LA GUERRA COMMERCIALE TRA CINA E USA

Era da 15 lunghissimi anni che gli acquisti nei negozi cinesi non crescevano così poco. A novembre le vendite al dettaglio si sono fermate a +8,1%, cinque decimi sotto ottobre e sette sotto le stime degli analisti, un dato che per i ritmi di crescita a cui il Dragone e la sua nuova classe media hanno abituato al mondo è molto deludente. L’ennesimo segnale che l’economia sta rallentando in maniera più brusca del previsto, soprattutto per ragioni interne come la stretta al credito più che per i dazi di Trump, i cui pieni effetti devono ancora farsi sentire. A novembre la produzione industriale è cresciuta solo del 5,4%, cinque decimi sotto le previsioni e al minimo da dieci anni a questa parte; a pesare è stata soprattutto la parte rivolta verso l’estero. 

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La giustizia canadese concede a Lady Huawei la libertà su cauzione. Il giudice  ha fissato in 10 milioni di dollari canadesi la somma da pagare ordinando a Meng di restare nell’area di Vancouver, consegnare il passaporto e indossare un dispositivo gps. Meng dovrà anche farsi carico dei costi per la sua sicurezza.  

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La notizia che il vice premier cinese Liu He  l’11 dicembre 2018 abbia chiamato il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, per discutere di una possibile agenda di colloqui sul disgelo commerciale ha confortato gli investitori, sebbene rimanga alta la tensione legata all’arresto canadese della cfo di Huawei Technologies. E’ stato poi Donald Trump in persona a twittare segnali positivi: “Colloqui molto produttivi in corso con la Cina! “ ,

 

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La direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fondatore, è stata arrestata a Vancouver, in Canada, in base a un mandato di arresto emesso dagli Usa. Gli Usa hanno chiesto l’estradizione e l’udienza è stata fissata per domani. La notizia è resa nota dal ministero della Giustizia canadese. La richiesta di arresto statunitense – si apprende dai media – riguarderebbe violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran e arriva proprio nel giorno in cui la compagnia cinese viene bandita da British Telecom per “rischio spionaggio” .La crisi diplomatica rischia di complicarsi proprio nel momento in cui Stati Uniti e Cina sembravano avere raggiunto una tregua. 

Se c’era bisogno di una prova che la tregua fra Donald Trump e Xi Jinping raggiunta al G20 di Buenos Aires era precaria e aleatoria, eccola. L’arresto della direttrice finanziaria di Huawei in Canada, Meng Wanzhou (che è anche la figlia del fondatore dell’azienda) è un colpo duro alle relazioni bilaterali. Il mandato di cattura e la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti sono una sfida al colosso delle telecomunicazioni  cinesi strettamente legato al regime di Pechino, un’azienda che incarna la volontà cinese di supremazia nelle tecnologie avanzate.

A rendere ancora più incandescente questa vicenda c’è l’accusa: violazione delle sanzioni contro l’Iran. Quali sanzioni? Sembra non si tratti delle sanzioni più recenti, quelle reintrodotte dall’Amministrazione Trump dopo la denuncia dell’accordo nucleare. Quel patto nucleare resta valido per tutte le altre nazioni firmatarie, dalla Cina alla Russia all’Unione europea. Ma la Huawei era sospettata di aggirare sanzioni dal 2016, quindi dai tempi di Obama, e in tal caso la violazione si riferirebbe a un regime di embargo riconosciuto dalla comunità internazionale. 

 

Huawei's Executive Board Director Meng Wanzhou attends the VTB Capital Investment Forum "Russia Calling!" in Moscow

 

Meng wanzhou

 

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Non scatterà a gennaio il rincaro delle tasse doganali americane dal 10% al 25%, che doveva colpire 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina. Per ora la misura protezionista è solo rinviata, mentre ripartono i negoziati tra le due superpotenze. La procedura è stata congelata per 90 giorni, durante i quali le due superpotenze proveranno a trattare. Ma il clima è cambiato nel corso della cena di lavoro tra le due delegazioni, avvenuta a Buenos Aires il 1 dicembre 2018..  Sussistono tuttavia forti dubbi sulla prospettiva di un vero accordo. Wall Street, dopo una breve euforia, il giorno successivo (4 dicembre) si è abbandonata alla paura, accusando forti cali.

 

tregua

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U.S. President Trump sits for exclusive interview with Reuters in Oval Office at White House in Washington

 

La guerra commerciale tra Stati Uniti e il resto del mondo è stato uno dei temi centrali del 2018 ed è da molti indicata come una delle cause della volatilità che ha caratterizzato i mercati in questo anno così diverso dal tranquillo 2017. Non stupisce quindi che le banche di investimento abbiano i fari puntati sull’incontro giovedì prossimo 29 novembre tra il presidente Usa Donald Trump e Xi Jinping al G20 di Buenos Aires.  

Trump si sta preparando all’incontro, lanciando messaggi bellcosi all’avversario. In un’intervista al Wall Street Journal Trump ha infatti dichiarato di essere intenzionato ad aumentare al 25% i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi. Il presidente ha anche minacciato di imporre nuove tariffe sul resto delle esportazioni di Pechino negli Stati Uniti, se i negoziati non risultassero favorevoli agli Stati Uniti. Probabilmente  queste parole sono “parte integrante dello stile negoziale di Trump”, che mira a intensificare al massimo la pressione in vista del meeting.  

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Il  2 novembre il presidente americano, Donald Trump, infiamma l’Asia con i listini asiatici che rimbalzano ai massimi degli ultimi tre anni. Donald Trump si è detto interessato a raggiungere un accordo con il presidente cinese Xi Jinping al vertice del G20 in Argentina. Resta però sul tavolo il problema del furto della proprietà intellettuale da parte dei gruppi tech cinesi, che è il nodo centrale nella guerra dei dazi avviata dagli Usa contro la Cina.

Il presidente Trump ha poi detto di aver avuto colloqui telefonici “molto buoni” con il leader cinese Xi Jinping e che sono in programma incontri in questo senso al summit G20 alla fine di questo mese. “Ho appena avuto una lunga e molto buona telefonata con il presidente Xi Jinping della Cina. Abbiamo parlato di molti temi, con una forte enfasi sul Commercio”, ha twittato Trump.

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La guerra commerciale con gli Usa fa sentire i suoi effetti. La Cina è  cresciuta nel periodo luglio-settembre 2018 “solo” al tasso del 6,5%, contro attese degli economisti per un +6,6% e contro il +6,7% precedente. Si tratta del ritmo più lento dal 2009, dal collasso di Lehman Brothers e dalla crisi globale dei mercati. Dopo aver ceduto quasi il 3% ieri e il 25% da inizio anno, Shanghai oggi ha recepito il messaggio e alle ore 7:30 italiane guadagna lo 0,31%, mentre Hong Kong sale dello 0,18%. Il 19 ottobre il governatore della People’s Bank of China, Yi Gang è intervenuto per confermare che va tutto bene. E che l’economia crescerà del 6,5% quest’anno, come previsto dal governo centrale e che i fondamentali sono solidi.

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Lo scorso anno la ricchezza complessiva dei miliardari del mondo è aumentata di 1.400 miliardi di dollari, l’incremento annuale (+19%) più grande mai registrato, arrivando alla cifra record di 8.900 miliardi di dollari, divisi tra 2.158 persone.  Il tasso di crescita più elevato si registra in Asia, dove si ha  un aumento medio della ricchezza del 32% a 2.700 miliardi di dollari e tre nuovi miliardari a settimana, diventati ricchi con la tecnologia o le vendite al consumo. La Cina produce due nuovi “Paperoni” ogni settimana: nel 2006 erano sedici in tutto, mentre quest’anno sono 373.

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Si sospetta che la Cina abbia accumulato ben 40.000 miliardi di yen (oltre 5000 miliardi di euro), tenuti fuori bilancio dalle amministrazioni locali del paese; è emerso da una ricerca di S&P Global Ratings. Molte amministrazioni locali in Cina contraggono debiti che non contabilizzano, per evitare i limiti di indebitamento imposti dalle autorità centrali. Secondo S&P si tratterebbe di un problema crescente all’interno del paese, ed è probabile che negli ultimi anni l’entità dei debiti di questo tipo sia aumentata costantemente.

“S&P Global Ratings ritiene che l’entità dei debiti tenuti fuori bilancio dalle organizzazioni locali possa ammontare a diversi multipli della somma comunicata pubblicamente”. Tenendo conto dei debiti nascosti, il debito pubblico potrebbe avere raggiunto il 60% del Pil.

 

 

 

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L’ultimo «viaggio d’ispezione» di Xi Jinping nella provincia nordorientale dell’Heilongjiang è stata più che routine propagandistica. Il leader supremo è uscito da un’estate difficile, durante la quale ha ricevuto qualche critica interna per la linea politico-economica di fronte all’offensiva dei dazi lanciata dalla Casa Bianca.

Nel pieno della guerra commerciale con gli Stati Uniti, Xi Jinping gira tra campagne e fabbriche, per rinsaldare il consenso, si mischia tra contadini e tute blu e predica che il protezionismo e l’unilateralismo rendono sempre più difficile per la Cina ottenere tecnologie e know-how, costringendola a contare solo su se stessa.  

I ritratti di Xi  ricordano le immagini che hanno accompagnato il culto della personalità di Mao, maestro nell’arringare le masse. L’elogio della nuova autarchia fa venire in mente anche Mussolini durante la Battaglia del grano negli Anni Trenta, davanti a una macchina trebbiatrice. La grande differenza è che  ora Xi vuole il primato cinese nell’alta tecnologia, anche se ama ancora farsi vedere tra contadini e operai.

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La Cina ha cancellato l’appuntamento per la ripresa dei colloqui commerciali con gli Stati Uniti, secondo il Wall Street Journal che cita fonti dell’amministrazione Usa. All’incontro dovevano essere presenti il segretario al tesoro americano Steve Mnuchin e il vicepremier cinese Liu He. La decisione di Pechino è stata presa dopo il varo di dazi Usa sul Made in China per 200 miliardi di dollari e la risposta di Pechino con  nuove tariffe per 60 miliardi sui prodotti americani.

L’incontro doveva servire ad individuare i mezzi per allentare le tensioni. Stando a quanto riferito dal Wall Street Journal, Liu ha cambiato idea dopo l’imposizione dei nuovi dazi, in vigore a partire dal 24 settembre. Pechino, sottolineano le fonti, “fa fede al suo impegno di evitare negoziati sotto minaccia” con la cancellazione dei colloqui.  Pechino tuttavia “lascia aperta la possibilità di avviare nuovi negoziati con Washington il mese prossimo”.

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Steve Mnuchin

 

l dialogo non ferma lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina. Al via oggi una nuova tranche di dazi americani per 16 miliardi di dollari su merci importate dalla Cina. Le nuove tariffe, con tassazione al 25%, portano a un totale di 50 miliardi di beni cinesi colpiti dagli Stati Uniti su volere del presidente Trump.

La Cina ha annunciato una reazione immediata con tariffe sullo stesso importo di 16 miliardi di beni statunitensi, puntando a prodotti iconici come le motociclette Harley Davidson, il bourbon e il succo d’arancia, tra centinaia di altri.

Le misure commerciali arrivano mentre procedono i colloqui tra americani e cinesi a Washington per cercare di porre fine alla guerra economica tra le due superpotenze economiche mondiali. Gli Stati Uniti accusano la Cina di pratiche commerciali sleali, in particolare sulla tecnologia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole ridurre il deficit commerciale dei paesi

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Il ministero dell’Economia di Pechino ha annunciato che la Cina invierà il vice ministro del Commercio, Wang Shouwen, negli Stati Uniti alla fine di agosto per riprendere il dialogo sul commercio, dopo l’avvio della guerra dei dazi tra le due superpotenze mondiali. Wang, rappresentate per i negoziati sul commercio internazionale, incontrerà un alto funzionario del Tesoro Usa, David Malpass, su invito degli Stati Uniti.

Pechino ha comunque ribadito di essere contraria alle pratiche unilaterali e di protezionismo e di non accettare alcune misura di restrizione unilaterale del commercio. “La Cina accoglie la comunicazione e il dialogo sulla base della reciprocità, dell’uguaglianza e dell’integrità”, recita la nota del ministero. Lo scorso giugno il ministro del commercio Usa, Wilbur Ross, aveva incontrato il vicepremier cinese, Liu He, a Pechino. E un mese prima Liu aveva visto il segretario Usa al Tesoro, Steven Mnuchin, a Washington.

 

 

La guerra continua!  La Cina si dice pronta a imporre dazi  su prodotti di importazione Usa per 60 miliardi di dollari: il ministero delle Finanze cinese precisa che Pechino prevede di imporre dazi a livelli del 25%, 20%, 10% e 5% e che la Cina applicherà le tariffe non appena gli Stati Uniti adotteranno i nuovi dazi nei confronti dell’import dall’Asia. Pochi giorni fa, dalla Casa Bianca era filtrata la possibilità di un incremento delle tariffe su flussi di merci per 200 miliardi. Oggi, proprio in tema commerciale, emerge dai dati che la campagna di Trump non sta producendo effetti – ricordando comunque che le misure tariffarie sono scattate solo in parte. A giugno, il deficit commerciale a stelle e strisce è salito a 46,3 miliardi di dollari: poco sotto le attese, ma in netta crescita anche con la Cina.

Il grande timore è che l’escalation della guerra commerciale (e ora anche valutaria) di Trump con la Cina possa indurre Pechino a mettere mano al suo colossale portafoglio di Treasuries, il primo al mondo, arrivato alle dimensioni record di 1,18 trilioni di dollari.

La Cina fa paura, anche se per ora non ci sono segnali di tensione su questo fronte. Gli ultimi dati disponibili, quelli di maggio, riferiscono di ulteriori acquisti di titoli di Stato Usa per 7 miliardi di dollari da parte di Pechino. Ma è ancora troppo presto per dire se la guerra commerciale avrà un impatto sugli acquisti esteri di Treasuries. Trump sa essere fin troppo imprevedibile, e – anche se improbabile – non è escluso che la situazione gli possa sfuggire di mano.

 

 

 

 

 

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LANTERNE ROSSE (RAISE THE RED LANTERN) – UN GRANDE FILM DI ZHANG YIMOU SULLAVITA DELLE DONNE NELLA CINA TRADIZIONALE

 

https://www.youtube.com/watch?v=7v16o7_noM Y

 

https://www.youtube.com/watch?v=7l02p9CC0t w (in spagnolo)

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Premiato con il Leone d’Argento al Festival di Venezia del 1991, è il film che ha reso famoso Zhang Yimou in campo internazionale. Il film è tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong.

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La vicenda si svolge nella Cina del Nord, nel periodo dei signori della guerra, nel 1920.

Songlian ha 19 anni ed è rimasta da poco orfana del padre, mentre aveva perduto da tempo la madre. Ha frequentato per sei mesi l’università, ma ora non è più possibile. Vive con la matrigna che parla continuamente di denaro. Decide così di sposarsi con un uomo ricco, anche se la matrigna la mette in guardia: se sposa un uomo ricco, non sarà moglie, ma concubina. Decide così di sposare Chen Zuoqin  (Ma Jingwu)  maturo discendente di una ricca famiglia.  Lui ha già tre mogli: Yuru , Zhuoyun (Cao Cuifen) e Meishan.

 La sera tutte aspettano fuori dalla porta, in attesa di istruzioni. Queste consistono nella scelta della favorita per la notte. Per colei che passerà la notte con Chen saranno accese le lanterne rosse. A lei sarà inoltre riservato il privilegio del massaggio dei piedi, che stimola la sessualità.

La prima notte di Songlian con Chen è disturbata da un finto malessere di Meishan che richiede urgentemente la presenza di Chen, il quale acconsente. Il giorno dopo, Chen sceglie di nuovo Songlian e Meishan si finge di nuovo malata. Questa volta però il signore dice che può aspettare fino al giorno seguente. Meishan si mette a cantare in modo da disturbare.

Quando sente cantare, Songlian si inoltra nel palazzo e sale le scale. Vede così Meishan che canta in abiti di scena. Quando questa si accorge di essere osservata, smette. Songlian dice di ascoltarla volentieri, ma l’altra non ha più voglia di cantare. Ritornando in camera, trova Chen che sta mettendo le mani addosso a Yan’er, cosa che suscita la sua irritazione.

Meishan invita Songlian a giocare a carte con lei, il medico Gao e un suo amico. Raccogliendo una carta sotto il tavolo Songlian scopre che la terza signora fa piedino al medico. Il dottor Gao mette un disco di quando Meishan era cantante d’opera.

 

Improvvisamente il palazzo è allietato dal suono di un flauto: è Feipu, il figlio della prima signora che suona. Songlian è affascinata. Lei tiene nella valigia un flauto, l’ultimo ricordo di suo padre. Seguendo il suono, Songlian raggiunge il ragazzo che le dimostra simpatia. Però si allontana subito, perché è chiamato dalla madre.

Songlian cerca il flauto nella sua valigia, però è scomparso. Furibonda, trascina la serva nella sua stanza e scopre che tiene in stanza le lanterne rosse, cosa per lei proibita. Comincia a rovistare alla ricerca del flauto e trova un pupazzo che la rappresenta con tanti spilli conficcati. Il nome Songlian è stato scritto da Zhuoyun, che si è dimostrato tanto amica e le ha regalato della seta. Yan’er ha dato il flauto a Chen che lo ha bruciato, ritenendolo sconveniente per una donna.

Zhuoyun vuole farsi accorciare i capelli, perché il signore le ha detto che con i capelli corti sembrerebbe più giovane. Songlian è costretta a tagliarle i capelli e maldestramente la ferisce a un orecchio. Il dottor Gao dice che non è una cosa grave. Chen, per consolarla, passa alcune notti con lei. Ciò la induce a perdonare Songlian che va a scusarsi e dice che non lo ha fatto apposta.

L’incidente fornisce l’occasione a Meishan di fare una visita a Songlian. Le racconta di quanto sia perfida Zhuoyun, delle loro rivalità per i figli, degli espedienti utilizzati.  Dice che rimasero gravide contemporaneamente, ma che Zhuoyun prese costose medicine per partorire prima, ma fortunatamente suo figlio Feilan nacque alcune ore prima. Dice a Songlian che se non mette al mondo un figlio cadrà in disgrazia presso Chen.

Questo le dà l’idea di fingersi incinta. Naturalmente Chen è entusiasta della idea di avere un altro figlio. Secondo la consuetudine, le lanterne resteranno sempre accese nella quarta casa, giorno e notte. Come rivelerà a Feipu, pensava che la bugia sarebbe durata poco: bastava che il signore dormisse con lei, perché restasse incinta veramente.  Comunque approfitta della situazione per i suoi capricci. La vecchia Gao viene chiamata continuamente per farle il massaggio dei piedi. La seconda signora è costretta ad andare da lei per farle un massaggio alla spalla.

Solo che Yan’er scopre un paio di mutande macchiate di sangue: evidentemente Songlian non è incinta. Yan’er si precipita da Zhuoyun e le mostra le mutande. Con la scusa di un malessere, viene chiamato il dottor Gao il quale constata che Songlian non è incinta e informa Chen. Questi è fortemente adirato per la menzogna e fa oscurare le lanterne. Songlian capisce però rapidamente che è Yan’er che ha fatto la spia. Si precipita nella sua stanza e getta nel cortile le lanterne rosse che questa teneva nella sua stanza: una serva non può avere lanterne rosse.

La prima signora dice che la punizione deve essere quella prevista dalle consuetudini: deve stare inginocchiata nella neve. Rifiuta di chiedere perdono e quindi resta al freddo fino ad ammalarsi. Sarà portata all’ospedale, dove morirà. Songlian imparerà della sua morte dalla sua nuova serva: una donna anziana.

Songlian è turbata dalla morte di Yan’er. Sta fuori al mattino presto e vede Meishan che canta. Le due donne parlano. Songlian dice a Meishan che le piace il dottor Gao. Questa  si lascia sfuggire che lo vedrà.

Viene il giorno del ventesimo compleanno di Songlian e questa si fa portare del vino dalla serva per festeggiare.  Solo che beve troppo e si ubriaca. E così le scappa detto che Meishan è con il dottore Gao.  Zhuoyun non si lascia sfuggire l’occasione. I due vengono sorpresi a letto insieme in un albergo. Songlian vede che la donna si dibatte, quando i servi la riportano a casa. Poi, quando Chen torna a casa, si sentono nuovamente grida edella donna. Songlian esce e, seguendo le grida, si ritrova alla sommità del palazzo. Vede così il gruppo di servi, seguito da Chen, che trasporta la donna verso la stanza della morte. Poi le grida cessano e i servi se ne vanno. Songlian va a vedere e vede Meishan impiccata nella stanza della morte. Comincia a gridare istericamente: “Assassini!”. La portano nella sua camera e arriva Chen. La ragazza, fuori di sé, continua a gridare che sono assassini. Chen le chiede cosa ha visto e lei risponde che non ha visto niente e che è pazza.

Viene l’estate e arriva una Quinta signora. E’ molto giovane, poco più che bambina. Vedendo Songlian, chiede chi è e le dicono che è la povera Quarta Signora, ormai diventata pazza.

 

 

 

 

 

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L’ARRIVO

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Sgradevole incontro con Yan’er (interpretata da Ling Kong)

 

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SONGLIAN come “QUARTA SIGNORA”

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Il massaggio dei piedi

 

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Il letto

 

LE ALTRE MOGLI

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Yuru, la attempata prima  moglie

 

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Zhuoyun, la seconda moglie  (Cao Cuifen)

 

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Meishan, la terza moglie

 

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La sera le mogli aspettano le comunicazioni di Chen, cioè chi sarà la prescelta per la notte

 

PRANZI IN COMUNE

 

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Meishan dice che non ha più voglia di cantare

GIOCO A CARTE

 

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SONGLIAN CON CHEN

 

 

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Songlian sorprende Yan’er nella sua stanza con Chen

 

insieme

Songlian lamenta di essere spiata da Yan’er, dice che rovista tra la sua roba. Chiede inoltre notizie sulla strana stanza che ha visto all’ultimo piano, ma Chen minimizza

Songlian chiede e ottiene che il pasto sia portato loro in camera, anche se Chen è contrariato, perché ciò non è in armonia con le abitudini della casa.

 

CONFIDENZE

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FALSA GRAVIDANZA

 

 

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Songlian entra nella stanza di Yan’er e resta colpita dalle lanterne rosse

 

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Le lanterne rosse di Yan’er vengono bruciate e lei deve restare inginocchiata sulla neve

 

 

LA STANZA DELLA MORTE

 

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death - Copia

 

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Songlian nella stanza di Meishan, in disordine dopo la sua morte.

 

LA QUINTA SIGNORA

 

quinta

 

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LA RIVOLUZIONE CULTURALE

Nel 1958 Mao lanciò il grande balzo in avanti, un piano che contraddiceva il modello sovietico che privilegiava lo sviluppo della industria pesante e sostenuto da altri dirigenti cinesi.   In base a questo programma l’agricoltura cinese sarebbe stata collettivizzata e sarebbe stata incentivata la piccola industria rurale a base collettivista. Mentre questo esperimento era in corso, Kruscev ritirò l’appoggio tecnico sovietico, non condividendo le idee economiche di Mao. Il grande balzo terminò nel 1961, a causa della fortissima carenza di beni alimentari che aveva causato. Il grande balzo in avanti, sia in Cina sia all’estero, è considerato responsabile della morte di milioni di persone, uccise dalla fame e dalla feroce repressione delle rivolte dei piccoli proprietari espropriati.

L’insuccesso della politica economica, avviata nel 1958 dal presidente Mao Zedong  con “il grande balzo in avanti”, aveva portato alla formazione di una robusta opposizione interna, che trovava la sua guida più autorevole nel segretario del Partito comunista cinese, Deng Xiaoping.

Mao rischiava di essere emarginato dalla dirigenza del partito. Egli reagì allora con una mossa estremamente audace e ricca di fantasia: nel 1966 invitò tutti i giovani studenti, e in particolare i figli e le figlie degli operai, dei contadini poveri e dei soldati, a realizzare una “rivoluzione culturale”. Mao li esortò a dimenticare ogni timore ed a mettere in discussione i dirigenti del partito tutte le volte in cui il loro comportamento fosse stato giudicato sbagliato.  I giovani studenti e le giovani studentesse delle scuole medie superiori e delle università accolsero questo appello con grandissimo entusiasmo. Moltissimi formarono gruppi autonomi che con pubblici “tazebao” (cioè manifesti murali) misero sotto accusa molti dirigenti. I membri della complessa galassia di questi gruppi giovanili vennero definiti collettivamente “guardie rosse”; il “libretto rosso”, una raccolta antologica di citazioni e di aforismi di Mao, fu il loro testo sacro.

Così, molti dirigenti comunisti furono formalmente accusati di reati e condannati al carcere; Deng Xiaoping fu destituito  dalla sua carica e mandato a lavorare in fabbrica per “essere rieducato”. E’ chiaro che il movimento giovanile non avrebbe avuto la forza di raggiungere da solo simili risultati. Questo enorme sconvolgimento fu possibile perché la “rivoluzione culturale” ebbe l’appoggio del ministro della Difesa Lin Biao e dell’esercito che da lui dipendeva

Gli studenti coinvolti furono molti milioni. Essi furono invitati a non frequentare più le scuole, a restare permanentemente mobilitati per spostarsi in massa là dove era richiesta la loro azione. Era l’esercito che predisponeva sia i mezzi di trasporto per gli spostamenti in massa, sia i campi di accoglienza nei luoghi dove le “guardie rosse” erano chiamate a inscenare le loro manifestazioni di protesta o di intimidazione. Le iniziative erano spesso violente e prevedevano umiliazioni in pubblico di coloro che, a torto o a ragione, erano considerati avversari di Mao. Ci furono molte aggressioni fisiche che fecero un elevato numero di vittime.

Nel 1967, raggiunti i suoi principali obiettivi politici, Mao decise di bloccare il movimento giovanile che tuttavia era ormai in gran parte fuori controllo: gli studenti che facevano parte delle “guardie rosse” non intendevano tornare a scuola e inoltre erano divisi in gruppi in lotta tra di loro. Alla fine fu necessario il risoluto intervento dell’esercito per bloccare le loro attività e le loro lotte intestine.  Nel 1969, la fase della “rivoluzione culturale” era chiusa e Mao era di nuovo al vertice del potere.

Gli ultimi anni della vita di Mao furono afflitti da gravi problemi si salute, per cui rimase estraneo alla politica attiva. Intanto, intorno alla sua figura, venne organizzato il culto della personalità: la sua immagine compariva ovunque e le sue citazioni venivano inserite in tutte le pubblicazioni.

Mao morì il 9 settembre 1976; la sua salma fu esposta per 8 giorni in piazza Tienanmen.

IMMAGINI DELLA RIVOLUZIONE CULTURALE

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I PROTAGONISTI

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Deng Xiaoping

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Liu Shaoqi

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Lin Biao

Vedere anche:

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SHENZEN, LA METROPOLI SMART DEL FUTURO

Shenzhen si trova nella provincia del Guangdong nella Cina meridionale ed ha una popolazione di 12,53 milioni di abitanti (2017).  Occupa una superficie di 2050 kmq ed è posta sul delta del Fiume delle Perle., una regione subtropicale.

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Il fascino inestinguibile della Cina, una grande Nazione in continuo divenire.

Da piccolo villaggio di pescatori a fulcro economico d’Oriente: una delle più moderne città cinesi, paradiso dello shopping e della tecnologia, attrae anche per i suoi insospettabili tesori di arte, cultura e natura. E, non lontano, cè sempre la magia di Hong Kong. Una città vertiginosa, non solo per la skyline, ma anche per la rapidità con cui è decollata.

Shenzhen era semplicemente una città-mercato abitata da 30 mila persone, lungo la linea ferroviaria Kowloon-Canton. Nel 1979 fu ufficialmente nominata città. Nel maggio 1980, Deng Xiaoping decise di lanciare uno dei più audaci esperimenti economici mai tentati prima. Si diede così inizio con Shenzhen al piano sperimentale per trasformare il modello economico tradizionale cinese in un modello più liberale e aperto  a investimenti provenienti da compagnie estere, permettendo a queste ultime di operare e insediarsi all’interno della prima “zona economica speciale” in Cina.  Grazie alla creazione di questa e alle nuove opportunità economiche, la popolazione è cresciuta esponenzialmente.

Shenzhen abbraccia 3 aree:

La Shenzhen Shi, ovvero la città vera e propria, estesa fino al confine con Louhu;

La ZES, la Zona Economica Speciale;

Il Distretto di Shenzhen che si allunga a nord della Zes.

Nonostante le attività economiche siano la linfa vitale della città, Shenzhen offrea al turista curioso insospettabili attrazioni. Innanzi tutto, lo Shenzhen Bowuguan, il “Museo di Shenzhen”, ospitato all’interno del “Parco dei Litchi”, che custodisce manufatti di giada, porcellana e bronzo, oltre a sale dedicate alla storia antica, alla zoologia e al mondo sottomarino.  Per chi ama l’arte, ecco lo Shenzhen Meishuguan, ovvero la “Galleria d’arte di Shenzhen” che accoglie mostre di arte cinese tradizionale.

Imperdibile la Jinxiu Zhonghua, o  splendida Cina, una sorta di Cina in miniatura, affacciata sulla Baia di Shenzhen. A ovest del centro troviamo altri due interessanti parchi a tema: il China Folk Cultue Villages, ricostruzione dei villaggi popolati da minoranze etniche, e il Window of the World, che ospita le miniature dei monumenti più famosi, proiettando l’immagine della Splendida Cina in tutto il mondo.

Il Tempio di Tien Hou, a Chiwan, eretto durante la dinastia Song, distrutto e ricostruito più volte, è anch’esso una attrazione per la parvenza di antichità che evoca.

Per chi ama lo shopping, c’è Luhou Commercial City, cinque piani traboccanti di ogni genere di merci. I MixC Shopping Mall si trova nel tranquillo quartiere Dongmen.

Il Mangrove Seashore Ecology Park è situato di fronte alle paludi Mai Po di Hong Kong, paradiso degli amanti del birdwatching.

Nel 1990 è stato inaugurato lo “Shanghai Sock Exchange”.

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Uno su dieci fra i brevetti essenziali per la costruzione delle reti di telecomunicazione 5G è in mano cinese.  Huawei e Zte, che hanno sede nella metropoli in prossimità di Hong Kong, la fanno da padrone. Il quadro si completa se a questo si unisce il piano “Made in China 2025”, con cui Pechino mira a raggiungere in 7 anni il 70% dell’autosufficienza in vari settori strategici.

Questa zona del Guangdong  da primo esperimento del capitalismo cinese si è poi trasformata in una sorta di Silicon Valley tuttora in trasformazione: il cuore della Cina hi-tech, dove la manifattura spicciola sta lasciando spazio alla ricerca e sviluppo. Ci si sta concentrando per volontà del governo su produzioni di qualità e ad alto valore aggiunto per volontà del governo cinese.

Shenzhen ospita tutti i grandi gruppi hi-tech della Cina.

LA CITTA’ di HUAWEI

Shenzhen produce il 30% del Pil nazionale ed è in continua crescita. Qui ha sede il quartier generale di Huawei, azienda fondata nel 1897 da Ren Zhengfei, un ingegnere dell’esercito della Repubblica Popolare, diventata la terza azienda produttrice al mondo di smartphone.

IMMAGINI

UN PANORAMA DI GRATTACIELI

 

grattacieli

panorama

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LUOGHI DI INTERESSE

ponte sulla baia

Il ponte sulla baia

La sede del Design Museum a Shenzhen, progettata dal maestro giapponese Fumihiko Maki.

Sede del Design Museum

IL TEMPIO DI TIAN HOU (REGINA DEL CIELO) A CHIWAN

tien hou

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GENGIS KHAN 1965 – L’AVVENTURIERO MONGOLO CHE CONQUISTO’ LA CINA

 

https://www.youtube.com/watch?v=Uf9vQyEjTf M (eliminare spazio)

https://www.youtube.com/watch?v=Uf9vQyEjTf M

https://www.youtube.com/watch?v=y6Tmg9ydb_U&t=850 s

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=2BwDQK6UuPY&t=57 s

Con questo link si può vedere il film in spagnolo.

 

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Un film hollywoodiano del 1965 ripercorre la vita di Genghis Khan. E’ diretto da Henry Levin. Omar Sharif impersona il leggendario condottiero. Stephen Boyd è Jamuga.

E’ meglio dire chiaramente che non è una ricostruzione attendibile della vita del conquistatore mongolo. Viene omessa la parte relativa alla invasione della Cina, trattata alla fine di questo post. La visita di Temujin all’imperatore cinese è pura invenzione. Così come il duello tra Temujin e Jamuga.

 

 

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Si comincia con la atroce morte di Yesugai, capo di una piccola tribù nomade, condannato ad essere squartato. Jamuga, capo di una tribù rivale,  vuole mostrare a tutte le tribù come viene punito chi attraversa le terre destinate al pascolo. Temujin, il bambino figlio di Yesugai,  osa assalire Jamuga (interpretato da Stephen Boyd), il capo dei Tartari vincitori, che ha picchiato suo padre. Sarebbe ucciso, se non fosse per l’intervento dello sciamano  Geen (interpretato da Michael Hordern) che ricorda una antica profezia: chi uccide quel bambino, che ha una macchia di sangue in una mano, rischia di morire mentre sta compiendo tale delitto. Viene dunque risparmiato, ma sarà costretto ad assistere alla morte per squartamento di suo padre e dovrà sempre portare un collare di pesante legno.

Nell’accampamento viene deriso dagli altri ragazzi, ma viene protetto da Sengal (interpretato da Woody Strode), un mongolo muto, oltre che da Geen.  Recandosi al fiume con Shan viene raggiunto da un gruppo di ragazzi e ragazze che giocano a palla. La palla finisce in acqua e Temujin la raccoglie e restituisce a una ragazza che gli porge la mano per aiutarlo a uscire dall’acqua e dice di chiamarsi Bortej. Sopraggiunge Jamuga che invita Botei a tornare al villaggi con i fratelli; lei dice che non prende ordini da lui  (che risponde: “Per ora!”)

Sopraggiunge Jamuga che le frusta crudelmente. Temujin lo provoca dicendo che non è un atto coraggioso picchiare un uomo incatenato. Jamuga lo fa liberare e Temujin si sbarazza di tutti quelli che cercano di fermarlo e fugge nel bosco. Inseguito da molti uomini, per salvarsi è costretto a gettarsi da una alta cascata.  Lo raggiunge Geen che dice di essere stato guidato da Sengal (interpretato da Woody Strode) che intanto sopraggiunge e si inginocchia davanti a Temjin e mette la sua testa sotto il suo piede in segno di sottomissione.

Temujin chiede a Geen dove potranno andare, se scoperti. Geen disegna tre cerchi: a sinistra c’è Samarcanda che commercia con i Cristiani, mentre a destra c’è il potente impero della Cina. Al centro ci sono le steppe abitaste dai Mongoli, che sono povere perché le tribù sono impegnate a combattersi tra di loro. Temujin dice che le tribù dovrebbero unirsi. Geen dice che i Mongoli sono uniti solo quando sono morti.

Dall’alto si vede arrivare un gruppo di Mongoli della tribù yerki, che portano con loro dei prigionieri salkis. Quando cala la notte Temujin e Segal si infiltrano strisciando nell’accampamento e  uccidono gli uomini di guardia. Raggiungono il gruppo di prigionieri e li liberano. Insieme ad essi strisciano fino ai cavalli, salgono a cavallo e fuggono, portandosi dietro tutta la mandria.

Si mettono in viaggio. Shan, il capo dei prigionieri liberati (interpretato da Telly Savallas) indica i sentieri della carovane che vanno a Tashkent. Dice che il luogo è stato teatro di feroci battaglie con molti morti. Per questo, sono stati firmati trattati che vietano gli attacchi alla carovane di schiavi, come conferma anche Geen. Temujin dice che lui non ha firmato niente e che bisogna trovare delle donne, perché gli uomini non potranno farne a meno a lungo.  Giunge opportunamente una carovana di schiave, che viene bloccata. Il capo-carovana dice che questa è sotto la protezione dello Shah di Khwarezm, ma Temujin dice che tutte le schiave sono libere.

Possono proseguire con la carovana o seguire i suoi uomini all’accampamento,

cosa che tutte fanno. Shan ha adocchiato una già accoppiata, ma deve desistere.

Temujin gli trova una donna del villaggio,che era stata venduta come schiava.

Temujin decide di rapire Bortej per sposarla. Entra nottetempo nell’accampamento di Jamuga con Sengal e la porta via. Segue un alterco, perché la donna pensa che Temujin sia uno schiavo, ma questi dice che gli astri indicano chiaramente il suo destino: riunire le tribù mongole.  Alla fine Bortej si calma e cede. Successivamente, anche i fratelli della donna fuggono e, con l’aiuto di Geen, raggiungono l’accampamento, senza essere seguiti. Ma il fratello maggiore, Subodai, dice che ormai   l’accampamento è stato scoperto, perché si vede chiaramente il bagliore dei fuochi dal villaggio di Jamuga. Questi segue un sentiero indicato da un brandello dell’abito di Bortej e la sorprende mentre è sola al fiume. La rapisce e la porta nella sua tenda e la violenta, nonostante la disperata resistenza di lei.

Sengal, mentre pesca vicino alla cascata, trova un brandello dell’abito di Bortej, poi vengono trovati altri vestiti. Temujin ordina che tutti i carri, tranne uno, si mettano in marcia verso est, evitando il villaggio di Jamuga. Tutti gli uomini prendono d’assalto il villaggio, appiccando il fuoco, e fuggono. Temujin riesca a ritrovare Bortej e a portarla via. La donna gli confessa di essere stata violentata, dicendo che avrebbe preferito morire. Inizia un lungo viaggio verso est, in mezzo a difficoltà di ogni tipo. Fiumi e ripidi pendii non fermano il gruppo di uomini. Assalti lungo le strade carovaniere fanno aumentare il numero di uomini del suo esercito.

Nel loro tragitto si imbattono in una carrozza, priva di una ruota, con tre uomini appiedati, in cerca di aiuto. Il loro capo dice di essere Kam Ling, ambasciatore cinese che ritorna a corte. Dice che la scorta li ha abbandonati e che il cocchiere è fuggito, portando via i loro averi.  Temujin fa riparare la carrozza, grazie a Sengal che solleva l’enorme ruota e la infila nel mozzo.  I tre uomini si offrono di accogliere nella carrozza Bortej, ormai prossima a partorire. Infatti dopo poco, questa mette al mondo un bambino. Confessa che è figlio di Jamuga, ma Temujin dice che, poiché lei è sua moglie, i suoi figli sono figli suoi.

 

Finalmente Temujin, con glia ambasciatori cinesi, giunge alla Grande Muraglia e successivamente alla capitale, dove viene ricevuto dall’imperatore.  Gli uomini vengono invitati a fare un bagno in una grande vasca. Un gruppo di belle fanciulle li aiuta a spogliarsi e a lavarsi.  Geen è un poco recalcitrante, ma si soglia anche lui. Shan invece è entusiasta, ma viene menato dalla moglie gelosa.   L’imperatore ringrazia Temujin per l’aiuto dato agli ambasciatori. Dice di essere amante della pittura e si offre di dare lezioni a Temujin. Dice che lo aiuta a rilassarsi nei momenti di pericolo, come pure le opere letterarie. Dice che i cinesi non conoscono la parola timore e, di fronte alla obiezione di Temujin che la Grande Muraglia serve come difesa dai barbari, dice che serve a proteggere le grandi conquiste della civiltà cinese.

 

Però giunge notizia che un esercito  manciù è entrato in Cina e che un esercito cinese è stato messo fuori combattimento. Temujin offre l’aiuto dei Mongoli. Serve però oro. I fratelli di sua moglie con l’oro raccoglieranno un grande gruppo di guerrieri. L’imperatore però è incerto. Dice che si rischia di sostituire un esercito aggressore con un altro. Kam Ling dice di fidarsi , ma che la moglie e il figlio di Temujin rimarranno a corte come ostaggi. I cognati di Temujin partono per la missione, ma prima ricevono un premio: una notte con una bella principessa.  I giovani sono sorpresi, ma perché rifiutare?

Con l’oro cinese viene raccolto un numeroso esercito mongolo dai tre cognati di TEMUJIN. Le truppe rendono omaggio all’imperatore prima di andare incontro ai nemici.  Nella battaglia sono impegnate anche truppe cinesi che devono fare da esca, fingendo di fuggire.  La sorpresa è che i manciù sono guidati da Jamuga che si è unito a loro con i suoi merki. La manovra di Temujin riesce perfettamente. I manciù ed i merki inseguono le truppe cinesi in fuga e pensano di avere la vittoria in pugno, ma vengono bersagliati dalle frecce degli arcieri nascosti nel bosco. A questo punto i mongoli che stavano nascosti assalgono i manciù da ogni lato, infliggendo loro una disastrosa sconfitta.

Temujin ritorna alla capitale in trionfo e gli viene attribuito il titolo di Gengis Khan, cioè “principe dei combattenti”. Seguono grandi festeggiamenti. Per creare effetti scenografici, viene usata polvere nera che è esplosiva. A questo punto cominciano a sorgere i problemi, perché Gengis Khan vorrebbe ritornare nei suoi territori, mentre l’imperatore lo considera il comandante del suo esercito. Questi, in realtà, ha paura di vedere tornare i mongoli come aggressori e vorrebbe tenerli prigionieri.  Non resta che ricorrere alle maniere forti. Durante i festeggiamenti vengono lanciati fuochi artificiali. Gengis Khan invita l’imperatore ad accendere ulteriori esplosivi e questi accetta. Solo che la quantità di polvere nera usata è molto grande e fa crollare le porte ed una parte delle mura. L’imperatore stesso resta ucciso. I mongoli approfittano del varco creatosi e si dileguano.

La vicenda si conclude con un duello tra Gengis Khan e Jamuga alla maniera mongola. E’ un fatto completamente inventato. Sfidato da Jamuga, per senso dell’onore Gengis Khan accetta questo duello, in cui rischia di soccombere. Viene disarcionato da cavallo, gettato a terra nel duello con la spada. Alla fine riesce ad uccidere Jamuga, ma morirà anche lui per le gravi ferite riportate. Comunque, i merki si sottomettono e si uniscono agli altri mongoli. Si realizza quindi quella unità di tutte le tribù mongole, sognata da Gengis Khan, che farà per due secoli i mongoli padroni del mondo.

In punto di morte Gengis Khan mostra i suoi figli, ancora bambini,  all’esercito dicendo che continueranno la sua opera. In attesa che crescano, Bortej con i suoi fratelli governeranno tutti i domini mongoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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INFANZIA

 

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Nella mano c’è il segno del destino

 

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Temujin con Geen e Sengal

 

IMPRESE DI TEMUJIN GIOVANE

 

Spiegazioni di Geen

 

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moglie

Le schiave vengono liberate. Una delle schiave ha già un innamorato e rifiuta Shan

 

incontro

 

ambasciatori

 

 

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Viene rimontata la ruota della carrozza degli ambasciatori cinesi

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ALLA CORTE DELL’IMPERATORE DELLA CINA

Leggiadre fanciulle lavano i guerrieri

 

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L’imperatore e Kam Ling accolgono Temujin, accompagnato da Geen, Bortej e i fratelli di lei.

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L'imperatore con Kam Ling

L’imperatoe si avvicina a questa dama e le dice dove passerà la notte: ordine evidente di raggiungerlo! 

 

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Temujin con Kam Ling

 

 

JAMUGA

 

 

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LA BATTAGLIA

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I manciù avanzano incautamente e vengono assaliti da ogni lato dai mongoli.

 

BATTAGLIA FINALE

 

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Lo Shah Di Kwaresm

 

 

 

L’IMPERO MONGOLO

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DA  “GENGIS KHAN” DI MICHAEL PRAWDIN

 

Nella primavera del 1211 Gengis Khan radunò nel suo accampamento al Kerulen la sua intera forza militare, tutti gli uomini atti alle armi, dall’Altai fino alle montagne del Chingan.  Ciò che stava per intraprendere era di tale importanza, e avrebbe avuto tanta importanza nel destino di tutti i popoli nomadi, da doversi decidere in una assise ben più imponente di quanto non  possa esserlo un ordinario Consiglio di guerra.

 

 

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19/MO CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE (OTTOBRE 2017)

Domenica 5 novembre 2017, Donald Trump è atterrato in Giappone, prima tappa del suo tour di 9 giorni in Asia.

IL CONGRESSO SI CHIUDE!

 

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Xi Jinping pronuncia un discorso all’incontro con la stampa alla chiusura del 19esimo Congresso

 

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Xi Jinping presenta i nuovi eletti: Li Keqiang, Li Zhanshu, Wang Yang, Wang Huning, Zhao Leji and Han Zheng

 

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Xi Jinping, segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina, e gli altri nuovi eletti del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del 19th CPC Central Committee (Li Keqiang, Li Zhanshu, Wang Yang, Wang Huning, Zhao Leji and Han Zheng) arrivano per incontrare la stampa alla Great Hall of the People in Beijing, Oct 25, 2017. [Photo/Xinhua]

Xi Jinping è stato eletto Segretario Generale e Presidente della Commissione Centrale Militare.

Lista dei membri del Political Bureau  of the 19th Communist Party of China (CPC) Central Committee :
Ding Xuexiang, Xi Jinping, Wang Chen, Wang Huning, Liu He, Xu Qiliang, Sun Chunlan (female), Li Xi, Li Qiang, Li Keqiang, Li Hongzhong, Yang Jiechi, Yang Xiaodu, Wang Yang, Zhang Youxia, Chen Xi, Chen Quanguo, Chen Min’er, Zhao Leji, Hu Chunhua, Li Zhanshu, Guo Shengkun, Huang Kunming, Han Zheng and Cai Qi.
Sono stati eletti alla prima sessione plenaria del CPC Central Committee.

Xi Jinping inizia il suo secondo mandato di cinque anni alla guida della seconda economia del mondo, forte dell’ingresso del proprio nome nella Costituzione del Partito comunista cinese e senza aver nominato un successore. Questa mattina (25 ottobre 2017) nella Grande Sala del Popolo affacciata sulla Tian’anmen è sfilato il nuovo Comitato Permanente. E’ stato però subito chiaro che tra loro non c’era nessuno abbastanza giovane da poter sostituire, nel 2022, Xi Jinping alla guida della Cina. Il presidente cinese ha così rotto una tradizione che andava avanti da un quarto di secolo – anni in cui il potere a Pechino è stato condiviso all’interno di una leadership collettiva – e che imponeva al presidente cinese, alla fine del primo mandato, di nominare un successore.

Nel nuovo Comitato permanente continueranno a sedere per altri cinque anni Xi Jinping e il capo del governo, Li Keqiang. Mentre i nuovi cinque membri – tutti con un’età compresa tra i 60 e i 67 anni – provengono dalle diverse fazioni del Partito comunista. Li Zhanshu: da decenni amico di Xi Jinping, già consigliere e sostenitore del presidente negli ultimi cinque anni. Wang Yang: esponente della Lega della Gioventù Comunista vicina all’ex-presidente Hu Jintao, in passato segretario del Partito nella ricca provincia del Guangdong, dove si è distinto per aver enfatizzato il ruolo del mercato e della società civile. Wang Huning: docente universitario e consigliere politico di tre generazioni di leader cinesi. Zhao Leji: che assumerà la guida della potentissima commissione incaricata della lotta alla corruzione. Han Zheng: già segretario del Partito comunista di Shanghai, roccaforte del potere dell’ex-presidente Jiang Zemin.

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Al momento Xi è il nuovo imperatore della Cina. La Repubblica popolare è entrata nella sua terza fase, dopo il trentennio di Mao Zedong che riscattò il Paese fondando lo Stato comunista e dopo Deng Xiaoping che soccorse l’economia. Ora è il momento di Xi, che ha tracciato progetti fino al 2050: ha nelle mani una Cina diventata grande potenza economica e reclama un ruolo di guida mondiale.  E anche per questo obiettivo ha una strategia e una chiara visione sul futuro delle relazioni internazionali. È aiutato dalla confusione della presidenza Trump, che minaccia protezionismo commerciale, soluzioni militari con Iran e Nord Corea, non crede negli Accordi di Parigi sul contrasto al riscaldamento terrestre.

SI COMINCIA!

Si comincia! Xi inizia a parlare poco dopo le 9 del mattino a Pechino accolto da un lungo applauso, dopo essere entrato seguito dagli ex presidenti Jang Zemin e Hu Jintao. Il silenzio cala tra i 2280 delegati delle province, riuniti nella Grande Sala del Popolo in piazza Tiananmen, Il presidente inizia parlando di Taiwan che Pechino considera una provincia ribelle e ricorda che proprio il suo governo ne ha impedito l’indipendenza. Parla di Hong Kong, dove assicura che  la Cina esercita il  potere nel rispetto della Basic Law.

 “L’economia cinese non chiuderà le porte al mondo” afferma Xi Jinping tra gli applausi dei delegati, ma “Pechino non copierà mai i sistemi politici stranieri”. Quindi: sì alla economia di mercato, ma niente democrazia. È “la dottrina del socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era”: la denominazione ufficiale del pensiero del nuovo Mao viene svelata dopo oltre tre lunghissime ore di discorso.
Xi promette anche un cielo sempre più blu che risplenderà grazie a una “sempre più incisiva” lotta all’inquinamento, anche se, per la verità, il cielo si è ingrigito all’apertura del Congresso.

Xi afferma che il partito “deve mantenere il controllo più deciso delle forze armate” e promette di costruire “un esercito di prima classe”. Infine, la Cina farà di tutto per “combattere” il terrorismo, che comprende anche gli indipendentisti islamici uiguri e i bonzi tibetani.

Ecco dunque “il socialismo in caratteristiche cinesi per la nuova era”. Xi disegna il suo China Dream, il sogno cinese che entrerà nella costituzione del partito e comincia a citare i suoi slogan: “i quattro comprensivi”, “i quattro cardini della “fiducia”. Giura che il partito “non cambierà mai colore” e deve anzi “permeare tutti gli aspetti del diritto; parla del “modello cinese” che può essere da esempio agli altri paesi.

L’unico vero Congresso che conta nella vita della Repubblica popolare non riserverà certo sorprese: martedì prossimo incoronerà per un secondo mandato l’onnipotente Xi. Il dubbio è un altro: il Congresso individuerà, com’è successo fin qui, il Delfino destinato a succedergli tra cinque anni? Oppure Xi si limiterà a rafforzare la squadra con uomini di fiducia stretta che gli permetteranno di restare in sella anche oltre la scadenza naturale?

E chi saranno gli uomini di questa squadra? Uno dei favoriti è  Chen Min’er, 57 anni,  assurto nella posizione di capo della super metropoli Chongqing, dopo il defenestramento a sorpresa questa estate di Sun Zhengcai. Un altro è Wang Yang, 62, il vicepremier che incalza il capo del governo Li Keqiang.

La Cina, tra due settimane, accoglierà Donald Trump che, nel suo viaggio in Estremo Oriente, si spingerà fino in Corea per sfidare dal Sud quel Kim Jong-un che dal Nord minaccia il mondo. Sarà una occasione per cominciare a delineare concretamente la Cina futura. “Non sarà una passeggiata nel parco” dice Xi. C’è da credergli.

 

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PRELIMINARI

IL MEETING PREPARATORIO

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Il meeting è presieduto da Xi Jinping

 

MEDIA CENTER

 

L’efficientissimo (auspicabilmente) media center

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sala

opuscoli

Arrivano i delegati

 

region

Misure di sicurezza in Tibet

 

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Esercitazione di 2600 poliziotti nello Hubei per garantire la sicurezza

 

LE PREVISIONI

Salito al potere nel 2012, da allora il presidente cinese è riuscito ad accentrare nelle sue mani tanto potere come non si vedeva da decenni a Pechino. In questi anni, Xi ha stravolto alcune dinamiche e tradizioni con cui è stata governata la Cina nell’ultimo quarto di secolo, facendo della sua carismatica presidenza l’inizio di una nuova fase politica che si propone di cambiare il volto del Paese per i prossimi trent’anni. Fin da subito, Xi Jinping ha chiarito che il suo ambizioso progetto prevede il «grande rinascimento della nazione cinese» entro il 2049:  il traguardo è proprio quello di rendere i cinesi più sicuri del proprio sistema economico, politico e culturale.

Xi tornerà anche a rivendicare i successi nella campagna contro la corruzione che ha punito centinaia di migliaia di funzionari, ma che è stata usata anche per metter fine alla carriera di alcuni astri nascenti sulla scena politica di Pechino che rischiavano di fare ombra al «nucleo» del Partito. Sul fronte interno restano aperte le sfide rappresentate dalla turbolenta periferia della Repubblica Popolare: Tibet, Xinjiang, Taiwan e il movimento democratico di Hong Kong. Il grande rinascimento della Cina passa anche dalla svolta che Xi ha imposto al ruolo internazionale del colosso asiatico. In Cina non si era mai visto un presidente così “viaggiatore” – oltre che così attivo sui principali dossier della politica estera. Pilastro della politica estera di Pechino rimane la Belt and Road: l’iniziativa economica e strategica promosso da Xi Jinping nel 2013 e che si propone di collegare il continente Euroasiatico attraverso una capillare rete di infrastrutture. Un piano Marshall con caratteristiche cinesi, secondo alcuni. Un’iniziativa che ha consentito a Pechino di rafforzare le relazioni con alcuni Paesi della regione, compresi alcuni dei principali alleati degli Stati Uniti in Asia. 

 

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Il Partito comunista cinese terrà il 19/mo congresso dal 18 ottobre: lo riportano i media ufficiali come l’agenzia Nuova Cina e la tv di Stato Cctv. L’evento, a cadenza quinquennale, è attesissimo questa volta, in quanto dovrebbe vedere il consolidamento della leadership del presidente Xi Jinping, che è anche Segretario Generale del PCC,  nonché la scelta delle nuove posizioni di vertice, con il rafforzamento degli esponenti della cosiddetta “sesta generazione”.

I Congressi del Partito Comunista, che hanno luogo in Cina ogni cinque anni tendono ad essere di due tipi: di consolidamento o di transizione. Quelli che hanno luogo ogni 10 anni permettono una transizione da un leader a un altro e spesso da una generazione politica ad un’altra. Quelli intermedi, come l’imminente 19esimo,  portano di solito ad un consolidamento del leader in carica e della sua agenda. Così succederà questa volta. Si prevede infatti un impressionante consolidamento del potere di Xi Jinping. Questo Congresso ci offrirà un ritratto del partito e del paese che avanzano inesorabilmente verso maggiore ricchezza e potere,  verso riforme, apertura e standing internazionale e implementazione del pensiero di Xi Jinping.  Circa metà dei membri del Comitato Centrale e del Politburo cambieranno, come pure cinque dei sette membri del Comitato Permanente del Politburo.

Deng Xiaoping aveva enfatizzato il fatto che la eccessiva concentrazione di potere nella persona di Mao Zedong aveva condotto a due disastrosi decenni, dal 1956 al 1976.  Per eliminare questa malattia, nei quattro decenni successivi si era cercato di distribuire il potere tra i membri più importanti del partito, separare il partito dal governo e decentrare il potere da Pechino alle province.  L’intero sistema decisionale doveva essere basato sulla consultazione e sulla condivisione. L’accumulazione di potere personale da parte di Xi e la sua aggressiva campagna anticorruzione, pur necessaria, hanno profondamente minato il sistema. La campagna anticorruzione ha sistematicamente distrutto molte fazioni nel partito, nello stato, nell’apparato militare e di sicurezza. Xi ha completamente distrutto le basi di potere dei suoi due predecessori, Jang Zemin e Hu Jintao, le fazioni di Shanghai e della Youth League rispettivamente.  In campo militare, 4000 ufficiali, 100 generali e 4 membri della Commissione Centrale Militare sono stati sollevati dai loro incarichi.  Si ha dappertutto un accentramento ed un avanzamento dei fedeli di Xi. Un sistema così accentrato rischia di essere fragile, perché non c’è un feedback verso il centro.

Nonostante Xi detenga un potere paragonabile a quello di Mao Zedong anni migliori, non ha ancora la forza sufficiente per cambiare la Cina come vorrebbe. A partire dalla riforma delle aziende di Stato, poco performanti e assai efficienti, invece, nell’alimentare la corruzione. La resistenza dei quadri medio-alti  alla campagna anti-corruzione lanciata da Xi  e l’opposizione di consolidati interessi ai programmi di privatizzazione di parte delle aziende pubbliche è molto forte. E determina uno stallo che il presidente intende superare sulla spinta del prossimo Congresso aprendo così una nuova fase politica che potrebbe spingersi oltre il termine normalmente stabilito per la fine del mandato presidenziale, nel 2022.

Ci sarà una accelerazione delle riforme economiche? Se Wang Qishan diventerà il nuovo premier,  c’è da aspettarsi una più decisa attuazione delle riforme. è l’unico che ha la competenza economica e il prestigio politico per raggiungere tale obiettivo: sarebbe il meglio per la Cina. Se no, si continuerà l’investimento in infrastrutture e la crescita del debito delle imprese e delle amministrazioni locali. Dove  sicuramente ci sarà continuità, sarà in politica estera, con i primo piano il programma One Belt, one Road.

 

 

 

 

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La nuova “media newsroom” del Press Center

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Avviati i servizi di accoglienza

 

 

 

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Entro l’anno la Cina ultimerà una blacklist a livello nazionale con lo scopo di catalogare e svergognare pubblicamente quanti non sono ancora stati in grado di ripagare i prestiti bancari accumulati. Secondo il progetto, promosso congiuntamente dalla Corte suprema del Popolo, dal Dipartimento della Propaganda e dalla China Banking Regulatory Commission, quanti non riusciranno a ripianare una situazioni debitoria  vedranno il proprio nome, fotografia, indirizzo e ammontare del debito resi pubblici attraverso vari canali, come giornali, radio, televisione.

 

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HONG KONG – UN PAESE DUE SISTEMI

Hong Kong é la città più visitata al mondo: nel 2017 ha accolto 27,8 milioni di turisti.

Il principio “un paese, due sistemi”, alla base degli accordi per il ritorno della città-stato alla madrepatria, ha trovato felice applicazione, come ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale. La “Hong Kong Special Administrative Region” (HKSAR) è stata amministrata con un ampio grado di autonomia, in accordo con la Basic Law.

Venti anni fa, gli inglesi lasciarono l’isola al suo destino cinese. Oggi la megalopoli è un melting pot sempre più aperto al mondo, tra gastronomia di altissima qualità, architetture e shopping estremo. Subito dopo avere brindato alla nuova Hong Kong cinese, il principe Carlo ed il governatore uscente Chris Patten  presero la via del ritorno a Occidente.  Era la notte tra il 30 giugno ed il primo luglio 1997.  A bordo dello yacht reale Britannia si erano riunite le più alte autorità del governo coloniale appena destituito. Così come erano entrati  per la prima volta nel 1839 nel “porto profumato” (la traduzione di Hong Kong in cantonese), gli inglesi lasciavano l’isola per mare: un modo simbolico di sancire l’handover, cioè il trapasso. Tutto avvenne in una atmosfera di grande tranquillità. Successivamente, le cose cambiarono  marginalmente e molto lentamente. I veri cambiamenti avverranno nel 2047, quando la fase di handover sarà conclusa e la città sarà cinese al cento per cento, senza common law e istituzioni intermedie. La Cina non ha fretta.  Nonostante le sue dimensioni ridotte, riesce a essere diversa da ogni altra città della Cina. Ha ancora il potere di attrarre giovani talenti dal resto del mondo, incuba start-up, protegge i suoi parchi naturali e offre servizi di intermediazione finanziaria con il gigante cinese.

 

Hong Kong sfrutta la immagine di metropoli cosmopolita con ristoranti a ogni angolo, alberghi di lusso, centri commerciali, bar sontuosi, corse dei cavalli, e quant’altro. Ma sono i suoi aspetti più inattesi -isole lussureggianti, templi, colline, spiagge e passeggiata nella natura – a renderla una meta così appagante.

L’isola di Hong Kong fu ceduta agli inglesi “in perpetuità” con il trattato di Nanchino del 1842, che pose fine alla Prima Guerra dell’Oppio. Esso fu ampliato nel 1860 per includere  Kowloon e, nel 1898, per comprendere i Nuovi Territori, in affitto per 99 anni. La Cina se l’ebbe a male per lungo tempo. Durante la Rivoluzione Culturale (1966 – 1976), Hong Kong si preparò a fronteggiare la invasione cinese, che però non ebbe luogo. Mao Zedong sapeva che Hong Kong era una utile porta sul mondo esterno e una fondamentale fonte di valuta straniera. Il contratto di affitto dei Nuovi Territori scadeva nel 1997 e si era della idea che la intera colonia dovesse essere restituita. L’unica richiesta era che il modo di vita di Hong Kong fosse conservato per i cinquanta anni a venire. La dichiarazione congiunta sino-britannica fu firmata dall’allora Primo Ministro Margaret Thatcher e da Deng Xiaoping e si redasse una legge di base per Hong Kong.


Passeggiando spensierati tra i grandi boulevard di Hong Kong, all’ombra dei grattacieli affastellati, nell’abbaglio di schermi pubblicitari e tra le auto di lusso non è percepibile quanto il dragone cinese stia stringendo le sue spire sull’indipendenza politica di Hong Kong.

Uno spettro s’aggira per queste isole, quello della superpotenza con il più grande prodotto interno lordo al mondo, che penetra subdolo nei gangli di finanza, edilizia, media e telecomunicazioni con una strategia subdola per conquistare economicamente Hong Kong, soggiogandola anche politicamente.  Nel 1997, il Regno Unito consegnò Hong Kong alla Cina con un dichiarazione precisa. La Sino-British Joint Declaration garantiva il mantenimento dell’attuale sistema politico fino al 2047. Ma negli ultimi anni,  la crescita del potere cinese nella capitale finanziaria non è solo accelerata, ha imboccato una strada legale verso la conquista totale.

 

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Lo sviluppo del porto di Shanghai ha fatto sì che  Hong Kong, che per decenni era stato il primo della Cina e il primo sul pianeta scivolava indietro perdesse posizioni nella classifica globale. Dopo essere rimasto al quinto posto, dietro Singapore, Shenzhen, Ningbo-Zhoushan. L’anno scorso è stata spodestata dal quinto al sesto posto da Busan, un concorrente sudcoreano che domina il transhipment nella baia di Bohai nel Mar Giallo, a nord-est della Cina.

Va rilevato che il Guangdong, da sempre considerato la fabbrica del mondo, l’area più industrializzata della Cina, si affaccia sul Pearl River Delta. Hong Kong è stato l’ub sovrano di questa costa, favorito da molteplici fattori. Il principale era costituito dalle leggi cinesi che impedivano alle società straniere di trasportare merci all’interno del Dragone. Hong Kong è stato quindi l’hub chiave per il transhipping, cioè il carico e scarico da nave madre e ritiro e consegna da e verso i porti cinesi del sud-est asiatico di minori dimensioni. Chiatte sui fiumi navigabili, imbarcazioni più piccole lungo le coste, camion e treni trasportavano da Hong Kong ogni tipo di merci. La costruzione di nuovi e più grandi scali marittimi, in grado di operare su grandi navi di ultima generazione, vicini alle grandi fabbriche disseminate nel paese, con costi ridotti, ha portato al declino di Hong Kong.

 

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LUOGHI DI INTERESSE

 

IL CENTRO CONGRESSI

 

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congressi

 

KOWLOON PARK

 

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kow2Vista dall’alto

Il Kowloon Park è un rifugio dallo smog e dal caos di Tsim Sha Tsui. Le piscine sono aperte da aprile a ottobre. Questa area è situata alla estremità di una delle aree immobiliari più costose del mondo. E’ costruito in classico stile cinese ed è pieno di fiori e di alberi.

 

 

LE VIE E LA VITA CITTADINA

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I caratteristici tram a due piani, chiamati ding ding per lo scampanellio

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Una scuola di taichi

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Nonostante le perenni nebbie asiatiche, Hong Kong è la capitale mondiale del turismo.

 

 

TEMPLI

 

 

MAN MO TEMPLE

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Sorge su Hollywood Road ed è uno dei più antichi templi della Cina. Già esistente prima dell’arrivo degli inglesi, è dedicato alle arti civili e marziali. Dalle pareti pendono enormi e pittoresche spire di incenso.

IL TEMPIO DI WONG TAI SIN

 

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Pullulante di fedeli che, tra il fumo dell’incenso, lanciano chim – bastoncini di bambù usati per predire il futuro – questo tempio conferisce una nota di colore alla moderna Kowloon. E’ dedicato a Wong Tai Sin, una divinità taoista molto venerata a hong Kong e nella regione circostante. Quando era pastore nella provincia di Zhejiang, Wong Tai Sin apprese da un immortale l’arte di guarire; per questo il tempio è molto frequentato da malati desiderosi di riacquistare la salute. L’edificio raccoglie una splendida mescolanza di fedi.  Il corpo principale ospita una immagine di Wong Tai Sin e del dio Scimmia, un essere mitico. Oltre, nella Sala dei Tre Santi, si trovano la statua della  dea buddhista Guanyin, di Guandi e degli Otto Immortali taoisti. La sala confuciana è detta Padiglione Qilin dall’animale mitico spesso associato a Confucio e ai re. Durante il Capodanno e il compleanno di Wong Tai, il ventitreesimo giorno dell’ottavo mese lunare, l’atmosfera è carnevalesca.

La struttura del tempio è imbevuta della dottrina feng shui. Il padiglione bronzeo, a est, rappresenta il metallo (che produce acqua e, a sua volta, è prodotto dalla terra durante la fase di creazione e distruzione dei cinque elementi). Gli elementi legno, fuoco, terra e acqua si manifestano nelle altre sale. Il tempietto Yue Heung contiene un ritratto del Buddha della lampada; la raffigurazione include il fuoco, mentre il muro di mattoni nella parte anteriore della sala rappresenta la terra. Nella Sala delle Scritture sono conservati gli insegnamenti di Wong Tai Sin; la scrittura lignea rappresenta il legno nel ciclo primordiale, la fontana davanti alla sala simboleggia l’acqua.

 

 

VISTE DAL MARE

 

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La caratteristica imbarcazione chiamata junk

 

IL NUOVO PONTE

 
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La striscia di asfalto che da oggi collega Hong Kong, Macao e Zhuhai rappresenta una meraviglia dell’ingegneria. Nove anni dopo l’inizio dei lavori, sarà inaugurato oggi (23 ottobre 2018), alla presenza del presidente cinese XI Jinping, il mega-progetto infrastrutturale lungo 55 chilometri – il ponte sul mare più lungo al mondo – che promette di tagliare i tempi di collegamento tra la Cina e le ex-colonie europee.

 
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VISTE DALL’ALTO

 

 

Hong Kong city view from peak

 

 

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Nelle grandi metropoli i prezzi dei grattacieli al metro quadro  sono considerati il vero benchmark del mercato immobiliare e questo indicatore dice che, in alcuni Paesi, il real estate scoppia di salute.  A Hong Kong la corsa del mattone non conosce ostacoli ed i prezzi sono così alti da renderli inaccessibili alla classe media: 74 mila euro al metro quadro! Per fare un paragone, i grattacieli di Tokyo costano il 40% di meno.

 

IL FIUME DELLE PERLE (YUE JIANG)

Il Fiume delle Perle è il terzo fiume cinese per lunghezza 2214 km), dopo il Fiume Azzurro e il Fiume Giallo ed il secondo per portata. Più che di un fiume, si tratta di un sistema fluviale, costituito dai fiumi Xi Jiang, Bei Jiang e Dong Jiang. Sbocca nel Mare Cinese Meridionale, tra Hong Kong e Macao.

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Il Fiume delle Perle a Canton

 

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Vedere anche:

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