanzhou

 

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pagoda

Pagoda della Montagna Bianca

Lanzhou, una volta nota come la “Città d’oro”, è stata un importante centro commerciale fin dai tempi della dinastia Han. Costituiva un importante punto di transito sulla Via della Seta. Oggi è la capitale della provincia del Gansu e conta circa 3 milioni e seicentomila abitanti.

HENAN

 

 

henan

 

ZHENGZHOU

 

 

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Il Tempio Shaolin, in cui ha avuto origine il kug-fu

 

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City-God-Temple

Zhengzhou è la capitale della provincia di Henan.

 

KAIFENG

L’antica città fortificata di Kaifeng, la capitale delle Sette Dinastie, raggiunse l’apice del suo splendore come capitale dei Song Settentrionali (960-1126). La sua prosperità però non poté nulla contro il Fiume Giallo, che inondò la città più volte, mietendo innumerevoli vittime e distruggendo importanti edifici.

 

kaifeng qingming riverside landscape park

City Park

 

pagoda di ferro

Pagoda di ferro

Di Gisling – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17254849

boh

 

 

 

LUOYANG

drum tower

Drum Tower

 

 

east gate.jpg

East Gate

lijing gate

Lijing gate

Luoyang è  stata capitale della Cina per 1000 anni e nove dinastie.

 

 

ANYANG

Anyang è  una città della Cina orientale, nella provincia di Henan. A nord-ovest dell’insediamento moderno sorgono i resti di un’antica città, ritenuta l’ultima capitale della dinastia Shang (16° sec. a.C.-1050 a.C.) e nota con il nome di Yin. E’ la città situata più a nord della sua provincia e confina a sud con lo Xinxiang, a Ovest con la provincia di Shanxi e a Nord con la provincia di Hebei.

 

deltaa

 

 

China’s Huang He (Yellow River) changes in the delta near the present river mouth at five-year intervals from 1989 to 2009.

http://earthobservatory.nasa.gov/Features/WorldOfChange/yellow_river.php?src=eoa-features
Author NASA

Original work of NASA – public domain

 

CARTA GOGRAFICA

 

carta

 

fiumi

 

 

fiumegiallo

Di Shannon1 – Created using Natural Earth and NASA SRTM data, both public domain., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9617583

 

 

Vedere anche:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL PICCOLO BUDDHA – BERTOLUCCI ALLA SCOPERTA DELLA SPIRITUALITA’ ORIENTALE

 

 

 

 

L’azione inizia nel monastero di Paro, nel Bhutan, dove il dotto lama Norbu tiene lezione ad un gruppo di ragazzi. Egli racconta l’aneddoto del sacerdote, che in un villaggio indiano, voleva sacrificare una capra agli dei. La capra si mette a ridere. Il sacerdote le chiede come mai le viene da ridere, quando lui sta per tagliarle la gola. La capra risponde che, dopo 499 volte che è morta e poi rinata come capra, questa volta rinascerà come essere umano. Poi la capra si mette a piangere. Dice di piangere per il sacerdote, perché, cinquecento vite prima, anche lei era un gran sacerdote e sacrificava le caprette agli dei. Il sacerdote, a questo punto, cade in ginocchio e chiede perdono e promette che in futuro sarà protettore di tutte le capre del paese. Il lama ora chiede ai ragazzi cosa insegna questo aneddoto. Essi rispondono in coro che nessun essere vivente deve essere ucciso.

 

A questo punto, il lama Norbu viene informato che forse è stato trovata la probabile reincarnazione di lama Dorje, il suo educatore, morto da nove anni, nonché educatore del Dalai Lama. Si tratta di un bambino americano di Seattle. Lama Norbu, accompagnato dal suo brillante discepolo Champa, parte subito per Seattle. Il rettore gli fa gli auguri e gli ricorda di prendere la medicina. Gli viene anche portata, da un individuo misterioso, la ciotola di lama di Dorie, che sarà preziosa nelle ricerche.Intanto, un gruppo di monaci realizza un mandala di sabbia  propiziatorio.

Una volta atterrato, incontra il suo antico discepolo Kenpo Tenzin, suo antico studente in Bhutan, che ora dirige un piccolo monastero per studenti occidentali. Con lui discute i sogni ed i presagi che l’hanno recentemente portato a individuare la casa dell’ingegnere Dean Conrad, la cui moglie Lisa è insegnante di matematica. Kenpo Tenzin dice di avere fatto molti sogni, in cui vedeva il lama Dorje dirigersi sempre verso una collina, che lui non conosceva. Poi finalmente era riuscito a scoprirla, ma era disabitata. Poi però era stata costruita una villetta, in cui era andato ad abitare l’ingegnere con la moglie. Essi hanno un figlio di nome Jesse, nato un anno dopo la morte di lama Norje, nello stesso giorno e nella stessa ora.  Kenpo Tenzin avvicina Lisa ed acquista la sua confidenza e poi si reca alla casa dell’ingegnere con il lama Norbu. Raccontano qualcosa della loro comunità e regalano al bambino un libro con la storia del Buddha.  Purtroppo Dean Conrad  ha delle preoccupazioni, perché il suo migliore amico, Evan, ha fatto bancarotta, senza parlarne con nessuno. C’è il pericolo che i Konrad perdano la terra, su cui è costruita la villetta.

La lettura del libro fornisce il pretesto per raccontare la vita di Buddha: inizia così un racconto parallelo e la narrazione si sposta nell’India di 2500 anni prima.  La madre Maja, quando il momento del parto si avvicina, ritorna alla casa del padre per partorire, secondo la tradizione. Il viaggio è lungo e faticoso e la regina si ferma durante il viaggio per riposarsi.  La regina cade in una specie di trance e le torna in mente un sogno che aveva fatto, quando aveva concepito il bambino. Un cucciolo di elefante era apparso al suo fianco e la aveva benedetta con la proboscide. A questo punto viene colta dalle doglie. Si narra che un albero, consapevole del grande momento, si chinò per proteggerla, offrendole i suoi rami come sostegno. Le ancelle formano un cerchio e con dei drappi formano un ambiente isolato, in cui la regina può partorire. Il bambino nacque quasi senza dolore, con la pelle dorata e splendente. Aveva gli occhi completamente aperti ed era abbastanza forte da stare in piedi da solo.Il bambino dice di essere venuto al mondo per raggiungere l’illuminazione e liberare dalla sofferenza tutte le creature. Dove posava i piedi sbocciavano fiori di loto.

Il re Suddhodana, padre del bambino, chiamò il figlio Siddharta che significa: “colui che porta il bene” ovvero “colui che ha raggiunto lo scopo”. E poi ordinò una grande festa per presentare il figlio al suo popolo. Ad un tratto, con grande sorpresa di tutti, a apparve il venerato astrologo e eremita, Asita, che nessuno vedeva più da anni.   Annuncia che il bambino diventerà signore del mondo o il suo redentore. Il Re però desidera che sia un grande  re come lui. Asita dice che sarà come il re vuole, ma spesso gli dei deludono i desideri dei genitori. Purtroppo una settimana dopo, Maya si ammala e muore.

Con il permesso dei genitori, Jessie, accompagnato da Maria, la donna che pulisce la casa, comincia a frequentare la comunità buddista. Il lama Norbu dice che il lama Norje si è probabilmente reincarnato e ora è un bambino. “Come me!” dice Jessie. “Certamente!”.

Il lama Norbu ricomincia il racconto della vita del Buddha che è diventato il principe Siddharta e ha sposato una bellissima principessa, di nome Yashodara che è rimasta incinta ed è in procinto di dargli un figlio. Il principe ereditario è diventato un abile arciere, cavallerizzo e lottatore. Vive tra gli agi e i lussi della reggia, mantenuto accuratamente  lontano dai dolori della vita esterna, secondo il volere di Suddhodana,  che vuole che segua le sue orme e vuole mantenerlo inconsapevole della sofferenza.  Gli aveva regalato 3 palazzi: uno per l’inverno, uno per la stagione delle piogge e uno per l’estate. In questo modo pensava di proteggere il figlio dalla conoscenza del dolore e dell’angoscia. Ma poi, un giorno, questi udì un canto misterioso di sconvolgente bellezza, in una lingua a lui sconosciuta.  All’inizio non riusciva a capire di dove proveniva. Yashodara gli dice che la canzone evoca un paese lontano, pieno di montagne, dove è nata la ragazza che la canta.  Siddharta dice che esistono luoghi così belli vorrebbe vederli. Invece non ha visto neppure la sua città. Yashodara gli risponde  che, fuori del palazzo, c’è solo sofferenza e che suo padre ha voluto.

In realtà, quando Siddharta va in visita alla città,suo padre ha tutto predisposto affinché niente possa turbarlo o angosciarlo. Avrebbe visto solo gente giovane e sana.  Ma all’improvviso compaiono due mercanti macilenti. Il principe scende dalla portantina e si addentra nella città e vede operai intenti a lavori faticosi, gente malata e deforme. Assiste anche ad un funerale e alla cremazione del morto. Quel girno Siddharta scoprì la sofferenza ed apprese la compassione: loro erano lui e lui era loro.

Al suo ritorno alla reggia, chiede a suo padre perché gli ha così a lungo nascosto la verità: la sofferenza, la povertà, la malattia, la morte! Il re gli risponde che ha mentito solo per amore.  Siddharta dice che questo amore è diventato una prigione. Il re gli dice non gli ha mai chiesto di uscire. Gli annuncia che è nato suo figlio e gli ricorda che ora anche lui ha dei doveri! Ma Siddharta sente di dovere trovare una risposta alla sofferenza. E’ pronto a lasciare sua moglie e suo figlio per questo scopo, perché sa che anche loro dovranno soffrire.

 

Il padre di Jessie, in visita a lama Norbu, gli dice  che né lui, né sua moglie credono nella reincarnazione . Il lama risponde che il corpo è solo un contenitore e che il contenuto, cioè l’anima, continua ad esistere anche dopo. per fare un esempio, versa del tè in una tazza e rompe la tazza; naturalmente il tè si sparge intorno: il contenuto continua ad esistere, anche quando il contenitore non c’è più! Il lama dice che Jessie potrebbe diventare una importante figura nella società buddista, un leader spirituale! Il bambino potrà continuare a vivere in America e trasferirsi nel Bhutan solo da grande. Però è necessario essere sicuri della reincarnazione e questo si può verificare solo con un viaggio nel Bhutan. A questo punto arriva un telegramma che annuncia un’altra possibile reincarnazione: un bambino di Katmandu. L’ingegnere si sente preso in giro e se ne va bruscamente, portando via Jessie. Il lama Norbu i insegue per dare al bambino il libro che ha dimenticato. Così proseguiamo nel racconto della vita di Siddharta. Proprio poco dopo, una telefonata avverte l’ingegnere che il suo amico Evan si è suicidato.

Nonostante le guardie predisposte dal padre vigilino, Siddharta riesce a fuggire, aiutato dal suo amico Channa per recarsi alla foresta, in cui è nato. Vede degli asceti che hanno rinunciato a tutte le comodità, perché hanno raggiunto l’illuminazione. Decide di unirsi a loro e si taglia i lunghi capelli. Poi cammina solo nel bosco e si siede sotto un albero che lo ripara dalla pioggia. Quando la pioggia comincia a scrosciare, un cobra si pone dietro a lui e lo ripara. Gli altri eremiti che si erano seduti intorno a lui, osservano stupiti. Credendo a un miracolo, diventano i suoi primi discepoli.

Per sei anni vivono ignorati da tutti, nutrendosi miseramente, ai limiti della loro capacità di sopportazione.  Un giorno, sul fiume che passa davanti all’albero, sotto cui siede immobile, passa una zattera, con un musico che dà consigli al suo allievo.  Allora Siddharta capisce che la via verso la illuminazione è il cammino medio, il sentiero tra tutti gli opposti estremi. Quando Siddharta accetta una ciotola di riso, offertagli da una ragazza del vicino villaggio, i suoi discepoli lo abbandonano indignati. Siddharta inizia a dare vigore al suo corpo, indossa semplici vesti color zafferano e dedica molto tempo alla meditazione. Mara, un demone molto potente, che presiede all’eterno ciclo delle reincarnazioni, sceglie di tentarlo con gli spiriti dell’orgoglio, dell’avidità, della paura, dell’ignoranza e del desiderio che si presentano con l’aspetto di bellissime ragazze, ma Siddharta  li respinge con la forza dell’amore e della compassione. Adirato, Mara gli scatena contro la furia delle sue armate demoniache, ma inutilmente. Alla fine Mara appare al giovane eremita con il suo doppio, ma anche questo tentativo fallisce.

 

Jessie arriva a leggere fino a questo punto sotto la sorveglianza di Maria, mentre i genitori sono al funerale di Evan. Rientrando da San Francisco, quasi per scacciare l’angoscia, sono colti da violenta attrazione e fanno l’amore. A questo punto, l’ingegnere dice alla moglie che sta riconsiderando l’ipotesi del viaggio in Tibet. di ritorno; dice a Lisa di volere andare in Bhutan con lama Norbu La moglie gli chiede se è uno scherzo, ma lui dice che è una idea che non gli passa. La supplica di lasciarlo accompagnare per un paio di settimane.

 L’ingegnere, colpito dalla morte del suo amico Evans, sta riflettendo sui problemi della vita e della morte e un viaggio nell’Himalaya gli offre una occasione per meditare.  All’arrivo a Katmandu, cercano il candidato locale: è un bambino di nome Raju, della stessa età di Jesse, che lavora in un circo ed è famoso per essere amante delle scimmiette. Lama Norbu resta sorpreso, vedendo come i due bambini, pur non essendosi mai visti, si incontrano in mezzo alla folla e fanno amicizia.

 

In conclusione, viene riconosciuto che si tratta di un rarissimo caso di reincarnazione multipla. Il lama Norbu dice al padre di Jessie che sente di avere assolto al suo compito e che pensa di tornare al suo luogo natale. Non ne ha il tempo. Si raccoglie in preghiera davanti a un altare e lentamente muore. La cerimonia che si sta svolgendo per celebrare la reincarnazione viene interrotta e iniziano i riti per la morte del lama. Vita e morte si intrecciano senza soluzione di continuità!

 

Ognuno dei tre bambini riceve una parte delle ceneri. Jessie le getta in mare vicino a Los Angeles. La bambina sale su un albero e le sparge intorno. Tutto ritorna alla natura!

 

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LA LEZIONE DI LAMA NORBU E LA FAVOLA DELLA CAPRA

 

 

 

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La capra piange per il sacerdote

 

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LA CIOTOLA

 

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lama

 

A SEATTLE

 

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Kenpo Tenzin avvicina Lisa

 

JESSIE E I GENITORI

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genitori

 

LA NASCITA

 

Cattura

La regina ritorna a casa del padre

 

donne

 

 

 

 

moglie

 

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Un albero offre alla regina i suoi rami come sostegno.

 

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Il bambino aveva gli occhi completamente aperti ed era in grado di stare in piedi da solo.

 

 

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Il re Suddhodana

 

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Il re Suddhodana presenta il bambino al popolo.

 

 

 

IL PRINCIPE SIDDHARTA

 

 

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moglie

 

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keanu

 

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LA VISITA DELLA CITTA’

 

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Gli lanciano petali di fiori.

 

FUGA DALLA REGGIA

 

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Il principe è sconvolto!

 

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Un cobra lo protegge!

 

 

discepoli

 

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Per si anni vissero nascosti, mangiando miseramente.

 

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Siddharta comincia a indossare semplici abiti color zafferano.

 

LE TENTAZIONI DI MARA

 

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tentazioni

Donne tentatrici

 

armata

L’armata infernale

 

doppio

Mara si trasforma in una copia di Siddharta

 

 

estasi

 

UNA OPPORTUNITA’

 

 

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spogliata

ARRIVO A KATMANDU

 

monumento

 

torre

 

Boudhanath

BODHANATH

Come nel Swayambhunath anche qui c’è una “collinetta bianca emisferica” che sta a rappresentare il globo terrestre con i quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria; sopra questa “collinetta” gli occhi di Buddha con al centro un “ghirigoro” che sembra un naso ed invece è il simbolo nepalese chiamato “ek” che simboleggia l’unità e sulla sommità della stupa c’è un “parasole” che simboleggia il nirvana.

 

 

jessei

 

padre

 

 

 

 

AL CONVENTO

 

corni

 

monacifut

 

benvenuti

 

inginocchio

 

gioco

“Maestro, mi rallegro di averti incontrato. Finalmente!”

 

 

tre

 

treba

 

 

poco frequente

Una reincarnazione multipla è poco frequente, ma si è già verificata.

 

LA CERIMONIA DELLA REINCARNAZIONE E LA MORTE DEL LAMA NORBU

 

tamburi

Suonano i tamburi per celebrare la reincarnazione.

 

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trerei

 

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Il lama si raccoglie in preghiera e spira lentamente.

 

morto

 

fumo

 

Iniziano i riti della morte

 

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RITORNO A LOS ANGELES

 

gita

 

ritorno

ceneri

 

Le ceneri del lama Norbu vengono gettate  in mare.

 

 

FONDAMENTI DELLA DOTTRINA BUDDISTA

L’illuminazione è conoscere la nostra  vera natura, la vera natura del mondo e lo scopo e il significato della vita. Arrivare alla illuminazione è la più grande felicità raggiungibile dall’essere umano. E’ un obiettivo che può essere raggiunto seguendo le tracce indicata dal Buddha: saggezza, concentrazione meditativa, condotta morale, soprattutto se esaltate dalla compassione. Quest’ultimo sentimento va ben oltre l’empatia, perché si estende all’impegno in prima persona ad alleviare le sofferenze del prossimo e di ogni essere senziente, senza limiti spaziali.

Abbiamo anche il dovere di intervenire sulle nostre afflizioni mentali, trasformando gran parte dei sentimenti  negativi e autodistruttivi in sentimenti aperti e positivi, che sono fonte di serenità e benessere non solo per noi, ma per tutti coloro che ci circondano.

Il cmmino verso l’illuminazione è lo stesso che conduce alla consapevolezza. Per avere consapevolezza spirituale, dobbiamo conoscere quello che è al di là di questo mondo.

Le 4 nobili Verità sono la base di ogni insegnamento buddista. Tale insegnamento fu proclamato dal principe Siddharta, ovvero Shakyamuni, il Buddha storico vissuto ne sesto secolo a.C., nel Parco dei Daini a Sarnath presso Varanasi, in India.

La Prima Nobile Verità enunciata dal Buddismo si occupa di qualcosa che ogni essere vivente può facilmente verificare per esperienza: esiste la sofferenza.

La Seconda Nobile Verità ci avverte che la causa di tutte le esperienze di sofferenza è l’attaccamento al desiderio.

La Terza Nobile Verità ci ammonisce che la sofferenza può cessare, a patto di riuscire a rinunciare  al nostro istinto a rimanere attaccati ai nostri desideri. La cessazione della sofferenza è un risveglio, una rinascita, una illuminazione!

La Quarta Nobile Verità è il Nobile Ottuplice Sentiero, cioè: Retta Parola, Retta Azione, Retta Vita, Retta Comprensione, Retta Motivazione, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione. Questi otto fattori costituiscono un programma attentamente ponderato di purificazione de pensiero, della parola e delle azioni che ha come risultato finale la totale cessazione dell’attaccamento e il conseguente sorgere della Illuminazione, la Perfetta Saggezza.

 

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