IL FIUME GIALLO, LA CULLA DELLA CIVILTA’ CINESE

 

Il fiume giallo, noto anche come Huang He o Hwang Ho, è il principale fiume della Cina settentrionale ed è anche chiamato “la culla della civiltà cinese”. E’ lungo 5464 km  è il secondo fiume più lungo della Cina, nonché uno dei più lunghi del mondo.

 Capace di trasportare grandi quantità di limo fertile, il Fiume Giallo è stato uno dei fattori determinanti della nascita della agricoltura in Cina, circa 6000 anni fa, e della stessa civiltà cinese  con la sua organizzazione politica e territoriale. Per il suo regime irregolare, soggetto a piene improvvise e devastanti, il fiume ha costretto gli uomini a immani lavori di difesa. Il fiume deve il suo nome al fatto che attraversa un altopiano formato da un materiale finissimo giallastro detto löss; il fiume erode il löss e lo trasporta a valle in quantità enormi, colorandosi di giallo.

 

Il corso superiore

Il fiume nasce a 4600 metri di altezza, sui monti Bayan, nel settore orientale dell’altopiano del Tibet. Nel suo corso superiore, il fiume attraversa due specchi d’acqua, ciascuno di circa 1000 km quadrati di superficie: i laghi Ngoring e Gyaring. Sono laghi poco profondi, ricchi di pesce, che gelano in inverno. In questa regione, il fiume scorre generalmente da ovest  a est, attraversando grandi altipiani che si innalzano per circa 300 – 500 metri sopra il letto del fiume. Questi altopiani sono costituiti da rocce cristalline che talvolta si vedono come affioramenti erosi sulla superficie. Il fiume si dirige prima verso sud-ovest, poi verso nord-ovest, attorno ai Monti Amne Machin penetrando in una zona di gole profonde. Poi si fa strada verso est tra i monti Xiqing e Laji. Nei pressi della città di Lanzhou, abbandona l’altopiano del Tibet. Qui termina il corso superiore, a 1165 km dalla sorgente. Il corso superiore drena un’area di 124 mila kmq, costituito da distretti montuosi scarsamente popolati.

 

Corso medio

Il corso medio del fiume si estende per più di 2900 km, è costituito da una grande ansa  e drena una area di circa 60 mila kmq. Inizialmente scorre verso nord-est per 880 km  attraverso i suoli sabbiosi del Nigxia settentrionale e del deserto di Ordos.  Qui si restringe in molti punti formando delle rapide. Successivamente scorre per 800 km attraverso le pianure alluvionali della Mongolia interna. Il fiume poi svolta improvvisamente verso sud, formando il confine tra le province dello Shanxi e dello Shaanxi. In questa sezione, il fiume deve aprirsi la strada attraverso strette gole, per cui la sua larghezza non supera i 45 – 60 metri. Il fiume si fa poi progressivamente più largo, soprattutto dopo aver ricevuto le acque dei suoi due affluenti più importanti, il Fen dello Shanxi e il Wei dello Shaanxi.

Alla confluenza con il Wei, il fiume svolta improvvisamente verso est per altri 480 km, essendo costretto a fasi strada in strette gole tra i monti Zhongtiao e le propaggini orientali dei monti Qin. Il fiume diventa poi estremamente rapido per 160 km, prima di raggiungere le pianure della Cina settentrionale presso la città di Zhengzhou. La maggior parte del corso medio attraversa l’altopiano del Loess che si estende a est dell’altopiano del Tibet fino alle pianure della Cina del Nord con una altezza compresa tra i 2100 e i 900 metri. L’altopiano è ricoperto da depositi terreni incoerenti, formati da sabbia e loess depositati dal vento; attraverso questi  depositi, il fiume ha scavato profonde valli, erodendo e trasportando enormi quantità di materiale superficiale, facendo della regione uno dei paesaggi maggiormente erosi del mondo..

 

Il corso inferiore

A valle di Zhengzhou il Fiume Giallo si allarga scorrendo nelle province dello Henan e del Shandong, nella pianura della Cina del Nord. La pianura è costituita da un vasto ventaglio alluvionale che si formato nel corso di 25 milioni di anni grazie al fiume Giallo e altri fiumi che hanno depositato enormi quantità di limo, sabbia e ghiaia nl mare poco profondo che ricopriva la zona. La pianura è stata densamente abitata per millenni e, per molto tempo, è stata una delle principali regioni agricole della Cina. Il fiume ha mutato il suo corso nella pianura diverse volte e gli abitanti hanno costruito vasti sistemi di argini e canali di irrigazione nel tentativo di controllare il corso del fiume. Il corso inferiore del fiume è lungo 700 km.

Il delta del fiume ha inizio a 80 km dalla foce e si allarga su un’area di circa 5400 kmq. Il terreno del delta è paludoso, costituito da fango e limo ed è ricoperto di canneti. Fino alla fine del XX secolo il delta del fiume Giallo è stato uno dei delta a più rapido accrescimento e la pianura della Cina del Nord continuava ad espandersi nel Bo Hai (ciò che rimane dell’antico mare attualmente ricoperto dalla pianura. Tuttavia, a partire dagli anni ’50, con la costruzione di dighe a monte – in particolare quella costruita nella gola di Sanmen nella provincia di Henan  – cominciò a ridursi il carico di limo che il fiume trasportava alla sua foce e, dagli anni ’90,  il delta si sta erodendo.

 

 

Contea di Guide County (Qinghai)

Guide County (Qinghai) nell’altopiano del Tibet

Di Jucember – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16176821

 

 

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CASCATE DI HUKOU

 

Si trovano al confine tra le province di Shanxi e Shaanxi.

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Le cascate ghiacciate

 

 

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LA CITTA’ DI LANZHOU

 

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Il Fiume Giallo attraversa la città di Lanzhou

 

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Pagoda della Montagna Bianca

Lanzhou, una volta nota come la “Città d’oro”, è stata un importante centro commerciale fin dai tempi della dinastia Han. Costituiva un importante punto di transito sulla Via della Seta. Oggi è la capitale della provincia del Gansu e conta circa 3 milioni e seicentomila abitanti.

HENAN

 

 

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ZHENGZHOU

 

 

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Il Tempio Shaolin, in cui ha avuto origine il kug-fu

 

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City-God-Temple

Zhengzhou è la capitale della provincia di Henan.

 

LUOYANG

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Drum Tower

 

 

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East Gate

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Lijing gate

Luoyang è  stata capitale della Cina per 1000 anni e nove dinastie.

 

 

ANYANG

Anyang è  una città della Cina orientale, nella provincia di Henan. A nord-ovest dell’insediamento moderno sorgono i resti di un’antica città, ritenuta l’ultima capitale della dinastia Shang (16° sec. a.C.-1050 a.C.) e nota con il nome di Yin. E’ la città situata più a nord della sua provincia e confina a sud con lo Xinxiang, a Ovest con la provincia di Shanxi e a Nord con la provincia di Hebei.

 

 

 

 

CARTA GOGRAFICA

 

carta

 

 

fiumegiallo

Di Shannon1 – Created using Natural Earth and NASA SRTM data, both public domain., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9617583

 

 

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IL PICCOLO BUDDHA – BERTOLUCCI ALLA SCOPERTA DELLA SPIRITUALITA’ ORIENTALE

 

 

 

 

L’azione inizia nel monastero di Paro, nel Bhutan, dove il dotto lama Norbu tiene lezione ad un gruppo di ragazzi. Egli racconta l’aneddoto del sacerdote, che in un villaggio indiano, voleva sacrificare una capra agli dei. La capra si mette a ridere. Il sacerdote le chiede come mai le viene da ridere, quando lui sta per tagliarle la gola. La capra risponde che, dopo 499 volte che è morta e poi rinata come capra, questa volta rinascerà come essere umano. Poi la capra si mette a piangere. Dice di piangere per il sacerdote, perché, cinquecento vite prima, anche lei era un gran sacerdote e sacrificava le caprette agli dei. Il sacerdote, a questo punto, cade in ginocchio e chiede perdono e promette che in futuro sarà protettore di tutte le capre del paese. Il lama ora chiede ai ragazzi cosa insegna questo aneddoto. Essi rispondono in coro che nessun essere vivente deve essere ucciso.

 

A questo punto, il lama Norbu viene informato che forse è stato trovata la probabile reincarnazione di lama Dorje, il suo educatore, morto da nove anni, nonché educatore del Dalai Lama. Si tratta di un bambino americano di Seattle. Lama Norbu, accompagnato dal suo brillante discepolo Champa, parte subito per Seattle. Il rettore gli fa gli auguri e gli ricorda di prendere la medicina. Gli viene anche portata, da un individuo misterioso, la ciotola di lama di Dorie, che sarà preziosa nelle ricerche.Intanto, un gruppo di monaci realizza un mandala di sabbia  propiziatorio.

Una volta atterrato, incontra il suo antico discepolo Kenpo Tenzin, suo antico studente in Bhutan, che ora dirige un piccolo monastero per studenti occidentali. Con lui discute i sogni ed i presagi che l’hanno recentemente portato a individuare la casa dell’ingegnere Dean Conrad, la cui moglie Lisa è insegnante di matematica. Kenpo Tenzin dice di avere fatto molti sogni, in cui vedeva il lama Dorje dirigersi sempre verso una collina, che lui non conosceva. Poi finalmente era riuscito a scoprirla, ma era disabitata. Poi però era stata costruita una villetta, in cui era andato ad abitare l’ingegnere con la moglie. Essi hanno un figlio di nome Jesse, nato un anno dopo la morte di lama Norje, nello stesso giorno e nella stessa ora.  Kenpo Tenzin avvicina Lisa ed acquista la sua confidenza e poi si reca alla casa dell’ingegnere con il lama Norbu. Raccontano qualcosa della loro comunità e regalano al bambino un libro con la storia del Buddha.  Purtroppo Dean Conrad  ha delle preoccupazioni, perché il suo migliore amico, Evan, ha fatto bancarotta, senza parlarne con nessuno. C’è il pericolo che i Konrad perdano la terra, su cui è costruita la villetta.

La lettura del libro fornisce il pretesto per raccontare la vita di Buddha: inizia così un racconto parallelo e la narrazione si sposta nell’India di 2500 anni prima.  La madre Maja, quando il momento del parto si avvicina, ritorna alla casa del padre per partorire, secondo la tradizione. Il viaggio è lungo e faticoso e la regina si ferma durante il viaggio per riposarsi.  La regina cade in una specie di trance e le torna in mente un sogno che aveva fatto, quando aveva concepito il bambino. Un cucciolo di elefante era apparso al suo fianco e la aveva benedetta con la proboscide. A questo punto viene colta dalle doglie. Si narra che un albero, consapevole del grande momento, si chinò per proteggerla, offrendole i suoi rami come sostegno. Le ancelle formano un cerchio e con dei drappi formano un ambiente isolato, in cui la regina può partorire. Il bambino nacque quasi senza dolore, con la pelle dorata e splendente. Aveva gli occhi completamente aperti ed era abbastanza forte da stare in piedi da solo.Il bambino dice di essere venuto al mondo per raggiungere l’illuminazione e liberare dalla sofferenza tutte le creature. Dove posava i piedi sbocciavano fiori di loto.

Il re Suddhodana, padre del bambino, chiamò il figlio Siddharta che significa: “colui che porta il bene” ovvero “colui che ha raggiunto lo scopo”. E poi ordinò una grande festa per presentare il figlio al suo popolo. Ad un tratto, con grande sorpresa di tutti, a apparve il venerato astrologo e eremita, Asita, che nessuno vedeva più da anni.   Annuncia che il bambino diventerà signore del mondo o il suo redentore. Il Re però desidera che sia un grande  re come lui. Asita dice che sarà come il re vuole, ma spesso gli dei deludono i desideri dei genitori. Purtroppo una settimana dopo, Maya si ammala e muore.

Con il permesso dei genitori, Jessie, accompagnato da Maria, la donna che pulisce la casa, comincia a frequentare la comunità buddista. Il lama Norbu dice che il lama Norje si è probabilmente reincarnato e ora è un bambino. “Come me!” dice Jessie. “Certamente!”.

Il lama Norbu ricomincia il racconto della vita del Buddha che è diventato il principe Siddharta e ha sposato una bellissima principessa, di nome Yashodara che è rimasta incinta ed è in procinto di dargli un figlio. Il principe ereditario è diventato un abile arciere, cavallerizzo e lottatore. Vive tra gli agi e i lussi della reggia, mantenuto accuratamente  lontano dai dolori della vita esterna, secondo il volere di Suddhodana,  che vuole che segua le sue orme e vuole mantenerlo inconsapevole della sofferenza.  Gli aveva regalato 3 palazzi: uno per l’inverno, uno per la stagione delle piogge e uno per l’estate. In questo modo pensava di proteggere il figlio dalla conoscenza del dolore e dell’angoscia. Ma poi, un giorno, questi udì un canto misterioso di sconvolgente bellezza, in una lingua a lui sconosciuta.  All’inizio non riusciva a capire di dove proveniva. Yashodara gli dice che la canzone evoca un paese lontano, pieno di montagne, dove è nata la ragazza che la canta.  Siddharta dice che esistono luoghi così belli vorrebbe vederli. Invece non ha visto neppure la sua città. Yashodara gli risponde  che, fuori del palazzo, c’è solo sofferenza e che suo padre ha voluto.

In realtà, quando Siddharta va in visita alla città,suo padre ha tutto predisposto affinché niente possa turbarlo o angosciarlo. Avrebbe visto solo gente giovane e sana.  Ma all’improvviso compaiono due mercanti macilenti. Il principe scende dalla portantina e si addentra nella città e vede operai intenti a lavori faticosi, gente malata e deforme. Assiste anche ad un funerale e alla cremazione del morto. Quel girno Siddharta scoprì la sofferenza ed apprese la compassione: loro erano lui e lui era loro.

Al suo ritorno alla reggia, chiede a suo padre perché gli ha così a lungo nascosto la verità: la sofferenza, la povertà, la malattia, la morte! Il re gli risponde che ha mentito solo per amore.  Siddharta dice che questo amore è diventato una prigione. Il re gli dice non gli ha mai chiesto di uscire. Gli annuncia che è nato suo figlio e gli ricorda che ora anche lui ha dei doveri! Ma Siddharta sente di dovere trovare una risposta alla sofferenza. E’ pronto a lasciare sua moglie e suo figlio per questo scopo, perché sa che anche loro dovranno soffrire.

 

Il padre di Jessie, in visita a lama Norbu, gli dice  che né lui, né sua moglie credono nella reincarnazione . Il lama risponde che il corpo è solo un contenitore e che il contenuto, cioè l’anima, continua ad esistere anche dopo. per fare un esempio, versa del tè in una tazza e rompe la tazza; naturalmente il tè si sparge intorno: il contenuto continua ad esistere, anche quando il contenitore non c’è più! Il lama dice che Jessie potrebbe diventare una importante figura nella società buddista, un leader spirituale! Il bambino potrà continuare a vivere in America e trasferirsi nel Bhutan solo da grande. Però è necessario essere sicuri della reincarnazione e questo si può verificare solo con un viaggio nel Bhutan. A questo punto arriva un telegramma che annuncia un’altra possibile reincarnazione: un bambino di Katmandu. L’ingegnere si sente preso in giro e se ne va bruscamente, portando via Jessie. Il lama Norbu i insegue per dare al bambino il libro che ha dimenticato. Così proseguiamo nel racconto della vita di Siddharta. Proprio poco dopo, una telefonata avverte l’ingegnere che il suo amico Evan si è suicidato.

Nonostante le guardie predisposte dal padre vigilino, Siddharta riesce a fuggire, aiutato dal suo amico Channa per recarsi alla foresta, in cui è nato. Vede degli asceti che hanno rinunciato a tutte le comodità, perché hanno raggiunto l’illuminazione. Decide di unirsi a loro e si taglia i lunghi capelli. Poi cammina solo nel bosco e si siede sotto un albero che lo ripara dalla pioggia. Quando la pioggia comincia a scrosciare, un cobra si pone dietro a lui e lo ripara. Gli altri eremiti che si erano seduti intorno a lui, osservano stupiti. Credendo a un miracolo, diventano i suoi primi discepoli.

Per sei anni vivono ignorati da tutti, nutrendosi miseramente, ai limiti della loro capacità di sopportazione.  Un giorno, sul fiume che passa davanti all’albero, sotto cui siede immobile, passa una zattera, con un musico che dà consigli al suo allievo.  Allora Siddharta capisce che la via verso la illuminazione è il cammino medio, il sentiero tra tutti gli opposti estremi. Quando Siddharta accetta una ciotola di riso, offertagli da una ragazza del vicino villaggio, i suoi discepoli lo abbandonano indignati. Siddharta inizia a dare vigore al suo corpo, indossa semplici vesti color zafferano e dedica molto tempo alla meditazione. Mara, un demone molto potente, che presiede all’eterno ciclo delle reincarnazioni, sceglie di tentarlo con gli spiriti dell’orgoglio, dell’avidità, della paura, dell’ignoranza e del desiderio che si presentano con l’aspetto di bellissime ragazze, ma Siddharta  li respinge con la forza dell’amore e della compassione. Adirato, Mara gli scatena contro la furia delle sue armate demoniache, ma inutilmente. Alla fine Mara appare al giovane eremita con il suo doppio, ma anche questo tentativo fallisce.

 

Jessie arriva a leggere fino a questo punto sotto la sorveglianza di Maria, mentre i genitori sono al funerale di Evan. Rientrando da San Francisco, quasi per scacciare l’angoscia, sono colti da violenta attrazione e fanno l’amore. A questo punto, l’ingegnere dice alla moglie che sta riconsiderando l’ipotesi del viaggio in Tibet. di ritorno; dice a Lisa di volere andare in Bhutan con lama Norbu La moglie gli chiede se è uno scherzo, ma lui dice che è una idea che non gli passa. La supplica di lasciarlo accompagnare per un paio di settimane.

 L’ingegnere, colpito dalla morte del suo amico Evans, sta riflettendo sui problemi della vita e della morte e un viaggio nell’Himalaya gli offre una occasione per meditare.  All’arrivo a Katmandu, cercano il candidato locale: è un bambino di nome Raju, della stessa età di Jesse, che lavora in un circo ed è famoso per essere amante delle scimmiette. Lama Norbu resta sorpreso, vedendo come i due bambini, pur non essendosi mai visti, si incontrano in mezzo alla folla e fanno amicizia.

 

In conclusione, viene riconosciuto che si tratta di un rarissimo caso di reincarnazione multipla. Il lama Norbu dice al padre di Jessie che sente di avere assolto al suo compito e che pensa di tornare al suo luogo natale. Non ne ha il tempo. Si raccoglie in preghiera davanti a un altare e lentamente muore. La cerimonia che si sta svolgendo per celebrare la reincarnazione viene interrotta e iniziano i riti per la morte del lama. Vita e morte si intrecciano senza soluzione di continuità!

 

Ognuno dei tre bambini riceve una parte delle ceneri. Jessie le getta in mare vicino a Los Angeles. La bambina sale su un albero e le sparge intorno. Tutto ritorna alla natura!

 

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LA LEZIONE DI LAMA NORBU E LA FAVOLA DELLA CAPRA

 

 

 

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La capra piange per il sacerdote

 

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LA CIOTOLA

 

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A SEATTLE

 

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Kenpo Tenzin avvicina Lisa

 

JESSIE E I GENITORI

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genitori

 

LA NASCITA

 

Cattura

La regina ritorna a casa del padre

 

donne

 

 

 

 

moglie

 

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Un albero offre alla regina i suoi rami come sostegno.

 

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Il bambino aveva gli occhi completamente aperti ed era in grado di stare in piedi da solo.

 

 

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Il re Suddhodana

 

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Il re Suddhodana presenta il bambino al popolo.

 

 

 

IL PRINCIPE SIDDHARTA

 

 

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moglie

 

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LA VISITA DELLA CITTA’

 

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Gli lanciano petali di fiori.

 

FUGA DALLA REGGIA

 

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Il principe è sconvolto!

 

tagliacapelli

 

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Un cobra lo protegge!

 

 

discepoli

 

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Per si anni vissero nascosti, mangiando miseramente.

 

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Siddharta comincia a indossare semplici abiti color zafferano.

 

LE TENTAZIONI DI MARA

 

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tentazioni

Donne tentatrici

 

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L’armata infernale

 

doppio

Mara si trasforma in una copia di Siddharta

 

 

estasi

 

UNA OPPORTUNITA’

 

 

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spogliata

ARRIVO A KATMANDU

 

monumento

 

torre

 

Boudhanath

BODHANATH

Come nel Swayambhunath anche qui c’è una “collinetta bianca emisferica” che sta a rappresentare il globo terrestre con i quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria; sopra questa “collinetta” gli occhi di Buddha con al centro un “ghirigoro” che sembra un naso ed invece è il simbolo nepalese chiamato “ek” che simboleggia l’unità e sulla sommità della stupa c’è un “parasole” che simboleggia il nirvana.

 

 

jessei

 

padre

 

 

 

 

AL CONVENTO

 

corni

 

monacifut

 

benvenuti

 

inginocchio

 

gioco

“Maestro, mi rallegro di averti incontrato. Finalmente!”

 

 

tre

 

treba

 

 

poco frequente

Una reincarnazione multipla è poco frequente, ma si è già verificata.

 

LA CERIMONIA DELLA REINCARNAZIONE E LA MORTE DEL LAMA NORBU

 

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Suonano i tamburi per celebrare la reincarnazione.

 

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trerei

 

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Il lama si raccoglie in preghiera e spira lentamente.

 

morto

 

fumo

 

Iniziano i riti della morte

 

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RITORNO A LOS ANGELES

 

gita

 

ritorno

ceneri

 

Le ceneri del lama Norbu vengono gettate  in mare.

 

 

FONDAMENTI DELLA DOTTRINA BUDDISTA

L’illuminazione è conoscere la nostra  vera natura, la vera natura del mondo e lo scopo e il significato della vita. Arrivare alla illuminazione è la più grande felicità raggiungibile dall’essere umano. E’ un obiettivo che può essere raggiunto seguendo le tracce indicata dal Buddha: saggezza, concentrazione meditativa, condotta morale, soprattutto se esaltate dalla compassione. Quest’ultimo sentimento va ben oltre l’empatia, perché si estende all’impegno in prima persona ad alleviare le sofferenze del prossimo e di ogni essere senziente, senza limiti spaziali.

Abbiamo anche il dovere di intervenire sulle nostre afflizioni mentali, trasformando gran parte dei sentimenti  negativi e autodistruttivi in sentimenti aperti e positivi, che sono fonte di serenità e benessere non solo per noi, ma per tutti coloro che ci circondano.

Il cmmino verso l’illuminazione è lo stesso che conduce alla consapevolezza. Per avere consapevolezza spirituale, dobbiamo conoscere quello che è al di là di questo mondo.

Le 4 nobili Verità sono la base di ogni insegnamento buddista. Tale insegnamento fu proclamato dal principe Siddharta, ovvero Shakyamuni, il Buddha storico vissuto ne sesto secolo a.C., nel Parco dei Daini a Sarnath presso Varanasi, in India.

La Prima Nobile Verità enunciata dal Buddismo si occupa di qualcosa che ogni essere vivente può facilmente verificare per esperienza: esiste la sofferenza.

La Seconda Nobile Verità ci avverte che la causa di tutte le esperienze di sofferenza è l’attaccamento al desiderio.

La Terza Nobile Verità ci ammonisce che la sofferenza può cessare, a patto di riuscire a rinunciare  al nostro istinto a rimanere attaccati ai nostri desideri. La cessazione della sofferenza è un risveglio, una rinascita, una illuminazione!

La Quarta Nobile Verità è il Nobile Ottuplice Sentiero, cioè: Retta Parola, Retta Azione, Retta Vita, Retta Comprensione, Retta Motivazione, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione. Questi otto fattori costituiscono un programma attentamente ponderato di purificazione de pensiero, della parola e delle azioni che ha come risultato finale la totale cessazione dell’attaccamento e il conseguente sorgere della Illuminazione, la Perfetta Saggezza.

 

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I FIGLI DEL FIUME GIALLO – LE TRASFORMAZIONI DELLA CINA IN UN FILM DI JIA ZHANG-KE

E’ un’opera complessa che conferma la statura di un regista capace di leggere i mutamenti della contemporaneità in un Paese che si muove a una velocità pari a quella dei suoi treni, quando attraversano senza ritorno le lande desertiche dello Xinjiang. La mutazione accelerata del suo mondo è  l’oggetto ideale del cinema di Jia Zhang-ke.

E’ come se ci fossero tre storie che procedono in parallelo. Accanto alla storia d’amore di Qiao e Bin c’è la storia di un paese attraversato nello spazio e nel tempo, nell’arco di trasformazione tumultuosa disegnato dalla Cina a partire dall’inizio del millennio. Con tutto ciò che ne consegue in termini economici e sociali. Il regista tocca le diverse città del suo mondo,  dalle miniere di carbone dello Shanxi delle sue origini agli estremi confini occidentali dello Xinjiang, passando per la natura quasi morta delle Tre Gole. C’è poi la storia del percorso compiuto da Jia nelle modalità e nelle strategie del suo racconto.

 

Dal punto di vista della struttura, il film si compone di tre parti ambientate negli anni 2001, 2006, 2018 e in due luoghi diversi (Datong nello Shanxi e Fenjie nella regione di Chongqing e delle Tre Gole).

 

Il termine “jianghu”, mutuato dalle arti marziali e trasferito al sottobosco criminale delle Triadi cinesi, descrive il codice di onore e la relazione di fratellanza che caratterizza l’ambiente dove domina Bin. Il film ci porta nella Cina del 2001 dentro la cultura jianghu (quella criminale della triade cinese). Qui la giovane ex ballerina Quiao (Zhao Tao) si innamora di un boss della mafia locale, Bin (Liao Fan) ed è disposta a fare tutto per lui. 

Così, quando Bin si trova in un conflitto a fuoco, non manca di mettersi a sparare per salvarlo, tanto da venire imprigionata per cinque lunghi anni. Non solo. Quando esce lo va a cercare, ma lui si è ritirato, fa un’altra vita e ha un’altra donna.

La relazione di dominio e di possesso tra Quiao e Bin è il contesto della prima parte del film.

I legami, come i luoghi, sono destinati a subire una violenta trasformazione, se non una distruzione senza appello.

Nello Shanxi le miniere chiudono destabilizzando e delocalizzando i suoi abitanti intorno alla centrale elettrica più grande del mondo sulle rive del fiume Yang-tze

 

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QIAO

 

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BIN

 

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UNA COPPIA FELICE

 

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guarda

 

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LA PISTOLA

 

impara

 

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Ash Is Purest White

 

carcerata

 

 

TUTTO  CAMBIATO

 

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La nuova fidanzata

 

 

 

IN VIAGGIO

 

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tregole

 

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viaggia

 

mol

Il tassista cerca di approfittare di lei

 

RITROVATO

 

rivedersi

 

 

ANNI DOPO

 

scommessa

 

 

fine

 

 

spacca

 

 

 

 

 

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LA VISITA IN ITALIA DEL PRESIDENTE CINESE XI JINPING (MARZO 2019) – ACCOLTO COME UN IMPERATORE

 

Nella capitale sono scattate già da giorni le misure di sicurezza eccezionali per garantire gli spostamenti nel centro storico di Xi e della super delegazione al seguito composta da circa 500 persone. Con il presidente cinese sono arrivati, oltre agli uomini della sicurezza personale, 120 giornalisti e 300 fra dirigenti di aziende,  musei e funzionari ministeriali.

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Il Capo dello Stato ha mandato un messaggio chiaro al presidente cinese per rafforzare i legami tra Pechino e Roma: “Il livello già eccellente della cooperazione tra Italia e Cina sarà confermato e rafforzato durante la visita così gradita del presidente Xi con intese commerciali”.

Poi Mattarella ha anche parlato del Memorandum sulla Via della Seta che Xi Jinping firmerà a Villa Madama insieme al premier Conte: “La firma del Memorandum Italia-Cina è un segno dell’attenzione per una cornice ideale per un incremento delle collaborazioni congiunte tra imprese italiane e imprese cinesi”. E ancora: “La Via della Seta è una strada a doppio senso e lungo di essa devono transitare non solo commercio ma talenti, idee, conoscenze e progetti di futuro”.

Alle parole del Capo dello Stato ha risposto il presidente cinese Xi Jinping: “Ringrazio il presidente per l’accurata e squisita accoglienza: nonostante la distanza geografica, i due popoli nutrono da sempre una profonda amicizia”.

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L’Italia è il primo Paese del G7 a firmare un Memorandum con la Cina, “è una grandissima opportunità per tutti noi”. Lo ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio, all’inaugurazione dell’Italy-China Business Forum on Third Market Cooperation, a Palazzo Barberini. Un Forum che porterà a firmare accordi commerciali e ad attivare una cooperazione bilaterale su quattro temi portanti: infrastrutture, macchinari, finanza ed energia. Oggi è la volta dei tavoli tecnici, domani si metterà mano alle penne per siglare i veri e propri bilaterali.  Tra Italia e Cina, ha ricordato il vicepremier, c’è un interscambio che ormai vale 44 miliardi di euro, con una crescita esponenziale negli ultimi anni.

Dieci accordi tra imprese, compresi quelli sui porti di Trieste e Genova. E diciannove accordi istituzionali, tra cui il via libera dell’esportazione del seme bovino e la restituzione alla Cina di 796 reperti archeologici. Si è molto ridotto, soprattutto nella parte aziendale, il numero di intese che verranno siglate domani mattina a Villa Madama tra Italia e Cina, a margine della firma più importante dal punto di vita politico, la nostra adesione alla Belt and Road targata Xi Jinping. La lista di accordi  non è ancora definitiva, i dettagli si limeranno fino a stasera e qualcosa potrebbe ancora rientrare.

 

La Cassa Depositi firmerà con Bank of China, capofila dal lato cinese, un partenariato strategico che avrà come obiettivo il finanziamento delle imprese italiane in Cina, al limite anche tramite l’emissione di Panda bond, cioè titoli in renminbi. L’Autorità portuale di Trieste e quella di Genova firmeranno un accordo con il colosso delle costruzioni Cccc.

 

È  lungo il capitolo delle intese istituzionali che sono 19. La prima è il cuore di questa visita di Xi, quella sulla Via della seta, che non firmeranno il premier Conte e Xi Jinping, bensì Luigi Di Maio e il ministro degli esteri  cinese Wang Yi. I settori di protocolli e memorandum tra ministeri e altri enti pubblici sono principalmente tre e concernono la tecnologia, l’agricoltura e la cultura

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Prima dell’incontro con il premier Conte a Villa Madama il presidente cinese è tornato al Quirinale per il saluto al capo dello Stato Mattarella. Nel cortile d’onore si è svolta  la cerimonia ufficiale con la banda dell’aeronautica che ha eseguito gli inni nazionali.

Dopo settimane di polemiche, è arrivata la firma sugli accordi tra Cina e Italia, nell’ultima giornata romana di Xi Jinping. Nella cornice  di Villa Madama, dove sono state schierate le delegazioni ministeriali dei due Paesi. In tutto 29 le intese: 19 istituzionali e 10 commerciali.  A firmare le intese principali, per la parte italiana, è stato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Dall’altra parte del tavolo, il presidente della National Development and Reform Commission, He Lifeng. “Solo gli accordi firmati qui oggi in sostanza valgono 2,5 miliardi di euro. Ma gli accordi  hanno un potenziale di 20 miliardi di euro”, ha detto Di Maio nel punto stampa dopo la firma del Memorandum. Il cuore dell’accordo è la Via della Seta di Pechino (l’Italia è il primo Paese del G7 ad aderire).

L’elenco delle intese firmate doveva in realtà essere più lungo, si parlava di una cinquantina, ma le polemiche degli ultimi giorni – con le preoccupazioni di Stati Uniti e Unione europea per  una eccessiva penetrazione della Cina nella economia italiana – hanno portato a una riduzione degli accordi, soprattutto nei settori più sensibili. Frenata in particolare sulle telecomunicazioni: congelato l’accordo di ricerca tra Huawei e un Politecnico italiano.  

La parte finale del viaggio in Italia, per Xi e la moglie Peng Liyuan, si svolge invece a Palermo. “È stata una visita di grande successo, grazie di cuore al governo italiano”, ha detto Xi arrivando in Sicilia. In agenda la visita a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale, e alla Cappella Palatina. Poi, il trasferimento nella suite presidenziale dell’hotel Villa Igiea, con alcuni degli oltre duecento collaboratori.

Si è trattato di una iniziativa promozionale a favore della città. Xi Jinping auspica l’arrivo di milioni di turisti cinesi. E’ stata una forma di ringraziamento per Mattarella che gli ha riservato una accoglienza degna di un imperatore.

 

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Mai come in questo periodo, l’Italia è tornata a essere il centro degli equilibri mondiali. Una condizione particolarmente interessante, visto che per il nostro Paese significa essere oggetto di un vero e proprio duello fra superpotenze. Ma che è anche una delle maggiori sfide del nostro tempo, visto che la tradizionale politica del doppio forno italiana sembra essere messa a dura prova dalla crescente polarizzazione del mondo. E in questa fase appare difficile poter gestire la politica estera senza fare definitivamente scelte di campo.

In questo momento di cambiamento degli equilibri mondiali, gli occhi del mondo si concentrano sull’Italia. L’esecutivo gialloverde rappresenta un unicum nel panorama internazionale, e forse anche per questo le potenze europee e le tre superpotenze hanno deciso di mettere l’Italia nel mirino. Il governo è diverso dai suoi predecessori, ha forze differenti, slegate in larga parte dai partiti tradizionali. E questo può comportare cambiamenti non solo di agende politiche ma anche di alleanze internazionali. E per questo non è difficile capire il motivo della trasformazione dell’Italia in un vero e proprio laboratorio di questo nuovo scontro fra superpotenze che può cambiare definitivamente i destini del Vecchio Continente.

La visita di Xi è il simbolo di quanto Roma sia diventata centrale nell’agenda politica di Oriente e Occidente. Mai come in queste settimane Washington si è esposta in maniera così netta e anche dura nei confronti di un Paese coinvolto nella partnership strategica con Pechino. Gli Stati Uniti temono l’ingresso cinese nei nostri porti e nelle nostre infrastrutture strategiche. Ma soprattutto hanno paura che l’Italia rappresenti una sorta di faglia: una volta che la Cina supera il fronte del Mediterraneo centrale, di fatto i suoi traffici arriveranno nel cuore dell’Europa. E una volta inserita l’Italia nella Nuova Via della Seta, il sistema occidentale (dal punto di vista economico e strategico) vedrebbe l’inserimento di un “terzo incomodo”, quella superpotenza asiatica che l’America sta cercando di frenare nella sua inarrestabile ascesa. Ma in questa ascesa, la Cina sa che deve passare per l’Italia. Ed è proprio per questo che Xi ha messo gli occhi su Roma.

Ma il ballo delle superpotenze con l’Italia non può dirsi concluso senza parlare della Russia, che, anche se appare distante in questa fase della nostra agenda politica, è in realtà uno degli elementi fondamentali per comprendere la nostra agenda politica. Mosca non ha mai sottovalutato il ruolo di Roma, consapevole che gli attuali partiti di governo sono decisamente più aperti nei confronti della Russia rispetto ai loro predecessori.  E fra i due Paesi esistono legami molto forti, che coinvolgono interessi economici, strategici ma soprattutto energetici. La Russia di Vladimir Putin serve all’Italia giallo-verde come potenza del gas ma anche come potenza militare e diplomatica, e può avere un ruolo chiave nella stabilizzazione della Libia. Mentre l’Italia serve a sua volta alla Russia per ricucire i rapporti con l’Europa.

 

L’ARRIVO A FIUMICINO

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L’aereo è arrivato a Fiumicino verso le 18 del 21 marzo 2019.

 

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Xi a Roma: il presidente arrivato in hotel

Un corteo di 50 auto è sfrecciato a piazza Venezia per accompagnare Xi Jinping.

 

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Tutto bloccato intorno all’hotel Parco dei Principi, dove alloggia Xi Jinping

AL QUIRINALE

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L’accompagnamento dei corazzieri è di solito riservato ai sovrani

 

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QUIRINALE

 

TOPSHOTS

 

 

stretta di mano

 

 

due

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Chinese president Xi Jinping visits Italy

 

 

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conferenza

 

quattro

ufficiale

congedo

Congedo

 

VISITA ALL’ALTARE DELLA PATRIA

 

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altare

trenta

 

omaggio

 

IL SALUTO DEI CINESI RESIDENTI IN ITALIA

 

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INCONTRO CON I PRESIDENTI DEL SENATO E DELLA CAMERA

 

++ Casellati a Xi,sua visita segno vicinanza a Parlamento ++

++ Casellati a Xi,sua visita segno vicinanza a Parlamento ++

fico

CENA DI GALA

cena

 

Chinese President Xi Jinping visits Rome

 

cena1

 

Chinese President Xi Jinping visits Rome

Una cena per più di 150 invitati

 

IL CONCERTO DI ANDREA BOCELLI

bocelli

 

complimenti

Peng Liyuan, la moglie di Xi Jinping, è stata una famosa cantante e avrà senza dubbio apprezzato il concerto

INCONTRO DI XI JINPING E CONTE

incontro con conte

 

conte

L’incontro è avvenuto a Palazzo Madama

 

LA FIRMA DEGLI ACCORDI

 

wang yi

 

 

dimaio e wang yi

Di Maio con il Ministro degli Esteri  Wang Yi

 

Italy China

LA VISITA A PALERMO

 

villa igea

palermo

Xi Jinping ha soggiornato all’Hotel Igea

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Chinese President Xi Jinping in Madrid

       Fa gli onori di casa il governatore Nello Musumeci

visita

palazzo dei normanni

Ammirazione per la Cappella Palatina

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La Cappella Palatina

 

normanni

Palazzo Dei Normanni

 

palazzoreale

Il Palazzo Reale con la bandiera rossa

pupi

 

IN FRANCIA

MONACO-CHINA-DIPLOMACY

Gendarmi davanti al Palazzo di Monaco

MONACO-CHINA-EU-DIPLOMACY-POLITICS-TRADE

Foto con il principe Alberto e Charlene

French President Emmanuel Macron welcomes Chinese President Xi Jinping at the Villa Kerylos in Beaulieu-sur-Mer, near Nice

Foto con Macron e consorte

 

villa kerylos

Incontro a Villa Kerylos

 

Xi Jinping

macron

 

chen siqinq e jean-pascal tricoire

 

 

FRANCE-CHINA-DIPLOMACY

La Cina ordina 300 Airbus per più di 30 miliardi di euro. In totale sono stati firmati contratti per 45 miliardi di dollari. L’Italia firma accordi e la Francia firma contratti.

 

CENA DI GALA ALL’ELISEO

Chinese President Xi Jinping - State Dinner - Paris

 

Chinese President Xi Jinping - State Dinner - Paris

State Dinner For Chinese Presidential Couple - Paris - Arrivals

Hanno partecipato molte star. Ecco Helène Rolles

brindisi

 

 

I PORTI

 

porti

 

portotrieste

Porto di Trieste

 

porto palermo

 

 

Vedere anche: Chen Siqing of Bank of China and Jean-Pascal Tricoire of Schneider Electric shake hands at a signing ceremony on Monday. Photo: EPA-EFE Chen Siqing of Bank of China and Jean-Pascal Tricoire of Schneider Electric shake hands at a signing ceremony on Monday. Photo: EPA-EFE

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LA GUERRA COMMERCIALE TRA CINA E USA

cina

 

Yang Jiechi, capo dell’Ufficio Affari Esteri del Partito Comunista Cinese, si è recato il 14 agosto 2019 a Washington per incontrare il Segretario di Stato Mike Pompeo. Nonostante il contenuto del colloquio sia riservato, il fatto che avvenga al culmine della guerra commerciale e durante l’occupazione dell’aeroporto di Hong Kong da parte dei manifestanti suggerisce i possibili temi.

 

yang jiechi

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incontro

Trump minaccia di applicare nuovi dazi su 300 miliardi di dollari di beni cinesi dal 1 settembre. La Cina ha replicato che applicherà contromisure adeguate. La più efficace è la svalutazione dello yuan a 7 per dollaro: il minimo dal 2008. Il 7 agosto la  People’s Bank of China ha fissato il tasso ufficiale dello yuan a 6,9996 nei confronti del dollaro. Si teme ora che la guerra commerciale sfoci in una guerra valutaria. Le borse hanno reagito con una serie di crolli.

 

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L’attesissimo faccia a faccia del 29 giugno 2019 tra il presidente cinese, Xi Jinping, e l’omologo americano, Donald Trump, ha dato l’esito che molti, a cominciare dai mercati finanziari, si aspettavano: hanno concordato il riavvio delle trattative sul commercio. Un’ora e venti minuti di dialogo che il presidente americano ha definito “eccellente”.
Secondo l’agenzia ufficiale di stampa di Pechino. gli Stati Uniti hanno accettato di non imporre nuovi dazi alle esportazioni cinesi, in particolare sui 300 miliardi di dollari circa ventilati nelle ultime settimane dalla Casa Bianca, e i due Paesi hanno deciso di riprendere le trattative “su una base di eguaglianza e di mutuo rispetto”.

 

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Più che un G20 è un G2: gli occhi del mondo puntati sulla sfida Trump-Xi. La vera posta in gioco è il dollaro come valuta mondiale Più che un G20 è un G2: gli occhi del mondo puntati sulla sfida Trump-Xi. La vera posta in gioco è il dollaro come valuta mondiale.

 

A parte il loro comune segno zodiacale Gemelli,  Xi e Trump non potrebbero essere più diversi per toni, modi, cultura e galateo. Questo retroterra ha giocato e gioca un ruolo fondamentale nel rapporto tra i due uomini più potenti del pianeta chiamati, ancora una volta, al G20 di Osaka, a trovare un accordo sulla governance mondiale, non solo sul versante del commercio internazionale.

Per certi versi sembra in arrivo una minestra riscaldata. È solo questione di ore. Per l’ennesima volta la montagna potrebbe partorire un topolino, come è già successo nei precedenti incontri. E ognuno dei due giganti potrebbe tornare a casa con un nulla di fatto, con buona pace del resto del Pianeta.

 

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Arrivo di Xi ad Osaka

arrivo

 

 

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Xi con Narendra Modi

 

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Xi con Angela Merkel

 

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Xi con Putin e Narendra Modi

 

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L’arrivo di Conte a Osaka

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La Cina ora minaccia Android: Oppo e Xiaomi testano il sistema operativo di Huawei. Il governo cinese vuole esercitare una pressione sugli Stati Uniti, mobilitando la sua industria tecnologica di prim’ordine.

 

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Mentre la notizia della mossa Usa verso Huawei cominciava a fare il giro del mondo, il presidente Xi Jinping si recava  nella provincia meridionale di Jiangxi, dove ha sede la Jl-Mag, una azienda di terre rare, materiale di fondamentale importanza per l’industria tech, soprattutto quella legata ai microconduttori.  Una minaccia di ritorsione che ha fatto bloccare la minaccia a Huawei.  In caso di acuirsi ulteriore dello scontro, la Cina potrebbe arrivare alla limitazione stessa dell’export di terre rare verso gli Stati Uniti.

jlmag

 

La guerra dei dazi tra Usa e Cina sta per compiere un anno. Annunciati nell’aprile 2018 i primi dazi sono difatti partiti il 6 luglio. Per certi versi assomiglia più a una partita a scacchi in cui agli attacchi dell’uno (Donald Trump) seguono le controffensive dell’altro (Xi Jinping). Il tutto condito da una retorica che nel corso di questi mesi ha alimentato la volatilità sui mercati finanziari, in particolare sui settori più direttamente coinvolti (tecnologico, agricolo, automobilistico). Trump, soprattutto attraverso twitter, sta alternando la strategia del “bastone e della carota”. A un affondo fa seguire un’apertura, e tweet discorrendo. Il presidente cinese, invece, è di poche parole e preferisce rispondere con i fatti.

La partita si sta giocando con due armi:

  • le aliquote (finora ne sono state usate due, 10% e 25%)
  • il cambio dollaro/yuan.

Il fattore chiave da capire è che se la divisa cinese si svaluta, il che assicura maggiore competitività alle merci cinesi esportate negli USA. In questo momento, tenendo conto anche della risposta cinese dal 1 giugno, la Cina sta arrecando un danno maggiore di  quello subito; 75 miliardi contro 63 miliardi. Nel frattempo il cambio dollaro/yuan si è svalutato da 6,3 a 6,9. La svalutazione impatta su tutti i 539 miliardi di beni esportati dalla Cina verso gli Usa, pari a un recupero di competitività, alias abbassamento del costo per gli acquirenti Usa delle merci importate dalla Cina. La contesa potrà impattare sui titoli di Stato Usa, di cui la Cina (dopo la Federal Reserve) è il secondo detentore mondiale. Non è quindi un caso se ad oggi (i dati resi noti dalla Fed sono al 31 marzo 2019) i Treasury in mano ai cinesi siano scesi a 1,12 trilioni di dollari, il valore più basso degli ultimi due anni. Proprio in concomitanza con la forte svalutazione in corso della divisa cinese. Insomma, quella in atto tra Usa e Cina non è una partita a scacchi da principianti.

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La Cina non resta a guardare e come atteso risponde alle nuove restrizioni commerciali introdotte dagli Usa. Dal 1° giugno Pechino alzerà i dazi al 25% su 60 miliardi di dollari di importazioni americane. Le nuove misure dovrebbero “colpire” 2.493 beni made in Usa.

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I futures su Wall Street viaggiano in netto rosso, -1,21% per il timore che questa volta a pagare veramente pegno siano gli americani, con un balzo dell’inflazione a causa di un prossimo netto rialzo dei prezzi dalla Cina. E molti dei beni che saranno toccati vengono in realtà da controllate cinesi di gruppi americani. Una doppia beffa alla corporate America.

“In nessun momento la Cina perderà il rispetto del Paese, e nessuno dovrebbe aspettarsi che la Cina inghiotta frutti amari che danneggiano i suoi interessi principali”, ha scritto oggi in un commento il People’s Daily, un quotidiano controllato dal partito comunista, sottolineando che Pechino è aperta ai colloqui, ma non si arrenderà mai davanti a importanti questioni di principio.

Nel frattempo, il South China Morning Post ha pubblicato questa mattina (13 maggio 2019) un’intervista a Wei Jianguo, ex viceministro al Ministero del Commercio (Mofcom), oggi vice presidente del China Center for International Economic Exchanges, un think tank legato al governo cinese. Wei ha spiegato che Pechino ha molte carte per difendersi dagli Stati Uniti ed è probabile che applichi sanzioni che vanno oltre le tariffe sul commercio di beni. Wei ha citato prima di tutti i beni agricoli statunitensi, in particolare soia, grano, mais e la carne di maiale, sapendo che il settore rappresenta una parte fondamentale degli elettori del presidente statunitense Donald Trump, già avviato alla corsa verso le elezioni del 2020.

“La Cina ha non solo la determinazione e la capacità, ma anche la volontà di combattere una guerra prolungata”, ha aggiunto Wei. La Cina potrebbe applicare sanzioni anche su aerei e veicoli statunitensi, ha aggiunto. La Cina, ha ripreso Wei, potrebbe andare oltre il commercio di beni e servizi, puntando ai settori finanziario, turistico e culturale. Wei ha avvertito che Washington ha commesso un errore strategico nell’aumentare le tariffe. La mossa potrebbe ritorcersi contro perché “l’estrema pressione” non costringerebbe la Cina a capitolare.

 

 

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Un minuto dopo la mezzanotte di Washington, le sei del mattino in Italia (del 10 maggio 2019), è scattato il nuovo pacchetto di dazi annunciati da Donald Trump: le tariffe su 200 miliardi di dollari di importazioni made in China salgono dal 10 al 25%. Pechino ha già annunciato che risponderà a tono, pur senza precisare come, maggiori dettagli dovrebbero arrivare a breve.

Ed è in questo clima di nuovo teso, dopo mesi di tregua che avevano fatto tirare il fiato alle Borse e al resto del mondo, che i due negoziatori Liu He e Robert Lighthizer torneranno a sedersi al tavolo oggi, sperando che l’incontro sia più utile della cena consumata ieri. Almeno i mercati si concedono una speranza: dopo un’improvvisa caduta in rosso nei minuti successivi all’entrata in vigore dei dazi, i listini asiatici sono rimbalzati in territorio positivo, con Shanghai a trainare tutti.

 

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Per il presidente Trump le trattative con la Cina procedono “troppo lentamente”. E nel tentativo di alzare la posta ha annunciato su twitter (6 maggio 2019)  che da venerdì saliranno dal 10% al 25% i dazi americani su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Non è tutto. Verranno imposti nuovi dazi del 25% su altri 325 miliardi di prodotti cinesi non tassati finora. L’annuncio di Trump ha sorpreso la Cina che, secondo fonti vicine al governo riportate dal Wall Street Journal, starebbe valutando di uscire dai negoziati e cancellare del tutto le trattative commerciali con gli Stati Uniti. Era stato lo stesso Trump il primo novembre con una telefonata al presidente cinese Xi Jinping a spingere per le negoziazioni tra i due paesi.

L’affondo di Trump potrebbe rappresentare una forzatura di mano sul tavolo delle trattative commerciali con il colosso asiatico per arrivare a un’intesa chiave al più presto. Infatti Trump non sarebbe contento della velocità delle trattative, ma in questo modo rischia anche un prolungamento dei colloqui. Le autorità cinesi hanno cancellato, in circostanze simili, una spedizione negli Usa lo scorso settembre.

“Dal momento che la Cina ha sempre detto che la sua politica è quella di non voler negoziare sotto costrizione, è reale la possibilità che Pechino possa cancellare gli incontri con gli Usa”, afferma stamani Goldman Sachs in una nota. Con tutte le conseguenze negative del caso, proprio mentre gli investitori si stavano abituando a una possibile ripresa dell’economia mondiale in una fase molto positiva per l’azionario: “nei mercati globali tornerebbero le difficoltà, la crescita cinese finirebbe di nuovo sotto pressione con ripercussioni anche sull’economia globale”.

 

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La delegazione cinese arriverà ugualmente negli Usa e ne farà parte il vicepremier Liu He.

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La grande guerra economica Usa-Cina forse non ci sarà. Dopo due anni di tensioni sugli squilibri commerciali tra le due maggiori economie del pianeta, nelle ultime settimane prevalgono i segnali di accordo. L’ultimo viene da Donald Trump, che in due tweet ha annunciato il rinvio  dei superdazi su 200 miliardi di importazioni annue made in China. 

Sono felice di annunciare – scrive Trump – che abbiamo fatto dei progressi sostanziali nei nostri negoziati commerciali con la Cina, su questioni strutturali che includono la tutela della proprietà intellettuale, i trasferimenti di tecnologie, l’agricoltura, i servizi, la moneta e altri temi. In conseguenza di questi negoziati produttivi, rinvierò l’entrata in vigore dei dazi che era prevista dal primo marzo.

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Era da 15 lunghissimi anni che gli acquisti nei negozi cinesi non crescevano così poco. A novembre le vendite al dettaglio si sono fermate a +8,1%, cinque decimi sotto ottobre e sette sotto le stime degli analisti, un dato che per i ritmi di crescita a cui il Dragone e la sua nuova classe media hanno abituato al mondo è molto deludente. L’ennesimo segnale che l’economia sta rallentando in maniera più brusca del previsto, soprattutto per ragioni interne come la stretta al credito più che per i dazi di Trump, i cui pieni effetti devono ancora farsi sentire. A novembre la produzione industriale è cresciuta solo del 5,4%, cinque decimi sotto le previsioni e al minimo da dieci anni a questa parte; a pesare è stata soprattutto la parte rivolta verso l’estero.

 

xi

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La giustizia canadese concede a Lady Huawei la libertà su cauzione. Il giudice  ha fissato in 10 milioni di dollari canadesi la somma da pagare ordinando a Meng di restare nell’area di Vancouver, consegnare il passaporto e indossare un dispositivo gps. Meng dovrà anche farsi carico dei costi per la sua sicurezza.

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La notizia che il vice premier cinese Liu He  l’11 dicembre 2018 abbia chiamato il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, per discutere di una possibile agenda di colloqui sul disgelo commerciale ha confortato gli investitori, sebbene rimanga alta la tensione legata all’arresto canadese della cfo di Huawei Technologies. E’ stato poi Donald Trump in persona a twittare segnali positivi: “Colloqui molto produttivi in corso con la Cina! “ ,

 

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La direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fondatore, è stata arrestata a Vancouver, in Canada, in base a un mandato di arresto emesso dagli Usa. Gli Usa hanno chiesto l’estradizione e l’udienza è stata fissata per domani. La notizia è resa nota dal ministero della Giustizia canadese. La richiesta di arresto statunitense – si apprende dai media – riguarderebbe violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran e arriva proprio nel giorno in cui la compagnia cinese viene bandita da British Telecom per “rischio spionaggio” .La crisi diplomatica rischia di complicarsi proprio nel momento in cui Stati Uniti e Cina sembravano avere raggiunto una tregua.

Se c’era bisogno di una prova che la tregua fra Donald Trump e Xi Jinping raggiunta al G20 di Buenos Aires era precaria e aleatoria, eccola. L’arresto della direttrice finanziaria di Huawei in Canada, Meng Wanzhou (che è anche la figlia del fondatore dell’azienda) è un colpo duro alle relazioni bilaterali. Il mandato di cattura e la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti sono una sfida al colosso delle telecomunicazioni  cinesi strettamente legato al regime di Pechino, un’azienda che incarna la volontà cinese di supremazia nelle tecnologie avanzate.

A rendere ancora più incandescente questa vicenda c’è l’accusa: violazione delle sanzioni contro l’Iran. Quali sanzioni? Sembra non si tratti delle sanzioni più recenti, quelle reintrodotte dall’Amministrazione Trump dopo la denuncia dell’accordo nucleare. Quel patto nucleare resta valido per tutte le altre nazioni firmatarie, dalla Cina alla Russia all’Unione europea. Ma la Huawei era sospettata di aggirare sanzioni dal 2016, quindi dai tempi di Obama, e in tal caso la violazione si riferirebbe a un regime di embargo riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

Huawei's Executive Board Director Meng Wanzhou attends the VTB Capital Investment Forum "Russia Calling!" in Moscow

 

Meng wanzhou

 

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Non scatterà a gennaio il rincaro delle tasse doganali americane dal 10% al 25%, che doveva colpire 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina. Per ora la misura protezionista è solo rinviata, mentre ripartono i negoziati tra le due superpotenze. La procedura è stata congelata per 90 giorni, durante i quali le due superpotenze proveranno a trattare. Ma il clima è cambiato nel corso della cena di lavoro tra le due delegazioni, avvenuta a Buenos Aires il 1 dicembre 2018..  Sussistono tuttavia forti dubbi sulla prospettiva di un vero accordo. Wall Street, dopo una breve euforia, il giorno successivo (4 dicembre) si è abbandonata alla paura, accusando forti cali.

 

tregua

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U.S. President Trump sits for exclusive interview with Reuters in Oval Office at White House in Washington

 

La guerra commerciale tra Stati Uniti e il resto del mondo è stato uno dei temi centrali del 2018 ed è da molti indicata come una delle cause della volatilità che ha caratterizzato i mercati in questo anno così diverso dal tranquillo 2017. Non stupisce quindi che le banche di investimento abbiano i fari puntati sull’incontro giovedì prossimo 29 novembre tra il presidente Usa Donald Trump e Xi Jinping al G20 di Buenos Aires.

Trump si sta preparando all’incontro, lanciando messaggi bellcosi all’avversario. In un’intervista al Wall Street Journal Trump ha infatti dichiarato di essere intenzionato ad aumentare al 25% i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi. Il presidente ha anche minacciato di imporre nuove tariffe sul resto delle esportazioni di Pechino negli Stati Uniti, se i negoziati non risultassero favorevoli agli Stati Uniti. Probabilmente  queste parole sono “parte integrante dello stile negoziale di Trump”, che mira a intensificare al massimo la pressione in vista del meeting.

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Il  2 novembre il presidente americano, Donald Trump, infiamma l’Asia con i listini asiatici che rimbalzano ai massimi degli ultimi tre anni. Donald Trump si è detto interessato a raggiungere un accordo con il presidente cinese Xi Jinping al vertice del G20 in Argentina. Resta però sul tavolo il problema del furto della proprietà intellettuale da parte dei gruppi tech cinesi, che è il nodo centrale nella guerra dei dazi avviata dagli Usa contro la Cina.

Il presidente Trump ha poi detto di aver avuto colloqui telefonici “molto buoni” con il leader cinese Xi Jinping e che sono in programma incontri in questo senso al summit G20 alla fine di questo mese. “Ho appena avuto una lunga e molto buona telefonata con il presidente Xi Jinping della Cina. Abbiamo parlato di molti temi, con una forte enfasi sul Commercio”, ha twittato Trump.

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La guerra commerciale con gli Usa fa sentire i suoi effetti. La Cina è  cresciuta nel periodo luglio-settembre 2018 “solo” al tasso del 6,5%, contro attese degli economisti per un +6,6% e contro il +6,7% precedente. Si tratta del ritmo più lento dal 2009, dal collasso di Lehman Brothers e dalla crisi globale dei mercati. Dopo aver ceduto quasi il 3% ieri e il 25% da inizio anno, Shanghai oggi ha recepito il messaggio e alle ore 7:30 italiane guadagna lo 0,31%, mentre Hong Kong sale dello 0,18%. Il 19 ottobre il governatore della People’s Bank of China, Yi Gang è intervenuto per confermare che va tutto bene. E che l’economia crescerà del 6,5% quest’anno, come previsto dal governo centrale e che i fondamentali sono solidi.

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Lo scorso anno la ricchezza complessiva dei miliardari del mondo è aumentata di 1.400 miliardi di dollari, l’incremento annuale (+19%) più grande mai registrato, arrivando alla cifra record di 8.900 miliardi di dollari, divisi tra 2.158 persone.  Il tasso di crescita più elevato si registra in Asia, dove si ha  un aumento medio della ricchezza del 32% a 2.700 miliardi di dollari e tre nuovi miliardari a settimana, diventati ricchi con la tecnologia o le vendite al consumo. La Cina produce due nuovi “Paperoni” ogni settimana: nel 2006 erano sedici in tutto, mentre quest’anno sono 373.

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Si sospetta che la Cina abbia accumulato ben 40.000 miliardi di yen (oltre 5000 miliardi di euro), tenuti fuori bilancio dalle amministrazioni locali del paese; è emerso da una ricerca di S&P Global Ratings. Molte amministrazioni locali in Cina contraggono debiti che non contabilizzano, per evitare i limiti di indebitamento imposti dalle autorità centrali. Secondo S&P si tratterebbe di un problema crescente all’interno del paese, ed è probabile che negli ultimi anni l’entità dei debiti di questo tipo sia aumentata costantemente.

“S&P Global Ratings ritiene che l’entità dei debiti tenuti fuori bilancio dalle organizzazioni locali possa ammontare a diversi multipli della somma comunicata pubblicamente”. Tenendo conto dei debiti nascosti, il debito pubblico potrebbe avere raggiunto il 60% del Pil.

 

 

 

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L’ultimo «viaggio d’ispezione» di Xi Jinping nella provincia nordorientale dell’Heilongjiang è stata più che routine propagandistica. Il leader supremo è uscito da un’estate difficile, durante la quale ha ricevuto qualche critica interna per la linea politico-economica di fronte all’offensiva dei dazi lanciata dalla Casa Bianca.

Nel pieno della guerra commerciale con gli Stati Uniti, Xi Jinping gira tra campagne e fabbriche, per rinsaldare il consenso, si mischia tra contadini e tute blu e predica che il protezionismo e l’unilateralismo rendono sempre più difficile per la Cina ottenere tecnologie e know-how, costringendola a contare solo su se stessa.  

I ritratti di Xi  ricordano le immagini che hanno accompagnato il culto della personalità di Mao, maestro nell’arringare le masse. L’elogio della nuova autarchia fa venire in mente anche Mussolini durante la Battaglia del grano negli Anni Trenta, davanti a una macchina trebbiatrice. La grande differenza è che  ora Xi vuole il primato cinese nell’alta tecnologia, anche se ama ancora farsi vedere tra contadini e operai.

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La Cina ha cancellato l’appuntamento per la ripresa dei colloqui commerciali con gli Stati Uniti, secondo il Wall Street Journal che cita fonti dell’amministrazione Usa. All’incontro dovevano essere presenti il segretario al tesoro americano Steve Mnuchin e il vicepremier cinese Liu He. La decisione di Pechino è stata presa dopo il varo di dazi Usa sul Made in China per 200 miliardi di dollari e la risposta di Pechino con  nuove tariffe per 60 miliardi sui prodotti americani.

L’incontro doveva servire ad individuare i mezzi per allentare le tensioni. Stando a quanto riferito dal Wall Street Journal, Liu ha cambiato idea dopo l’imposizione dei nuovi dazi, in vigore a partire dal 24 settembre. Pechino, sottolineano le fonti, “fa fede al suo impegno di evitare negoziati sotto minaccia” con la cancellazione dei colloqui.  Pechino tuttavia “lascia aperta la possibilità di avviare nuovi negoziati con Washington il mese prossimo”.

steve mnuchin

Steve Mnuchin

 

l dialogo non ferma lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina. Al via oggi una nuova tranche di dazi americani per 16 miliardi di dollari su merci importate dalla Cina. Le nuove tariffe, con tassazione al 25%, portano a un totale di 50 miliardi di beni cinesi colpiti dagli Stati Uniti su volere del presidente Trump.

La Cina ha annunciato una reazione immediata con tariffe sullo stesso importo di 16 miliardi di beni statunitensi, puntando a prodotti iconici come le motociclette Harley Davidson, il bourbon e il succo d’arancia, tra centinaia di altri.

Le misure commerciali arrivano mentre procedono i colloqui tra americani e cinesi a Washington per cercare di porre fine alla guerra economica tra le due superpotenze economiche mondiali. Gli Stati Uniti accusano la Cina di pratiche commerciali sleali, in particolare sulla tecnologia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole ridurre il deficit commerciale dei paesi

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Il ministero dell’Economia di Pechino ha annunciato che la Cina invierà il vice ministro del Commercio, Wang Shouwen, negli Stati Uniti alla fine di agosto per riprendere il dialogo sul commercio, dopo l’avvio della guerra dei dazi tra le due superpotenze mondiali. Wang, rappresentate per i negoziati sul commercio internazionale, incontrerà un alto funzionario del Tesoro Usa, David Malpass, su invito degli Stati Uniti.

Pechino ha comunque ribadito di essere contraria alle pratiche unilaterali e di protezionismo e di non accettare alcune misura di restrizione unilaterale del commercio. “La Cina accoglie la comunicazione e il dialogo sulla base della reciprocità, dell’uguaglianza e dell’integrità”, recita la nota del ministero. Lo scorso giugno il ministro del commercio Usa, Wilbur Ross, aveva incontrato il vicepremier cinese, Liu He, a Pechino. E un mese prima Liu aveva visto il segretario Usa al Tesoro, Steven Mnuchin, a Washington.

 

 

La guerra continua!  La Cina si dice pronta a imporre dazi  su prodotti di importazione Usa per 60 miliardi di dollari: il ministero delle Finanze cinese precisa che Pechino prevede di imporre dazi a livelli del 25%, 20%, 10% e 5% e che la Cina applicherà le tariffe non appena gli Stati Uniti adotteranno i nuovi dazi nei confronti dell’import dall’Asia. Pochi giorni fa, dalla Casa Bianca era filtrata la possibilità di un incremento delle tariffe su flussi di merci per 200 miliardi. Oggi, proprio in tema commerciale, emerge dai dati che la campagna di Trump non sta producendo effetti – ricordando comunque che le misure tariffarie sono scattate solo in parte. A giugno, il deficit commerciale a stelle e strisce è salito a 46,3 miliardi di dollari: poco sotto le attese, ma in netta crescita anche con la Cina.

Il grande timore è che l’escalation della guerra commerciale (e ora anche valutaria) di Trump con la Cina possa indurre Pechino a mettere mano al suo colossale portafoglio di Treasuries, il primo al mondo, arrivato alle dimensioni record di 1,18 trilioni di dollari.

La Cina fa paura, anche se per ora non ci sono segnali di tensione su questo fronte. Gli ultimi dati disponibili, quelli di maggio, riferiscono di ulteriori acquisti di titoli di Stato Usa per 7 miliardi di dollari da parte di Pechino. Ma è ancora troppo presto per dire se la guerra commerciale avrà un impatto sugli acquisti esteri di Treasuries. Trump sa essere fin troppo imprevedibile, e – anche se improbabile – non è escluso che la situazione gli possa sfuggire di mano.

 

 

 

 

 

Vedere anche:https://www.youtube.com/watch?v=hj0BnKW-Qt I

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LANTERNE ROSSE (RAISE THE RED LANTERN) – UN GRANDE FILM DI ZHANG YIMOU SULLAVITA DELLE DONNE NELLA CINA TRADIZIONALE

 

https://www.youtube.com/watch?v=7v16o7_noM Y

 

https://www.youtube.com/watch?v=7l02p9CC0t w (in spagnolo)

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Premiato con il Leone d’Argento al Festival di Venezia del 1991, è il film che ha reso famoso Zhang Yimou in campo internazionale. Il film è tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong.

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La vicenda si svolge nella Cina del Nord, nel periodo dei signori della guerra, nel 1920.

Songlian ha 19 anni ed è rimasta da poco orfana del padre, mentre aveva perduto da tempo la madre. Ha frequentato per sei mesi l’università, ma ora non è più possibile. Vive con la matrigna che parla continuamente di denaro. Decide così di sposarsi con un uomo ricco, anche se la matrigna la mette in guardia: se sposa un uomo ricco, non sarà moglie, ma concubina. Decide così di sposare Chen Zuoqin  (Ma Jingwu)  maturo discendente di una ricca famiglia.  Lui ha già tre mogli: Yuru , Zhuoyun (Cao Cuifen) e Meishan.

 La sera tutte aspettano fuori dalla porta, in attesa di istruzioni. Queste consistono nella scelta della favorita per la notte. Per colei che passerà la notte con Chen saranno accese le lanterne rosse. A lei sarà inoltre riservato il privilegio del massaggio dei piedi, che stimola la sessualità.

La prima notte di Songlian con Chen è disturbata da un finto malessere di Meishan che richiede urgentemente la presenza di Chen, il quale acconsente. Il giorno dopo, Chen sceglie di nuovo Songlian e Meishan si finge di nuovo malata. Questa volta però il signore dice che può aspettare fino al giorno seguente. Meishan si mette a cantare in modo da disturbare.

Quando sente cantare, Songlian si inoltra nel palazzo e sale le scale. Vede così Meishan che canta in abiti di scena. Quando questa si accorge di essere osservata, smette. Songlian dice di ascoltarla volentieri, ma l’altra non ha più voglia di cantare. Ritornando in camera, trova Chen che sta mettendo le mani addosso a Yan’er, cosa che suscita la sua irritazione.

Meishan invita Songlian a giocare a carte con lei, il medico Gao e un suo amico. Raccogliendo una carta sotto il tavolo Songlian scopre che la terza signora fa piedino al medico. Il dottor Gao mette un disco di quando Meishan era cantante d’opera.

 

Improvvisamente il palazzo è allietato dal suono di un flauto: è Feipu, il figlio della prima signora che suona. Songlian è affascinata. Lei tiene nella valigia un flauto, l’ultimo ricordo di suo padre. Seguendo il suono, Songlian raggiunge il ragazzo che le dimostra simpatia. Però si allontana subito, perché è chiamato dalla madre.

Songlian cerca il flauto nella sua valigia, però è scomparso. Furibonda, trascina la serva nella sua stanza e scopre che tiene in stanza le lanterne rosse, cosa per lei proibita. Comincia a rovistare alla ricerca del flauto e trova un pupazzo che la rappresenta con tanti spilli conficcati. Il nome Songlian è stato scritto da Zhuoyun, che si è dimostrato tanto amica e le ha regalato della seta. Yan’er ha dato il flauto a Chen che lo ha bruciato, ritenendolo sconveniente per una donna.

Zhuoyun vuole farsi accorciare i capelli, perché il signore le ha detto che con i capelli corti sembrerebbe più giovane. Songlian è costretta a tagliarle i capelli e maldestramente la ferisce a un orecchio. Il dottor Gao dice che non è una cosa grave. Chen, per consolarla, passa alcune notti con lei. Ciò la induce a perdonare Songlian che va a scusarsi e dice che non lo ha fatto apposta.

L’incidente fornisce l’occasione a Meishan di fare una visita a Songlian. Le racconta di quanto sia perfida Zhuoyun, delle loro rivalità per i figli, degli espedienti utilizzati.  Dice che rimasero gravide contemporaneamente, ma che Zhuoyun prese costose medicine per partorire prima, ma fortunatamente suo figlio Feilan nacque alcune ore prima. Dice a Songlian che se non mette al mondo un figlio cadrà in disgrazia presso Chen.

Questo le dà l’idea di fingersi incinta. Naturalmente Chen è entusiasta della idea di avere un altro figlio. Secondo la consuetudine, le lanterne resteranno sempre accese nella quarta casa, giorno e notte. Come rivelerà a Feipu, pensava che la bugia sarebbe durata poco: bastava che il signore dormisse con lei, perché restasse incinta veramente.  Comunque approfitta della situazione per i suoi capricci. La vecchia Gao viene chiamata continuamente per farle il massaggio dei piedi. La seconda signora è costretta ad andare da lei per farle un massaggio alla spalla.

Solo che Yan’er scopre un paio di mutande macchiate di sangue: evidentemente Songlian non è incinta. Yan’er si precipita da Zhuoyun e le mostra le mutande. Con la scusa di un malessere, viene chiamato il dottor Gao il quale constata che Songlian non è incinta e informa Chen. Questi è fortemente adirato per la menzogna e fa oscurare le lanterne. Songlian capisce però rapidamente che è Yan’er che ha fatto la spia. Si precipita nella sua stanza e getta nel cortile le lanterne rosse che questa teneva nella sua stanza: una serva non può avere lanterne rosse.

La prima signora dice che la punizione deve essere quella prevista dalle consuetudini: deve stare inginocchiata nella neve. Rifiuta di chiedere perdono e quindi resta al freddo fino ad ammalarsi. Sarà portata all’ospedale, dove morirà. Songlian imparerà della sua morte dalla sua nuova serva: una donna anziana.

Songlian è turbata dalla morte di Yan’er. Sta fuori al mattino presto e vede Meishan che canta. Le due donne parlano. Songlian dice a Meishan che le piace il dottor Gao. Questa  si lascia sfuggire che lo vedrà.

Viene il giorno del ventesimo compleanno di Songlian e questa si fa portare del vino dalla serva per festeggiare.  Solo che beve troppo e si ubriaca. E così le scappa detto che Meishan è con il dottore Gao.  Zhuoyun non si lascia sfuggire l’occasione. I due vengono sorpresi a letto insieme in un albergo. Songlian vede che la donna si dibatte, quando i servi la riportano a casa. Poi, quando Chen torna a casa, si sentono nuovamente grida edella donna. Songlian esce e, seguendo le grida, si ritrova alla sommità del palazzo. Vede così il gruppo di servi, seguito da Chen, che trasporta la donna verso la stanza della morte. Poi le grida cessano e i servi se ne vanno. Songlian va a vedere e vede Meishan impiccata nella stanza della morte. Comincia a gridare istericamente: “Assassini!”. La portano nella sua camera e arriva Chen. La ragazza, fuori di sé, continua a gridare che sono assassini. Chen le chiede cosa ha visto e lei risponde che non ha visto niente e che è pazza.

Viene l’estate e arriva una Quinta signora. E’ molto giovane, poco più che bambina. Vedendo Songlian, chiede chi è e le dicono che è la povera Quarta Signora, ormai diventata pazza.

 

 

 

 

 

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L’ARRIVO

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Sgradevole incontro con Yan’er (interpretata da Ling Kong)

 

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SONGLIAN come “QUARTA SIGNORA”

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Il massaggio dei piedi

 

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Il letto

 

LE ALTRE MOGLI

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Yuru, la attempata prima  moglie

 

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Zhuoyun, la seconda moglie  (Cao Cuifen)

 

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Meishan, la terza moglie

 

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La sera le mogli aspettano le comunicazioni di Chen, cioè chi sarà la prescelta per la notte

 

PRANZI IN COMUNE

 

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MEISHAN CANTA

 

 

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Meishan dice che non ha più voglia di cantare

GIOCO A CARTE

 

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SONGLIAN CON CHEN

 

 

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Songlian sorprende Yan’er nella sua stanza con Chen

 

insieme

Songlian lamenta di essere spiata da Yan’er, dice che rovista tra la sua roba. Chiede inoltre notizie sulla strana stanza che ha visto all’ultimo piano, ma Chen minimizza

Songlian chiede e ottiene che il pasto sia portato loro in camera, anche se Chen è contrariato, perché ciò non è in armonia con le abitudini della casa.

 

CONFIDENZE

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FALSA GRAVIDANZA

 

 

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Songlian entra nella stanza di Yan’er e resta colpita dalle lanterne rosse

 

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Le lanterne rosse di Yan’er vengono bruciate e lei deve restare inginocchiata sulla neve

 

 

LA STANZA DELLA MORTE

 

death room

 

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death - Copia

 

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Songlian nella stanza di Meishan, in disordine dopo la sua morte.

 

LA QUINTA SIGNORA

 

quinta

 

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LA RIVOLUZIONE CULTURALE

Nel 1958 Mao lanciò il grande balzo in avanti, un piano che contraddiceva il modello sovietico che privilegiava lo sviluppo della industria pesante e sostenuto da altri dirigenti cinesi.   In base a questo programma l’agricoltura cinese sarebbe stata collettivizzata e sarebbe stata incentivata la piccola industria rurale a base collettivista. Mentre questo esperimento era in corso, Kruscev ritirò l’appoggio tecnico sovietico, non condividendo le idee economiche di Mao. Il grande balzo terminò nel 1961, a causa della fortissima carenza di beni alimentari che aveva causato. Il grande balzo in avanti, sia in Cina sia all’estero, è considerato responsabile della morte di milioni di persone, uccise dalla fame e dalla feroce repressione delle rivolte dei piccoli proprietari espropriati.

L’insuccesso della politica economica, avviata nel 1958 dal presidente Mao Zedong  con “il grande balzo in avanti”, aveva portato alla formazione di una robusta opposizione interna, che trovava la sua guida più autorevole nel segretario del Partito comunista cinese, Deng Xiaoping.

Mao rischiava di essere emarginato dalla dirigenza del partito. Egli reagì allora con una mossa estremamente audace e ricca di fantasia: nel 1966 invitò tutti i giovani studenti, e in particolare i figli e le figlie degli operai, dei contadini poveri e dei soldati, a realizzare una “rivoluzione culturale”. Mao li esortò a dimenticare ogni timore ed a mettere in discussione i dirigenti del partito tutte le volte in cui il loro comportamento fosse stato giudicato sbagliato.  I giovani studenti e le giovani studentesse delle scuole medie superiori e delle università accolsero questo appello con grandissimo entusiasmo. Moltissimi formarono gruppi autonomi che con pubblici “tazebao” (cioè manifesti murali) misero sotto accusa molti dirigenti. I membri della complessa galassia di questi gruppi giovanili vennero definiti collettivamente “guardie rosse”; il “libretto rosso”, una raccolta antologica di citazioni e di aforismi di Mao, fu il loro testo sacro.

Così, molti dirigenti comunisti furono formalmente accusati di reati e condannati al carcere; Deng Xiaoping fu destituito  dalla sua carica e mandato a lavorare in fabbrica per “essere rieducato”. E’ chiaro che il movimento giovanile non avrebbe avuto la forza di raggiungere da solo simili risultati. Questo enorme sconvolgimento fu possibile perché la “rivoluzione culturale” ebbe l’appoggio del ministro della Difesa Lin Biao e dell’esercito che da lui dipendeva

Gli studenti coinvolti furono molti milioni. Essi furono invitati a non frequentare più le scuole, a restare permanentemente mobilitati per spostarsi in massa là dove era richiesta la loro azione. Era l’esercito che predisponeva sia i mezzi di trasporto per gli spostamenti in massa, sia i campi di accoglienza nei luoghi dove le “guardie rosse” erano chiamate a inscenare le loro manifestazioni di protesta o di intimidazione. Le iniziative erano spesso violente e prevedevano umiliazioni in pubblico di coloro che, a torto o a ragione, erano considerati avversari di Mao. Ci furono molte aggressioni fisiche che fecero un elevato numero di vittime.

Nel 1967, raggiunti i suoi principali obiettivi politici, Mao decise di bloccare il movimento giovanile che tuttavia era ormai in gran parte fuori controllo: gli studenti che facevano parte delle “guardie rosse” non intendevano tornare a scuola e inoltre erano divisi in gruppi in lotta tra di loro. Alla fine fu necessario il risoluto intervento dell’esercito per bloccare le loro attività e le loro lotte intestine.  Nel 1969, la fase della “rivoluzione culturale” era chiusa e Mao era di nuovo al vertice del potere.

Gli ultimi anni della vita di Mao furono afflitti da gravi problemi si salute, per cui rimase estraneo alla politica attiva. Intanto, intorno alla sua figura, venne organizzato il culto della personalità: la sua immagine compariva ovunque e le sue citazioni venivano inserite in tutte le pubblicazioni.

Mao morì il 9 settembre 1976; la sua salma fu esposta per 8 giorni in piazza Tienanmen.

IMMAGINI DELLA RIVOLUZIONE CULTURALE

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I PROTAGONISTI

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Deng Xiaoping

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Liu Shaoqi

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Lin Biao

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